FALLACI ILLUSIONI
Ne ho viste in vita mia di persone rese citrulle e canaglie dall’età, dalle malattie, dai fallimenti. Ma Oriana Fallaci apre all’espressione “rancoroso fallimento” un ampio orizzonte di nuove e insospettate prospettive. Leggendo le sue parole senza rifletterci troppo (in effetti la materia per tale attività non è molta) la cosa che spaventa di più non è il loro significato becero e violento, ma la paura di ciò che, invecchiando, potremmo diventare. Tra noi persone normali e Oriana Fallaci, come direbbe Alan Moore, c’è solo una brutta giornata di differenza. A ciascuno di noi può capitare, lungo la strada che conduce alla pensione, una giornata talmente brutta da trasformare una persona serena e amante della vita in un vecchio relitto urlante che, se ne possedesse il potere, sterminerebbe mezza umanità solo per avere qualche secondo di sollievo dalla noia. E’ una fortuna che nessuno conceda potere ai vecchi relitti urlanti come Oriana Fallaci.
Venuta a sapere della prossima realizzazione di una moschea nel senese, Oriana se ne esce con la seguente apodittica stronzata (a onor del vero, è solo una fra le tante):
"Non voglio vedere questa moschea, è molto vicina alla mia casa in Toscana. Non voglio vedere un minareto di 24 metri nel paesaggio di Giotto, quando io vado nei loro paesi non posso neppure indossare una croce o portare una Bibbia. Se sarò ancora viva andrò dai miei amici a Carrara, la città dei marmi. Lì sono tutti anarchici; con loro prendo gli esplosivi e la faccio saltare per aria".
Cara Oriana, lasciatelo dire da uno che gli anarchici li conosce un po’ meglio di te: se tu gli chiedessi dell’esplosivo per far saltare un edificio che è simbolo di tolleranza e uguaglianza, ti farebbero fare il giro delle colline del Chianti a calci nel culo. Basta mi facciano uno squillo e vengo a dargli una mano. E se io fossi le colline senesi, piuttosto che vedere il mio giottesco panorama deturpato da un decrepito relitto come te, mi esibirei in uno smottamento tettonico che porti la tua veranda a ridosso del minareto e che permetta al muezzin di rovinarti colazione, pranzo, merenda, cena e spuntino di mezzanotte con la nenia salmodiata che qui riporto, per la tua estasi:
Allahu Akbar (Iddio è Sommo)
Ašhadu an la ilah illa Allah (Attesto che non v'è dio se non Iddio)
Ašhadu anna Muhammadan Rasul Allah (Attesto che Muhammad è l'Inviato di Dio)
Hayya ‘ala al-salat (Orsù alla preghiera)
Hayya ‘ala l-falah (Orsù alla salvezza)
Allahu Akbar (Iddio è Sommo)
La ilah illa Allah (Non vi è dio se non Iddio)
Cara Oriana, io sarei felice se tu te ne andassi a costruire la tua fottuta casa delle vacanze da un’altra parte. In Toscana ci vivo anch’io, ci sono un sacco di musulmani (che mi piacciono) e per ora c’è solo un numero limitato di razzisti (che mi piacciono molto meno). Poiché sono estremamente razzista verso i razzisti (li considero una razza visibilmente inferiore), sarei felice se tu andassi a portare la tua ideologia della superiorità razziale in una zona del mondo che possa riservarle una migliore accoglienza, ad esempio in Texas. Penso che tutto debba avere un limite, anche la libertà d’espressione. Vent’anni fa, frasi violente e ignobili come le tue potevano suscitare disgusto, ma niente di più. Oggi fanno da base ideologica a genocidi (Iraq e Afghanistan), persecuzioni razziali (le ronde leghiste), torture e deportazioni di esseri umani (quelle che avvengono nei Cpt). Credo che sia arrivata l’ora di zittire, per legge, le opinioni come le tue e di punire in modo severissimo chi le esprime o le pubblica. Mi auguro che il nuovo governo prenda provvedimenti in merito. E’ in gioco non solo quel poco che c’è rimasto di buono nella democrazia occidentale, ma la vita di molte migliaia di persone. Ogni libertà, compresa quella d’espressione, è definita da un suo preciso limite, quel limite che tu, con le tue biliose stronzate, hai superato da un pezzo.
Nel riquadro: il dipinto American Beauty, del pittore Giuseppe Veneziano, raffigurante la speranza.
RELAX POST-ELEZIONI AMMINISTRATIVE (PER ELETTORI DI CENTRODESTRA)
CHE COSA APPARIRA'?
Una mano birbona ha diviso quest'immagine in tanti tasselli e li ha mescolati. Rimetteteli nel giusto ordine e apparirà... un simpatico saluto.
STATI UNITI: FINE DI UNA DEMOCRAZIA

USA: tutto è aggiustato per le elezioni 2008
di Chris Floyd (fonte: InformationClearingHouse)
10 marzo 2006
[02 Marzo 06] "Moscow Times" -- Due settimane fa nello stato della California, un'oscuro e non eletto ufficiale di nomina Repubblicana ha deciso il futuro del mondo. Questo futuro - almeno per i prossimi anni a venire - sarà un incubo in accelerazione fatto di guerra, corruzione, repressione, atrocità e terrore. Questo accade perchè il leale apparatchik, con il tratto di una penna, ha garantito la perpetuazione del potere della fazione Bush nel 2008 e oltre.
Una delle poche certezze che esistono nella moderna politica Statunitense è che nessun Democratico può vincere la presidenza senza portare a casa la California. Grazie al sistema del Collegio Elettorale che venne creato dagli Oligarchi Fondatori per impedire alla plebe di basso ceto sociale di votare direttamente per il presidente, la grande retata dei voti elettorali della California è cruciale per i Democratici allo scopo di controbilanciare la moltitudine di stati piccoli e scarsamente popolati che votano fedelmente Repubblicano. Catturare la California non garantisce la vittoria del Partito Democratico, ma senza di essa, i conteggi elettorali mozzafiato che si sono avuti durante le turbolente elezioni del 2000 e del 2004 non sarebbero neppure stati ravvicinati.
Perciò, l'improvvisa e furtiva decisione che è stata presa dal Segretario di Stato della California Bruce McPherson di passare sopra alle obiezioni dei propri esperti, e di certificare le altamente penetrabili nonchè alterabili macchine per il voto prodotte dall'impresa politicamente di parte Diebold, affinchè vengano usate in tutto lo stato significa, piuttosto semplicemente, che tutto è aggiustato per il 2008. Non importa quale sarà il Democratico che parteciperà alla corsa per la presidenza - Hillary Clinton, Barack Obama, John Edwards, George Clooney o Gesù Cristo vestito come lo Zio Sam: non farà alcuna differenza. La California è persa, la presidenza è persa e i Bushisti sono già al sicuro. È finita.
Dopo che le macchine della Diebold avevano fallito miseramente in una serie di test dell'anno scorso, McPherson aveva promesso di lasciare in sospeso la loro certificazione per permettere ad un pannello di esperti, da lui stesso scelto, di investigare a fondo fin nel più minimo dettaglio l'intero sistema, questo è quanto riporta il blogger Brad Friedman. Il pannello ha pubblicato le sue conclusioni il mese scorso --- e i risultati sono stati scioccanti, ben al di là dei peggiori timori espressi dai più hard-core dei "teorici cospirativi". Il pannello ha scoperto che le macchine della Diebold sono crivellate di curiosi difetti interni che effettivamente "cedono il completo controllo del sistema" agli hacker che potrebbero quindi "cambiare il totale dei voti, modificare i rapporti, cambiare i nomi dei candidati e alterare le tornate elettorali su cui si è votato."
Quel che è peggio, "gli hacker non avrebbero bisogno di conoscere password o chiavi criptografiche, o avere accesso a qualunque altra parte del sistema per poter compiere il loro sporco lavoro," ha notato il Los Angeles Times. "Gli elettori, i candidati e i monitor per le elezioni non verrebbero necessariamente a sapere di essere stati ingannati." E' assai difficile immaginare un veicolo più perfetto attraverso cui aggiustare le elezioni. E tutto questo richiederebbe niente di più che una manciata di zeloti ad alta tecnologia, non certo una vasta cospirazione.
Naturalmente, dopo una tale aspra condanna, McPherson ha fatto ciò che farebbe qualunque ufficiale gravato delle responsabilità di garantire l'integrità e la credibilità delle elezioni nel proprio stato: ha approvato l'imperfetto sistema nell'oscurità della notte, un Venerdì prima di un week-end festivo, senza alcuna udienza pubblica - in verità, senza neppure aspettare i risultati di una pendente revisione federale degli infestati codici di protezione della Diebold. Adesso, gli aggeggi della Diebold, i cui cronici "breakdown" negli anni recenti sono stati al centro di numerose elezioni contestate e di vittorie "miracolose" all'ultimo secondo in tutto il paese da parte di candidati Repubblicani, controlleranno la pentola piena d'oro elettorale della California.
Un buon esempio di come funziona questo controllo lo si può vedere nel caso dell'Alaska. In quello stato, il locale Partito Democratico ha cercato a lungo di ottenere una verifica di alcuni dei conteggi effettuati dalla Diebold nel 2004, che avevano prodotto una serie di strane anomalie - compreso il riconoscimento al presidente George W. Bush di un extra di 100.000 voti che sono poi risultati essere fantasmi. Inizialmente, gli ufficiali dello stato hanno bloccato la richiesta perchè quella informazione, ossia il conteggio dei voti di un'elezione pubblica, costituiva un "segreto della compagnia", che apparteneva esclusivamente alla Diebold, ha riportato Friedman. Successivamente hanno deciso che i conteggi avrebbero potuto essere esaminati - ma solo a condizione che alla Diebold e agli ufficiali Repubblicani venisse permesso di "manipolare i dati" prima che questi fossero pubblicati. Infine, anche questa trasparenza infetta è finita per risultare una concessione troppo ampia per i Bushisti, veri e propri masticatori di voti; alla fine del mese scorso, gli ufficiali dell'Alaska hanno improvvisamente dichiarato che esaminare i conteggi avrebbe finito per porre un terribile ma non specificato "rischio alla sicurezza" dello stato.
I voti dell'America sono controllati in maniera crescente da un ristretto numero di corporation interrelate: la Diebold, la ES&S e Sequoia, le quali hanno tutte stretti legami politici e finanziari con la fazione Bush - come pure anche con altre forze oscure. La Diebold e la ES&S sono state entrambe finanziate da Howard Ahmanson, che è anche stato uno dei principali fondatori del movimento Cristiano "Ricostruzionista", che sostiene apertamente l'affermazione di una teocrazia totalitaria in America, che comprenda la pena di morte per gli omosessuali, la schiavitù per i debitori, la lapidazione per i peccatori e la revoca dei diritti di cittadinanza nei confronti dei non credenti. Come riporta il giornalista Max Blumenthal, questi estremisti sono stati accolti come un alleato chiave dalla base Bushista di evangelisti politicizzati, i cui quadri sono andati silenziosamente occupando posti governativi nel corso degli ultimi 5 anni. Nel frattempo, Sequoia - le cui macchine misero a segno 100.000 "errori" solamente in una contea della Florida nel 2004, questo secondo una recente verifica --- è di proprietà di un business partner del Carlyle Group, l'impresa di investimento i cui affari nelle attività insider e i cui profitti di guerra hanno fatto guadagnare miliardi alla famiglia Bush.
Quindi, le elezioni del 2008 verranno largamente condotte servendosi di macchine colabrodo programmate da riconosciuti finanziatori di parte di una gang spietata, che ha già commesso dimostrabili frodi elettorali su scala massiccia per mettere a punto le "vittorie" ravvicinate del 2000 e del 2004. Ciò significa che non conta chi sarà a partecipare alle elezioni, chi voterà e quanto impopolare la fazione Bush sarà diventata a causa della rovina omicida della propria agenda radicale. Il "consenso dei governati" verrà fatto affogare nel denaro grondante di sangue che ha acquisito il controllo del processo elettorale della nazione.
NOBEL PER LA RICERCA

