IL PICCO DEL PETROLIO: UNA BUFALA?

CONFESSIONI DI UN EX SOSTENITORE
DEL “PICCO PETROLIFERO”
di F. William Engdahl
tratto da www.engdahl.oilgeopolitics.net
Traduzione di Gianluca Freda
La buona notizia è che gli scenari apocalittici relativi all’esaurimento del petrolio mondiale da un momento all’altro sono falsi. La cattiva notizia è che il prezzo del petrolio continuerà a salire. Il nostro problema non è il picco petrolifero. E’ la politica. Le grandi compagnie vogliono tenere alto il prezzo del petrolio. Dick Cheney e i suoi amici gli daranno volentieri una mano.
Come nota personale, dirò che mi interesso di questioni petrolifere fin dalla crisi dei primi anni ’70. Nel 2003 rimasi molto impressionato dalla cosiddetta teoria del “picco petrolifero”. Essa sembrava spiegare l’altrimenti incomprensibile decisione di Washington di rischiare il tutto per tutto in una mossa militare contro l’Iraq.
I sostenitori del “picco petrolifero”, capeggiati dall’ex geologo della BP Colin Campbell e dal banchiere texano Matt Simmons, sostenevano che il mondo sarebbe andato incontro a una nuova crisi, l’esaurimento del petrolio a basso prezzo o addirittura un picco petrolifero assoluto, entro il 2012, forse già dal 2007. Si diceva che il petrolio fosse agli sgoccioli. Costoro collegavano la crescita dei prezzi del petrolio e del gasolio col declino della produzione in Alaska, nel Mare del Nord e in altri giacimenti per dimostrare le proprie ragioni.
Secondo Campbell, il fatto che fin dalla fine degli anni ’60 non fossero più stati scoperti giacimenti delle dimensioni di quello del Mare del Nord era una dimostrazione delle sue ragioni. Riuscì a convincere anche l’Agenzia Internazionale per l’Energia e il governo svedese. Questo, comunque, non dimostra che avesse ragione.
Fossili intellettuali?
La dottrina del picco petrolifero fonda la propria argomentazione sui tradizionali testi di geologia occidentali, molti dei quali scritti da geologi inglesi o americani, secondo i quali il petrolio sarebbe un “combustibile fossile”, un detrito o residuo biologico di resti di dinosauri o di alghe fossilizzati, quindi un prodotto in scorte limitate. L’origine biologica è al centro della teoria del picco petrolifero e viene anche addotta per spiegare come mai il petrolio si trovi soltanto in certe parti del mondo, dove esso sarebbe rimasto biologicamente intrappolato milioni di anni fa. Ciò vorrebbe dire, ad esempio, che resti di dinosauri morti sarebbero rimasti compressi, fossilizzati per decine di milioni di anni e intrappolati in giacimenti sotterranei a 4-
Una teoria completamente alternativa sull’origine del petrolio esiste in Russia fin dagli anni ’50, quasi del tutto sconosciuta in Occidente. Essa afferma che la tradizionale teoria americana sulle origini biologiche del petrolio è un’indimostrabile assurdità scientifica. I suoi sostenitori evidenziano che i geologi occidentali hanno predetto più volte l’esaurimento del petrolio nel corso dell’ultimo secolo, solo per poi trovarne dell’altro, molto altro.
Questa spiegazione alternativa dell’origine del petrolio e del gas naturale non è solo una teoria. L’emergere della Russia, e prima ancora dell’URSS, come maggior produttore di petrolio e di gas naturale del mondo, si deve alla concreta applicazione di questa teoria. Ciò presenta conseguenze geopolitiche di impressionante magnitudine.
Necessità: la madre della ricerca
Negli anni ’50 l’Unione Sovietica si trovò isolata dal resto del mondo dalla “Cortina di Ferro”.
Gli scienziati dell’Istituto di Fisica della Terra dell’Accademia Russa delle Scienze e l’Istituto di Scienze Geologiche dell’Accademia Ucraina delle Scienze avevano iniziato fin dalla fine degli anni ’40 una fondamentale ricerca: da dove viene il petrolio?
Nel 1956 il Prof. Vladimir Porfiryev rese note le proprie conclusioni: “il petrolio grezzo e il gas naturale non hanno alcuna relazione con materiale biologico presente nel sottosuolo. Si tratta invece di materiali primordiali, eruttati da grandi profondità”. I geologi sovietici capovolsero l’ortodossia geologica occidentale. Chiamarono la propria ipotesi sulle origini del petrolio “teoria abiotica” – cioè non biologica – per distinguerla dalle teorie biologiche occidentali.
Se avessero avuto ragione, la disponibilità di petrolio sulla Terra sarebbe stata limitata solo dalla quantità di elementi costitutivi degli idrocarburi presenti nel sottosuolo al momento della formazione della Terra. La reperibilità del petrolio sarebbe dipesa solo dall’esistenza della tecnologia necessaria a trivellare pozzi a grande profondità e a esplorare le zone più interne della crosta terrestre. Avevano anche compreso che i vecchi pozzi potevano essere “rivitalizzati” perché continuassero a produrre (i cosiddetti “giacimenti auto-rigeneranti”). Essi sostenevano che il petrolio si forma nelle profondità della Terra, in condizioni di temperatura e pressione altissime, simili a quelle necessarie per la formazione dei diamanti. “Il petrolio è un materiale primordiale generato in profondità che viene trasportato ad alta pressione attraverso processi eruttivi ‘freddi’ all’interno della crosta terrestre”, sosteneva Porfiryev. Il suo team respinse l’idea che il petrolio fosse un residuo biologico di resti di piante e animali fossili, considerandola una bufala inventata per perpetuare il mito della disponibilità limitata.
Sfida alla geologia tradizionale
Quest’approccio scientifico radicalmente diverso di russi e ucraini alla ricerca petrolifera, consentì all’URSS di scoprire immensi giacimenti di gas e petrolio in zone considerate, dalle teorie dell’esplorazione geologica occidentale, del tutto inadatte alla presenza di petrolio. La nuova teoria petrolifera fu utilizzata nei primi anni ’90, molto dopo la dissoluzione dell’URSS, per trivellare gas e petrolio in una regione ritenuta per più di 45 anni geologicamente infruttifera: il bacino del Dnieper-Donets tra
Seguendo la loro teoria abiotica o non-fossile sulle origini del petrolio, geochimici e fisici petroliferi russi e ucraini iniziarono un’analisi dettagliata della storia tettonica e della struttura geologica del basamento cristallino del bacino del Dnieper-Donets. Dopo un’analisi tettonica e strutturale della zona, compirono altre ricerche geofisiche e geochimiche.
Vennero trivellati un totale di 61 pozzi, di cui 37 si rivelarono commercialmente produttivi; un enorme successo esplorativo, con una percentuale di riuscita di quasi il 60%. Le dimensioni del giacimento scoperto erano paragonabili a quelle del North Slope in Alaska. Per fare un paragone, negli Stati Uniti la trivellazione “wildcat” [trivellazione casuale per cercare nuovi giacimenti a poca distanza da quelli già esistenti, NdT] viene considerata riuscita quando ha un tasso di successo del dieci per cento. Nove pozzi trivellati su dieci sono normalmente “asciutti”.
L’esperienza dei geofisici russi nella ricerca di petrolio e gas rimase avvolta nel consueto velo di segretezza sovietico durante gli anni della Guerra Fredda e rimase largamente sconosciuta ai geofisici occidentali; i quali continuarono a insegnare la teoria delle origini fossili e, di conseguenza, l’esistenza di precisi limiti fisici all’estrazione. Lentamente, alcuni strateghi all’interno del Pentagono o ad esso vicini, cominciarono – molto dopo l’inizio della guerra all’Iraq del 2003 - a rendersi conto che i geofisici russi dovevano aver scoperto qualcosa di enorme importanza strategica.
Se
Il Re del Picco
La teoria del picco petrolifero è basata su uno studio condotto nel 1956 da Marion King Hubbert, un geologo texano che lavorava per
L’unico problema era che il “picco” non era dovuto all’esaurimento di risorse nei giacimenti americani. Era dovuto al fatto che
Successo in Vietnam
Mentre le multinazionali americane del petrolio erano intente a garantirsi il controllo degli ampi e facilmente accessibili giacimenti di Arabia Saudita, Kuwait, Iran e altre zone in cui il petrolio era abbondante ed economico negli anni ’60, i russi erano impegnati a sperimentare la loro teoria alternativa. Iniziarono a compiere trivellazioni in una zona della Siberia che si presumeva infruttifera. Qui scoprirono undici grandi giacimenti e un giacimento enorme, sfruttando le stime geologiche eseguite secondo la loro “teoria abiotica”. Trivellarono un basamento di roccia cristallina e scoprirono oro nero in quantità comparabili a quelle esistenti nel North Slope in Alaska.
Dopodiché, negli anni ’80, andarono in Vietnam e si offrirono di finanziare al governo locale i costi di trivellazione per dimostrare l’efficacia della propria teoria geologica. La compagnia russa Petrosov eseguì trivellazioni nel giacimento offshore vietnamita noto come “Tigre Bianca”; penetrò per
Il Dr. J. F. Kenney è uno dei pochi geofisici occidentali che abbiano insegnato e lavorato in Russia, sotto l’insegnamento di Vladilen Krayushkin, che aveva scoperto l’enorme giacimento del Dnieper-Donets. Kenney mi disse una volta in un’intervista che “solo per produrre la quantità di petrolio estratta fino a oggi dal giacimento di Ghawar (Arabia Saudita) occorrerebbe – ammettendo un’efficienza di conversione del 100% - un cubo di resti fossili di dinosauro di
I geologi occidentali non si curano di fornire prove scientifiche della loro teoria delle origini fossili. Si limitano ad affermarla, come una sacra verità. I russi, invece, hanno prodotto interi volumi di testi scientifici, quasi sempre in lingua russa. Alle maggiori riviste occidentali non interessa pubblicare un punto di vista così rivoluzionario. Dopo tutto sono in gioco carriere e intere professioni accademiche.
Chiudere la porta
Nel 2003 l’arresto di Mikhail Khodorkovsky, capo della Yukos Oil, avvenne poco prima che egli vendesse la quota di maggioranza della Yukos alla ExxonMobil dopo un incontro in privato con Dick Cheney. Se
Dal
Perché allora iniziare una guerra altamente rischiosa per il controllo dell’Iraq? Per un secolo gli USA e le grandi aziende occidentali hanno controllato il petrolio del mondo attraverso il controllo dell’Arabia Saudita, del Kuwait o della Nigeria. Oggi, con molti grandi giacimenti in via d’esaurimento, le compagnie vedono il petrolio di stato dell’Iraq e dell’Iran come il maggior magazzino mondiale di petrolio a basso costo e di facile estrazione. Con l’enorme domanda di petrolio proveniente dalla Cina, e ora anche dall’India, diviene per gli Stati uniti un imperativo geostrategico acquisire il controllo diretto e militare di queste riserve mediorientali al più presto possibile. Il vicepresidente Dick Cheney viene dalla Halliburton, il più grande fornitore del mondo di servizi geofisici per l’estrazione petrolifera. L’unica potenziale minaccia al controllo del petrolio da parte degli USA viene dalla Russia e dai giganti dell’energia russi, passati ora sotto il controllo dello Stato. Hmmmmm.
Secondo Kenney, i geofisici russi utilizzavano le teorie del brillante studioso tedesco Alfred Wegener almeno 30 anni prima che i geologi occidentali “scoprissero” Wegener negli anni ’60. Nel 1915 Wegener pubblicò il suo studio L’origine dei continenti e degli oceani, che ipotizzava l’originaria unità delle terre emerse, più di 200 milioni di anni fa, in un blocco chiamato “pangea”, poi separatosi negli attuali continenti attraverso un processo che egli chiamava “deriva dei continenti”.
Fino agli anni ’60 alcuni presunti scienziati americani, come il dr. Frank Press, consigliere scientifico della Casa Bianca, definivano Wegener un “lunatico”. Alla fine degli anni ’60 i geologi furono costretti a rimangiarsi le loro parole quando Wegener offrì l’unica interpretazione che permise loro di scoprire le grandi risorse petrolifere del Mare del Nord. Forse tra qualche decennio i geologi occidentali rivedranno la loro mitologia dell’origine fossile e capiranno finalmente ciò che i russi hanno capito fin dagli anni ’50. Nell’attesa, Mosca possiede oggi un immenso asso energetico nella manica.
UN "OBIETTIVO COMUNE" PER GLI ILLUMINATI

Se si visita uno dei molti siti che “CommonPurpose” possiede in giro per il web, la prima cosa che viene in mente, guardando il logo dell’associazione, è quel vecchio luogo comune per cui ogni criminale desidera inconsciamente essere scoperto e lascia sempre qualche indizio perché si possa risalire a lui. Guardate quella “O” trasformata in un occhio con tanto di triangolino intorno: non c’è verso che gli Illuminati progettino una delle loro malefatte senza lasciarci la firma consueta. Non so se lo facciano per consuetudine rituale, per egocentrismo o per il semplice desiderio di prenderci per il culo. Della serie: “Vi stiamo fottendo di nuovo e ve lo diciamo pure, tanto non potete farci nulla”. Fatto sta che dovunque gli Illuminati affondano le loro grinfie, il triangolino con l’occhietto cisposo all’interno non manca mai.
Veniamo alle cose serie.
Il ruolo nefasto che questa associazione-piovra sta svolgendo in Inghilterra (e nel mondo) da ormai quasi vent’anni fu scoperto per caso da Brian Gerrish, ex ufficiale della Marina britannica. Gerrish, insieme ad altri volontari, aveva messo in piedi un progetto che avrebbe dovuto aiutare i disoccupati della città di Plymouth a reinserirsi nel mondo del lavoro. Il progetto prevedeva la ristrutturazione di alcune imbarcazioni ed era sostenuto dalle organizzazioni locali e dal Consiglio della città. Un bel giorno, senza dare spiegazioni plausibili, le organizzazioni e il comune cittadino ritirarono all’improvviso il proprio appoggio all’iniziativa. Sbigottiti, Gerrish e i suoi amici decisero di andare avanti lo stesso con il progetto e qui iniziarono i guai. Gli organizzatori iniziarono a ricevere minacce anonime sempre più frequenti: e-mail minatorie, gente che bussava alla porta e fuggiva, finestre spaccate, eccetera. Alcuni (Gerrish in testa) decisero di indagare sui motivi per i quali la loro presenza in città era diventata, tutto ad un tratto, tanto sgradita. Si accorsero così che i finanziamenti erogati dal comune erano selettivi: andavano a certi gruppi di persone e non ad altri. La loro richiesta alle autorità di chiarire questa curiosa scelta nella destinazione del denaro pubblico, incontrò solo silenzi e altre minacce. Poco a poco, Gerrish e i suoi amici scoprirono, con stupore, una strana ed assai ramificata organizzazione, nota come “CommonPurpose”, che aveva occupato i principali posti di potere all’interno della città. I suoi membri sedevano nel consiglio cittadino, negli uffici governativi, nella polizia, nei tribunali. Nessuno di costoro ammetteva di appartenere a questa organizzazione o di aver partecipato ai suoi “corsi di tirocinio”. Nessuno forniva dati sui finanziamenti destinati all’organizzazione (con denaro pubblico) da parte dei suoi membri collocati in posti chiave. Ma Gerrish riuscì a raccogliere un’impressionante mole di documenti che ha poi presentato al pubblico in diverse conferenze.
Il sito di CommonPurpose definisce così gli obiettivi dell’organizzazione:
“Common Purpose mira a migliorare il funzionamento della società espandendo la prospettiva, le capacità decisionali e l’influenza di ogni tipo di leader. L’organizzazione gestisce una pluralità di corsi formativi per leader di ogni età, formazione e settore allo scopo di dotarli dell’ispirazione, dell’informazione e delle opportunità di cui hanno bisogno per cambiare il mondo”.
Viene da chiedersi: cambiare il mondo in che direzione? Chi ha una minima infarinatura dei metodi, della struttura e delle strategie utilizzate dalle società massoniche per infiltrare le istituzioni, inizia a sentire puzza di squadra e compasso già da questa prima presentazione. Gerrish scoprì una serie di documenti (presentati nelle sue conferenze) in cui ai membri “laureati” dell’organizzazione (cioè gli uomini di potere che avevano seguito i suoi corsi) veniva richiesto in modo assai esplicito di porre gli interessi e le richieste dell’organizzazione al di sopra dei doveri del proprio ufficio; gli si richiedeva anche di essere “gli occhi e le orecchie” di Common Purpose all’interno del settore da essi occupato. Gerrish trovò anche una quantità di documenti attestanti i finanziamenti “occulti”, provenienti dalle tasse dei contribuenti, destinati ad attività dell’organizzazione all’insaputa del pubblico. Scoprì che l’organizzazione non era radicata solo a Plymouth ma in ogni città britannica (45 sedi in Inghilterra) e aveva filiali in molti paesi del mondo, tra cui Francia, Germania, Ghana, Ungheria, India, Irlanda, Olanda, Sudafrica, Spagna, Svezia, Svizzera e Turchia. Non ancora negli Stati Uniti, ma il suo obiettivo dichiarato è quello di attivare proprie sedi laggiù al più presto.
Le riunioni di Common Purpose si tengono seguendo la cosiddetta “Regola di Chatham House”: i partecipanti sono liberi di utilizzare le informazioni ricevute, ma non può essere rivelata né l'identità né l'appartenenza del relatore/i o di qualunque altro partecipante. Chatham House è la sede del Royal Institute of International Affairs, quartier generale degli Illuminati, e fa parte della rete che comprende anche il Council on Foreign Relations e
Il vero scopo dell’organizzazione è quello di provvedere al reclutamento e alla formazione dei leader che le saranno leali nel perseguimento degli obiettivi che l’organizzazione stessa (e l’Unione Europea che ne è l’emanazione) intendono perseguire, preparando il futuro governo di ciò che viene chiamato “società post-democratica”, cioè la società in cui le nazioni saranno abolite e sostituite da regioni dell’Unione Europea. Lo scopo è anche quello di costringere una riluttante Inghilterra a entrare in quel superstato poliziesco, postdemocratico e asservito allo strozzinaggio degli Illuminati che è l’Unione Europea.
Ai vertici dell’organizzazione troviamo Julia Middleton, che sul sito di CP presenta il proprio curriculum omettendo di menzionare un’esperienza lavorativa piuttosto rilevante: è stata capo della selezione del personale nell’ufficio di John Prescott, vice primo ministro di Blair. A Prescott, secondo Gerrish, sarebbe stato assegnato il compito di creare nel Regno Unito le “assemblee regionali” che fanno parte del piano per abolire le nazioni e mettere le inermi “regioni” alla mercè dell’Unione Europea. In pratica, Common Purpose sta preparando anche in Inghilterra una rete di funzionari ad ogni livello che eseguano gli ordini dell’organizzazione senza indugio e senza porsi troppe domande, ottenendo in cambio ogni libertà di malversazione e nepotismo, come già accade negli Stati europei asserviti alla UE (in Italia dovremmo saperne qualcosa).
Tra i membri “laureati” dell’organizzazione che occupano posti di rilievo (sono migliaia, hanno preso possesso di molte città inglesi e stanno estendendosi in ogni paese del mondo insieme all’organizzazione) spicca Cressida Dick, la responsabile dell’operazione di polizia che portò all’assassinio a sangue freddo di Jean Charles De Menezes, il ragazzo brasiliano che dopo gli attentati di Londra fu inseguito in metropolitana da agenti in borghese e ammazzato senza motivo con diversi colpi di pistola alla testa sparati a distanza ravvicinata. Per questo bestiale e intenzionale omicidio, che la stampa continua a chiamare “errore”,
Lo scopo di questo che secondo Gerrish è un vero e proprio attacco alle istituzioni e alla democrazia britannica, è quello di minare alla base, demoralizzare e infine distruggere la società inglese secondo un piano d’attacco tipico degli Illuminati che coinvolge anche l’aspetto psicologico. Piano che prevede anche l’impiego di “psicopolitiche” del tipo definito a suo tempo da Lavrenti Pavlovich Beria, architetto delle purghe staliniane. Secondo la definizione di Beria, le psicopolitiche consistono in attività rivolte a provocare “il massimo di caos nella cultura del nemico”. Ciò viene perseguito sia attraverso l’improvviso ribaltamento di valori nelle istituzioni (manigoldi che corrompono, malversano, uccidono e rimangono impuniti, anzi si vantano delle proprie malefatte), sia attraverso l’introduzione di forme d’istruzione aberranti (nelle scuole inglesi è stato recentemente distribuito un libriccino che spiega ai bambini il sesso orale), sia attraverso il finanziamento e la diffusione di opere artistiche sconcertanti ed esteticamente ripugnanti (qualcosa del genere avvenne già in Europa dopo la seconda guerra mondiale, con il finanziamento delle “avanguardie artistiche” ad opera della CIA).
Gerrish ha scoperto che oltre 110 milioni di sterline dei contribuenti sono stati spesi per finanziare in gran segreto i corsi di Common Purpose per i titolari di cariche pubbliche che diverranno (anzi, sono già divenuti) gli agenti dell’organizzazione all’interno delle istituzioni. Tra gli appartenenti ad essa vi sono membri del Servizio Sanitario Nazionale, giornalisti della BBC, avvocati, personalità religiose, poliziotti, ufficiali dell’esercito, membri del Parlamento e dei governi locali, ministri del governo ed enti per lo sviluppo regionale. Il sito di Gerrish può essere consultato all’indirizzo http://www.eutruth.org.uk
IL RAZZISMO A ROVESCIO

