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TU QUOQUE

postato da Gianluca Freda (28/11/2009)


Ricevo e volentieri pubblico:

Egregio dottor Freda (Caro Gianluca),

ho appena letto il Suo articolo sul "No B. Day", come sempre sapido, acuto e maledettamente veritiero. Le allego l'editoriale che ho inviato ieri alla redazione di "primapagina" (quindicinale del sud senese) e che uscirà sabato, perché il mio giudizio su Fini sembra fotocopiato dal Suo!

La saluto con viva cordialità.

 

È Fini la nuova carta degli USA

Go, Johnny Franky, go!

di Alberto Signorini

 

Una volta costretto a ritirarsi dalla scena politica, Berlusconi potrà intitolare le sue memorie Come covarsi una serpe in seno, inserire il libro nella nuova collana Mondadori “Chi è causa del suo mal...”, e dedicarlo a Gianfranco Fini. Il 25/11 scorso, infatti, con una significativa coincidenza, l’editoriale del Corriere della Sera celebrava il tramonto del quindicennio berlusconiano, mentre La Stampa titolava in prima pagina: «E ora gli americani puntano su Gianfranco», preannunciando che a febbraio il Presidente della Camera è atteso negli USA «da interlocutore privilegiato». Siamo dunque alla resa dei conti, e stavolta neanche un chirurgo riuscirebbe a ricomporre una frattura ormai esposta alla luce del sole.

Ne è passata di acqua sotto i ponti da quel dicembre ’93, quando l’allora segretario missino sfidò Rutelli per la carica di sindaco di Roma e Sua Emittenza dichiarò la propria preferenza per il primo. Lo “sdoganamento” era iniziato, e al delfino di Almirante si offriva un’occasione insperata. Il 40enne che aveva appena teorizzato il “Fascismo del 2000” fu lestissimo a fiutare il mutar dei venti e a capire che, per sfruttarne la spinta, il vecchio veliero erede della RSI – i cui marinai si chiamavano ancora camerati e si salutavano romanamente – necessitava di un profondo restyling. La metamorfosi fu talmente rapida che nel giro di un anno l’antifascismo divenne un valore fondante per gli ex fascisti riverginati in AN. Le acque passate a Fiuggi (gennaio ’95) furono attentamente esaminate a Washington, Londra e Gerusalemme, che certificarono la perfetta riuscita dell’operazione: anziché l’antica ostilità all’imperialismo anglo-americano, un atlantismo a prova di bomba; niente più destra sociale, e avanti tutta col liberismo imposto da Wall Strett e dalla City; condanna dell’antigiudaismo mussoliniano e virata di 180° verso il fascismo sionista (l’antisemitismo rimaneva, virato però contro i palestinesi e gli arabi in genere). L’ex nostalgico di Salò aveva insomma creato una destra “per bene”, e il plauso dei perbenisti fu entusiastico. Miracolati dopo 50 anni di ghetto, ai suoi non parve vero che si spalancassero le porte del potere e del sottopotere.

Grazie al Cavaliere, che l’ha insediato prima come ministro degli Esteri, poi come vicepresidente del Consiglio e infine come terza carica dello Stato, l’ambiguo e ambiziosisimo numero 2 è arrivato là dove forse puntava fin dall’inizio. Ma il parricidio dev’essere inscritto nel suo destino come qualcosa d’ineluttabile. E dunque, dopo l’abiura dell’eredità ducesca e almirantiana, ecco giunta l’ora di detronizzare il sovrano di Arcore caduto in disgrazia. Da qui l’accelerazione degli ultimi mesi, che vede mister Arrogance prendere ogni giorno le distanze dal suo stesso governo, dal partito di cui pure è co-fondatore, e soprattutto dal leader cui deve tutto.

Poco importa che l’uomo sia sfuggente come un’anguilla e rotante come una banderuola: è abilissimo a recitare le ultime banalità del politically correct. Non per nulla, ai tempi del Fronte della Gioventù, i suoi camerati l’avevano soprannominato «dietro gli occhiali niente», e di lui Craxi diceva che è «un vuoto incartato: dentro, non c’è il regalo». Un bluff ambulante, insomma, uno zero ben confezionato. Ma, proprio per questo è quel che ci vuole per eseguire fedelmente i desiderata d’Oltreoceano: uno che si può tenere saldamente al guinzaglio facendogli pendere sul capo la spada di Damocle del suo passato. I politici ricattabili sono infatti i più “fungibili”: il padrone che li ha gratificati assumendoli come camerieri, nel caso si prendano troppe confidenze può sempre rimetterli al loro posto. Cosa divenuta assai più difficile con un soggetto anomalo come Berlusconi: straricco di suo, senza trascorsi politici da farsi perdonare e con un seguito popolare tuttora vastissimo, non è ricattabile, e dunque risulta inaffidabile.

L’assalto finale al Cavaliere, del resto, è stato candidamente preannunciato da Paolo Guzzanti, che ha rotto col premier accusandolo di aver tradito Washington per vendersi a Mosca. Sul suo blog, l’11/9 scorso, il senatore fuoriuscito dal Pdl scriveva testualmente: «L’ordine è arrivato dagli USA: Berlusconi va eliminato. (...) A me già lo disse chiaro e tondo l’ambasciatore Spogli, che andai a salutare quando lasciò l’ambasciata di via Veneto: “Vogliamo un’Italia che non dipenda dalla Russia come una colonia e non vogliamo che la Russia incassi una somma di denaro di dimensioni mostruose, che poi Mosca converte direttamente in armamenti militari”. Da allora, un fatto nuovo di enorme gravità si è aggiunto: l’Italia ha silurato il gasdotto Nabucco (che eliminava la fornitura russa passando per Georgia e Turchia) facendo trionfare South Stream, cioè l’oro di Putin. Contemporaneamente Berlusconi organizzava la triangolazione Roma-Tripoli-Mosca associando Gheddafi nell’affare. (...) L’operazione è stata preparata con cura attraverso una campagna mediatica di lavoro al corpo di Berlusconi, basato sulle vicende sessuali, sulle inchieste di mafia e sulla formazione, nell’area moderata, di un’alternativa politica a tre punte: Luca Cordero di Montezemolo, Perferdinando Casini e Gianfranco Fini, ciascuno a suo modo e con le sue vie, ma in una sintonia trasparente. (...) Lo scontro è ravvicinato e mortale. La grande manovra è cominciata, le artiglierie già battono il campo». Il giorno dopo, per i duri di comprendonio, Guzzanti aggiungeva due particolari illuminanti: «Le grandi inchieste Mani Pulite sono nate dalla polizia USA (non dalla Cia, ma dall’FBI)» e «Il nuovo ambasciatore USA David Thorne, che davanti al Senato USA ha spiegato di essere consapevole dei problemi che dividono USA e Italia (oltre al bla-bla-bla dell’amicizia sempiterna), ieri ha reso visita per mezzora a Montecitorio a Gianfranco Fini» (www.paologuzzanti.it ).

E infatti, puntuale come la morte, ecco avvicinarsi il botto definitivo: il 4 dicembre, ossia 17 anni dopo i fatti, il mafioso pentito Gaspare Spatuzza testimonierà che Berlusconi è il mandante degli omicidi di Falcone e Borsellino, nonché delle stragi del ’93 (degli assassinî del mostro di Firenze per ora no, ma non si sa mai).

Ecco perché, algido come un blocco di ghiaccio, impettito come un tacchino, sprezzante e pieno di sé come non mai, Fini è oggi sulla rampa di lancio per una nuova e ben più importante investitura. Piace alla destra laicista e tecnocratica, piace a una sinistra ormai incapace di distinguere una patacca da una pepita, ma soprattutto piace agli USA, decisi a sbarazzarsi d’un miliardario ch’è uscito dal seminato ed è diventato una pietra d’inciampo. E allora fiato alle parolacce demagogicamente proferite di fronte ai giovani immigrati contro chi osa definirli “diversi”, tanto non c’è nessuno a ricordargli che la legge tuttora in vigore contro gli stessi si chiama Bossi-Fini.

