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GLI OLOCAUSTI VERI NON FANNO NOTIZIA

by Gianluca Freda (31/05/2007 - 20:36)



SOTTO I VOSTRI OCCHI

di Maurizio Blondet
dal sito www.effedieffe.com
 

PALESTINA - Sparano, uccidono, massacrano da giorni e da notti.
Khalil al-Haja, membro del consiglio legislativo palestinese e leader di Hamas, è salvo: ma i missili israeliani che lo avevano preso di mira nella sua casa gli hanno ucciso la moglie e i figli.
Nella devastazione missilistica, insieme a molti edifici pubblici e case private, è morto Sameh Firwana, all’apparenza uno degli organizzatori dei lanci di razzi Kassam.
Il peggio viene la notte.
Prima dell’alba, con il favore delle tenebre, mentre la gente cade nel sonno perché sono cessati i rombi degli elicotteri e le raffiche di mitragliatrice, accade che i cingolati e i soldati del glorioso Tsahal occupino villaggi e prendano gente dalle case, casa per casa.
E’ così che hanno sequestrato Nasser Addin Ash-Shaer, ministro della Pubblica Istruzione palestinese, l’ex ministro dei Lavori Pubblici Abdur-Rahman Zeidan, oltre a 33 deputati e sindaci eletti, politici e attivisti di Hamas.
Abbattono le porte a calci e portano via uomini e mariti, che spariscono nella «detenzione amministrativa», senza accuse e senza difesa.
Giorno e notte, notte e giorno.
Da settimane.
Da mesi.
Provate a immaginarvi nei loro panni.

Ascoltate quel che scrive Hiyam Noir, che abita lì.
«Nella striscia di Gaza sei fortunato se riesci a strappare pochi minuti di sonno, sonno vero e profondo, di cui hai estremo bisogno. Qui tutti soffriamo di depressione e fatichiamo a dormire, anche i bambini si svegliano e restano non riposati, spesso soffrono di insonnia cronica.
Appena ti addormenti, vieni svegliato di colpo dalle esplosioni di armi pesanti e dal cigolante, terrificante rumore di un elicottero Apache che ha superato lo spazio aerei e galleggia spaventoso sul tetto di casa tua. Ti svegli di colpo e nulla è cambiato per il meglio, ogni giorno, ogni notte, ogni mattina. Ti svegli nella stessa vita rovinata, senza una sola illusione rimasta. Di nuovo privato di coraggio e di forza, sfinito da tutta l’ansia e da tutto il disgusto che sul tuo popolo impone un alieno irrazionale, predatore, malvagio.
I sionisti israeliani stanno violando e terrorizzando ogni minuto della tua vita. Invadono e violano anche i tuoi sogni. Ti senti costantemente stanco, di una stanchezza estrema, esausto e depresso, svuotato di ogni energia mentale e fisica. Ma in ogni caso, sei programmato dalla routine; hai esperienza, personale e di lunga durata, del terrorismo israeliano, del suo modus agendi. Fatto stupefacente, torni alla vita con ancor più determinazione, senti che non ti lascerai spezzare: non abbandonerai loro ciò che possiedi e nemmeno il tuo autocontrollo».

Succede da notti e da giorni.
E negli ultimi giorni con più intensità e ferocia, perché la belva ha fretta di rubare altre terre, di ridurre i palestinesi ad una polvere di individui impazziti, così che possa dire: non c’è più un popolo con cui trattare, solo bestie ferite e suicide.
«Israele s’è arrogata il diritto di uccidere e distruggere qualunque cosa, e di prender di mira ogni palestinese, sia uomo, donna o bambino», ha detto Mustafa Barghouti, il ministro dell’Informazione palestinese.
«Israele ha raggiunto un grado d’arroganza senza precedenti quando la sua armata ha annunciato che, nelle incursioni di Gaza il sabato, ha ucciso solo tre civili palestinesi, così sottintendendo che tre innocenti civili non sono importanti. Almeno è l’ammissione da parte dell’esercito israeliano che ha commesso il crimine di uccidere civili palestinesi».

Ha chiesto, Bargouti, l’intervento della comunità internazionale per fermare i rapimenti, le devastazioni e le incursioni con «effetti collaterali» in corso.
Ha detto: queste uccisioni e devastazioni possono continuare a causa «del silenzio del mondo di fronte ai crimini commessi dagli israeliani».
Il silenzio del mondo.
Avete taciuto di fronte ai lager nazisti.
Ci ammazzavano, e voi facevate finta di non vedere.
I tedeschi normali, alla fine, si sono giustificati: non sapevamo, non potevamo immaginare.
Ipocriti!
Tutti complici di Hitler!
Tutti suoi volontari carnefici!
Oggi, oggi mentre voi siete vivi, la cosa si ripete.
Oggi tacete di fronte allo sterminio, intollerabilmente prolungato, che avviene «oggi» sotto i vostri occhi, di voi viventi in questa generazione.
Quante volte avete promesso di «vigilare»?
Quante volte avete detto «mai più»?
Quante volte avete promesso: se ritorna Hitler, stavolta, saremo pronti e ci leveremo come un sol uomo, fermeremo il genocidio?
Ebbene: il genocidio è in corso.
Sparano su povera gente chiusa in un lager, la bombardano, devastano i loro tetti, galleggiano coi loro elicotteri corazzati su un popolo che vive già in prigionia: qualcosa che nemmeno Hitler ha mai fatto.
E’ gente che non mangia abbastanza da un anno, da quando anche l’Europa ha imposto le sanzioni perché i palestinesi hanno commesso la colpa collettiva di votare Hamas.
Gente che non può raccogliere le sue arance e le sue olive; e se le raccoglie, non può venderle per campare.
Perché il lager sionista ha questo di migliorato rispetto al lager di Hitler: che il mantenimento è a carico dei prigionieri.
Non è il carcere che passa la sbobba, è il popolo detenuto che deve procurarsela a sua spese, come può.
Lo fanno apposta, per non lasciarli dormire, perché vedano i loro figli ogni giorno più denutriti: per renderli pazzi e poter dire: come si fa a trattare con dei pazzi?
Non c’ nessuno con cui negoziare.
C’è gente che chiede il vostro aiuto.
Povera gente umiliata senza fine, affamata, resa insonne.
E voi?

Voi onorate i persecutori, dite che sono loro le vittime.
Le vittime eterne, innocenti per legge e per definizione.

Lo fate come faceste con Hitler: silenzio davanti alla forza, paura di fronte all’arroganza invincibile, zitti e piegati di fronte alla menzogna.
Peggio che sotto Hitler, perché qui dite di vivere in libertà.
Vi giustificate: sono musulmani, dopotutto.
«Terroristi».
Non sono della nostra religione, non sono dei nostri, non sono uomini a pieno titolo, per difendere i cui diritti e la cui umanità valga un gesto di coraggio.
Servi e carnefici anche voi, per viltà, di quella povera gente.
Tacete pensando, come allora: lasciamoli fare, ad un certo punto si fermeranno.
Gli basterà quella terra altrui, si contenteranno.
Non vorranno mica conquistare il mondo intero.
Mentre voi tacete e non vedete, in Libano un intero campo profughi è bombardato perché, dicono, c’è dentro Fatah al-Islam, un gruppo palestinese impazzito e collegato con Al Qaeda.
Facile creare e manipolare gruppi impazziti fra gente che è stata fatta impazzire… ma intanto, quelli sono solo duecento.
E Washington ha mandato al «Libano» del collaborazionista Siniora, 280 milioni di dollari in armamenti.
Per battere 200 pazzi?
No, non può essere.
Il progetto è più vasto.
Fare anche del Libano una polvere di individui resi folli, sub-umani, e impiantare nel mezzo di quella polvere residua di carne umana la grande base militare USA.
A ridosso della Siria, la prossima vittima, il prossimo bersaglio.
No, non si fermeranno, hanno già cominciato ad avanzare.
Già davanti a loro si aprono abissi di distruzione, disgregazione di popoli interi, avvelenamenti di future generazioni da uranio impoverito, disordine, omicidi, aborti malformati.
Gli effetti del male radicale, davanti ai vostri occhi chiusi.
Credete che si fermeranno?
Un giorno toccherà anche a voi.
Sono già qui le loro quinte colonne.

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PICNIC COL CAZZONE

by Gianluca Freda (30/05/2007 - 23:29)



RACCONTATE UNA BUGIA ABBASTANZA SPESSO E PRIMA O POI QUALCUNO CI CREDERA’
di Curt Maynard
dal blog Politically Correct Apostate
Traduzione di Gianluca Freda

Stamattina sono rotolato giù dal letto e ho controllato la mail. In questo giorno speciale, un anonimo individuo mi ha inviato il seguente link che mi ha portato a un sondaggio della AOL secondo il quale la maggioranza degli americani avrebbe scelto Rudolph Giuliani e Barack Obama come i due candidati presidenziali con i quali sarebbero più felici di andare a fare un picnic.

Beh, non vi dico quanto mi sono rotolato in terra dalle risate, mi fanno ancora male i fianchi. Questo sondaggio è forse la cosa più ridicola che abbia mai letto su AOL, un servizio che supera se stesso giorno dopo giorno nel pubblicare notizie ridicole.

Immagino che secondo loro io dovrei credere che al 37% degli intervistati da AOL  piacerebbe trascorrere il Memorial Day [festa americana che si tiene nell’ultimo lunedì di maggio per commemorare i caduti di guerra, NdT] facendo un picnic con il sinistro Rudy Giuliani? Ma per favore. Un recente sondaggio della MSNBC mostra chiaramente che un’ampia maggioranza di coloro che hanno assistito alla spenta performance di Giuliani, durante il dibattito gli hanno riconosciuto soltanto il titolo di interlocutore più evasivo nel rispondere alle domande e con le risposte “più recitate”.

Non metterei in dubbio i risultati di un sondaggio in cui la maggioranza degli americani desiderasse fare un picnic con Ron Paul, ma Rudy Giuliani? Fa troppo ridere per prenderlo sul serio. L’uomo somiglia a un untuoso venditore di automobili usate, guardate le sue foto e poi ditemi se mi sbaglio. Davvero c’è qualcuno che si fida di questo tipo? All’inizio ho pensato che il sondaggio della AOL fosse uno scherzo, ma dopo accurata ispezione ho compreso che si trattava di un tipico pezzo della AOL, ingannevole e manipolatorio. Viene da chiedersi dove abbiano scelto il campione per il loro sondaggio, magari in un quartiere di ebrei ortodossi a New York?

Per quanto riguarda la maggioranza di Democratici che preferirebbe fare il picnic con Barack Obama, qui devo stare attento a non dire cose ovvie, perché gli americani odiano ascoltare la verità, odiano anche solo prenderla in considerazione; eppure non posso non menzionare il fatto che Obama, per quanto sia il negro più chiaro che i sionisti siano riusciti a reperire, è pur sempre un negro e – che piaccia o no – la maggioranza degli americani, che sono bianchi, non voterebbero mai per un negro nel segreto della cabina elettorale. Il Partito Democratico lo sa bene, il che dovrebbe spingere ogni democratico sano di mente a chiedersi: “Perché il mio partito sta appoggiando un perdente?”.

Ciò non vuol dire che Obama non sappia grondare dell’appropriata retorica, il che oggi significa semplicemente che egli appoggia attivamente Israele e non esita a dichiararlo.

Curt, ma perché non dovremmo prendere sul serio un sondaggio di AOL? Cari ragazzi, la verità è che Yahoo, AOL, Netscape e MSN non hanno interesse di nessun tipo a diffondere informazione, non sono altro che la versione internet di tabloid come il National Enquirer, con un programma filoisraeliano e filosionista. Andate su una qualsiasi delle pagine citate e passate un paio di minuti a guardare cosa vi viene propinato come “notizie”. Ad esempio oggi, 28 maggio 2007, ore 11.33 del mattino, la grande notizia di MSN per il Memorial Day è un titolo che recita “Taglio/Messinpiega”, spiegando alle donne “quanto sia importante trovare il giusto taglio di capelli per il vostro viso”. Il titolo di AOL per il Memorial Day è “Cosa sareste disposti a fare per denaro?”, “Sareste disposti ad avere un flirt con il vostro capo per fare carriera?”. Netscape non è meglio, anzi, io credo che Netscape sia in assoluto la peggior fonte di informazione esistente su internet. Penso non sia altro che il più bieco strumento di ingegneria sociale del web, controllate la homepage se non ci credete. Oggi la loro grande notizia era “Lindsay Lohan posa per un servizio sexy”. Non c’è bisogno che vi parli del resto, vero? E Yahoo, il sito più visitato del mondo, si concentra solo sulle notizie che non contano niente. Oggi il loro titolo era “Reinventare la ruota” e mostrava un breve filmato in cui due acrobati si univano in una ruota umana. Carino, ma inutile, soprattutto considerando che gli Stati Uniti si stanno dirigendo a tutto vapore verso uno Stato di Polizia guidato da un George Bush compromesso e corrotto, tenuto in pugno da un merdoso paesotto del Medio Oriente conosciuto come Israele. Svegliatevi gente, siamo nella cacca fino al collo e voi giocate ai videogames!

Tornando al summenzionato sondaggio della AOL secondo il quale la maggioranza della gente vorrebbe fare un picnic con Rudy Giuliani o Barack Obama, esso è una falsità, una menzogna totale. Non esiste un sondaggio regolare (questa è la parola chiave, “regolare”) che dimostri una cosa del genere. AOL può postare queste idiozie e chiamarle notizie perché AOL lo vuole, tutto qui. Credete che AOL pubblicherebbe una ritrattazione se si scoprisse che aveva torto? Col cavolo, si limiterebbe a ignorare la cosa e se proprio volesse levarsi dai piedi le opinioni critiche non dovrebbe fare altro che rimuoverle dal suo motore di ricerca.

Considerate ciò che AOL non dice riguardo alla sua indagine. “Il rilevamento telefonico su 1.166 persone scelte a caso è stato condotto dal 25 aprile al 1° maggio e ha un margine di errore di tre punti percentuali”. Non viene detto che questo errore percentuale si applica solo al gruppo campione su cui è stata svolta l’indagine. In altre parole, se il sondaggio è stato fatto scegliendo il campione fra gli abitanti di New York, sarà dura applicare quei risultati alla gente che vive al di fuori di quel bastione del sionismo e del pensiero liberale, cioè nel mondo reale. Si dimenticano anche di dire che il nome di Ron Paul NON è stato incluso tra le possibili scelte del sondaggio, il che lo rende ancor meno credibile.

Per farla breve, sia voi che io non possiamo più permetterci di credere a qualunque cosa i media sionisti dicano su qualsiasi argomento. I media “mainstream” non esistono allo scopo di informarvi, esistono in quanto strumento di ingegneria sociale sionista studiato per manipolare e persuadere. Spegnete la vostra televisione e venite nella blogosfera.

 

  

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STALIN, QUESTO SCONOSCIUTO...

by gianluca freda (30/05/2007 - 16:48)



Mi scrive Alberto L.:

Caro Freda, vedo fra i tuoi link preferiti quello del Partito Marxista-Leninista, che è apertamente stalinista. Hai letto per caso “Stalin, un altro punto di vista” di Ludo Martens? E’ un testo molto interessante e fuori dal coro: l’autore confuta molte calunnie rivolte contro Stalin, che ritiene essere l’autentico prosecutore dell’opera di Lenin. E’ una lettura che mi ha molto colpito. In ogni caso, mi piacerebbe conoscere in sintesi il tuo giudizio di comunista sulla figura di Stalin. Grazie e complimenti per il tuo coraggioso blog.

Ciao Alberto,
La mia simpatia per i ragazzi del PMLI deriva da ragioni umane e affettive più che da una condivisione del loro punto di vista politico. Alle manifestazioni sindacali mi rifugio sempre nel loro gruppo. Sono i più allegri e fracassoni, completamente diversi dalle moltitudini di cislini e cigiellini flagellanti che sfilano in tetro silenzio verso il palco dei comizi. Per un po’ di tempo comprai il loro giornale di partito, Il bolscevico, che comunque la si pensi sui contenuti politici resta un ottimo strumento di controinformazione. Nel periodo in cui lo compravo venne pubblicata una serie di articoli intitolati: “Stalin, la vita e l’opera”. Non posso dire che mi abbiano convinto del tutto, anche se non sarei affatto stupito se sui “crimini” di Stalin la propaganda americana avesse innestato le stesse distorsioni, esagerazioni e falsità che ho dovuto scoprire, con esponenziale sbigottimento, leggendo le pubblicazioni revisioniste sul nazismo. Purtroppo non so molto sull’argomento, anche perché per il momento al “revisionismo staliniano” mancano storici della serietà, della preparazione e della testardaggine di uno Zundel, di un Rudolf, di un Rassinier, di un Faurisson.

Comunque il libro di Ludo Martens Stalin. Un altro punto di vista può essere letto, in inglese, alla pagina http://www.plp.org/books/Stalin/book.html . Ho iniziato a dargli un’occhiata ed è in effetti molto interessante. Ne riporto qui sotto un passaggio (la traduzione è mia). Qualunque sia la verità, un po’ di opinioni fuori dal coro non possono fare male.
Ciao e grazie per la segnalazione.
 

