LA LEZIONE DI MAHFUZ
_____________________________________________________________________
Era davvero necessario arrivare ad un deplorevole scontro tra Occidente ed Oriente arabo e musulmano perché divenissimo coscienti dell’importanza di porre maggiore attenzione alle nostre relazioni? Era necessario che l’Occidente sentisse minacciata la sua sicurezza, per tornare a scoprire la civiltà islamica e la cultura araba? Era necessario che gli arabi si rendessero conto che i mezzi di comunicazione occidentali mostravano di giorno in giorno un’immagine del loro mondo distorta, perché si presentassero di persona?
La cultura araba contemporanea attinge a tre fonti diverse. In primo luogo ci sono le civiltà antiche, situate nella regione araba, soprattutto l’antico Egitto e la cultura mesopotamica in Iraq, ma naturalmente anche la cultura che si sviluppò nello Yemen e quella degli assiri e degli accadi.
Se la compariamo con le altre culture del mondo antico, la cultura egizia è la più caratterizzata da vocazione umanistica. Per quest’ultima, la vita umana era sacra, e per questo, a differenza di altre civiltà, non conosceva né la schiavitù né il sacrificio umano. L’amore per la vita era così grande e la vita venerata a tal punto, che l’immagine della vita nell’aldilà era modellata a somiglianza della vita terrena. Se osserviamo con attenzione gli antichi affreschi egizi, comprendiamo immediatamente che questa è una cultura il cui valore supremo è la vita e non, come potrebbe sembrare ad un osservatore superficiale, la morte. In quegli affreschi è rappresentato tutto quello che deve accompagnare i morti nell’altra vita. Vi si raffigurano i piaceri terreni, i frutti più succosi, le danzatrici più belle e i più suadenti strumenti musicali.
Se oggi ringraziamo la Germania per il fatto di aver inventato la stampa, ricordiamoci anche che fu la civiltà della Mesopotamia quella che introdusse l’alfabeto, e questo accadde due millenni prima della nascita di Cristo. È ben triste che questa regione sia oggi lo scenario di un sanguinoso conflitto tra Oriente e Occidente. Confido che il nostro incontro di oggi servirà ad addolcire questo confronto.
La seconda fonte alla quale attinge la cultura del mondo arabo è l’Islam, religione caratterizzata da una grandissima tolleranza. Con questa religione Dio regalò ai popoli arabi un codice di valori che informa la nostra attuale identità, e tra questi valori c’è la libertà. La formula: “Non esiste altro Dio all’infuori di Dio”, fondamento del credo islamico, vuol significare solo che Dio è l’unico signore, ossia, che nessun uomo può porsi al di sopra un suo simile.
Un altro valore fondante è l’uguaglianza, perché tutti i credenti, siano essi bianchi, neri o gialli, fanno parte della comunità islamica, indipendentemente dalla loro origine.
Un altro principio è la tolleranza, grazie alla quale il regno islamico è riuscito a creare un clima nel quale sapienti e filosofi, cristiani ed ebrei, non solo si sentivano a proprio agio ma addirittura ricoprivano cariche pubbliche.
Va ricordato un altro valore ancora, la giustizia, che presuppone un principio fondamentale: la storia ci parla di molti casi in cui un sovrano ha emesso un giudizio giusto anche quand’esso recava nocumento a coloro che gli erano più vicini.
La terza fonte della nostra civiltà araba è la civiltà occidentale: oggi questo è uno dei fattori più importanti tra quelli che condizionano il nostro presente. Non solo nell’ambito della politica o della scienza ma anche in quello della letteratura e dell’arte. Una conseguenza di questa ricchezza sta nel fatto che talvolta nascono dal mondo arabo personalità che raggiungono la fama nonostante la loro regione d’origine faccia parte dei paesi in via di sviluppo e debba affrontare difficoltà considerevoli. Molte personalità arabe hanno raggiunto in differenti ambiti riconoscimenti internazionali, dalla letteratura, al cinema, alle altri arti sino alla medicina, alla matematica e all’astronomia. Qualcuno ha ricevuto anche prestigiosi riconoscimenti internazionali.
Da ciò risulta evidente che l’arabo non ci è così estraneo. Può essere che tra la sua cultura e la vostra ci siano differenze, però lui, come voi, difende valori umani e principi nobili. Questo non ci deve meravigliare, perché così come oggi la civiltà occidentale influisce sulla nostra civiltà araba, nel passato la civiltà araba ha influenzato quella occidentale. L’umanità si compone di numerose culture ma nella sostanza è un’unità che non può essere suddivisa.
INTERVISTA A HASSAN NASRALLAH
| Dal sito www.mercantedivenezia.org | |
|
| Il giornale turco “Evrensel” nell'edizione del 12 agosto scorso ha pubblicato un’intervista esclusiva con il segretario generale di Hizbullah libanese,Seyyed Hassan Nasrallah, prima che venisse proclamato il cessate il fuoco tra Israele e Libano, già ampiamente violato a più riprese dai sionisti. Ne presentiamo la traduzione in lingua italiana. Col Nome di Dio Clemente e Misericordioso Associazione Islamica “Imam Mahdi” (AJ) – imam_mahdi59@yahoo.it Domanda: Nei primi giorni dell’occupazione del Libano, Israele ha dichiarato che il proprio obiettivo era “la distruzione di Hizbullah”. Ha trovato però una resistenza inaspettata ed ha dovuto abbandonare le ambizioni iniziali. Nel corso dei violenti combattimenti, l’esercito di occupazione continua a soffrire forti perdite. Questa realtà, nei mass-media, è stata fortemente occultata. Potete fornirci delle indicazioni della situazione attuale della Resistenza? Hassan Nasrallah: Le bande sioniste, che sono i mercenari dell’imperialismo,utilizzano brillantemente i media. I media occidentali ed in particolare quelli americani sono nelle mani dei capitalisti giudei. Affermano di aver bombardato e distrutto le postazioni di Hizbullah e sperano così di ingannare i popoli. Non si tratta che di una menzogna. Avete potuto constatare personalmente come mentono! Stanno martirizzando i civili innocenti; stanno martirizzando donne e bambini. Ma ovunque li abbiamo affrontati, sono stati sconfitti. Contrariamente al nemico sionista, noi agiamo con cautela e discernimento. Non spariamo sui civili. Essi mentono quando affermano che facciamo questo. Lanciamo missili su obiettivi militari che avevamo localizzato precedentemente. Bisogna però sapere che i sionisti stanno spingendo deliberatamente gli arabo-israeliani verso la frontiera. Li utilizzano come bersagli. Noi rifiutiamo di cadere nella provocazione e nella discordia (con gli arabi israeliani, n.d.t.). I nostri bersagli non sono i civili ma le forze militari sioniste. Sul campo dibattaglia i nostri combattenti stanno respingendo da ogni lato le forze sioniste, e devono sapere che non abbiamo ancora utilizzato il nostro arsenale più importante. I sionisti hanno compreso che non possono vincerci; è per questo che distruggono le nostre strade e assassinano le nostre donne e bambini. Credono di poterci portare così alla capitolazione, ma noi non ci arrenderemo mai! Non accettiamo alcuna soluzione se non la libertà della nostra patria. Per questo resisteremo e combatteremo. L’imperialismo e le sue bande di supporto locali sanno che li attendiamo in ogni collina, in ogni valle, in ogni strada e su ogni centimetro di terra della nostra patria. La nostra resistenza è destinata alla vittoria. Non abbiamo e non accettiamo altra alternativa. Questa guerra terminerà con la vittoria di tutti gli oppressi e di tutti i Musulmani del mondo. Domanda – E’ possibile che in Libano si riaffacci il pericolo di una guerra civile? Hassan Nasrallah: Il regime sionista spera di creare uno scontro etnico ereligioso non soltanto in Libano ma nell’intera regione, fomentando le tensioni tra le differenti comunità. Ma Hizbullah ha rovinato questo piano. I popoli oppressi del nostro paese e del Medio Oriente hanno difeso Hizbullah e gli hanno fornito il proprio sostegno. Cristiani e socialisti compresi. E’ evidente che l’imperialismo abbia creato, già al tempo dell’URSS, false organizzazioni Islamiche collaborazioniste. Queste organizzazioni non solo hanno sparso odio e discordia tra le comunità, ma hanno anche combattuto le forze rivoluzionarie.Al presente, le condizioni sono cambiate. Per citare un altro esempio: prima di rovesciare Saddam Hussein, gli Stati Uniti d’America l’hanno utilizzato per combattere l’Iran, i Kurdi e noi altri. Diverse organizzazioni al soldo dell’imperialismo sono state utilizzate per questi conflitti tra differenti comunità. Siamo perfettamente coscienti di questa strategia. L’abbiamo ben compresa e durante la nostra storia abbiamo accuratamente evitato di cadere in questa trappola. Domanda – Malgrado l’aggressione alla Palestina ed al Libano, i governi arabi tacciono. Quale è la ragione di questo silenzio? Hassan Nasrallah: La maggioranza di questi governi arabi collaborano con il nemico. L’Arabia Saudita, per esempio, ha emesso “fatawa” (responsi giuridiciislamici, n.d.t.) contro di noi. Queste “fatawa” sono ridicole. Nessuno vi crede, neanche i loro stessi popoli. Si tratta di “fatawa” politiche, preparate negli interessi degli Stati Uniti. Questo genere di editti sono emanati periodicamente. Non li prendiamo seriamente, perché una cosa è molto chiara per noi: non permetteremo mai che una guerra di religione scoppi nelle nostre terre. Queste “fatawa” servono precisamente a seminare divisioni interconfessionali. Questa trappola ha funzionato in Iraq, ma oggi il popolo iracheno se ne è reso conto. Domanda – Affrontando la questione irachena, vorremmo porvi una domanda al riguardo: abbiamo constatato che in questo paese occupato una guerra interconfessionale è stata effettivamente, in qualche modo, fabbricata. Negli ultimi giorni alcuni generali statunitensi hanno essi stessi messo in guardia contro un’imminente guerra civile in Iraq. Quale è la vostra opinione inmerito? Hassan Nasrallah: Quando gli imperialisti non riescono a sconfiggere un popolo con le armi, creano delle organizzazioni interne, che si pretendono “movimenti di resistenza”, al fine di fomentare delle guerre civili. Questo permette agli imperialisti di presentarsi come salvatori e vincitori. Ma qualsiasi cosa facciano, non raggiungono i loro obiettivi. Questo gioco è stato utilizzato in Iraq contro gli Sciiti e i Kurdi. Gli imperialisti persistono attualmente con la stessa strategia. Oggi Saddam non è più al potere ma ci sono centinaia di potenziali Saddam. Siamo attenti affinchè il nostro popolo, i nostri popoli, restino vigili di fronte alle minacce di guerre fratricide. Domanda – Come valuta l’azione del governo turco? Hassan Nasrallah: Il governo turco ha inviato messaggi di condanna verso Israele. Ma questi messaggi sono rimasti delle parole. Sappiamo che le bombe sganciate sul nostro paese provengono dalla Turchia. In aggiunta, in base alle nostre informazioni, un certo numero di deputati turchi è membro di un gruppo di amicizia turco-israeliano. Ci attendiamo dalla Turchia reazioni concrete. Il governo turco è ancora uno dei più fedeli alleati delle bande mercenarie sioniste! Domanda – Quale è lo stato attuale delle vostre relazioni con il movimento socialista? Hassan Nasrallah: Per un certo tempo il movimento socialista ha preso le distanze dalla lotta internazionale. Oggi, al contrario, ha finalmente iniziato ad appoggiarci moralmente. L’esempio più concreto è il sostegno fornito dal presidente del Venezuela, Hugo Chavez. Il richiamo del proprio ambasciatore da Israele è un atto che alcuni Stati musulmani non hanno osato fare. Chavez ha inoltre annunciato il proprio sostegno alla nostra resistenza in maniera esplicita. Questa dichiarazione di Chavez ci ha enormemente incoraggiato. Abbiamo potuto constatare la stessa attitudine da parte del movimento rivoluzionario della Turchia. Durante gli anni ’60, dei fratelli