Quando avrà fatto fuori il Cavaliere, Fini potrà coronare il suo sogno di gioventù. Se infatti la sua scelta missina fu causata dai sessantottini bolognesi che gli impedivano l’ingresso a un cinema dove si proiettava Berretti verdi, avrà presto di che consolarsi: accolto a braccia aperte dai guerrafondai yankee, per i quali John Wayne è sempre un mito, verrà forse ricevuto alla Casa Bianca, dove siede uno zio Tom che raddoppia l’impegno militare in Afghanistan, apre un nuovo fronte in Pakistan, non chiude Guantanamo e riceve perfino il Nobel per la Pace. Campioni di coerenza, i due sono fatti per intendersi.

E' STATO IL FUHRER

postato da Gianluca Freda (28/11/2009)


Il deragliamento dell’espresso Mosca-San Pietroburgo, che ha provocato fino a questo momento un bilancio di 30 morti, 19 dispersi e 96 feriti, è opera di un gruppuscolo neonazista denominato “Combat 18”. Come facciamo a saperlo? Beh, lo ha detto Repubblica, naturalmente. Osereste mettere in dubbio? E come fa Repubblica a saperlo? Ma ovviamente lo ha confessato, con tempestivo candore, lo stesso gruppuscolo neonazista (che nessuno fino ad oggi aveva mai sentito nominare) in un apposito volantino di rivendicazione scritto di proprio pugno dagli stessi dinamitardi con certosina cura della sintassi. Non ho visto il volantino, ma sono quasi certo che sia scritto in caratteri runici. Repubblica si affretta anche a sottolineare che l’efficiente confraternita di bombaroli non era poi così sconosciuta: aveva già rivendicato il ritrovamento, lo scorso 14 novembre, di una imprecisata quantità di esplosivo nella metrò di San Pietroburgo, all’interno di un sacchetto con una svastica disegnata sopra. Non lo avevate mai sentito dire? E’ perché non vi informate bene. Non è così difficile da capire: esplosivo+svastica = soliti nazisti malvagi che attentano alla pace e alla salute pubblica. E’ tutto lampante. Sono state le unità paramilitari delle Schutzstaffeln a ordire l’orrendo attentato, durante la pausa pranzo. Probabilmente Adolf Hitler in persona ha piazzato le cariche sulla sede ferroviaria ed ha azionato il detonatore. Fine della discussione. Il caso è risolto. Tutto il resto è molesto arzigogolo da complottisti.

Segue arzigogolo.

Un paio di giorni fa la Russia ha annunciato che intende rispettare l’accordo stipulato con l’Iran con il quale si era impegnata a consegnare alla repubblica islamica una batteria di sofisticati missili antiaerei S-300, che tornerebbero estremamente utili in caso di attacco nazista alle installazioni militari iraniane. Il ministro della difesa iraniano, Ahmad Vahidi, si era recentemente lamentato del ritardo nella consegna (stanno aspettando i missili da sei mesi), sottolineando che la Russia ha l’”obbligo contrattuale” di tener fede agli accordi. Fino ad ora i russi avevano accampato scuse, chiamando in causa problemi tecnici. Di fronte all’insistenza iraniana pare abbiano garantito la consegna del materiale entro uno o al massimo due mesi. Questo potrebbe spiegare la rabbia dei nazisti moscoviti e il loro ricorso ad avvertimenti dinamitardi. Pare che Hitler, venuto a sapere del supporto militare fornito dai russi a chi vorrebbe cancellare il suo paese dalle carte geografiche, si sia incazzato tantissimo. Potrebbe essere per questo che le sue Sturmtruppen col colbacco hanno deciso di agire e di scavare una bella buca nel bel mezzo del percorso del Nievski Express. Non dimentichiamo che si tratta di reparti paramilitari estremamente abili nel maneggiare esplosivi. Non avevano forse fatto saltare anche le camere a gas, prima dell’arrivo dell’Armata Rossa, per nascondere le prove del genocidio? (E infatti nessuno le ha mai più ritrovate).

Per comprendere la furia del cancelliere coi baffetti, bisogna capire che il Reich era riuscito da poco ad ottenere una sofferta vittoria diplomatica, convincendo i membri dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica delle Nazioni Unite a votare a larga maggioranza (25 a 3) una richiesta formale all’Iran di far cessare immediatamente i lavori relativi all’impianto di arricchimento dell’uranio situato nella zona di Qom. La richiesta sembrava costituire una solida base per una futura risoluzione del consiglio di sicurezza, che avrebbe potuto a sua volta essere utilizzata per imporre all’Iran sanzioni economiche. A Hitler questo avrebbe fatto molto piacere. Cina e Russia si erano felicemente allineate a Inghilterra, Francia e Germania nel plebiscito di censura. Il voltafaccia improvviso della Russia ha scatenato le ire del Fuhrer e il deflagrante ammonimento ferroviario che ne è seguito. Ma ancor più esasperante è stato il tradimento di Sarkozy.   

Infatti, sempre un paio di giorni fa, Putin è andato a Parigi per discutere di questioni energetiche e militari. Hitler non ci ha dormito la notte. Putin vuole acquistare dai francesi una nave portaelicotteri per la marina russa, il che rappresenterebbe il primo caso di trasferimento di tecnologia militare di un paese alleato verso paesi esterni. Ma non è questo che ha tolto il sonno a Hitler, e nemmeno il fatto che la proposta sia stata prontamente accettata. La Russia sarebbe perfettamente in grado di costruirsi da sola le sue portaelicotteri, senza nessun bisogno di andare a farsele prestare dai francesi. Il punto è che la proposta di collaborazione economico-militare nasconde un ben più rilevante clima di distensione tra i due paesi che prepara accordi energetici fra Russia ed Europa Occidentale. Tali accordi tendono a favorire la dipendenza energetica dell’Europa dai due gasdotti russi North e South Stream, che taglieranno fuori l’inaffidabile Ucraina e i suoi feldmarescialli locali dal percorso dell’approvvigionamento di petrolio e gas. Ciò sarebbe di grave nocumento per i progetti energetici del Reich, che prevedono la sottomissione dell’Europa alla fornitura di gas e petrolio proveniente dagli oleodotti germanici. Il Fuhrer non poteva tollerare questo affronto e dopo essersi mangiato, come di prammatica, il tappeto della cancelleria, si è rivolto alle fedelissime Sturm Abteilungen affinché attuassero, a severo monito, il blitzkrieg ferroviario. 


Anche la politica italiana, oltre a quella di Sarkozy, è al centro delle preoccupazioni del Fuhrer. Il duce italiano, Benito Berlusconi, intrattiene da tempo ottimi rapporti politici con i nemici orientali del Reich, attuando una politica mirante a favorire l’indipendenza energetica nazionale e dunque assai sgradita all’impero germanico. Ciò potrà portare, in tempi relativamente brevi, alla defenestrazione del quisling ribelle, già peraltro avviata da tempo attraverso un’apposita campagna propagandistica di denigrazione postribolare progettata dal Reichsminister für Volksaufklärung und Propaganda in persona. Vista l’urgenza del caso, il “Combat 18” aveva proposto al Fuhrer l’organizzazione di un apposito attentato bòmbico contro un convoglio ferroviario italiano, tanto per rendere chiaro a tutti che con la politica energetica del nazismo non si scherza. La proposta è stata, per adesso, respinta, con la considerazione che i treni italiani riescono benissimo a deragliare da soli. Si pensa piuttosto ad un’operazione controllata di regime change da attuarsi tramite agenti appositamente addestrati in occasione di un imminente raduno pacifista romano, che dovrà intitolarsi No Bombs Day o No Bullshit Day o qualcosa del genere. 