Un mistero che ha tenuto per secoli l'umanità nell'incertezza è stato finalmente svelato dalla serietà e dalla pertinacia di alcuni straordinari ricercatori inglesi. Osanna al ministero dell'istruzione inglese che finanzia ricerche di così grande interesse. Alleluia per il sito di Repubblica, che prontamente ne ha dato notizia. E noi qui a discutere di cazzate, tipo l'11 settembre...
SERVIZIO ANTI-ATTIVISSIMO (parte 4)


Inconcludenza (ovvero: il rifiuto di concludere).
Paolo Attivissimo non è un sostenitore della verità ufficiale. E’ un non-sostenitore delle verità alternative a quella ufficiale. Definirsi in negativo è un’abitudine che può risparmiare molti problemi. Non essere ricchi è sempre meglio che essere poveri. Paolo Attivissimo ci ha spiegato, in maniera assai dettagliata ed esaustiva, quali sono le tesi sull’11 settembre a cui non crede. Egli non crede che il WTC sia stato fatto crollare attraverso una demolizione controllata. Non crede a chi dice che è impossibile imparare a pilotare un Boeing facendo esercizio su un Cessna. Non crede che gli aerei che hanno colpito il WTC fossero radiocomandati (afferma “Alla stessa stregua, posso ipotizzare che gli aerei fossero pilotati da una banda di folletti: in entrambi i casi ho la stessa quantità di prove, ossia zero.”. In realtà abbiamo qualche prova in più, ma per ora soprassediamo, perché non è questo il momento). Non crede, a ragione o a torto, che il Pentagono sia stato colpito da un missile Cruise o da un velivolo diverso da un Boeing 757. Benissimo. Lo scetticismo è una sana abitudine.
Tuttavia esiste una domanda che, a costo di sembrare scortese, a questo punto non posso fare a meno di porre a Paolo Attivissimo.
Scusa, Attivissimo: ma allora a cosa credi?
Non sto mica parlando di fede in una verità rivelata, com’è ovvio. Però voglio dire: dopo tutto questo parlare di aerei, demolizioni controllate, schianti e complotti, ti sarai pur fatto un’idea tua su cosa sia realmente successo l’11 settembre del 2001. Dopo tutto questo raccogliere ed analizzare dati, sarai pure giunto ad organizzare i dati che hai raccolto in uno scenario complessivo, cioè in una CONCLUSIONE. Sono inurbano se ti chiedo di spiegarmi che cosa hai concluso e qual è, secondo te, la versione più credibile degli eventi dell’11-9? Cerca di capirmi: non te lo chiedo perché abbia voglia di farmi gli affari tuoi. Il fatto è che, in questo modo, stiamo combattendo una battaglia impari. Io, man mano che raccolgo i dati, devo fare lo sforzo di elaborarli (rischiando di sbagliare) in una struttura sistemica che sia credibile; tu puoi tranquillamente prescindere da questo sforzo. Ti è sufficiente respingere i miei dati uno alla volta, senza doverti preoccupare di doverne poi rimettere insieme altri in uno scenario coerente. Stiamo giocando una partita di pallone in cui io faccio l’attaccante e tu il portiere, solo che non vince chi fa più gol, ma chi fa più parate. Non vale. Non è giusto.
Supponiamo, per pura ipotesi, che le tue conclusioni siano simili, se non identiche (come a prima vista si direbbe), a quelle fornite dalle fonti ufficiali statunitensi.
Il fatto è, caro Attivissimo, che tu puoi godere, su chi rifiuta tali conclusioni, di un immenso vantaggio dialettico che è dato dal supporto massiccio che i mezzi d’informazione forniscono alla tua versione e che realizza una sorta di inversione dell’onere dialettico della prova. La versione ufficiale è, già alla prima occhiata, largamente inverosimile e piena di contraddizioni, ma poiché è sostenuta da tutti i più diffusi mezzi di comunicazione è chi la contesta a doverne dimostrare l’infondatezza e non, come ragion vorrebbe, chi la sostiene a doverne provare la validità che l’apparenza sembrerebbe escludere.
Faccio un esempio.
Che le due torri del WTC e l’edificio 7 siano crollati in seguito a una demolizione controllata è cosa che risulta lampante a occhio nudo. Tutto fa pensare a una demolizione controllata, dai tempi del crollo (pochi secondi), alle sue modalità (gli edifici che “si afflosciano” in maniera assai caratteristica, senza che nulla o quasi resti in piedi), alle esplosioni che si scorgono negli edifici (vedi nella foto il raffronto tra un’esplosione nelle torri del WTC e quelle di una demolizione controllata, quella del Penzer Building), alla quantità di polvere che si solleva (solo un’esplosione può ridurre così grandi quantità di cemento armato in polvere così fine). Se non bastassero le apparenze, ci sono gli studi indipendenti sul crollo come questo. E perfino gli studi federali condotti dalla FEMA (Federal Emergency Management Agency), pur non parlando esplicitamente di cariche esplosive presenti nell’edificio, alludono, nell’Appendice C intitolata “Limited Metallurgical Examination”, a tracce di materiali esplosivi evidenziate da esami fotografici, chimici e microscopici.
Qualcuno vuole negare ciò che a prima vista risulta evidente e offrire al crollo una spiegazione diversa da quella della demolizione controllata? Bene, ci provi. Ma E’ LUI che dovrà dimostrare che un edificio di quell’altezza può crollare fin dalle fondamenta a causa di un incendio sviluppatosi nei soli piani alti e durato poco più di un’ora. E’ LUI che dovrà fornire a supporto di questa affermazione, apparentemente inverosimile, convincenti prove scientifiche. E’ LUI che dovrà cercare e citare dei casi di crolli “spontanei” analoghi, causati da incendi, se ne esistono (no, non ne esistono). E’ LUI che dovrà sfidare il buon senso e ciò che appare evidente per fornire una spiegazione diversa supportata (si spera) da una mole imponente di dati. Invece accade l’esatto contrario. Grazie alla versione propagandata dai media, ciò che appare evidente deve essere dimostrato punto per punto e ciò che è inverosimile gode dello status di fatto acquisito. Un po’ come se fossi io a dover dimostrare al mondo, con prove scientifiche, che i gatti non sanno volare. E mentre mi arrabatto a cercare le prove di ciò che dovrebbe essere evidente, Paolo Attivissimo restasse a guardarmi con un sorriso sardonico, contestando singolarmente ogni dato che fornisco, ma evitando accuratamente di prendere posizione in merito al problema.
Miracoli della propaganda e della strategia inconcludente.
Nel prossimo episodio: alcune affermazioni di Attivissimo demolite punto per punto.
SERVIZIO ANTI-ATTIVISSIMO (PARTE 3)

