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IL BUON PASTORE

by Gianluca Freda (29/05/2008 - 00:16)


LA CREAZIONE DEL CONSENSO
di Bruno Fontanesi
tratto dal sito L’Espresso blog
(grazie al lettore @lecs per la segnalazione)
 

Abbiamo già a lungo parlato del linguaggio televisivo, di spot e pubblicità, e visto come anche l' Informazione ed i Telegiornali adottino gli stessi espedienti tecnici tipicamente "pubblicitari" sia per creare che per negare una notizia, ma soprattutto per creare un sottofondo di emozionalità inconscia che sarà proprio quella che si "fisserà" nella mente dello spettatore ignaro, associandosi al fatto recepito a livello conscio. ( Vedi: "L' ha detto la Televisione" )

Il giudizio di "Bbuono" o "No-bbuono" di un fatto recepito viene sostanzialmente formulato sulla base di questo "veicolo emozionale inconscio", quello che analizzando il linguaggio pubblicitario abbiamo chiamato il "troyan", il "significante" attraverso il quale il "significato", ossia il messaggio conscio, penetra nella nostra mente.

Facciamo un esempio col linguaggio onirico, che come sempre ci viene in aiuto ...

L' azione del "correre", spesso ricorrente nei sogni, è una cosa che può assumere connotazioni completamente diverse secondo il contesto emozionale in cui è inserita: può essere l' azione piacevole e liberatoria di correre in uno spazio ampio e rilassante, oppure quello stesso spazio può diventare troppo ampio e sconosciuto, e generare angoscia ...   fino a tramutarsi nella spiacevolissima sensazione della fuga da una minaccia, fuga spesso impedita dalla sensazione di paralisi, di non potersi muovere ...

Ecco che quindi sono "gli elementi di contorno" a determinare il valore di quell' azione, e questo ben sanno i pubblicitari ...    il valore di un prodotto da vendere, in sè è ben misera cosa, ed il prodotto stesso ben difficile da memorizzare tra decine di prodotti simili ...    non parliamo poi di arrivare a "sceglierlo" dalla scaffalatura del supermercato solo in base alle "dichiarazioni tecniche" fornite asetticamente, poniamo su una confezione neutra ed incolore ...!!!

Ecco che quindi sorge la "necessità commerciale" di dare un' anima al prodotto, di "personalizzarlo", proprio perchè ci diventi familiare, e quindi veniamo inconsciamente indotti a sceglierlo tra gli altri ...

Così una marca di biscotti può essere legata ad una sensazione inconscia di sicurezza e di avvolgente calore dato dall' immagine di una famigliola benestante ed affiatata, ed il tutto reso graficamente attraverso luci calde e forte ricorso all' uso di un controluce ben bilanciato ( = sicurezza, data dai colori caldi, + idealizzazione, data dall' uso sapiente del controluce ), e sarà proprio questa idea inconscia a farcelo scegliere rispetto ad un altro prodotto, magari migliore o più economico, ma peggio pubblicizzato ...

Quando allunghiamo la mano alla confezione, inconsciamente non stiamo più semplicemente acquistando dei biscotti, ma "introiettando" quel calore, quell' atmosfera rilassata ed avvolgente ...     e Dio sa quanto tutti noi ne sentiamo il profondo bisogno ...!!!

Una volta innescato tale processo il gioco è fatto, e si tratterà ora ( per la strategia commerciale ) solo di insistere su questa chiave, di continuare a riproporlo ...

Alla mente delle persone infatti non piace, proprio per la "fatica" che comporta, dover prendere continuamente delle decisioni, dover rivedere continuamente idee già acquisite ...  

( E' esattamente lo stesso concetto che sta alla base del meccanismo dell' apprendimento, per cui con l' esperienza riusciamo, per esempio, a guidare la macchina pensando ad altro, senza più dover metter mente a frizione, cambio ed acceleratore ... ).

E' il principio psicologico della "Reiterazione", per il quale "assorbiamo" dei comportamenti proprio come se fossimo fatti di carta assorbente, ed è sempre per lo stesso principio che siamo portati a ripeterli meccanicamente, ed è così difficile cambiare anche comportamenti che siano diventati inutili, o addirittura controproducenti ...