ANDRA' TUTTO BENISSIMO

postato da Gianluca Freda (26/11/2009)


Sabato 5 dicembre non succederà niente. La manifestazione del “No Berlusconi Day” si svolgerà in serenità, senza scontri né spargimento di sangue. Ci saranno tanti oratori, tante parole al vento, tanti begli applausi; poi il campanile farà rintoccare il richiamo di compieta e ciascuno tornerà alla propria casa, stanco morto, ma soddisfatto per aver portato il proprio contributo all’evanescente e mutilata venere della democrazia partecipativa. E’ sempre andata così. Andrà così anche questa volta. Non c’è nulla da temere dall’insipida manifestazione di sabato. Io sono un povero paranoico, rincoglionito da Orwell e Le Carrè e mi sto preoccupando per nulla. Meglio che mi prenda un bicchiere di latte caldo e mi metta a letto, evitando di elucubrare e diffondere allarmismi senza fondamento. Non c’è nulla che possa andare storto, davvero. Ora prendo l’incipit di questo articolo, lo stampo e lo appendo di fronte alla scrivanietta del mio computer, poi lo rileggo il numero di volte necessario a convincermi che il disagio che provo in questo momento è solo frutto della mia immaginazione malata. Quasi certamente è così. Anzi è così, via quell’ignobile avverbio indefinito, fonte di terrorismo mediatico senza fondamento.

 Okay, mi arrendo. Non riesco a dormire. Sono andato sul sito del No B. Day. La prima cosa che vedo è la foto della mia sorellina e degli altri ragazzi dell’IdV di Piacenza che distribuiscono volantini della manifestazione. Il tutto è sovrastato da titoli e link di color viola cupo. Tutto è immerso nel viola, come in certi cieli autunnali densi di tempesta. La prima associazione di idee che mi viene in mente me la tengo per me. La seconda è anche peggio. Ricordo che la moda delle rivoluzioni colorate è passata, di anno in anno, per la fase arancione, per quella porpora, per quella giallo zafferano... nelle collezioni di quest’estate, in Iran, andava molto il verde, con sfumature di rosso sangue, finto (Neda) e autentico (qualche decina di studenti realmente massacrati). Gli stilisti della CIA e delle ONG non avevano ancora sperimentato il viola. Sarà il nuovo colore autunno-inverno? Ma no, per carità, tu guarda cosa diavolo vado a pensare. Che Dio maledica e spenga il mio cervellaccio. Ora vado a letto, giuro, ci dormo sopra e queste fantasie svaniranno nel cielo violaceo della notte.

Chi ha organizzato questa manifestazione? Chi l’ha finanziata? Chi paga per i pullman, per i treni, per gli oratori, per le misure di sicurezza? Chi ha fornito il supporto logistico? Cerco su internet e trovo un’infinità di siti che riportano tutti le stesse laconiche informazioni, scarne ed evasive come un ciclostilato di rivendicazione emanato dall’Ufficio per la Gestione Operativa dei False Flag. “Il comitato “No Berlusconi Day”, nato su Facebook per iniziativa di un gruppo di blogger democratici, indice per il prossimo 5 dicembre, a Roma, una manifestazione nazionale per chiedere le dimissioni del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi”.

Che minchia vuol dire?

Chi sono questi “blogger democratici”? Hanno nomi e cognomi? Esistono? Come hanno fatto a reperire fondi e sostegno organizzativo in così poco tempo? Ci sono centinaia di migliaia di adesioni alla manifestazione di sabato. Sì, va bene, Berlusconi è un fetente e anch’io non ne posso più. Ma centinaia di migliaia di adesioni presuppongono un’operazione mediatica di ampia portata e con ampio sostegno da parte dei media mainstream (che non a caso si sono prontamente prestati alla bisogna). Non è pane per i denti di un gruppuscolo di “blogger democratici” con un account su Facebook. Ecco, i miei  vecchi acciacchi dietrologici tornano a farsi sentire. Forse è davvero ora di andare a farmi una bella dormita.     

La novella della “mobilitazione che nasce dal basso” devo averla già sentita. Passo per il blog di Tafanus, un tempo tra i miei favoriti, oggi assai meno. Ci trovo una considerazione politica che, una volta tanto, condivido: “Niente nasce dal basso, mai”. Che Berlusconi e il suo entourage di malfattori suscitino antipatia e repulsione posso capirlo e condividerlo. Che l’antipatia e la repulsione diventino così forti da sterilizzare ogni barlume di raziocinio e di analisi politica è preoccupante. Che portino addirittura a zittire ogni cautela e ogni riflessione sulla regia di un film già riproposto in ogni possibile format ad ogni possibile latitudine mi sembra, in questa crepuscolare sera di novembre, un presagio agghiacciante. Per fortuna io so che tutto andrà benissimo alle ore 14.00 di sabato 5 novembre. La notte, si sa, è fatta di ombre, minacciose ma inconsistenti.

Il fatto che l’iniziativa sia nata su Facebook non mi rassicura di certo. Ricordo bene che la tentata (e fortunatamente fallita) “rivoluzione verde” iraniana di quest’estate, nonché quella in Moldavia dello scorso aprile, erano state organizzate e fomentate attraverso social network come Facebook e Twitter, accuratamente gestiti dall’intelligence americana e israeliana per rovesciare i governi locali e sostituirli con fantocci di più rigida osservanza.

Qui in Italia i tempi sono maturi per un cambio della guardia al vertice dell’opera dei pupi. Berlusconi, il burattino ribelle, sta per essere sostituito dal neodesignato Gianfranco Fini, ligio ai desiderata economico-energetici della Grande Potenza in putrefazione, prono e strisciante dinanzi agli interessi politico- ideologici sionisti che stanno allungando le zampe sull’Europa. Fini si è già ampiamente smarcato dalla coalizione di cui fa parte e con le sue dichiarazioni attenta ogni giorno alla stabilità del governo, tenendosi pronto per le idi di marzo. La sua designazione come nuovo quisling della colonia italiana è già un dato di fatto e verrà formalizzata il prossimo febbraio, durante la visita dell’ex braccio destro del decaduto caudillo alla Camera dei Rappresentanti statunitense, come ci informa La Stampa. Manca soltanto una potente giustificazione propagandistica a questo indesiderato cambio della guardia. Una spettacolare repressione di piazza contro un movimento “spontaneo” e “nato dal basso”, di cui incolpare il vecchio regnante, sarebbe una lettera di presentazione formidabile per il nuovo governo dei congiurati. Gli organizzatori fantasma del No B. Day scrivono nel loro ciclostilato: “A noi non interessa cosa accade se si dimette Berlusconi”. A me un po’ sì. Mi interessa anche sapere cosa accadrà prima e durante la transizione, su quale buccia di banana il vecchio leader dovrà scivolare, quante vittime (vere o fasulle) ci vorranno per giustificare, agli occhi del popolo, la sua decapitazione politica. Ma sono sicuro che sabato non accadrà nulla. Ora rileggo ancora una volta il mio incipit, per esserne assolutamente sicuro.