Gli articoli che pubblico o traduco in questo blog mi hanno già fruttato, com’è noto, gli appellativi di “nazista” e “antisemita”. Non è che la cosa mi tolga il sonno. Quando si raccattano parole a casaccio e le si scaglia goffamente contro un avversario che argomenta, si riesce solo a rendersi ridicoli. L’avversario, se ha argomenti solidi, se la ride. Sono le parole, purtroppo o per fortuna, a farsi molto male. Esse vengono inflazionate dall’abuso e finiscono per perdere il potere d’impatto originario. Vengono “disinnescate” e rese inoffensive dai colpi andati a vuoto. E’ ciò che è accaduto alle parole “nazista” e “antisemita” trasformate dalla pessima mira dei cretini in oggetti scheggiati, inerti e inservibili. La cosa, fin qui, non mi dispiace affatto. Questi due termini erano già morti da oltre mezzo secolo, appartenenti com’erano ad un lessico arcaico e privo di referenti concreti nella vita quotidiana. Erano tenuti in vita artificialmente solo nel cialtronesco polmone d’acciaio dei media mainstream, dove vegetavano in attesa di essere sputati con rabbia in faccia all’avversario irriducibile. La loro morte è stata un gradito regalo per molte persone, tra le quali i revisionisti dell’olocausto, che possono finalmente salutare con un educato marameo gli scemi che si ostinano a sparar loro addosso con quest’artiglieria ormai scarica e arrugginita.
Non è la stessa cosa per la parola “razzista”. Questo termine, al contrario degli altri due, designava un fenomeno nient’affatto scomparso, ma anzi ben radicato e vivo nel corpo sociale. Un fenomeno che, negli ultimi vent’anni, ha subito alle nostre latitudini una crescita esponenziale. Il “razzismo” è la cosa che più odio al mondo e mi dispiace davvero di aver contribuito – sia pure in modo passivo – alla demolizione semantica del sostantivo che designa i suoi propugnatori, facendo da bersaglio agli imbecilli. “Razzista” era una parola seria e grave che avrebbe dovuto essere usata con parsimonia per preservarne la valenza denigratoria. Invece la si è usata a vanvera in infinite occasioni, compreso il tentativo di colpire chi denuncia i crimini ebraici verso il genere umano, finendo per tramutare anch’essa in un’arma spuntata. Perché, se non lo si fosse capito, il razzismo con il problema ebraico non c’entra assolutamente un tubo.
Sorvoliamo pure sull’etimologia del termine, che parte dal concetto, scientificamente fasullo e astruso, di “razza”, cioè della possibilità di identificare determinati gruppi d’individui in base ai loro tratti genetici e fisionomici. Nessuno, oggi, è così idiota da credere una cosa simile riguardo agli ebrei. Gli ebrei sono, semmai, una categoria, denotata da una serie di caratteristiche (culturali, religiose, economiche, ecc.) che con la genetica non hanno niente a che fare. Ma il punto è un altro. “Razzista” è parola sopravvissuta all’auspicato decesso scientifico delle teorie razziali riconnotandosi come discriminazione sociale e politica. “Razzista” è oggi colui che emargina e perseguita categorie più deboli facendosi forte della propria posizione nella gerarchia sociale. Il razzismo è una cosa esercitata dai forti verso i deboli, in particolar modo dai ricchi verso i poveri. Il razzismo dei deboli verso i forti o dei poveri verso i ricchi, non si chiama razzismo: si può chiamare ribellione, insurrezione, lotta di classe o – nei casi più felici – rivoluzione. Definire “razzismo” l’avversione dei deboli contro l’arroganza e la ferocia dei forti non fa che snaturare questa parola, privandola della sua forza morale. Si può essere razzisti contro gli zingari e i lavavetri, contro i negri e contro gli arabi. Ma essere razzisti contro gli ebrei – quand’anche qualcuno lo volesse davvero – è impossibile per definizione.
Gli ebrei, nel caso non lo si fosse notato, non sono certo una categoria debole. Tutt’altro. Sono attualmente la categoria più ricca, potente e benestante del mondo. Sono a capo di tutte le maggiori organizzazioni finanziarie e bancarie del pianeta, che hanno letteralmente annullato e asservito il potere dei governi nazionali. Nomi ebraici come Rothschild, Bernanke, Wolfowitz, Freedberg, Neubauer, Goldberg, Zoellick e infiniti altri dovrebbero essere noti anche alle persone meno informate sui meccanismi dell’economia. Gli ebrei controllano i maggiori network mondiali dell’informazione: Time Warner (Gerald Levin), Viacom (Sumner M. Redstone), Disney (Bob Iger, membro del movimento fondamentalista ebraico Aish Ha Torah), News Corporation (Rupert Murdoch), Vivendi (Edgar Bronfman Jr, figlio di Bronfman Sr che è presidente del Congresso Mondiale Ebraico), Bertelsmann (Thomas Middelhof) sono aziende che insieme controllano il 96% dell’informazione mondiale. Tutte possedute e/o controllate da ebrei. Gli ebrei possiedono lobby potentissime come l’AIPAC e laAnti Defamation League che letteralmente impongono i propri voleri e i propri uomini di fiducia al governo americano e a quello dell’UE. Gli ebrei possiedono uno stato situato in una posizione geostrategica fondamentale, leader mondiale nella tecnologia militare e dotato di un numero imprecisato – ma sicuramente nell’ordine delle centinaia – di testate nucleari.
Nonostante questo – e grazie soprattutto all’influsso esercitato sulle menti dal suddetto strapotere mediatico – la maggior parte delle persone continua a pensare agli ebrei secondo l’antico stereotipo del barbuto straccione, perseguitato e segregato nel ghetto; quando dovrebbe essere ormai evidente che a rischiare la ghettizzazione e l’accattonaggio sono tutti coloro che devono subire lo strapotere di cui sopra, cioè la quasi totalità del genere umano. Per questo dico che l’avversione verso questo strapotere può essere considerata – a seconda dei punti di vista – una cosa opportuna o inopportuna, bella o brutta, sacrosanta o infame. Ma una cosa è certa: comunque la si pensi, quest’avversione non ha nulla a che vedere col razzismo. Gli ebrei non sono più – e forse non sono mai stati – abbastanza deboli da poter essere oggetto di razzismo. Soggetto, semmai, come spesso accade. La devastazione dei territori palestinesi da parte di Israele e il suo totale disprezzo verso la vita e la dignità delle popolazioni arabe è appunto l’esercizio del potere discriminatorio di una categoria economicamente e militarmente più forte verso quelle più deboli. Qui il razzismo trova la sua più elementare ed intuitiva significazione. Bollare come “razzista” chi mette a nudo il sopruso dei potenti non fa altro che rovesciare nel suo opposto e rendere inutilizzabile un fondamentale concetto di avversione per ogni forma di sopraffazione, che meriterebbe ben altri e più appropriati ambiti di applicazione.
SIAMO FOTTUTI

L’ARSENALE NUCLEARE AMERICANO SARA’
“SORVEGLIATO” DA ISRAELE
di Michael Collins Piper
dal sito kavkazcenter.com
Traduzione di Gianluca Freda
I sostenitori di Israele in America sono stati felici di apprendere che una compagnia israeliana –
Questo vuol dire che il governo israeliano avrà di fatto il controllo sulla sicurezza delle armi nucleari americane.
I sostenitori di Israele diranno che questa è una splendida idea, poiché si dice che Israele sia il migliore alleato dell’America sulla faccia del pianeta. Tuttavia esistono alcuni criticoni a cui non sembra opportuno che la sicurezza del super-sensibile arsenale nucleare americano sia nelle mani di una nazione straniera, soprattutto Israele il quale, a tutt’oggi, continua a negare ufficialmente di essere impegnato nella fabbricazione di armi nucleari.
Comunque sia, gli interessi globali della Magal sono piuttosto variegati. Dopo aver garantito la sicurezza del 90% dei confini israeliani, attraverso un sistema a largo raggio di tecnologia ultramoderna,
Non solo
Non esiste grande paese o grande azienda che non abbia qualche specialista della Magal che tiene d’occhio le sue attività.
Ovviamente
Tuttavia, si prevede che la presenza della Magal in America sia in procinto di estendersi, visto che l’azienda ha aperto una sede a Washington, DC, che servirà a promuovere i suoi prodotti presso le agenzie federali e i membri del Congresso che sovrintendono al finanziamento dei progetti di sicurezza a supervisione federale ad ogni livello: locale, statale e nazionale.
E poiché l’attuale capo della Homeland Security americana, Michael Chertoff, è non solo un incallito sostenitore di Israele, ma anche figlio di una donna che con Israele ha forti legami – compreso un impiego presso
Attualmente
A conti fatti, l’azienda israeliana controlla il 40% del mercato mondiale dei sistemi di rilevamento di violazione perimetrale e sta lavorando per espandere le proprie attività nel settore della protezione degli oleodotti.
Si dice che
Il 19 luglio l’Agenzia per
(Michael Collins Piper è corrispondente della American Free Press e autore di "The New Jerusalem:Zionist Power in America", "The High Priests of War," e di "Final Judgment", in cui viene studiato nei dettagli il ruolo del Mossad nella cospirazione per l’assassinio di JFK).
IL GRANDE DRAGO ROSSO

L’IMPERIALISMO DEL CAPITALE EBRAICO
di Henry Makow
dal sito www.savethemales.ca
Traduzione di Gianluca Freda
Un libro pubblicato nel 1889, The Red Dragon [il drago rosso] di L. P. Woolfolk, mi fa pensare che l’imperialismo britannico (e americano) sia stato originato dalla necessità di alcuni banchieri (per la maggior parte) ebraici e dei loro soci Gentili di trasformare il denaro da essi creato dal nulla (grazie al controllo del credito) in ricchezza reale (vale a dire: di impossessarsi del mondo).
Il libro conferma la mia affermazione secondo la quale “Il ‘complotto’ ebraico è l’imperialismo britannico” (maggio 2004).
Quando questi banchieri ottennero, nel 1694, il monopolio del credito, si trasformarono in un mostro che oggi ha preso in ostaggio l’intera umanità. Il cartello bancario con base a Londra ha letteralmente ingurgitato il pianeta e non sarà soddisfatto finché non riuscirà a possedere tutto e ad asservire il genere umano, spiritualmente e mentalmente, se non anche fisicamente. Questo, in sintesi, è il Nuovo Ordine Mondiale.
L’ultima spallata fu opera di un uomo di punta dei Rothschild, Cecil Rhodes, che nel 1891 iniziò ad “assorbire la ricchezza del mondo” e ad “assumere il governo del mondo intero”.
Un’indagine delle Nazioni Unite rivela che il 2% della popolazione mondiale possiede il 50% delle ricchezze, mentre metà della popolazione mondiale possiede a stento l’1% della ricchezza. Inutile dire che quel 2% più ricco è rappresentato in gran parte dai banchieri con sede a Londra e dai loro associati.
Oggi l’imperialismo britannico, americano e sionista persegue l’obiettivo dei banchieri: “governare il mondo” attraverso la distruzione della religione, delle nazioni, della razza e della famiglia. Questo imperialismo non esprime affatto gli interessi del popolo inglese, americano o ebraico.
IL DRAGO ROSSO
L. B. Woolfolk era un predicatore battista americano che aveva indagato sulle macchinazioni del cartello bancario londinese nei tre decenni seguiti alla Guerra Civile. Aveva trovato conferma alle sue teorie grazie ad alcune visite a Londra e a contatti con membri di questo cartello. Egli afferma che il “Grande Drago Rosso” è il simbolo del “potere monetario degli ebrei londinesi”.
Nel suo libro egli descrive in che modo questo cartello abbia comprato l’intera economia americana attraverso degli intermediari e sia riuscito ad assumerne il controllo, molto prima dell’approvazione del Federal Reserve Act nel 1913.
Già nel 1864, quasi 150 anni fa, Woolfolk sosteneva che la ricchezza del mondo fosse concentrata nelle mani di questo cartello bancario.
“L’Imperialismo del Capitale a cui mi riferisco è un nodo di capitalisti – quasi tutti ebrei – che ha stabilito la propria sede centrale nel quartiere degli affari londinese, Threadneedle Street, Lombard e altre strade nelle vicinanze, dove i banchieri hanno la propria residenza. Questi capitalisti ebrei sono riusciti a concentrare nelle proprie mani tutta l’industria e il commercio della Terra. Sono creditori di quasi tutti i debiti del mondo – i debiti di nazioni, stati, contee, municipi, corporazioni e singoli individui – il cui ammontare è stimato, nel totale, a settantacinque miliardi di dollari, sui quali ricevono annualmente circa quattro miliardi di dollari d’interesse. Possiedono le manifatture, i trasporti e il commercio dell’intera Gran Bretagna e la maggior parte delle manifatture, dei trasporti e dei commerci del resto del mondo. Hanno conquistato il controllo dell’industria e del commercio di tutta
Woolfolk fa risalire le origini di questo cartello alla creazione della Compagnia delle Indie britannica nella prima metà del diciottesimo secolo.
“Nel 1764
Con l’invenzione del motore a vapore nel 1775, solo i capitalisti della Compagnia delle Indie britannica possedevano i mezzi per trarre profitto dalla rivoluzione industriale. Misero in piedi centinaia di compagnie d’affari – fabbriche di ogni tipo, aziende minerarie che estraevano ferro e carbone, industrie navali, ferroviarie, immobiliari – che dovevano servire a celare la proprietà e la vera fonte degli investimenti.
“Durante le crisi commerciali, spesso originate e sempre manipolate da loro, essi riuscivano sistematicamente a distruggere le compagnie rivali e poi ad acquistarle, derubando e saccheggiando gli azionisti di minoranza; finché, a un certo punto, questi capitalisti organizzati ebbero nelle proprie mani, a prezzo irrisorio, tutto o la gran parte del capitale delle varie compagnie manifatturiere, mercantili e dei trasporti che era stato generato con l’industria del vapore. Ridussero a scienza e a sistema l’arte di schiacciare le compagnie rivali e di tagliar fuori gli azionisti di minoranza”.
Woolfolk è convinto che i Rothschild non agirono da soli ma in rappresentanza di un’organizzazione di banchieri ebrei.
“L’ascesa della casa dei Rothschild va ricordata come la prima grande aggregazione degli ebrei in una struttura organizzata, allo scopo di intervenire su un enorme territorio d’affari attraverso l’unificazione dei loro capitali. I Rothschild divennero i capi dei Sovrani Monetari Ebrei e da allora sono sempre stati a capo degli ebrei, agendo come una struttura organizzata. Quel casato è probabilmente a capo del Potere Monetario Ebraico del mondo intero. L’entità di questo Potere Monetario è semplicemente incalcolabile. Non può ammontare a meno di 160,000,000,000 di dollari. Probabilmente si avvicina ai duecento miliardi... Il Potere Monetario possiede ormai così tanto denaro che non sa più dove investirlo. Se raddoppierà ancora avrà pressappoco il valore di tutte le proprietà esistenti sulla Terra. All’inizio di questa ascesa, un raddoppiamento del capitale significava 100,000,000 di dollari. Oggi un raddoppiamento di questo capitale ammonterebbe a 400,000,000,000 di dollari. e tutte le proprietà esistenti al mondo hanno un valore inferiore a 600,000,000,000 di dollari”.
Secondo Woolfolk, i Rockefeller e molti grandi industriali e finanzieri americani erano agenti del Potere Monetario londinese.
Questo cartello dei cartelli tenne in riga la classe imprenditoriale inventandosi lo spettro del comunismo:
“La loro politica è quella di fomentare la paura del comunismo e del socialismo in tutte le grandi città; così che gli uomini d’affari, sentendosi antagonisti di queste idee, si schiereranno dalla parte del Potere Monetario. E’ significativo che i principali propugnatori del socialismo siano ebrei, i quali agiscono probabilmente da agenti del Potere Monetario che tiene accese queste agitazioni per i propri scopi... Fa tutto parte della consumata abilità di questi Signori del Denaro”.
CONCLUSIONE
Il Drago Rosso è un essenziale promemoria del fatto che, già 150 anni fa, ricchezza e potere erano concentrate in relativamente poche mani. Ne consegue che la storia moderna rispecchia le macchinazioni segrete di questo Potere Monetario per promuovere il proprio “governo del mondo”.
Oggi abbiamo le prove che esiste un’unica mano a guidare tutte le grandi multinazionali. Ad esempio, tutte cantano lo stesso rosario sulla diversità e il femminismo. Tutti i presidenti americani sono uomini di punta di questo cartello di banchieri. I loro esecutivi sono composti da persone scelte tra le fila dei funzionari controllati dai Rockefeller. I presidenti che osano sfidare il Potere Monetario vengono eliminati (i più recenti sono stati JFK e Nixon). Tutti i candidati alla presidenza sostengono Israele, che è stato creato dal cartello bancario per essere la capitale del loro governo mondiale.
Il problema è essenzialmente politico ed economico: l’eccessiva concentrazione di potere e ricchezza in poche mani. Tratterò in futuro del fatto che molte di queste mani appartengono ad ebrei. Ho sempre pensato che questo cartello fosse spinto soprattutto dal desiderio di consolidare la propria posizione, ma ora inizio ad accettare il fatto che nel loro disegno l’eresia sabbatiana ebraica sia un fattore determinante. Chiunque sia in grado di creare qualcosa dal nulla pensa di essere Dio.
Il problema fatale è nato dal fatto che le altre nazioni del mondo non hanno avuto l’intelligenza, la forza o il coraggio di creare da sole la propria moneta. Un problema che tuttora persiste.
Alla fine il buon senso prevarrà: non in quanto buon senso, ma perché la continua violazione del buon senso porta inevitabilmente al collasso.
CRONACA DI UN BLITZ DI SUCCESSO