                       *  *  *  *  *  *
 

LA COLLETTIVIZZAZIONE E L’”OLOCAUSTO UCRAINO”
di Ludo Martens
dal libro Stalin. Un altro punto di vista, prefaz. di A. Chiaia, Zambon Editore, € 19.80
 

Le menzogne relative alla collettivizzazione sono sempre state, per la borghesia, un’arma poderosa nella guerra psicologica contro l’Unione Sovietica. Qui analizzeremo lo sviluppo di una delle menzogne più note, quella del presunto olocausto perpetrato da Stalin contro il popolo ucraino. Questa bugia, brillantemente elaborata, fu creata da Hitler. Nel suo Mein Kampf del 1926 Hitler aveva già affermato che considerava l’Ucraina come parte del “lebensraum” germanico. La campagna orchestrata dai nazisti nel 1934-35 sul “genocidio” bolscevico in Ucraina servì da preparazione psicologica alla già pianificata “liberazione” dell’Ucraina. Vedremo come questa menzogna sia sopravvissuta ai suoi creatori nazisti per diventare un’arma nelle mani degli Stati Uniti. Ecco come nacque la fandonia dei “milioni di vittime” dello stalinismo.

Il 18 febbraio 1935 il gruppo Hearst iniziò a pubblicare negli Stati Uniti una serie di articoli di Thomas Walker. (Hearst era un potentissimo magnate della stampa americana e simpatizzante del nazismo). Grande viaggiatore e giornalista, Walker – si diceva – aveva girato l’Unione Sovietica in lungo e largo per diversi anni. Il 25 febbraio un titolo del Chicago American recitava: “Sei milioni di morti per la carestia in Unione Sovietica [chissà perché sempre sei milioni?, NdT]. Sequestrati i raccolti, i contadini e i loro animali muoiono di fame”. A metà della pagina un altro titolo diceva: “Un giornalista rischia la vita per scattare le fotografie che mostrano gli effetti della carestia”. E in fondo alla pagina: “Carestia… Un crimine contro l’Umanità”. (Douglas Tottle,  Fraud, Famine and Fascism: The Ukrainian Genocide Myth from Hitler  to Harvard, Toronto: Progress Books, 1987, pp. 5-6).

All’epoca, Louis Fischer lavorava a Mosca per il giornale americano The Nation. Questo scoop di un collega completamente sconosciuto lo riempì di curiosità. Fece delle ricerche e condivise le sue scoperte con i lettori del suo giornale:

“Il signor Walker, ci informano, è ``arrivato in Russia la scorsa primavera'', cioè nella primavera del 1934. Ha visto la carestia. Ha fotografato le sue vittime. Ci ha fornito racconti testimoniali e strazianti sull’infuriare della fame. Ora, che in Russia ci sia la fame è davvero una grande notizia. Chissà perché il Sig. Hearst ha aspettato dieci mesi prima di pubblicare questi articoli…

“Ho consultato le autorità sovietiche, che ricevono informazioni ufficiali da Mosca. Thomas Walker è stato in Unione Sovietica una sola volta. Ha ottenuto un visto di transito dal console sovietico a Londra il 29 settembre 1934. E’ arrivato in URSS dalla Polonia, in treno, fermandosi a Negoreloye il 12 ottobre 1934 (non nella primavera del 1934, come egli afferma). Il 13 è arrivato a Mosca. E’ rimasto a Mosca da sabato 13 a giovedì 18, poi è salito su un treno transiberiano che lo ha condotto al confine con la Manciuria il 25 ottobre 1934. […] Sarebbe stato fisicamente impossibile per il sig. Walker, nei cinque giorni tra il 13 e il 18 ottobre, coprire anche solo un terzo dei luoghi che dice di avere personalmente visitato. La mia ipotesi è che sia rimasto a Mosca il tempo necessario per ottenere dagli stranieri più esacerbati un po’ di quel “colore locale” ucraino di cui si è servito per dare ai suoi articoli la falsa verosimiglianza che possiedono”.

Fischer aveva un amico, Lindsay Parrott, anche lui americano, che era stato in Ucraina all’inizio del 1934. Egli non aveva rilevato nessuna traccia della carestia di cui parlavano i giornali di Hearst. Al contrario, nel 1933 i raccolti erano stati abbondanti. Fischer concludeva:

“Il gruppo Hearst e i nazisti stanno iniziando a lavorare di comune accordo, in modo sempre più stretto. Ma non ho fatto notare che i giornali di Hearst hanno pubblicato anche i resoconti di Parrott relativi alla prosperità nell’Ucraina Sovietica. Il sig. Parrott è corrispondente da Mosca dello stesso gruppo Hearst”. (The Nation 140 (36), 13 Marzo 1935, citato da Tottle, op. cit., p. 8).

Sotto la foto di una bambina e di un ragazzo “simile a una rana”, Walker commentava:

SPAVENTOSO – Sotto Kharkov (sic), in una tipica baracca di contadini, pavimento lurido, tetto di paglia e una panca come arredamento, c’erano una ragazza magrissima e il suo fratellino di due anni e mezzo (foto in alto). Il bambino strisciava sul pavimento come una rana e il suo povero corpicino era così devastato dalla mancanza di nutrimento da non sembrare più quello di un essere umano. (Tottle, op. cit., p. 9).

Douglas Tottle, giornalista e sindacalista canadese, trovò la stessa fotografia del bambino “simile a una rana”, datata [da Walker] primavera 1934, in una pubblicazione del 1922 relativa alla carestia di quell’anno. Un’altra foto di Walker fu identificata per essere quella di un soldato della cavalleria austriaca, di fianco a un cavallo morto, scattata durante la Prima Guerra Mondiale. (James Casey,  Daily Worker, 21 Febbraio 1935, citato da Tottle, op. cit., p. 9).

Povero Walker: il suo reportage era falso, le sue fotografie erano false, perfino il suo nome era fittizio. Il suo vero nome era Robert Green. Era fuggito da una prigione di stato del Colorado dopo aver scontato due anni di carcere su una condanna a otto anni di reclusione. Dopodichè era andato a fare il suo falso reportage in Unione Sovietica. Quando tornò negli Stati Uniti fu arrestato e ammise, di fronte al tribunale, di non aver mai messo piede in Ucraina.

Il multimilionario William Randolph Hearst incontrò Hitler alla fine dell’estate 1934 e concluse un accordo in virtù del quale la Germania si impegnava ad acquistare le notizie internazionali dalla International News Service, compagnia di proprietà di Hearst. All’epoca la stampa nazista aveva già iniziato una campagna propagandistica sulla “carestia in Ucraina”. Hearst se ne appropriò immediatamente, grazie al suo grande esploratore, Walker. (Tottle, op. cit., pp. 13, 15).

Altri articoli sulla carestia sarebbero comparsi in seguito sui giornali di Hearst. Ad esempio quando Fred Beal iniziò a scrivervi. Operaio americano condannato a vent’anni di carcere per aver partecipato a uno sciopero, questi era fuggito in Unione Sovietica nel 1930 e aveva lavorato per due anni in una fabbrica di trattori a Kharkov. Nel 1933 pubblicò un opuscolo intitolato Foreign workers in a Soviet Tractor Plant (Lavoratori stranieri in una fabbrica di trattori sovietica), in cui venivano descritti con favore gli sforzi del popolo sovietico. Alla fine del 1933 tornò negli USA, dove lo aspettavano la disoccupazione e il carcere. Nel 1934 iniziò a scrivere sulla carestia in Ucraina e all’improvviso la sua condanna venne drasticamente ridotta. Quando le sue “testimonianze” vennero pubblicate da Hearst nel 1935, J. Wolynec, un altro operaio americano che aveva lavorato per cinque anni nella stessa fabbrica a Kharkov, evidenziò le bugie che erano presenti nel testo. Benché Beal affermasse di aver ascoltato molte conversazioni, Wolynec fece notare che Beal non parlava né il russo né l’ucraino. Nel 1948 Beal offrì i propri servigi all’estrema destra, come testimone contro i comunisti, di fronte alla Commissione McCarthy. (Ibid., pp.19-21).

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IL FILIBUSTIERE DEI DUE MONDI

by Gianluca Freda (30/05/2007 - 00:04)



dal sito www.csssstrinakria.org

Cronologia moderna delle azioni mafiose

27 marzo 1848 - Nasce la Repubblica Siciliana. La Sicilia ritorna ad essere indipendente. Ruggero Settimo è capo del governo, ritorna a sventolare l'antica bandiera siciliana. Gli inglesi hanno numerosi interessi nell'Isola e consigliano al Piemonte di annettersi la Sicilia. I Savoia preparano una spedizione da affidare a Garibaldi. Cavour si oppone perchè considera quest'ultimo un avventuriero senza scrupoli (ricordano impietositi i biografi che Garibaldi ladro di cavalli, nell' America del sud, venne arrestato e gli venne tagliato l'orecchio destro. Sarà, suo malgrado, capellone a vita per nascondere la mutilazione) [Secondo altre fonti l’orecchio gli sarebbe stato staccato con un morso da una ragazza che aveva cercato di violentare all’epoca della sua carriera di pirata, stupratore e assassino in America Latina, NdT]. Il nome di Garibaldi, viene abbinato altresì al traffico di schiavi dall'Africa all'America. Rifornito di denaro inglese e dei Savoia, Garibaldi parte per la Sicilia.

11 maggio 1860 - Con la protezione delle navi inglesi Intrepid e H.M.S. Argus, Garibaldi sbarca a Marsala. Scrive il memorialista garibaldino Giuseppe Bandi: I mille vengono accolti dai marsalesi come cani in chiesa! La prima azione mafiosa è contro la cassa comunale di Marsala. Il tesoriere dei mille, Ippolito Nievo lamenta che si trovarono pochi spiccioli di rame. I siciliani allora erano meno fessi! E' interessante la nota di Garibaldi sull'arruolamento: "Francesco Crispi arruola chiunque: ladri, assassini, e criminali di ogni sorta".

15 maggio 1860 - Battaglia di Calatafimi. Passata alla storia come una grande battaglia, fu invece una modesta scaramuccia, si contarono 127 morti e 111 furono messi fuori combattimento. I Borboni con minor perdite disertano il campo. Con un esercito di 25.000 uomini e notevole artiglieria, i Borboni inviano contro Garibaldi soltanto 2.500 uomini.

E' degno di nota che il generale borbonico Landi, fu comprato dagli inglesi con titoli di credito falsi e che l'esercito borbonico ebbe l'ordine di non combattere. Le vittorie di Garibaldi sono tutte una montatura.

27 maggio 1860 - Garibaldi entra a Palermo da vincitore!...ateo, massone, mangiapreti, celebra con fasto la festa di santa Rosalia.

30 maggio 1860 - Garibaldi dà carta bianca alle bande garibaldine; i villaggi sono saccheggiati ed incendiati; i garibaldini uccidevano anche per un grappolo d'uva. Nino Bixio uccide un contadino reo di aver preso le scarpe ad un cadavere. Per incutere timore, le bande garibaldine, torturano e fucilano gli eroici siciliani.

31 maggio 1860 - Il popolo catanese scaccia per sempre i borboni. In quell'occasione brillò, per un atto di impavido coraggio, la siciliana Giuseppina Bolognani di Barcellona Pozzo di Gotto (ME). Issò sopra un carro un cannone strappato ai borboni e attese la carica avversaria; al momento opportuno, l'avversario a due passi, diede fuoco alle polveri; il nemico, decimato, si diede alla fuga disordinata. Si guadagnò il soprannome Peppa 'a cannunera (Peppa la cannoniera) e la medaglia di bronzo al valor militare.

2 giugno 1860 - Con un decreto, Garibaldi assegna le terre demaniali ai contadini; molti abboccano alla promessa. Intanto nell'Isola divampava impetuosa la rivoluzione che vedeva ancora una volta il Popolo Siciliano vittorioso. Fu lo stesso popolo che unito e compatto costrinse i borbonici alla ritirata verso Milazzo.

17 luglio 1860 - Battaglia di Milazzo. Il governo piemontese invia il Generale Medici con 21.000 uomini bene armati a bordo di 34 navi. La montatura garibaldina ha fine. I contadini siciliani si ribellano, vogliono la terra promessagli. Garibaldi, rivelandosi servo degli inglesi e degli agrari, invia loro Nino Bixio.

10 agosto 1860 - Da un bordello di Corleone, Nino Bixio ordina il massacro di stampo mafioso di Bronte. Vengono fucilati l'avvocato Nicolò Lombardo e tre contadini, tra i quali un minorato! L'Italia mostra il suo vero volto.

21 ottobre 1860 - Plebiscito di annessione della Sicilia al Piemonte. I voti si depositano in due urne: una per il "Sì" e l'altra per il "No". Intimorendo, come abitudine mafiosa, ruffiani, sbirri e garibaldini controllano come si vota. Su una popolazione di 2.400.000 abitanti, votarono solo 432.720 cittadini (il 18%). Si ebbero 432.053 "Sì" e 667 "No". Giuseppe Mazzini e Massimo D'Azeglio furono disgustati dalla modalità del plebiscito.Lo stesso ministro Eliot, ambasciatore inglese a Napoli, dovette scrivere testualmente nel rapporto al suo Governo che: "Moltissimi vogliono l'autonomia, nessuno l'annessione; ma i pochi che votano sono costretti a votare per questa". E un altro ministro inglese, Lord John Russel, mandò un dispaccio a Londra, cosí concepito: "I voti del suffragio in questi regni non hanno il minimo valore".

1861 - L'Italia impone enormi tasse e l'obbligo del servizio militare, ma per chi ha soldi e paga, niente soldato. Intanto i militari italiani, da mafiosi, compiono atrocità e massacri in tutta l'Isola. Il sarto Antonio Cappello, sordomuto, viene torturato a morte perchè ritenuto un simulatore, il suo aguzzino, il colonnello medico Restelli, riceverà la croce dei "S.S. Maurizio e Lazzaro".

Napoleone III scrive a Vittorio Emanuele: "I Borboni non commisero in cento anni, gli orrori e gli errori che hanno commesso gli agenti di Sua Maestà in un anno”.

1863 - Primi moti rivoluzionari antitaliani di pura marca indipendentista. Il governo piemontese instaura il primo stato d'assedio. Viene inviato Bolis per massacrare i patrioti siciliani. Si prepara un'altra azione mafiosa contro i Siciliani.

8 maggio 1863 - Lord Henry Lennox denuncia alla camera dei Lords le infamie italiane e ricorda che non Garibaldi ma l'Inghilterra ha fatto l'unità d'Italia.

15 agosto 1863 - Secondo stato d'assedio. Si instaura il terrore. I Siciliani si rifiutano di indossare la divisa italiana; fu una vera caccia all'uomo, le famiglie dei renitenti furono torturate, fucilate e molti furono bruciati vivi. Guidava l'operazione criminale e mafiosa il piemontese Generale Giuseppe Govone. (Nella pacifica cittadina di Alba, in piazza Savona, nell'aprile 2004 è stato inaugurato un monumento equestre a questo assassino. Ignoriamo per quali meriti.)

1866 - In Sicilia muoiono 52.990 persone a causa del colera. Ancora oggi, per tradizione orale, c'è la certezza che a spargervi il colera nell'Isola siano state persone legate al Governo italiano. Intanto tra tumulti, persecuzioni, stati d'assedio, terrore, colera ecc. la Sicilia veniva continuamente depredata e avvilita; il Governo italiano vendette perfino i beni demaniali ed ecclesiastici siciliani per un valore di 250 milioni di lire. Furono, nel frattempo, svuotate le casse della regione. Il settentrione diventava sempre più ricco, la Sicilia sempre più povera.

1868 - Giuseppe Garibaldi scrive ad Adelaide Cairoli:"Non rifarei la via del Sud, temendo di essere preso a sassate!". Nessuna delle promesse che aveva fatto al Sud (come quella del suo decreto emesso in Sicilia il 2 giugno 1860, che assegnava le terre comunali ai contadini combattenti), era stata mantenuta.

1871 - Il Governo, con un patto scellerato, fortifica la mafia con l'effettiva connivenza della polizia. Il coraggioso magistrato Diego Tajani dimostrò e smascherò questa alleanza tra mafia e polizia di stato e spiccò un mandato di cattura contro il questore di Palermo Giuseppe Albanese e mise sotto inchiesta il prefetto, l'ex garibaldino Gen. Medici. Ma il Governo italiano, con fare mafioso si schiera contro il magistrato costringendolo a dimettersi.

1892 - Si formano i "Fasci dei Lavoratori Siciliani". L'organizzazione era pacifica ed aveva gli ideali del popolo, risolvere i problemi siciliani. Chiedeva, l'organizzazione dei Fasci la partizione delle terre demaniali o incolte, la diminuzione dei tassi di consumo regionale ecc.

4 gennaio 1894 - La risposta mafiosa dello stato italiano non si fa attendere: STATO D'ASSEDIO. Francesco Crispi, presidente del Consiglio, manda in Sicilia 40.000 soldati al comando del criminale Generale Morra di Lavriano, per distruggere l'avanzata impetuosa dei Fasci. All'eroe della resistenza catanese Giuseppe De Felice vengono inflitti 18 anni di carcere; fu poi amnistiato nel 1896, ricevendo accoglienze trionfali nell'Isola.
                    

                                 *  *  *  *  *  *

Note mie:

Sono molti i paesi del mondo che dedicano vie, piazze e strade a lestofanti e assassini. Ma pochi di questi paesi hanno fatto di un pirata macellaio addirittura il proprio eroe nazionale. Il 27 luglio 1995 il giornale spagnolo El Pais, giustamente indignato per l’apologia di Garibaldi fatta dall’allora presidente Scalfaro nel corso di una visita in Spagna, così gli rispose a pag. 6:

“Il presidente d'Italia è stato nostro illustre visitante...... Disgraziatamente, in un momento della sua visita, il presidente italiano si è riferito alla presenza di Garibaldi nel Rio della Plata, in un momento molto speciale della storia delle nazioni di questa parte del mondo. E, senza animo di riaprire vecchie polemiche e aspre discussioni, diciamo al dott. Scalfaro che il suo compatriota [Garibaldi] non ha lottato per la libertà di queste nazioni come egli afferma. Piuttosto il contrario".
 