socialisti della Turchia si recarono in Palestina per combattere contro Israele. Il ricordo di uno di loro è ancora vivo nella mia memoria e nel mio cuore: Deniz Gezmis (*). Domanda – Quale è l’importanza di Deniz per voi? Hasan Nasrallah: Vorremmo vedere dei nuovi Deniz tra noi. I nostri ranghi hanno sempre posto per accogliere nuovi Deniz. Deniz vivrà sempre nel cuore della Palestina e del Libano. Nessuno deve dubitarne. Dobbiamo purtroppo notare che la fratellanza del tempo passato, che esisteva tra coloro che combattevano il nemico comune, non è più così viva. Avremmo voluto combattere l’imperialismo ed il sionismo, fianco a fianco, con i nostri fratelli socialisti libanesi. Perché questa guerra non è solamente la nostra. Questa è una battaglia comune di tutti gli oppressi del mondo. Non dimenticate che se la Palestina ed il Libano perdessero questa guerra, sarebbe una sconfitta per tutti i popoli oppressi. Nella nostra lotta contro l’imperialismo, i rivoluzionari devono assumersi delle responsabilità e diventare nuovamente dei “Deniz” nel cuore del popolo libanese e palestinese. Domanda – Nelle strade libanesi, i poster del Che, di Chavez, di Ahmadinejad edi Hizbullah stanno fianco a fianco. E’ questo il segno dell’emergere di unnuovo polo? Hassan Nasrallah: Noi salutiamo i popoli dell’America Latina ed i loro dirigenti. Essi hanno sempre resistito eroicamente ai banditi del Nord. La loro lotta costituisce una fonte di speranza per noi. Hanno mostrato a tutti i popoli oppressi la via da seguire. Andate nelle nostre strade; vedrete che il nostro popolo porta Chavez e Ernesto Che Guevara nel suo cuore. Ai nostri amici socialisti che vogliono combattere insieme a noi per la fratellanza e la libertà, diciamo che se è per dirci che “la religione è l’oppio dei popoli”,non vale la pena venire. Noi rifiutiamo tali concezioni. Al di là delle nostre differenze, abbiamo dato prova delle nostre capacità; le foto di Chavez, del Che, di Sadr e di Khamenei brandiscono fianco a fianco. Queste guide salutano insieme il nostro popolo. Se noi rispettiamo le vostre opinioni e voi le nostre, nessuna potenza imperialista potrà sconfiggerci! Domanda – Tra gli altri pericoli che minacciano la regione, ci sono i“cambiamenti di regime” che pianificano i governi occidentali, ed in questa prospettiva, le pressioni che esercitano su Damasco e Tehran. Alcune fonti sostengono che l’aggressione contro il Libano possa sconfinare in Siria. Pensate che una guerra regionale possa aver luogo? Hassan Nasrallah: Le potenze imperialiste dichiarano senza troppi giri di voler soggiogare i popoli della regione e rimodellare il Medio Oriente installando dei governi servili. E’ contro questo che noi resistiamo al fianco di Siria e Iran. La provocazione dell’attentato contro l’ex primo ministro libanese Rafik Hariri è stata usata per ottenere il ritiro delle truppe siriane dal Libano. Ma questi codardi non si sono voluti accontentare di questo. Al presente, essi vogliono attaccare militarmente Tehran e Damasco, sempre con lo stesso genere di pretesti. La Siria, l’Iran e Hizbullah resisteranno senza limiti. Combatteremo per la nostra patria e la nostra libertà. Resisteremo rifiutando di inginocchiarci. Gli imperialisti occidentali sperano di fare del Libano e della nostra regione un secondo Kosovo, accendendo le tensioni tra le comunità. Noi non partecipiamo a questo gioco. Nelle nostre strade, tutti i Libanesi,siano essi cristiani, sunniti o sciiti, brandiscono le bandiere di Hizbullah. Il loro mondo “unipolare” fa ormai parte del passato. Di fronte ad essi ci siamo noi, l’Iran, la Siria, il Venezuela, Cuba e la Corea del Nord. E c’è laresistenza in Palestina, in Iraq e in Afghanistan! Fintanto che l’imperialismo e le sue guerre di occupazione esisteranno, i popoli proseguiranno la loro resistenza. Gli imperialisti possono dimenticare la pace. Se essi la vogliono,dovranno prima di tutto rispettare la libertà dei popoli ed eliminare le loro orde di riservisti. A Iddio piacendo, la vittoria sarà nostra. Non li lasceremo fare del nostro paese un nuovo Kosovo. Il nostro popolo è cosciente e vigile.In caso di aggressione, non abbandoneremo mai l’Iran e la Siria. Per la nostra libertà, credeteci, combatteremo fino alla nostra ultima goccia di sangue. I nostri nemici se la prendono con l’Iran perché questo paese disporrebbe di armi nucleari mentre gli Stati Uniti ed i loro sbirri sionisti ne detengono le più grandi scorte. Il possesso delle armi nucleari non è altro che un pretesto per giustificare l’installazione di regimi fantoccio. Domanda – Alcuni sostengono che Hizbullah sia teleguidato dall’Iran. Cosa rispondete a queste accuse? Hassan Nasrallah: Si tratta di una pura menzogna. Noi siamo un’organizzazione libanese indipendente. Non accettiamo ordini da nessuno. Ma questo non significa che non cooperiamo. Lo ripeto, noi siamo resistenti. Siamo al fiancodell’ Iran e della Siria. Sono i nostri fratelli. Ogni minimo attacco contro Tehran o Damasco lo vediamo come un’aggressione contro di noi. Siamo pronti a difenderli fino al nostro ultimo respiro. Noi sosteniamo la resistenza globale al terrorismo imperialista globale. Domanda: Volete aggiungere qualcosa? Hassan Nasrallah: La pace non è mai unilaterale. E’ impossibile instaurare una pace durevole in un mondo dominato dall’imperialismo. La pace non può che nascere dalla lotta per la liberazione. Di conseguenza, essa non può esser ottenuta finchè paesi come l’Iraq, l’Afghanistan o la Palestina saranno occupati. (*) Deniz Gezmis, figura leggendaria del «maggio ‘68» turco, fu in seguito uno dei dirigenti del movimento studentesco turco dei Giovani rivoluzionari (DevGenç) e dell’Armata di liberazione popolare della Turchia (THKO). Nel 1969, siunisce ai resistenti di Fatah in Palestina, dove rimane per tre mesi. Il 4marzo 1971 partecipa al rapimento di quattro militari americani nel quartiered i Balgat di Ankara. Catturato a Sarkisla, nelle montagne di Sivas, sarà giudicato in virtù dell’articolo 146/1 per “tentativo di rovesciamento dell’ordine costituzionale turco” e condannato a morte il 16 luglio 1971,insieme ai camerati Yusuf Aslan e Hüseyin Inan. Per tentare uno scambio di prigionieri con il governo turco ed evitare così l’esecuzione di Deniz e deisuoi camerati, dei combattenti del THKP-C, il Fronte di liberazione popolared ella Turchia ed il suo dirigente Mahir Cayan che nel maggio 1971 si era fattoc onoscere per l’esecuzione dell’ambasciatore di Israele ad Ankara Efraim Elrom,organizzano il 27 marzo 1972 il rapimento di tre agenti britannici della base della NATO situata a Ünye. Il 30 marzo 1972 i combattenti THKP-C falliscono in questo tentativo di negoziazione e vengono uccisi dall’esercito governativo nella città di Kizildere. Il 6 maggio 1972, Deniz Gezmis ed i suoi due compagni vengono uccisi dopo aver sfidato i loro esecutori, invitando il popolo turco e kurdo all’insurrezione. Traduzione a cura dell’Associazione Islamica “Imam Mahdi” (AJ) http://www.islamshia.org imam_mahdi59@yahoo.it |
LA VERITA' FA PAURA
DI CRISTOPHER BOLLYN
Rumor Mill News
(tratto dal sito www.comedonchisciotte.org)
Sono le due di notte, ho una scadenza domattina, e sono stato picchiato dalla polizia locale ed ho molto dolore al gomito destro, ma ho bisogno di scriver esattamente cosa mi è successo oggi prima di andare a dormire. Altrimenti dimenticherò dettagli importanti.
Sono stato assalito, picchiato, e colpito con una pistola simile ad una Taser nel mio giardino davanti a moglie e figli, e poi insultato per sei ore dalla polizia locale istruita dall'ADL [Anti Defamation League, cioè lega anti-diffamazione, ndt]. Ho ogni ragione per credere che la causa sia la mia investigazione giornalistica dell'11 settembre. Durante la mia carriera da giornalista sono già stato minacciato in passato, ma questa è la prima volta che mi è capitato di essere intenzionalmente picchiato e insultato da poliziotti.
Indago sull'11 settembre da quello stesso giorno ed ho scavato nelle molte domande senza risposta degli attacchi terroristici. Ho scoperto lo scorso anno che ero stato spiato da almeno due informatori dell'FBI, i quali hanno pattugliato nei dintorni di casa mia per anni. Questa è la ragione principale per la quale non mi sento al sicuro negli Stati Uniti. E' anche la ragione per la quale spendo la maggior parte del mio tempo in Europa o in case sicure in questo paese, con ricercatori dell'11 settembre a me cari come Ellen Mariani ed Eric Hufschmid. Ho due figli piccoli.
Sono stato nella mia vecchia casa ad Hoffman Estates per alcune settimane, principalmente perché i miei bambini erano stufi di viaggiare e amano molto questa vecchia casa rossa, la sola che abbiano mai avuto. E' giusto una semplice casa nella zona di Hoffman Rosner nella periferia di Chicago che i miei defunti genitori comprarono nel 1957, ma è casa mia.
Avevo notato un'inusuale attività delle forze dell'ordine intorno a casa mia sin da quando sono tornato. Viviamo in una strada tranquilla dove si vedono di solito una o due pattuglie della polizia nell'arco di una settimana. Da quando sono tornato ho notato i generi più svariati di macchine della polizia e strumentazioni nelle immediate vicinanze della mia abitazione.
Ma ieri stava succedendo qualcosa di molto strano intorno a casa. Mentre mi recavo con la mia moto al negozio c'era una macchina senza insegne con tre uomini armati a bordo e con giubbotti antiproiettile che percorreva il mio isolato. Chi diavolo sono? Ho pensato fra me e me, sembra che si stiano dirigendo verso casa mia, ma non mi troveranno li'.
Poi oggi, alla stessa ora, la stessa macchina con i tre uomini è passata lentamente davanti a casa, dove stavano giocando i figli dei vicini. "Salve, FBI" ho detto dal mio portico salutandoli.
L'uomo al sedile passeggeri davanti ha risposto al mio saluto. Ho immediatamente avvisato mia moglie ed i bambini. Helje mi ha risposto che avrei dovuto fermarli e chiedere loro cosa volessero.
Per capirci, oggi stavo lavorando su due storie piuttosto grosse ed ho fatto molte telefonate all'Ambasciata Israeliana, alla SEC [agenzia investigativa federale per la sicurezza commerciale e finanziaria, ndt], all'ufficio del Procuratore del Distretto Est di New York, e ad un anziano Israeliano che vive a New York, e sospetto sia stato un attore chiave dell'11 settembre. Mi piacerebbe parlare di questa pista ma non è il momento adatto.
Tutte le mie telefonate erano relative all'11 settembre, tranne quelle che ho fatto all'Ambasciata ed al consolato locale di Israele. Queste erano per normali inchieste giornalistiche sulle perdite di uomini e mezzi Israeliani in Libano. L'ufficio stampa dell'Ambasciata non ha gradito le mie richieste, ma ho specificato loro che si trattava del mio lavoro. Volevo sapere il numero dei morti e feriti e se erano stati distrutti 60 carrarmati Merkava, come afferma Hezbollah.
Poi ho chiesto anche dove fossero stati catturati esattamente i due soldati Israeliani. Ho detto loro che c'erano almeno 15 notizie d'agenzia che dicevano che i soldati erano stati catturati nel villaggio Libanese di Aitaa al-Shaab – in Libano. Erano sorpresi di sentire anche questa domanda.
A parte la mia indagine di cui non posso parlare, le altre telefonate vertevano su come Jacob "Kobi" Alexander sia riuscito a scappare con più di 60 milioni di dollari la scorsa settimana, molti mesi dopo che era diventato di dominio pubblico che lui ed altri Israeliani che lavoravano per la Comverse Technology, Ltd. avevano fatto truffe per centinaia di milioni con le stock options. Ciò era andato avanti per anni, e il Wall Street Journal e il Globes (Israeliano) hanno riportato i nomi e le somme nello scorso marzo. Caspita, il giornale per cui lavoro, l'American Free Press, lo ha fatto nell'Aprile del 2005.