Prendendo con le dovute cautele le notizie pubblicate da Repubblica ed essendo facile profeta nell’immaginare che lo svolgimento dei fatti si rivelerà ben presto molto diverso da ciò che è riportato dai giornali di regime, vorrei commentare a mia volta alcuni commenti del mondo politico riguardo il recente blitz delle forze Nato in Afghanistan che ha portato alla “liberazione” dei due ostaggi italiani. Il blitz si è risolto, com’è noto, in un bagno di sangue in cui hanno trovato la morte, oltre ai rapitori, anche altre persone il cui coinvolgimento nel sequestro non è affatto provato. I due ostaggi, dal canto loro, sono a loro volta rimasti feriti, uno in modo molto grave. Di fronte a questa ecatombe, frutto della ferocia e dell’incapacità delle truppe Nato, che hanno preferito una strage al pagamento di un insignificante riscatto, i nostri politici hanno commentato:
Fausto Bertinotti: "E' bene quel che finisce bene. Tiriamo tutti un sospiro di sollievo. E' bene che tutto il Paese sia unito in questa soddisfazione perchè è finito il rischio per la vita di due persone". Bertinotti è notoriamente cultore di una branca alternativa della medicina nella quale le ferite d’arma da fuoco al collo e alla testa non rappresentano, per le persone, un rischio di vita degno di nota. Non posso che augurare a lui e al suo partito una conclusione altrettanto felice della loro lunga esperienza politica. Anch’io potrò tirare, quando ciò avverrà, un legittimo sospiro di sollievo.
Gennaro Migliore: "Noi siamo impegnati a chiedere una soluzione politica ed è ora che il governo italiano nel suo insieme ottenga finalmente la conferenza di pace, perchè se non vanno via tutti i militari dall'Afghanistan quella situazione rimarrà senza soluzione". Dopo aver udito l’opinione di Bertinotti, ascoltare un membro del suo partito che ciancia di “soluzioni” mi spinge illogicamente verso uno scetticismo piuttosto marcato. Spero soltanto che si tratti, come sempre, di pure chiacchiere a vanvera.
Gianni Letta: "Il ritiro delle truppe dall'Afghanistan è un argomento che non esiste". Come no? Io dico che bisogna ritirare le truppe italiane dall’Afghanistan, immediatamente, senza chiacchiere e senza condizioni. Visto che l’argomento esiste? Se Letta non è d’accordo può anche levarsi dai piedi e andare a fare il barista, visto che sono io (tra gli altri) che gli pago stipendio, emolumenti e privilegi.
Giuliano Amato: “Un grande sospiro di sollievo. Non ho notizie freschissime sulla salute di quello dei due ragazzi che è rimasto ferito in modo meno lieve, però la soddisfazione è anche per il fatto che è stata la nostra intelligence che ha immediatamente localizzato dove erano e che poi un'operazione insieme alla Nato ci ha liberato da quello che poteva diventare un problema molto angoscioso". Vorrei fornire ad Amato le notizie freschissime che i suoi irrisolti problemi di alfabetizzazione gli impediscono di leggere su internet e sui giornali. Il tizio ferito in modo “meno lieve” è stato appena operato per ferite al collo e alla testa. Se pure avrà salva la vita, difficilmente quella vita sarà lieta. E’ bello sapere di aver messo la nostra sicurezza nelle mani di un ministro dell’interno che considera un simile epilogo un sollievo e una fonte di soddisfazione. Ciò aiuta a farci un’idea di cosa abbia in mente Amato quando incita alla guerra contro i lavavetri. Naturalmente ci verrà raccontato che a ferire gli ostaggi sono stati i malvagi rapitori e non le bestie della Nato sparando all’impazzata, e noi, con fede incrollabile, crederemo, obbediremo e combatteremo. Amato è una persona sincera. Dice senza mezzi termini che il blitz Nato “ci ha liberato da un problema molto angoscioso”. Il “ci”, ovviamente, è riferito a lui e alla sua banda di scaldapoltrone a scrocco, che senza la strage della Nato avrebbero rischiato di veder rivelata al paese, per la milionesima volta, la loro incapacità operativa. Con un paese sull’orlo della rivolta contro gli scaldapoltrone, non sarebbe stato salutare. La cura fa schifo, il paziente è morto, ma il governo e la poltrona di Amato sono salvi. Sia lodato Gesù Cristo.
Romano Prodi: "Il risultato dell'operazione militare è stato una dura sconfitta dei rapitori e quindi un ammonimento per il futuro". Per questa dichiarazione insignisco Prodi della medaglia d’oro ad honorem nei campionati mondiali di understatement per tutti i decenni a venire. E’ interessante sentir definire “sconfitta per i rapitori” una carneficina indistinta di persone dalla quale gli stessi ostaggi sono usciti con un piede nella fossa. Per l’altro piede, quello rimasto fuori, temo debbano ringraziare, più che l’intervento degli eroici sparacchiatori americani, la loro pessima mira e una dose di culo così spropositata da suscitare la mia più profonda invidia. Ripenso a certi proclami preelettorali in cui Prodi affermava “sconfiggeremo la disoccupazione” e tutto ad un tratto non sono più così scontento per l’inazione dell’esecutivo. Su una cosa Prodi ha ragione: la carneficina sarà un ammonimento per tutti i futuri rapitori. Da oggi, cari delinquenti afghani, solo trattative brevissime, cinque-sei giorni al massimo. Trascorso infruttuosamente questo termine, meglio sbarazzarsi della merce di scambio, seppellirla in qualche luogo isolato e procurarsene dell’altra. Tanto la materia prima, in Afghanistan, non è che manchi.
Romano Prodi/ bis: "Si è trattato di un'operazione difficile condotta con mezzi sofisticati ma che alla fine ha visto l'impegno diretto delle persone". Gli Stati Uniti, in effetti, hanno una lunga tradizione nell’uso di questi mezzi sofisticati in accordo coi servizi segreti italiani. Una tradizione che risale a Portella delle Ginestre, passando per la stazione di Bologna e
Rosy Bindi: “Credo che per l'Afghanistan abbiamo fatto una scelta che non può essere rimessa in discussione, anche di fronte a fatti dolorosi che si sono verificati". Traduzione: “Credo che per l'Afghanistan abbiamo fatto una scelta che non abbiamo le palle di rimettere in discussione, e chi se ne frega dei fatti dolorosi che si sono verificati e delle promesse elettorali. Amici belli, questi ammazzano rapitori e ostaggi senza fare troppe distinzioni. Voi rischiereste la pelle e la poltrona per togliere dai guai una soldataglia che nemmeno conoscete? Non siate ridicoli". Come darle torto?
Charles Anthony, portavoce dell’Isaf: "Questa operazione conclusasi con successo è la prova della determinazione dell'Isaf nell'affrontare gli atti di terrorismo in Afghanistan". Bravi, eccellente risultato. Da oggi in poi seguirò con il massimo interesse gli sviluppi di questa appassionante gara di determinazione tra l’Isaf e le bande talebane. Non voglio perdermene neanche un minuto. Indovinate per chi faccio il tifo.
VATTI A FIDARE

L’EBRAISMO NON E’ UNA RELIGIONE
di Andrew Winkler, editore di Ziopedia – All There Is To Know About Zionism
tratto dal blog Newsfromthewest
Traduzione di Gianluca Freda
La seguente preghiera, detta del Kol Nidre (“tutte le promesse”), è la più sacra delle preghiere ebraiche. Viene cantata più volte dal cantore della sinagoga, con accompagnamento di violino, durante lo Yom Kippur, il Giorno della Penitenza.
“Tutte le promesse, le obbligazioni, i giuramenti, gli anatemi, i pegni di ogni tipo che noi abbiamo promesso, giurato, consacrato o a cui ci siamo legati, da questo giorno di penitenza e fino al prossimo giorno di penitenza (nel cui arrivo confidiamo in letizia), di essi noi ci pentiamo, anticipatamente; essi saranno considerati sciolti, perdonati, annullati, vuoti e privi di effetto; essi non saranno più vincolanti e saranno privi di potere; le promesse non saranno riconosciute come promesse, le obbligazioni non saranno più obbligatorie, né i giuramenti verranno considerati giuramenti”.
Il Talmud babilonese, nel Trattato di Nedarim, 23a-23b, interpreta:
E colui che desidera che nessuna delle promesse fatte durante l’anno abbia valore, si alzi in piedi all’inizio dell’anno e dichiari: “Ogni promessa che farò in futuro sarà nulla”.
Permettetemi di essere assolutamente esplicito: contrariamente alle credenze popolari, l’ebraismo non è una religione. E’ una licenza di mentire, depredare, rubare, ingannare, violentare, schiavizzare, avvelenare, uccidere, sostanzialmente di fare qualunque cosa uno abbia voglia di fare, purché la vittima non sia un ebreo. E’ satanismo in incognito e dovrebbe essere trattato alla stessa stregua della partecipazione ad un’organizzazione terroristica.
GENTE CHE SCOMPARE

LE STRANE LISTE PASSEGGERI DEI VOLI DELL'11 SETTEMBRE.
di Vincent Sammartino
da www.wingtv.com
Traduzione di xoomer.alice.it
Come sa bene chiunque cerchi di smascherare la copertura dei fatti dell'11 settembre, niente in questa faccenda è come sembra. Che sia l'aereo magico che il governo USA ci ha raccontato essersi schiantato al Pentagono, l'aereo mancante che si sarebbe schiantato in Pennsylvania (il volo UA-93), le tre demolizioni perfettamente controllate delle due Torri Gemelle e del WTC-7, o il fatto che 13 dei dirottatori sono ancora vivi e che il loro presunto capo Osama bin Laden sembra essere in grado di cambiare la propria faccia a volontà. Niente, ripeto, niente è come i mass media e il governo cercano di farlo apparire.
Abbiamo quindi a che fare con qualcosa di completamente diverso dalla verità. Non esistono cose e contraddizioni fisiche simili nel mondo in cui viviamo. Possiamo sempre essere sicuri che le leggi fisiche siano costanti ed immutabili. La "coincidenza" è un concetto inventato dall'uomo, ed il mondo reale - atomi, molecole e pianeti - non si preoccupano che li capiate, e non interessa loro se le loro azioni vi favoriscono o danneggiano.
Dico questo perchè, come Victor Thorn e Lisa Giuliani sanno benissimo (WING TV), questa è la chiave per capire che cosa è reale e che cosa invece è falso e inventato.
Detto ciò, lasciatemi tornare un momento al febbraio del
Poi alcuni siti web cominciarono a mostrare e diffondere video e fotogrammi di qualcosa simile a un "pod" sotto la pancia del volo UA-175, con un flash inspiegabile appena prima dello schianto dell'aereo sulla Torre Sud:
Per me, questo significa che la versione ufficiale che ci hanno raccontato sprofonda. Non c'è nessuna buona ragione che giustifichi cose simili se la spiegazione governativa fosse veritiera. Pensateci per un minuto. Se quello che abbiamo visto è solo un'anomalia, devono esserci centinaia di foto e video di Boeing 757 che decollano e atterrano dagli aeroporti di tutto il mondo che mostrano una cosa identica a questa! Se qualcuno ha qualunque foto o video di tale anomalia e vuole condividerle con noi, lo prego di mandarle a Victor e Lisa in modo che le trasmettano in TV e che possiamo chiarire questo punto.
Questo è stato portato alla mia attenzione da Ellen Mariani, una donna che ha perso suo marito Louis sul volo UA-175 che si è schiantato sulla Torre Sud. Con l'aiuto dell'avvocato Philip Berg, ha avviato una causa contro il presidente Bush e l'intero governo come previsto dalla legge RICO. Inoltre, ha rifiutato di prendere i soldi che le sono stati offerti nel Fondo Monetario di Compensazione per le vittime dell'11 settembre.
In più, avevo appena scoperto la "Black Op Radio", all'inizio di quell'anno, e nei loro archivi avevo trovato una trasmissione interessante (#156) nella quale Ellen e il signor Berg sono comparsi come ospiti. Questo può essere il punto più importante della questione dell'11 settembre, e l'ultimo chiodo della bara delle bugie del governo USA. Durante quella trasmissione, la signora Mariani ha detto di essere l'unica parente di un passeggero morto sul volo UA-175. Tutti gli altri passeggeri morti non avevano a quanto pare nessun parente. Nessun altro a parte lei ha perso un parente o un amico su quel volo. Il suo avvocato, Philip Berg, ha ripetuto questa dichiarazione.
Ho ascoltato ripetutamente questa trasmissione e non potevo credere a quello che sentivo. Tutto ha cominciato ad avere un senso, a questo punto. Ho cominciato a sospettare che non solo il governo avesse mentito circa la fisica degli avvenimenti dell'11 settembre, ma abbia anche mentito falsificando il numero dei passeggeri morti quel giorno. Io credo a ciò che afferma Ellen Mariani. Niente in questa faccenda ha mai avuto senso, perchè dovrebbe cominciare ora?
Non sapendo ciò che invece adesso io so, Ellen e Phil hanno creduto che per qualche motivo il governo stesse tenendo segreti i nomi delle persone morte sul volo UA-175. Ellen aveva provato ad entrare in contatto con altri parenti di vittime di quel giorno, ma inutilmente. Vedete, lei e il suo avvocato credevano, come ancora crede molta gente, che i quattro aerei fossero stati dirottati da terroristi arabi e mandati a schiantarsi contro il WTC, il Pentagono e in Pennsylvania. Io, invece, avevo già messo da parte queste bugie.
La loro dichiarazione ha inoltre dato credibilità al reporter della Fox News che ha affermato che l'aereo schiantatosi alla Torre Sud non aveva finestrini. Ehi, comunque questo aereo sembra avere un "pod" sotto di esso, per cui compensa. I pezzi del puzzle stavano cominciando ad andare al loro posto.
Ora veniamo al materiale più interessante: il Social Security Death Index, l'Indice di Mortalità di Previdenza Sociale, e un ringraziamento all'idea di Victor Thorn, il Fondo Monetario di Compensazione per le vittime dell'11 settembre. Il Social Security Death Index (SSDI) (Social Security Death Index) è un sito indipendente ed autonomo non affiliato alla Previdenza Sociale. Vanta un'accuratezza dell'83% (per domande o dubbi scrivete loro via e-mail). Comunque, per provarne l'affidabilità, ho inserito i nomi di persone della mia famiglia decedute, insieme agli amici ed ai vicini. Essendo un vero scettico, non avevo modo di verificare se stessero dicendo la verità oppure no. Con l'eccezione di un cugino, ho trovato tutti quelli che cercavo. Provate voi stessi. (Siate sicuri di inserire il vero primo nome della persona che state cercando. Potrebbe non venire elencato dallo stato in cui ha vissuto per ultimo, ma in quel caso può essere trovato nello stato dove il suo numero di Previdenza Sociale è stato emesso).
I nomi delle persone ci vengono resi noti dal Fondo Monetario di Compensazione per le vittime dell'11 settembre (anche conosciuto come "Fondo Prendi e Stai Zitto"), che la maggior parte di voi ha sentito nominare: Fondo Monetario Di Compensazione Delle Vittime.
Questo è il modo in cui il governo ha aperto le casse del Ministero del Tesoro e ha dato molti soldi ai parenti di chi ha perso la vita quel giorno. In cambio, a queste famiglie è stato sostanzialmente detto di chiudere la bocca riguardo ogni cosa concernente l'11 settembre. (Considerando tutte le bugie che circondano questo evento, potete capire perchè).
A questo punto c'è una cosa che non dovremmo mai scordarci e dovremmo sempre tener presente: la potenza dell'avidità umana. Ricordatevi di questo concetto mentre leggete il numero di parenti delle vittime che hanno cercato la compensazione in denaro.
I nomi delle vittime possono essere trovati sul sito web della CNN.
Questi sono i risultati (cliccate qui per consultare le liste passeggeri complete):
Delle 92 persone che sono elencate come morte su questo volo, solo 20 sono elencate nello SSDI (22%)
Di queste 20, soltanto tre sono sulla lista del Fondo Monetario di Compensazione:
Judy Larocque
Laurie Neira
Candace Lee Williams
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Delle 64 persone che sono elencate come morte su questo volo, solo 14 sono elencate nello SSDI (22%)
Di queste 64, soltanto cinque sono sulla lista del Fondo Monetario di Compensazione:
Eddie Dillard
Ian Gray
John Sammartino
Leonard Taylor
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Delle 65 persone che sono elencate come morte su questo volo, solo 18 sono elencate nello SSDI (28%)
Di queste 65, soltanto tre sono sulla lista del Fondo Monetario di Compensazione:
Michael C. Tarrou
Gloria Debarrera
Timothy Ward
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Volo UA-93:
Delle 45 persone che sono elencate come morte su questo volo, solo 6 sono elencate nello SSDI (13%)
Di questa 45, nessuna è sulla lista del Fondo Monetario di Compensazione.
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Avete notato qualcosa di strano? Di tutti i passeggeri e gli equipaggi dei voli AA-11, AA-77, UA-175 e UA-93, solo rispettivamente il 22%, il 22%, il 28% e il 13% sono nello SSDI.
Vi ricordate dell'avidità umana? Delle 266 persone che ci hanno detto siano morte su questi aerei, solo 11 parenti hanno fatto domanda per il Fondo di Compensazione. Potete credere che nemmeno un singolo parente di una vittima del volo UA-93 abbia fatto domanda per il Fondo di Compensazione? Io non posso.
I parenti delle vittime erano tutti così ricchi da non aver bisogno della Compensazione? No, non è possibile. (Il premio minimo era di 250.000 dollari, ed il premio medio era di 1,8 milioni di dollari. I beneficiari hanno solo dovuto fare un accordo per cui non avrebbero fatto causa alle linee aeree).
C'è da dire inoltre che la maggior parte degli avvocati ha detto ai parenti delle vittime di prendere i soldi e andarsene. Ellen Mariani ha espresso chiaramente questo punto nella sua trasmissione radiofonica.
Per concludere, durante la scorsa settimana, grazie alla ricerca infaticabile di Lisa Giuliani per la verità, la relazione finale del Fondo di Compensazione è finalmente emersa: Relazione finale Del Fondo di Compensazione Delle Vittime.
Stranamente, ma concordemente a tutto ciò che riguarda l'11 settembre 2001, la lista completa reale delle persone che si sono avvantaggiate di tale Fondo è stata omessa da questo rapporto. Anche senza di essa, il rapporto contiene un fatto interessante: secondo il rapporto, il 98% delle persone che hanno sofferto una perdita l'11 settembre
Ma qui c'è la stranezza. Secondo il governo, questo è il numero di persone che hanno accettato il Fondo di Compensazione:
Su un totale di 92 persone sul volo 11, soltanto 65 hanno accettato il Fondo di Compensazione (71%)
Su un totale di 65 persone sul volo 175, soltanto 46 hanno accettato il Fondo di Compensazione (71%)
Su un totale di 64 persone sul volo 77, soltanto 33 hanno accettato il Fondo di Compensazione (52%)
Su un totale di 45 persone sul volo 93, soltanto 25 hanno accettato il Fondo di Compensazione (56%)
C'è qualcosa di strano qui, non vi sembra? O anche i passeggeri oltre agli aerei erano magici?
Così abbiamo un'altra contraddizione abbagliante, forse la più grande di tutte.
Scetticamente vostro,
Vincent Sammartino.
...MAZZA, CHE FIFA!
Se la stanno facendo addosso. Da quando Grillo ha deciso di trasformare i suoi Meet Up in liste elettorali, i sovrani dell’ancien regime non si sentono più tanto al sicuro. Sanno bene cosa vorrebbe dire l’ingresso di un movimento di questa portata, nato e cresciuto su internet, nella competizione politica. Perfino i brogli elettorali spudorati, con cui hanno tenuto in vita negli ultimi decenni quella pagliacciata che chiamano democrazia e dalla quale siamo stritolati, potrebbero non essere più sufficienti a scongiurare la loro dipartita. Chi volete che voti per un rappresentante qualsiasi di quest’orda di vampiri quando si può scegliere un movimento nuovo e pulito che gode – finalmente – del supporto mediatico adeguato per promuovere se stesso e le proprie iniziative? Un supporto mediatico anch’esso nuovo e indipendente, che offre spazi d’informazione profonda e vera contro l’elemosina miserabile di menzogne di partito elargita dalle Tv e dai giornali di regime.
Non è un caso che i primi ad essere allarmati dalla prospettiva siano i maggiordomi dei media: i Battista (nomen omen), i ferrara, i curzimaltesi, gli scalfari in malafede che fingono di scambiare per “anarco-individualismo” (sic) il desiderio di venir fuori dalla fogna d’immoralità in cui stiamo annegando; e già che ci sono lanciano una sputacchiata random anche a Di Pietro, che ha la colpa gravissima di essere rimasto l’unico politico tutto d’un pezzo nella liquefazione generale dell’etica pubblica. Brillano comunque, per insulsaggine e violenza (che sono quasi sempre la stessa cosa) le dichiarazioni terroriste (qui il termine non stona) di Mauro Mazza, direttore della rassegna di canzonette, pinzillacchere e varia umanità che si fa pomposamente chiamare “Tg2”. “Cosa accadrebbe”, filosofeggia il Mazza, “se un mattino, un brutto mattino, qualcuno, ascoltati quegli insulti, quelle male parole contro Tizio o contro Caio, premesse un grilletto all'improvviso?".
A questo terribile quesito, gentile Mazza, se posto in questi termini, possiamo solo rispondere: dipende. Ci servono più dati, che le chiediamo, se le è possibile, di fornirci al più presto. Vorremmo sapere esattamente, prima di darle una risposta: chi è che premerebbe il grilletto? E soprattutto, contro chi?
DE AETERNITATE