Il 13 settembre 1860, mentre l'unificazione italiana era in pieno svolgimento, il giornale torinese Piemonte riportava il seguente articolo (1):

«Le imprese di Garibaldi nelle Due Sicilie parve­ro sinora così strane che i suoi ammiratori han potuto chiamarle pro­digiose. Un pugno di giovani guidati da un audacissimo sconfigge eserciti, piglia d'assalto le città in poche settimane, si fa padrone di un reame di nove milioni di abitanti. E ciò senza navigli e senz'armi... Altro che Veni, Vedi, Vici! Non havvi Cesare che tenga a petto di Garibaldi. I miracoli però non li ha fatti lui ma il generale Nunziante e li altri ufficiali dell'esercito che, con infinito onore dell'armata napo­letana, disertarono la loro bandiera per correre sotto quella del nemi­co; i miracoli li ha fatti il Conte di Siracusa colla sua onorevolissima lettera al nipote; li ha fatti la Guardia Nazionale che, secondo il solito, voltò le armi contro il re che gliele avea date poche ore prima; li ha fatti il Gabinetto di Liborio Romano il quale, dopo aver genuflesso fino al giorno di ieri appié del trono di Francesco II, si prostra ai piedi di Garibaldi. Con questi miracoli ancor io sarei capace di far la con­quista, non dico della Sicilia e del Reame di Napoli, ma dell'universo mondo. Dunque non state a contare le prodezze di Sua Maestà Garibaldi I. Egli non è che il comodino della rivoluzione. Le società segrete che hanno le loro reti in tutto il paese delle Due Sicilie, hanno di lunga mano preparato ogni cosa per la rivoluzione. E quando fu tutto apparecchiato si chiamò Garibaldi ad eseguire i piani [...]. Se non era Garibaldi sarebbe stato Mazzini, Kossuth, Orsini o Lucio della Venaria: faceva lo stesso. Appiccare il fuoco ad una mina an­che un bimbo può farlo. Di fatto vedete che dappertutto dove giunge Garibaldi la rivoluzione è organizzata issofatto, i proclami sono belli e fatti, anzi stampati. In questo modo credo che Garibaldi può tranquil­lamente fare il giro del mondo a piantare le bandiere tricolori del Piemonte. Dopo Napoli Roma, dopo Roma Venezia, dopo Venezia la Dalmazia, dopo la Dalmazia l'Austria, caduta l'Austria il mondo è di Garibaldi, cioé del Piemonte! Oh che cuccagna! Torino capitale del­l'Europa, anzi dell'orbe terracqueo. E noi torinesi padroni del mondo!».
 

(1) Tratto dal libro: Contro Garibaldi – Appunti per demolire il mito di un nemico del sud di Gennaro De Crescenzo (grazie al blog di Rocco Biondi).

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SUDDITI

by Gianluca Freda (29/05/2007 - 21:26)



di Massimo Fini
tratto da www.massimofini.it  
Uscito su "Il gazzettino" del 26/05/2007
 

Secondo sondaggi del sociologo Renato Manheimer il 70% degli italiani non ha fiducia nel Governo. Il che è normale (piove, governo ladro). Ma la stessa percentuale non ha fiducia nel Parlamento, cioè nel complesso dei partiti, compreso il proprio. L'80% ritiene che gli uomini politici siano "interessati ai voti dei cittadini e non alle loro opinioni, che abbiano in mente soprattutto l'esigenza di essere rieletti e non i problemi della gente ".

Le reazioni sono diffidenza, disgusto, rabbia e noia, soprattutto noia. È indubbiamente disarmante veder sfilare per anni in Parlamento e in quel suo sostituto che è la Tv sempre le stesse facce, di politici, di conduttori, di giornalisti compiacenti (il presidente del Consiglio, Romano Prodi, è un ex boiardo di Stato, attivo nella Prima Repubblica, di 68 anni, il leader del l'opposizione ne ha 71 e fu il principale sodale di Craxi, il Presidente della Repubblica è un ex comunista di 80 anni in politica da sempre, il più "giovane" Mastella lo è da un quarto di secolo, Giuliano Amato pure, eccetera).

Tuttavia la sfiducia dei cittadini non riguarda la politica in sè e nemmeno nei suoi esponenti a differenza di quanto accadde nei primi anni Novanta. È una sfiducia molto più profonda e grave. È una sfiducia nella democrazia rappresentativa in quanto tale che coinvolge, con gradazioni diverse, tutto il mondo occidentale. Sia pur lentamente e faticosamente i cittadini stanno capendo che la democrazia rappresentativa non è la democrazia, è una truffa, un imbroglio molto ben congegnato o, se vogliamo esprimerci nel linguaggio più tecnico del giusrista liberale Hans Kelsen, una serie di fictio iurjs, di finzioni giuridiche. È un sistema di minoranze organizzate, di oligarchie, politiche ed economiche strettamente intrecciate fra loro, che, autotutelandosi, schiacciano e soffocano l'uomo libero, che non vuole assoggettarsi a questi umilianti infeudamenti, l'individuo singolo di cui il pensiero liberale voleva valorizzare capacità, meriti, potenzialità, che sarebbe il cittadino ideale di una democrazia, se esistesse davvero, e che invece ne diventa la vittima designata.

Del resto, senza tanti discorsi, lo vediamo tutti, lo sentiamo tutti, che non contiamo niente. Non siamo che sudditi. Di queste aristocrazie mascherate che però a differenza di quelle storiche non ne hanno gli obblighi ma solo i privilegi (in primis quello di non lavorare). L'uomo politico democratico non ha alcuna qualità specifica, prepolitica, la sua legittimazione è data semplicemente, e tautologicamente, dal meccanismo che lo ha espresso. È un uomo senza qualità. La sua sola qualità è di non averne alcuna. Ogni cinque anni costoro vengono a chiederci col cappello in mano il voto, per essere legittimati e a noi non resta che scegliere da quale oligarchia preferiamo essere calpestati. Ma dai e ridai, elezione dopo elezione, questo edificio truffaldino mostra tutte le sue crepe e la gente ci crede sempre meno. È il tema che ho sviluppato in "Sudditi. Manifesto contro la democrazia" molto prima che D'Alema scoprisse l'acqua calda. Ma c'è di più.

Destra e sinistra, le classiche categorie politiche nate con la Modernità, sono vecchie di due secoli e non sono più in grado di comprendere le esigenze più profonde del l'uomo contemporaneo. Che non sono economiche. Come dimostrano gli stessi sondaggi dove il 96% degli imprenditori si dice fiducioso sul futuro del l'economia. Sono esigenze esistenziali. Il disagio acutissimo è provocato proprio da un sistema economico, da un infernale meccanismo, produzione-consumo, che, come un bolide impazzito aumenta costantemente i propri giri, pretende sempre di più da noi e ha finito per sottomettere l'uomo alle sue esigenze. La democrazia rappresentativa non è che l'involucro legittimante di questo meccanismo. E cadrà, credo presto, con esso. Perchè noi, sempre più stressati dalla sua feroce inutilità, non lo tollereremo più o, in ogni caso, perchè un sistema che si basa sulle crescite esponenziali, che esistono solo in matematica ma non in natura, è fatalmente destinato a implodere. Noi non attendiamo la caduta di Prodi o, domani, di Berlusconi, o di chi per lui, perchè niente, come si è visto, cambierebbe dal punto di vista sostanziale. Attendiamo, con speranza, il crollo del meccanismo economico-tecnologico che ci sta stritolando. Tutti.


 

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IL RITORNO DELLA GRANDE CULTURA

by Gianluca Freda (28/05/2007 - 16:13)



E’ uscito! Aliberti editore ha dato alle stampe il bestseller dell’anno: La mia vita è come un blog, inimitabile compendio ragionato di sei anni di discussioni, litigate, sfoghi, incazzature, blaterazioni, faide sanguinose e cazzeggi vari sul blog di Claudio Sabelli Fioretti.  La mirabile crestomazia include – oltre ad un fiume in piena di sapidi interventi del titolare del blog – numerosi articoli delle migliori firme del giornalismo italiano: Alessandro Ceratti, Gianluca Freda, Pier Franco Schiavone, Lina Arena, Gianluca Freda, Michele Lo Chirco, Barbara Melotti, Michelangelo Moggia, Gianluca Freda, Franco Vota (Antonio, per gli amici), Isabella Guarini, Alessandro Robecchi, Gianluca Freda, Paola Altrui, Giorgio Goldoni, Silvia Palombi, Claudio Urbani, Gianluca Freda, Primo Casalini, Pino Granata, Vittorio Grondona e moltissimi altri, compreso l’inimitabile Gianluca Freda. In allegato, il libro Ciao Welby contenente tutti gli interventi sul blog del rimpianto Piergiorgio Welby, con una prefazione di Mina Welby.

Correte in libreria e non spingete. Ce n’è per tutti. Il negozio dove l’ho comprato io, per la soddisfazione di averne venduto almeno una copia, mi ha pure regalato uno splendido romanzo rosa di Carolina Invernizio! Sono momenti commoventi, che si ricordano.

Prenotatelo subito, ché qui si fa la storia!

 

La mia vita è come un blog
Aliberti editore
pp. 288+144, euro 19,00   

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INVADERS

by Gianluca Freda (28/05/2007 - 03:23)



ALIENI A BABILONIA

di Layla Anwar
dal blog irakeno arabwomanblues.blogspot.com
Traduzione di Gianluca Freda
 

Oggi mi ha chiamato una mia cara amica. Sembrava un po’ agitata al telefono.

- Hai sentito la notizia? L’ho appena vista su Arabiya TV.

- Ancora? Chi è morto stavolta?

- La Turchia minaccia di entrare nell’Iraq del Nord e farla finita con i “ribelli curdi”. Pare che oggi alcuni soldati turchi siano stati uccisi.

- Vuoi dire dal PPK, o PKK o KKK, o quel che è?

- Sì, un’altra di quelle storie del pipì/cacà.

- C’è qualcuno che non è ancora entrato in Iraq?

- Che mi venga in mente, no.

- Vediamo, ci sono gli americani, gli iraniani, gli israeliani, gli australiani, i neozelandesi, i danesi, i britannici, gli europei dell’ovest, gli europei dell’est, i sudafricani, i coreani, i giapponesi, i cinesi, i siriani, i sauditi…

- Già, e oggi ho sentito che è arrivata anche un sacco di gente dall’America Latina. Venezuelani, ecuadoregni, boliviani, cileni, messicani, argentini, brasiliani…

(A proposito, la nazionale di calcio irakena ha appena assunto un allenatore brasiliano, probabilmente con grave sdegno del piccolo Muqtada, che aggrotta la fronte sul football che “porta lo sport alla degenerazione”. Grande notizia, no? Gli irakeni non possono più camminare per strada, però, ehi, ora possono giocare un calcio di prima classe!)

- Latino-americani? Per fare cosa?

- Ricostruzione.

- Ricostruzione? Dove? Quando? Hai visto della ricostruzione da qualche parte?

- Macché, finora no.

- Mi chiedo cosa ne pensa Chavez.

- E’ un casino… ora pure i turchi si aggiungono alla lista. Gli unici che non sono ancora arrivati sono gli alieni extraterrestri. Sai, un po’ di marziani verdi…

- Magari arriveranno presto, sai.

- Sì, tutto è possibile in Iraq.

- Credi che anche loro verranno per la ricostruzione?

- Non so, bisognerebbe chiedere alla NASA…
 

Pare che l’Eldorado irakeno non abbia perduto il suo charme né le sue attrattive.
Tutte queste nazioni venute per “ricostruire”…
Alcune lo fanno mungendo la povera vacca irakena fino a ridurla pelle e ossa, altri attraverso la mera eliminazione.
Cioè, è normale che se si vuole ricostruire un paese bisogna prima eliminare il suo popolo e ricominciare daccapo, no?
Ripristinare la verginità del paese per edificare migliori e più robuste fortezze.
Un Iraq nuovo di zecca con una popolazione nuova di zecca. Un completo lifting di Babele.
Sapete, come quei tizi che si vedono nei reality show americani. Ricostruiti, abbelliti, rifatti… resi irriconoscibili.

E una volta che la mucca irakena sarà stata munta, questi fantastici alieni della Zona Verde si limiteranno a spostarsi verso nuovi e più fiorenti pascoli… Hanno compiuto la loro missione. Hanno ricostruito la Torre di Babele.
Improvvisamente sento un ronzìo nella testa. Come un segnale radar… Forse i marziani stanno tentando di stabilire un contatto prima di atterrare…
Chissà, qualunque cosa è possibile nel Nuovo Iraq. Il ronzìo diventa più forte…
Meglio che scappi prima di essere rapita da questi “omuncoli”.
Ma restate sintonizzati per il prossimo episodio di Babele. E che la Forza Verde ($$$) sia con voi!   

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CARTA SPRECATA

by Gianluca Freda (27/05/2007 - 04:52)



 

La Repubblica e l'Unità mentono spudoratamente sul Venezuela
dal blog di Gennaro Carotenuto
 

mercoledì 23 maggio 2007 

COCHABAMBA - Mi arrivano eco dall'Italia, qui a Cochabamba (Bolivia), dove sto partecipando al "V incontro mondiale di intellettuali e artisti in difesa dell'umanità" e potrei anticipare le cose dette da Evo Morales stamattina, o la ricchezza del dibattito, o la forza  e la ricchezza comunicativa dei comunicatori boliviani (Evo ha un'approvazione del 66%in crescita ma nei media ha l'80% contro). Infatti, amici di GennaroCarotenuto.it mi inviano i pezzi di Repubblica e l'Unità sul non rinnovo della concessione di RCTV in Venezuela. E alle balle bisogna rispondere con le notizie. Ci sarà tempo per parlare di cose serie. Vediamo:

La Repubblica mente:

Rctv, [...] è considerata troppo critica dal presidente, che l'accusa anche di aver simpatizzato con il colpo di stato che cinque anni fa l'aveva spodestato per due giorni.

Amor di verità obbliga a rispondere:

RCTV non è accusata "da Chávez" di aver simpatizzato, ha organizzato il golpe. E' molto facile verificare, ci sono le registrazioni, ma Repubblica preferisce mentire e non fa il suo dovere, semplicemente non verificando. E' evidente l'intenzionalità di trasformare fatti storici noti in un "punto di vista".

La Repubblica mente:

Così, dopo la manifestazione di sabato scorso che aveva raccolto l'adesione di migliaia di partecipanti e attirato l'attenzione internazionale, oggi il corteo è sfilato davanti alle sedi alle sedi in Venezuela dell'Unione europea (Ue) e della Organizzazione degli Stati americani (Osa) e il movimento di protesta ha ricevuto la solidarietà di associazioni di difesa della libertà di stampa di tutto il mondo.

Amor di verità obbliga a rispondere:

Tanto la UE come l'Organizzazione degli Stati Americani ha affermato che è un fatto interno venezuelano e che il governo venezuelano è nel suo pieno diritto nel non rinnovare la concessione.

La Repubblica mente:

Secondo un sondaggio dell'istituto Datanalisis il 70% dei venezuelani disapprova l'oscuramento di Rctv.

Amor di verità obbliga a rispondere:

Il sondaggio è stato commissionato da RCTV e palesemente falso. Secondo la legge italiana, La Repubblica sarebbe obbligata a dire chi commissiona i sondaggi, ma lo evita. Contro Chávez la legge non vale.

La Repubblica mente:

La decisione di non rinnovare la concessione, infatti, avrebbe come effetto quello di limitare alla sola Globovision il panorama audiovisivo nazionale anti-governativo. Con l'aggravante che Globovision è un canale che si vede solo nella capitale.

Amor di verità obbliga a rispondere:

E' la balla più clamorosa. I grandi canali commerciali dell'opposizione che trasmettono in tutto il Venezuela sono quattro. RCTV, Globovision, Venevision e Televen. Inoltre in ogni stato ci sono canali locali dell'opposizione. Repubblica, in totale malafede cancella due canali nazionali e tutti i locali.

Molto simile è il pezzo dell'Unità, probabilmente preso dalle stesse fonti, tutte dell'opposizione. Né l'Unitàla Repubblica ricordano che RCTV non viene chiusa, ma trasferita sul cavo e sul satellite. Entrambe fanno credere che sia una decisione illegale di Hugo Chávez. Soprattutto né l'Unità La Repubblica citano il punto di vista venezuelano, il ricchissimo dibattito sulla responsabilità sociale dei media, il fiorire di centinaia di media indipendenti nel paese, né il fatto che non esiste solo la libertà di stampa ma anche il diritto costituzionale a essere informati in forma non inquinata.

Questo cronista era a Caracas ed è andato e ha raccontato in questo sito la marcia dell'opposizione. Né La Repubblical'Unità erano presenti. Hanno fatto male il loro lavoro, mancando ad ogni dovere etico verso i loro lettori. Questi, è ora che si sveglino e si facciano sentire. BASTA BUGIE SULL'AMERICA LATINA!

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DALLA TERRA ALLA LUNA

by Gianluca Freda (26/05/2007 - 06:12)



Scrive il simpatico Alessandro Ceratti sul blog di Claudio Sabelli Fioretti:

La nostra società, nel lodevole tentativo di garantire la massima libertà di espressione, si trova poi in forte difficoltà dinnanzi a coloro che sostengono delle incredibili stronzate. Il problema della libertà che diventa abuso non è certo nuovo, ma per quanto riguarda l'incapacità della nostra società di mettere definitivamente da parte le tesi assolutamente inconsistenti siamo arrivati a dei livelli allarmanti. Freda sul nostro blog periodicamente ci affligge con le sue tesi negazioniste dell'Olocausto, con la teoria del complotto delle Twin Tower e con la negazione delle veridicità dello sbarco dell'uomo sulla luna. Leggo sul corriere di oggi che i creazionisti americani sono  sempre più numerosi e aggressivi. Noi italiani abbiamo dovuto sopportare e patire pesantissime conseguenze in seguito alla teoria del complotto dei giudici contro Berlusconi. In tutti questi casi delle evidenze piuttosto abbaglianti ci avrebbero dovuto aiutare a considerare simili tesi per quello che sono: delle boiate pazzesche; e invece ci troviamo a parlarne sempre più spesso ed anzi, l'ultima boiata citata è forse quella più universalmente riconosciuta in Italia. Io vi domando, quali provvedimenti occorre prendere?