Eppure c’è nell’aria un fetor di retorica, un miasma codino, una puteolenza di vanvera irriflessiva che mi impedisce di prendere sonno. Leggo sul Manifesto un orrorifico articolo di Domenico Gallo, rigurgitante di nonsense che in un giornalista d’antica militanza non può essere frutto di pura e semplice incompetenza politica. Si parla (ma guarda un po’) di “movimento nato dal basso”, si invoca la santa Costituzione (forse Gallo non se n’è accorto, ma il Trattato di Lisbona sta per abrogarla tra gli applausi dei suoi correligionari, assoggettando ogni stato europeo ad una normativa sovranazionale promulgata da legislatori oscuri che faranno strame di ogni diritto acquisito), si straparla di patria, di Repubblica democratica, di dignità umana, di eguaglianza, di “pericolo mortale per la patria-Costituzione”, roba che neanche nei messaggi più soporiferi del più verboso presidente della Repubblica... si rispolvera, insomma, tutta la ciarla retorica delle grandi occasioni, ci si mette il vestito buono della declamazione demagogica in vista di un gran galà che appare in fase di avanzata elaborazione. Dinanzi a tanto solenne vaniloquio,  viene spontaneo domandarsi: dov’è la festa? E quando? E chi sono gli invitati? E chi il festeggiato? E soprattutto: qual è il ruolo di noi nessuno in questo lieto happening del cambio di regime, in cui tra una citazione di Pertini e uno sproloquio su Calamandrei si magna e si beve?

Naturalmente quello di convitati d’onore e commensali di prima fila. Noi siamo il popolo, il “movimento nato dal basso”. Noi creiamo governi, noi rovesciamo sovrani. Tutto andrà benissimo e le mie inquietudini notturne svaniranno di fronte alla placida allegria della colorata manifestazione romana di sabato. Già, colorata...

Bevo il mio bicchiere di latte e me ne vado a letto. E’ tardi. Sento il liquido caldo scivolare sgomento giù per l’esofago urlando “ecco, idioti, ve lo avevo detto!”. Sono proprio fuso. Siamo noi i commensali, vero?

PER UN NUOVO ESODO

postato da Gianluca Freda (28/10/2009)

TUTTO SOMMATO SONO UN AUTENTICO EBREO SIONISTA

di Gilad Atzmon

dal sito di Gilad Atzmon

traduzione di Gianluca Freda


Sono un sopravvissuto dell’Olocausto

Sì, sono un sopravvissuto, poiché sono riuscito a sopravvivere a tutti gli spaventosi racconti sull’Olocausto: quello sul sapone [1], quello sui paralumi in pelle umana, quello sui campi, sulle esecuzioni di massa, quello sul gas [2] e quello sulle marce della morte [3]. Sono riuscito a sopravvivere a tutta questa roba.

Nonostante tutte queste favole volte a seminare paura, che furono appositamente inculcate nella mia anima da quando aprii gli occhi per la prima volta, sono diventato un essere umano normale e perfino di successo. In qualche modo e contro ogni probabilità sono riuscito a sopravvivere all’orrore. Sono riuscito anche ad amare il mio prossimo. Nonostante tutti questi indottrinamenti paurosi e traumatici, sono miracolosamente riuscito a padroneggiare il mio gioioso sassofono alto anziché un lamentevole violino.

Anzi, ho già deciso che nel caso in cui la Regina, o qualsiasi altro membro della Famiglia Reale, dovesse prendere in considerazione l’idea di nominarmi baronetto per i miei risultati nel campo del bebop, o per aver osato fronteggiare la barbarie sionista con la mia nuda penna, cambierò immediatamente il mio pseudonimo da Atzmon a Vive, solo per diventare il primo e unico Sir Vive [in inglese suona come survived, sopravvissuto, NdT].

 

Sono assolutamente contrario alla negazione dell’Olocausto

Condanno in modo netto tutti coloro che negano i genocidi che stanno avendo luogo in nome dell’Olocausto. La Palestina è un esempio, l’Iraq un altro e quello tenuto in serbo per l’Iran è probabilmente troppo spaventoso da contemplare.

L’Olocausto è una religione relativamente nuova [4]. E’ priva di pietà o di compassione e promette invece soddisfazione attraverso la vendetta. Per i suoi seguaci è in qualche modo liberatoria, perché consente loro di punire chiunque vogliano finché ne ricavano piacere. Ciò potrebbe spiegare perché gli israeliani abbiano finito per punire i palestinesi per i crimini compiuti dagli europei. E’ piuttosto chiaro che questa nuova religione emergente non parla semplicemente di “occhio per occhio”; parla invece di un occhio per migliaia e migliaia di occhi.

Un mese fa, mentre era in visita ad Auschwitz, il ministro della difesa israeliano Ehud Barak ha lasciato una nota nel registro ufficiale dei visitatori: “Un Israele potente sarà allo stesso tempo sollievo e vendetta” [5]. Nessuno sarebbe riuscito a riassumere meglio l’aspirazione di questo culto. La religione dell’Olocausto non offre redenzione. E’ una cruda e violenta manifestazione di bieca brutalità collettiva. Non può risolvere nulla, poiché un’aggressione non può che portare a nuove e nuove aggressioni. Nella religione dell’Olocausto non c’è posto né per la pace né per il perdono. Date retta a Barak, è nella vendetta che questa gente trova sollievo.

Negare il pericolo rappresentato dalla religione dell’Olocausto e dai suoi seguaci significa essere complici di un sempre più ampio crimine contro l’umanità e contro ogni possibile valore umano.

 

Sono anche un fervente sostenitore del Progetto Nazionale Ebraico

Alcuni pensano che dopo 2000 anni di “spettrale Diaspora” gli ebrei abbiano diritto ad una propria “nazione d’appartenenza”. A quanto pare i sionisti avevano intenzioni serie. Lo Stato Ebraico è oggi sufficientemente reale da aver trasformato l’intero Medio Oriente in una bomba a tempo.

Scorrere il registro dei crimini compiuti da Israele contro l’umanità nel corso degli ultimi sei decenni non lascia molto spazio per la speculazione. Abbiamo a che fare con una società sinistra e patologica. Di conseguenza, per quanto alcuni di noi possano concordare sul fatto che gli ebrei debbano poter godere di un ipoetico diritto ad un proprio stato, il pianeta Terra non è certamente il luogo ideale per una simile realizzazione.

Solleciterei dunque la NASA ad unirsi al progetto e a compiere sforzi particolari per trovare un idoneo pianeta alternativo che possa fungere da patria dei sionisti, nello spazio o meglio ancora in un’altra galassia. Il Progetto Galattico Sionista implicherebbe il passaggio immediato dalla “Terra Promessa” al “Pianeta Promesso”. Sottolineerei in modo entusiastico che anziché cercare “una terra senza popolo per un popolo senza terra”, ciò che dobbiamo realmente cercare è un “pianeta solitario”. Al limite anche “deserto”, visto che questa gente si vanta di saper fare fiorire i deserti. In un pianeta di loro proprietà i sionisti galattici non avrebbero più bisogno di opprimere nessuno, non potrebbero più compiere pulizie etniche, non dovrebbero rinchiudere le popolazioni indigene in campi di concentramento, perché non ci sarebbero intorno popolazioni indigene da tormentare, affamare, massacrare e cancellare. Non dovrebbero più lanciare fosforo bianco addosso ai loro vicini, perché non avrebbero nessun vicino. Raccomando caldamente alla NASA di cercare un pianeta a gravità molto bassa, affinché alla gente sia possibile andare in giro sentendosi leggera. Dopo tutto vogliamo che i nuovi sionisti galattici possano godersi il loro futuristico progetto tanto quanto i palestinesi e molti altri si godrebbero la loro assenza.

Perciò eccomi qui, in fondo sono un autentico ebreo: sono un sopravvissuto, mi oppongo alla negazione dell’Olocausto, sostengo l’aspirazione nazionale ebraica. Neanche il rabbino capo d’Inghilterra potrebbe chiedermi di più.


1 – Recentemente riconosciuto come “mito” dal museo israeliano dell’Olocausto Yad Vashem.

2 -  Un fatto storico tutelato dalla Legge Europea.