Se non dovessi tornare,
sappiate che non sono mai partito.
Il mio viaggiare è stato tutto
un restare qua,
dove non fui mai.
(Giorgio Caproni)
Siccome sono tirchio e non butto mai via niente, ripubblico qui una mia replica ad un utente di ComeDonChisciotte, in relazione all’articolo di James Higgo pubblicato l’altro giorno, riguardante la prospettiva sulla morte offerta dagli studi di meccanica quantistica.
L’utente che si firma “amicod” scrive:
... la meccanica quantistica (MQ) è semplicemente un sistema per decodificare i calcoli di meccanica classica... è stata intrapresa e sostenuta dagli americani per depistare i tedeschi nella seconda guerra mondiale... risultò molto utile durante la guerra fredda... ma non a livello commerciale visto che giapponesi prima ed ora koreani, cinesi ed indiani sono più propensi ad smontare e copiare e riprodurre...
ciao - amicod
* * *
Scusa, amicod, ma non condivido neppure una parola di ciò che dici.
Un'ultima notazione: 2500 anni fa il filosofo Parmenide aveva intuito per via filosofica ciò che oggi Hawking, Tegmark, Stapp e compagnia cercano di esprimere in equazioni matematiche. Il pensiero di Parmenide viene riassunto nella celebre formuletta: "L'essere è e non può non essere, il non essere non è e non può essere", che professori e studenti ripetono nei licei come uno scioglilingua, senza capirne il senso. Parmenide stava dicendo che nell'universo esiste solo ed esclusivamente coscienza (o ossevazione cosciente). Il contrario della coscienza, cioè la non-coscienza (quindi la morte) non è provato, non esiste e non può esistere. Senza il malefico influsso del cristianesimo, che non solo ha rispolverato – per ovvii motivi di controllo politico - l’assurda paura di una morte che non esiste, ma ha pure spacciato la morte per un "luogo", con i suoi processi sommari, i suoi limbi, i suoi paradisi e i suoi inferni, oggi non avremmo dimenticato quella lezione e avremmo le idee un po' più chiare. Forse la scienza - e
(Gianluca Freda)
LA MORTE: UNA BUFALA DA SFATARE

“Gli altri muoiono; ma io non sono un altro; dunque io non morirò”
(Vladimir Nabokov)
LA “TEORIA DEI MOLTI MONDI” DELLA
MECCANICA QUANTISTICA IMPLICA
L’IMMORTALITA’?
di James Higgo
tratto da www.higgo.com
Traduzione di Gianluca Freda
La “Teoria dei Molti Mondi” della fisica quantistica
Prima di tutto, un’avvertenza per i neofiti dell’argomento: Niels Bohr, il fondatore della moderna teoria quantica, disse una volta: “Chiunque non rimanga sconvolto dalla teoria quantica, non l’ha capita”. E non conosceva ancora
La stranezza della fisica quantistica può essere esemplificata dal famoso esperimento della “divisione parallela”. Esso rivela che i singoli fotoni sembrano dividersi in due particelle, le quali nonostante ciò riescono a interagire l’una con l’altra come se fossero onde. L’”Interpretazione di Copenaghen” di questi fenomeni e le equazioni che li descrivono, accettate nel 1927 alla Conferenza di Solvay, affermano essenzialmente che il “pacchetto d’onda” associato a una particella collassa nel momento in cui viene osservato. Il che implica l’esistenza di una relazione tra la coscienza dell’osservatore e la particella.
Esiste un modo di provare che
L’esperimento di “Suicidio Quantico” di Tegmark
Tegmark (1997) descrive un “esperimento di suicidio quantico” in questo modo (ho semplificato il testo ed eliminato le dimostrazioni matematiche):
Lo strumento è una “pistola quantica” che ogni volta che si preme il grilletto misura lo z-spin di una particella [le particelle possono avere spin “su” o spin “giù”, secondo una sequenza apparentemente casuale]. Essa è collegata a una mitragliatrice che spara un singolo proiettile se il risultato è “giù”, mentre produce un semplice “click” se il risultato è “su”... La sperimentatrice, per prima cosa, pone un sacchetto di sabbia davanti alla mitragliatrice e dice al suo assistente di premere il grilletto dieci volte. Tutte [le interpretazioni di MQ] prevedono che ella sentirà una sequenza apparentemente casuale di spari e scatti a vuoto, qualcosa tipo "bang-click-bang-bang-bang-click-click-bang-click-click". Dopodiché ella dice al suo assistente di premere il grilletto altre dieci volte, ma stavolta mette la propria testa davanti alla canna della mitragliatrice. Questa volta [nelle interpretazioni di MQ diverse dalla TMM] il “taci e calcola” non avrà alcun significato per un osservatore deceduto... e le due interpretazioni produrranno previsioni differenti. Nelle interpretazioni che teorizzano un esplicito collasso non-unitario, la ricercatrice sarà viva o morta dopo la prima attivazione del grilletto, perciò potrà aspettarsi di sentire forse un click o due (se è moderatamente fortunata), poi “game over”, più niente del tutto. D’altro canto, nella TMM, la [...] previsione è che [la sperimentatrice] sentirà un “click” con il 100% di probabilità. Quando l’assistente avrà concluso il suo poco invidiabile compito, la ricercatrice avrà udito dieci “click” e potrà concludere che le interpretazioni di MQ fondate sull’ipotesi del “collasso” [tutte, tranne
Questo significa che in molti universi ci sarà una ricercatrice in meno, ma la ricercatrice non avrà esperienza della morte.
Le “Teorie Quantiche della Mente” di Stapp
Stapp non accetta
Stapp evidenzia che gli effetti quantici hanno una grande influenza sul modo di operare del cervello. In effetti, essi devono rivestire un ruolo fondamentale sulle funzioni cerebrali, consentendo forse al cervello di funzionare come un “computer quantico”, sfruttando algoritmi di ricerca simili a quelli proposti da Grover (1997).
La dimostrazione di Stapp della presenza di effetti quantici all’interno del cervello (aprile 1996) è la seguente:
a) Uno ione di calcio che entra in un microcanale di diametro x, deve avere, per il principio d’indeterminazione di Heisenberg, uno spread inerziale di hbar/x, dunque uno spread di velocità di (hbar/x)/m, dunque uno spread spaziale nel tempo t – se la particella può muoversi liberamente – di t(hbar/x)/m. Assumendo t pari a 200 microsecondi, cioè il tempo normalmente impiegato da uno ione per diffondersi dall’apertura del microcanale alla zona in cui ha luogo la liberazione di una vescicola di neurotrasmettitore, assumendo x pari a un nanometro e includendo un fattore di 10 -5 di rallentamento della diffusione, si ottiene un diametro della funzione d’onda pari a circa 40 volte 10-
In altre parole, è alquanto probabile che in alcuni universi il neurotrasmettitore attiverà il suo bersaglio, mentre in altri non lo farà, semplicemente a causa del “principio di indeterminazione di Heisenberg”.
Ciò è importante quando si cerca di capire in che modo il cervello possa agire come “computer quantico”, ed è molto interessante se integriamo queste idee con l’esperimento di Tegmark.
Tegmark e Stapp
Consideriamo uno ione di calcio che abbia il 50% di probabilità, secondo le equazioni di Schrödinger, di attivare il suo bersaglio recettore. Immaginiamo che quel recettore possa fare la differenza tra due possibili condizioni mentali: una corrispondente alla decisione di un motociclista di sorpassare un auto su una curva pericolosa, l’altra corrispondente alla decisione opposta. Immaginiamo che la manovra di sorpasso si rivelerebbe mortale.
Il motociclista è lo sperimentatore nel “suicidio quantico” di Tegmark. Secondo le previsioni della TMM, il motociclista percepirà di aver fatto la scelta corrispondente al rimanere in vita nel 100% dei casi. Eppure nel 50% degli universi gli spettatori assisteranno ad un disastroso incidente.
Ulteriori implicazioni
Deutsch (1997) afferma che dalla TMM consegue che ogni cosa possibile esiste, da qualche parte del multiverso. Se questo è vero, possiamo dire che esistono molti universi (ma pur sempre una frazione infinitesimale del multiverso) in cui tu, caro lettore, hai qualche miliardo di anni.
Se ne può dedurre che la coscienza dello “sperimentatore” finisce sempre e inevitabilmente in uno di questi universi? Se è così, noi siamo immortali. Almeno dal nostro punto di vista.
Problemi con
Bibliografia
1. Deutsch, David, The Fabric of Reality, (Penguin Books, 1997)
2. DeWitt, B. S. and N. Graham, eds., The Many Worlds Interpretation of Quantum Mechanics, (Princeton University Press, Princeton, 1973).
3. Grover, L. K, 'Quantum mechanics helps in searching for a needle in a haystack', Phys. Rev. Lett 79, 325-328 (1997)
4. Price, Michael Clive, Many-Worlds FAQ (Website, 1995)
5. Stapp, Henry P., Quantum Ontology and Mind-Matter Synthesis (Lawrence Berkeley National Laboratory, July 21 1998)
6. Stapp, Henry P., Science of Consciousness and the Hard Problem (Proceedings of the Conference Toward a Science of Consciousness, University of Arizona, April 8-13,1996)
7. Steane, Andrew, Quantum Computing (Preprint, July 1997)
8. Tegmark, Max, 'The Interpretation of Quantum Mechanics: Many Worlds or Many Worlds', (Preprint, September 15, 1997)
IL MALE MINORE