                                                                                        *   *   *

Questa sì che è una calunnia bella e buona. Io sostenere che l’uomo non abbia mai messo piede sulla luna? Ma al contrario, gentile Ceratti. Sono anzi convintissimo – e l’ho detto molte volte – che a partire da quel fatidico giorno del 1969 la luna abbia iniziato a essere densamente popolata di esseri umani. Oggi l’80% della nostra specie vive lassù, in quel felice satellite oltre le nuvole, alcuni in piccoli appartamenti di periferia, altri in lussuose dimore dalle mirabili rifiniture. E a nessuno, proprio a nessuno, manca il necessario per la sopravvivenza in quel luogo inospitale: un apparecchio televisivo e qualche giornale di regime.

A giudicare dal suo post, lei deve avere acquistato una villa di almeno trenta stanze, con piscina coperta, idromassaggio e sauna interna in pieno Mare Tranquillitatis. Infatti, solo in un luogo così felicemente lontano dalle brutture del nostro pianeta è possibile scrivere una frase come “la nostra società, nel lodevole tentativo di garantire la massima libertà di espressione…”. Qui sulla vecchia Terra le cose vanno un po’ diversamente. Il livello di libertà di espressione garantito dalla nostra lodevole società lo abbiamo visto in occasione della visita di un anziano professore francese (un certo Faurisson, che lei vivendo lassù non può aver sentito nominare) ad una Università italiana: linciaggio preventivo a mezzo stampa, boicottaggio da parte delle autorità locali, chiusura dell’ateneo in cui l’arzillo cattedratico avrebbe dovuto parlare, squadracce di giudei picchiatori fatti venire da Roma a completare l’opera, poliziotti che allontanano gli aggrediti e lasciano liberi gli aggressori, il tutto tra gli urrà e le felicitazioni del nostro lodevolissimo governo.

Lei si chiede, con comprensibile preoccupazione, “quali provvedimenti occorre prendere” contro chi si ostina ad “affliggerla” con tesi che lei si guarda bene non dico dall’esaminare nel dettaglio, ma anche solo dall’approfondire con media diligenza. Risposta: nessun provvedimento. Come vede, sono tutti già stati presi. Può dormire tranquillo. Può continuare serenamente a rispondere con tonnellate di chiacchiere a studiosi che si sforzano da anni di raccogliere dati, documenti, testimonianze, cifre e a ritenere che le sue chiacchiere siano degne di essere poste sullo stesso piano. I malvagi eversori che vorrebbero costringerla a ragionare e a informarsi prima di aprire il becco su questioni di cui non sa niente sono già stati neutralizzati. La sua casetta selenita è al sicuro da chi avrebbe voluto smantellarla con la rude violenza dei fatti. Almeno per il momento.

Purtroppo, un grosso pericolo incombe sulla futura stabilità della sua dimora lunare. Questo pericolo si chiama internet. Si tratta di un sistema di diffusione e scambio delle informazioni che abbiamo sviluppato da poco qui sulla Terra. Per adesso ci limitiamo ad utilizzarlo per chiacchierare a distanza e scambiarci musica digitale, ma in futuro esso potrebbe rappresentare un pericolo mortale per la vostra società extraterrestre. Esso, infatti, si sta rapidamente sostituendo alle strutture che sono indispensabili alla vostra sopravvivenza lassù, cioè a TV e giornali. Gli edifici dell’immaginario imposti monodirezionalmente da questi vostri apparecchi sono in via di rapida obsolescenza e stanno per essere sostituiti da un sistema in cui i mattoni dell’informazione non vengono forniti da un potere centrale, ma raccolti da una pluralità di fonti, confrontati, verificati. In futuro, per sostenere che una cosa è una “stronzata”, potrebbe non essere più sufficiente limitarsi ad affermarlo, come lei fa oggi, contando sull’appoggio dei lapidatori mediatici e degli squadristi giudei. Bisognerà dimostrarlo. Occorreranno argomenti. Si dovrà studiare. Questa rischia di essere la fine della vostra felice comunità lunare, a meno che non prendiate rapidi provvedimenti. Mi dia retta: internet va distrutto o le conseguenze, per voi, saranno catastrofiche.

Una volta scomparsa l’autorità dei media che oggi garantiscono la vostra pigra sopravvivenza lassù, sarete perduti. Inizierete a chiedervi se sia possibile che un grattacielo crolli spontaneamente su se stesso in meno di nove secondi senza che i piani inferiori offrano la minima resistenza alla caduta di quelli superiori. Inizierete a pensare che se gli unici studi mai compiuti sulle camere a gas naziste sono stati eseguiti da storici “negazionisti”, è probabile che costoro siano più informati sull’argomento rispetto a chi ne afferma la realtà storica senza aver mai compiuto la minima ricerca. Potreste scoprire che se il creazionismo è una cazzata, anche le teorie di Darwin fanno più acqua di uno scolapasta sfondato. Potreste voler provare a salire su un trabiccolo come questo per vedere se è davvero possibile utilizzarlo per andare e venire dal vostro quartiere. Potreste perfino iniziare a realizzare che, se Berlusconi è e resta un farabutto, forse la “teoria del complotto” dei giudici non è poi così campata in aria; e che la società italiana ha sì subìto (e continua a subire) “pesantissime conseguenze”, ma a partire dal momento in cui una classe politica, marcia e corrotta finché si vuole, ma con un suo grado di autonomia e indipendenza, è stata spazzata via e sostituita da un potere economico centrale globale altrettanto marcio e corrotto, ma per di più del tutto inconsapevole e incurante delle problematiche locali.   

Tutte queste cose le so perché fino a non molti anni fa vivevo anch’io nel vostro quartiere, e guardate oggi internet come mi ha ridotto. Questa presa di coscienza va evitata a costo della vita. Internet deve essere fermato, se volete continuare a vivere in Tranquillità nel vostro Mare di cartapesta. Lei, Ceratti, deve impedire che “la libertà divenga abuso” e l’unico modo per farlo è eliminare la libertà, lasciando che l’abuso prevalga. Non c’è altro sistema. Deve farlo, ora. Sarà un piccolo passo per un uomo, ma un balzo gigantesco per le televendite. Armi la sua mano di abbaglianti evidenze e che Dio sia con lei.     

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OLOCAUSTI DEL TEMPO CHE FU

by Gianluca Freda (24/05/2007 - 01:14)




Le immagini qui sopra pongono a confronto le due targhe poste nel campo di concentramento di Auschwitz a commemorazione del “genocidio” ebraico. La prima, quella in alto, poteva essere osservata dai visitatori fino al 1990. Parla di “quattro milioni di persone che soffrirono e morirono” in quel luogo. Nella seconda, quella visibile oggi, la cifra dei sofferenti e deceduti è stata ridotta a “un milione e mezzo di persone”. Nell’arco di una mattinata, giusto il tempo di dare una passata  di cementite al muro e incastonarci dentro il cupo memoriale, due milioni e mezzo di ebrei svanirono nel nulla. Poco meno della metà dei presunti sei milioni di ebrei uccisi nell’olocausto, non furono vittime dei nazisti e del loro micidiale Zyklon B antipulci, bensì di ignoti scalpellini e dei loro bulini di sterminio di massa.

Che la cifra di sei milioni di morti non abbia nulla di scientifico e sia poco più che una boutade fondata su miti e leggende popolari dovrebbe già essere evidente da questa spensierata altalena di cifre. Si cancellano milioni di morti in un mattino come se le pagine della storia fossero i fogli della contabilità di un’azienda poco cristallina che riceve, a sorpresa, una visita della Guardia di Finanza. Del resto sui morti di Auschwitz sono state date le cifre più fantasiose. Erano nove milioni nella propaganda postbellica francese di film come “Notte e Nebbia” di Resnais; furono ribassati a 4 milioni dal tribunale di Norimberga; ulteriormente ridotti a 1,5 milioni dagli scalpellini del 1990; infine saldati al ribasso in 800.000 defunti dalle ricerche di storici (NON negazionisti) come Jean-Claude Pressac. Più seriamente, gli storici revisionisti come Faurisson ipotizzano un numero di vittime compreso tra le 100.000 e le 150.000 unità, dovuto in gran parte all’epidemia di tifo.

E’ comprensibile l’attaccamento della comunità ebraica a queste cifre così improbabili. Esse sono utili allo Stato d’Israele per proseguire indisturbato i propri genocidi, ben sapendo che nessuno oserà mai paragonare le cifre delle loro atrocità a quelle naziste, rese, grazie ad un po’ di fantasia e all’aiuto dei media, impossibili da eguagliare. Né oserà mai contestare il diritto degli ebrei a “difendersi” con i missili dai “nuovi olocausti” che le micidiali pietre lanciate dai bambini palestinesi potrebbero scatenare contro il popolo eletto. Incidentalmente, queste cifre così robuste sono anche redditizie. La Germania, infatti, paga risarcimenti vitalizi a tutti i “sopravvissuti dell’olocausto” e alla loro prole. Più alte sono le cifre dei defunti e degli scampati, più cospicui saranno gli introiti della comunità ebraica. Sono pochi, oggi, gli ebrei israeliani che non si dicano “sopravvissuti” o figli di sopravvissuti dell’olocausto, anche se in un campo di concentramento né loro né i loro genitori hanno mai messo piede. E’ notizia recente che anche i nipoti dei “sopravvissuti” hanno iniziato a chiedere la loro parte. Stimati psicologi, infatti, hanno attestato le turbe e le difficoltà relazionali della terza generazione di scampati alla shoah. Costoro sono giovanotti di venti-trent’anni che riescono male negli studi, non hanno successo con le ragazze (o i ragazzi), non si sentono realizzati dal lavoro. La colpa, ovviamente, è tutta dei malvagi nazisti che imprigionarono i loro nonni e bisnonni, scatenando le turbe psichiche dei discendenti. Con questo espediente la Germania dovrà continuare a finanziare la comunità ebraica anche dopo che l’ultimo degli scampati alla “soluzione finale” sarà morto di vecchiaia. E’ dunque vitale che defunti e scampati continuino a essere il maggior numero possibile.

E’ verosimile che a introdurre nell’immaginario collettivo del dopoguerra la fantasiosa cifra di sei milioni di morti ebrei siano stati gli agghiaccianti volantini antitedeschi dell’ebreo sovietico Ilya Ehrenburg, di cui ho già parlato in questo articolo. Quello però che molti non sanno è che la tendenza all’esagerazione dei fatti e alla diffusione di cifre fantasiose è una costante della storia e della cultura ebraica. Si prenda ad esempio questo articolo di Martin H. Glynn, ex governatore ebreo dello stato di New York, intitolato The Crucifixion of Jews Must stop!, scritto nel 1919 e pubblicato il 31 ottobre di quell’anno sulla rivista The American Hebrew (p. 582). QUI si può trovare una trascrizione dell’articolo e QUI una scannerizzazione ingrandita della pagina della rivista.

 


 

Hitler, all’epoca in cui l’articolo fu scritto, era un illustre sconosciuto, eppure la cifra cabalistica di “sei milioni” di ebrei, presentati come vittime delle conseguenze della guerra (la Prima Guerra Mondiale, in questo caso), fa già capolino più volte nel testo di Glynn. Leggiamo, ad esempio:

“Da oltre l’oceano, sei milioni di uomini e donne ci chiedono aiuto e ottocentomila bambini invocano pane”.

“In essi risiedono le illimitate possibilità di progresso della razza umana, come è naturale risiedano in sei milioni di esseri umani”

“…quando sei milioni di esseri umani vengono spinti verso la fossa da un fato crudele e inarrestabile, etc”

Sei milioni di uomini e donne stanno morendo per mancanza del necessario alla sopravvivenza…”.

“A causa di questa guerra per la Democrazia [già allora le guerre americane erano per la democrazia, anzi, per la Democrazia, NdT] sei milioni di uomini e donne ebree muoiono di fame al di là dell’oceano”.


Ancora prima, nel 1902, nella 10ª edizione dell’Enciclopedia Britannica, p. 482, alla voce “antisemitismo” si poteva leggere,: “Mentre vi sono in Russia e Romania sei milioni di ebrei che vengono sistematicamente umiliati…”.


                                              (clicca sull'immagine per ingrandire)

La passione ebraica per l’esagerazione degli eventi e delle cifre è riscontrabile negli stessi testi sacri. Nel 115-117 d.c. la rivolta degli ebrei contro Roma, che stando a Dione Cassio avrebbe prodotto molte centinaia di migliaia di morti tra le popolazioni della Cirenaica, dell’Egitto e di Cipro, fu sedata dai greci di Alessandria, che usarono senz’altro la mano MOLTO pesante contro la minoranza ebraica. Nonostante ciò, le cifre riportate dal Talmud appaiono risibili. Si legge che vennero uccise “sessanta miriadi su sessanta miriadi di ebrei, due volte quelli che erano usciti dall’Egitto”. Anche ammesso che si parli di un’addizione e non di una moltiplicazione, la cifra degli ebrei uccisi dagli alessandrini sarebbe dunque di 1.200.000 persone, mentre si stima che l’intera popolazione alessandrina dell’epoca spaziasse da un minimo di 500.000 ad un massimo di 1.000.000 di persone.


 

Altra rivolta ebraica dell’antichità fu quella di Palestina del 132-135 d.c., all’epoca dell’imperatore Adriano. La capeggiava il feroce Shimon Bar-Kokhba, che negli anni della rivolta istituì un vero e proprio stato ebraico del quale si proclamò prima re e poi Messia. Nell’estate del 135 Bar-Kokhba, incalzato dai romani, si rifugiò con un esercito di circa 50.000 uomini nella città di Bathar (l’attuale Bittir) alla quale i romani posero l’assedio. La città cadde nell’agosto di quell’anno e Bar-Kokhba venne ucciso nel corso della battaglia. Il Talmud racconta che l’esercito di Bar-Kokhba era di 200.000 uomini (il quadruplo delle stime degli storici). Bar-Kokhba, da vero eroe epico, è descritto nell’atto di affrontare i romani con soprannaturale potenza, fermando coi propri ginocchi i balisti che i romani lanciavano con le catapulte e respingendoli al mittente. Il numero di ebrei uccisi nell’assedio, secondo il Talmud, sarebbe stato di 4 miliardi di persone, pari all’intera popolazione mondiale di una trentina d’anni fa. Più prudentemente, il Midrash Rabbah, uno dei testi dell’esegesi talmudica, contiene la cifra entro il più accettabile limite di 800 milioni di morti, pari alla popolazione di appena un paio di continenti dell’epoca. Pare che anche i cazzari dell’antichità avessero i loro scalpellini. Racconta il Talmud che il sangue degli ebrei uccisi formò un fiume che attraversò quattro miglia di territorio, trascinando con sé valanghe di detriti prima di gettarsi nel mare.Un po’ come i geyser di sangue ebreo, che alcuni nazisti “spintaneamente” confessarono di aver visto eruttare dal sottosuolo di Auschwitz.

Naturalmente anche i bambini ebrei vennero uccisi a frotte: avvolti nelle loro pergamene scolastiche e bruciati vivi (in mancanza di forni crematori, ci si doveva arrangiare). Tuttavia la letteratura talmudica non concorda sulle cifre dell’infanticidio. Si va da un massimo di 64 milioni ad un più ragionevole minimo di 150.000 infanti, pari all’attuale intera popolazione scolastica della città di Washington. Dopo quasi duemila anni, gli ebrei non hanno ancora imparato che dopo averla sparata grossa è opportuno non contraddirsi a vicenda. Auschwitz insegna.

Qualche interessante amenità: racconta il Talmud che i cadaveri degli ebrei uccisi vennero utilizzati per costruire una palizzata a protezione della vigna dell’imperatore Adriano, vigna che avrebbe avuto l’ampiezza di 18 miglia quadrate. Il sangue versato dagli ebrei e raccolto dal fiume di cui sopra, fu utilizzato per fertilizzare le vigne dei romani per sette anni.

All’epoca dell’imperatore Adriano la colla e il sapone, a differenza del fertilizzante, non godevano ancora di un largo impiego industriale. Un peccato, perché il parallelismo avrebbe potuto farsi anche più evidente e interessante.  

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FAURISSON SUL PROCESSO ZUNDEL

by Gianluca Freda (23/05/2007 - 17:27)

Ancora un filmato in cui Robert Faurisson parla della sua esperienza di testimone della difesa al primo processo contro Ernst Zundel, tenutosi in Canada nel 1985. La prima parte di questo filmato è stata pubblicata e tradotta QUI.

 

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LA BUFALA DELLE CAMERE A GAS

by Gianluca Freda (22/05/2007 - 15:49)



Facendo le veci dell’Università italiana, offro a Robert Faurisson lo spazio che il rettore Mattioli e il ministro Mussi gli hanno negato e traduco qui in italiano un suo articolo uscito sul Journal of Historical Review nel 1993.  

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Faurisson contro Pressac

Articolo di Robert Faurisson apparso nel 1993 sul Journal of Historical Review
traduzione di Gianluca Freda
 

Nel 1989 il farmacista francese Jean-Claude Pressac pubblicò in lingua inglese un robusto volume ingannevolmente intitolato Auschwitz: Tecnica e Funzionamento delle Camere a Gas. Nella mia recensione a questo libro (pubblicata sui numeri della primavera e dell’estate 1991 del Journal of Historical Review) feci notare che esso conteneva centinaia di dettagli relativi ai campi [di concentramento] in sé, agli edifici destinati alla cremazione, ai forni, alle epidemie di tifo, alle camere di disinfestazione (funzionanti con lo Zyklon B o con altre sostanze) e perfino molti dettagli sulla vita privata dell’autore.