E' lo stesso principio per cui l' animale allevato in gabbia e rimesso improvvisamente in libertà continuerà a muoversi entro uno spazio ristretto, ed avrà talmente paura della libertà fino a morirne ...    ed è esattamente lo stesso principio per cui è così difficile riuscire a cambiare uno "status" ( comportamentale ma quindi anche sociale, e politico ) da tempo affermatosi, anche quando riusciamo a vederne più i limiti che l' effettiva utilità ...

( Ed è per questo che è tanto vero il detto che "ogni rivoluzione va innanzitutto conquistata dentro di noi" ...!!! )

Ho preso la curva larga ....

( Per maggior comprensione ed approfondimento delle tecniche pubblicitarie e delle dinamiche inconscie di persuasione, rimando alla consultazione dei post alla categoria "Teoria della Comunicazione Visiva").

Vedi in particolare i post: "Parallelismi con altri Linguaggi", "Dinamiche di una pagina pubblicitaria",  "Luce, Colore, Eros ... I troyan e lo Spot" )

Pasolini Torniamo quindi a noi, cercando di capire perchè l' Informazione oggi più che mai non svolga più il suo compito di "aiutare la comprensione logica dei fatti", ma abbia mutato la sua azione in una condotta tipicamente pubblicitaria, di propaganda, insomma in una condotta commerciale di "vendita", in questo caso di opinioni preconfezionate ...

( E' quindi un discorso più "terra-terra" che affrontiamo oggi, legato a motivazioni economiche, e di potere ).

Teniamo però sempre ben presenti i concetti qui sinteticamente riassunti, se vogliamo comprendere come riescono a fregarci

"MAINSTREAM" significa letteralmente "corrente principale".

Alla luce delle considerazioni viste sopra, possiamo meglio tradurre il termine con "corrente di pensiero prevalente" e con "Mass-Media Mainstream" individuare tutta la categoria di persone e mezzi che si preoccupa di "Fornire alla massa un' interpretazione dei fatti, interpretazione quanto più possibile in linea col pensiero di chi, quelle persone e mezzi, li controlla".

Ciò che non rientra in tale linea verrà semplicemente ignorato e taciuto finchè di portata limitata, o apertamente combattuto nel caso che l' opinione avversa rischi di trasformarsi in "Opinione Pubblica".

Questa prima regola fondamentale deriva per semplice corollario matematico dall' osservazione, già ampiamente motivata nei precedenti post, che i Media sono posseduti dalle stesse identiche persone che detengono il potere politico ed economico ( per il semplice fatto che i Gruppi Editoriali stessi sono configurati in Multinazionali Private ) e, nonostante ricevano ampi finanziamenti "Statali" ( leggi: pagati con le nostre tasse, al fine di garantire un' informazione quantopiù "multiforme e libera dai condizionamenti" che possa costituire un vero servizio pubblico ),  succede semplicemente che "la Massa" ( come chi si ritiene al disopra ama chiamare i normali cittadini ) riceve e subisce senza esserne consapevole il pesante condizionamento del potere economico, sotto forma di "Opinione Indotta".

Semplicemente guardando "chi va effettivamente a danneggiare il diffondersi di una data notizia, o corrente di pensiero", potremo quindi renderci conto se l' eventuale denuncia, o dibattito mediatico, sarà una vera battaglia, o una semplice "False Flag" ( finzione, montatura, finto attacco ) ...

( Certo, anche alimentare false polemiche è un eccellente modo di controllare l' Opinione, deviandone l' attenzione dai veri problemi ... ).

Così dobbiamo distinguere bene le montature mediatiche inscenate solo per darci l' illusione di vivere in un paese democratico, dove si discute, ma che non hanno altro scopo effettivo che disinformarci ...

La prima domanda da porsi di fronte ad un acceso dibattito mediatico è la seguente:

Il prevalere dell' una o dell' altra opinione, quali interessi "reali" andrebbe veramente a colpire ?

Nel 90% dei casi rispondere a tale domanda è, da sola, garanzia della bontà di un' informazione ...    Avete mai visto dibattere pubblicamente , che ne so, di "conflitto d' interessi", quanto si è dibattuto, quien sabe, sui Dico, o su Corona e Vallettopoli ?    Ecco, poniamoci la domanda: chi potrebbe danneggiare o avvantaggiare tale dibattito pubblico ?