Lo stratagemma della settorialità.
Questo felice epilogo è stato reso possibile dal fatto che tutti gli indizi raccolti dagli inquirenti (movente del delitto, testimonianze dei vicini, perizie sull’arma, ecc.) sono stati collegati tra loro e organizzati in un’ipotesi accusatoria complessiva che rende la colpevolezza dell’uomo probabile almeno al 95% (la certezza assoluta non esiste). Non si sarebbe mai arrivati alla verità se ogni indizio fosse stato analizzato separatamente dagli altri, come evento a sé anziché come parte integrante di uno scenario la cui immagine complessiva, pur potendo evolversi nel corso delle indagini, va sempre tenuta presente. In un’analisi separata, la vicina che ha sentito i colpi di pistola potrebbe essersi confusa con una porta che sbatteva, e magari potrebbe saltar fuori che non aveva un udito perfetto. Il vicino che ha visto l’uomo uscire di corsa potrebbe essersi insospettito per un semplice ritardo sul lavoro. I proiettili usati per l’omicidio potrebbero essere compatibili con altre armi da fuoco, oltre a quella trovata sull’auto dell’indiziato. E così via. E’ solo vedendo ciascuno di questi elementi come parte di un quadro generale che ogni indizio acquista un suo senso: se l’ora del delitto è la stessa, ad esempio, è difficile ipotizzare porte che sbattono, per coincidenza, nello stesso momento. Se la pistola è compatibile coi proiettili trovati sul cadavere e a ciò si aggiunge una sospetta agitazione dell’indiziato osservata all’ora del delitto, è molto verosimile che ciò sia indice di colpevolezza. Vogliamo proprio essere iper-ultra-garantisti? Diciamo che non commineremo condanne all’indiziato finchè la sua colpevolezza non sarà provata oltre ogni ragionevole dubbio (quindi mai, perché la certezza assoluta non è di questo mondo). Però, per favore, che almeno nel frattempo nessuno venga a raccontarci che la signora, in mancanza di prove certe che dimostrino la colpevolezza del marito, potrebbe essere morta d’infarto o di epatite. Sarebbe irriguardoso verso l’intelligenza degli ascoltatori, oltre che poco etico.
Ora, il metodo preferito da Paolo Attivissimo nelle sue controargomentazioni è per l’appunto quello dell’attacco “settoriale”. Ogni affermazione dell’interlocutore viene affrontata come se fosse una singola proposizione, anziché parte di un discorso. Una volta che si è dimostrata – o si è creduto di dimostrare – la debolezza della proposizione, si tenta di implicare la debolezza dell’intero discorso e infine (quel che è peggio) si suggerisce che, essendo debole il discorso dell’interlocutore, qualsiasi altro discorso – anche uno che non sta in piedi neanche a puntellarlo coi paletti d’acciaio - può essere ritenuto verosimile finchè non si è in grado di elaborarne uno migliore. Paolo Attivissimo, non essendo in grado di demolire l’edificio argomentativo della controparte, ne imbratta con lo spray alcuni settori della facciata e poi esclama: “Dite che il nostro edificio non sta in piedi? Beh, se il vostro è così sporco ciò significa che il nostro è solido”. Questo, per usare un pietoso eufemismo, è un modo assai scorretto di impostare un ragionamento.
Facciamo qualche esempio di ragionamento settoriale. Sostiene attivissimo che la questione del crollo del WTC 7 andrebbe affrontata separatamente da quella del crollo delle altre due torri. Ah sì? E per quale motivo? Se fosse dimostrato che il WTC 7 non è crollato da sé ma è stato demolito – come pare ormai assai probabile – non potremmo non dedurne che esso era stato minato già nei giorni precedenti, vista la palese impossibilità di piazzare le cariche e chilometri di cavo in un tempo così breve e in mezzo a quel po’ po’ di caos. Se il WTC 7 era minato, perché non dovremmo ritenere probabile che anche le altre due torri lo fossero, tanto più che la cosa sembra confermata da tante altre osservazioni? Perché trattare il caso del WTC 7 come una singola proposizione anziché come parte di un discorso? Perché tanto odio verso lo strumento logico dell’analogia?
Altro esempio. Alcune persone, con buone argomentazioni, esprimono perplessità circa il fatto che ciò che ha colpito il Pentagono fosse realmente un Boeing 757. Le autorità americane, sperando di calmare le acque, rilasciano un video dell’impatto. Tra i tanti filmati sicuramente disponibili – visto che intorno al Pentagono ci sono più telecamere che fili d’erba – ne viene scelto proprio uno pessimo, in cui si vede l’esplosione, ma l’aereo non si vede affatto. Non solo, ma il filmato non viene neppure rilasciato per intero. Si danno in pasto all’opinione pubblica solo pochi fotogrammi di esso, dai quali non si capisce niente di niente. Dietro insistenza delle corti di giustizia, viene rilasciato qualche fotogramma aggiuntivo. Nei nuovi fotogrammi si vede confusamente il muso di un oggetto che si avvicina ma i fotogrammi successivi, che permetterebbero di vederlo per intero, vengono inesorabilmente censurati. Attivissimo scrive sul suo blog che il nuovo video del Pentagono non introduce nessun elemento nuovo.
Ma come?
E’ davvero troppo azzardato mettere in relazione questa reiterata reticenza delle autorità con i dubbi avanzati dagli studiosi? E’ illogico concludere, dopo quest’ennesima presa in giro, che chi si ostina a nascondere qualcosa abbia qualcosa da nascondere? Torniamo all’esempio di prima. Supponiamo che l’avvocato del tipo sospettato di aver ammazzato la moglie, per dimostrare l’innocenza del suo cliente, produca una registrazione dei rumori nell’appartamento fatta da un vicino, dalla quale si sente poco o nulla, e allo stesso tempo occulti la registrazione – molto nitida – fatta dalle telecamere antifurto dell’appartamento. E che, per giunta, dalla registrazione prodotta siano stati espunti proprio i rumori del momento in cui è avvenuto l’omicidio. Un giudice serio non riterrebbe tutto ciò solo un'assenza di elementi nuovi. Lo riterrebbe un'atteggiamento assai sospetto e un'ulteriore prova indiziaria a carico dell'imputato. Probabilmente l’avvocato verrebbe incriminato per connivenza e depistaggio.
Con buona pace di ogni elucubrazione tecnica su gasolio, kerosene e diametro preciso del Pentagono.
Nota a margine (della serie: famo a capisse): il sottoscritto è dell’opinione che ciò che ha colpito il Pentagono fosse davvero un Boeing 757 o qualcosa di molto simile. Per arrivarci non è neppure necessario osservare le foto dei rottami che Attivissimo, meritoriamente e con molta accuratezza (diamo a Cesare quel che è di Cesare) ha pubblicato sul suo sito. E’ sufficiente il famoso ragionamento analogico. Se dietro gli attentati c’è una mente unica, quale che sia, e se il WTC è stato colpito da aerei di linea, come mostrano indiscutibilmente i filmati, non si capisce perché chi ha progettato gli attentati avrebbe dovuto utilizzare per il Pentagono qualcosa di diverso. La foto che pubblico a commento di questo articolo mostra come il fuoco può ridurre un aereo. L’aereo in questione è un Boeing 747 che si è incendiato nell’atterraggio. Non c’è da meravigliarsi che dell’aereo che ha colpito il Pentagono non sia rimasto molto da fotografare. Ciò non toglie che nei filmati che le autorità americane non vogliono mostrarci deve esserci qualcosa che non vogliono che vediamo o che hanno paura che scopriamo. Chissà, magari QUESTO?
(Continua)
SERVIZIO ANTI-ATTIVISSIMO (parte 2)