Repubblica ha dato il via alla massiccia campagna propagandistica che ci accompagnerà fino alla nascita del nuovo (?) Partito Democratico. E’ comprensibile. L’evento è così irrilevante, irritante e manifestamente foriero di nuova disperazione per gli italiani che sarebbe sommerso dall’indifferenza o dalla contestazione se i giornali di partito non provvedessero ad agghindarlo con la consueta dovizia di chiacchiere. A questo indirizzo i collezionisti di ciarle a vanvera possono trovare tutti i pezzi che gli mancano per completare i loro album di figurine. A me mancava “Moro, un inventore di politica "alta", trucidato da barbari che camminano liberi e scrivono libri” e adesso l’ho trovato grazie a Mario Adinolfi, di cui già possedevo l’adagio «Trovo che il discorso con cui una consigliera diessina ha rifiutato la proposta di intitolare una strada a Fabrizio Quattrocchi sia semplicemente un discorso infame». Quest’ultimo adagio ce l’ho doppio, uno per ciascun coglione, e posso scambiarlo con altri collezionisti. Accetto come contropartita sbrodolate di Fini sull’eroismo dei carabinieri di Piazza Alimonda o accorati moniti di Pisanu sulla minaccia della risorgenza anarco-insurrezionalista.
Non si può più contare, per salvare il salvabile, sugli elettori di sinistra. Essi sono ormai completamente e irrimediabilmente rincitrulliti dal miraggio del “male minore” a cui dovremmo aggrapparci per scongiurare un ritorno di Berlusconi al governo. Rimando, a tale proposito, all’apologo adamsiano sulle lucertole che Israel Shamir riportava in chiusura del lungo articolo tradotto ieri. Qui dirò soltanto che se davvero il nostro obiettivo deve essere quello di puntare al male minore (quindi di scegliere quale sia, tra la cicuta e l’arsenico, il veleno più indolore con cui suicidarsi) allora scelgo Berlusconi, senza neppure un attimo d’esitazione. Per quanto incapace, ignorante, corrotto, disonesto e servile verso gli interessi americani e israeliani, egli è pur sempre “il male minore” rispetto ai suoi finti antagonisti; che sono molto più capaci e colti di lui quando si tratta di escogitare nuovi metodi per ridurre sul lastrico il paese e quanto a corruzione, disonestà e servilismo hanno molto più da insegnare che da imparare. Stiamo cercando “il male minore”, no? Mica un governo e un paese decenti. Allora il male minore è Berlusconi e non mi resta che auspicare un suo ritorno a Palazzo Chigi che sia il più rapido possibile.
Perché dico che Berlusconi è il male minore? E perché lo dico dopo averlo combattuto in tutti i modi per cinque anni e dopo aver salutato, a suo tempo, la sua dipartita in questo modo?
Primo: perché non mi aspettavo davvero, un anno fa, di trovare negli elettori di sinistra così tanta irriflessività, parzialità e mancanza di senso critico. Se il risultato dell’assenza di Berlusconi è il sonno della ragione, auspico un Berlusconi che tenga la ragione ben desta. Nel nostro paese le peggiori riforme di destra sono sempre state introdotte da governi e istituzioni “di sinistra” o almeno credute tali dalle menti semplici. Lo smantellamento dei diritti dei lavoratori, a partire dalla fatidica scala mobile, è stata attuata con l’attiva collaborazione dei sindacati; le prime leggi anti-immigrati di stampo drasticamente repressivo portano la firma di Livia Turco e Giorgio Napolitano; lo sdoganamento della guerra come strumento di risoluzione delle controversie fu attuato da D’Alema all’epoca del Kosovo; la normalizzazione (se non la genesi) della pirateria impenditorial-finanziaria senza regole fu dovuta al solito D’Alema, che salutò come “capitani coraggiosi” i membri della cordata Colaninno che s’impossessò di Telecom mettendo in un angolo la famiglia Agnelli (forse, nel dare quella celebre definizione, aveva in mente Long John Silver); la feroce repressione dei movimenti anni ’70 fu gestita con la compiaciuta collaborazione del PCI, che contribuì a varare le ignobili "leggi d’emergenza" (legge sui pentiti, carcerazione preventiva, concorso morale) che fecero a pezzi la giustizia italiana e i diritti costituzionali; la riconversione strategica delle forze di polizia, che attribuì ad esse lo strapotere poi scatenato nelle repressioni di Napoli e Genova nel 2001, fu opera del governo di centrosinistra; il più ampio indulto della storia a favore di corrotti e corruttori è stato varato dall’attuale governo. Mi fermo qui, ma è evidente che la casistica potrebbe andare avanti all’infinito. Coloro che hanno realmente in mano i destini d’Italia (cioè l’industria parassitaria nazionale e la grande finanza internazionale) sanno bene che solo un governo che abbia il bollino blu “di sinistra” può varare riforme odiose e impopolari senza scatenare le ire della parte tradizionalmente più sanguigna della nazione. Basta agitargli sotto il naso lo spauracchio del ritorno di Berlusconi e questi poveri creduloni ingoiano qualunque cosa, perfino provvedimenti molto peggiori di quelli che Berlusconi avrebbe mai potuto o voluto porre in essere. E’ probabile che Berlusconi, ormai decotto e prossimo all’era del pannolone, venga tenuto in piedi, quale ridanciano e rozzo spaventapasseri, solo a questo scopo.
Secondo: per quanto possa non piacere, non è Berlusconi la causa dell’attuale polverizzazione del tessuto economico, produttivo e lavorativo del nostro paese, bensì proprio la casta di succhiasangue detti “di sinistra” che si trovano attualmente al potere. Furono loro ad accordarsi preventivamente con i potenti dell’industria italiana e con le banche internazionali (ebreo-americane, soprattutto) per svendere e privatizzare l’industria di Stato e le partecipazioni statali italiane. A questo servì l’incontro di Prodi, nel giugno 1992, con i potenti del mondo riuniti sul panfilo della regina Elisabetta II "Britannia", al largo di Civitavecchia. E’ lì che furono pianificate la svalutazione della lira provocata dall’intervento di George Soros e il programma di Mani Pulite, destinato a far fuori l’intera classe politica del vecchio regime. Una classe politica marcia e corrotta al di là di ogni dire, che strameritava la galera e, se è per quello, anche la pubblica impiccagione. Siamo noi italiani che non meritavamo la classe politica, cento volte peggiore, che è venuta dopo.
Berlusconi è colui che provò a metter loro i bastoni tra le ruote. Per fare ciò si fece spalleggiare dall’arcaica classe politico-mafiosa della prima repubblica, la quale, dopo essere stata fatta a pezzi da Mani Pulite, tentò di riorganizzarsi sotto diverse spoglie per intralciare i piani dei nuovi maggiordomi di Washington. Sulle prime il nano, appoggiato da costoro, ottenne un immenso e insperato successo. Ma com’era più che prevedibile mandò tutto in vacca a causa del suo analfabetismo politico e culturale, della sua corruzione, del suo egoismo bottegaio, della sua mancanza di coraggio. Poco male. Cioè malissimo per gli italiani, ma nulla di preoccupante per la vecchia classe politica, che si è riciclata a poco a poco nelle file dei nuovi cortigiani, ottenendo privilegi e impunità mai visti prima nella storia del nostro paese.
Se parliamo di “male minore” (anziché di “bene”, come sarebbe giusto e logico) allora il male minore è Berlusconi. Il quale possiede potere e ricchezze personali sufficienti da poter agire – almeno in teoria, ché poi la pratica è un’altra cosa - con un minimo d’indipendenza dalle pretese della BCE, del FMI e dei pirati nullafacenti e superprotetti dell’industria italiana, che ci stanno rovinando.
Terzo: guardiamo i fatti, non le ideologie morte e sepolte. L’ultimo governo Berlusconi è stato un governo corrotto, incapace, razzista, asservito alla prepotenza israelo-americana e ossessionato dalla creazione di leggi che garantissero l’impunità del capo e dei suoi scherani. Ma la sua corruzione, per quanto immensa, non si è mai manifestata con la sfacciataggine dei Rutelli e dei Mastella, che sprecano denaro pubblico per andare al Gran Premio con l’aereo di Stato; l’incapacità, per quanto smaccata, era sempre un po’ meno peggio dell’immobilismo assoluto e strafottente di Prodi e della sua banda; il razzismo era fatto di chiacchiere e proclami imbecilli, non di persecuzioni concrete contro lavavetri e poveracci assortiti; l’asservimento ai giudeo-americani non si è mai spinto fino all’umiliazione assoluta a cui abbiamo assistito in occasione della visita di Olmert a Roma, con un Prodi che, come un registratore, ripeteva le esatte parole che il capo degli assassini israeliani gli aveva messo in bocca; le leggi miranti all’impunità erano “ad personam”, non in forma di indulti generalizzati che, oltre al danno causato dall’intrinseca oscenità morale, hanno finito per scatenare migliaia di briganti e assassini contro la popolazione. Anche in questo caso, se la mia ossessione fosse per il “meno peggio”, il centrodestra sarebbe la scelta elettorale obbligata.
Con questo articolo non sto annunciando che voterò per il centrodestra. Non lo farei mai. Sia perché il voto, come visto nelle ultime elezioni truccate da Forza Italia, è – e probabilmente è sempre stato – un rituale fasullo e manipolato, il cui unico scopo è quello di tenere buoni i cittadini drogandoli con l’illusione di avere un ruolo nell’amministrazione dello Stato; sia perché, se pure il voto avesse un valore, non avrei comunque il cinismo sufficiente per regalare il mio a certi ceffi da galera, a certe baldracche squallide.
Con questo articolo sto solo dicendo che i fautori del “male minore” sono degli idioti. Così idioti che, senza rendersene conto, stanno regalando la vittoria elettorale al nemico proprio in virtù della loro stessa argomentazione. Questo presumendo ovviamente – come loro assurdamente presumono – che le elezioni contino qualcosa e che nella casta politica da cui siamo tartassati si possano distinguere amici e nemici. Io non credo né l’una né l’altra cosa. Il mio obiettivo non è il “male minore”, ma il bene, che si otterrà solo liberandosi da queste gabbie mentali e sostituendo l’attuale sistema politico con una configurazione nuova, tutta ancora da discutere e da inventare. Le beghe deliranti tra “destra” e “sinistra”, “comunisti” e “fascisti”, mali minori e maggiori, sarebbe meglio lasciarli al mondo virtuale di giornali e TV, che le hanno elaborate e diffuse. Continuando su questa linea dovremo accontentarci dei Veltroni, dei partiti democratici già putrefatti prima di nascere e delle primarie-farsa (e per di più a pagamento). Temo che in questo caso chi decide di accontentarsi avrà ben poco tempo per godere.
IL REGNO DEI RETTILI

LE LUCERTOLE DI JAFFA
di Israel Shamir
da www.israelshamir.net
Traduzione di Gianluca Freda
Lo scorso maggio è stato per i russi un momento di grande delusione. Sono passati anni da quando hanno abbandonato il comunismo, smembrato l’Unione Sovietica, garantito l’indipendenza (o meglio regalato agli Stati Uniti) ogni territorio da loro controllato, consentito alle compagnie occidentali di comprare e vendere il loro retaggio e il loro stile di vita, chiuso le loro basi militari, abbandonato i loro missili e sottomarini ad arrugginire in pace, esaudito ogni richiesta e desiderio degli Stati Uniti. Dopodiché si erano preparati ad una grande celebrazione del V-Day, hanno invitato ospiti, lucidato le loro medaglie, recuperato le leggende di supremo eroismo... e hanno ricevuto una doccia fredda da parte da parte di Stati Uniti e Inghilterra, i loro ex alleati nella II Guerra Mondiale. Il presidente Bush, con il solito tatto, è andato a Tbilisi e ha dichiarato che non c’era poi una gran differenza tra
“Oh, Dio, ma perché abbiamo combattuto per loro?”, avranno pensato molti russi. “Perché abbiamo sostenuto lo sbarco anglo-americano in Normandia, invece di firmare un trattato di pace separato con una Germania che, nella primavera del 1944, era praticamente già sconfitta, quando il nostro territorio era stato ormai liberato? Perché tanti soldati russi hanno dovuto combattere e morire per liberare
Se fosse possibile inviare messaggi attraverso il tempo, non ho dubbi: nel 1944 succederebbe proprio questo e oggi vivremmo in un mondo diverso. In quel mondo alternativo, i russi non avrebbero dato retta agli inviti di un presidente americano a non essere così duri verso i loro nemici.
Queste filippiche così oscenamente ingiuste compaiono nei media occidentali perché il modo di vedere la guerra cambia moltissimo da occidente a oriente. Per i russi e i loro vicini, l’evento importante fu la grande vittoria sul nemico tedesco; mentre in occidente l’olocausto ebraico ha oscurato le vittorie di Stalingrado e Berlino. L’occidente ha adottato una strana leggenda incentrata sul destino degli ebrei. Secondo questa leggenda, i tedeschi avevano deciso di sterminare tutti gli ebrei, dagli infanti agli anziani; ed è per questo che la guerra fu combattuta. Il mondo ignorò con indifferenza la tragedia degli ebrei, ma poi avvenne un miracolo: gli ebrei furono salvati e crearono lo Stato d’Israele dalle ceneri dell’Olocausto.
Dal punto di vista russo, l’URSS non “ignorò con indifferenza” un bel niente, ma versò il sangue dei propri figli e figlie migliori. La guerra non fu combattuta per gli ebrei o a causa degli ebrei; ma
Nell’attuale leggenda ebraica, che è divenuta la versione ufficiale della storia occidentale contemporanea grazie al lavoro dei padroni ebraici dei media,
I leader americani ed europei hanno accettato in pieno la leggenda ebraica, non fosse altro che per il fatto che essa li liberava dagli obblighi verso quell’alleato che aveva portato sulle proprie spalle l’immenso fardello della guerra. Hanno guardato con meraviglia e irritazione le celebrazioni del V-Day a Mosca. Per loro, l’evento centrale aveva avuto luogo pochi mesi prima, ad Auschwitz. Lì, al contrario che a Mosca, nessuno aveva dimenticato di partecipare e di chiedere perdono agli ebrei. Per loro, la tragedia ebraica era l’unico evento importante del 1945. Quanto alla vittoria... quale vittoria?
La vittoria è stata rubata. In Israele, lo scorso 9 maggio, si è parlato dell’eroismo dei soldati e partigiani ebrei, neanche avessero vinto la guerra da soli. I libri di scuola israeliani non fanno alcun accenno alla guerra, se non in relazione all’olocausto. La ben nutrita ignoranza degli israeliani è in questo modo completa.
Uno studente russo scrisse una volta una tesi sulla battaglia di Mosca dell’inverno 1941 e la menzionò nel corso di un meeting a Tel Aviv con studenti israeliani. “Chi ha combattuto chi a Mosca nel 1941?”, chiese un giovane israeliano. Dopo un breve silenzio, un docente israeliano spiegò: i tedeschi avevano combattuto contro i giapponesi!
Così la storia dell’olocausto ebraico ha oscurato la guerra e la vittoria sovietica. Gli anticomunisti occidentali volevano rubare quella vittoria e i sionisti gli hanno dato una mano, pensando ai propri interessi. Ora a loro vanno miliardi di dollari in risarcimenti, mentre l’eroica lotta dei nostri padri è stata dimenticata. A me, che risiedo a Jaffa, questo ribaltamento degli eventi ricorda il mito di Perseo e della sua vittoria sul Mostro del Mare. Probabilmente ricorderete di come il Mostro del Mare avesse minacciato Jaffa di distruzione se la principessa Andromeda non fosse stata consegnata alle sue grinfie; di come Perseo decapitò la gorgone Medusa, indossò i sandali alati di Ermes, volò fino a Jaffa e qui tramutò in pietra il Mostro del Mare, salvando così la principessa Andromeda.
Ora immaginate che alcuni anni dopo questo exploit, un giovanotto di nome Giasone decidesse di verificare questa leggenda e di dare un’occhiata alla principessa. Riunì i propri amici, giovani gentiluomini ateniesi con molto tempo da perdere, e fece vela verso est con la sua nave nera. I venti e le correnti erano favorevoli e la nave raggiunse Jaffa in fretta e in sicurezza. Se gli ateniesi avevano nutrito dubbi sulla reale esistenza di Perseo, essi furono fugati in modo assai convincente: l’enorme carcassa del Mostro del Mare giaceva sugli scogli a un centinaio di metri dalla riva, creando un accogliente porticciolo (si trova lì ancora oggi e viene mostrata ai turisti).
In un locale caffè dove si serviva l’arrack, una bibita forte e lattiginosa simile all’ouzo ellenico, gli ateniesi domandarono del Mostro del Mare:
“Sì, questo scheletro è la memoria sempiterna della grande tragedia delle lucertole”, disse il barista.
“Quale tragedia delle lucertole?”, domandò un marinaio.
“Il mostro divorava tutte le lucertole”, disse il barista. “Le lucertole, queste inermi, squisite e graziose creature erano il suo cibo preferito. Ogni giorno ne inghiottiva a migliaia. Le lucertole sarebbero state eliminate se il Mostro non fosse stato ucciso. Oggi celebriamo il giorno della memoria per la tragedia delle lucertole e qui ha sede il memoriale della Lucertola Divorata”.
In effetti, i nostri marinai non avevano fatto caso, fino a quel momento, ad una modesta scultura che abbelliva la piazza cittadina. Raffigurava una lucertola in posa sofferente, con la coda tagliata e le zampette sollevate verso l’azzurro cielo di Jaffa.
“Strano! Non avevamo mai sentito parlare di Perseo dal punto di vista delle lucertole”, mormorò Giasone.
“Ah, Perseo!”, esclamò il barista. “A lui non importava nulla delle lucertole. Girano storie terribili secondo le quali lui stesso avrebbe ucciso molte lucertole. Quando utilizzò senza nessuna prudenza la sua arma, la testa di Medusa, migliaia di lucertole vennero trasformate in pietra. Alcuni dicono che Perseo non fosse migliore del drago”.
Il figlio del barista s’inserì nella conversazione. “A scuola abbiamo imparato che questo Perseo lasciava molto a desiderare anche sul piano morale. Ebbe molte squallide avventure, approfittò di alcune anziane signore, le Graie, uccise la povera Gorgone nel sonno. E peggio ancora: assassinò il proprio padre!”.
“Era un assassino di massa”, intervenne un altro jaffaita, indaffarato con arrack e olive. “Uccise il pretendente di sua madre, Polidette, e molte altre persone utilizzando la stessa testa della Gorgone. Perseo non è il nostro eroe, ricordalo!”.
“Ogni volta che osserviamo il nostro porto, ringraziamo Dio Onnipotente per aver salvato le lucertole”, salmodiò piamente un sacerdote.
“Ma ha sconfitto il drago!”, strillò Giasone.
“Il drago fu sconfitto dagli sforzi congiunti delle coraggiose lucertole e dei loro amici umani. Perseo giocò solo un ruolo minore in questo dramma. Chiunque avrebbe potuto fare ciò che fece lui: non fece altro che mostrare al drago la testa della Medusa e trasformarlo in pietra. Ma prima di ciò, le nostre Forze Alleate sostennero una guerra pericolosa e brutale; migliaia di lucertole attaccarono il mostro e tutti noi pregammo insieme per la sua fine. Non credi che le nostre preghiere dovrebbero essere menzionate come la principale ragione della vittoria?”.
“Ma poi perché continuiamo a parlare del drago?”, chiese il figlio del barista. “Il drago fu sconfitto da tutti e comunque la storia importante è quella della Tragedia delle Lucertole. E Perseo non è il nostro eroe”.
“Voi siete lucertole?”, chiese sarcastico Giasone.
“Oh, no, siamo umani. Ma le lucertole sono la cosa migliore che ci sia mai capitata. Seguiamo sempre i loro consigli”.
“E che ne è stato di Andromeda?”, chiese Giasone.
“Niente di speciale. Casa sua è ancora laggiù, in Via delle Lucertole”.
I marinai pagarono le consumazioni e si diressero verso la casa che il barista aveva indicato. Andromeda
“Sembra che la gente di Jaffa abbia dimenticato chi li salvò dal Drago. Ma tu, Andromeda, tu certamente ricordi il Perseo che ti ha salvata?”, domandò Giasone.
“Perseo?”, chiese la principessa, fissando il monumento alla Lucertola Divorata fuori dalla finestra. “Perseo? A lui non importava nulla delle lucertole”.
Il drappello di greci si alzò e ritornò a casa visibilmente disgustato. Da allora il genere umano è diviso tra coloro che leggono la storia di Perseo il Vittorioso e coloro che adorano
Una vecchia panzana
Un simile slittamento di paradigma è avvenuto in occidente. L’Est celebra la propria vittoria sul Drago, mentre l’Ovest compiange
Dimenticano che ogni leggenda è animata da interessi di fondo. Gli anticomunisti occidentali e i Maestri Parolai del sionismo non sono mossi da compassione: promuovono una storia di sofferenza finché reca vantaggio a loro. Hanno promosso la storia della carestia in Ucraina per mettere gli ucraini contro i russi e smantellare l’Unione Sovietica. Hanno promosso la storia dell’Olocausto per oscurare la nostra vittoria. Si sono inventati la storia delle atrocità comuniste allo scopo di sradicare il Comunismo e privatizzare i beni pubblici dalla California alla Siberia.
Per un po’ di tempo la frottola delle “atrocità rosse” era stata dimenticata, ma ritornò vendicativa quando i russi misero un freno agli oligarchi e rallentarono la conquista nemica dell’economia russa da parte delle compagnie occidentali. Allora vennero riesumate le pazze esagerazioni di Conquest, secondo le quali i russi avrebbero ucciso più persone di quante ne fossero mai nate in Russia.
Se posso sfruttare un cliché ebraico molto amato da Abe Foxman della ADL e dai suoi simili, è tempo di farla finita con la vecchia panzana dei “comunisti che hanno ucciso milioni di persone”. Non solo essa viene utilizzata per promuovere lo stile di vita (e di morte) americano, ma è semplicemente non vera. Queste assurde storie-fotocopia dell’olocausto sono state smontate non solo da storici russi di sinistra, come Sergej Kara-Murza, ma anche da storici russi nazionalisti che non possono certo essere sospettati di simpatie filocomuniste: Vadim Kozhinov e Stanislav Kunyaev.
Ora, il nostro ex amico Patrick Buchanan, che avevo molto ammirato per la sua opposizione alla guerra irakena e al sionismo, è tornato alle sue follie da Guerra Fredda. Ha scritto un altro dei suoi attacchi contro i “comunisti russi”.
“Bush ha detto la terribile verità su ciò che ha realmente trionfato dopo
Niente di più, niente di meno.
Ho iniziato a dubitare tanto della sanità mentale quanto della sincerità di Buchanan. Della sua sanità mentale perché egli afferma che “Castro ha ucciso decine di milioni di persone” su un’isola la cui popolazione complessiva è di nove milioni. Della sua sincerità perché a che servono le diatribe anti-sioniste se la sua intenzione è di riconsegnare Cuba a Meyer Lansky e alla sua mafia?
Buchanan non è il solo, oh no. Il 7 maggio 2005 l’Economist di Londra ha condannato “la riluttanza dei russi a riconoscere i crimini dell’Unione Sovietica prima, durante e dopo la guerra, come il massacro degli ufficiali polacchi a Katyn nel 1940, le atrocità dell’Armata Rossa in marcia su Berlino o il patto Molotov-Ribbentrop del 1939 che divise l’Europa”.
I russi dovrebbero dunque pentirsi del patto Molotov-Ribbentrop tra URSS e Germania? No. L’unico rimpianto è che esso non sia durato più a lungo. Il brutale Hitler e l’astuto Churchill erano egualmente ostili alla Russia. Il discorso di Churchill a Fulton in cui si affermava che
I russi dovrebbero pentirsi per Katyn? La storia di Katyn è stata propagandata per mettere i polacchi contro i russi e ripristinare il cordon sanitaire intorno alla Russia. Ai nostri nemici non importa un fico dei polacchi ammazzati. Altrimenti parlerebbero delle decine di migliaia di polacchi assassinati dalle squadre di Bandera, gli ucraini occidentali ultra-nazionalisti. Invece stanno zitti, perché i seguaci di Bandera sono loro alleati nella lotta contro i russi. Infatti, dopo il 1945, questi alleati di Hitler vennero sostenuti, armati e addestrati dalla CIA e sono sopravvissuti fino ai giorni nostri fino a costituire la forza trainante della Rivoluzione Arancione del dicembre 2004 (la città di Lvov ha dedicato la sua via principale a questo assassino di massa di polacchi, russi ed ebrei).
I russi dovrebbero pentirsi delle “atrocità dell’Armata Rossa in marcia su Berlino”? Il destino dei civili tedeschi non interessa agli ipocriti britannici. Londra esalta il ricordo del maresciallo dell’aviazione “Bomber” Harris e ha fatto perfino scolpire una statua di bronzo per onorare la sua memoria dieci anni fa, nonostante questo criminale di guerra abbia ammazzato più persone di Gengis Khan. Negli anni ’20 Harris fece bombardare e mitragliare gli irakeni e più tardi pianificò ed eseguì i bombardamenti alleati sulle città tedesche, inclusa la feroce ecatombe di Dresda, che ridusse in cenere centomila rifugiati tedeschi. Se questo assassino di massa viene onorato in Inghilterra, i russi non hanno motivo di versare una lacrima sulle lotte avvenute durante la marcia verso Berlino. Non sono loro i colpevoli di Dresda, Hiroshima e Auschwitz, né sono stati loro ad usare l’Agente Orange contro civili innocenti.
Saltiamo le scuse
Ciò di cui i russi non hanno bisogno sono le scuse che gli chiedete. Dico a voi, curatori di musei dell’olocausto e direttori dell’Economist, Mr. Conquest e Mr. Buchanan: ficcatevi i vostri cataloghi della sofferenza e i vostri richiami alla pietà e al pentimento voi-sapete-dove. Esibire le proprie ferite e mettere in mostra le proprie deformità è degno di mendicanti, non di guerrieri e di filosofi. Basta con questo continuo flirtare con la morte e la sofferenza! Lasciate che i morti seppelliscano i morti. La peggiore eredità degli ebrei in questo secolo ebraico è la loro ossessione per la morte, il dolore, la commiserazione e la sofferenza: i loro due luoghi più sacri in Israele sono il Muro del Pianto e il Museo dell’Olocausto, il giorno più importante dell’anno è la festa del pentimento. Che è anticipata dal giorno della commemorazione dei caduti, dal giorno dell’olocausto, dal giorno del ricordo della distruzione del tempio e altro ancora. Il genere preferito degli ebrei è la kina, la lamentazione. Questa malattia del pensiero si diffonde per il mondo in un parossismo di autocommiserazione, senso di colpa e rabbia.
Se intendete seguire questa passione degli ebrei per il piagnisteo, seguitela fino in fondo. Gli ebrei non sono così sciocchi da riconoscere le proprie colpe e chiedere scusa. Nessuno, finora, ha mai ricevuto scuse da un ebreo. Un ebreo risponderebbe: “Forse che TUTTI gli ebrei hanno fatto questo?”. Questa meravigliosa replica può essere utilizzata con eguale efficacia da tutti noi, dai russi riguardo a Katyn, dai tedeschi riguardo ad Auschwitz, dagli inglesi riguardo a Dresda, dagli Yankee riguardo a
E non andatevene in giro a chiedere scusa e implorare perdono. E’ una cosa disgustosa. L’ultimo Papa ha aperto le porte dell’inferno quando se n’è andato in giro per il mondo a domandare perdono per azioni che non aveva compiuto, dal sacco di Costantinopoli all’inedia di Dachau. Ogni giorno ci viene chiesto di scusarci per azioni che non abbiamo commesso. Dovremmo lasciare tutto questo per la domenica di Quaresima, da buoni cristiani.
Il nostro amico filosofo polacco Marek G. aveva ragione: “Se vogliamo avere una società in buona salute, occorre estinguere, non alimentare, l’antico odio etnico e le altre ferite al suo interno. Per tenere unito il popolo ateniese, il governo democratico di questa polis, dopo una sanguinosa guerra civile, proclamò l’”amnesia”: era proibito, sotto pena di morte, ricordare pubblicamente chi avesse ucciso chi nei decenni precedenti. Oggi il paradigma giudeo-americano ha deciso l’opposto: tutte le ferite devono continuare a sanguinare in eterno”.
Basta frignare! Non riesco più a leggere i reportage dalla Palestina scritti da un brav’uomo (e bravo reporter) come Gideon Levy, perché la sua storia è solo una storia di sofferenza. Sì, c’è sofferenza, ma c’è anche coraggio, valore, azioni eroiche e vittoria finale, come ho cercato di spiegare nella storia di Farris Ode (cercatela su Google!). Le antiche cronache russe narrano che i conquistatori mongoli amavano ascoltare le tristi canzoni degli sconfitti. Cerchiamo di cantare canzoni che facciano infuriare i nostri conquistatori.