Niente sulle camere a gas

Ma come feci allora notare, non c’era nulla in questo libro di 564 pagine che riguardasse le presunte esecuzioni nelle camere a gas, tranne ciò che Pressac stesso chiamava, anziché “prove”, “inizi di prova” o “tracce del crimine”. La montagna aveva partorito un topolino e, oltretutto, quel topolino era revisionista, essendo revisioniste molte delle affermazioni fatte da Pressac.

La mia sfida senza risposta

Fin dal 1978 ho continuato a ribadire la mia sfida:

Fatemi vedere o disegnatemi una camera a gas nazista! Smettete di darmi parole. Smettete di farmi vedere un edificio, una porta, un muro e, qualche volta, capelli o scarpe. Ho bisogno di un’immagine completa di uno di questi fantastici mattatoi chimici. Mi serve una rappresentazione fisica dell’arma straordinaria di un crimine senza precedenti. Se avete il coraggio di dire che ciò che si mostra ai turisti in certi campi è, o è stata, una camera a gas, venite qui a dirmelo…

Questa sfida non ha mai avuto risposta. A Washington, DC, il memoriale dell’”Olocausto” fa vedere ai visitatori la porta di qualcosa che Pressac stesso, nel suo libro del 1989 (pp. 555-557), descrive come una camera di disinfestazione a gas con scopi non-omicidi a Majdanek. Nel 1989 Pressac non rispose alla mia sfida. Lo ha forse fatto adesso col suo nuovo libro Les Crématoires d'Auschwitz: La machinerie du meurtre de masse ("I Crematori di Auschwitz: Il Meccanismo dello Sterminio di Massa")? La risposta è: assolutamente no.

Una sola (falsa) prova

Il nuovo libro di Pressac, in sostanza, non è altro che un riassunto del suo lavoro in lingua inglese del 1989. Dei 60 documenti che egli cita, nessuno ha davvero a che vedere con le camere a gas, tranne uno, che Pressac definisce come prova (non più di una) dell’esistenza ad Auschwitz di una camera a gas destinata alle esecuzioni. Si tratta di una semplice lettera, una lettera commerciale, senza alcuna menzione di segretezza, della ditta tedesca Topf and Sons diretta all’ufficio costruzioni ("Bauleitung") di Auschwitz. Essa è relativa alla richiesta di rilevatori di acido cianidrico (HCN) per uno dei crematori. Il fabbricante che firma la lettera dice di aver tentato invano di procurarsi, da 5 aziende diverse, i dieci rilevatori di gas richiesti e che, nel caso dovesse riuscire ad ottenerli, lo farà sapere all’ufficio costruzioni. Pressac sostiene che i rilevatori di HCN sono inutili in un crematorio, a meno che, e sarebbe questo il caso, esso non venga utilizzato come camera a gas per le esecuzioni.

Questa conclusione è inammissibile. Lo Zyklon B (che è essenzialmente HCN) è un agente di disinfestazione usato in molti paesi del mondo fin dal 1922. Ad Auschwitz era usato massicciamente per la disinfezione dei fabbricati infetti, soprattutto per combattere l’epidemia di tifo. Gli obitori dei crematori erano pieni di cadaveri infetti. Questi luoghi avevano bisogno di essere disinfettati di frequente. Nel 1980, pubblicai un documento tedesco (classificato dagli ufficiali alleati come documento di Norimberga NI-9912) riguardante i procedimenti di disinfezione con lo Zyklon B: la parola usata per “disinfestazione” era Vergasung (“gasazione”) e la parola usata per “rilevatori di gas” era Gasrestnachweisgerät. Si trattava di una procedura piuttosto comune. Ad Auschwitz il gas velenoso era utilizzato per uccidere i pidocchi, non le persone.

800.000 morti?

In un celebre film del 1955, "Nuit et Brouillard" [di Alain Resnais, in italiano “Notte e nebbia”, NdT], che fu proiettato in tutte le scuole francesi (e in molte scuole degli Stati Uniti) si affermava che il numero di morti ad Auschwitz era di nove milioni di persone. Il Tribunale di Norimberga stabilì che era stato di quattro milioni (Doc. USSR-008). Sulla lapide commemorativa di Auschwitz-Birkenau la cifra riportata era sempre di quattro milioni, ma nel 1990 fu ridimensionata [oggi è di 1,5 milioni, NdT]. Nel suo libro in inglese del 1989, Pressac scriveva (p. 553) che era tra il milione e il milione e mezzo. Oggi, nel 1993, il suo nuovo libro in francese parla di 775.000 morti, arrotondati a 800.000 (fra questi, egli ribadisce, vi sarebbero 630.000 ebrei morti nelle camere a gas). La cifra reale dei decessi ad Auschwitz tra il 1939 e il 1945 è probabilmente più prossima alle 150.000 persone, in gran parte a causa di epidemie, inedia e fatica.

Lanzmann incensato 

Claude Lanzmann, regista del film sull’olocausto Shoah, viene incensato da Pressac. Lanzmann afferma che i contenuti di questo nuovo libro di Pressac sono già “terribilmente noti”, eccetto per il documento sui rilevatori di gas, il quale, aggiunge, non convincerà di certo i revisionisti. Afferma anche che il revisionismo è una catastrofe, tanto nel senso comune della parola quanto nel senso filosofico, vale a dire, di cambio di un’epoca. Egli pensa che Pressac sia di fatto un revisionista che utilizza il materiale e gli argomenti concreti di un Faurisson (vedi Le Nouvel Observateur, 30 settembre).

La perizia di un esperto

Pressac infatti è un artista della truffa. Questo ho dimostrato nella mia recensione del 1991 e questo dimostrerò in una recensione che apparirà in uno dei prossimi numeri del Journal of Historical Review. Ma il valore del libro di Pressac sta nel fatto che i credenti dell’”Olocausto”, perlomeno in Francia, accettano finalmente che questo “Olocausto” venga trattato come materia di discussione storica e scientifica. Dobbiamo solo prenderli in parola e dire:

“Okay! Iniziamo dal principio. Ci serve la perizia di un esperto sull’arma del delitto. Se pensate che la relazione forense di Frank Leuchter non sia attendibile – e neanche quelle di Germar Rudolf, Walter Lüftl e dell’Istituto di Ricerca Forense di Cracovia (perché questo viene sempre taciuto?) – la soluzione è ovvia: scegliete voi un esperto o nominate una commissione internazionale che serva a questo scopo. In questo modo dovrete rispondere alla mia sfida: sarete costretti a mostrarci o a disegnarci una camera a gas nazista”.
 

(Di Faurisson vedi anche l’intervista: Camere a gas: mito o realtà?, pubblicata QUI dal sito www.vho.org ).    

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LA CONFERENZA STAMPA DI FAURISSON A TERAMO

by Gianluca Freda (21/05/2007 - 16:49)



Alcuni lettori “comunisti” (ma anche imbecilli: pare che il comunismo non rappresenti una garanzia contro la degenerazione sinaptica) mi scrivono che dovrei vergognarmi a sostenere le posizioni di Robert Faurisson, approvate e difese a spada tratta da formazioni di estrema destra come la Fiamma Tricolore. Miei cari imbecilli, la vergogna è tutta vostra. Vostra e di giornali come “L’Unità” – che ha montato contro Faurisson e il Prof. Moffa che lo aveva invitato a Teramo una campagna di stampa criminale mirante a seminare odio ideologico e incitare al linciaggio preventivo – per aver permesso che a difendere la libertà d’informazione e di ricerca in Italia restassero solo i fascisti della Fiamma. Nonché per aver plaudito all’aggressione squadrista contro il professore francese, mostrando a tutta l’Italia l’ipocrisia che sta dietro la vostra retorica antifascista. Ora tutti sanno che per voi esistono due tipi di fascismo, uno buono e uno cattivo. Quello buono è quello praticato da voi. Sulle affermazioni secondo le quali Faurisson non avrebbe le “competenze scientifiche adeguate” per parlare in un’Università non è nemmeno necessario dilungarsi. Faurisson studia questa materia dagli anni ’60, ci ha scritto decine di articoli e di saggi ed è su di essa assai più competente non solo di voi, ma di qualsiasi professore che abbia ricevuto la propria formazione nelle Università italiane, delle quali abbiamo avuto modo di constatare, proprio in questa occasione, l’apertura culturale e la passione per il confronto accademico. Faurisson in ogni suo intervento porta dati, documenti, un’esperienza più che trentennale svolta indagando di persona nei luoghi del cosiddetto “olocausto”. Voi e i professori che vi spalleggiano che cosa avete, a parte le vostre chiacchiere, i vostri anatemi, i vostri insulti, la vostra nobile violenza squadrista “antifascista”?   




 

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IL NUOVO FASCISMO EBRAICO

by Gianluca Freda (21/05/2007 - 13:38)



C’è uno squadrismo kosher

di Maurizio Blondet
da www.effedieffe.com

Una quantità di lettori mi subissa di mail sui fatti di Teramo, dove Faurisson, come prevedibile, è stato aggredito e non ha potuto parlare.

Che devo dirvi?

Personalmente non entro nelle questioni del revisionismo olocaustico. Anzitutto perché non sono uno storico, ma un giornalista: mi occupo di attualità, e questa fornisce abbondanti esempi di atrocità contemporanee, opera di USA e di Israele, già abbastanza difficili da documentare. Ma soprattutto, perché quella olocaustica è la sola religione pubblica e obbligatoria rimasta. La sola, ormai, che non ammetta agnostici e scettici.

Discutere sui lager e sui numeri è discutere dei dogmi: intoccabili, difesi da leggi penali e presidiati dalle soi-disant istituzioni del nostro Stato. Basta ricordare le pronunce del presidente Napolitano e di Giuliano David Amato, ministro dell’Interno. Sfidare questo interdetto porta al risultato visto a Teramo: la negazione di quella che un tempo si chiamava «l’agibilità politica».

Chi vuole sfidare quella verità ufficiale si trova pestato da energumeni - e questa è in sé una sconfitta, subìre quel livello infimo dello scontro - e ciò solo come inizio di più gravi persecuzioni.

Tutto ciò è, nella condizione servile in cui viviamo, inevitabile. La polizia presente lascia fare i picchiatori, e ferma invece gli aggrediti: ovvio.

Riccardo Pacifici, capo riconosciuto della squadra bastonatrice, impartisce ordini: «A Mussi [il ministro dell’università] faccio una domanda: può Moffa continuare a insegnare?».

Naturalmente sarà obbedito.

Questa condizione per cui uno Stato (più o meno) legale  non solo non contrasta squadre private di violenti, ma obbedisce alle loro ingiunzioni, dove la polizia assiste alla illegalità e vi si piega ossequiosa, dove la massime cariche dello Stato accettano e approvano questa violenza, è esattamente la condizione descritta dagli storici «ufficiali» per i fatti del 1922, come azioni di squadrismo che prelusero  all’instaurazione del fascismo.

Il fascismo, si sa, è ufficialmente il male assoluto, deplorato dalla sinistra tutta antifascista senza falle. Ma se lo praticano dei giudei, lo squadrismo diventa kosher.

La tracotanza attribuita storicamente ai fascisti è una costante del molliccio signor Pacifici. Nel 2005, quando Il Foglio organizzò un’adunata contro l’Iran davanti all’ambasciata di Teheran, il Pacifici intimò: «Gli ebrei italiani verificheranno chi parteciperà e chi no e questi ultimi saranno considerati nemici non solo di Israele ma anche degli ebrei italiani». Un altro della squadra, il vice-gauleiter Victor Majar, sibilò: «Chi non ci sarà dovrà spiegarne le ragioni». (1)

Intimidazione e tracotanza, e liste di non-presenti, dunque «nemici», aggiornate per futuri pestaggi. Al presidente Napolitano, che dice di essere antifascista ed ha la sua bella età, questo dovrebbe ricordare qualcosa. Forse se lo ricorderà fra cinquant’anni, come ha fatto ammettendo di aver sbagliato sulla rivoluzione ungherese.

Pacifici dice di aver organizzato lo squadrismo kosher per «autodifesa» della «comunità» orribilmente minacciata, come tutti sappiamo, dai cattivissimi italiani. Ovviamente la sua idea di autodifesa è alquanto vasta: il capo-squadra ha affermato che Israele ha aggredito il Libano, bombardandolo per un mese, per autodifesa. Non risulta che Mussi (antifascista anche lui, perbacco) abbia eccepito.

Così è la sinistra che piace agli ebrei: quella pronta a denunciare lo squadrismo di 70 anni fa (se torna siamo pronti coi nostri petti) ma zitta sullo squadrismo presente e impunito, anzi impunibile.

Per loro informazione - perchè non possano dire, come i tedeschi di allora, «non sapevamo» - diremo che le squadre di manganellatori per Giuda esistono in tutta Europa, dappertutto ugualmente esentate dall’osservanza alle leggi.

In Francia si chiamano Betar, dal nome del primo gruppo d’aggressione fondato nel 1923 da Vladimir Jabotinsky, il sionista adoratore di Hitler, la cui legione ebraica sfilò con le camicie nere a Roma sotto lo sguardo di Mussolini. Il vecchio legame è saldissimo: non solo Pacifici è intimo amico di Kippà Fini, ma la convergenza si rivelò alla luce del sole nel mitico ‘68: contro le sinistre extraparlamentari che manifestavano per i palestinesi, i baldi giovinotti dell’ebraismo romano si associarono per difendere gli argomenti (diciamo così) di Israele con Giulio Caradonna, deputato del MSI (e membro della P2, caro Mussi) e gestore di squadre di picchiatori, spesso anche a pagamento, per conto della direzione nazionale del MSI: squadre miste neofascisti-ebrei ricevettero così le prime nozioni  pratiche di guerriglia di piazza e di azioni di manganello.

Questo primo nucleo fu poi rafforzato da entusiasti del rabbino Meyr Kahane, il fanatico suprematista giudeo-americano, che formarono la Lega Ebraica di Difesa. Tutt’ora attiva, mi dicono, anche se non usa più alcun nome. Quel che conta, del resto, sono i fatti.

La fede indefettibile e la ferrea disciplina: ogni membro della comunità, oltre a pagare la decima, deve impegnarsi due giorni al mese nel «servizio militare di difesa cittadina»; l’individuo che volesse esimersi dai turni deve presentare al Gauleiter il certificato medico.

Gruppi composti da quattro-cinque persone, su grossi SUV, pattugliano 24 ore al giorno i quartieri a forte densità ebraica, alla caccia di qualche dissennato che osi tratteggiare scritte «antisemite» su qualche muro; il fatto è rarissimo come si può capire, ma la presenza dei vigilantes è invece continua, intimidatoria, e benedetta dalle autorità (se vogliamo chiamarle così) italiote dell’Italia antifascista come una «polizia» della comunità. Il dottor Giuliano Amato, ministro dell’Interno, è al corrente e approva.

Ma provino a formare gruppi di autodifesa del genere i musulmani, e allora lo sentirete ordinare la repressione nel nome della «legalità».

Ma il dato preoccupante è che gli squadristi ebrei hanno tutti, mi risulta, il porto d’armi. E inoltre, due volte l’anno, vanno per una settimana in Israele dove ricevono addestramento militare. Del resto, in caso di guerra sionista, vengono richiamati come normali riservisti della patria israeliana (uno di loro è rimasto ucciso nei Territori Occupati, mentre faceva l’eroe). Militare volontari in un esercito straniero è vietato dalle leggi italiane: ma sono leggi che valgono solo per i goym. Per la razza dominante, invece, è kosher. Praticano intensamente una sorta di lotta, detta Krav Maga, elaborata nell’esercito israeliano per i suoi commandos.

Leggo da alcune note tecniche: «Se altre arti marziali tradizionali, soprattutto di matrice orientale, tendono ad associare oltre all’insegnamento delle tecniche un sistema filosofico e spirituale, il Krav Maga risponde a criteri di tipo militare quali l’efficacia e la rapidità con cui si arriva al risultato desiderato, che è la neutralizzazione dell’avversario. Dove spesso molte arti marziali (tra le quali anche quelle da cui il Krav Maga ha attinto, come Judo, Ju-Jitsu, kung fu, ecc...) prediligono una impostazione attendista che lascia all’avversario la prima mossa, il Krav Maga punta a una rapida neutralizzazione dell’avversario prima che questi possa diventare una minaccia, con un mix di colpi a mano aperta diretti a punti sensibili come naso e gola, calci e ginocchiate tipici della Thai Boxe. Questa impostazione, adatta ad ambienti ad alto rischio come i teatri operativi mediorientali, potrebbe essere fonte di problemi in situazioni di vita quotidiana: infatti l’approccio aggressivo e anticipatorio potrebbero portare a complicazioni di natura penale. […] Puntando soprattutto a zone del corpo (genitali, carotide, occhi, etc.), ritenute normalmente intoccabili per altri sport di contatto, il Krav Maga difficilmente può essere praticato in forma sportiva».

E’ il meno che si possa dire.

Il Krav Maga è un’attività letale militare, lo sappia o no il dottor Amato, che costoro praticano con totale impunità. Nel 1992, a Pesaro, con questa attività professionale ferirono seriamente una decina di persone. Con quest’arte marziale le mani diventano paragonabili a revolver. Anche se le pistole non mancano a questi squadristi: nel 1994 a Roma, i picchiatori kosher aggredirono la sede del Movimento Politico (un gruppo di destra extraparlamentare) in via Domodossola: furono notati gli aggressori armati di spranghe coperti da individui che puntavano le armi da fuoco sui «nemici».