3 – Un racconto leggermente confuso. Se ai nazisti interessava annichilire l’intera popolazione ebraica d’Europa, come suggerito dalle narrazioni ortodosse del sionismo sull’Olocausto, allora è piuttosto arduo capire cosa li abbia spinti a far marciare ciò che restava dell’ebraismo europeo verso l’ormai distrutta madrepatria nazista in un momento in cui era chiaro che stavano perdendo la guerra. Le due narrazioni, cioè “annichilimento” e “marce della morte”, sembrano contraddirsi l’una con l’altra. L’argomento necessita di ulteriore elaborazione. Posso solo suggerire che le risposte ragionevoli in cui mi sono imbattuto danneggiano gravemente la narrazione olocaustica del sionismo.

4 – Il professore di filosofia israeliano Yeshayahu Leibowitz è stato probabilmente  il primo a definire l’Olocausto “nuova religione ebraica”.

5 - http://www.ynetnews.com/articles/0,7340,L-3790707,00.html     

 

 

 

MATTOGNO SUL CASO CARACCIOLO

postato da Gianluca Freda (25/10/2009)


LA REPUBBLICA DEL LINCIAGGIO

di Carlo Mattogno, 23 Ottobre 2009

 

Il 22 Ottobre La Repubblica ha pubblicato un articolo di Marco Pasqua che reca il titolo, in prima pagina, “Il prof alla Sapienza: l’Olocausto non esiste”, a p. 25, “L’Olocausto è una leggenda” prof negazionista, shock alla Sapienza” [1].

Un piccolo gioiello di propaganda disinformatrice e forcaiola, un piccolo detonatore creato ad arte per far esplodere la bomba mediatica con la penosa sequela di personaggi pubblici “indignati” che profondono le loro insulsaggini contro il malcapitato professore. Una vera “Informazione Corretta”, che finalmente si prende la sua vendetta contro chi metteva a nudo le sue puerili menzogne.

Bisogna anzi lodare la pazienza dei “Corretti Informatori”, che hanno atteso oltre due anni prima di procedere, dopo aver tentato di stroncare Caracciolo con tutto il loro raffinato repertorio di calunnie. L’articolista mostra di averne tratto profitto: due titoli, due falsi!

Caracciolo non ha mai detto “l’Olocausto non esiste” (caso mai: non è esistito), e neppure “l’Olocausto è una leggenda”. La prima sentenza è una creazione del giornalista o della redazione, la seconda è tratta dal blog di Caracciolo Clubtiberino. Nel suo articolo appare lo stralcio iniziale di un testo di Caracciolo, creato il 21 ottobre 2006, dal titolo “La leggenda dell’Olocausto: riapertura di un dibattito”[2], che solo in perfetta malafede si può chiosare con “l’Olocausto è una leggenda”. Testo diretto, guarda caso, contro i “Corretti Informatori”!

Caracciolo vi spiega in modo inequivocabile sia il significato del titolo, sia la sua posizione:

 

«Il tema del “cosiddetto Olocausto” era per me poco più di una curiosità intellettuale, ma dopo gli incredibili attentati alle libertà democratiche a proposito del caso teramano, che è soltanto un fatto di provincia, diventa per me un obbligo morale conoscere in modo diretto tutta quella letteratura che è stata posta sotto divieto da una ben individuabile lobby.

Per l’uso dell’espressione “cosiddetto Olocausto” posso rinviare allo storico ebreo Sion Segre Amar, ma i miei iniziali ed autonomi intendimenti non erano di “negare” alcunché: sulla semplice espressione linguistica si è costruita un’incredibile polemica da caccia alle streghe finita su uno dei maggiori quotidiani d’Italia!

Le mie espressioni esprimevano soltanto l’incomprensibilità linguistica e storica di un termine a valenza religiosa e la mia riluttanza e fastidio ad utilizzarlo per definire un semplice “sterminio” di popolazioni, ammesso che vi sia stato. Non immaginavo le reazioni che avrei scatenato. Invece “leggenda” vuole alludere ad un misto di verità confuso con falsità e soprattutto strumentalizzazioni. Potrei anche usare l’espressione “mito” nel senso soreliano. Infatti, non mi pare dubbio che sull’Olocausto il neo stato d’Israele abbia inteso fabbricare il suo mito fondativo. Ed i miti, si sa, non bisogna toccarli e disturbarli».

 

Evidentemente per certa gente il dubbio è già negazione, come per i “Corretti Informatori” qualunque dubbio sulla politica israeliana è un intollerabile atto di antisemitismo.

In tale contesto, l’espressione “La leggenda dell’Olocausto” è una evidente provocazione pour épater les Correcteurs.

Nell’articolo di Pasqua appare anche una mia fotografia con questa didascalia: “Carlo Mattogno. È il massimo esponente italiano della corrente: nega che vi siano state azioni naziste per sterminare ebrei e zingari”. Questo mio accostamento al prof. Caracciolo non è semplicemente “ideologico”, come vorrebbe dare ad intendere l’articolista. Coerentemente coll’impegno espresso due anni or sono di «conoscere in modo diretto tutta quella letteratura che è stata posta sotto divieto da una ben individuabile lobby», il prof. Caracciolo ha infatti ospitato nel suo blog alcuni miei scritti. I più importanti sono questi:

Raul Hilberg e i «centri di sterminio» nazionalsocialisti. Fonti e metodologia

 (QUI in PDF)

Una serrata critica storico-metodologica del “classico” per eccellenza della letteratura olocaustica.

«L’irritante questione» delle camere a gas ovvero da Cappuccetto Rosso ad… Auschwitz. Risposta a Valentina Pisanty. Edizione riveduta, corretta e aggiornata

 (QUI in PDF)

Risposta alle favole storiche di questa specialista in fiabe.

«La verità sulle camere a gas»? Considerazioni storiche sulla «testimonianza unica» di Shlomo Venezia

 (QUI in PDF)

Anatomia di una pretesa “testimonianza unica” su Auschwitz.

I “nuovi” documenti su Auschwitz di Bild.DE: Una bufala gigantesca. 12 Novembre 2008.

 (QUI in PDF)

La storia farsesca di “nuovi” documenti su Auschwitz già noti vent’anni fa e reinterpretati in modo ingannevole.

Netanyahu all’ONU

L’olocausto visto da Netanyahu (povero olocausto!)

Nel contesto attuale, merita un rilievo particolare l’articolo La “Repubblica” della disinformazione,

nel quale ho già dato ampiamente conto dell’arroganza e dell’ignoranza di questo giornale sulla tematica olocaustica.

Ciò che si rimprovera al prof. Caracciolo, più ancora di aver pubblicato questi scritti, è di averli letti e di non avervi trovato traccia di quei «folli principi» di cui sproloquia gente che a stento ne ha letto i titoli.

Ciò non significa che egli sia un “negazionista”: è solo una persona onesta che si batte per la libertà di espressione.

Se la redazione de La Repubblica è tanto certa che le tesi revisionistiche siano folli, lo dimostri sul piano storiografico. Metto in campo un buon oggetto per la sua indagine: il mio recente studio di 715 pagine Le camere a gas di Auschwitz. Studio storico-tecnico sugli “indizi criminali” di Jean-Claude Pressac e sulla “convergenza di prove” di Robert Jan van Pelt. (Effepi, Genova, 2009).

Ecco un’ottima occasione per verificare se questi fieri propugnatori della realtà storica dell’olocausto sono persone serie e credibili oppure degli emeriti buffoni.

 

Carlo Mattogno, 23 ottobre 2009.

GIOVANNA CANZANO INTERVISTA ANTONIO CARACCIOLO

postato da Gianluca Freda (25/10/2009)

Canzano 1 - Antonio Caracciolo da filosofo del diritto come considera ed inquadra la libertà di opinione e di ricerca?