Volevo sapere dalla SEC e dall'ufficio del Procuratore come sia stato possibile che questo Kobi Alexander sia stato in grado di rigirare 60 milioni al suo conto Israeliano e a lasciare New York senza trovare nessuno a fermarlo. "Se io inviassi 5 milioni in Norvegia lo saprebbero immediatamente FBI e NSA al completo", ho aggiunto.
A ll'ufficio del Procuratore hanno dichiarato di aspettarsi che Kobi si sarebbe consegnato alla polizia. Un saggio consiglio: non contateci.
Kobi Alexander era uno dei proprietari e sviluppatori del software Odigo che permise agli Israeliani di comunicare in tempo reale l'11 settembre. Era attraverso il "sistema di contatti" del software Odigo, che permette di comunicare a larghi gruppi di persone che hanno in comune una caratteristica, quale può essere quella di parlare l'ebraico, che migliaia di Israeliani furono avvertiti di non andare a lavorare l'11 settembre [Il preavvertimento giunto a impiegati della Odigo è stato confermato da molte fonti mainstream. Se adesso sia seguito un avvertimento a impiegati del WTC o di Manhattan vicini ad Israele è un argomento dibattuto; in ogni caso ci sono una mole di indizi che implicano un coinvolgimento del Mossad negli eventi dell' 11-9, ndt].
La compagnia collegata al Mossad di Kobi Alexander, la Comverse Technology, era la proprietaria e la sviluppatrice di Odigo dall'inizio del 2000, qualcosa che il New York Times non considera tra "le notizie che si devono dare". La Comverse produce una scatola nera chiamato "Disco Audio" che la polizia, l'intelligence e le agenzie di sicurezza, oltre che i governi di tutto il mondo, hanno collegato ai loro network telefonici. Questo semplice dispositivo permette agli impiegati Israeliani di Tel Aviv della Comverse di intercettare ed ascoltare tutte le informazioni che vengono trasmesse da queste ingenue agenzie... qualunque cosa.
... ci siete?
Avevo terminato le mie chiamate e guardato la prima parte delle News di Lou Dobb alla CNN e stavo per andare al negozio, quando mi sono affacciato alla terrazza ed ho visto questa minacciosa macchina scura piena di quelli che erano chiaramente agenti di qualche tipo. Ho avvertito subito moglie e figli e sono andato con la bicicletta al negozio.
Mi sono detto tra me e me: c'è qualcosa che non va, così mi sono fermato all'enoteca e ho chiesto di usare il telefono. Ho chiamato il 911 [numero delle emergenze, ndt] e ho detto loro che una strana macchina con uomini armati stava girando nei dintorni del mio vicinato senza nessuna ragione apparente. Mi è stato risposto che una macchina della polizia mi avrebbe raggiunto a casa nel giro di 20 minuti.
Ero tornato a casa da pochi minuti quando la stessa macchina sospetta si è fermata davanti casa e i tre uomini armati aspettavano sul mio viale. Avevo appena chiamato la polizia e messo giù il telefono così ero un pò sorpreso di vederli già lì.
Mia moglie e mia figlia di 8 anni erano già lì e ho chiesto a questi uomini chi erano e perché stavano perlustrando la strada di casa mia. Ho chiesto... Perchè state guidando con questa macchina civetta intorno a casa mia? In ogni caso, chi siete? Non volevano identificarsi ed erano molto aggressivi.
Sono corso verso la porta di casa che da sul davanti per chiamare mio fratello quando i tre mi hanno bloccato e colpito con qualche tipo di stun-gun [una pistola che spara scariche elettriche, a dispetto dei molti morti le forze dell'ordine statunitensi la definiscono "arma non letale", ndt]. I tre uomini sono venuti sopra di me e mi hanno spinto la faccia per terra, mi hanno ammanettato e fatto salire in macchina.
Tenete a mente che avevo chiamato il 911 per segnalare una macchina sospetta nel mio quartiere, una zona che conosco dal 1957, quando i miei genitori parteciparono alla fondazione di questa città.
Ho due bambini piccoli, dopo tutto, e questa macchina mi sembrava molto minacciosa. Lo considero un normale obbligo che dovrebbe avere ogni residente, ma ho poi scoperto che ci stavano davvero spiando. Dopo ci hanno anche scherzato su alla stazione: "Noi ti vediamo", mi hanno detto.
Si dovrebbe notare che nel mio quartiere non ci sono bande o crimini di alcun tipo che giustificherebbero il pattugliamento continuo nei dintorni della mia casa di una squadra in borghese. E' per questo che è così sospetto. E perché stanno pattugliando davanti casa mia ?
Mentre mi prendevano a pugni, mia moglie stava implorando loro di fermarsi e mia figlia stava piangendo. Desideravo molto che mio fratello, i miei vicini, e mio figlio venissero ad aiutarmi ma nel giro di un minuto sono comparsi dozzine di poliziotti e pompieri davanti al mio giardino.
Da dove sono venuti tutti cosi velocemente? Com'è possibile che c'erano contemporaneamente così tanti poliziotti nel mio quartiere? Questo è assolutamente strano, dato che Hoffman Estates si estende a Nord Est fino a Cook County, ma c'erano almeno 5 pattuglie e 10 ufficiali nel mio giardino non oltre un minuto dopo che sono stato picchiato sul prato.
Gli insulti personali sono cominciati quando ero seduto in macchina ammanettato. L'ufficiale Fitzgerald si è permesso di insultare me, la mia defunta madre, una fondatrice del villaggio, ed infine ha minacciato di picchiarmi.
Quando si è avvicinato un altro ufficiale alla macchina, mi ha detto che questo tipo stava venendo a picchiarmi. Quando ho ripetuto quello che aveva detto parola per parola, ha replicato: "Non ho detto quello".
Ha poi iniziato a portarmi alla stazione, che è a circa 3 miglia dal centro storico del paese in cui vivo. Bombardato con continui insulti verbali, quando dicevo qualcosa dal sedile di dietro [Fitzgerald] fermava la macchina di colpo per farmi sbattere la testa contro la finestra di separazione in plexiglass. Tipico trattamento di tortura della polizia di Chicago; il tipo è stato rude fino all'arrivo alla stazione. Questo è esattamente il genere di cose contro cui mi battei quando concori per essere Sindaco di questa città nel 2001.
Ho deciso di appoggiarmi sul sedile e non parlare più. Quando siamo arrivati alla stazione, c'era un manipolo di poliziotti coi guanti bianchi che mi aspettavano nel garage della polizia. Non appena l'ufficiale Fitzgerald è entrato nel garage, ha detto ai 10-12 poliziotti in attesa: "Dice che i poliziotti sono un manico di....... potete prendervi cura di lui adesso".
Quando mi hanno fatto uscire, ho detto loro che sono un giornalista e che avrei scritto del loro trattamento. Gli insulti verbali hanno cominciato a partire da tutte le parti. Mi hanno detto che sarei dovuto andarmene dalla città, e cose del genere. Ho detto che i miei genitori erano stati tra i fondatori di Hoffman Estates, ma a loro non interessava.
Mentre ero nella stazione mi hanno tolto di forza la cintura e strappato la camicia lasciandomi solamente in boxer e canottiera. Ho chiesto il motivo per cui mi trovavo in prigione e mi hanno risposto che mi ero opposto all'arresto ed avevo minacciato la polizia mostrando i pugni, due bugie colossali.
Non sono mai stato oggetto di alcun arresto. Avevo chiamato la polizia per segnalare un veicolo sospetto che passava fuori di casa mia !
Mi hanno sbattuto in una cella senza acqua. Quando ho chiesto qualcosa da bere mi hanno risposto "bevi dal cesso."
Perché stavo venendo trattato cosi, mi meravigliai ?
A mezzanotte, un ufficiale è venuto nella mia cella e mi ha chiesto se potevo pagare 100 dollari per uscire. Di cosa ero accusato, ho chiesto? Avevo chiamato la polizia e mi hanno picchiato davanti al giardino di casa, protestai.
Cosa ho fatto per meritarlo ?
Mio fratello ha versato la cauzione e poco dopo mezzanotte mi hanno sbattuto in strada con due miglia abbondanti da fare a piedi fino a casa.
Sono sconvolto di come sono stato trattato, perché anche se il mio lavoro di giornalista mi arreca spesso problemi con la polizia, non sono mai stato trattato cosi brutalmente in tutta la mia vita. Credo sinceramente che questo trattamento brutale sia collegato alla mia ricerca sull'11-9.
Intendo cercare asilo in Norvegia o in Svizzera. Ho brutti presagi.
I giornalisti investigativi non sono al sicuro in Iraq – o negli Stati Uniti.
NAZISTI/ 2
Questo video è dedicato a tutti gli imbecilli secondo i quali Israele sarebbe "l'unica democrazia del Medio Oriente" nella speranza che gli si secchi quella lingua di m...a.
E' dedicato anche ai combattenti libanesi e palestinesi di Hezbollah e Hamas.
Continuate così.
COSA ARRIVA INSIEME ALL'AUTUNNO?
Il presidente della commissione giustizia della Camera ha il potere di emettere mandati di comparizione e di costringere gli interrogati a testimoniare sotto giuramento. Se Conyers ottenesse la presidenza della commissione giustizia potrebbe riaprire le inchieste sui brogli del 2000 e 2004, indagare sulle accuse di corruzione dell’amministrazione Bush e sulle menzogne che servirono da pretesto per l’attacco all’Iraq. Di fronte a Bush potrebbe perfino aprirsi la prospettiva dell’impeachment. Non è un caso che i repubblicani si stiano dando da fare per distruggere le prove. Dal 2 settembre dovrebbe iniziare la distruzione delle schede cartacee del voto in Ohio del 2004, quelle che ancora recano traccia del broglio ai danni di Kerry.
Come sempre accade prima che i brogli ribaltino la situazione, i sondaggi dipingono una situazione repubblicana piuttosto disperata. Bush è sceso ad un livello di popolarità tra i più bassi mai toccati da un presidente americano. Per quanto riguarda il Senato, la maggioranza è di 51 seggi. Secondo i sondaggi pubblicati dal New York Times (potete vederli qui) 39 seggi dei democratici e 47 dei repubblicani dovrebbero essere confermati senza grosse sorprese. La partita si gioca su 14 circoscrizioni incerte, tra le quali, di norma, sette sono di orientamento democratico, quattro di orientamento repubblicano e tre sono incerte. Ai repubblicani, per vincere le elezioni, basterebbe conservare i seggi certi e conquistare le circoscrizioni di tendenza repubblicana. Tuttavia, secondo i recenti sondaggi, sia i tre collegi incerti (Montana, Missouri e Rhode Island) che tre dei quattro collegi di orientamento repubblicano (Ohio, Tennessee e Virginia) vedono in vantaggio i candidati democratici. Si profilerebbe, pertanto, una vittoria democratica per 52 seggi a 48.
I repubblicani useranno ogni mezzo per scongiurare questa prospettiva per loro disastrosa. Hanno già iniziato. Il sistema più usato è l’utilizzo delle ormai celebri macchinette per il voto elettronico della Diebold e della Elections Systems & Software, due aziende vicine ai repubblicani e finanziate con il loro denaro che sono già riuscite a falsificare tutte le tornate elettorali degli ultimi sei anni. Le denunce sui malfunzionamenti di questi apparecchi e sulle manipolazioni che esse consentono non si contano più. Per averne un’idea si può dare un’occhiata a siti come questo. L’ultima performance di queste macchinette è stata quella di ribaltare i risultati elettorali delle elezioni di San Diego del 6 giugno scorso, dove la democratica Francine Busby, data in vantaggio di sette punti per l’elezione al congresso, si è vista superare dal candidato repubblicano Brian Bilbray, già condannato per corruzione. Gli elettori hanno chiesto un riconteggio a mano ma poiché Bilbray ha già giurato al congresso la questione diventerebbe ormai di competenza della commissione elettorale della Camera, che è, ahimè, a maggioranza repubblicana.