Questo diverso modo di vedere la vittoria non è uno slittamento verso un credo pagano, come pensava Nietzsche. E’ un dono prezioso della cristianità ortodossa d’Oriente, la cui immagine prevalente è quella del Cristo trionfante. Non troverete mai un Cristo sofferente in un’icona orientale. Noi commemoriamo la sua sofferenza nel Venerdì Santo, ma allo stesso tempo viviamo sotto il sole splendente della sua Resurrezione. Solo dopo il fatale scisma d’Oriente, con Prima Lumi, l’arte occidentale iniziò a raffigurare il Cristo tormentato. Perfino le nostre Sindoni sono diverse: la sindone occidentale (quella di Veronica, in alto) mostra il Cristo con una corona di spine sulla Via Dolorosa, mentre la sindone orientale (quella di Re Abgar di Edessa, in basso) lo raffigura come Dominatore del Mondo. Questa cristianità virile e vittoriosa d’Oriente ha trovato espressione nell’immagine orientale della grande vittoria.
Questi due paradigmi – quello del Perseo Vittorioso e quello della Lucertola Divorata – trovano rappresentanza a Berlino in due distinti monumenti. Uno è la statua sovietica a Treptov Park che presenta un soldato poderoso, dall’aspetto nordico; le sue spalle fiere proclamano la sua vittoria, i suoi piedi formidabili calpestano una svastica spezzata, in una mano tiene una possente spada, rivolta verso il basso, mentre nell’altra regge una bambina tedesca, che si aggrappa al suo collo. Si potrebbe prenderli per un padre e una figlia, una versione capovolta della Madonna con bambino. Si tratta di un simbolo cristiano ortodosso, reso familiare dall’icona di Cristo che regge la sua esile madre. Il soldato sembra aver salvato la bambina in battaglia, proprio come Cristo salva sua madre e come Perseo salvò Andromeda.

I sovietici sentivano davvero di aver salvato
La statua è opera di Eugene Vutechich, grande controparte sovietica del miglior scultore tedesco contemporaneo, Arno Breker. Agli occhi dei tedeschi, questo soldato non appare etnicamente o esteticamente straniero. Potrebbe essere stato scolpito da Breker, che creò molti pregevoli e nobili guerrieri, sebbene dotati di un tocco di omoerotismo ellenico. Vuchetich e Breker incarnavano l’estetica e gli ideali morali, perfino lo spirito delle società Sovietica e Nazional-Socialista. Nonostante le molte differenze, erano uniti dalla mascolinità nordica ed ellenica, dalla potenza degli eroi dell’Iliade, tanto ammirati da Simone Weil.
Uno storico dell’arte russo ha notato che “l’energia bruta ed eroica delle statue di Vuchetich è vicina, nello spirito, al plasticismo germanico del Terzo Reich”. Una statua del genere non offende i tedeschi. Non c’è vergogna nell’essere sconfitti da un guerriero migliore. Russi e tedeschi combatterono coraggiosamente una dura guerra che costò la vita a milioni di soldati e di civili. I loro sforzi e le loro perdite ridicolizzano quelle degli altri partecipanti alla guerra europea. La loro fu una battaglia di Titani, di Asar nordici, di due eroi poderosi, e il migliore vinse, sia gloria all’eroe (Ho disprezzo per coloro che definiscono la loro comune virilità come “totalitarismo”).


Ma il migliore non vince sul lungo periodo, dice l’Ecclesiaste. L’ideologia eroica e mascolina si dissolse e oggi siamo schiavi di un’ideologia che trova la propria estetica e la propria espressione morale in un’altra opera memorialistica berlinese, che riproduce un vasto campo di blocchi di pietra, simile a un cimitero, vicino alla Porta di Brandenburgo. Si tratta del Memoriale dell’Olocausto. Questa creazione esteticamente orribile, concettualmente riduttiva, intrusiva e insultante è stata realizzata dalla nuova forza d’occupazione.

I nostri avversari affermano che l’olocausto è un dato di fatto. E alcuni revisionisti contestano questo fatto, se le camere a gas siano esistite o meno. Ma per la sinistra la questione non riguarda i fatti, bensì la predominanza dell’una o dell’altra narrazione. Anche se tutti i fatti che i nostri avversari citano fossero veri, dovremmo comunque rifiutare questa narrazione e negarle importanza. Un importante pensatore olandese di estrema sinistra, Paul Treanor, ha scritto in un articolo intitolato Perché dimenticare l’olocausto
“L’olocausto è stato il principale pretesto storico per giustificare l’intervento militare degli USA e dei loro alleati. Indirettamente, viene anche usato per legittimare l’ingiustizia sociale nelle nazioni liberal-democratiche, e per insinuare l’idea del diritto liberal-democratico al monopolio del potere. Viene utilizzato per legittimare le diseguaglianze globali, come se esso conferisse ai soli oppositori dell’olocausto il diritto alla prosperità, condannando gli altri alla fame. Ricordare l’olocausto non è un imperativo morale: il ricordo non serve a fini benevoli, solo a fini malvagi. La memoria dell’olocausto è diventata uno strumento della destra. L’olocausto dovrebbe essere pubblicamente dimenticato, per lo stesso motivo per cui oggi è pubblicamente commemorato”.
L’Europa può ancora scegliere tra le due leggende della Seconda Guerra Mondiale, quella della virilità salvifica espressa dal soldato russo con la bambina tedesca in braccio, e quella dell’evirazione, che ammassa blocchi marmorei di sensi di colpa nella vostra anima. In fondo, è la stessa scelta di Andromeda, se ricordare il suo salvatore Perseo o piangere
Epilogo
Ma la storia della Lucertola non è finita qui. Nel suo reportage dal futuro, chiamato Addio, e grazie per tutto il pesce, Douglas Adams (Guida Galattica per Autostoppisti) ci racconta cosa accadde dopo.
Una nave spaziale, un disco volante atterrò sulla Terra, e ne venne fuori un robot d’argento, alto un centinaio di piedi, che disse: “Vengo in pace”, aggiungendo dopo un lungo istante di stridore meccanico, “portatemi dalle vostre Lucertole”.
Un esperto di cultura extra-terrestre, Ford, spiegò questa strana richiesta: “Vedete, il robot viene da una democrazia molto antica”.
“Vuoi dire che viene da un pianeta di lucertole?”.
“No”, disse Ford, “Non è così semplice. Sul suo pianeta, le persone sono persone. I capi sono lucertole. Le persone odiano le lucertole e le lucertole governano le persone”.
“Credevo avessi detto che era una democrazia”.
“Infatti”, disse Ford, “Lo è”.
“Vorresti dire che votano per le lucertole?”.
“Oh sì”, disse Ford, “Naturalmente”.
“E perché?”.
“Perché se non votassero per una lucertola”, disse Ford, “Potrebbe vincere la lucertola sbagliata. Alcune persone dicono che le lucertole sono la miglior cosa che gli sia mai capitata. Naturalmente si sbagliano, ma che qualcuno provi a dirglielo”.
Sembra che le lucertole di Jaffa abbiano traslocato altrove e abbiano trovato una nuova fornitura di umani creduloni.
V FOR VESPAIO

Sono contento del successo del V-day organizzato da Beppe Grillo e – non dimentichiamolo – da molti cittadini italiani che hanno cominciato a individuare, finalmente, nella casta di politici corrotti e impuniti la vera causa dei problemi del paese e a mobilitarsi contro di essa. Ho letto sul web e sui giornali un vespaio di polemiche sulla manifestazione di sabato scorso. Polemiche che non condivido affatto e di cui vorrei fare un breve sommario commentato, anche a costo di ripetere cose già dette da altri.
- Grillo è un populista: di tutte le sciocchezze, questa merita davvero una palma d’oro tempestata di diamanti. Tanto per cominciare, ripeto ciò che ho già detto nell’articolo precedente; e cioè che “populismo” è uno dei tanti termini orwelliani, creati dai media, per marchiare con una connotazione negativa l’aspirazione dei cittadini alla decenza morale della classe politica. Se Grillo è davvero un “populista”, motivo di più per amarlo. L’importante è che creda davvero in quello che fa e dice, ed è questo, semmai, il problema a cui solo il tempo offrirà una risposta. Anche i membri della classe politica e sindacale sono populisti. Anzi, sono la quintessenza del populismo nella sua versione più bieca e lucrativa. Il problema non è il loro populismo, ma la loro completa mancanza di sincerità nell’esposizione dei propri intenti. Il problema è che il loro “populismo” è fatto di chiacchiere e non di azione. Le intenzioni di Grillo, invece sembrano sincere e solo il tempo potrà dire se questa impressione è sbagliata. Inveire per principio contro ogni azione organizzata che ha per bersaglio il potere, bollandola di “populismo” fin dai primi vagiti, è il modo più veloce per tagliarsi le gambe e condannarsi all’immobilismo e alla lamentazione senza sbocchi. Il popolo, nella sua parte peggiore (che è, ahimé, maggioritaria), ama moltissimo l’invettiva fine a se stessa e l’immobilismo piaggesco. Perciò chi accusa Grillo di “populismo” è l’unico vero “populista”, nel senso che avrebbe questo termine se avesse un senso.
- Grillo ha riesumato il movimento dei girotondini: ammesso che sia, dove sarebbe lo scandalo? L’obiezione implica un pregiudizio di fondo: che il movimento girotondino fosse composto di soli automi della “sinistra”, desiderosi di contrastare il governo Berlusconi e non la classe politica nel suo complesso. Il sottoscritto, che girotondino lo è stato, può testimoniare che questo non è vero, o almeno non è la parte più importante della verità. E’ vero che i girotondini avevano leader “di sinistra” e che i partecipanti ai raduni erano, a maggioranza (ma assolutamente NON tutti), elettori “di sinistra”. Come era all’epoca anche il sottoscritto, con molti puntini sulle “i” con cui non sto a tediarvi. Ma questo, a mio avviso, significa soltanto che una cospicua minoranza di elettori “di sinistra” è stata la prima ad opporsi alla corruzione e al personalismo della politica, che a quell’epoca vedeva nel governo Berlusconi una delle sue più rivoltanti incarnazioni. Certo, eravamo ingenui a vedere nel governo di destra il diavolo in persona, anziché una delle molte manifestazioni bipartisan di un diavolo che ha il suo trono molto lontano da qui. Ma nessuno “nasce imparato” e le manifestazioni girotondine furono per me e per molti altri una palestra di azione, provocazione, confronto e consapevolezza che ci permise di iniziare a capire quali fossero, dietro la mascherata dei finti contrasti tra centrodestra e centrosinistra, i veri centri di potere a cui l’Italia è asservita.
Grillo è stato giustamente lodato – da Maurizio Blondet, ad esempio – per aver portato in piazza una minoranza di cittadini consapevoli e autorganizzati, con una manifestazione libera da sponsorizzazioni sindacali e partitiche che non è costata una lira alle istituzioni. Vorrei umilmente ricordare che non è stato il primo. Nel settembre 2002, la manifestazione organizzata da Nanni Moretti e dai movimenti a Piazza San Giovanni fu anch’essa autorganizzata, autofinanziata e libera da sponsorizzazioni partitiche. Almeno nel senso che partiti e sindacati si accodarono, assai poco invitati, ad una manifestazione che era nostra e in cui la loro presenza era superflua e non necessariamente gradita. Moretti era un propagandista dei DS? Può darsi, ma vorrei ricordare che fu lui il primo, in Piazza Navona, ad attaccare pubblicamente la dirigenza del centrosinistra dopo la sconfitta alle elezioni del 2001. Ricordo anche che, dopo l’immensa manifestazione a Piazza San Giovanni, ebbe il buon gusto di liberarci della sua presenza carismatica, invitandoci a imparare a nuotare da soli o affogare. Ricordo quella giornata del settembre 2002 come uno dei momenti più belli e politicamente significativi della mia vita. Confucianamente, Moretti ci insegnò a pescare anziché farci l’elemosina di qualche pesce avariato in cambio di un tornaconto politico. Grillo non ha fatto altro che riunire quei pescatori – pochi o molti – che hanno fatto tesoro della lezione di allora. Dunque io non vedo una continuità tra “grillisti” e girotondini. Vedo continuità tra i grillisti e la parte migliore e più consapevole di un movimento che era, ed è ancora, in evoluzione.
- Grillo vuole fare il leader politico e fondare un partito. A parte che ha dichiarato tutto il contrario e che sarebbe stupido a scambiare popolarità e introiti derivanti dai suoi spettacoli con un grigio posto in Parlamento; ma quand’anche fosse, che razza di obiezione è? Il problema non sono i partiti politici, ma il modo in cui sono concepiti in Italia (e ormai, per la verità, quasi dappertutto): come caste chiuse il cui scopo è acquisire e amministrare il potere nell’interesse delle banche centrali e dei grandi centri industriali e finanziari, abbandonando il paese a se stesso. Caste che non rappresentano più niente e nessuno, se non la fame di soldi e di potere dei propri dirigenti, affiliati e finanziatori. Io non credo che una collettività possa sopravvivere senza forme di organizzazione che si facciano carico di amministrare le sue esigenze. Ma queste forme di organizzazione devono tornare a essere espressione dei cittadini. Devono essere strettamente controllate e modificabili in ogni momento da istanze provenienti dal basso e non dal capriccio dei loro leader. E quando dico “dal basso” non intendo dalla massa in generale, che non ha la cultura né la competenza per controllare o gestire un bel niente, ma da quei gruppi di cittadini che dimostrino con apposite selezioni concorsuali di possedere le qualità necessarie per svolgere questo delicatissimo compito. Devono essere finanziate quel tanto che basta a garantirne l’efficienza e non una lira di più. Ogni spreco, anche minimo, deve essere denunciato e punito. Il lavoro del parlamentare deve essere retribuito quanto quello di un insegnante di buon livello, non quanto quello di un sovrano dell’ancien régime. Deve essere una missione più che un privilegio. La domanda non è se Grillo intende o no fondare un partito. Ammesso e non concesso che abbia la minima intenzione di fare una cosa del genere, la domanda sarebbe, eventualmente: che tipo di partito intende fondare?
- Grillo è un comico e non ha la stoffa del leader. Risponderei: e meno male. Ci serve giusto un altro mascellone che ci dica cosa è bene e cosa è male, cosa dobbiamo fare e pensare. Ciò di cui abbiamo bisogno – scusate se insisto – sono “leader” alla Nanni Moretti (o alla Lucio Quinzio Cincinnato, per chi esige un modello più alto) che sappiano fare ciò che devono nel momento in cui va fatto, sappiano creare la giusta organizzazione, la giusta “scintilla” morale, per poi togliersi dai piedi dicendo: adesso che vi ho mostrato cosa potete fare, arrangiatevi un po’ da soli. Dio ci guardi dai leader che fanno i leader per lavoro e fino alla pensione.
- Grillo sbaglia bersaglio, mira ai partiti politici anziché ai fabbricanti di moneta che ne sono i padroni. E va bene. Continuiamo a farci del male. Uno cerca faticosamente di partire e noi gli sgonfiamo le gomme della macchina per punirlo di non essere già arrivato. Se qualcuno vuole provare a spiegare alla gente il problema del signoraggio, senza avergli prima fatto capire che la dicotomia tra destra e sinistra è una farsa da superare, si accomodi pure. Se qualche coraggioso spera di mettere il popolo contro la ferocia dei banchieri senza fornirgli neppure le armi culturali per combattere l’esercito di mummie nullafacenti che ne sono i maggiordomi, a lui vadano i miei migliori auguri di buona fortuna. Chi grazie a internet è arrivato a comprendere, dopo anni di ricerche, quali sono i reali meccanismi del potere, ha spesso una fretta indiavolata. Vorrebbe che tutti compissero in dieci minuti il percorso che a loro ha richiesto anni e anni di “adattamento” mentale. Finiscono così per costruire le case partendo dal tetto, con l’unico risultato di non creare nulla di utile e sprecare un sacco di energia e di materiale. Grillo non è “più arretrato” o “più pavido” di chi denuncia giustamente il signoraggio come radice di ogni problema. Sta solo cercando di costruire la consapevolezza per gradi anziché partire in quarta dando per scontato che sia già esistente. Gli diamo una mano o restiamo a rimirare estasiati i nostri ammassi di tegole, senza uno straccio di muro sotto?
NOVISSIMO DIZIONARIO ORWELLIANO