Vorrei chiarire, innanzi tutto, che io non ce l’ho con Paolo Attivissimo per partito preso. Tutt’altro. Il suo sito, che non tratta solo dell’11 settembre, è di enorme utilità per smascherare truffe, imbrogli e menzogne varie che, altrimenti, continuerebbero a girare indisturbati per il web. Ritengo Paolo una persona intelligente che, quando vuole, sa maneggiare gli strumenti della logica e del buon senso con abilità da maestro. Ritengo anche che il ruolo di sfatatore di miti che si è autoassegnato sia di grande utilità alla collettività in generale e ai ricercatori della verità sull’11 settembre in particolare. Il suo scetticismo verso coloro che egli chiama (impropriamente, come si è visto) i “teorici del complotto” può essere estremamente utile per “aggiustare il tiro”, cioè eliminare quelle ipotesi fondate su dati non certi o insostenibili e salvare quelle più solide. A Paolo Attivissimo si deve la demolizione, con ottimi argomenti, di alcune tesi sull’11 settembre le quali, oggi lo sappiamo, non stavano in piedi. Come quella che vedeva nelle parole di Larry Silverstein sulla demolizione dell’edificio 7 del WTC la “confessione” del fatto che l’edificio era stato fatto crollare con una demolizione controllata. In realtà, come Attivissimo ha dimostrato grazie al suggerimento di un lettore, Silverstein non ha confessato un bel nulla. Ciò non toglie che il fatto che il WTC 7 sia stato demolito e non sia crollato per i danni subiti nel crollo delle Torri Gemelle come affermato dalle autorità, è, per altri motivi, difficilmente discutibile. Tra Paolo Attivissimo e i ricercatori della verità sull’11 settembre potrebbe insomma esistere un proficuo interscambio di opinioni e informazioni se solo il buon Paolo, prendendo a modello coloro che tenta di contrastare, conducesse il proprio lavoro (e qui mi riferisco alla sola parte di esso che riguarda l’11 settembre) come un’indagine e non come una crociata. Invece, Attivissimo si comporta come uno che, abbracciata una certa tesi in un dato momento della sua vita, si rifiuta di abbandonarla anche quando successive scoperte ne dimostrano l’infondatezza, facendone cadere ogni giorno un mattone. La sua difesa della verità ufficiale opera attraverso tre strumenti che un ricercatore della verità degno di questo nome dovrebbe evitare come la peste: malafede, settorialità, inconcludenza (nel senso di “rifiutarsi di concludere”).
Malafede.
Dei tre elementi appena enumerati che rendono le analisi di Attivissimo sull’11/9 inattendibili, la malafede è quella più umana e che gli si perdonerebbe più volentieri. A tutti, nella vita, capita di affezionarsi alle proprie tesi e di vendere cara la pelle prima di ammettere la loro insostenibilità, anche a costo di dover barare un pochino. Tuttavia quando questo atteggiamento viene applicato a questioni di una certa gravità (come l’11 settembre) e per contrastare le ipotesi di persone che hanno lavorato sodo, e talora rischiato le penne, per fare luce su quanto è accaduto, esso risulta detestabile. Non stiamo parlando della reale esistenza del fallo di mano sulla base del quale è stato concesso un rigore contro la nostra squadra del cuore. Stiamo parlando di un evento che ha cambiato in peggio la vita di (quasi) tutti noi, che ha spazzato via migliaia di vite, anzi centinaia di migliaia se consideriamo che esso sta alla base di due guerre sciagurate e mostruose (e fondate su menzogne altrettanto plateali) che ne sono la diretta scaturigine. Di norma, la malafede nella replica dell’interlocutore è (almeno per quanto mi riguarda) uno degli elementi determinanti per convincermi della fondatezza di una qualsivoglia asserzione. I casi di malafede nel comportamento di Attivissimo sono piuttosto numerosi. Cito qualche esempio.
1) Nell’indice della sezione del suo sito dedicata all’11 settembre gli studi di chi ha condotto sull’evento indagini serie vengono disinvoltamente accostate alle tesi di chi vede nel fumo del crollo delle torri il volto di belzebù o a scempiaggini dichiarate tali dal loro stesso autore, come la foto del turista in cima al WTC con il Jumbo che, alle sue spalle, arriva di gran carriera. Io non vedo motivi per spiegare al popolo che cose di questo tipo sono delle stupidaggini. Se uno ha un minimo di buon senso lo capisce da solo, se non lo ha è inutile perdere tempo a fornire motivazioni dettagliate. L’unico motivo plausibile per perdere tempo a additare come stupidaggini cose che si rivelano tali senza bisogno che nessuno le additi è, a mio parere, il tentativo di fare un gran minestrone di tutte le argomentazioni “devianti”, ponendole sullo stesso piano. Chi legge è portato a credere che le tesi esposte in documentari fondati su studi dettagliati, come ad esempio In plane site, abbiano lo stesso grado di affidabilità dell’idea che nei calcinacci del WTC si veda la facciaccia di satanasso. Questa si chiama appunto “malafede” o, per usare un termine più colloquiale, “giocare sporco”.
2) Altro tipico indice di malafede è l’accusa agli avversari di guadagnare soldi con le loro rivelazioni. Attivissimo allude spesso con ironia ai guadagni ottenuti da chi ha scritto libri con versioni “alternative” sull’11 settembre o ai finanziamenti ricevuti da chi ha girato e poi pubblicato in DVD documentari come In plane site o Loose Change. Affermare ciò è squallido, oltre che falso. Per quanto ne so,chi indaga su questi argomenti lo fa più che altro per passione, con mezzi propri e non diventa certo miliardario dopo l’uscita dei libri o dei film. Certo, documentari e libri qualche copia la vendono, il che li rende utili a coprire in tutto o in parte le spese di lavorazione e magari anche a guadagnare qualcosa. Ma documentari e libri sono anche disponibili gratuitamente su decine di siti internet (per volontà dei loro stessi autori, non in “copie pirata”) per chiunque voglia scaricarli e visionarli. Il fine principale è la condivisione di informazioni, non il lucro. Da quel poco che so (ma qui accetto correzioni da chi ha più notizie di me) il migliore dei due documentari, quello di Dylan Avery, è stato realizzato utilizzando solo molta passione, molta ostinazione e un portatile da 1500 dollari. Inoltre non capisco cosa ci veda Attivissimo di scandaloso nel fatto che un documentario che può interessare milioni di persone venga diffuso anche attraverso la vendita. Ci si scandalizza forse dei documentari sul nazismo o delle versioni sull’11 settembre che hanno tenuto banco per settimane su quotidiani e settimanali, versioni assai meno accurate di quelle offerte dagli autori dei due documentari, ma che sono uscite in tutte le edicole e sono state comprate da migliaia di acquirenti senza che Attivissimo ci trovasse niente da dire? La speculazione sulle tragedie altrui, su cui Attivissimo tuona in un impeto di moralismo, è forse riprovevole solo quando veicola ipotesi che contrastano con le sue? Per evitare di speculare su un evento come questo, l’unica cosa da fare sarebbe non parlarne. Mi auguro che Attivissimo non stia cercando di suggerire questo.
3) Attivissimo ha poi l’abitudine non bella di stigmatizzare – anche a ragione – errori o refusi marginali degli interlocutori per ridicolizzarne l’intera ricerca. Esempio: su www.luogocomune.net si è indicato colloquialmente – ed erroneamente – il gasolio come carburante degli aerei di linea. Ora, è evidente che gli aerei sono alimentati a kerosene e non a gasolio. Gli autori di Luogocomune hanno scritto senz’altro una cazzata (del resto se gli articoli li avessi scritti io non è detto che avrei fatto di meglio). Attivissimo avrebbe potuto far notare il refuso senza menarla più di tanto. Invece ha preferito infierire senza pietà con affermazioni tipo: “Se questi signori sono così superficiali da prendere tre cantonate di fila in un singolo articolo anche su queste banalità, come fanno i loro seguaci a fidarsi di loro?” oppure “Certo, è meglio lasciare questi argomenti seri in mano a chi non sa distinguere il gasolio dal kerosene”, e così via.
Di solito, in una discussione, quando uno arriva ad aggrapparsi a questi argomenti è perché è molto nervoso o non ne possiede di migliori. Sostenere che un errore del genere (pur non bello a vedersi) possa sminuire la validità delle ipotesi formulate da Luogocomune dopo aver raccolto una quantità impressionante di dati equivale a sostenere, appurato che il vero cappello di Napoleone non somigliava neppure lontanamente a quello dipinto da Jacques Louis David nel “valico delle Alpi”, che Napoleone non è mai esistito. Chi è dotato di onestà intellettuale potrebbe al massimo sostenere che l’autore del dipinto non aveva la minima idea di come fosse fatto il cappello di Napoleone. Caro Attivissimo, io non ho mai sostenuto (né mi sembra lo abbiano fatto gli autori di Luogomune) di essere un ingegnere aeronautico o un tecnico dell’aviazione. Non è indispensabile esserlo per indagare sulla verità. Ciò che io cerco di fare - come chiunque rifiuti di accettare a scatola chiusa le verità dei media “mainstream” e decida di indagare per conto proprio - è mettere insieme gli studi di chi, spesso, ha cognizioni tecniche migliori delle mie e informazioni di prima mano, confrontare più fonti per valutarne contrasti e similitudini, aggiungere, eventualmente, il mio contributo per i campi su cui ho competenza e trarre da tutto questo un quadro complessivo. E’ questa la procedura che, nella vita, viene adottata per qualsiasi attività conoscitiva, dall’apprendimento infantile delle nozioni di spazio e distanza fino alle indagini della magistratura. Se, per poter affermare che la Cina esiste davvero, ognuno di noi dovesse prima averla visitata di persona o perlomeno essere un esperto di lingua e cultura cinese, staremmo freschi. Penso ci si possa fidare, con buona pace dei cultori dell’erudizione, delle prove indirette e indiziarie: testimonianze di viaggio, fotografie di Pechino, reportage, eccetera, unificati dal buon senso in un atto conoscitivo CONCLUDENTE. Io posso non avere idea di come sia fatto un Boeing (a questo, semmai, supplisce internet), ma sono lo stesso perfettamente in grado di confrontare la foto di un qualsiasi disastro aereo con le foto dello schianto al Pentagono e constatarne la palese incompatibilità; così come sono perfettamente in grado, pur non essendo un vigile del fuoco, di raffrontare gli effetti di incendi sviluppatisi in altri grattacieli con gli effetti prodotti dagli incendi sul WTC. La storia dell’ingegneria civile è piena di grattacieli andati a fuoco, che hanno bruciato anche per 24 ore di fila, ma non era mai successo che un tale edificio, a causa del fuoco, crollasse fin dalle fondamenta, tantomeno con le modalità osservate per le torri del WTC. Nella giornata dell’11/9/2001 un simile crollo, per la prima volta nella storia, sarebbe avvenuto, a dar credito alla versione ufficiale, in tre grattacieli di fila, grattacieli in cui l’incendio era limitato ai piani alti e che avevano bruciato solo per un’ora o poco più.
Posso asserire che tutto ciò è assurdo basandomi su un processo cognitivo che si chiama “procedimento analogico” ed è un caposaldo del pensiero razionale. Certo, ad abusarne si rischia di giungere a conclusioni errate, cosa che del resto si può dire a proposito di qualsiasi strumento conoscitivo, analisi tecniche comprese. Ma negare al raffronto analogico ogni cittadinanza a favore del cavillo tecnico-analitico significa volerci prendere analiticamente per i fondelli. O, per usare un’espressione più forbita: essere in malafede.
(Continua)
SERVIZIO ANTI-ATTIVISSIMO (parte 1)