Un altro sistema è quello del “redistricting”, cioè la ridefinizione dei distretti elettorali con criteri che risultino vantaggiosi per i repubblicani e dannosi per i democratici. Ma il sistema più ignobile e più usato è quello del “disenfranchisement”, cioè l’eliminazione dal diritto di voto, con pretesti vari resi possibili da leggi e provvedimenti ad hoc, di fasce di elettori che si presumono di orientamento democratico. Questi provvedimenti sono stati varati soprattutto in stati chiave, come Ohio, Virginia e Pennsylvania. Il più usato è quello di chiedere all’elettore di esibire un documento di nuova emissione o la patente per poter votare. Il pretesto è quello di ridurre il pericolo di brogli e il “voto dei criminali”, ma in realtà questo sistema toglie di mezzo un'ampia percentuale di elettori democratici, a partire dagli afro-americani. In Wisconsin, ad esempio, il numero di neri che hanno la patente è pari alla metà di quello dei bianchi e solo il 22% dei giovani neri ne possiede una. Molte tribù indiane – storicamente di orientamento democratico – non possiedono documenti con foto, per motivi religiosi. In molti stati, poi, viene proibito il voto a chi ha precedenti penali (il cosiddetto “felony disenfranchisement”, praticato massicciamente in Florida, dove è governatore Jeb Bush, fratello del presidente americano). Questo toglie la possibilità di votare all’8% dei maschi dello stato, e il 25% di questo 8% è composto di afro-americani.
Infine i repubblicani stanno impedendo, con vari mezzi, le nuove registrazioni al voto di elettori di orientamento democratico. Negli USA, per votare, è necessario esibire un certificato elettorale che si riceve per posta solo se ci si è preventivamente registrati come elettori. In Ohio è passata una legge che rende più difficile la registrazione nei quartieri poveri – di orientamento democratico – con il pretesto di impedire le false registrazioni. Oppure si ricorre a false associazioni di registrazione al voto, che si fingono neutrali, ma che in realtà conservano solo le registrazioni degli elettori repubblicani e distruggono quelle degli elettori democratici. Una di queste associazioni, nota come Liberty Consultants, diretta da un integralista cristiano, Nathan Sproul, operava nelle catene di supermercati Wal-Mart ed è stata recentemente scoperta e scacciata dai punti vendita.
Insomma, pur di non perdere le elezioni del Congresso, i repubblicani sembrano davvero disposti a tutto, ma proprio a tutto. Perfino organizzazioni agguerrite come la MoveOn.org forse non sono del tutto consapevoli della minaccia che l’America e il mondo hanno di fronte. C’è perfino chi pensa alla possibilità che l’amministrazione Bush stia preparando un nuovo attacco all’America, stile 11 settembre, per poter giustificare un’assunzione di poteri assoluti, la sospensione dei diritti democratici e l’agognato attacco all’Iran. Chi ha imparato a conoscerli sa che non si tratta affatto di una prospettiva fantapolitica. A pensarlo non è un “complottista” qualsiasi ma un giornalista di tutto rispetto come Michel Chossudovsky il cui articolo potete leggere qui.
Da qui a novembre l’America potrebbe giocarsi ai dadi il destino dell’umanità e l’Unione Europea è così malridotta e impotente che può solo restare a guardare.
(nella foto: John Conyers, autore del rapporto What Went Wrong in Ohio sui brogli elettorali el 2004)
Razzi Hezbollah contro Israele: per un attimo, la verità
«Israele ha lasciato apposta sacche di razzi Hezbollah in Libano, in quanto finchè sono colpiti da razzi, possono continuare a godere di una sorta di equivalenza morale nelle loro operazioni in Libano».
Questa frase non è stata pronunciata da Al-Jazeera, né da un qualche oscuro complottista.
L'ha pronunciata un noto giornalista del Washington Post, Thomas Ricks, che copre il Pentagono per il suo quotidiano.
La frase è stata pronunciata il 6 agosto - mentre infuriavano le «operazioni in Libano», ossia la sua totale devastazione - alla CNN, in un'importante rubrica chiamata «Reliable Sources» (Fonti affidabili).
Thomas Ricks, parlando con Howard Kurtz, l'anchorman in studio, ha spiegato che «le perdite civili sono parte dell'azione sul campo di battaglia per entrambe le parti»; nel senso che anch'esse entrano nel gioco della «guerra di percezione»; ed a mo' di esempio ha raccontato appunto questo: Israele non ha distrutto tutte le installazioni missilistiche Hezbollah, pur potendolo.
Ciò spiegherebbe la misteriosa persistenza dei lanci Hezbollah dopo una settimana che il gruppo guerrigliero era ormai sotto attacco.
Me l'hanno assicurato, ha concluso Ricks, «analisti militari USA» al Pentagono, le «reliable sources» appunto.
Ed ecco il seguito:
Kurtz, da studio: «Un momento: stai insinuando che Israele ha deliberatamente consentito ad Hezbollah di conservare una parte del suo volume di fuoco, diciamo, per ragioni di 'pubbliche relazioni'? Perché avere dei civili israeliani ammazzati li aiuta nella guerra delle pubbliche relazioni?».
Ricks: «Sì, così mi hanno detto gli analisti militari qui [al Pentagono]».
Kurtz: «E' un attestato straordinario della nozione che avere gente uccisa dalla tua parte lavora a tuo vantaggio, perchè sì, nessuno vuol vedere propri cittadini uccisi, ma ciò serve alla battaglia per la percezione in corso…».
Ricks: «Proprio così. Ti aiuta nel problema della superiorità morale, perché sai che anche le tue operazioni in Libano stanno ammazzando civili» (1).
Ma non è finita qui.
Il giornalista Thomas Ricks
Il 20 agosto, in un'altra trasmissione (2), Howard Kurtz ha dovuto correggere l'asserzione di Ricks. Con queste parole:
«Un'ultima annotazione. Su 'Reliable Sources' di due settimane fa Tom Ricks, il reporter del Washington Post per il Pentagono, ha riferito che secondo analisti militari USA Israele lasciava intatti alcuni lanciarazzi Hezbollah perché l'uccisione di civili israeliani dava un'immagine di equivalenza morale nella guerra. Ora il direttore del [Washington] Post Len Downie, in risposta a una lettera dell'ex sindaco di New York Ed Koch, attesta di aver ammonito Ricks che non doveva fare quelle dichiarazioni. Ricks ha detto al New York Sun di aver riportato con precisione i commenti degli analisti; ma - sto citando testualmente - 'Vorrei non averlo detto, e d'ora in poi prometto che terrò la bocca chiusa su questo'».
Si noti che i due giornalisti non smentiscono la notizia; anzi la confermano, ma dicono che devono segnalare che sono pentiti di averla detta, perchè sono state fatte pressioni al più alto livello.
E nominato almeno un influente autore di queste pressioni, l'ex sindaco Ed Koch.
Ebreo.
E' un'altra vittoria, almeno nella guerra della percezione, o psico-propaganda.
Facili vittorie, quando si ha il potere di intimidire CNN e Washington Post.
Il direttore del Post Len Downie
Ciò conferma che chi sostiene un'equivalenza fra Israele e il nazismo ha torto marcio: non risulta che i nazisti abbiano mai consentito l'uccisione di civili tedeschi da parte del nemico per ragioni d'immagine.
Da Aviation Week intanto abbiamo un'idea più precisa della vastità delle «operazioni in Libano»: in un mese, «Israele ha colpito 7 mila bersagli, e la Marina ne ha bombardato altri 2500 lungo la costa. La forza aerea ha compiuto 15.500 missioni, due terzi per bombardamento e il resto in appoggio. Sono state effettuate circa 2 mila missioni di elicotteri, più mille operazioni di 'search and rescue' con elicotteri, e 1200 voli per traporto». (3)
Aviation Week aggiunge informazioni sull'armamento Hezbollah.
«Le truppe israeliane hanno trovato anticarro AT-5 di concezione russa e prodotti in Iran ancora nelle confezioni; Kornet-E a guida laser e Metis-M forniti dalla Siria con le istruzioni per il loro lancio. Altro materiale scoperto nel rifugi catturati comprende gli anticarro AT-4 Fagot russi, e gli italiani 'Milan', oltre a molti e avanzati apparati d'osservazione, visori notturni e telecamere controllate a distanza».
Maurizio Blondet
Note
1) La trascrizione del dialogo si trova al sito della CNN, almeno fino a quando non scomparirà http://transcripts.cnn.com/TRANSCRIPTS/0608/06/rs.01.html. (Thomas Ricks, reporter, Washington Post: «I think civilian casualties are also part of the battlefield play for both sides here. One of the things that is going on, according to some U.S. military analysts, is that Israel purposely has left pockets of Hezbollah rockets in Lebanon, because as long as they're being rocketed, they can continue to have a sort of moral equivalency in their operations in Lebanon».
2) Anche questo seguito si trova sempre su CNN, e sempre se non viene cancellato, qui http://transcripts.cnn.com/TRANSCRIPTS/0608/20/rs.06.html. Naturalmente avvisiamo di aver tratto copia cartacea di queste trascrizioni. «One other note. On Reliable Sources two weeks ago, Washington Post Pentagon reporter Tom Ricks said he'd been told by U.S. military analysts that Israel was leaving some Hezbollah rocket launchers intact because the killing of Israeli civilians provided an image of moral equivalency in the war. Post editor Len Downie, responding to a letter from former New York mayor Ed Koch, says he told Ricks he should not have made those statements. Ricks told the New York Sun that he accurately reported the comments from analysts but that, quote, 'I wish I hadn't said them, and I intend from now on to keep my mouth shut about it».
3) David Fulghum e Robert Wall, «Israel starts reexamining millitary missions and technology», Aviation Week, 20 agosto 2006.
NAZISTI
Dunque, come c'era scritto?
Ah, sì, ecco:
MARZABOTTO = GAZA =
FOSSE ARDEATINE =
LIBANO
Ecco, ora l'ho scritto anch'io.
Non solo l'ho scritto, ma lo condivido e mi sembra perfino riduttivo.
Penso che neppure i metodi e la ferocia del nazismo potessero competere con il genocidio che il sionismo porta avanti da settant'anni contro le popolazioni arabe.
Sono in grado di dimostrarlo (e del resto chiunque può farlo con una semplice ricerca su Google).
Cari senatori di Forza Italia Lucio Malan e Giorgio Stracquadanio, me la fate anche a me una bella denuncia?
E dài.
Così si parla un po' di questa faccenda e vediamo di buttare giù una volta per tutte quel tabù ripugnante per cui i GENOCIDI israeliani non si possono chiamare col loro nome ma solo "azioni difensive".
Io sono abituato a chiamare le cose con il loro nome. Faccio eccezione solo con voi due, per rispetto dei lettori e perché ho appena finito di mangiare.
P.S.: già che ci siete leggetevi pure questo articolo, che vi fate una cultura.
P.P.S.: sapete leggere, vero?
BROGLI DEL 10 APRILE
Inviato da Giuseppe Galluccio
siccome come me sembri interessato alla vicenda, nella convinzione che il Berluska ci abbia provato, ti invito a leggere la mia piccola inchiesta qui
Non mi convince affatto l’idea che i brogli possano essere stati fatti nelle urne. Se ci sono stati sono stati fatti centralmente e non per via elettronica ( non solo).
In Messico può essere successo, dato che, essendoci stato, tranne che nelle città in genere i controlli sono a dir poco superficiali.
Per fare brogli cartacei sarebbe occorso un esercito di truffatori, cosa impossibile.
In Italia c’erano 60 mila seggi circa, hai presente di quante persone ci vogliono per manipolare un milioncino di schede in giro per tutto il paese?
Non regge e gli stessi autori del Broglio non sono convinti dall’ipotesi.
Se i sondaggi avevano ragione, le sole schede bianche non bastavano per colmare il divario. Queste non sono l’8 per cento come sbandierato dia più. Ma sono nell’ordine del 3,5 %. Anche votandole tutte non ci si sarebbe riusciti.
Avrebbero dovuto votare le schede bianche e sottrarre voti ai DS ( il cui dato non torna). Hai presente il tempo e l’organizzazione che ci vuole per aprire un urna , controllare le schede una ad una, votando o annullando una parte di esse? Senza che nessuno se ne accorga?
Il libro il broglio contiene diverse inesattezze.
Non risulta assolutamente vero che nei comuni di destra le schede bianche siano crollate e nei comuni di sinistra invece no. Basta controllare i dati di Napoli e Giugliano, entrambi di Sinistra ed entrambi con un quasi azzeramento delle bianche.
Anche il dato di un comune a zero bianche in Puglia è sbagliato.
Nel libro viene chiamato San Nicola, in realtà è Sannicandro Garganico e lo 0 nelle bianche è frutto di un errore materiale, ho controllato.
Come hanno fatto ?