CARACCIOLO – Alla luce di mie personali esperienze di questi giorni, la libertà di pensiero non deve essere in nessun modo confusa con la libertà di stampa. Anzi, possiamo ormai acclarare, nelle condizioni concretamente date, che libertà di pensiero e libertà di stampa siano termini antitetici. E mi spiego meglio. La Repubblica (il quotidiano Ndr) è una proprietà privata di non importa chi. È in mano ad uno staff di giornalisti, inquadrati in un albo che inibisce di poter scrivere o dirigere nuove testate a chi giornalista non sia. Ma non basta. Occorre poi chiedersi chi umanamente siano questi giornalisti. Non hanno certo tutti la stessa deontologia. Possono scrivere su di noi quel che vogliono, presentarci nel modo che vogliono e c’è poco da fare. Non credo nella cultura e nell’efficacia della querela. Insomma, loro sono l‘opinione pubblicata di qualche giornalista che si spaccia per opinione pubblica di tutti. Non mi allargo, perchè ammetto di essere un poco stanco. Per libertà di pensiero io intendo la libertà di chiunque e, in sommo grado, la libertà dell’analfabeta, di chi non ha ancora chiare nelle sue testa le idee. Il pensiero non è un prodotto finito, è un processo, un farsi, un divenire, una ricerca continua se non del vero (che è attività dei filosofi), perlomeno di una compiuta consapevolezza del proprio essere, della propria identità. È un processo fisiologico che ognuno di noi attraversa nel corso della sua vita. Se questo processo fisiologico viene bloccato con tutto un sistema sofisticato di marchingegni, i danni che riceviamo sono incalcolabili. Il sistema attuale dell’informazione - con le leggi sempre più liberticide che lo regolano - uccide la nostra autonoma capacità di pensiero. Attraverso processi subliminali ci vengono conculcati pregiudizi e valori contro cui occorre poi combattere. E qui mi fermo. Il punto di osservazione da cui tento di collocarmi, è quello di un uomo dei tempi di Augusto che vede già i segni del declino e della cacciata degli dei antichi ed il sorgere del tipo giudaico, cristiano o addirittura giudaico-cristiano, come problematicamente si vuol dire. Quando si dibatte di radici “giudaico-cristiane” dell’Europa, a me sorge spontaneo: ed io, dove sono? C’è spazio per me, per i miei valori, per i miei dèi? Per gli antichi, la Libertà era una dea, e così pure il pensiero, in forma di Ragione impersonata dalla dea Minerva.

Canzano 2 Come mai, lei, un filosofo del diritto, è interessato alla difesa della libertà di espressione? In modo particolare, nei confronti delle organizzazioni sioniste italiane che, in questo momento, cercano di perseguitarlo?

CARACCIOLO – È di questi giorni una dichiarazione del “rabbino” Pacifici che invita apertamente ad introdurre in Italia le leggi giù vigenti in Germania, per le quali io, secondo lui, sarei già dovuto essere in galera per ciò che lui mi attribuisce di pensare. Non credo che si dia data troppo la pena di sapere cosa io effettivamente penso. Gli basta solo sapere che non sono un filo-israeliano e/o un filo-sionista. Di non essere un “antisemita” l’avrò detto un’infinità di volte, ma poco serve, quando si è ormai oggetto di attacchi calcolati. Mi stanno mettendo alla gogna, in quanto “negatore” di non si sa bene che cosa, e giocano su singole parole di cui non si danno neppure la briga di leggere, nel vocabolario, cosa esattamente significhino, né di verificare l’accezione che io ne avevo dato. Stante l’odierna divisione del lavoro scientifico, ad uno storico competerebbe tutta la materia relativa ai campi di concentramento: cosa di cui, io, non mi occupo professionalmente, e su cui non ho mie specifiche conoscenze e competenze. Rientra, invece, perfettamente nella mia competenza di filosofo del diritto, tutta la problematica connessa alla libertà di pensiero e di ricerca. Direi che nessun’altra disciplina può, con maggior diritto, rivendicare questa problematica. Quanto poi, io personalmente, sia bravo nel trattarla, è altra secondaria questione. Mi pare, però, che nessuno se ne occupi come sto facendo io: cioè, non in impenetrabili e astruse trattazione accademiche, ma gridando ai cittadini: attenti! Vi stanno privando della vostra libertà più preziosa, base di tutte le altre.

Canzano 3 - Perché, secondo lei, il diritto alla libera opinione è essenziale all'interno di una qualunque società civile?

CARACCIOLO – Non esiste la mia libertà di pensiero, se non esiste anche la libertà di pensiero di chi la pensa in modo radicalmente diverso da me. Il pensiero nasce dal pensiero ed è spesso interazione e contrapposizione ad un altro pensiero. Esistono purtroppo “scorie”, come insulti, cattiverie, colpi bassi, ecc., che non possono avere legittimità e che riguardano più la sfera della emotività che non quella del pensiero, in una realtà dell’essere umano che non si può immaginare a “compartimenti stagni”. Ma la loro condanna ed eventuali loro sanzioni debbono essere sempre assai contenute in modo da non uccidere, ovvero rendere impossibile il pensiero. Io penso come sanzione massima ad un biasimo morale senza conseguenze carcerarie e pecuniarie. Ma dovremmo trovarci in una società ideale. In ogni caso, la sanzione può riguardare solo la violazione della persona (parlare di corna e cornuti, vita sessuale, andare a puttane, etc.) e GIAMMAI valutazioni di carattere generale su periodi e fatti storici o dottrine e sistemi filosofici. Altrimenti si ritorna all’epoca delle professione di fede, quando al singolo sotto tortura si chiedeva di abbracciare o abiurare una determinata fede. In Germania, mi pare che siamo ritornati agli anni più bui dell‘Inquisizione.

Canzano 4 Se tutti hanno ufficialmente diritto alla propria opinione, come mai, poi, questo diritto viene rispettato soltanto a favore di chi si allinea sull’opinione dominante?

CARACCIOLO – La forma di potere dominante che si spaccia per democrazia, richiede una fascia di consenso, ma anziché essere libero, questo consenso, viene prodotto e manipolato tramite i canali mediatici ed il controllo della carta stampata rigida. Abbiamo, a parole, tutti gli stessi diritti e, sempre a parole, siamo tutti uguali, ma poi, io, ho più diritti e sono più eguale di te. Quando si dice regime, l’uso linguistico indica ormai qualcosa di molto negativo, in pratica una forma di oppressione che nasconde le sua forme e si presenta, addirittura, come sistema della libertà e della democrazia. L’altro giorno, in una registrazione risalente non so a quale epoca, ho sentito Pannella dire che lui, in questo regime, rifiuterebbe una nomina di senatore a vita, che io, peraltro, non avrei difficoltà a riconoscergli come ben meritata. Mi chiedo, però, se lui e la sua “banda” radicale si rendano conto o meno di essere parte integrante di questo regime.

Canzano 5 - Lei, in quanto filosofo del diritto, come considera la volontà di certe forze politiche e culturali nazionali di introdurre anche in Italia delle leggi che rimettono fondamentalmente in discussione gli articoli 21 e 33 della nostra Costituzione? E di conseguenza, anche il dibattito storico?

CARACCIOLO – Contro questo rinnovato tentativo è basato tutto il mio impegno politico da quando sceso in campo, uscendo fuori dalla mia sfera privata, dove non mi trovavo male. E quando dico libertà di pensiero e di espressione, intendo qualcosa che non ha nulla a che fare con la libertà della carta stampata, che è anzi nemica della libertà di pensiero. Non è, la mia, una lotta elitaria che possa interessare ristrette fasce di persone, ma la vivo come un aspetto fondante di una Liberazione e di costruzione di una democrazia diretta dei cittadini, come pare vi sia stata nelle antiche città greche. Purtroppo, esiste – mi sembra – una scarsa consapevolezza da parte dei cittadini sull’importanza fondamentale del diritto alla libertà di pensiero e ricerca. I cittadini nella stragrande maggioranza sono interessati a problemi di vitto e alloggio, e non hanno il tempo di pensare al “regno dei cieli”: cioè, alla filosofia. Su questa scarsa vigilanza dei cittadini, i politici trovano facile svendere questo genere di diritti. Ecco, dunque, che si affaccia il “rabbino” Pacifici che dice: come in Germania! Nel generale disprezzo di tutti i partiti politici, il trasversalismo delle lobbies riesce a condizionare l’intero parlamento, su interessi corporativi a danno di tutti gli altri cittadini. Stiamo vivendo questo momento. Ci sveglieremo, un bel mattino, e scopriremo che non potremo più dirci l’un l’altro neppure “Buon giorno”.