Il giorno in cui le parole cesseranno di essere solo suoni e torneranno ad avere un senso, avremo la nostra vendetta. E’ incredibile pensare che George Orwell, già sessant’anni fa, aveva indovinato il meccanismo privilegiato con cui il potere riesce a tenere sotto controllo le masse. Poiché non è possibile nascondere a lungo la verità a chi sia dotato di una dose anche minima di razionalità e buon senso, per il potere il modo migliore per evitare di rispondere dei propri crimini è quello di destituire di ogni significato i termini “razionalità”, “buon senso” e, soprattutto, “verità”. Per i primi due non è stata un’impresa difficile. E’ bastato accreditare la “specializzazione” e il culto del dettaglio come strumenti privilegiati dell’indagine scientifica. A differenza del buon senso e della logica, che unificano i diversi elementi di un problema in un’immagine complessiva, la specializzazione e il culto del dettaglio lo suddividono in miliardi di microscopici frammenti che è poi impossibile rimettere insieme. In una società come la nostra, dove il tecnicismo ha screditato l’intuizione, nessuna verità può più essere scorta se non nella sua versione atomizzata degli “esperti” di questa o quella materia. Una verità ridotta ai suoi elementi costitutivi è pericolosa per il potere quanto un corpo umano dissezionato cellula per cellula. Ma questo al potere non basta. Esistono infatti molte persone che hanno conservata intatta, nonostante tutto, la capacità di rimettere insieme quegli elementi così minuti, ricomponendo quelli autentici e scartando quelli estranei, fino a derivarne comunque un quadro abbastanza preciso dell’aspetto che la verità possedeva prima della dissezione. Contro il pericolo rappresentato da costoro, occorre dunque confondere le parole, renderle semplici significanti privi di un referente certo, attraverso un’azione costante, accurata e massiccia di demolizione e ribaltamento dei significati. Occorre che la verità sia definita come menzogna e la menzogna come verità. Ricordate il “Ministero della Verità” di Orwell, quello in cui lavorava Winston Smith? Il suo compito era quello di modificare filmati e articoli di giornale comparsi negli anni precedenti per renderli concordanti con la “verità ufficiale” che di giorno in giorno veniva definita. Tutto questo non è più circoscritto alle pagine di un romanzo, ma nell’era del dominio televisivo è diventato una tangibile realtà.
Significati invertiti.
Faccio un esempio, che è poi il punto di tutto questo discorso.
Si è soliti definire come “teoria del complotto” ogni studio accurato che fornisca, di una verità ufficiale assai poco convincente, una versione più credibile. Ad esempio, le decine di studiosi che hanno valutato gli eventi dell’11 settembre 2001, esaminando con accuratezza tonnellate di documenti, per ricavarne un quadro molto diverso da quello pompato dai media, vengono inevitabilmente bollati – e c’è una precisa strategia dietro questo – come “teorici del complotto”. In realtà l’espressione “teorici del complotto” si addice perfettamente non certo a loro, che formulano ogni ipotesi dopo aver valutato con attenzione i dati che possiedono, ma proprio ai sostenitori della “verità ufficiale”. Costoro sostengono infatti che vi sia stato un complotto islamico che ha portato all’abbattimento delle torri del World Trade Center e all’attacco al Pentagono e lo sostengono su base puramente teorica, cioè senza avere spesso altro riscontro alla propria fede che le affermazioni contraddittorie e inverosimili dei media, fondate a loro volta su affermazioni dei principali centri di potere (i servizi segreti e il governo americano) che sono sprovviste di ogni elemento di raffronto concreto, o, se tale elemento esiste, mirano sistematicamente ad occultarlo.
Il complotto.
Il complotto in cui questi signori credono è un complotto davvero inverosimile, roba da romanzetto di Fleming: esisterebbe una colossale organizzazione islamica denominata “Al Qaeda” – una cosa tipo la Spectre – che ha dichiarato guerra all’Occidente. Di questa organizzazione nessuno conosce le dimensioni, né i centri operativi, né i contorni precisi. Si sa solo che se qualcosa nel mondo fa un botto, una cosa qualunque, da un treno della metropolitana allo scaldabagno del vostro appartamento, la colpa è di Al Qaeda., questo moderno babau. A capo di questa esotica e mefistofelica organizzazione, come in ogni romanzetto che si rispetti, è stato posto un tipo altrettanto esotico e mefistofelico, il Fu Manchu della situazione: si chiama Osama bin Laden e anche lui è un personaggio dai contorni e dalla biografia cangiante di cui si sa tutto e il contrario di tutto, cioè praticamente nulla. Tranne una cosa, che è sicura: la sua famiglia è in affari da decenni con quella di George W. Bush, prima con la partecipazione alla Arbusto Oil di proprietà della famiglia Bush, poi sedendo, insieme ai Bush, nel consiglio d’amministrazione del gruppo Carlyle. La Carlyle controlla il 54% della United Defense Industries, azienda di sviluppo e ricerche militari che ha ottenuto commesse multimiliardarie grazie all’emergenza-terrorismo che l’11 settembre ha portato alla ribalta. Ad esempio alla United (ossia la Carlyle) è stata affidata la fabbricazione del carro armato Crusader, usato in Afghanistan e Iraq, per una commessa di mezzo miliardo di dollari. La UDI ha anche acquisito, grazie al risanamento che questo denaro ha consentito, il controllo della svedese Bofors (artiglieria e bombe intelligenti) e della inglese Qinetiq (ricerca e sviluppo di nuove armi). Nell'insieme, attraverso le società che controlla, la Carlyle è divenuto il maggior fornitore del Pentagono, e quello di maggior successo. E il Pentagono ha a capo persone come George W., figlio di Bush senior che è socio della Carlyle. Persone che alla guerra ci tengono e che non faranno mai mancare alla UDI i pretesti militari per ottenere appalti sostanziosi.
Tutti questi fatti, che basterebbero già da soli a far mangiare la foglia ad una persona dotata di comune buon senso, vengono accuratamente ignorati dai “teorici del complotto” (d’ora in avanti li chiamerò così). Nel loro modo di pensare, se un fatto viene ignorato dai media, o non esiste, o è poco importante rispetto alla verità rivelata che tv e giornali si incaricano di iniettare ogni giorno alle masse inconsapevoli. I più accorti tra loro (perché sia chiaro che non tutti i teorici del complotto sono completamente stupidi) notano la stranezza di situazioni come quella appena citata, ne prendono diligentemente nota e poi la esaminano in modo anche minuzioso, ma separato rispetto agli altri eventi verificatisi a partire dall’ascesa dei Bush al potere negli Stati Uniti.
E’ il sapere tecnico, bellezza. Ogni evento va scomposto e analizzato fin nei suoi minimi dettagli, ma guai a chi tenta di porlo in relazione con altri eventi e desumerne un quadro generale. Il quadro generale è roba per gente poco scolarizzata, non avvezza allo studio analitico. Avete fame? Vi offriremo una casistica minuziosa degli elementi chimici che compongono un piatto di lasagne, della loro proporzione percentuale, dei legami molecolari intercorrenti tra di essi. Ma mangiare, scusate, sarebbe proprio roba da cafoni.
La teoria.
Riguardo gli eventi dell’11 settembre, sarebbe ingiusto dire che i teorici del complotto nutrano verso le affermazioni che sentono alla tv una fede acritica e irragionevole. Hanno i loro dubbi – e vorrei vedere – e spesso li esprimono. Ogni loro discorso viene introdotto (o concluso) dall’immancabile constatazione che “sull’11 settembre esstono molte zone d’ombra, ma teorie ridicole come queste [quelle di chi contesta la verità ufficiale, ndr] servono solo a gettare discredito su chi cerca la verità”. Naturalmente si guardano bene dall’enumerare queste famose “zone d’ombra” e ancor più dal proporre una qualche indagine su di esse. Il compito che si sono dati si esaurisce nel tentativo – spesso maldestro – di demolire ogni idea che si ponga in contrasto troppo stridente con ciò che i media, SENZA FORNIRE ALCUNA PROVA, E ANZI SPESSO FORNENDO UNA VERSIONE POI SMENTITA DAI FATTI, ci hanno propinato. Nella loro scala di credibilità – credo inconscia – un miliardo di televisori che ripetono all’unisono la stessa cosa hanno maggior probabilità di avvicinarsi al vero di una singola persona che cerca di usare il cervello. La teoria sui fatti dell’11 settembre che essi difendono, a volte con accanimento, altre con malavoglia, è pressappoco la seguente: un giorno, una ventina di persone di fede islamica hanno deciso di suicidarsi all’unisono per colpire l’occidente. Sono così salite su quattro differenti aerei di linea, armate di taglierini. Nessuno le ha notate. Nessuno ha individuato i taglierini ai controlli aeroportuali in nessuno dei quattro voli. Utilizzando i taglierini sono riusciti a impadronirsi degli aerei. Mi immagino il terrore dei piloti nel vedersi minacciati da un taglierino. In tutti e quattro i casi gli è andata bene. Dopodichè si sono messi alla guida degli aerei di cui si erano impadroniti, avendo imparato a pilotarli facendo esercizio chi su un simulatore di volo, chi su piccoli aerei da turismo. Un po’ come se io, che guido discretamente la mia berlina, pretendessi di essere in grado di condurre una locomotiva. Eseguendo manovre rocambolesche, ritenute impossibili anche da piloti con centinaia di ore di volo al proprio attivo, hanno condotto infine i loro aerei a schiantarsi contro gli obiettivi, centrandoli con precisione millimetrica.
Ora, se pure non esistessero decine di altri indizi (potete farvi un’idea di quanti siano leggendo la sezione 11 settembre del sito www.luogocomune.net), a una persona di buon senso basterebbe sentirsi presentare una teoria così demenziale e piena di buchi per capire che la faccenda degli attacchi all’America puzza come un totano morto da un mese. Una teoria così assurda sta in piedi solo perché tutti i principali mezzi di comunicazione del mondo le hanno dato credito e hanno continuato a ribadirla per anni, pur non avendo alcuna prova della sua esattezza ed avendo, anzi, molte prove del contrario. Se una storiella del genere l’avessi tirata fuori io anziché le autorità americane, avrei fatto ridere a crepapelle il mondo intero, e per dimostrare che si trattava di una stronzata non ci sarebbe neppure stato bisogno di ricorrere alle contorte elucubrazioni tecniche di certi paladini della verità ufficiale (li vedremo tra poco). Se poi si fosse anche scoperto che LA STRAGRANDE MAGGIORANZA DEGLI INDIVIDUI INDICATI COME AUTORI DEGLI ATTENTATI SUICIDI SONO IN REALTA’ ANCORA VIVI E VEGETI, forse qualche magistrato avrebbe smesso di ridere e avrebbe giustamente preso in considerazione l’ipotesi di incriminarmi per depistaggio.
Invece i teorici del complotto proseguono imperterriti nella loro crociata a favore della verità ufficiale e non c’è prova per quanto evidente, contraddizione per quanto grossolana, rivelazione per quanto eclatante che possa farli desistere dal loro intento.
E’ giunta l’ora di fare un nome e un cognome: Paolo Attivissimo, tenutario del “servizio antibufala” su attivissimo.blogspot.com. E’ lui che intendo portare a simbolo di come l’eccesso di argomentazioni tecniche, la tendenza a ragionare "per singoli settori" e l’incapacità (o forse la paura) di formarsi una visione d’insieme collegando tra loro alcuni semplici dati di fatto sia, nel modo di pensare che oggi va per la maggiore, il principale nemico della verità.
(Continua)
LA VEDOVA EPICA

Recensione a La vedova scalza di Salvatore Niffoi
Adelphi, pp. 182, euro 15,00
Il romanzo di Niffoi sta al realismo deleddiano come l’Iliade sta al romanzo di guerra. Non siamo di fronte alla descrizione minuta e venata d’impegno sociale – come accadeva nei romanzi della Deledda - di un sistema di relazioni umane colto nella sua esatta peculiarità culturale e territoriale. Ciò che abbiamo di fronte è un romanzo epico, un tentativo di rifondazione dell’immaginario narrativo, l’anno zero non solo del romanzo sociale e etnico, ma del romanzo tout court. La Barbagia di Niffoi è un non-luogo con una connotazione di ferocia, arcaismo e libertà così marcata da sembrare più un archetipo di mille simili luoghi letterari presenti e futuri che un esercizio verista. Sono archetipi epici gli stessi personaggi del racconto: Micheddu, il bandito, Mintonia, la sua donna, tanto fedele nella devozione allo sposo quanto feroce nel vendicare il suo assassinio, Ruffina, la seduttrice, il brigadiere Centina, incarnazione del male. Niente di ciò che li definisce sembra possedere la verosimiglianza del vissuto o la credibilità del reportage. La cifra specifica della loro caratterizzazione è il tipo di struttura sociale in cui essi si muovono e di cui finiscono per essere incarnazione: una struttura in cui vige il superamento dei canoni della società di massa, in cui il rapporto umano torna ad essere diretto dall'individuo all'individuo, in cui i rappresentanti dell’ordine pubblico – l’anacronistico ordine pubblico della società di massa colto al suo apice, quello emblematico e ferino del declino fascista – sono un corpo estraneo violento e mal tollerato, isolato dalla riprovazione collettiva, oggetto dello scherno della gente e della sanguinosa vendetta finale. Un’idea di struttura sociale che sembra la concretizzazione di un anelito collettivo più che la descrizione di un luogo realmente esistente e che nella barbagia trova, semplicemente, lo scenario ideale della sua rappresentazione. Come ogni opera di fondazione epica, La vedova scalza rifugge dalla descrittività, al senso della vista prepone gli altri quattro, poiché l’edificazione di un nuovo luogo dell’immaginario non ha parametri di riferimento visivi, “esterni”, ma solo interni; non ha, a differenza della vista, un legame diretto con l’intelletto, ma solo con quel poderoso sentire interiore che è la fonte della palingenesi. Il romanzo è un tripudio di odori e sapori (quello delle salsicce e del “formaggio marcio”), di suoni (le onomatopee, i canti che chiudono ogni capitolo, la cadenza di un dialetto così ostico da sembrare venire da un altro universo), di sensazioni violente e improvvise che si sostituiscono allla visualità nel delineare i contorni del mondo. Il romanzo di Niffoi, come molti altri in questo sconcertante inizio di secolo, sembra partecipare alle prove generali di una riedificazione dell’immaginario, cioè del modo in cui il flusso cangiante della materia che ci circonda viene riorganizzato nella percezione collettiva. Il poeta scozzese Kenneth White ha dichiarato in un’intervista: “Penso in termini di quello che definisco “un mondo aperto”. Si può iniziare dal posto in cui si vive. Se si legge attentamente quel posto, se si arriva a conoscerlo bene, ci si rende conto che non è un’entità circoscritta: se seguiamo un qualsiasi ruscello, arriviamo al fiume, e il fiume ci conduce all’oceano”. Penso che il romanzo di Niffoi stia cercando di guidarci verso il mare, proprio come Micheddu vi ci conduce Mintonia all’alba del loro amore.
NUOVO CONTRIBUTO ALLA SCIENZA DEI TIFOSI DI CALCIO