Leggi l’articolo al link sopra, guarda questo link: http://www.pummarulella.org/truffe_elettorali.htm
Ed il filmato: http://www.pummarulella.org/8_anni_rubati_it_big.wmv
Se poi hai notizie, felice se mi metti al corrente.
Se invece hai bisogno di dati, basta dirlo.
A quello che mi risulta, Diario uscirà in ottobre con un ‘inchiesta sulla cosa.
Ciao.
Ciao Giuseppe
Ho letto con molto interesse tutto quello che hai scritto sul tuo sito (che avevo già segnalato in alcuni post). Se ho ben capito, la tua tesi è che il broglio sarebbe stato fatto sulle schede bianche e sottraendo voti ai DS, ma non sul cartaceo, né dai computer dei seggi, bensì dal computer centrale del Viminale. E' possibile, fu il primo pensiero che ebbi la notte dell'11 aprile e non è certo una cosa che, conoscendo Pisanu, mi stupirebbe, anche se al momento siamo ancora alla fase in cui si brancola nel buio.
Mi sembra invece meno probabile la tua tesi della "partenza ritardata" dei brogli. Un gruppo di persone che aveva già, di fatto, reso totalmente "virtuali" e slegate dai risultati reali le elezioni politiche, perchè mai avrebbe dovuto rinunciare alla vittoria per una manciata di voti , quando bastava aggiungere qualcosina a casaccio (tanto, ormai...) ai risultati che arrivavano dai seggi?
La pagina del tuo sito che ho trovato più interessante è questa, dove rispondi a un lettore che suggerisce che il calo delle schede bianche possa essere stato provocato dalla "maggiore scelta" che il "ritorno al proporzionale" offriva agli elettori. Neanch'io credo a questa tesi. Nel nostro paese la scheda bianca non è un semplice accidente, ha una sua ragion d'essere, una sua tradizione e un suo "elettorato", affezionato quanto quello di qualsiasi partito. Il Partito Radicale, a suo tempo, aveva fatto della scheda bianca una bandiera, impostando sul rifiuto di esprimere preferenze intere campagne elettorali. E' veramente impensabile che una campagna elettorale così violenta e menzognera possa averle fatte diminuire, semmai sarebbe stato più logico il contrario. E in effetti, stando a quel che racconta ne Il Broglio Nando Pagnoncelli (ribattezzato Bergamelli), negli exit poll le schede bianche non solo c'erano, ma erano addirittura intorno al 7 %, dato nettamente superiore alla media storica (pag. 203 del libro).
Attendo con impazienza, come te, l'uscita del numero di Diario con la relativa inchiesta.
INTERVISTA A GIULIETTO CHIESA SULL'11 SETTEMBRE
Giulietto Chiesa non è ancora un’autorità in materia di 11 settembre (ma lo diventerà presto) e nell’intervista dice alcune cose non esattissime. In compenso è uno dei pochissimi giornalisti italiani ad aver compreso quale mostruosa messinscena sia stato l’”attacco all’America” di cinque anni fa e ad avere il coraggio di denunciarlo senza giri di parole. Tanto di cappello e speriamo che l'Europa apra gli occhi in tempo, perché si mormora che in occasione delle elezioni di medio termine americane del novembre prossimo i neocon abbiano intenzione di allestire un nuovo, apocalittico spettacolo che trascinerà il mondo nella catastrofe.
I GIACIMENTI DELLA VANVERA
La tesi secondo la quale Israele equivale al Terzo Reich per i metodi con cui tratta i nemici è un'idiozia ricorrente tanto nel conformismo arabo quanto nel pensiero della sinistra radicale.
Qui Rampoldi, anticipando al lettore la propria raffinata metodologia dialettica, esordisce con un chiaro postulato logico: “Tutti coloro che non la pensano come me, e in particolar modo gli arabi e la sinistra radicale, sono degli idioti. Gli arabi poi, se sono conformisti, sono ancora più idioti. Anch’io sono un conformista, come potete vedere dalle cose che scrivo, ma non essendo arabo, né di sinistra radicale, non sono idiota”. Trattandosi di un postulato, cioè dell’elemento base di un ragionamento, esso non necessita di dimostrazioni né approfondimenti. E’ così e basta.
Si tratta di una metodologia dialettica che approvo e condivido e che, col permesso di Rampoldi, vorrei utilizzare a mia volta. Dirò dunque, in preambolo e riservandomi il diritto di motivare o non motivare – a mia totale discrezione – quanto affermo, che anche a me le cose che Rampoldi scrive sembrano idiozie senza pari. Pure bestialità. L’unica variante che mi riservo di adottare rispetto alla sua metodologia è la seguente: quando verrà il momento – se mai verrà – di motivare questa asserzione, proverò ad usare, rispetto a lui, argomenti un po’ più solidi.
Alla confluenza tra queste due culture, l'Unione delle comunità islamiche in Italia ha pubblicato un annuncio a pagamento in cui si suggerisce che da settant'anni il sionismo massacra le popolazioni del Medio Oriente, quasi coltivasse una segreta vocazione genocida.
Sorvoliamo sulla “confluenza delle culture” dell’Islam e della sinistra radicale (Rampoldi, evidentemente, è convinto che se gli arabi sono così incazzati devono per forza essere comunisti) e andiamoci a leggere l’annuncio pubblicato dall’UCOII, tanto per sapere di cosa stiamo parlando. Si può scaricarlo qui. Come si può vedere, in tutto l’annuncio ci sono soltanto 2 righe che accennano, in modo piuttosto brutale, all’equivalenza tra Israele e nazismo: il titolo e la riga sotto la tabella. Il 99 % dell’articolo è costituito da affermazioni documentate e poco confutabili e perfino da una tabella che dà un’indicazione approssimativa dei massacri compiuti dai sionisti contro palestinesi e libanesi dal 1937 a oggi. L’elenco comprende anche massacri avvenuti prima della costituzione ufficiale dello stato d’Israele (maggio 1948) ad opera di gruppi militanti sionisti come l’Irgun Tsvai Leumi , che operarono durante il mandato britannico sulla Palestina (1931-1948).
E’ curioso che Rampoldi, dinanzi all’elenco di tanti massacri, rivolga la propria attenzione alle due sole righe che suggeriscono, col tono necessariamente grossolano della sintesi, un collegamento tra nazismo e atrocità commesse da Israele. Le atrocità reali, quelle che Israele ha indiscutibilmente commesso e continua a commettere nell’indifferenza dei molti Rampoldi del mondo, pur se elencate con acribia, pur se mostruose (basterebbero i soli massacri di Sabra e Chatila e quello più recente di Jenin a giustificare i toni usati dall’UCOII) non lo interessano minimamente. Il nazismo. Il sionismo. La sinistra radicale. Il conformismo arabo. I massimi sistemi. Questi sono gli unici argomenti che Rampoldi prende in esame per redigere i suoi articoli. Del macello quotidiano e reale compiuto da Israele contro i popoli confinanti, non gli importa una cippa. Rampoldi scrive che l’UCOII “suggerisce” che il sionismo massacra le popolazioni mediorientali da settant’anni, come se le date e le cifre della tabella fossero semplici opinioni e non atrocità fin troppo reali e documentate compiute da Israele nel corso degli anni. E’ meglio sorvolare e parlare di teoria che mettere i piedi in concreto in quel mattatoio che, grazie a Israele, è diventato il Medio Oriente.
Come ha spiegato il presidente dell'Ucoii l'annuncio nasce per reazione ai resoconti omissivi o mendaci con i quali gran parte dell'informazione italiana ha seguito la guerra del Libano. Ma se quest'accusa può essere pertinente, certo non aiuta la verità combattere tante bugie con un'enorme menzogna.
L’”enorme menzogna”, naturalmente, fa parte del postulato di cui sopra. Rampoldi non si sente obbligato a spiegare ai suoi lettori perché mai paragonare i massacri compiuti dagli Israeliani in Libano e in Palestina a quelli nazisti sia un’operazione così peregrina. E’ così perché lo dice lui. Deus vult. Con molta onestà, tuttavia, Rampoldi riconosce che il modo in cui i media italiani hanno seguito l’aggressione israeliana al Libano è stato, a dir poco, ripugnante, con il solito vezzo servile di mettere aggressori e aggrediti sullo stesso piano. Nonostante ciò, Rampoldi non si sente minimamente obbligato ad ovviare, almeno in parte, alla disinformazione dilagante dicendo un po’ di cose vere e corrette su ciò che sta davvero avvenendo in Medio Oriente. Macché. Se proprio deve scrivere un articolo lo scrive per dire quanto sono idioti gli arabi e la sinistra radicale a pensare che tra un migliaio di civili macellati come animali dai nazisti e un migliaio di civili macellati come animali dagli israeliani possa non esserci, all’esame autoptico, una sostanziale differenza. Che colpa ne ha lui se il giornalismo italiano è uno schifo? Che cos’ha da spartire, lui, con un giornalista?
L'Ucoii è un gruppo di dignitari islamici che afferma di rappresentare la maggioranza delle moschee italiane: fosse anche così darebbe voce soltanto ad una piccola frazione dell'immigrazione dai Paesi musulmani.
L’UCOII è un’associazione legalmente costituita (da comuni cittadini di religione islamica SUNNITA, non da “dignitari”) che rappresenta 122 organizzazioni musulmane sul suolo italiano e circa il 30% dei musulmani in Italia, sparsi su un’ottantina di moschee e su circa 300 luoghi di culto “privati”, cioè che non hanno ancora lo status di moschea. Rampoldi sembra sottintendere, in questo brano, che se la maggioranza dei musulmani in Italia fosse libera di parlare senza rischiare, solo per questo, l’espulsione, il carcere, il rapimento da parte dei servizi segreti o, peggio ancora, le reprimende di Rampoldi, non direbbe mai e poi mai che i massacri di Israele somigliano molto a quelli nazisti. Macchè, figuriamoci. Sono cose che solo agli arabi conformisti e alla sinistra radicale possono venire in mente.
E dunque potremmo liquidare la sua iniziativa come un'espressione di stupidità nel complesso minoritaria, anche se non solitaria in Europa (qualche anno fa perfino il Nobel Saramago ha sostenuto che la cittadina palestinese di Ramallah è la nuova Auschwitz).
E’ interessante il sollievo che Rampoldi esibisce nell’affermare che le idee dell’UCOII sono minoritarie. Il passo sembra implicare che tutto ciò che è minoritario è necessariamente anche stupido. O comunque degno di essere “liquidato”, come se le maggioranze avessero il sigillo divino della verità impresso a fuoco sulle labbra. Bene, ho fatto un piccolo sondaggio tra i miei amici e conoscenti musulmani (9 persone). Tra essi solo 2 sapevano che cosa fosse l’UCOII. Ma tutti, all’unanimità, hanno affermato di condividere il contenuto dell’annuncio anti-israeliano. Caro Rampoldi, quando gli arabi possono parlare liberamente – come fanno con me – dicono cose che gli scribacchini neanche immaginano. Tra i miei amici arabi le sue opinioni sono in netta minoranza. Si consideri liquidato.
Per quanto riguarda Saramago, lascio parlare lui, limitandomi a condividere:
“ Quello che io ho detto, e che i media non hanno riprodotto con piena fedeltà, è che a Ramallah era presente lo spirito di Auschwitz. Non sono stato l'unico a dirlo: in Israele era scoppiata un'enorme polemica sette-otto anni fa, quando un intellettuale ebreo, per giunta askhenazita, accusò l'esercito di essersi trasformato in esercito “ebraico-nazista”. Comunque, pochi giorni dopo la mia affermazione l'esercito israeliano ha invaso la striscia di Gaza e la Cisgiordania e mi ha dato ragione. Un'amica, ex-direttrice della Cineteca israeliana, mi ha detto: puoi chiamare noi israeliani come vuoi, anche fascisti, ma non pronunciare mai la parola Auschwitz. Ecco, io le ho risposto che la parola Auschwitz è diventata il muro dietro il quale gli israeliani si proteggono. Per un fenomeno di perversione linguistica hanno trasformato Auschwitz in autogiustificazione, nella parola che li assolve qualunque cosa facciano. Voglio dirlo molto seriamente: gli ebrei hanno sofferto grandi persecuzioni, anche prima dei lager, ma io non riesco a capire come questa loro sofferenza non gli abbia insegnato a non far soffrire gli altri. Coloro che hanno sofferto sono morti e l'unico modo francamente umano di rispettare coloro che sono morti sarebbe non ripetere i crimini di cui essi sono stati vittime.”