Canzano 6 - Secondo lei, la legge Mancino è in contrasto o meno con gli articoli 21 e 33 della nostra Costituzione? E se è in contrasto, per quale ragione?

CARACCIOLO – La legge Mancino ha una sua precisa genesi che occorebbe studiare e divulgare. Concettualmente, trovo quanto di più assurdo immaginare che per legge si possa proibire l’odio e imporre l’amore del prossimo. Al massimo, si sarà imposta l’ipocrisia di Stato. Si vanifica l’idea stessa della legge, quando si pretende, con essa, di disciplinare cose le sfuggono. Si può certo punire l’omicidio, ma è impossibile intervenire su un odio lungamente covato che può condurre ad un omicidio. Non ci riesce neppure Dio. Non posso credere, ci riesca Mancino che ha dato il nome alla legge, ma che esprimeva evidentemente gli interessi di quanti quella legge hanno patrocinato. Dato poi il carattere di astrattezza e generalità che una legge deve avere, quella legge pensata per produrre determinati effetti e colpire determinati gruppi, si presta a scopi diversi da quelli originari, certamente non commendevoli. Questa legge diventa facilmente un pretesto per colpire avversari politici e gruppi minoritari che si vogliono contrastare. Ci vuole poco a pretendere che un discorso di lecito dissenso politico, venga fatto passare per incitamento all’odio. In questo senso, la legge Mancino confligge con gli art. 21 e 33, il cui ambito si cerca di restringere sempre più.

Canzano 7 - Si dice che la Costituzione europea – che tra non molto dovrebbe entrare in vigore ed introdurre in tutti i Paesi dell’Unione una serie di garanzie costituzionali – preveda ugualmente la generalizzazione di un certo numero “leggi liberticide”, come quelle che già esistono in Francia, in Germania, in Austria, in Svizzera, ecc. Un filosofo del diritto, come considera questa eventuale possibilità?

CARACCIOLO – L’Europa che tutti volevamo, o almeno di cui io ero sempre stato entusiasta, si sta rivelando una cosa assai brutta. Per la sfera economica, ricordo la previsione di un mio professore, Giuseppe Palomba, che nel 1976, diceva al riguardo: non fatevi illusioni! I poveri saranno più poveri e i ricchi più ricchi. Ma, anche la sfera dei nostri diritti di libertà sembra pure gravemente minacciata. Erano già stati fatti, negli anni passati, tentativi di estendere a tutti i paesi comunitari le pessime leggi tedesche, francesi... Unificazione sul peggio. Ed il tutto, senza che neppure ce ne accorgiamo, come non ci accorgiamo che l’Europa è ormai anche formalmente un dominio americano. Oscuri potentissimi burocrati producono una trasformazione silenziosa, al riparo di occhi e orecchie indiscrete. Quanto per fare una citazione, rinvio ad un libro di qualche anno fa: Paye, La fine dello stato di diritto. Temo che, da allora, le cose siano ancora peggiorate. È vano aspettarsi dalla carta stampata la conoscenza di questi processi in atto. Appena appena, grazie alla Rete, si potrebbe saperne qualcosa, in un sistema di comunicazione orizzontale, come appunto la Rete, ma eccolo che la vogliono portare “sotto controllo”.

Canzano 8 - Quando la Storia diventa una religione, addirittura imposta per legge, che valore potrebbe avere la legge, per un filosofo del diritto?

CARACCIOLO – La legge si trasforma in uno di quei manuali che nel Medioevo servivano per disciplinare il processo alle streghe e alla loro condanna al rogo. Diventerà impossibile anche una interpretazione filosofica della storia ed il filosofo, se vuol continuare a vivere, si dovrà trasformare nel ministro di un nuovo culto.

 

26 ottobre 2009

giovanna.canzano@email.it

338.3275925

LASCIATELI ABBAIARE

postato da Gianluca Freda (22/10/2009)


“Morire per delle idee va bene, ma di morte lenta”

(Fabrizio De Andrè)

 

Tantissimi anni fa mi trovavo su una strada di Milano, a notte fonda. Stavo dirigendomi a piedi verso la stazione centrale, per prendere il treno che doveva riportarmi a casa. Passando accanto a una villetta con il cancello aperto udii all’improvviso un ringhio e un abbaiare convulso e vidi venirmi incontro due enormi mastini, che il padrone aveva dimenticato di legare. Rimasi immobile, paralizzato dal terrore. Il che si rivelò una scelta felice, sebbene compiuta per panico e non per calcolo. I cani mi furono addosso in un battibaleno e mi scaraventarono a terra. Erano piuttosto robusti e nervosi. Uno mi azzannò la manica del giubbotto, mancandomi il braccio per un soffio, e iniziò a tirarla verso di sé ringhiando di rabbia. L’altro mi mise le zampacce sul petto, digrignandomi in faccia certi dentoni scintillanti. Io ero immobile come un sasso e credo di non essere mai stato così calmo in tutta la mia vita. Non c’è nulla al mondo che sappia trasformarti in uno yogi indiano quanto il terrore puro. Dopo un periodo che non saprei quantificare in secondi o minuti, i due cani si stufarono. Non era eccitante prendersela con un avversario tramutatosi inaspettatamente in pezzo di legno e con i suoi accessori. Smisero di abbaiare, si allontanarono in silenzio e rientrarono nel giardino della villetta, tornando alle occupazioni consuete. Da questa esperienza imparai due cose importanti: a portare sempre giubbotti larghi e imbottiti; a trattare con i cani da guardia.

Prima o poi i cani capitano nella vita di ogni uomo, in forma di carcassa digrignante o di escremento sotto le suole. Leggo che sono capitati anche ad Antonio Caracciolo, in entrambe le forme, come spesso avviene. Caracciolo gestisce una trentina di blog, tra i più interessanti e coraggiosi sul web, più una mailing list a cui sono iscritto. Si occupa spesso di sionismo, di olo-truffa (la bufala dell’olocausto ebraico), della politica genocida di Israele e della censura dell’informazione attraverso la quale la discussione su tali argomenti viene impedita, demonizzata e distorta. E’ un personaggio piuttosto in vista, essendo docente di Filosofia del Diritto alla Sapienza di Roma. Mi meraviglio che i mastini del potere e della sua mitologia fondante ci abbiano messo così tanto ad uscire strepitando dal recinto per saltargli addosso; tanto più che Caracciolo è persona pacata, prudente, estremamente documentato nelle argomentazioni e razionale nell’esposizione. La vittima ideale per un branco di cani da guardia, insomma.

Nell’esprimere a Caracciolo tutta la mia ovvia solidarietà e nel sottolineare altresì, più ancora che lo schifo, la noia che suscitano ormai in me questi periodici latrati dei mastini di Repubblica e dell’establishment filosionista contro qualunque passante che guardi con sufficienza al loro giardinetto di menzogne, mi permetto di fornire qualche utile consiglio a tutti coloro che dovessero ritrovarsi, in un momento o nell’altro della vita, i dentacci di queste orride creature a pochi centimetri dalla gola. Non a Caracciolo, ovviamente: egli è più vecchio, più colto e più esperto di me e sa già benissimo come comportarsi in questi frangenti. Mi rivolgo a tutti coloro che, crogiolandosi in fantasie, ahimé, infondate di libertà di ricerca e d’espressione, dovessero scoprire all’improvviso, con stupefatto sconcerto, uno dei giardinetti incustoditi in cui gli apologeti della Religione Storica Costituita allevano i loro dobermann.