Il dottor Babbaleo, insieme alla sua equipe di Tribuna Laterale, è attualmente candidato al Nobel per la Fisica© ed è stato insignito della prestigiosa “Sveglia d’oro” conferita dall’Università di Wakeupanddrinkyourcoffee (New Jersey).
Nella foto: il dottor Babbaleo si concede una pausa di riflessione dalle impegnative ricerche.
JUVE MERDA (Per tacer del resto)

Ma tu guarda.
Ma tu pensa.
Chi l’avrebbe mai detto?
Il fatto che da circa 15 anni il campionato venisse vinto sempre dalle stesse 2-3 squadre, con falli e rigori fischiati a casaccio, avrebbe insospettito qualsiasi baluba col cervello di un soriano. Ma qui stiamo parlando di un popolo ridotto a bàbbalo dalla retorica di corrieri e gazzette, dalla cacofonia dei processi del lunedì che hanno finito per tracimare, come un fiume limaccioso, su tutti gli altri giorni della settimana televisiva, perfino via satellite.
Non so esprimere la mia gioia nel vedere questa colossale torre di merda inclinarsi e crollare con immenso fragore su coloro che, pezzo per pezzo, l’avevano costruita per rinchiudervisi e isolarsi dal mondo. Cari miei, è tutto finito. Siete liberi. Pieni di merda ma liberi, e per ripulirsi basta una sciacquata. Lasciate Moggi, Della Valle, Berlusconi, Carraro, Galliani e i loro degni compari a raccattare i pezzi mollicci del maleodorante edificio scomparso. Qui fuori c’è un paese intero da ricostruire. Venite a darci una mano o preferite restare a dare una pulita?
IL PRINCIPE ROSSO

A questo si aggiunga una cosa anche più grave: Napolitano, nominato custode della Costituzione Italiana per i prossimi 7 anni, è promulgatore, in tandem con Livia Turco, di una delle leggi più vergognosamente anticostituzionali mai viste nella storia d’Italia. Si tratta del celebre decreto l.vo 286/1998 (o legge Turco-Napolitano) che ha introdotto in Italia quegli autentici campi di concentramento per immigrati che sono i CPT, dove si vive, e spesso si muore, in assenza di legge. Anche se sul piano tecnico l’incostituzionalità della Turco-Napolitano è stata sostanzialmente negata da una sentenza della Corte Costituzionale, essa permane per chiunque sia abituato, come il sottoscritto, a considerare la Costituzione un sistema di valori etici e non un manuale di esercizi sofistici. Basta entrare in un qualsiasi CPT per rendersi conto che in questi luoghi, al di là dei cavilli, dei princìpi costituzionali non resta neppure l’ombra. I pochi reportage che abbiamo a disposizione (alla stampa, per evidenti motivi, non è facilmente consentito l’ingresso) parlano di condizioni igieniche disumane, violenze fisiche e psicologiche, razzismo, torture. Chi entra in un CPT entra in un buco nero del diritto, dove qualsiasi cosa può accadergli senza che nessuno venga a saperlo. Qualsiasi cosa, compresi la deportazione e lo sterminio di massa.
Questo orrore nazista, che solo vent’anni fa sarebbe sembrato inconcepibile in un paese civile quale il nostro, mafia a parte, ancora era, è stato reso possibile da una legge elaborata e sostenuta dal nostro futuro Presidente della Repubblica. Una legge che la successiva Bossi-Fini, se possibile ancor più feroce, razzista e incostituzionale della precedente, ha dovuto faticare poco per peggiorare, trovandosi la strada dell’intolleranza xenofoba già spianata da una sinistra senza più senso dell’orientamento, costretta a raccattare pezzetti d’identità dove capita, dagli ambienti del rampantismo finanziario come da quelli dell’arianesimo di borgata. La Turco-Napolitano è stata l'anima e il laboratorio ideologico non solo del dramma che vivono oggi migliaia di cittadini immigrati nelle carceri e nei cpt, ma anche la base del collegamento tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro, che costringe da un lato i lavoratori immigrati al silenzio anche di fronte ai soprusi più odiosi del datore di lavoro, e dall’altro crea una riserva inesauribile di manodopera desindacalizzata e a basso costo che permette di tenere sotto scacco anche i lavoratori italiani, costretti ad accettare condizioni di lavoro sempre più squallide per non vedersi licenziati e sostituiti dal primo senegalese che passa.
Insomma, per poter prendere sul serio il ruolo di salvaguardia costituzionale che il futuro presidente andrà ad accollarsi, occorrerebbe perlomeno una sua ammissione di responsabilità e una richiesta pubblica di perdono a tutti i familiari delle vittime dei CPT. Uomini, donne e bambini, morti, torturati o deportati a migliaia grazie ad una legge che porta impressi, a lettere di sangue, il nome e il cognome del nostro neoeletto capo dello Stato.
SO COSA HAI FATTO!
.gif)
Ho pescato questa lettera aperta su internet e qui la ripropongo. Vorrei dedicarla non solo agli assassini americani, ma ai farabutti d’ogni risma di tutto il mondo. Se certi nostri ex-presidenti del consiglio hanno orecchie per intendere (oltre che una crapa pelata per tenerle distanti), intendano.
* * *
Lettera aperta a Mr. George W. Bush, Mr. Richard Cheney, membri del PNAC (Progetto per un Nuovo Secolo Americano) e loro sostenitori.
Indovinate? NOI SAPPIAMO COSA AVETE FATTO QUELL’ESTATE, quell’età dell’innocenza di tanto tempo fa, prima degli eventi dell’11 settembre 2001. Sappiamo cosa avete fatto e il gioco è finito, anche se non lo sapete ancora…
Il lavoro dei ricercatori indipendenti sull’11/9 è stato produttivo. Le prove scorrono già come una massa di vapore sull’autostrada dell’informazione e si fanno strada a poco a poco verso le arterie ingessate dei media principali. Possiamo non conoscere ancora ogni singolo dettaglio, possiamo avere divergenze riguardo i vostri moventi, ma due fatti sono ormai inconfutabili: la versione ufficiale di ciò che è avvenuto l’11 settembre 2001 è falsa e voi siete coinvolti.
A qualcuno, da qualche parte, voi tipi non piacete più. Qualcuno, da qualche parte, ha dato ai media più diffusi il suo OK perché si parli dell’unico argomento che è stato finora totalmente proibito. Qualcuno, da qualche parte, ha dato il permesso affinché certi indizi vengano lanciati nella pubblica arena…
Questi indizi – incentrati sul legittimo sospetto intorno a ciò che è accaduto l’11/9 – sono stati ben accolti. La copertura si sta disintegrando in modo lento ma inesorabile.
Libri e documentari stanno gocciolando nella consapevolezza delle masse popolari. Il gocciolìo si trasforma in una lenta corrente che si ingrossa ogni volta che un nuovo paio di occhi si apre di fronte all’evidenza che è stata accumulata. Fino ad oggi i principali mezzi di comunicazione sono stati la carena dello scafo che ha tenuto alla deriva la teoria del complotto. Ma adesso, per la prima volta, quello scafo sta affondando sotto il peso delle sue stesse menzogne. Proprio in questo momento, a causa delle distorsioni e delle omissioni della versione ufficiale sull’11 settembre, voi state iniziando ad annegare nella vostra pozza di bugie.
Cercate di capire che non stiamo parlando di persone che hanno un’opinione diversa riguardo a ciò che è avvenuto quel giorno. Questa è una situazione terribilmente seria nella quale alcune persone hanno accettato la vostra versione dell’11/9 soltanto perché li avete costretti a farlo con la paura. Hanno creduto a tutto ciò che gli avete raccontato, senza averne le prove, perché voi gli avete chiesto di accettare la vostra parola come verità evangelica. Ma altre persone hanno indagato su ciò che avete detto e hanno iniziato a porsi domande dettate dal buon senso sui buchi che avete lasciato nella versione ufficiale. Queste persone non riuscivano a capire perché voi vi rifiutaste di istituire una commissione d’indagine imparziale e bipartisan sugli eventi di quel giorno. Hanno capito che quella commissione era lì solo per cercare supporto alla vostra versione ufficiale, a prescindere da quanto essa fosse in contrasto con le prove che venivano via via dissotterrate. Questo secondo gruppo si è rifiutato di restare seduto e ignorare ciò che veniva rivelato dagli studiosi e dagli esperti nelle loro fila, e ha continuato a indagare per conto proprio su quel terribile giorno.
Tenete presente che la stragrande maggioranza degli americani non credeva affatto che vi fossero domande da porsi riguardo la vostra storia ufficiale. Avete fatto un lavoro certosino nel costringere i mezzi d’informazione a fare il vostro sporco lavoro. Li avete costretti a ripetere in continuazione gli elementi fasulli della vostra storia a cui volevate che credessimo. Ed essi lo hanno fatto per quasi quattro anni e mezzo, ma ora questo gioco di copertura è finito perché essi hanno perduto ogni rilevanza. La comunità indipendente di ricerca della Verità ha bypassato i vostri canali di comunicazione col pubblico. Alla fine ricercatori, studiosi, scienziati, registi e veri giornalisti si sono assunti il compito di proteggere la nostra nazione dai nemici interni ed è solo questione di tempo prima che la vostra storiella diventi null’altro che una macchia di sangue sui registri della classe dirigente.
Se non ci credete, ecco qualcosa che vi aprirà gli occhi. Procuratevi uno dei molti ottimi documentari sull’argomento, come Loose Change 2 (potete vederlo gratuitamente qui). Questo documentario, nonostante qualche piccolo errore e qualche affermazione discutibile, rappresenta un campione delle incontestabili prove di condanna che sono state raccolte. Nessuna di queste prove è una semplice ipotesi o un’accusa: si tratta di fatti di dominio pubblico che saranno su 300 schermi cinematografici entro il prossimo settembre. E verranno visti in un numero anche maggiore di università sparse per la nazione nei mesi che porteranno all’anniversario degli attacchi che avete così abilmente nascosto.
E tanto per farvi innervosire un altro po’, proprio in questo momento, grazie alla generosità di ricercatori, documentaristi e semplici cittadini del mondo, libri e DVD informativi che espongono la verità sull’11/9 stanno arrivando nelle mani di poliziotti, pompieri, membri dell’esercito, politici e perfino rappresentanti dei media.
E’ tempo che vi svegliate e realizziate che è solo questione di tempo. Potrete sfuggire alla verità solo fino a quando riuscirete a impedire al pubblico di esaminare le prove. E grazie al duro lavoro di alcuni patrioti (un gruppo a cui mi vanto di appartenere), la cappa di menzogna mediatica che ha nascosto la verità sull’11/ 9 sta per sollevarsi. Ora la verità è là fuori e stiamo ottenendo un successo che va oltre ogni aspettativa nel rivelare le vostre bugie.
E così, Mr. Bush, Mr. Cheney, setta del PNAC: NOI SAPPIAMO COSA AVETE FATTO QUELL’ESTATE! Noi lo sappiamo e voi lo sapete, e non vi daremo tregua fino a quando ogni altra persona lo saprà.
Da un patriota cittadino del mondo che vuole che la democrazia gli venga restituita.
Jesse - Editor, TvNewsLIES.org
SCEMO DI GUERRA