(Intervistato da Maria Serena Palieri per l’Unità del 25/02/2003)
Ma se vogliamo essere onesti dobbiamo riconoscere che l'eguaglianza tra Israele e nazismo è radicatissima nel Mediterraneo musulmano, soprattutto nel ceto medio erudito.
Veramente è discretamente diffusa anche nel ceto erudito israeliano, come spiegava Saramago nell’intervista citata. A Rampoldi è mai capitato di leggere qualche articolo di Ury Avnery (ne ho pubblicato uno sul sito qualche giorno fa)? O di Gilad Atzmon? Ha mai letto “I fiori di Galilea” di Israel Shamir? Ha mai ascoltato le voci dei refuseniks, i giovani israeliani che hanno preferito il carcere al servizio militare? Riporto un passo dell’intervista ad Atzmon citata sopra. Alla domanda se si possa paragonare Israele alla Germania nazista, Atzmon risponde:
“Se si deve fare un confronto, sono gli israeliani a vincere il campionato della ferocia, e i motivi sono ovvii. La Germania nazista era una tirannia, Israele è una democrazia guidata da un governo di centro-sinistra di unità nazionale. Ciò significa che non abbiamo nessuno strumento oggettivo per sapere quanti tedeschi approvavano i crimini nazisti (anzitutto i tedeschi non erano informati di tali crimini; secondo, non vigeva alcun sistema di sondaggio indipendente e obbiettivo nella Germania di allora); invece, gli israeliani approvano collettivamente i delitti del loro governo in Libano, e questo fatto è documentato in modo schiacciante da diversi sondaggi.”
Un equivoco così grossolano non nasce tanto da una diffusa ignoranza, senza la quale sarebbe impossibile paragonare la brutalità coloniale cui spesso ricorre l'esercito israeliano ai metodi d'un regime che realizzò il genocidio con una radicalità mai tentata nella storia umana. In realtà chi pretende che Israele sia nazista non esprime un giudizio storico, fondato su somiglianze del resto impossibili, ma un giudizio di valore per il quale lo Stato ebraico sarebbe malvagio quanto il nazismo.
Con questo ardito giro di parole, Rampoldi sta tentando di spiegare a noi ignoranti che tra la Germania del 1933 e lo stato d’Israele del 2006 esistono alcune lievi differenze. Si tratta, come chiunque può capire, di un’intuizione storicistica di straordinaria portata che senza l’ausilio di un erudito come Rampoldi nessuno di noi sarebbe stato neppure in grado di concepire. Riprendendomi dallo stordimento generato dall’assalto delle infinite prospettive interpretative che questa rivelazione mi spalanca, vorrei far presente a Rampoldi quanto segue:
il colonialismo non è ciò che caratterizza l’operato di Israele, così come il genocidio non era il fulcro del sistema nazista. Esisteva un “colonialismo” di stampo (per così dire) “israeliano” nell’operato nazista – nel senso di una progressiva occupazione e sottomissione delle nazioni europee confinanti e non – così come esiste una pulsione al genocidio, di stampo nazista, nell’agire israeliano (non saprei come altro chiamare le atrocità che avvengono quotidianamente nella striscia di Gaza). Scusate se sono brutale, ma non ho più voglia di misurare le parole. Quando parliamo di nazismo intendiamo un apparato politico-economico-militare che giustifica l’autoritarismo militare interno, il brutale espansionismo esterno e il proprio ruolo di governo sulla base di teorizzazioni di superiorità razziale.Questo è esattamente ciò che accade in Israele. Esiste un apparato politico ed economico che è integrato in quello militare, come dimostra il fatto che quasi tutti i primi ministri israeliani vengono dalla militanza negli alti ranghi di Tsahal, l’esercito di Israele. Esiste un autoritarismo militare interno – i refuseniks e i pacifisti presi a mitragliate ne sanno qualcosa – un po’ meno marcato di quello nazista, ma solo perché possiede strumenti di persuasione propagandistica più capillari e potenti (la televisione, in primis). Esiste un espansionismo verso l’esterno. Esiste, soprattutto, una teorizzazione di stampo razziale alla base di tutto questo, di cui poco si parla, ma di cui è possibile avere qualche notizia leggendo questo articolo. Avete letto? Bene. Si tenga presente che il Concilio Talmudico non rappresenta soltanto l’ideologia feroce dei coloni ebraici di Gerusalemme e della West Bank, ma anche quella di gran parte degli alti ufficiali dell’esercito israeliano, che nell’ideologia talmudica ricevono la propria formazione. Un esercito i cui capi operano nel convincimento che “non si deve esitare ad uccidere civili e bambini palestinesi” quale altro esercito vi ricorda?
Se mai un’organizzazione come l’UCOII si fosse sognata di proferire un millesimo delle bestialità sanguinarie che per “Yesha” sono il pane quotidiano, i giornali l’avrebbero distrutta, il Parlamento l’avrebbe messa fuori legge e i suoi dirigenti sarebbero stati giustamente sbattuti fuori dal paese a calci nel deretano. Perché i giornalisti come Rampoldi, che operano nell’informazione, non pensano mai ad assestare qualche poderoso calcio nel culo anche a questi schifosi rabbini nazisti? Perché Israele non pensa neppure lontanamente a metterli fuori legge?
Cito il pensiero di un ebreo intelligente, Israel Shamir, non perché io lo condivida al 100% (diciamo all’80), ma per dimostrare come siano spesso gli stessi ebrei a sentirsi infangati dalle nefandezze compiute in nome del popolo ebraico:
“Nel 1880 circa, Dostoyevsky profetizzò: se e quando gli ebrei prenderanno il potere, ci spelleranno vivi.
In Palestina, questa profezia si avvera. Non è questione di innati caratteri ebraici: un ebreo può essere buono e fare il bene, un ebreo può pentirsi, ma 'gli ebrei' no, perché questo corpo politico esiste precisamente per combattere gli indigeni, siano palestinesi o di altrove. Ideologicamente, uno Stato ebraico farà la cosa ebraica, ossia combatterà i nativi e la Chiesa, sia cristiana o islamica. 'Se gli antichi ebrei tornassero', scrisse Simone Weil, 'distruggerebbero le nostre chiese e ci massacrerebbero tutti'. 'La tradizione ebraica è occultamente etnocentrica e disumanizza gli estranei con un piacere insuperato', ha scritto Ed Herman. Nello Stato ebraico, gli ebrei antichi sono tornati, e la tradizione ebraica è diventata assoluta. Sicchè Hamas aveva ragione a non riconoscere lo Stato ebraico: un simile Stato non può diventare un vicino sopportabile. Questo Stato dev'essere smantellato, come lo fu lo Stato extraterritoriale degli 'Assassini' che un tempo controllarono il Medio Oriente”.
Non condivido l’ultimo pensiero e vorrei che la politica israeliana non stesse facendo di tutto per farmi cambiare idea.
(Gianluca Freda)
NATALE IN PALESTINA
Regala e fai regalare:
BARBIE SUICIDE BOMBER
Ora anche in versione Hezbollah.
Barbie Suicide Bomber
Che cosa vuoi fare da grande?
STRANE REINCARNAZIONI
Il fatto che il nazismo – mostro dalle mille vite – sia andato a reincarnarsi proprio negli eredi di quel popolo che appena sessant’anni fa ne fu vittima è un paradosso etico/storico che sconcerta anche me. Ma essere sconcertati ed essere ciechi sono due cose che non vanno necessariamente a braccetto.
FESTE E SAGRE
Dal 17 al 26 agosto il Comando Strategico degli Stati Uniti ha in programma l’esercitazione denominata Vigilant Guardian, che è definita come “un’esercitazione che ricostruisce un’immaginaria crisi, su scala nazionale, degli avamposti della difesa aerea”, come una “guerra aerea simulata” e “un’esercitazione di difesa aerea che simula un attacco agli Stati Uniti". La Vigilant Guardian, tanto per capirci, era la stessa “simulazione” in corso l’11 settembre del 2001. Anzi, una delle molte “simulazioni” in corso negli USA quel giorno fatidico.
Dal 24 ottobre all’8 novembre il Comando Strategico ha in programma l’esercitazione denominata Global Lightning, dove viene simulato un massiccio attacco nucleare su scala globale. L’esercitazione fa parte di una serie di simulazioni denominata Global Storm, che andrà avanti fino a dicembre.
Dal 14 al 16 agosto alle Hawaii si è tenuta un’esercitazione in cui si simulava l’esplosione di un missile nucleare da mezzo kilotone, con la morte di 10.000 persone e il passaggio di ogni autorità nelle mani dell’esercito e della FEMA (Federal Emergency Management Agency cioè: Agenzia Federale di Gestione delle Emergenze).
Ricordiamoci che l’11 settembre del 2001 il Comando Strategico aveva in corso almeno 15 esercitazioni, molte delle quali simulavano un dirottamento aereo da parte di terroristi e una immaginava un attacco nucleare contro la Russia.
Quando gli Stati Uniti programmano tutte queste esercitazioni, io comincio a sentire puzza di bruciato. E in questo caso ho come l’impressione che ciò che sta per andare arrosto siano l’Iran e la Siria. Tanto per cominciare, ovviamente. Poi chissà.
Questo documento del Comando Strategico rivela che le esercitazioni Global Storm si inseriscono nell’ambito di un piano denominato CONPLAN 8022, che prelude a un attacco nucleare immediato con bombardieri B-1 e B-52. A ciò si aggiunga il fatto che appena un anno fa l’ex agente CIA Philip Giraldi aveva dichiarato che tutti i neocon facenti capo all’ufficio di Cheney stavano richiedendo a gran voce un attacco nucleare contro l’Iran.
Se non ci saranno, nei prossimi mesi, eventi capaci di impedire questa escalation ai pazzi criminali che governano gli USA, allora temo che la III Guerra Mondiale, già in corso dall’11 settembre 2001, stia per entrare nella sua fase clou.
A CENA CON HEZBOLLAH
L’uomo dietro la scrivania fece una telefonata e annunciò che, per quella sera, avevo un appuntamento a cena con un comandante hezbollah. Mi era stata assegnata una guardia del corpo chiamata Abbas, un uomo accigliato sulla ventina. Forse c’era un problema nella traduzione, ma non riuscii a stabilire se stavo per incontrare il comandante militare o il leader spirituale. Lo chiamavano “Shaykh”, ma per gli hezbollah, gli uomini di Dio e gli uomini d’armi possono essere la stessa cosa.
Era una notte senza luna e io stavo per essere condotto giù per un sentiero che partiva dal centro di J’baa. In qualche angolo lontano era appesa una lampadina nuda, ma ogni passo in avanti era un atto di fede. Sospettavo che mi stessero facendo fare un percorso circolare per evitare che il giorno dopo potessi individuare l’edificio. Gli hezbollah erano ossessionati da segretezza e sicurezza. La nostra destinazione si rivelò essere una casa di tre piani con frammenti di luce che filtravano dalle fenditure nelle porte e nelle persiane.
Mi fecero entrare in una stanza con un grande tavolo, che si alzava solo mezzo metro dal pavimento. Sopra c’era steso un telo di plastica bianco, parecchi uomini facevano avanti e indietro, alcuni portando piatti di cibo. Intorno al tavolo potevano probabilmente inginocchiarsi o sedersi una dozzina di uomini, stringendosi, forse di più. Uno dei tubi fluorescenti che lo illuminavano lampeggiava in modo fastidioso.
Lo Shaykh Muhammad si sedette, con le gambe incrociate, a capotavola. Il suo abito nero cadeva come una piccola tenda intorno al suo corpo seduto. La sua testa barbuta era inclinata a quarantacinque gradi, come se fosse in costante contemplazione, coronata da un turbante bianco e rotondo. Era uno shaykh, un componente del clero sciita e apparentemente vicino al consiglio di governo di Hezbollah. Non riuscii mai a scoprire se era anche un capo militare.
Lo Shaykh sollevò lo sguardo mentre entravo nella stanza e Abbas mi presentò. Lui sorrise bruscamente e fece un cenno con il capo quando pronunciai il saluto islamico, “La pace sia con te”, ma non rispose. Dopo un po’ cominciammo a mangiare, un banchetto di mezzeh; c’erano tahina, salsina di sesamo e baba ghanouj, un puré di melanzane con limone e parsley. Mangiammo il tutto con del pane caldo. I pomodori e i ravanelli in Libano erano appetitosi e molto grandi, al punto spesso di far sembrare piccolo il piatto. Furono serviti anche alcuni falafel, le polpettine di piselli secchi e verdure, leggermente unti. Curiosamente, venne portato anche un piatto di patatine accompagnato da una bottiglia di ketchup.