1) Non siate e non mostratevi sorpresi. Se bazzicate la notte del potere, se vi muovete in prossimità dei suoi orti concimati a sterco e cadaveri, l’incontro con un cane da guardia è la cosa più ovvia che possa capitarvi. Non c’è da allibire, né da indignarsi. E’ la normale meccanica delle cose, da che mondo è mondo. Un padrone danaroso fornisce ai suoi cani mediatici succulenti ossicini e ne ottiene in cambio fedeltà e protezione. Sarebbe sorprendente, al contrario, non fare mai di questi incontri. Siate preparati e attrezzati per l’occasione. Per “attrezzati” intendo attrezzati psicologicamente, non legalmente.  Lasciate perdere le lezioni di autodifesa. Sono completamente inutili e potenzialmente autolesive.

2) Restate immobili. Evitate le difese legali, le reazioni a mezzo stampa o blog, le querele, le richieste di risarcimento morale. Non serve a niente, tanto i mastini della Religione Storica Costituita sono più forti e feroci di voi. Ogni movimento, anche disaccorto, non farà altro che eccitare le belve. Tenete presente che non sono lì per uccidervi: sono lì per dimostrare al loro padrone che le costose frattaglie di cui egli riempie la loro scodella non sono un investimento sprecato. Neanche il padrone vi vuole morti, se può evitarlo: ripulire e dare spiegazioni sarebbe un’enorme seccatura. Vuole solo che stiate lontani dal suo giardino e dagli scheletri che custodisce; e vuole insegnare ad altri a starne lontani. Fategli credere di essere indifesi. Avete davanti tutta la vita per sistemare i conti con lui e le sue bestiacce.

3) Evitate di coinvolgere altri passanti. Non sprecate tempo, denaro ed energie a chiamare in aiuto la società civile e i suoi miti fasulli di libertà di pensiero, democrazia, diritto d’informazione. Non c’è nessuna società civile. Ci siete solo voi e un branco di cagnacci ringhianti affamati delle vostre viscere, in una strada buia e deserta. Ogni invocazione d’aiuto vi indebolirà, ogni urlo sarà un invito ad affondare i denti per ripristinare il silenzio. Nessuno verrà a soccorrervi, perché a nessuno piace rischiare invano la pelle. Ne sa qualcosa Sylvia Stoltz, avvocatessa di Horst Mahler, anche lui avvocato. Mahler è stato condannato al carcere in Germania per aver difeso in tribunale Frank Rennicke, accusato di “negazione dell’olocausto” (cioè di aver espresso liberamente le proprie opinioni sulla mitologia assurda del potere). La Stoltz è finita a sua volta in carcere per aver difeso Mahler. Non offrite ai cani da guardia altre prede. Restate calmi e razionali. E’ il raziocinio che fa la differenza fra un essere umano e un giornalista di Repubblica qualunque.   

4) Pensate ad altro. Può sembrare facile da dire quando gli incisivi dei cani sono lontani, ma in realtà è un atteggiamento che viene quasi spontaneo in situazioni di autentico pericolo di vita. Quando la buccia è a rischio, la mente vaga con sorprendente spontaneità verso il cappotto da ritirare in lavanderia, verso il biglietto del treno maggiorato da pagare al controllore, verso il bonifico per l’affitto da versare. All’improvviso vi torna alla memoria il nome del biografo di Pavese che non riuscivate a ricordare durante la lezione di ieri, e vi congratulate con voi stessi per le condizioni ancora discrete delle vostre facoltà mnemoniche. Questa capacità della mente umana di vedere e quasi toccare con mano il futuro quando il futuro sembra una strada sbarrata potrebbe ricondursi ad interessanti considerazioni filosofico-quantistiche che non è qui il caso di esaminare. Basti in questa sede enunciare il seguente teorema, rimandando ad altra sede la dimostrazione: nessun cane orwelliano può togliervi la vita e il futuro, se non ve li togliete da soli. Dunque pensate alla vita e al futuro e lasciate che le bestie sveglino tutto il quartiere coi loro latrati. Sono solo un incidente di percorso, non la realtà. Tutto ciò che viene dalla carta stampata e dai media non è che una parodia infantile del mondo che non può farvi alcun male. Purché smettiate di crederci.

5) Non date nessuna spiegazione. A nessuno. Mai. Ai cani le argomentazioni non interessano, né sono in grado di comprenderle, né hanno l’ordine di farlo. Ad ogni precisazione, ad ogni bibliografia, ad ogni documento storico che infilate loro nel collare, abbaiano e digrignano più forte. Lasciateli abbaiare da soli. Ciò che avete da dire e scrivere lo avete già detto e scritto nelle vostre conferenze, nelle vostre lezioni, nelle vostre ricerche. Non serve fornire approfondimenti ad un pubblico di quadrupedi. Se hanno voglia di approfondire possono andarsi a leggere i vostri articoli e vostri saggi, senza importunarvi con la loro bavosa presenza fisica. Ammesso e non concesso che i quadrupedi sappiano leggere.        

6) Non ringhiate. Di fronte al ringhio dei mastini sulla nostra nuca a volte viene istintivo ringhiare più forte, sperando di spaventarli o sottometterli. Non fatelo. Se anche riusciste a ringhiare più forte, a loro basta un rutto per vincere la partita, vista la posizione di forza. Di fronte a centinaia di articoli argomentati e documentati, un rettore universitario può ruttare “Che vada a Dachau!”, e sarà sempre lui quello a cui la “libera stampa” amplifica i gargarismi e affila i denti; un giornalista col collarino potrà ruttare di “negazionismo” senza aver mai letto una riga di Rassinier o di Mattogno, senza nemmeno conoscerne l’esistenza, e sarà sempre lui quello con le zampe nodose sulla vostra pancia; un coordinatore della Fgci può ruttare una richiesta di censura contro le opinioni documentate di un docente universitario, ed è perfettamente inutile ricordargli che i suoi triti piagnistei contro la crudele “censura” della stampa berlusconiana, già risibili di per sé, diventano a questo punto anche incoerenti e indegni. Coerenza e dignità sono categorie umane. Cercarle negli altri esseri del creato è pura follia. Resistete alla tentazione di sovrastare i rutti con morfologie umane, per quanto veementi. Un rutto è un’arma potente se è nella gola di chi ha la protezione dei potenti. Un’opzione potrebbe essere quella di reagire ai rutti con altri rutti, scatenando una specie di gara, con l’obiettivo di fare infuriare le belve assalitrici e fargli perdere il controllo. Ma non lo consiglio. E’ un’opzione estremamente rischiosa e comunque non sarebbe un bello spettacolo.

7) Ricordatevi che gli uomini siete voi. Questo non solo in omaggio ad un’astratta percezione di superiorità della natura umana, ma in considerazione di un’elementare norma biologica: un uomo vive mediamente molto più di un cane, se riesce a sopravvivere alle sue fauci. Dovete soltanto sopravvivere all’assalto, prendendovela calma e imparando qualcosa per l’occasione; fatto ciò, come natura vuole, potrete prima o dopo assistere al gioioso spettacolo del mostro assalitore che perde il pelo per l’età, viene ripudiato dai padroni e spira felicemente tra gli stenti, stirando le zampe e strabuzzando gli occhi in un vicolo buio. La Storia è infinita e non cessa mai di dispensare la sua giustizia. E voi, a differenza di un botolo ruttante, avete tutta l’eternità della Storia davanti.



Per pubblicare commenti, notizie, opinioni, invettive scrivete a:
gianlucafreda@supereva.it

 

        Ancora un po’ di ketchup,
Miss Neda?   
(clicca per scoprire il trucco)

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