Tre di questi individui vennero fermati da una volante: l’auto della polizia fu circondata e distrutta professionalmente, e i tre liberati. Ovviamente, nessun provvedimento venne preso contro gli aggressori dalle cosiddette forze dell’ordine. In compenso, il Movimento Politico fu disciolto per legge e la sua sede sigillata.

Numerose le imprese degli squadristi di Sion, impossibile raccontarle tutte. Aggressioni alla federazione romana di Rifondazione Comunista (che tace e acconsente), con tanto di blocco stradale; e gli automobilisti che protestavano, scientificamente pestati a sangue. Tutto documentato con foto e video: ma né la magistratura né la polizia antifascista si sono mai occupate né di far cessare l’azione né di indagare sui criminali. Ci fu in quei giorni anche il pestaggio di Agnoletto, il capo dei no global, che mangiava ignaro in un ristorante protetto dalla vigilanza squadrista: e il giorno dopo, a Livorno, un no-global di nome Casarini fu aggredito da 40 questi prodi con spranghe e caschi.

Sono gli stessi prodi che hanno modificato la sentenza al primo processo Priebke nel modo che forse ricorderete: sequestrarono militarmente i giudici, gli avvocati e l’imputato nell’aula del tribunale militare italiota, finchè il ministro della Giustizia, tale Flick - un leone - intervenne per far cambiare la sentenza nel senso voluto dagli squadristi. Da allora, una quantità di altri pestaggi alla spicciolata, con colpi di spranga alla testa di vari malcapitati della destra extraparlamentare. Sprangate kosher e, per Amato e i magistrati, del tutto legali.

Questa è la situazione, cari lettori.

Siamo soggetti ai picchiatori di una potenza straniera, a cui il nostro Stato si riconosce subordinato e obbediente. Siamo soggetti, in quanto critici di Israele, alla ritorsioni di questi gruppi addestrati per uccidere. E non si tratta di un fatto casuale o marginale. Pacifici è il vice-presidente della comunità ebraica. La quale, invece di isolarlo, lo sceglie come suo portavoce. Dunque approva ed è responsabile in blocco dei delitti compiuti da costoro. Perché sono delitti e reati, anche se non c’è nell’Italia asservita il coraggio di denunciarli come tali.

Note
1) Massimo Fini, «Le liste sono sempre pericolose», 4 novembre 2005. Ecco il testo, dove Fini identifica come fascismo i comportamenti del Pacifici: «Io sono un antisemita. Non sono stato infatti alla fiaccolata organizzata dal Foglio di Giuliano Ferrara davanti all’ambasciata dell’Iran per protestare contro le affermazioni del presidente di quel Paese, Ahmadinejad: ‘L’entità sionista deve essere cancellata dalle mappe del mondo’. Il portavoce della comunità  ebraica romana, Riccardo Pacifici, ci ha infatti ammonito: ‘Gli ebrei italiani verificheranno chi parteciperà e chi no e questi ultimi saranno  considerati nemici non solo di Israele ma anche degli  ebrei italiani’. E un altro esponente degli ebrei  romani, Victor Majar, ha aggiunto: ‘Chi non lo farà dovrà spiegarne le ragioni’. Io non ci sono andato, a quella fiaccolata, non perché non potevo ma perché non ho voluto, e non ho alcuna  intenzione di spiegarne le ragioni ai signori Pacifici e Majar. Sono quindi un nemico di Israele, un nemico degli ebrei italiani, un antisemita, un razzista. Ci dicano i signori Pacifici e Majar quale stella e di che colore, ci dovremo appuntare sul petto noi che non andiamo alla fiaccolata di Ferrara, perché tutti possano vedere, ictu oculi, che siamo degli infami. Siamo alle liste di proscrizione. Eppure nessuno  meglio degli ebrei dovrebbe sapere quanto odiose e pericolose esse siano. Possibile che i signori Pacifici e Majar non si rendano conto che con le loro discriminazioni esprimono, almeno concettualmente, la  stessa intolleranza contro la quale ci chiamano a protestare?

Inoltre proprio gli ebrei non ci hanno sempre chiesto, giustamente, di non confondere Israele con le comunità ebraiche, nazionali e internazionali? Israele è uno  Stato, la comunità ebraica sparsa nel mondo è un’altra  cosa. Israele è uno Stato che, come Stato, può compiere azioni buone o cattive, che io posso criticare o elogiare senza che ciò si rifletta sul mio vicino di casa ebreo. Israele è uno Stato che, come ogni altro Stato (come poniamo, l’Afghanistan, l’Iran, la Corea del Nord) può ricevere minacce contro le quali io posso essere solidale senza per questo dover essere solidale con la comunità ebraica romana o con Giuliano Ferrara.

Confondere Israele e la comunità ebraica internazionale - e ce lo hanno insegnato proprio gli ebrei - è un concetto razzista. Perché razzismo è proprio attribuire delle responsabilità a un membro di una comunità etnica, religiosa, per il solo fatto di appartenere a quella comunità (uccidere un bambino ebreo o palestinese o malgascio solo perché ebreo  palestinese o malgascio)».

 

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ATTENTI AL CONTO CORRENTE!!

by Gianluca Freda (20/05/2007 - 14:06)


Caro Bersani ci hai veramente aiutato
di Avv. Domenico Di Pasquale
tratto da www.etleboro.com
 

È da qualche tempo ormai, che il ministro Bersani ci ha abituato all’idea che il suo decreto e le sue cosiddette “liberalizzazioni”, siano necessarie e indispensabili alla realizzazione di un rilancio economico e sociale del nostro paese. Citando quanto riportato dal decreto, si apprende quanto al ministro stia a cuore lo sviluppo, la crescita, la promozione della concorrenza e della competitività. Basta quindi, con la disoccupazione, con l’inefficienza dei servizi, con lo scarso rendimento della produttività, ma, soprattutto, basta con i raggiri, i soprusi e le ingiustizie, a danno dei cittadini. Allora, c’è da chiedersi, con queste iniziative e questi propositi, a chi non verrebbe voglia di inserire quest’uomo nel quadro di famiglia o addirittura di farlo diventare uno di noi; un uomo a cui il nostro benessere sta così a cuore. A questo proposito vogliamo rivelarvi una cosa: ci ha già pensato lui! E non solo! Con il Decreto Legge n. 223 del 2006, poi rivisto e convertito nella L. 248/06, di sua elaborazione e che porta, appunto il suo nome, infatti, conosce i nostri segreti più intimi come ad esempio la gestione dei nostri risparmi e perfino il nostro numero di conto corrente. Da buon padre di famiglia, sa quando sbagliamo e quali esemplari punizioni infliggerci aiutandoci nella gestione dei nostri “sudatissimi” guadagni.

Invitiamo, d’ora in poi, chi ha avuto la pazienza finora di leggere, di uscire da questo sogno per piombare nella realtà. Una realtà che vede, la misura adottata dal decreto Bersani, mettere le mani nelle tasche dei cittadini. Infatti, già in alcune province italiane, lo Stato si è fatto sentire attraverso società private autorizzate ad avviare pignoramenti dei conti correnti dei cittadini. Il Fisco ha libero accesso all’anagrafe dei conto correnti, senza alcun controllo dell’autorità giudiziaria, intimando la banca di pagare direttamente l’esattore senza la presenza e, soprattutto, la garanzia del Giudice dell’Esecuzione, come di regola avviene negli altri pignoramenti. Questa normativa viola tutti quelli che sono diritti costituzionali fondamentali a cui nessun contribuente può rinunciare: il diritto alla privacy, il diritto a rendere la prova contraria, trattandosi di “presunti debiti”, il diritto alla difesa visto che non c’è alcun controllo di tutti quei requisiti affinché un debito possa essere riscosso (pignorabilità del bene, sussistenza del credito, regolarità delle notifiche etc.), né possibilità di difesa durante l’accertamento, né dopo che l’esproprio del conto è stato effettuato.

C’è da pensare che con la L. 212 del 2000 è entrato, in vigore, il c.d. Statuto dei diritti del contribuente, che prometteva numerose garanzie e che rivedeva, in parte, alcune norme del DPR 600/73 in tema di accesso ai conti correnti, solo sulla carta però! Infatti, questo c.d. Statuto è stato più volte rivisto e beffeggiato da numerose altre leggi che, implicitamente, hanno abrogato alcuni articoli in esso contenuti. Infatti, è solo una legge ordinaria e non Costituzionale!!

Accedendo, grazie al D.L. 223/06, lo Stato Italiano entra, una volta scaduto il termine di 60 giorni per pagare l’importo contestato nella Cartella di Pagamento, attraverso gli Enti concessionari della riscossione, silenziosamente, nei conti correnti dei malcapitati, sottraendogli l’importo che risulta capiente.

Solo nella città di Livorno saranno notificati in questi prossimi giorni, oltre 120 cartelle di pagamento.

Considerando che il Concessionario del servizio di riscossione dei tributi è un Ente privato, sembra, di colpo, essere tornati indietro nel tempo, privando il contribuente della più esile garanzia che la legge gli concede: il diritto soggettivo.

Si pensi, tra l’altro, che i Concessionari del servizio di riscossione hanno emesso in questi ultimi anni, ed attualmente nella sola Provincia di Roma, numerose Cartelle c.d. pazze. Quindi, è da domandarsi come mai un diritto come quello di proprietà del denaro, scaturente dalla redazione di un contratto di conto corrente, debba essere calpestato, violando palesemente i più elementari diritti costituzionali, dall’art. 97 Cost., della riservatezza a finire a quello della difesa di cui all’art. 24 Cost., anche sulla base di macroscopici errori della P.A.

Si finirà, ancora una volta, per ingolfare ancor di più la lenta macchina della Giustizia, con numerosi ricorsi a pioggia e richieste di rimborso alle rispettive Agenzie locali delle Entrate.

Caro Bersani ci hai veramente aiutato ….

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UNA TESTIMONIANZA SUI FATTI DI TERAMO

by Gianluca Freda (20/05/2007 - 01:09)



Mail del professor Enrico Galoppini a ComeDonChisciotte ed altri:

Ricevo da un amico ed inoltro:

«Da testimone dei fatti di Teramo posso riferire quanto accaduto oggi, 18 maggio 2007.

Devo dire che non ho mai visto scene simili che per alcuni versi ricordavano guerriglia urbana stile anni '70.

Erano poco prima delle 13:00, nella piazza principale di Teramo, appena terminata la conferenza stampa di Moffa e Faurisson quando nel giro di pochi minuti si e' passati dalla tranquillita' al caos completo.

All'improvviso sbucano fuori dalla piccola folla di giornalisti due o tre energumeni, vere facce da galera, che aggredendo e spintonando i passanti urlavano il nome di Faurisson ed una serie di insulti che non sto qui a ripetervi.

Appena puntata la preda si avventano sul professore ottantenne con intenti omicidi e non certo semplicemente di "protesta", al che Moffa prontamente si interpone e fa scudo a Faurisson con il suo corpo ricevendo in cambio qualche spintone e un colpo di striscio di avambraccio al volto. Solo dopo l'avvenuta aggressione interviene la polizia (alcuni agenti in borghese) a trattenere i facinorosi, che urlavano di essere "figli di ebrei deportati" o qualcosa del genere, mentre intimava a noi di allontanarci. Non e' vero che la polizia ci ha protetto, anzi e' sembrata soltanto infastidita da dei "negazionisti" rompipalle che sembravano soltanto portare guai in citta'.

Tanto e' vero che ci ha lasciati del tutto soli nel tragitto dal luogo dell'aggressione al ristorante dove abbiamo trovato momentaneamente riparo e ristoro. Nel frattempo in piazza scoppiavano tafferugli e scontri con decine di questi barbari che sbucavano da ogni angolo con il solo intento di creare il caos e di cercare di raggiungerci per farci la pelle. Un poliziotto ci avverte che tali individui venuti appositamente da Roma sono cira 500 e che la situazione e' fuori controllo.

Nel frattempo noi non avevamo fatto in tempo a sederci al tavolo, che arriva un poliziotto ad intimarci di andare via al piu' presto dalla citta' perche' non riuscivano a tenere a freno i facinorosi e per evitare ulteriori danni a cose o persone. Arriva inoltre l'ordine del questore di divieto su tutto il territorio della provincia di Teramo di tenere la conferenza di Faurisson, sia in luoghi pubblici che privati, per motivi di ordine pubblico. Siamo quindi stati letteralmente buttati in macchina e scortati fino ai confini provinciali.

Tutto questo e' avvenuto nel giro di un paio d'ore, con una velocita' e una tempistica tale che non puo' certamente essere frutto del caso. La polizia di certo non ha tutelato l'ordine pubblico, anzi sembra che la sua unica funzione fosse quella di vietare la conferenza "per motivi di ordine pubblco" e di cacciarci da Teramo. Se la polizia ci avesse voluto "aiutare" avrebbe potuto permettere di svolgere la conferenza in un luogo chiuso sorvegliandone l'ingresso per evitare incidenti. Ecco perche' il motivo dell' "ordine pubblico" appare come una squallida scusa, tanto piu' che un episodio del genere era assolutamente prevedibile. Ce la siamo cavata da soli e se non ci fosse stato l'intervento eroico di Moffa e nostro a difesa di Faurisson a quest'ora l'indifeso professore ottantenne sarebbe in ospedale o probabilmente all'obitorio.

In tutto questo ne "compagni" ne "camerati" si sono visti a darci una mano, complimenti al menefreghismo totale.

Mi ha colpito una delle ultime frasi di Faurisson, prima di lasciarci, ha, sorridendo, esclamato "vive l'Italie!", se non altro e' riuscito a parlare per circa 40 minuti con la stampa, mentre in Francia, data la situazione attuale, non avrebbe potuto nemmeno aprire la bocca prima di essere linciato».

Firmato: un anonimo testimone dei fatti

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CRONACHE DI ORDINARIA CENSURA

by Gianluca Freda (19/05/2007 - 03:54)


Alla fine la censura e la violenza degli ebrei e delle loro lobby hanno avuto la meglio. La conferenza che Robert Faurisson avrebbe dovuto tenere ieri pomeriggio a Teramo è stata annullata, non prima che gruppi di giudei facinorosi avessero portato il campus universitario sull’orlo della rivolta. Faurisson era stato invitato a tenere una lezione dal prof. Claudio Moffa, professore ordinario di Storia ed Istituzioni dei Paesi afroasiatici e titolare del Master “Enrico Mattei” sul Medio Oriente presso l’Università di Teramo. La notizia che uno storico “negazionista” (per usare un termine caro ai negatori della libertà d’espressione) stava per tenere una lezione all’interno di un’Università italiana ha messo in allarme, con settimane d’anticipo, tutti i servi del popolo eletto, che hanno prontamente dato inizio ad una delle solite campagne di linciaggio e intimidazione preventiva, condotta tanto dai poteri politici legati alle lobby quanto dalla stampa di regime.

Nell’opera di linciaggio preventivo contro il prof. Moffa si è distinta “L’Unità”. Massimo Franchi, uno dei pasdaran del quotidiano, si è prodotto in una serie di attacchi personali contro Moffa, accusandolo “di essersi accaparrato fondi europei illegittimi”, e di avere “decine di cause in diffamazione” in corso. Storie vecchie e conclusesi da tempo con la piena assoluzione di Moffa per non aver commesso i fatti oppure inventate di sana pianta dall’ingegnoso Franchi. A Franchi si era unita, dalle colonne dello stesso fogliaccio, la lamentevole Valentina Pisanty, con il consueto invito ad un “confronto equilibrato”, immancabile mantra (poi ripreso dallo stesso rettore dell’Ateneo di Teramo, Mauro Mattioli) che rappresenta l’estrema risorsa della censura laddove ogni altra pressione e minaccia non abbia dato i frutti sperati.
 
Per inciso, vorrei che ciascuno tenesse in mente questa semplice regola: chiunque, dal pulpito politico o da quello dei media, inviti ad un “dibattito equilibrato” sta solo cercando di sopprimere il dibattito. Primo: nessuna regola o legge impone che un dibattito debba essere “equilibrato” in un’aula universitaria. Se così fosse, ogni docente dovrebbe essere affiancato da un controdocente che provveda al contraddittorio, il che sarebbe profittevole per i posti di lavoro (le cattedre raddoppierebbero) ma un po’ sconcertante per gli studenti. Secondo: se equilibrio dev’esserci sul tema dell’olocausto, esso dovrebbe andare a tutto favore di negazionisti e revisionisti, penalizzati per sessant’anni dalle sciocchezze e dalle fandonie dell’informazione omologata. Terzo e più comico: sono proprio coloro che invocano l’equilibrio del dibattito i primi a darsela a gambe quando sono invitati a fungere da contrappeso. Così la povera Parlanty, che fuori dalla protezione accordatale dai suoi referenti politici non saprebbe distinguere una pera da una mela, dopo tante ciance sull’equilibrio si è data a fuga precipitosa quando è stata invitata dallo stesso prof. Moffa ad uno dei convegni organizzati per il suo corso. Se l’è data a gambe anche Furio Colombo, che Moffa aveva invitato alla conferenza di Faurisson per ripristinare l’equilibrio che anch’egli invocava. E naturalmente se l’è data a gambe il rettore dell’ateneo, quello stesso Mattioli che aveva criticato l’invito di Moffa a Faurisson perché, indovinate un po’, l’equilibrio del dibattito non sarebbe stato garantito.