Intorno al tavolo c’erano circa una dozzina di uomini, tutti fra i venti e i trent’anni: i più non erano rasati e presentavano ciuffi ispidi di peluria; alcuni avevano barbe lunghe e fitte. Sembravano soldati. Mangiavano rumorosamente mentre lo Shaykh sgranocchiava quello che aveva davanti senza parlare. Cercai di apparire amichevole mormorando che la cena era gustosa; “Eccellente”, gli dissi, assestandomi qualche pacca sullo stomaco. Non mostrò il minimo segno d’interesse. Mi stava studiando con attenzione da sopra la montatura marrone vecchio stile dei suoi occhiali. Più tardi scoprii che ogni membro del clero hezbollah portava esattamente gli stessi occhiali, o almeno così sembrava. Non riuscivo a capire quanti anni potesse avere; all’inizio, per via del suo titolo e dei suoi modi pacati, lo giudicai sulla cinquantina. Era un po’ sovrappeso ma sulla sua barba non c’erano tracce di grigio. In seguito venni a sapere che aveva soltanto trentacinque anni.
Quindi arrivò il kebab di montone e l’uomo seduto di fianco a me insistette a riempire oltremisura il mio piatto. Io sorrisi e mangiai senza badare troppo alle buone maniere. Poi, improvvisamente, quando avevo ancora diversi kebab nel mio piatto, Shayk Muhammad picchiò una forchetta sul tavolo e cominciò a recitare quelli che credo fossero versetti del Corano. Poi si voltò verso di me.
Ripiegò i suoi occhiali e attaccò un lungo discorso sul colonialismo inglese, la dichiarazione di Balfour (che impegnava la Gran Bretagna alla creazione di uno stato ebraico nel 1918) e il modo in cui le potenze coloniali avevano spartito le terre musulmane dopo la Prima Guerra Mondiale. Mi chiese se sapevo chi era Woodrow Wilson. Io annuii. Quindi tirò fuori un blocco per gli appunti e lanciò un’occhiata a una citazione del Presidente americano sulla diplomazia anglofrancese dopo il collasso dell’Impero Ottomano. “Fu una lotta disgustosa tra Inghilterra e Francia per mettere le mani sulle terre arabe!”, strillò, parafrasando Wilson. Ricordò anche il ruolo dell’MI6 nel rovesciamento del leader iraniano eletto, Mohammed Mosaddeq, nel 1953. L’Inghilterra aveva provocato parecchi danni in questa parte del mondo, mi venne detto.
Ascoltai attentamente e annuii, incerto su quello che avrei dovuto dire. Ero lì per negoziare la possibilità di filmare i combattenti hezbollah in prima linea e questo genere di incontri poteva essere davvero stancante, specie se non c’era nemmeno una birra o un bicchiere di vino per andare avanti. Dopo avere usato ripetutamente la parola araba Inglizi per descrivermi, pensai di interrompere il fiume in piena dichiarando che non ero inglese.
Ero nato in Galles e a tre anni ero partito per gli Stati Uniti. In Medio Oriente non parlavo mai delle mie radici americane e il fatto che lavorassi per la BBC lasciava presumere che fossi inglese. Dissi allo Shaykh che ero gallese e, in modo scherzoso, gli spiegai che anche il Galles era stato colonizzato dagli inglesi per circa cinquecento anni, un’occupazione molto più lunga di quella degli israeliani o di chiunque altro sulle terre arabe.
Lo Shaykh Muhammad rimase in silenzio per un istante. “Avete una Resistenza?”, chiese, utilizzando il termine che gli hezbollah usano per descrivere se stessi. Risposi che alcuni nazionalisti gallesi avevano bruciato le case che alcune famiglie inglesi usavano come residenze per le vacanze in Galles.
Muhammad sembrò compiaciuto ma suggerì che non era abbastanza. Poi chiese se c’era un esercito repubblicano gallese sul modello dell’IRA. “Non ancora”, risposi. “Tuttavia dovrebbe essercene uno”. Adesso la conversazione era godibile e speravo potesse aiutare i nostri rapporti per i giorni seguenti. Ma poi Muhammad prese il mio biglietto da visita, che gli avevo consegnato in precedenza. Improvvisamente mi chiese: “Ha bisogno di assistenza militare?”
Tratto da A cena con i terroristi. Incontri con gli uomini più ricercati del mondo, di Phil Rees, Nuovi Mondi Media, 2006.
FORTUNATAMENTE ABBIAMO PERSO
di Ury Avnery
(da Il Manifesto del 17 agosto 2006)
Generali incompetenti, il più inetto comandante in capo della storia, obiettivi nebulosi, avversari preparati: la disfatta dell'esercito è la prova che non esistono soluzioni militari Un esercito schierato per anni contro ragazzini che lanciano pietre, decade. Questa guerra lo conferma
Allora, che è successo all'esercito israeliano? La domanda viene ormai posta non soltanto nel mondo, ma nella stessa israele. C'è chiaramente un abisso fra le arroganti millanterie dell'esercito, in mezzo alle quali intere generazioni di israeliani sono cresciute, ed il quadro che si presenta con questa guerra.
Prima che l'intero coro di generali pronunci le sue prevedibili recriminazioni di venir accoltellati alle spalle («E' l'esercito che ci ha legato le mani! I politici non ci hanno permesso di vincere! E' tutta colpa del governo!») vale la pena di esaminare questa guerra da un punto di vista militare. I fatti parlano da soli.
Al 33mo giorno di guerra, domenica, il Partito di Dio era ancora in piedi e combattivo. E già questo è di per se incredibile: una piccola organizzazione di guerriglieri, di poche migliaia di combattenti, che tiene testa ad uno dei più potenti eserciti del mondo pronto a «polverizzarla» e che non si spezza nenache dopo un mese. E' dal 1948 che gli eserciti di Egitto, Siria e Giordania vengono ripetutamente battuti in guerre assai più brevi. Se in un match di boxe un peso-piuma lotta contro un peso massimo e al dodicesimo round è ancora in piedi, la vittoria è sua, qualunque sia punteggio finale.
Alla luce dei risultati, le capacità tattico-strategiche di Hezbollah sono state decisamente migliori delle nostre che finora sono state primitive, grezze e brutali. Hezbollah si era chiaramente preparato bene per questa guerra, mentre gli ufficiali israeliani si erano preparati per qualcosa di diverso. Per quanto riguarda i singoli combattenti, quelli di Hezbollah non sono certo inferiori ai nostri soldati, in coraggio né iniziativa.
Le principali colpe ricadono tutte sul generale Dan Halutz. Parlo di colpe, attenzione, non di responsabilità. Halutz è la prova vivente che non bastano un ego gonfiato ed un atteggiamento da bruto per creare un competente comandante in capo. Semmai, è vero l'opposto. Halutz si è guadagnato la fama (o la notorietà) quando gli chiesero cosa si provi a sganciare una bomba da una tonnellata sopra un quartiere civile e la sua risposta fu: «Un lieve sbalzo delle ali». Dopodichè aggiunse che sì, la notte ci dorme sopra molto bene. Era la stessa intervista nella quale definì me ed i miei compagni «traditori che andrebbero processati».
Allora oggi, ancora una volta, alla luce dei risultati appare quanto Dan Halutz sia il peggior comandante mai comparso negli annali dell'esercito israeliano, un ufficiale di completa incompetenza. Ultimamente ha anche cambiato la sua divisa blu dell'Aviazione in una tuta verde dell'esercito terrestre. Troppo tardi: Halutz ha cominciato questa guerra con la spacconeria di un ufficiale di aviazione, uno che credeva si potesse distruggere Hezbollah con i bombardamenti aerei, semmai supportati dall'artiglieria navale e terrestre. Credeva che distruggendo città, quartieri, strade e porti del Libano i libanesi si sarebbero ribellati e avrebbero imposto al proprio governo di disarmare Hezbollah.
Per una settimana ha ucciso e devastato finchè non è apparso lampante a tutti che con tali metodi si otteneva soltanto il contrario, che Hezbollah ne usciva rafforzato, mentre gli oppositori del Partito di Dio ne uscivano indeboliti sia in Libano che nel resto del mondo arabo, che Israele rischiava di distruggere il sostegno mondiale di cui gode.
A questo punto, Halutz non ha saputo più che fare. Per tre settimane ha continuato a mandare soldati in Libano per missioni insensate e senza speranza, senza guadagnarne niente. Neanche nelle battaglie combattute nei villaggi sul confine ci sono state vittorie significative. Quando, dopo quattro settimane, gli è stato chiesto di inoltrare al governo un qualche piano di guerra, ne ha proposto uno di una trivialità da non credere. Se il nemico fosse stato un esercito regolare, il piano sarebbe stato soltanto sbagliato: limitarsi a spingere più lontano il nemico non costituisce esattamente una grande strategia. Figuriamoci poi quando dall'altra parte c'è una guerriglia: è semplicemente stupido. Porta alla morte di numerosi soldati per nessun risultato pratico. Dopodichè ha provato ad ottenere una vittoria di consolazione, occupando spazi vuoti più lontano possibile dal confine, dopo che già l'Onu aveva chiesto di interrompere le ostilità (in quasi tutte le precedenti guerre israeliane è capitato che tale richiamo venisse inizialmente ignorato nel tentativo di acchiappare in extremis più terra possibile). Aldilà di questo confine, Hezbollah è rimasto più o meno intatto nei suoi bunker.
Comunque, il comandante generale Dan Halutz non agisce nel vuoto. Benchè goda di un gran potere, è soltanto l'apice della piramide. Questa guerra stende un'ombra oscura su tutto lo strato superiore del nostro esercito.
Più di una volta ho ripetuto che un esercito che abbia continuato ad agire per anni da forza di polizia coloniale contro la popolazione palestinese («terroristi», anche le donne e i bambini), passando il tempo ad inseguire ragazzini che lanciano pietre, non può conservarsi pienamente efficiente. Questa guerra lo conferma.
Anche i servizi segreti sono stati corrotti dalla lunga occupazione nei territori palestinesi. Si sono abituati a poter contare sulle migliaia di collaborazionisti e spie arruolati in 39 anni di torture, tangenti e estorsioni (tossicomani in cerca di droga, disperati che chiedevano un permesso per visitare la madre moribonda, ingordi che volevano la loro fetta e così via). Chiaramente non c'è stato verso di trovarsi dei collaborazionisti da Hezbollah, e senza collaborazionisti i servizi sono ormai come ciechi.
E' chiaro poi che l'intelligence, e più in generale l'esercito, non era preparato all'efficienza delle armi anticarro di Hezbollah. Incredibile a dirsi, ma stando alle cifre ufficiali sono stati colpiti più venti carri armati. Il carro Merkava è l'orgoglio del nostro esercito. Il suo creatore, il generale Israel Tal, non soltanto volle costruire il più avanzato dei tank al mondo, ma vole fornire alle proprie truppe la maggior protezione possibile. Adesso si scopre che bastano arsenali degli ultimi anni '80, facilmente reperibili e in gran quantità, a far fuori i nostri Merkava e uccidere i soldati al loro interno.
Finita questa guerra, il comandante in capo delle forze armate va rimosso ed il corpo degli ufficiali superiori va rivisto. Ma per questo occorre avere un ministro della difesa, non una marionetta del comandante in capo.
Come gente di pace, noi siamo molto interessati a un cambio di guardia all'interno dell'esercito. Prima di tutto per il suo enorme impatto nella politica visto che, come abbiamo visto, dei comandanti irresponsabili possono facilmente portare il governo ad avventure pericolose. Secondo, anche se dovessimo raggiungere la pace avremo bisogno di un esercito efficiente - almeno sinchè il lupo non giacerà presso l'agnello, come disse il profeta Isaia (e non come vorrebbe la versione israeliana: "Non c'è problema, basta metterci un agnello nuovo ogni volta").
La principale lezione di questa guerra, aldilà di qualsiasi analisi politica, rimane nelle cinque parole che abbiamo usato come primo slogan all'inizio di essa: «Non ci sono soluzioni militari!» Neanche un esercito efficiente può sconfiggere una organizzazione di guerriglieri, perché la guerriglia è un fenomeno politico. Anzi forse è vero il contrario: più forte l'esercito, più moderni gli arsenali, minori sono le possibilità di vincere il confronto. Il nosto è un conflitto politico, al nord come al centro e come al sud, e può essere risolto soltanto per vie politiche. L'esercito è il peggior strumento che si possa proporre per questo.