“Miro a diventare una nazione competitiva”
George W. Bush, San Jose, California, 21 aprile 2006
“Posso guardarvi nell’occhio [sic] e dirvi che ho cercato di risolvere il problema diplomaticamente al massimo, e avrei mandato truppe tanto in Afghanistan che in Iraq sapendo quel che so oggi”.
George W. Bush, Irvine, California, 24 aprile 2006
“Vi prometto che ascolterò ciò che viene detto qui, anche se non dovessi esserci”
Al Forum Economico di Waco, Texas, 13 agosto 2002.
“Insegnate a un bambino a leggere e lui, o lei, sarà in grado di superare un test di letteratura”.
Townsend, Tennessee, 21 febbraio 2001
"Tutti e due usiamo il dentifricio Colgate."
A un reporter che gli aveva chiesto cosa avesse in comune con il primo ministro inglese Tony Blair, Camp David, 23 febbraio 2001
“La sovranità tribale significa questo: che è sovrana. Cioè, se voi siete… se vi viene data una sovranità, allora venite visti come un’entità sovrana. E perciò la relazione tra il governo federale e le tribù e una relazione tra entità sovrane”.
Washington, D.C., 6 agosto 2004
“Do un’occhiata ai titoli tanto per avere un’idea di quel che si muove. Raramente leggo le storie, e vengo aggiornato da persone che probabilmente leggono le notizie da sé”.
Washington, D.C., 21 settembre 2003
“Io sono il comandante, capite, non ho bisogno di spiegare… non ho bisogno di spiegare perché dico le cose. Questa è la cosa interessante dell’essere presidente”.
Citato da Bob Woodward in Bush at War
“La guerra al terrore riguarda Saddam Hussein a causa della natura di Saddam Hussein, della storia di Saddam Hussein e della sua volontà di terrorizzare se stesso”.
Grand Rapids, Michigan, 29 gennaio 2003
“Oh no, non avremo nessuna perdita”
Discutendo della guerra in Iraq con il fondatore della Coalizione Cristiana, Pat Robertson, secondo quanto riportato dallo stesso Robertson.
“Ci serve una bolletta energetica che incoraggi la consunzione”
Trenton, New Jersey, 23 settembre 2002.
“Dopo aver parlato dal palco, dopo i dibattiti, ho detto in modo molto chiaro, noi non avremo un esercito di soli volontari. E invece, questa settimana: noi avremo un esercito di soli volontari!”
Daytona Beach, Florida, 16 ottobre 2004.
“Anche voi avete i neri?”
Al presidente brasiliano Fernando Cardoso, Washington, D.C., 8 novembre 2001.
“Questa cosa della politica estera è un po’ frustrante”
Citato dal New York Daily News, 23 aprile 2002
“E’ bianca”
A un bambino inglese che gli aveva chiesto come fosse la Casa Bianca, 19 luglio 2001.
“Non riesco a immaginare che qualcuno come Osama bin Laden possa capire la gioia di Hanukkah”
A una cerimonia di accensione della menorah alla Casa Bianca, Washington, D.C., 10 dicembre 2001.
“I nostri nemici sono innovativi e pieni di risorse, e lo siamo anche noi. Non smettono mai di pensare a nuovi modi per far del male al nostro popolo e al nostro paese, e nemmeno noi”.
Washington, D.C., 5 agosto 2004
“C’è un vecchio detto in Tennessee – io so che è in Texas, ma probabilmente è in Tennessee – che dice: fregami una volta e.. e vergognati. Fregami… non vi possono fregare più”.
Nashville, Tennessee, 17 settembre 2002.
“Ho fiducia che Dio parli attraverso di me. Se così non fosse, non potrei fare il mio lavoro”
A un gruppo di Amish incontrato in privato, 9 luglio 2003.
“Voglio solo che sappiate che quando parliamo di guerra stiamo in realtà parlando di pace”
Washington D.C., 18 giugno 2002.
“Se possiamo vincere? Non credo che si possa vincerla”
Risposta alla domanda “è possibile vincere la guerra al terrore?”, intervista a Today, 30 agosto 2004.
“La cosa più importante per noi è trovare Osama bin Laden. E’ la nostra priorità numero uno e non ci daremo pace finché non lo avremo trovato”
Washington, D.C., 13 settembre 2001
“Io non so dove sia bin Laden. Non ne ho idea e non me ne importa niente. Non è così importante. Non è la nostra priorità”
Washington, D.C., 13 marzo 2002.
“Ma soprattutto, è stato un anno favoloso per Laura e me”
Facendo un bilancio del suo primo anno di presidenza, tre mesi dopo gli attentati dell’11 settembre, Washington, D.C., 20 dicembre 2001.
“In Iraq senza dubbio è dura. E’ un duro lavoro. E’ incredibilmente dura”
Ripetendo le parole “duro lavoro”, “lavorare duro”, “scelte dure” e altre frasi contenenti “duro” per 22 volte durante il primo dibattito con il Sen. John Kerry.
«Spesso quello che cerco di dire a Washington viene filtrato, e altrettanto spesso per la gente le mie parole non sono, come dire, di immediata comprensione.»
Kalarnazoo, Michigan, 27 marzo 2001
«Il potere legislativo ha il compito di creare le leggi, e il potere esecutivo quello di interpretarle.»
Austin, Texas, 22 novembre 2000
«Potete immaginare quale onore inimmaginabile sia vivere in questo posto.»
Casa Bianca, Washington, DC, 18 giugno 2001
«Dovessi avere la fortuna di diventare presidente, mi auguro di riuscire a farmi un’idea di come la mia amministrazione gestirà la questione mediorientale.»
Winston-Salem, North Carolina, 11 ottobre 2000
«È chiaramente un bilancio. Ci sono un sacco di numeri.»
Reuters, 5 maggio 2000
«È un capitolo, l’ultimo capitolo del ventesimo…del ventesimo…l’ultimo capitolo del ventesimo…ventesimo…del ventunesimo secolo che molti di noi preferirebbero dimenticare. L’ultimo capitolo del ventesimo secolo. Questo è il primo capitolo del ventunesimo secolo.»
A proposito dello scandalo Lewinsky, Arlington Heights, Illinois, 24 ottobre 2000
«L’’Olocausto è stato un periodo osceno nella storia della nostra nazione. Voglio dire nella storia di questo secolo. Ma tutti noi abbiamo vissuto in questo secolo. Io non ho vissuto in questo secolo.»
15 settembre 1995
«Questo è il Mese della Preservazione. Io apprezzo la preservazione. È esattamente quello che si fa quando ci si candida a presidente: preservare.»
Discorso in occasione del Mese della Perseveranza alla Fairgrounds Elementary School di Nashua, New Hampshire. “Los Angeles Times”, 28 gennaio 2000
"Le famiglie è dove la nostra nazione trova la speranza, dove le ali prendono sogni”
Fonte BBC
«Siete liberi, e la libertà è una cosa meravigliosa. Ci vorrà tempo per ripristinare il caos dall’ordine…cioè, l’ordine dal caos. Ma ce la faremo.»
Washington, DC, 13 aprile 2003
ALIVE



Adesso leggete le ultime notizie in proposito pubblicate qui, confermate in parte, a suo tempo, dalla BBC e già intuite dallo stesso dossier di Luogocomune. Io sono abituato a pensare che quando una notizia o una tesi sostenuta da abbondanti argomentazioni non viene smentita da controargomentazioni altrettanto convincenti, o peggio ancora viene smentita solo con slogan o argomenti non pertinenti, la notizia o la tesi sostenuta è da ritenersi veritiera fino a prova contraria. Lo penso dell’11 settembre, come dei brogli elettorali in Florida e in Ohio, come dei brogli avvenuti alle ultime elezioni politiche italiane. Resta da capire perché queste notizie si possa trovarle solo su internet. Posso capire che la TV non ne faccia menzione, ma perché anche la stampa di ogni colore continua a ignorare queste notizie nonostante le infinite segnalazioni?
I maiali che organizzano questi orrori ci ritengono stupidi, tanto da non riuscire a svelare i loro complotti nonostante essi siano così goffamente organizzati, e passivi, tanto da restare ad assistere ai loro massacri senza reagire. Forse è un atteggiamento generazionale. La generazione che oggi ha 20-30 anni è stata educata alla passività assoluta da una formazione televisiva che l’ha abituata a essere spettatrice, a non interagire con la realtà, a vedere ogni evento come uno spettacolo che avviene nei confini di uno schermo e che non la riguarda. E’ su questo che contano gli assassini dell’11 settembre – quelli veri, non il fantoccio virtuale Osama – e i più modesti farabutti del 10 aprile italiano per farla franca nonostante la limpida visibilità delle loro malefatte. Spero - e ho motivo di ritenere - che con la generazione interattiva di internet le cose andranno meglio. E spero che questa generazione abbia la forza e la volontà di ribaltare la terribile legge del declino formulata da Jedel Andreetto: “Quando una nazione appassisce si incammina verso la condizione di massa e non basterebbero mille condottieri a smuoverla dalla sua placidità, che si guarderebbe bene dall’interrompere. Non si può terrorizzare qualcuno i cui riflessi non reagiscono alle sollecitazioni”.
NOI FAREMO PRIGIONIERI. ECCOME.

ROMA - Cesare Previti manifesta tutta la sua rabbia parlando in terza persona: "Dopo dieci anni di battaglie, dopo aver subito una persecuzione giudiziaria senza eguali, di fronte al plotone d'esecuzione che ieri ha concluso l'opera, con tanto di colpo di grazia alla nuca, Cesare Previti esce di scena". L'ex ministro non rinuncia ad attaccare, neppure dopo la condanna definitiva della Cassazione a sei anni di carcere per la vicenda Imi-Sir.
"Sconfitto nella forma ma non piegato - continua l'esponente di Forza Italia - umiliato da una giustizia esclusivamente politica ma mai ferito nel mio orgoglio, trattato come un criminale ma sereno perché mandano consapevolmente in carcere un innocente".
Nella foto: il mio sdegno per il vergognoso errore giudiziario.
Sareste disposti a trascorrere 7 anni della vostra vita insieme a QUESTA PERSONA?