So che rischio di diventare pedante, ma vorrei ancora una volta soffermarmi ad analizzare l’odierno articolo di Maurizio Blondet pubblicato sul sito www.effedieffe.com. Il sito, fatta la tara del clericalismo di destra da cui è permeato, è uno dei più interessanti che esistano in rete e non è un caso che io l’abbia inserito nell’elenco dei preferiti. L’interesse deriva da due motivi: un forte senso etico, di cui sono intrisi perfino gli articoli più reazionari, che è una boccata di ossigeno in un panorama sociale in cui l’etica è vista come una malattia; e la sfida intellettuale rappresentata dalla presenza di punti di vista “di destra” (ma fino a un certo punto) argomentati decentemente, il che è una vera rarità, come ben sa chi abbia dimestichezza con il lessico, i concetti e le capacità espressive dell’elettore medio di Forza Italia, di AN o della Lega.
L’articolo di oggi contiene, come sempre, affermazioni ampiamente condivisibili mescolate ad altre che lasciano basiti per la loro pochezza e pretestuosità. Mi riferisco, in quest’ultimo caso, alla parte dell’articolo in cui Blondet espone la propria approvazione per le politiche repressive varate dalla “sinistra” (una “sinistra” che egli, per ogni altro verso, giustamente detesta) nei confronti di graffitari e lavavetri. Blondet, dopo aver formulato le rituali accuse di “benaltrismo” a chi obietta che forse non sono i lavavetri il principale problema del paese, espone i motivi per cui ritiene la svolta repressiva dei governi locali e nazionali felicemente positiva. Cito dall’articolo:
“[...] vero è che pare ignobile multare i lavavetri in una repubblica dove dilaga per esempio l'abusivismo edilizio impunito (andate in Sicilia a vedere come sono ridotte le coste dalle casette di vacanza abusive, una copertura totale di bruttura, un lurido orlo di mostruosa arroganza senza interruzione e senza varchi).
Ma per quanto insignificanti, le diffuse illegalità dei lavavetri e dei graffitari aggiungono un contributo d'inciviltà assillante, continuo, al nostro male di vivere.
Peggiorano la nostra condizione con messaggi angosciosi sui muri e la vaga minaccia al semaforo.
Rovinano il patrimonio di tutti, bruttando città morte come Firenze, la cui sola speranza è nel turismo, e nell'accoglienza dei visitatori.
Sono piccoli ma continui insulti impuniti, una minuscola criminalità molecolare che forse incita a quella grande, perchè le scritte sui muri e gli accattoni nei centri storici mandano ai criminali il messaggio inequivocabile: questo è un Paese di manica larga, dove l'ordine pubblico lascia correre, dove la polizia ha le mani legate, e la gente s'adatta al peggio.
Si potrebbero usare questi argomenti, ma non convincerebbero i residuali della «sinistra»”.
Essendo io senz’altro un “residuale della sinistra”, gli argomenti di Blondet non solo non mi convincono, ma mi fanno pensare che all’autore del periodo sopracitato abbia dato di volta il cervello. Anzi, peggio: che da uomo di destra qual è – il che, di per sé, non sarebbe una colpa grave - gli dia pavlovianamente di volta il cervello ogni volta che sente suonare la sirena che strilla “graffito” o “immigrato”. Con conseguenze preoccupanti sulle sue capacità di riflessione critica e di analisi razionale; capacità che, nel trattare altri argomenti, Blondet mostra di possedere in quantità invidiabile. Iniziamo dal lessico: ne avrei davvero piene le scatole di veder trasformare ogni principio morale e razionale in un valore negativo attraverso l’espediente orwelliano di definirlo con un termine di nuovo conio desinente in “ismo”. Il possedere sentimenti banalmente umani diventa “sentimentalismo”; il pretendere dalla politica un minimo di decenza morale e civile è definito “populismo”; il senso di solidarietà sociale è bollato come “buonismo”; la ricerca storica libera da falsità e preconcetti prende il nome, manco a dirlo, di “antisemitismo”. E così via, distruggendo con nuove parole tutto ciò che di buono e di utile l’umanità abbia conquistato, con un metodo che Orwell aveva compreso ed esposto con mirabile chiarezza. Mi pregio, alla faccia del dizionario orwelliano, di essere un sentimentalista, populista, buonista e antisemita. E già che ci siamo, anche un seguace del “benaltrismo”. Termine che cela, sotto la pesante maschera cacofonica, un concetto di banale economia operativa che un tempo era noto come “senso della priorità”. Nessun governo ha risorse temporali ed economiche illimitate, né il potere di risolvere TUTTI i problemi di un paese. Tantomeno un governo servile e scalcagnato come quello attuale. Un governo che investe il suo tempo e le sue limitatissime risorse per fare della lotta ai lavavetri il punto forte della sua politica di ordine pubblico è, nella migliore delle ipotesi, un governo di dementi che ha smarrito il senso della priorità. Nella peggiore (e credo sia questo il caso) è un governo che comprende benissimo l’inutilità e stupidità di ciò che sta facendo, ma lo fa lo stesso nella speranza di guadagnarsi un po’ di consenso inventandosi un nemico pubblico contro cui il popolino ignorante e appezzentito possa scaricare il suo malumore. Le politiche repressive, senza etica pubblica e senza progettazione sociale, hanno sempre moltiplicato i problemi per mille, anziché risolverli. Basti guardare il nostro sud: la ferocia genocida della “lotta al banditismo” di fine ottocento (ogni epoca ha il suo “ismo” con cui giustificare le proprie infamie) ha generato un paese spezzato in due, una metà del quale è refrattario alle leggi dello stato e governato, di fatto, da un potere parallelo che impone e fa rispettare leggi proprie. La lotta a questo potere parallelo, non integrata da progettazione sociale e industriale, ha generato sacche di resistenza sempre più estese, con territori sempre più vasti che ripudiavano totalmente lo stato per sottomettersi al diavolo con cui avevano maggiore dimestichezza. Il conflitto è finito con il trionfo di mafia e camorra, che hanno preso nelle mani lo stesso governo dello stato, assumendo il controllo dell’economia dell’intero paese (leggere, a questo proposito, i libri e gli articoli spaventosamente documentati di Roberto Saviano).
Blondet scrive nell’articolo: “Solo che bisognerebbe fare un po' d'ordine. Assegnare i nomi veri alle cose, come diceva Confucio tradotto da Pound, perchè «se le parole non sono in ordine, lo Stato non è in ordine»”. Giusto. Cominciamo a liberarci degli orwellismi terminanti in “ismo” e torniamo a chiamare le cose con il loro nome, come vuole Confucio. Vedrete che dopo tutto tornerà ad essere molto più chiaro.
Dice Blondet che “le diffuse illegalità dei lavavetri e dei graffitari aggiungono un contributo d'inciviltà assillante, continuo, al nostro male di vivere”. Mi spiace rovinare questo mirabile pensiero di montaliana solennità, ma devo dire che il mio “male di vivere” non ha a che fare con lavavetri e graffitari neppure per un milionesimo di parte. Al contrario, ha a che fare con la consapevolezza di vivere in un paese in cui la tutela dell’ordine pubblico è intesa come campagna pubblicitaria contro una categoria di poveri sfigati che non mi ha mai danneggiato in alcun modo, né potrebbe farlo anche mettendosi d’impegno; mentre gli individui da cui mi sento davvero minacciato (i politici corrotti e la loro clientela, i poliziotti violenti e impuniti che picchiano, ammazzano e la fanno franca, i giornalisti bugiardi e venduti, i datori di lavoro prepotenti, i magistrati che distruggono vite a casaccio in nome della propria carriera, i ministri dell’interno che schiodano il culo dalla poltrona solo quando c’è da inventare un pericolo inesistente con cui terrorizzare l’opinione pubblica, eccetera) non solo non vengono colpiti in alcun modo, ma prosperano, si moltiplicano e ricevono plauso e promozioni dal gotha istituzionale riunito in solenne celebrazione. Il mio male di vivere è quello di vivere in un paese in cui solo il lavaggio abusivo di un parabrezza o l’imbrattamento di uno stupido muro sono degni di assurgere al ruolo di minaccia pubblica e agli onori della Tolleranza Zero. La tolleranza per ciò che non tollero e che mi fa vivere in continua apprensione è invece altissima, ben protetta dalle periodiche grida contro le improbabili minacce di terroristi, anarco-insurrezionalisti, graffitari e lavavetri. Ospiterei volentieri duecento lavavetri rompicoglioni, e perfino qualche mesto anarco-insurrezionalista, nel mio quartiere in cambio, ad esempio, di un Mastella in galera. Questo sì che mi farebbe sentire più sicuro. Questo sì che allevierebbe il mio “male di vivere”.
Sorvolo sui “messaggi angoscianti” dei graffitari (beato Blondet che ha tempo di leggerli e cultura hip-hop sufficiente a capire cosa dicono: una volta decifrai un messaggio murale che diceva “Viva la figa”, ma devo dire di non esserne rimasto particolarmente angosciato, qualunque cosa sia “la figa”) e sulle “vaghe minacce ai semafori” (il più delle volte le “vaghe minacce” vanno dagli automobilisti ai lavavetri, e non viceversa). Ognuno ha le sue angosce e le sue nemesi psichiche, immagino. Ma non posso sorvolare sulla “minuscola criminalità molecolare che incita a quella grande” perché è una scempiaggine di proporzioni apocalittiche. Blondet crede forse che i Ricucci, i Tanzi, i Cragnotti, i Cecchi Gori, i Fiorini, i Parretti, i Gaucci, per non dire dei D’Alema, dei Berlusconi, dei Mastella, dei Dell’Utri o dei mammasantissima di mafia e camorra stiano ad aspettare l’incitazione in codice dei lavavetri per capire che vivono in un paese senza legge in cui ogni nefandezza resterà impunita? La minuscola criminalità agevola quella grande solo nel senso che funge da periodico diversivo su cui dirottare le ire dell’opinione pubblica per permettere ai mascalzoni, quelli veri e grossi, di continuare a svolgere in tutta tranquillità il loro mestiere. Se non ci fosse, dovrebbero inventarla. E infatti se la sono inventata, trasformando in criminali, con l’aiuto dei media, persone che hanno l’unica colpa di svolgere un lavoro forse fastidioso per i cittadini (ma non più di tanti altri) proprio per evitare di dover sopravvivere dandosi al crimine. E’ una fortuna che tutto il baccano mediatico sulla criminalità semaforica finirà per risolversi, come sempre, in una mera sequela di chiacchiere. Se davvero le norme anti-lavavetri venissero applicate (con quali incrementi d’organico nelle forze di polizia? Con quali risorse economiche e logistiche supplementari?) vedremmo, allora sì, nascere bande d’immigrati dedite al crimine a causa del venir meno del loro misero introito quotidiano. Ciò farebbe felici i politicanti falliti come Amato, Domenici e Cofferati, che potrebbero vivere di rendita sulle disgrazie dei cittadini, sfoggiando orgogliosi il pugno di ferro ad ogni nuovo crimine provocato dalla disperazione. E farebbe felice Blondet, che potrebbe smettere di arrampicarsi sugli specchi nel tentativo di criminalizzare una categoria che criminale non è. Non ancora, almeno.
ATTENTI ALLE BUFALE

Per i ricercatori del web che ripudiano la versione ufficiale sull’11 settembre è venuto il momento di tenere gli occhi aperti e di guardarsi dalle bufale. Da un po’ di tempo il web pullula di notizie improbabili riguardanti un attacco all’Iran o un nuovo attentato in stile 11 settembre che il governo americano avrebbe in cantiere per i prossimi mesi. Per quanto queste cose possano sembrare verosimili, esse sono probabilmente non vere. Si tratta di notizie fasulle messe in rete da chi ha interesse a screditare il movimento per la verità sull’11 settembre, facendolo abboccare ad una truffa che si rivela tale a chiunque abbia cura di verificare le notizie che legge.
Per esempio, è stato diffuso in rete pochi giorni fa il documento chiamato “Avviso di Kennebunkport”, in cui alcuni noti avversatori della verità ufficiale metterebbero sull’avviso gli utenti del web riguardo a un possibile attentato false-flag in programma per i prossimi mesi. Nel documento si legge, tra l’altro:
“Siamo a conoscenza di pesanti indizi che suggeriscono come i sostenitori, i controllori, e gli alleati del Vice-Presidente Dick Cheney abbiano intenzione di imbastire e mettere in atto un nuovo evento terroristico come l’11 settembre, e/o una nuova provocazione bellica, simile al Golfo del Tonchino, nelle prossime settimane o nei mesi a venire.
Tali eventi verrebbero usati dall’amministrazione Bush come pretesto per scatenare una guerra di aggressione contro l’Iran, molto probabilmente con armi nucleari, e per imporre un regime di legge marziale qui negli Stati Uniti”.
Per quanto uno scenario del genere non appaia affatto inverosimile, il documento è un falso. Lo si può scoprire visitando il sito internet di una delle “firmatarie”, Dahlia S. Wasfi, dove si legge:
“Durante il rally di Kennebunkport, tenutosi il 25 agosto 2007, tutti noi siamo stati avvicinati e invitati a firmare una petizione per l’impeachment immediato del vicepresidente Dick Cheney. Dopodiché la petizione è stata modificata e postata su internet, facendo sembrare che noi si abbia la prova che l’amministrazione stia per attuare un nuovo “attentato terroristico false-flag”.
Nessuno di noi ha prove di questo genere e di conseguenza nessuno di noi ha firmato l’avviso che dichiara il contrario. Auguriamo agli autori del documento buona fortuna nelle indispensabili indagini su tutti gli aspetti dell’11/9.
Firmato: Jamilla El-Shafei, Cindy Sheehan, Dahlia Wasfi, Ann Wright
Occhio dunque alle trappole. Il movimento per la verità sull’11/9 ha acquisito ormai ampia visibilità e credibilità e c’è chi sta affilando le armi – ricorrendo ad argomenti veramente squallidi e che potrebbero facilmente essergli ritorti contro - per privarlo dei risultati ottenuti. Evitiamo di cascarci, please.
Aggiunta: apprendo ora dal sito Luogocomune.net che l'attendibilità del documento è controversa. Webster G. Tarpley ne conferma l'autenticità, benché essa sia negata, come dicevo, da alcuni firmatari. Io, nel mio piccolo, pur tenendo le dita incrociate e accettando il rischio di essere smentito dai fatti da qui a breve, continuo a non credere all'eventualità di un nuovo attentato false-flag o di un attacco all'Iran. Almeno non a breve scadenza. Comunque, Tarpley farebbe bene a dirci al più presto quali sono esattamente le prove in suo possesso che lo hanno spinto a diffondere una petizione del genere.
CHE COS'E' LA DEMOCRAZIA