Anzi, temendo lo squilibrio del dibattito più del suo personale, Mattioli ha deciso, di punto in bianco, di chiudere l’intero ateneo, costringendo Moffa a spostare precipitosamente l’incontro con Faurisson all’Hotel Abruzzi. Ciò è avvenuto nella tarda serata di giovedì, quando era ormai troppo tardi per avvertire del cambio di sede le persone che, da tutta Italia, si dirigevano a Teramo per ascoltare la lezione del professore francese. Avevo parlato con Moffa alle 19.30 di giovedì e a quell’ora egli mi aveva confermato l’incontro con Faurisson alle ore 15.00 di venerdì, all’interno dell’ateneo, preceduto da una conferenza stampa che avrebbe dovuto tenersi alle ore 12.00. L’improvvisa decisione del rettore ha mandato all’aria tutti i piani, costringendo il professore a spostare il luogo della conferenza. Per questo bel gesto di disprezzo verso le molte persone che erano venute a Teramo per ascoltare Faurisson e verso gli stessi princìpi costituzionali che garantiscono la libertà d’espressione, Mattioli ha ricevuto il plauso del Ministro dell'Università e della Ricerca Fabio Mussi, che ha ringraziato la Facoltà per aver preso «una posizione di forte critica» nei confronti dell'evento. Da questo governo mi aspetto da tempo solo il peggio, ma a volte mi accorgo con inquietudine di non possedere immaginazione a sufficienza.

La giornata in cui avrebbe dovuto tenersi la conferenza è stata disastrosa. Quella che avrebbe dovuto essere una normale conferenza di uno studioso di storia contemporanea si è trasformata in un problema di ordine pubblico, con agenti della questura inviati sul posto a garantire l’incolumità dei partecipanti. La mattina il prof. Moffa, che partecipava ad un raduno di protesta contro la chiusura del campus universitario, è stato preso a schiaffi da un sedicente “figlio di deportati ebrei” e solo la presenza degli agenti ha impedito che l’atto degenerasse in rissa. Moffa è stato costretto a cambiare almeno quattro volte il luogo dell’incontro, visto il rifiuto degli alberghi della città, impauriti dal clima da guerra civile, di ospitare la conferenza. Alla fine la lezione è stata fissata alle ore 15.00 presso il ristorante Acquamarina di San Nicolo' a Tordino, una frazione di Teramo.

Alla meno peggio, si è arrivati all’ora della conferenza stampa, con un Faurisson per nulla sorpreso dal caos creato ad arte in occasione del suo arrivo. «Non sono sorpreso che le autorità universitarie impediscano che io mi esprima», ha commentato, «Anzi, nel mio paese hanno persino paura di rivolgermi la parola. E in Francia dopo 10 minuti sarei stato linciato. Già ho subito dieci aggressioni fisiche, ma ho l'eredita' scozzese e gli scozzesi sono ribelli. Io sono ribelle. Capisco che alcuni mi trattino come si trattano oggi i palestinesi».  

Finita la conferenza stampa, Faurisson e Moffa si sono diretti in un bar di piazza Martiri. Qui sono stati aggrediti con parolacce, manate e spintoni da un gruppo di farabutti autodefinitisi “ebrei provenienti da Roma”. Quest’ennesima aggressione, perpetrata ai danni di un Faurisson quasi ottantenne, è stato l’evento che ha spinto Moffa a decidere di seguire i consigli della questura e a rinunciare all’incontro. Tanto Moffa quanto Faurisson sono stati costretti a lasciare Teramo sotto scorta, in direzione Roma.

Qui si può ascoltare l’intervista rilasciata da Moffa alla fine dell’ennesima giornata disastrosa per la cultura e la libertà di questo paese. Per quanto riguarda Faurisson, questo blog continuerà a pubblicare i suoi interventi e i suoi articoli. Aggressioni o no, conferenze o no, l’era delle bufale sull’olocausto è finita ed è bene che i paladini del giudaismo dal cazzotto facile ne prendano atto.

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L'UOMO CHE TAGLIO' IL GAS ALL'OLOCAUSTO

by Gianluca Freda (18/05/2007 - 13:59)



INTERVISTA A ROBERT FAURISSON

a cura del Prof. Claudio Moffa dell’Università di Teramo (e di altri)
tratto da www.mastermatteimedioriente.it


D: Domenica 18 Marzo 2007, vi ringraziamo per aver accettato di rispondere alle nostre domande. Potete presentarvi?

F: Bene, mi chiamo Robert Faurisson ho 78 anni, sono stato professore universitario e ho insegnato alla Sorbona e all’Università di Lione. La mia prima specializzazione è stata in letteratura francese e in seguito in quella disciplina che si chiama "critica dei testi e documenti”, di letteratura, di storia e dei mass media. Vale a dire come leggere un documento, guardare un’immagine e così via. Perché in genere si crede di saperlo fare, ma non è affatto vero, bisogna imparare.

D: Voi siete considerato da tutti e da molto tempo come un cosiddetto negazionista delle camere a gas. Come siete arrivato a ottenere questo status?

F: Mi si tratta in effetti da negatore o negazionista, ma sono parole che non amo affatto perché io non nego nulla. Semplicemente in base alle mie ricerche sono giunto alla conclusione che quelle che si chiamano camere a gas naziste non sono mai esistite, ed aggiungo che non sono mai potute esistere, per ragioni d’ordine fisico e chimico.Ma permettetemi di spiegarvi il mio metodo di lavoro…

D: Sì, esponeteci il vostro metodo di lavoro, anche in rapporto con la vostra attività di critico di testi letterari.

F: Bene, all’inizio mi sono accorto che la maggioranza di noi non sa leggere con attenzione: ci lasciamo ingannare dalle immagini, non siamo molto attenti al testo scritto o alle intenzioni che ha chi scrive. Quando ascoltiamo persone che si dicono testimoni, non sappiamo distinguere il vero dal falso.Quindi, dopo l’analisi di testi letterari sono passato alle questioni storiche, e in particolare a ciò che si chiama Olocausto. Ecco il mio metodo: se ho a che fare con un grande tema come l’Olocausto vado a cercare il centro, e una volta trovatolo, cerco il centro del centro.
Se voglio sapere se realmente c’è stata l’intenzione da parte della Germania nazista di sterminare fisicamente gli ebrei d’Europa io vado a cercare quello che chiamo il centro: il campo di Auschwitz. In quel campo, dove c’erano forni crematori, e in questo non c’è nulla di criminale, c’erano anche – si dice - delle camere a gas per l’esecuzione delle persone.Se permettete, vi dico prima la mia conclusione, spiegando poi come vi sono giunto.

La mia conclusione è che non è mai esistita una politica di sterminio degli ebrei. Gli ebrei hanno sofferto molto, gli europei li hanno messi nei campi di concentramento, ed è vero che un gran numero di loro è morto ed è stato ucciso, ma il punto è se realmente sia esistita in questi campi di
concentramento l’arma di distruzione di massa delle camere a gas. Ecco dunque che io ho proceduto così: non proprio come un professore, ma piuttosto come un ispettore o un poliziotto di una squadra anticrimine. Se dite che i tedeschi hanno usato le camere a gas, fate una terribile accusa e la mia domanda è: dove sono le prove? … e non intendo false prove ma intendo prove come quelle che si usano in un’inchiesta di polizia tecnica o scientifica. Mi seguite bene?

D: Si, vi seguo bene…

F: Bene, per la mia indagine vado allora sul luogo, ad Auschwitz a Majdanek o Dachau o in altri campi, e semplicemente chiedo: mostratemi ciò che chiamate camera a gas. Ho scoperto, nel corso di questa indagine, che sono tutti assolutamente incapaci di mostrarmi l’arma del crimine, e qualche volta mi si dice: non è una cosa sorprendente perché i tedeschi, comprendete bene hanno distrutto tutto. A questa affermazione rispondo che, ammettendo che abbiano eliminato le prove - e questa è una seconda accusa - ammettendolo, potete riprodurmi un disegno tecnico per spiegarmi come funzionava una camera a gas?

D: Vorrei che precisaste una cosa, in che anno avete fatto questa scoperta?

F: Ho cominciato ad interessarmi all’argomento negli anni ’60 ed ho quasi "consacrato" la mia vita alla "questione dell’Olocausto" dal 1974 in poi.

D: Volete dunque dire che fino agli anni ‘60 nessuna inchiesta di polizia scientifica è stata fatta nei confronti di questo crimine orribile, e che perciò senza averne certezza e conferma sono state non solo accusate, ma anche condannate delle persone per la distruzione degli Ebrei di Europa, e per l’eliminazione fisica di 6 milioni di ebrei?

F: La mia risposta vi sorprenderà ma fino agli anni ’60 non c’è stata nessuna vera perizia, salvo negli anni ’50, quando una volta si concluse che quelle che si chiamano camere a gas tali non erano. Nonostante questo, fino al 1974, ed anzi fino ad oggi che siamo nel 2007, la Germania è stata accusata di un crimine enorme. Allora quello che io dico è: vi voglio credere, ma portatemi una perizia criminale. Quando mi dite "qui ad Auschwitz ciò che visitate è una camera a gas" io dico: un attimo, io vedo una stanza inoffensiva, vedo allo stesso tempo delle impossibilità tecniche perché questa sia una camera a gas … ebbene … datemi delle prove, datemi insomma ciò che un qualsiasi poliziotto anticrimine tirerebbe fuori.

D: Potete descriverci il modo in cui avete proceduto nella vostra indagine?

F: Quando ho detto “mostratemi una camera a gas”, non sono stati in grado farlo, quando ho detto mostratemi una perizia non sono stati capaci di farlo, quando ho chiesto datemi delle prove, mi hanno fatto vedere essenzialmente una confessione di uno dei 3 comandanti di Auschwitz, Rudolf Hoss, da non confondere fra l’altro con Rudolf Hoess. In effetti, perciò, noi abbiamo una confessione, ma a priori una confessione non è una prova, è una sorta di testimonianza, peraltro di bassa categoria, poiché è un vinto che confessa un crimine al vincitore. Hoss dice che c’era una grande camera a gas dove poter mettere 1000, 2000, 3000, o addirittura 4000 ebrei. In questa camera si versava attraverso 4 buchi lo Zyklon B, la gente dentro cominciava ad urlare e quando non si sentivano più le grida si capiva che erano morti: ecco allora che una squadra speciale, costituita da ebrei, metteva in moto un apparecchio di ventilazione ed entrava immediatamente, magari fumando o mangiando, prendeva i cadaveri li portava fuori, e poi verso i forni crematori per incenerirli. Ebbene tutto questo è assurdo.

D: Perché sarebbe assurdo?

F: E’ assurdo perché lo Zyklon B, un prodotto inventato agli inizi degli anni ‘20 e creato come pesticida, è un prodotto estremamente violento: è composto di acido cianidrico ed ha come caratteristica particolare quella di attaccarsi fortemente alle superfici, e di penetrare nella pelle cosicché è estremamente difficile sbarazzarsene. Lo Zyklon penetra sia nelle pareti e nei mattoni che nel corpo umano, e soprattutto se la superficie è viva, la miscela agisce restando attiva, per cui se mi si dice che la gente poteva entrare addirittura mangiando, vuol dire prima di tutto che non portavano delle maschere a gas; se poi mi si dice che fumavano, questo non può essere, perché l’acido cianidrico è altamente esplosivo. Infine è impossibile toccare cadaveri di gente uccisa dall’acido cianidrico.

D: Dite che la gente muore a causa dell’acido cianidrico ma che questo non muore con le persone uccise, e anzi continua a fare vittime?… Ma per quanto tempo agisce?

F: Il tempo per "sgassare" un locale varia da più ore fino a 24 ore ma in genere è di 21 ore. Ma stiamo parlando di materia morta, di cadaveri, mentre in caso di materia viva è difficile stabilirlo, anche se lo si può fare grazie all’esistenza delle camere a gas americane: negli Stati Uniti in alcuni penitenziari giustiziano i condannati con l’acido cianidrico, ed è li che ci si rende conto che la camera a gas porta orribili complicazioni.

D: Avete visitato una camera a gas americana?

F: Sono andato a visitare, al fine della mia inchiesta, una camera a gas a Baltimora, ho delle foto che potrei mostrarvi. Non sono molto buone, ma ecco qui potete vedere la porta d’entrata di una camera a gas (mostra l’immagine da un libro, ndt)

D: Potete dirci cosa avete visto in una camera a gas americana?

F: Già negli anni Venti, Trenta e Quaranta una camera a gas americana per compiere l’esecuzione di un solo prigioniero, è un abitacolo isolato con vetri molto spessi. Quel che è difficile non è uccidere il condannato, ma entrare nella camera e ritirare il cadavere, ecco perchè è assolutamente necessario avere questo tipo di porta (mostra la foto ndt): bisogna essere sicuri che la stanza sia ermetizzata, perché se l’acido cianidrico esce fuori, tutte le persone lì vicine rischiano di morire. Per cui all’interno si crea una depressione, si inala il gas nella stanza e siccome il gas resta attivo, subito dopo che il condannato è morto si mettono in moto dei ventilatori orientabili. In questo modo si scaccia l’acido cianidrico verso l’alto, forse posso mostrarvelo (mostra l’immagine ndt): ecco, vedete c’è un sistema di aspirazione che è diretto verso un miscelatore che ha il compito di neutralizzare il gas. Ciò che alla fine rimane viene immesso in un camino molto alto della prigione, al quale le guardie, una volta avvenuta l’esecuzione non possono avvicinarsi, il che indica quanto questo procedimento sia pericoloso. Solo dopo molto tempo un addetto e due aiutanti muniti di maschera a gas e ben protetti, entrano nella stanza e lavano il cadavere con molta attenzione, nonostante il corpo resti ancora pericoloso. Per cui a questo punto capite la potenza dell’acido cianidrico. E all’opposto ecco (mostra l’immagine ndt) ciò che si chiama ad Auschwitz camera a gas: noterete che c’è una porta ordinaria, un’altra semplice porta di legno con una vetrata che si apre verso l’interno dove ci sarebbero stati i cadaveri. Insomma per farla breve… ci sono delle grosse difficoltà.

D: Si tratta di difficoltà o di impossibilità?

F: Bene, questa è esattamente la parola giusta. Io dichiaro l’impossibilità tecnica.

 

 

D: Potete spiegarci in che occasione avete dichiarato pubblicamente che si tratta di una impossibilità tecnica? E cosa è successo?

F: Quando sono arrivato alla conclusione che di quest’arma straordinaria non si poteva dimostrare l’esistenza, né il funzionamento, e quando poi ho scoperto che era tecnicamente impossibile, allora su un giornale molto conosciuto della Francia, "Le Monde" sono riuscito a pubblicare nel 1978 un articolo dove scrivevo: "Ascoltate, è impossibile (che abbiano usato le camere a gas ndt) o se è possibile spiegatemi come". Ho aspettato credo 6 settimane e alla fine ho visto un articolo su "Le Monde" dal titolo "Dichiarazione di alcuni storici".

D: Avete fatto un’inchiesta di tipo poliziesco e avete ricevuto una risposta da storici?

F: Esatto, ho avuto la risposta da 34 storici che mi hanno risposto, e qui ascoltatemi bene perché è uno straordinario esempio di bestemmia professionale: "non bisogna domandarsi come tecnicamente tale sterminio di massa sia stato possibile, è stato possibile perché c’è stato". In parole povere questo vuol dire: Signor Faurisson non siamo capaci di rispondere alle sue domande, taccia. Questo accadeva il 21 Febbraio 1979 e a tutt’oggi 18 Marzo 2007 io non ho ancora ricevuto una risposta.

D: Al suo lavoro cos’è successo?

F: Per quanto riguarda il mio lavoro la mia carriera è stata stroncata. In seguito ho subito ripetute aggressioni fisiche e ci sono stati tantissimi processi contro di me.

D: Processi su quale base?

F: Mi hanno accusato di essere un antisemita, un razzista. Quello che dico io è: scusate un attimo, se questo bicchiere (mostra un bicchiere con dell’acqua ndt) non può contenere un litro d’acqua e ci sono mille testimonianze che invece mi dicono "l’abbiamo visto contenere un litro d’acqua", allora per me sono mille testimonianze matte. Quindi in un primo momento mi hanno perseguitato dicendomi d’essere un crudele razzista, un cattivo antiebreo e così via, e poi sono passati a livello giudiziario. Ma nel 1983 una Corte d’appello ha deciso che il mio lavoro sull’Olocausto era talmente serio che tutti avrebbero dovuto avere il diritto di dire che le camere a gas non sono esistite: decisione presa da una corte di Parigi, il 26 Aprile 1983.

Devo dire che non sono stato condannato perché parliamo di un tabù, non si può far tacere una persona che dice una cosa simile, e però mi hanno detto: "siete molto serio nel vostro lavoro ma anche molto pericoloso, non avete rispetto per le sofferenze delle persone". La decisione della Corte d’Appello del 1983 ha avuto un seguito nel 1990: le organizzazioni ebraiche hanno annunciato di non poter più aver fiducia nella magistratura francese perché c’era il rischio che si lasciasse il signor Faurisson libero di dire quello che voleva, visto che essa affermava il diritto di dire che le camere a gas non sono esistite. A questo punto, per loro c’era bisogno di una legge speciale, hanno combattuto duramente e alla fine l’hanno ottenuta.

D: E cosa dice questa legge?

F: Dunque, questa legge che è del 1990, dice che "chi contesta i crimini contro l’umanità definiti e puniti dal tribunale di Norimberga nel ‘45-’46 è perseguibile con una pena che va da un mese ad un anno di carcere, a un pagamento di 45.000 euro e altro ancora". Io sono stato condannato in nome di questa legge, chiamata "legge Gayssot".

D: Perché si chiama legge Gayssot?

F: Prende il nome del deputato comunista che la propose e ne chiese l’approvazione, anche se alle sue spalle c’era Laurent Fabius, un deputato ebreo molto importante, diventato primo ministro…

D: Dopo tutto ciò di cui avete parlato, per finire potete dirci a che punto è arrivata la vostra riflessione sulla Seconda Guerra Mondiale?