E a QUESTA?

E a QUESTA?
.jpg)
Deputato e senatore
Fai un favore all'elettore
L'otto del mese corrente
Vota ANNA PRESIDENTE!!
La campagna "Anna for President!" è realizzata dal Comitato BBQ(Basta Barbogi al Quirinale)
FARAI MEGLIO, CARLO AZEGLIO

Un trito luogo comune vuole che il Presidente della Repubblica debba essere "super partes". Non è vero. Il Presidente è tutore della Costituzione e dei suoi princìpi e può essere imparziale solo se ha a che fare con un bipolarismo nel quale entrambe le coalizioni in campo rispettino e condividano i precetti della suprema legge dello stato. Se una delle due mostra invece noncuranza o disprezzo per essa, fino al punto di definirla "scritta dai comunisti" - si sa che Berlusconi non pronuncia "comunisti" con lo stesso tono affettivo che potrei usare io - e di stravolgerla con una votazione a maggioranza condotta tra lo sdegno e l'abbandono dell'aula da parte dell'opposizione, in questo caso il ruolo di arbitro delle contese politiche dovrebbe essere esercitato con il massimo peso, non a tutela della parte avversa, ma in contrasto con chi vorrebbe ribaltare i fondamenti dello stato repubblicano dove confliggono con i suoi privati interessi. Ciampi non lo ha fatto.
Comunque anche l'era Ciampi è finita, un’era terribile per il nostro paese.
Ciampi sarà senz’altro un ottimo senatore a vita. Se saprà sostenere in Senato i valori morali che non ha avuto il coraggio di difendere durante il suo settennato, potrà riscattarsi da un’esperienza quirinalizia che ritengo da dimenticare. Un voto in più a Palazzo Madama, di questi tempi, arriverebbe davvero come una benedizione dal cielo.
BROGLI: UNA TESTIMONIANZA

Roma - Appare molto grave la situazione della sperimentazione dello scrutinio elettronico nel seggio in cui sono stato nominato (Roma sezione 244, quella dove voto) in cui le operazioni di scrutinio manuale non hanno comportato alcun problema rilevante e sono fluite molto velocemente con la completa disponibilità di tutti i componenti del seggio, compresi i 4 rappresentanti di lista presenti (nessun voto contestato). Invece lo scrutinio elettronico è risultato affetto da numerosi intoppi di natura tecnologica e organizzativa , tali da pregiudicare in modo assoluto una eventuale ulteriore utilizzazione negli stessi termini della procedura fin qui vista. Nessun problema appare per i risultati del voto, conteggiato con procedura manuale.
Innanzitutto l'operatore informatico è presente al seggio senza alcun decreto di nomina, come previsto dalle apposite circolari ministeriali. Alla mia richiesta di visionare tale decreto di nomina mi è stata mostrata la fotocopia di un contratto di lavoro interinale, che avrebbe dovuto, secondo la società informatica contattata al telefono, sostituire il decreto di nomina. Peraltro non era disponibile nessuna attestazione di assegnazione formale degli operatori al particolare seggio o plesso, esistendo solo genericamente un elenco (in cui l'operatore di seggio non figurava) di tutti gli operatori impiegati nel processo di rilevazione elettronica.
Dopo la mia richiesta di apporre nel verbale la presente opposizione, il presidente di seggio ha ragionevolmente deciso di procedere comunque con la rilevazione informatizzata, in parallelo a quella manuale. Però a quel punto ci è stato comunicato che il sistema non era funzionante e che quindi era necessario bloccare le operazioni di scrutinio per due ore per attendere l'arrivo di un nuovo sistema funzionante. Di fronte alla richiesta di non bloccare completamente e per un tempo rilevante lo spoglio ma continuare solo con il sistema manuale, come peraltro previsto dalle circolari ministeriali in caso di indisponibilità dei sistemi elettronici, il computer si è magicamente rimesso a funzionare.
Al termine della rilevazione del Senato, gli operatori informatici hanno proceduto ad inserire nel programma i risultati dello scrutinio manuale cliccando tante volte in veloce successione. Il programma, differentemente da quanto comunicato in precedenza, prevedeva oltre il computo parziale dei voti lista per lista anche una tabella di riepilogo in base alla quale gli operatori modulavano i click come necessario a raggiungere i totali della tabella di scrutinio manuale.
Prima della stampa di conformità è stato da me verificato che per un errore d'inserimento, 7 voti erano stati conteggiati ad una lista (SOCIALDEMOCRAZIA) invece che ad una differente (I SOCIALISTI). Gli operatori, ottenendo informazioni da questi pannelli di verifica parziali, hanno provveduto a modificare la schermata in modo da aggiustare la situazione per ottenere dal presidente la conformità.
Solo di fronte alle mie rimostranze (anche queste riportate nel verbale), sono rapidamente ritornati sui propri passi per ripristinare l'errata situazione precedente.
Ciò che è peggio, l'attività degli operatori informatici appariva completamente separata e non immediatamente controllabile dagli altri componenti del seggio, in particolar modo dal presidente del seggio, visto da un lato la necessità di avere competenze informatiche per seguire le operazioni e dall'altra la possibilità da parte degli operatori di compiere azioni non direttamente comprensibili, avendo accesso alla tastiera, ai dispositivi di memorizzazione di massa e a procedure di modifica dei dati non direttamente visualizzabili. Inoltre il continuo movimento dell'operatore di plesso all'interno della sezione di scrutinio rende completamente impossibile assicurarsi che ulteriori modifiche non potessero essere avvenute da computer all'esterno del seggio stesso.
Anche nelle altri sezioni del plesso la rilevazione informatica ha avuto problemi rilevanti.
Dal punto di vista informatico ed organizzativo la rilevazione elettronica dello scrutinio, nel seggio da me direttamente presidiato, può considerarsi un esperimento banale, progettato con pressapochismo istituzionale e assoluta incompetenza tecnologica, realizzato per mimare le procedure manuali senza alcun approfondimento specifico tecnologico. Una sperimentazione che ha significato un aggravio rilevante della procedura manuale, e che, sotto un accurato presidio professionale, rappresenta un totale e sostanziale fallimento dei propri obiettivi. Sulla base del giudizio espresso ogni evoluzione può solo rappresentare un passo pericoloso verso la perdita della facoltà di verifica del voto democratico.
Se questo è una parte, piccola, del prossimo voto elettronico, allora va profondamente ripensato.
Da questa posizione, e per ora, non posso fare di più. Adesso torno nel seggio a verificare la Camera.
* * *
ROMA 11 Aprile 2006 - ore 00:01 - Il resoconto di questa giornata elettorale, vista con gli occhi di un professionista informatico prestato al controllo democratico sulla procedura elettronica di rilevazione dello scrutinio, si può riassumere in una semplice esclamazione: è scandaloso!
Sono uscito da pochi minuti dal commissariato di San Basilio dove ho riportato del materiale ritrovato nei pressi di un cassonetto dei rifiuti. In una busta gialla di cui gli operatori informatici si sono liberamente disfatti erano presenti alcuni moduli di verbale, il cdrom contenente il programma di rilevazione e quello di spedizione oltre ad un foglio contenente i codici d'accesso al sistema informativo del voto elettronico, e accessori della penna USB. Tutto abbandonato dai rilevatori in un momento in cui lo spoglio elettorale non è ancora concluso.
Io non so che cosa ci si sarebbe potuto fare con questo CD perché ho riconsegnato il materiale intatto alla Polizia, dove mi hanno 'rassicurato' dicendo che questo comportamento è stato comune in tutti i seggi. C'è da dire che non più di una decina di minuti prima, avevo richiesto esplicitamente il programma, e l'operatore informatico di plesso, evidentemente infastidito dal mio controllo pressante per tutta la giornata, mi aveva risposto che il programma utilizzato fosse segreto e non divulgabile [segreto e non divulgabile un programma che gestisce i voti dell'elettorato??, NdR]. Ovviamente io, nella mia qualità di rappresentante di lista, valevo meno del cestino di rifiuti fuori dal seggio.
Certamente non mi sembra indice di grande professionalità e correttezza che, a spoglio ancora in corso, questi strumenti mai divulgati in precedenza e segreti fino a minuti prima, si trovino nei cassonetti fuori dai seggi elettorali, anche se mi sembra appropriato al livello con cui tale rilevazione è stata promossa e realizzata. Mi chiedo se i ritardi nelle rilevazioni non possano essere attribuiti all'uso improprio o fraudolento di questi sistemi.
Mi sembra chiaro che la rilevazione in corso sia da considerare completamente fallimentare e sono propenso a sostenere che compito prioritario del prossimo governo sia quello di determinare le responsabilità, anche di natura penale, relative alla distorsione delle procedure elettorali mettendo in serio pericolo la comunicazione pubblica del risultato elettorale.
C'è però in me un senso di rabbia e di frustrazione ulteriore dovuto alle condizioni di lavoro degli operatori informatici presenti presso i seggi e i plessi, buttati a lavorare in prima linea, con competenze operative modeste, con soverchie responsabilità, formati con grande pressapochismo e avendo a disposizione procedure fallate e poche o nulle informazioni significative, per i quali bastava certo la buona volontà mostrata nel tentare di superare problemi di gran lunga superiori a loro e su cui ricadrà, probabilmente, il biasimo del fallimento dell'operazione.
Nulla ha funzionato come doveva e il fallimento è sistemico e non localizzato.
Se veramente questa operazione è costata 37 milioni di euro, dobbiamo farci ridare indietro i soldi!
Quanto ai brogli - io non ho potuto, ovviamente, seguire l'afflusso dei dati al viminale, spero che qualcuno possa ricostruire le serie storiche - se l'arrivo degli dati tarda di molto e il lasso di tempo tra il 10 e il 90 percentile è molto ampio esistono notevoli possibilità di broglio 'sistemico' del voto cartaceo (l'informatica non c'entrerebbe nulla), specialmente in quelle regioni in bilico in cui il voto elettronico ha permesso di estendere ulteriormente questo tempo. Sono dell'idea che vada meglio approfondita la questione 'temporale' dell'afflusso dei voti al sistema informativo del Viminale perché ho la sensazione che possa riservare qualche sorpresa.
P.S. - Sì, il sistema operativo utilizzato era Linux, una KNOPPIX modificata su cui girava un programma grafico ad hoc. Ovviamente non è stato divulgato il codice sorgente, spero che qualcun altro abbia raccolto il CD dalla spazzatura e ci faccia un resoconto poiché è possibile che abbiano anche violato la GPL da qualche parte. Nel qual caso spero che la Free Software Foundation, o chi per lei, vorrà procedere senza pietà.






Ultimi commenti