La guerra ci ha dimostrato che Hezbollah è un avversario forte e che qualunque soluzione politica per il nord dovrà includerlo. E poiché anche la Siria è un alleato forte, dovremo includere anch'essa. Ed anche per loro deve valere la pena di raggiungere un accordo, altrimenti non durerà. Il prezzo è la restituzione delle Alture del Golan. Quel che vale per il nord vale per il sud. L'esercito non sconfiggerà mai i palestinesi, poiché una simile vittoria è del tutto impensabile. Se vogliamo il bene dell'esercito, dobbiamo tirarlo via dal pantano. E se questo verrà compreso dalle coscienze degli israeliani, qualcosa di buono da questa guerra ne sarà venuto.
(traduzione di Annalena Di Giovanni)
GUARDA CHE LUNA!

Massimo Mazzucco e il team di www.luogocomune.net hanno preparato un filmato che spazza via ogni dubbio riguardo l’annosa questione: “siamo davvero andati sulla luna?”. Il filmato (fantastico!) che hanno realizzato e che potete vedere su Arcoiris dovrebbe bastare a convincere anche i più duri di comprendonio: lo sbarco sulla luna del 1969 e tutti quelli che seguirono furono solo una gigantesca buffonata, una delle tante messinscene con cui gli Stati Uniti d’America hanno acquisito potere e prestigio sfruttando la credulità del genere umano. Guardando questi filmati con gli occhi di oggi, abituati alle sofisticate magie della computer graphic, sembra quasi incredibile che appena una quarantina d’anni fa l’umanità intera abbia potuto bersi una truffa così maldestramente organizzata. Del resto non esiste imbroglio che non risulti perfettamente convincente se si riesce a impedire alla gente di rifletterci sopra, e il potere dei media serve appunto a questo.
Altri filmati da vedere sulla truffa lunare:
Filmato 1 (dove alcuni astronauti tradiscono penosamente i fili che li sorreggono)
Filmato 2 (Alan Bean, astronauta dell’Apollo 12, uno degli uomini che avrebbero passeggiato sulla superficie lunare, dimostra di non avere la più pallida idea di cosa siano le fasce di Van Allen!!).
Filmato 3 (Altri patetici astronauti-marionetta)
Filmato 4 (Ecco la verità!)*
*vabbè, questo qui è un falso. Ma perché, quelli di prima, secondo voi, sarebbero autentici?…
LE CAZZATE DI "REPUBBLICA"
Satira sulla Shoah a Teheran, scoppia la polemica. Ieri, nella capitale iraniana è stata aperta una mostra di vignette satiriche sull'Olocausto. Più di 1100 disegni provenienti da 60 paesi. Dure critiche da parte del Yad Vashem, il memoriale dell'Olocausto di Gerusalemme. Secondo gli organizzatori si tratta della risposta alle vignette su Maometto pubblicate mesi fa da un giornale danese.
Dunque, alcune di queste famose vignette - che fanno parte della mostra Holocust International, aperta a Teheran fino al 13 settembre, accanto alla sede dell'ambasciata dell'Autorità palestinese - potete vederle a questo indirizzo, oltre che sul sito di Repubblica a commento del trafiletto citato. Dite sinceramente: vi sembrano vignette sulla Shoah? Vi sembrano immagini che sminuiscano l'Olocausto o ne insultino le vittime?
A me sembrano pure e semplici vignette anti-israeliane, anche troppo bonarie se si considera che si riferiscono ad un paese che ha appena perduto una guerra di aggressione contro uno stato sovrano sterminando più di 1000 persone e che ancora continua quotidianamente, imperterrito, i suoi massacri nella striscia di Gaza. Se il vignettista fossi stato io, avrei fatto di molto peggio. Anzi lo faccio, pubblicando qui sopra una delle vignette più cattive.
Oddio, cattive...
Quanto cattiva deve essere una vignetta per riuscire a ferire dei mostri capaci di fare QUESTO?
UN'ITALIA SINISTRA
Per chi ancora non se ne fosse accorto, un sondaggio Ekma eseguito alla metà di luglio rivela che meno di due mesi di governo di centrosinistra (di QUESTO indecente centrosinistra) sono bastati a restituire al centrodestra il primato nelle preferenze elettorali e a Forza Italia la posizione di primo partito italiano con ben 10 punti di vantaggio sul principale partito della coalizione di governo, i DS. E stavolta sul serio, non come nelle elezioni truccate del 10 aprile. Dopo neanche due mesi di governo gli italiani, soprattutto quelli di sinistra, di questa gente già non si fidano più. Qualcuno dirà che l’istituto demoscopico che ha realizzato questo preoccupante sondaggio non è un modello di correttezza e affidabilità, come si può arguire da notizie come questa. Sarà, ma la Ekma è l’istituto che ha azzeccato meglio di ogni altro i risultati delle ultime regionali (quelle stravinte dal centrosinistra) nonché quelli delle ultime politiche (anche se non si direbbe, ma lo scarto è solo apparente e dovuto ai noti brogli).
Dico questo per sottolineare, e forse non ce n’era bisogno, che lasciar governare cinque anni questa gente tra inciuci, indulti, servilismo verso gli USA, appoggio alla pulizia etnica di Israele, sproloqui di Bertinotti (mea culpa) e arresti di immigrati eseguiti a vanvera, è il modo migliore per buttare a mare quel poco che resta della sinistra di questo paese e condannarci al berlusconismo per tutti gli anni che ci restano da vivere. Per il bene dell’Italia, bisogna tornare a nuove elezioni il prima possibile. La sinistra italiana non ha nulla da temere da nuove elezioni, a parte se stessa. Il vantaggio del centrodestra, per adesso, è di qualche decimo di punto e può ancora essere recuperato. L’alternativa sono cinque anni di governo all’insegna dell’ossequio agli interessi Mediaset e Fininvest e poi altri cinque (o cinquanta) in un paese in cui “sinistra” sarà solo un aggettivo da associare con disperazione alla repubblica che verrà.
DONNE E BUOI
L’uccisione di Hina Saleem, la povera ragazza pakistana sgozzata dal padre e seppellita in giardino perché aveva deciso di lasciare la famiglia e andare a vivere con un italiano, ha scatenato, tanto per cambiare, il solito insopportabile cicaleccio del razzismo antiislamico. A tutti coloro che attendono come avvoltoi circostanze come questa per poter straparlare a vanvera di Corano, sharia e difficoltà di integrazione, vorrei ricordare quanto segue:
1) La violenza contro le donne non è certo una caratteristica esclusiva dei paesi islamici. E’ proprio necessario citare degli esempi? Per riferirci solo ai casi più recenti potremmo citare il tentato omicidio di Brunetta Morabito o l'assassinio di Jennifer Zacconi, quest'ultima sepolta viva col bambino che aveva in grembo. Ma casi del genere, anche se non sempre occupano le prime pagine dei giornali, sono all’ordine del giorno anche in Italia. Secondo un’indagine del Consiglio d’Europa la violenza del partner è la prima causa di morte delle donne europee (sottolineo: europee) tra i 16 e i 44 anni. Per restare al nostro paese, il delitto d’onore è stato per secoli un caposaldo culturale di molte zone d’Italia. L’art. 587 del nostro codice penale prevedeva, fino a non moltissimo tempo fa, una pena fortemente attenuata per chi uccidesse la moglie, la figlia o la sorella dopo averla sorpresa nell’atto di “disonorevole” relazione carnale. L’articolo recitava:
Chiunque cagiona la morte del coniuge, della figlia o della sorella, nell'atto in cui ne scopre la illegittima relazione carnale e nello stato d'ira determinato dall'offesa recata all'onor suo o della famiglia, è punito con la reclusione da tre a sette anni. Alla stessa pena soggiace chi, nelle dette circostanze, cagiona la morte della persona che sia in illegittima relazione carnale col coniuge, con la figlia o con la sorella.
Nonostante i progressi del diritto di famiglia, questo articolo non fu mai veramente abrogato fino alla promulgazione della legge n. 442 del 5 agosto 1981. Un altro articolo del c.p., il 559, prevedeva la punizione del solo adulterio della moglie e non anche del marito e del concubinato del marito. Fu abrogato per incostituzionalità solo nel 1968, con la sentenza della Corte Costituzionale n.126 del 19 dicembre. Per quel che riguarda lo stupro, infine, vorrei far notare che fino a una ventina d’anni fa era ancora molto diffuso in Italia un atteggiamento colpevolizzante verso le vittime dello stupro (“se l’è andata a cercare”) e assolutorio verso gli stupratori (“sono ragazzi, volevano solo divertirsi”). Questo atteggiamento è ancora oggi visibile in molti ambienti di destra. Solo negli anni Settanta, grazie alla forza acquisita dal movimento femminista, iniziarono a tenersi in Europa i primi processi per stupro. Fino al 15 febbraio 1996, quando fu finalmente varata la legge n. 66, la violenza sessuale, in Italia, era ancora considerata un reato contro la morale e non contro la persona.
2) Chi tira in ballo le leggi coraniche e la sharia per spiegare l’uccisione di Hina, non sa un accidenti né di sharia né di Corano. Tanto per cominciare, la misoginia e la discriminazione della donna esistono in tutte le religioni monoteiste, non certo solo in quella musulmana. Basta dare un’occhiata a siti come questo per rendersi conto di quanto la sottomissione femminile sia un caposaldo anche di testi sacri come il Vecchio Testamento o il Talmud.
Inoltre, né il Corano né la sharia prevedono o legittimano l’uccisione di una figlia solo per l’abbandono della casa paterna. L’uccisione di Hina – come ogni barbarie di questo mondo – non ha nulla a che vedere con i sacri testi, musulmani o cristiani, ma con l’arretratezza e l’isolamento culturale che fanno da concime ad ogni atto di violenza, occidentale o orientale. Sarei pronto a scommettere che il padre di Hina non capiva nulla delle leggi coraniche, non più di quanto molti italiani capiscano dei princìpi del cristianesimo, pur riempiendosene la bocca in misura direttamente proporzionale alla loro ignoranza. Ciò che capiva era che sua figlia lo stava abbandonando, stava sfidando la sua autorità, lo stava esponendo al ridicolo di fronte al piccolo circolo tribale dei suoi familiari e conoscenti, e così ha reagito con lo strumento standard che il suo microcosmo familiare gli offriva per la risoluzione di qualsiasi problema: il coltello. Confondere l’ignoranza con il fervore religioso è una cosa che solo agli ignoranti – e i razzisti sono ignoranti per definizione – riesce così bene.
3) Si parla tanto della discriminazione delle donne islamiche, della loro costrizione culturale a coprirsi con veli e pastrani. A parte il fatto che ognuno ha il santo diritto di vestirsi come le sue tradizioni culturali gli consigliano. A parte il fatto che in diversi paesi islamici (in Iraq e Afghanistan, ad esempio) questa costrizione non esisteva prima che gli occidentali, con i loro massacri, lasciassero libere le fazioni più integraliste. Ma poi: vogliamo, per cortesia, parlare ogni tanto anche della terribile condizione delle donne occidentali, costrette a denudarsi e prostituirsi per poter lavorare? Le prestazioni sessuali che Salvatore Sottile – portavoce di Gianfranco Fini – richiedeva alle ragazze che desideravano lavorare in Rai non ci hanno insegnato nulla? E le infinite schiere di prostitute che compaiono all’imbrunire lungo i viali delle nostre strade? Personalmente la condizione della donna occidentale che si può desumere dallo sculettare delle “veline” e delle ballerine dei nostri programmi televisivi, ridotti ad una mostra permanente di tette e culi, mi fa anche più orrore dell’idea di una donna intesa come mero strumento di riproduzione. Nel nostro sistema pubblicitario mostrare poppe e deretani è ormai indispensabile per vendere qualsiasi prodotto, dal detersivo per i piatti al filo interdentale. Vogliamo, per cortesia, fare qualcosa per migliorare la condizione umiliante e miserrima delle nostre donne - e per temperare l’immagine sessuocentrica che noi maschi abbiamo della loro categoria – prima di strillare come galline all’abuso delle donne altrui?







Ultimi commenti