F: Io vi ho parlato di un solo aspetto essenziale, l’arma di distruzione di massa: come per Saddam Hussein, non mi sembra che ci fossero prove se non immagini o foto…

D: State forse dicendo che l’arma di distruzione di Saddam Hussein è anch’essa irreale come quella di Hitler?

F: Si certo, nella stessa maniera. Ma c’è da dire che ci sono altri aspetti da considerare sull’Olocausto: per esempio Hitler non ha mai ordinato l’uccisione degli ebrei. Ho studiato anche questo, Hitler voleva che gli ebrei si allontanassero dall’Europa, cercava ciò che i tedeschi chiamavano "una soluzione finale territoriale della questione ebraica", ma questo aggettivo "territoriale" non l’ho sentito pronunciare da altri.

D: Che cosa vuol dire?

F: " La soluzione finale della questione ebraica": questa formulazione lascia pensare alla sterminio fisico degli ebrei, ma se si re-inserisce il termine "territoriale", capite bene che l’intenzione della Germania era, dopo la guerra, poiché si ricordi che la Germania stava combattendo una guerra, di trovare un territorio dove gli ebrei si sarebbero insediati. Ma non in Palestina. I tedeschi prima e durante la guerra dicevano ai loro alleati: "Trovate gli ebrei gente meravigliosa? Prendeteveli, ma a una condizione, gli ebrei che libereremo non dovranno andare in Palestina, questo per rispetto di un nobile e valoroso popolo, quello arabo, che ha già sofferto a sufficienza”.

Ma arrivo subito alla fine, considerando gli altri aspetti: Hitler non voleva uccidere gli ebrei ma trovare un luogo, come per esempio il Madagascar o l’Uganda, o un territorio russo. Egli non autorizzò l’uccisione degli ebrei, perché era un ebreo. E’ bene dirlo, gli ebrei hanno molto sofferto così come i comunisti, perché lottavano contro il terzo Reich, ma anche i tedeschi hanno sofferto molto, per cui quello che dico a proposito di tutte le guerre è che sono una grande macelleria, il vincitore è un bravo macellaio, e il vinto un cattivo macellaio. Alla fine di una guerra può un vincitore impartire lezioni di “macelleria"? Non dovrebbe piuttosto dare lezioni di diritto, di giustizia e di apertura? Noi dal ‘45 non diamo lezioni di questo tipo al vinto ma aggiungo io - e non sto affatto prendendo le difese della Germania - bisogna capire che è pazzesco sostenere che i nazisti volevano uccidere gli ebrei, e che hanno creato un’arma apposita col risultato di aver fatto 6 milioni di morti, cioè l’equivalente della popolazione Svizzera.

E bisogna capire che affermando questo senza prove, accusando Hitler, Himmler e così via, voi accusate anche, ed è ciò che dicono le organizzazioni ebraiche, le nazioni alleate alla Germania, quelle neutrali come la Svizzera, il Papa, al quale si rimprovera "non ha fatto nulla contro tutto ciò", mentre il Papa li ha aiutati, e non ha mai detto "bisogna massacrarli tutti sistematicamente". Sotto questo profilo anche il Papa diventa un complice, o ancora meglio: andate a visitare i musei ebraici e vedrete che sono accusati anche Roosevelt per non aver bombardato Auscwhvitz, e Churchill, e De Gaulle, e Stalin, la Croce Rossa e tutto il mondo. Rendetevene conto!!

D: Questo discorso può essere usato anche per il popolo Palestinese?

F: Mbeh non si può certo accusare il popolo palestinese per quel che è accaduto nella II guerra mondiale, ma si può comunque dire: "in Palestina abbiamo sofferto tanto, abbiamo conosciuto sofferenze così grandi da aver diritto a leggi speciali: noi vogliamo questa terra e voi non potete rifiutarvi, perché noi abbiamo sofferto troppo".

D: Il popolo palestinese deve soffrire per la redenzione del peccato degli ebrei?

F: No! Non il peccato degli ebrei, ma la sofferenza. Vorrei che fosse molto chiaro che non prendo le difese di nessun vinto ma dico semplicemente che quando si accusa bisogna dare delle prove, e quando sono tutti quanti ad accusare queste prove devono essere numerose e solide, e qui non ci sono prove, né numerose né solide. Allora qui siamo di fronte a quella che viene propriamente definita una calunnia. Quindi cercate di capire i propositi dei miei tanti libri così come quelli di tutti i revisionisti, visto che la letteratura revisionista è di rilievo, anche se bisogna consultarla su internet, perché il nostro è un movimento generale di protesta contro un’immensa calunnia giudiziaria.

D: Grazie Sig. Faurisson
 

(Nelle immagini: una fotografia della “camera a gas” di Auschwitz e una piantina della stessa stanza. Germar Rudolf, in una sua celebre ricerca, dimostrò che la stanza in questione era in realtà un semplice obitorio. Per questa sua indagine è stato condannato più volte dalla giustizia tedesca. Il suo libro “Dissecting the Holocaust” è stato ritirato dalla circolazione e le copie distrutte, le sue proprietà sono state confiscate. Nonostante avesse richiesto asilo politico negli Stati Uniti, Rudolf nel 2005 fu estradato in Germania, in violazione di tutte le leggi americane sull’immigrazione. Al suo arrivo in Germania fu arrestato e condotto nel carcere di Stuttgart-Stammheim a Baden-Württemberg, dove sta scontando due anni e mezzo di carcere per incitazione all’odio e oltraggio alla memoria dei defunti).

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FAURISSON A TERAMO

by Gianluca Freda (17/05/2007 - 16:12)



Nella giornata di domani il Prof. Robert Faurisson (vedi suoi articoli, interventi e filmati pubblicati su questo blog), ex professore della Sorbona, uno dei massimi studiosi del revisionismo dell’olocausto, è stato invitato a tenere una lezione all’Università di Teramo. L’invito è partito dal Prof. Claudio Moffa che dirige presso l’Università un prestigioso Master sulla storia del Medio Oriente. Inutile dire che contro la possibilità che uno storico dica quattro parole non omologate sull’olocausto si sono scatenati tutti i poteri del regime filogiudaico italiano: dalla stampa, che ha censurato l’iniziativa con una condanna preventiva bipartisan che affratella “Il Giornale” a “L’Unità”; alla televisione, sempre in prima fila nel linciaggio del pensiero indipendente; alla stessa Università di Teramo, dove il rettore Mauro Mattioli ha lanciato una raccolta di firme contro la presenza di Faurisson, dando vita ad un curioso esempio di cortocircuito democratico, in cui uno strumento squisitamente partecipativo come la raccolta di firme viene brandito a mo’ di scimitarra per annullare il diritto, garantito dalla Costituzione, alla libertà d’espressione e di informazione. La conferenza del Prof. Faurisson dovrebbe tenersi domani, ma, nel momento in cui scrivo, il suo svolgimento non è affatto certo.

Ho provato a telefonare all’università di Teramo per informarmi sugli orari e sul luogo dell’evento, ma nessuno ha saputo darmi risposte precise. La signora della portineria dell’ateneo, a cui ho chiesto ragguagli, ha risposto alle mie domande con una ventina di secondi di allibito silenzio, nel corso dei quali ho creduto che fosse caduta la linea. Dopodiché mi ha dato il numero della segreteria del rettorato, indicandomi così la strada più breve verso la fossa dei leoni. La signorina della segreteria mi ha gentilmente avvertito che la conferenza del Prof. Faurisson non è stata ancora confermata e mi ha consigliato di richiamare stasera per avere i dettagli. Mentre riattaccava ho sentito che diceva a un collega. “Figurati, questo chiama dalla Lombardia per avere informazioni!”. Mi piace pensare che si sia trattato di un’espressione di compiaciuto stupore per il successo nazionale di un’importante iniziativa organizzata dall’ateneo per cui ella lavora, ma il tono, ahimé, non avallava questa sensazione. Alla fine ho chiamato direttamente il Prof. Moffa, il quale mi ha spiegato, con molta cortesia, che l’incontro – fissato per domani alle ore 15.30 - potrebbe non svolgersi più in ambito universitario ed essere dirottato in altra sede. Devo comunque richiamare stasera per avere ulteriori notizie.

Ecco, tutto questo capita in Italia e in Occidente ogni volta che qualcuno tenta di dire qualcosa che agli ebrei e alle loro lobby non piace. Il fatto che lo strapotere degli ebrei sulla nostra società e sulle nostre vite venga ancora bollato come pura leggenda è il segno dell’avvenuta inversione tra luoghi della realtà e dell’immaginario. Ciò che si tocca quotidianamente con mano è bollato come fantasia antisemita, mentre le fantasie più sfrenate, purché sostenute da stampa e TV, rappresentano l’unica nostra realtà.

Il filmato che si può vedere qui sopra rappresenta uno dei tanti motivi per cui sostengo da tempo che una martellata al tubo catodico (o allo schermo al plasma, per non passare da retrogrado) sarebbe per ciascuno di noi l’equivalente intellettuale della frantumazione di una catena da ergastolano o delle sbarre di una cella d’isolamento. Tanto il curatore del servizio quanto il rettore Mattioli dimostrano una totale ignoranza degli argomenti di cui pretendono di parlare, non disgiunta da una dose di malafede che, se unita a pallini di piombo e dotata di sufficiente energia cinetica, sarebbe di grande utilità nella caccia al rinoceronte. L’autore del servizio dice che Faurisson “arriva ad affermare che non siano mai esistite camere a gas e campi di concentramento”. E’ evidente che il brav’uomo non ha la più pallida idea di quello che sta dicendo, il che è, in Italia, requisito necessario e sufficiente per essere iniziati al magico mondo del giornalismo. Faurisson nega sì le camere a gas (con argomenti e documenti, del resto, piuttosto inoppugnabili), ma non si è mai sognato di negare l’esistenza dei lager, semmai si è domandato quali fossero, al di là dei miti olocaustici, la loro vera gestione, il loro scopo reale, il loro effettivo funzionamento. Gli fa eco il rettore Mattioli, dichiarando che “non sono più necessari approfondimenti sulla questione se sia o no esistita la Shoah. A parte che gli approfondimenti non hanno mai ucciso nessuno, la questione qui non è di stabilire se sia esistita o no una persecuzione nazista contro gli ebrei, ma di definirne gli scopi, la portata, i contorni e le caratteristiche reali, lasciandoci alle spalle l’immensa quantità di panzane che ci sono state propinate nel corso dei decenni. Se un rettore universitario raccoglie firme contro gli approfondimenti storici, vuol dire che siamo davvero alla frutta. Mattioli dichiara anche che la conferenza “non è opportuna” e auspica che venga garantito “un equilibrato confronto fra le idee”. Io vivrò forse in un altro mondo, ma a casa mia le posizioni storiografiche non si dividono in “opportune” e “inopportune” bensì in posizioni sostenute da fatti e documenti e posizioni fondate su chiacchiere e credenze popolari. Se Mattioli, invece di boicottare la conferenza di Faurisson, fosse così gentile da parteciparvi in qualità di interlocutore, saremmo probabilmente in grado di stabilire a quale di queste due categorie di storiografi egli appartenga.

Quanto alla preoccupazione che venga garantito “un equilibrato confronto fra le idee”, qui Mattioli ha ragione al mille per mille. Il confronto andrebbe senz’altro riequilibrato. Per più di sessant’anni ci è stato vietato di ascoltare in TV, sui giornali, dalle cattedre universitarie, opinioni diverse da quelle omologate alle bufale sioniste. Chiunque abbia provato a documentarsi e a fornire una visione differente delle cose è stato intimidito, emarginato, privato del suo posto di lavoro, aggredito fisicamente e infine incarcerato per le sue idee. Se un docente osa sostenere opinioni storiche non ortodosse viene istantaneamente linciato dalla stampa nazionale e internazionale di ogni colore politico, la sua cattedra messa in quarantena, le sue conferenze annullate. Tutte cose che Faurisson e altri storici revisionisti – Irving, Zundel, Rudolf e altri – sanno bene per averle sperimentate (e per continuare a sperimentarle) sulla propria pelle. Occorrerebbe davvero un drastico riequilibrio, per realizzare il quale mi permetto di dare all’università di Teramo un modesto suggerimento: si potrebbe iniziare a sostituire, non dico per sessanta ma almeno per vent’anni, tutti i rettori italiani come Mattioli con professori di cultura revisionista, che parlino sulla base di studi scientifici e non per paura di perdere il posto di lavoro. Sarebbe un minuscolo primo passo verso un riequilibrio della storiografia dell’olocausto, oggi spaventosamente sbilanciata verso la parte dei propugnatori di bubbole.    

 

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RIFIUTI DI STATO

by Gianluca Freda (15/05/2007 - 14:17)



I cittadini di Serre, provincia di Salerno, sono in lotta da molti mesi contro l’ennesimo progetto del governo che vorrebbe costruire una discarica nella loro zona, deturpando un’oasi faunistica e naturalistica del Wwf per rimpinguare il portafogli dei poteri mafiosi con cui governo e organi della regione fanno affari. L’attacco all’autodeterminazione e alla salute dei cittadini di Serre è condotta dal governo al gran completo (con la sola eccezione del ministro dell’ambiente Pecoraro Scanio, che finora però non ha saputo o voluto alzare troppo la voce), dal presidente della regione Bassolino, che sostiene la realizzazione della discarica, e dal commissario delegato per l’emergenza rifiuti in Campania, Guido Bertolaso.

Quest’ultimo, in spregio alla volontà e alle richieste della comunità di Serre, lo scorso 12 maggio ha spedito la forza pubblica a disperdere coi manganelli il presidio organizzato dai cittadini, i quali hanno dalla loro parte il sindaco del paese, Palmiro Cornetta. Presidio, peraltro, prontamente ricostituitosi e rafforzato dalla partecipazione di altre comunità della zona. Il disprezzo di Bertolaso e del governo da cui prende ordini si estende alla stessa magistratura. Infatti il 3 maggio scorso il giudice A. Valitutti del Tribunale di Salerno aveva ordinato a Bertolaso di “astenersi dall’installare e dal porre in esercizio l’impianto di discarica dei rifiuti nel comune di Serre, in località Valle della Masseria”. Sordi alle intimazioni della magistratura e alla volontà dei cittadini, Bertolaso e i politici che lo spalleggiano hanno continuato imperterriti il loro progetto e hanno in programma un Decreto Legge con cui aggirare la sentenza del tribunale.

Mentre ci distraggono con false emergenze ecologiche, come la bufala del riscaldamento globale causato dalla CO2, i governi occidentali costruiscono discariche, sterminano intere popolazioni, ci spargono addosso tonnellate di sostanze velenose lanciate dagli aerei militari che prendono parte ai progetti di controllo del clima (vedi www.sciechimiche.org).

La brutalità poliziesca di Bertolaso, dello Stato e dei suoi servi è il simbolo del disprezzo in cui l’elite politica tiene i cittadini, il loro ambiente e le loro esigenze quando ci sono in gioco gli affari della camorra. La lotta degli abitanti di Serre contro la prepotenza e la criminalità dello Stato prosegue ed è descritta tramite aggiornamenti quotidiani sul sito www.valledellamasseria.com . Questo è l’aggiornamento relativo alla giornata di oggi:

 

Giornata ambigua.

Innanzitutto mi scuso con voi per gli scarsi aggiornamenti del sito in questi giorni (sono stati giorni di "lunga" lotta!).

Oggi sono accaduti strani avvenimenti, o meglio in serata. La giornata è trascorsa tranquilla fino alle 17:30 circa quando sono giunti al Presidio gli uomini di Bertolaso (la scorta, per intenderci). Appena giunti al Presidio hanno investito un uomo passando con le ruote posteriori sui piedi. Non si sono fermati ma sono stati obbligati dalla folla. Si sono giustificati dicendo di non averlo visto e di non essersi accorti di niente. L'uomo è in ospedale con due dita fratturate.

Dalle 19 circa in poi si è cominciato ad assistere all'arrivo, per strade secondarie, di auto delle forze dell'ordine che si posizionavano nei punti d'accesso della Valle. Si è giunti , in tarda serata, ad una presenza nei pressi della Valle di circa 500 uomini in abbigliamento antisommossa, mentre a Napoli si teneva l'incontro prefissato tra la delegazione di Serre, il Prefetto di Napoli e il sub-commissario De Gennaro. Si stava preparando ancora una volta un attacco prima che fosse deciso qualcosa dall'incontro. Bravo il nostro Commissario! Continua a "sferrare colpi bassi". Alla riunione qualcosa gli è andata male poiché, dopo le 22, all'improvviso, le forze giunte alla Valle sono letteralmente scomparse, sono andate via in pochi minuti! Un’ora circa dopo, dalla Valle escono anche molti mezzi militari. Cosa sarà successo? E' lecito pensare che qualcuno, finalmente, abbia deciso di vederci meglio? Sarebbe lecito credere che il Ministro dell'Ambiente abbia iniziato ad assolvere i propri compiti!

Vedremo!

Resta comunque il fatto che il Commissario Bertolaso aveva comunque preparato un’altra carica, un altro abuso che nessuno nota!

Noi ancora continuiamo a chiederci perchè Valle della Masseria e non altri siti compreso Serre? Quando il Commissario farà "luce" su questo?

Noi stiamo solo cercando di difendere la VITA dei nostri figli e della nostra famiglia. E' difficile da capire?

Navigando, una mia amica che mi aiuta negli aggiornamenti, ha trovato una trasmissione dello scorso Ottobre dove evidenziava gli stessi cumuli di spazzatura presenti oggi. Mi chiedo: se già ad Ottobre c'era tutta questa spazzatura per strada, perchè il Commissario non ha cercato soluzioni diverse dalle discariche?

A voi la risposta.

Arrivederci al prossimo aggiornamento. 

No alle discariche.  

Resistere, Resistere, Resistere (e Resisteremo!).

 

 

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