Mi scrive Marisa Pareto nei commenti:
So che Gianluca non è più interessato a questo problema ma metto qui i links per chi come me ha continuato a portare avanti l'argomento: La petizione e la bibliografia internet aggregata. Ciao a tutti.
Non è vero che non sono più interessato al problema; è che interessandomene mi sono reso conto che è molto più ampio di quanto all’inizio credessi, così ho cercato di iniziare ad affrontarlo da una prospettiva diversa. Non credo più che i brogli elettorali architettati dal centrodestra abbiano “ucciso la democrazia”. Credo che la democrazia nel nostro paese sia sempre stata un cadavere, o una farsa, se si preferisce, come si può leggere a questo indirizzo.
La democrazia è il sistema perfetto per tenere mansueti e silenziosi i cittadini, facendo loro credere di possedere un potere di scelta che in realtà non hanno e non hanno mai avuto. Ricordo che subito dopo le elezioni, mentre discutevo in un forum dell’andamento statisticamente impossibile degli scrutini elettorali, chiesi a un utente scettico di andarsi a vedere il famoso grafico degli scrutini e di dargli, se ne era capace, una spiegazione razionale. Mi rispose: “Hai ragione, il grafico è statisticamente assurdo, ma che tu ci creda o no, tutte le altre elezioni della storia repubblicana hanno avuto questo andamento”. Intendeva dire che, essendo le altre elezioni state accettate come regolari, anche questa doveva esserlo, nonostante le apparenze. Io inizio a chiedermi, invece, se sia mai esistita un’elezione “regolare” nel nostro paese in tutto il dopoguerra. Mi chiedo se gli interventi manipolatori delle campagne elettorali, portati avanti dagli USA attraverso la propaganda hollywoodiana anticomunista, non si siano per caso estesi, da sempre, anche ai risultati delle consultazioni. Mi chiedo se Berlusconi abbia posto in essere il suo broglio per pura volontà di imbrogliare o per contrastare, a modo suo, un sistema di brogli consolidato su cui si è sempre fondata la “democrazia” nel nostro paese. Mi chiedo se non sia stato questo il vero ruolo dello stragismo italiano degli anni 60 e 70 (progettato dai servizi segreti USA), in un periodo in cui la “democrazia” iniziava a rivelarsi per ciò che realmente era e la situazione rischiava di sfuggire di mano. Mi chiedo se la sconfitta del centrodestra, nonostante i suoi palesi e massicci tentativi di broglio, sia stata dovuta alla pura incapacità dei malandrini o al prevalere di un risultato predeterminato da poteri superiori, contro il quale Berlusconi e i suoi brogli non hanno potuto nulla. In parole povere: mi chiedo se sia davvero una buona idea “ripristinare” la democrazia nel nostro paese, o se non sarebbe invece più opportuno sbugiardarla, rivelandola per la farsa che è sempre stata, e iniziare a pensare ad un sistema diverso. Comunque, cara Marisa, ripubblico la tua petizione. Anche nella speranza che, leggendola e interessandosi di questi problemi, qualcuno possa iniziare il cammino che ha portato anche me a capire come davvero stanno le cose.
Ciao.
* * * *
To: Presidente della Camera dei Deputati on.F. Bertinotti
Presa visione della lettera indirizzata al presidente della Camera dei Deputati on. F. Bertinotti, firmata da Oliviero Diliberto e Orazio Licandro, preceduta dall'interrogazione 31 maggio 2007 dell’on. M. Turco al Presidente del Consiglio e al Ministro dell'Interno (vedi link bibliografia internet fondo pagina),
i seguenti cittadini approvano e sottoscrivono :
Al presidente della Camera dei Deputati
On. Fausto Bertinotti
Caro Presidente,
i fatti sempre più torbidi, inquietanti che stanno via via affiorando circa le elezioni politiche dello scorso anno cominciano a turbare profondamente la coscienza democratica dell'intero Paese. Il dubbio sulla manipolazione delle schede, le vicende gravissime e mai chiarite della notte dello scrutinio e dei giorni successivi, la presenza nelle istituzioni di un agguerrito gruppo criminale, oggetto di due importanti e inquietanti film denuncia Uccidete la democrazia e Gli imbroglioni di Enrico Deaglio e Beppe Cremagnani - segno tangibile di un sopravvissuto, coraggioso, rigoroso e limpido giornalismo d'inchiesta -la notizia di un video sul voto degli italiani all'estero stanno sempre più avvelenando il già di per sé tormentato cammino di questa legislatura. Come converrà non si tratta di una delle tante questioni politiche che rendono vivo e persino aspro il dibattito tra gli schieramenti politici, ma di una questione che attiene all'essenza stessa della democrazia: l'integrità del voto del singolo cittadino. In una democrazia che vede sempre più ridurre gli spazi di partecipazione e di rappresentanza politica, l'aggressione al diritto di voto, il condizionamento del suo esercizio, la sua materiale manipolazione, il ricorso a sofisticate tecnologie per alterarne l'esito generale suscitano grande allarme ed esigono la massima attenzione. Ecco perché dinanzi agli ultimi fatti e alla virulenta aggressione della destra italiana, Le chiediamo di offrire al Paese attraverso la sede istituzionale della sovranità popolare, e cioè il Parlamento, un dibattito serio, ma rigoroso che aiuti a far chiarezza, senza indugi, calcoli e tatticismi, su cosa sia accaduto in quei giorni per allontanare definitivamente fantasmi, veleni e patacche dalla vita delle istituzioni democratiche.
Infine Le ricordiamo che dal 7 dicembre 2006 giace una proposta del gruppo del PdCI di istituzione di una commissione di inchiesta in seno alla Camera dei deputati per i fatti in questione che singolarmente mai ha ricevuto attenzione; e anche in questo caso siamo certi che un autorevole richiamo possa indurre i gruppi della Camera a dar corso in tempi rapidissimi a tale proposta ineludibile dinanzi al dovere di rassicurare sino in fondo i milioni di elettori italiani e al tempo stesso di non rafforzare in tutti quelli, che al contrario hanno deciso di non andare a votare, il convincimento che anche il voto ormai, in questa Italia, non vale più niente.
Oliviero Dilìberto, Orazio Licandro.
Chiedono, inoltre,che vengano assicurate le condizioni che assicurino alle elezioni la massima aderenza alle scelte dei cittadini nella nomina dei rappresentanti, per quanto riguarda la legislazione ma anche tutte quelle operazioni che permettono di procedere nella trasparenza e nella regolarità.
In particolare si richiede che :
1) il mantenimento della votazione con carta e matita venga affiancato da una registrazione rapida e trasparente dello scrutinio che abbia pubblicazione immediata in sede seggio ed anche nelle sedi elettorali successive facilmente accessibili o raggiungibili tramite la rete internet.
2) tale registrazione venga effettuata secondo modalità(es.su foglio excel) che permettano facilmente il controllo e non suscitino ambiguità ,in particolare,che compaiano.
a) i seggi in singolo
b) ogni tipo di voto e di categoria sia riportata in separata sede ,non conglobandola ad altre(es.schede nulle e bianche vengano citate ognuna per proprio conto).
3) il cittadino possa accedere con facilità al controllo dei verbali e si sorvegli che questi vengano compilati nel rispetto della legge ovvero in fedeltà ai risultati dello scrutinio,al completo,firmati dai membri della sezione (e timbrati )in ogni pagina.
4) le sedi di controllo possano operarlo concretamente ,intervenendo nei casi di non osservanza dei regolamenti e delle leggi e nei casi chiari di discordanza dei risultati dal reale.
5) i termini di pubblicazione per i risultati vengano rispettati.
N.B .chi volesse un'informazione più approfondita può trovare un resoconto sintetico e una bibliografia selezionata internet sull'argomento a questo link:
http://www.webalice.it/marisa.pareto/bibliografia.htm
LE CITTA' CHE CI ASPETTANO
Nell’articolo postato l’altro giorno parlavo dell’inarrestabilità dell’immigrazione e del destino che ci attende se ci ostineremo ad affrontare questa realtà con le armi del divieto e della repressione anziché con quelle dell’integrazione e delle politiche sociali. Il filmato visibile qui sopra offre un’idea precisa dei mirabili risultati ottenuti con le politiche di “Tolleranza Zero”, inaugurate a New York dall’ex sindaco Rudolph Giuliani; il quale è, non a caso, uno degli individui che hanno contribuito ad architettare e realizzare la strage dell’11 settembre. Lo scopo della gentaglia come Giuliani – che i nostri politici aspirano ad emulare - è quello di creare il massimo livello di conflittualità possibile tra le categorie sociali per imperare indisturbati sulle macerie risultanti.
Le immagini si riferiscono agli scontri avvenuti a Salonicco, in Grecia, dove un venditore nigeriano di CD pirata, Tony Onouha, di 27 anni, è morto mentre cercava di sfuggire ad una retata della polizia. Secondo alcuni, Onouha sarebbe morto cadendo dalla finestra di una caffetteria mentre tentava di sfuggire ai poliziotti, secondo altri sarebbero stati i poliziotti stessi a provocare la caduta. Comunque sia, l’episodio ha scatenato la giusta rabbia degli immigrati nigeriani, che appoggiati da studenti, autonomi e cittadini comuni hanno dato vita a due notti di violenta guerriglia che ha trasformato la città greca in un inferno. A nulla è servito il patetico tentativo di calmare gli animi del prefetto Panayiotis Psomiadis, che ha paragonato la morte del nigeriano a quelle dei molti cittadini greci che emigravano, fino a pochi decenni fa, per guadagnarsi da vivere.
La vendita di Cd contraffatti è un’attività illegale, ma innocua. “Legale”, come dovremmo metterci in testa al più presto, non è sinonimo di “giusto”, anzi, molto spesso è il suo esatto contrario. La repressione scatenata dal governo contro un reato di nessuna rilevanza ha prodotto la morte di un uomo, scontri, feriti, violenze, danni alla proprietà privata, una città messa a ferro e fuoco per due giorni e due notti. Sarebbe opportuno domandarsi: è questo il prezzo che il potere intende farci pagare per liberarci degli innocui questuanti semaforici e per salvaguardare gli interessi delle multinazionali della musica e della moda? Davvero qualcuno crede che un approccio come questo abbia la minima possibilità di risolvere qualche problema, anziché moltiplicarlo per diecimila a tutto vantaggio della soppressione dei diritti civili, che è il vero fine di questo tipo di politiche criminali?
CENTO COLPI DI SPAZZOLA

Ce l’avevamo sotto il naso e non ce n’eravamo accorti. Eccola trovata la causa del declino dell’Italia e del malessere crescente del popolaccio italiota: i lavavetri. Da giorni monopolizzano le prime pagine dei giornali, oggetto di invettive e maledizioni che fungono da valvola di sfogo per lavoratori precari, laureati disoccupati e sottoscrittori di mutui alla canna del gas. E’ tutta colpa loro se le cose vanno male. Ed è bello avere qualcuno a cui dare la colpa dell’affondamento inesorabile di questa cloaca di paese, qualcuno su cui sfogarsi che sappia fungere da capro espiatorio senza rispondere né reagire. Prendersela con politicanti e banchieri sarebbe troppo complicato. Quelli s’incazzano, minacciano, querelano. E poi, dopotutto, sono loro, i politici votati dal popolo, che hanno intelligentemente individuato questa radice della crisi nazionale. Fino a ieri credevamo che la radice fossero loro, la loro corruzione, le loro clientele, i loro appartamenti al centro di Roma comprati dagli enti pubblici per un tozzo di pane. E’ una fortuna che siano riusciti a individuare il diversivo ideale proprio mentre stavamo finendo di insaponare la corda. E’ una fortuna che esistano categorie contro le quali l’italianaccio impoverito e frustrato può lanciare i suoi strali senza rischiare il licenziamento, la querela e la galera. Ed è una fortuna che in questo paese di poveracci esista qualcuno più poveraccio di noi a cui tirare pomodori quando ci sentiamo veramente di merda: altrimenti ci toccherebbe inventarlo.
Io non ce l’ho con i politicanti “di sinistra” per avere inventato questo finto bersaglio, proprio mentre iniziava a diventare più forte il clangore delle spade. Se per le mie malefatte rischiassi il linciaggio ad opera di un’orda di ex edonisti ridotti sul lastrico, anch’io giocherei il tutto per tutto pur di salvare la pelle. Chissà, forse rinnegherei perfino i miei valori etici fondanti, quelli di sinistra, che dovrebbero spingermi alla solidarietà, e non alla repressione, verso i più deboli. Forse, come hanno fatto senza esitare i sindaci e gli assessori di mezza Italia, anch’io additerei come nemico pubblico, all’approssimarsi del giudizio, le categorie che ero stato eletto per proteggere e integrare nella società (ammesso e non concesso che abbia un senso parlare di “società” nell’atomizzazione individualistica terminale a cui l’Italia si è impiccata).
No, non ce l’ho con loro. Ce l’ho con Maurizio Blondet, i cui articoli non riesco a smettere di ammirare, ma che cade vittima delle stesse trappole di cui conosce benissimo il meccanismo non appena gli venga offerta su un piatto d’argento la possibilità di praticare un po’ di sana xenofobia. Da anni Blondet ci mette in guardia – giustamente – contro i diversivi con cui la finta sinistra (o “menodestra”, come la chiama genialmente Antonio Vota) tenta di distogliere l’attenzione dalle proprie soperchierie. I gay, l’eutanasia, l’aborto, la liberalizzazione delle droghe leggere: tutti temi interessanti in un paese prospero e senza altri grilli per la testa, ma che si trasformano - nel miserabile terzo mondo in cui scivoliamo giorno dopo giorno - in un mero espediente per farci parlare d’altro. Cioè di qualcosa che non sia la ribellione al ceto politico/finanziario/sindacale che ci ha ridotti in questo stato. Ma quando il diversivo ha in mano un tergivetro e un secchio d’acqua insaponata, ecco che Blondet batte le mani felice. I diversivi vanno temuti e identificati solo quando mettono a rischio l’impostazione ideologica del clericalismo blondettiano. I diversivi in carne e ossa, zoppicanti, affamati e urbanisticamente inestetici, vengono accolti con tanto di passerella e strilletti d’approvazione.
I lavavetri rompono i coglioni? Certo che sì, come negarlo? Ma non più dei rappresentanti porta a porta di enciclopedie informatiche, dei Testimoni di Geova, dei volantinari che ti riempiono la cassetta della posta di cartacce assortite, delle vendite e dei sondaggi telefonici... Se il problema è il fastidio arrecato ai passanti, vogliamo, per cortesia, bandire per legge anche i promotori che ti fermano al supermercato - mentre spingi rabbiosamente il carrello della spesa pregando di uscire al più presto da quell’orribile inferno in terra che sono i centri commerciali - per invitarti ad assaggiare pezzettini di grana e cubetti di mortadella?
Sento parlare di lavavetri rabbiosi, che aggrediscono e rapinano i passanti. Non ho mai visto niente di simile in tutte le città in cui ho vissuto o che ho visitato. Non metto in dubbio che, in base a un calcolo probabilistico, casi del genere possano essersi verificati in qualche luogo; così come da qualche parte dovranno pur esistere delle suore carmelitane che, tra l’ora della meditazione e quella della penitenza, si dedichino segretamente all’attività di entreneuse. In questi casi – che non mi pare rappresentino esattamente un’emergenza di ordine pubblico - il lavavetri aggressore o rapinatore non va contrastato con una nuova legge contro i lavavetri; va contrastato con le leggi contro l’aggressione e la rapina, che sono già esistenti e vanno semplicemente applicate. Ma applicare le leggi è costoso, comporta la necessità di dotare magistrati e forze dell’ordine di organici aggiuntivi e di fondi per pagare la benzina e i ricambi delle auto. Perché spendere tanti quattrini quando si può ottenere consenso con una semplice campagna propagandistica orchestrata ad arte che solletichi la xenofobia innata del popolaccio italiota?
Ma forse il punto non è neanche questo. Mettiamola così: vi sono al mondo svariati miliardi di individui, impoveriti e affamati da secoli di rapina e sfruttamento dell’occidente, che stanno venendo qui. Fermarli è impossibile. Non basteranno né le norme anti-lavavetri, né i lager (altrimenti detti CPT), né le norme sull’immigrazione. Non basterebbero nemmeno i muri e le esecuzioni di massa, che certi imbecilli non cessano di invocare. Siamo pochi milioni di individui pigri e senza più identità collettiva né valori etici contro un mondo spinto a muoversi dalla ferrea motivazione della fame . Il metabolismo, e non l’ideologia, è il vero motore della storia. Esiste una determinazione dei disperati alla sopravvivenza ed esiste anche (come se non bastasse) un interesse del capitalismo ad avere a disposizione una gran quantità di manodopera a basso costo da utilizzare per lo sfruttamento e per disfarsi della manodopera nostrana e dei pochi diritti che ancora possiede, visti ormai come un inutile costo. Di questo non si può certo incolpare gli immigrati: non sono loro ad avere inventato le norme del profitto, né sono loro ad applicarle con tanta spregiudicatezza. Loro rappresentano oggi la riduzione dei costi di produzione che il nostro capitalismo straccione, venuto meno il mito della concorrenza sulla qualità del prodotto, invoca per la sopravvivenza.
Detto ciò, non abbiamo molta scelta. Possiamo scatenare la guerra ai disperati che ci stanno invadendo neanche tanto silenziosamente. La perderemo comunque e la scomparsa del mondo che conosciamo sarà solo più ignominiosa e cruenta. Oppure possiamo agevolare e accettare con serenità ciò che nel passato è sempre avvenuto: la scomparsa graduale di una civiltà che non ha più niente da dire alla storia - la nostra, in questo caso - e la sua progressiva sostituzione (e fusione) con una massa affamata che non può ancora definirsi una civiltà, ma è desiderosa di diventarlo, col tempo e con l’evoluzione.
Fate la scelta che volete, il risultato sarà identico. Possiamo bandire i lavavetri dai semafori e vederli trasformare – stavolta per davvero – in bande costrette alla rapina dal venir meno del loro unico, misero mezzo di sostentamento. Possiamo distruggere le baraccopoli e vederle risorgere pochi metri più in là, piene di rancore e di odio per la violenza subita. Possiamo riempire i CPT fino a farli scoppiare e quando saranno scoppiati divertirci a vedere cosa succede.
Oppure possiamo fare quel che piacerebbe a me: garantire a chi viene nel nostro paese gli stessi, identici diritti di cui godono (o dovrebbero godere) i cittadini italiani, imponendo e facendo ferreamente rispettare gli stessi, identici doveri. Non è vero che non ci siano abbastanza risorse. Le risorse ci sono, ma sono monopolizzate e divorate dalla casta di miliardari di stato che mette al bando i lavavetri per paura di essere, senza un diversivo creato all’uopo, essa stessa bandita. La stessa casta che incita i poveri alla lotta contro altri poveri, perché è dividendo che il potere ha sempre imperato.
Fate pure la vostra scelta, decidete il vostro gioco. Io so chi sono i miei veri nemici. E non somigliano neanche lontanamente ad un senegalese straccione con una spazzola in mano. Neanche lontanamente.





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