Vediamo i vari casi ...

1) Inutile rispondere alla prima ....    Andrebbe a minacciare direttamente chi detiene il potere economico, scoprendo vari scheletri nell' armadio di entrambe le pseudo-fazioni politiche, ragion per cui questo tipo di informazione verrà sempre fatta passare "in glissando", e si cercherà di evitare accuratamente ogni dibattito in tal senso ....

2) I "Dico", al contrario, non vanno a colpire nessun privilegio "di vertice", nessun potere economico, ma mettono in piazza un forte contrasto ideologico ...    in tal caso se ne parlerà tanto proprio per "svuotarli" di contenuto ( tecnica di sovraesposizione mediatica ) ed alla fine non fare assolutamente niente ...    ma i media, alimentando il dibattito, avranno mostrato la loro "buona fede" pur sapendo in anticipo che tutto sarebbe finito in una bolla d' aria ...    e riuscendo così a prendere due piccioni con una fava, facendosi belli ( vedi quanto se ne parla ? vedi che paese democratico ? ) e funzionali al sistema al tempo stesso ( siamo nel paese del Papa, suvvia ... )...

E la gran discussione finirà per "esaurire" l' argomento nella mente della gente, finendo col non essere mai "realmente" affrontato ...

3) Con Vallettopoli, Corona e simili entriamo nel campo dell' intrattenimento mediatico-informativo ...     Sono questioni assolutamente superficiali, che non vanno a toccare nessun grande interesse, ma che vengono a bella posta alimentate e spettacolarizzate alimentando il "dibattito", proprio per "dis-togliere" l' attenzione da tematiche ben più importanti ...

Un vero attacco mediatico, invece, verrà condotto a spada tratta da tutto il corpo dei media all' unisono, senza dibattito ...    Esempio, attaccare "a fronte unito" un deputato che si lascia andare ad un colorito commento sulla "Legge 30" proprio per evitare di parlare della legge stessa ....    che fa troppo comodo ai veri padroni del sistema, e quindi ad entrambe le "opposte fazioni" (?) politicamente schierate dai medesimi ...

Quelle qui esposte sono le tattiche più grossolane di manipolazione e creazione del consenso ...

L' evoluzione soprattutto "on line" dell' informazione ha portato a nuove e raffinatissime strategie, dai nomi fantasiosi ed inquietanti, che prevedono, per esempio, forme "virali" di osservatori pubblicitari e mediatici che si inseriscono nei blog e nei commenti dei giornali on line ...

E' un interessante argomento, di cui parleremo un' altra volta ....

Intanto vi pongo una domanda: "Perchè i giornali on-line ospitano i blog ? " [...]

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MONNEZZA DI STATO / 2

by Gianluca Freda (27/05/2008 - 14:18)


SPAZZATURA D’OCCIDENTE
dal sito Il Consiglio dell’Abate Vella
(Mille grazie al lettore Alfonso Vellucci per la segnalazione)
 

Il 13 marzo 2007 Piero Grasso, procuratore nazionale antimafia, fu ascoltato dalla commissione parlamentare d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse.

Il testo dell'audizione (reperibile in rete) offre uno spaccato preciso dell'argomento. Vediamo di inserirlo nel contesto della attuale situazione di crisi del napoletano.

Una prima sintesi del fenomeno si trova alla pagina 5:

«Osservando, però, l’evoluzione di questo mercato, abbiamo notato che, accanto agli esponenti delle famiglie mafiose, il mondo dei rifiuti si è andato popolando sempre più di una varietà di soggetti che, nella gran parte dei casi, non ha un precedente criminale, ma si collega con i criminali.

L’impressione generale suggerisce che il grosso affare dell’emergenza rifiuti non sia semplicemente il frutto di un'attività criminale occasionale, ma sia legato a un preciso orientamento di alcuni settori del mondo produttivo, sia locale che nazionale, desiderosi – com’è logico per qualsiasi impresa – di ridurre i costi attraverso una costante violazione delle regole del gioco e, di conseguenza, di aumentare i propri profitti.»

L'emergenza rifiuti è da considerarsi un affare in sé. Non è da vedersi solo nell'ottica della conseguenza di determinati traffici che hanno colmato le discariche (abusive o legali) della Campania. Questo “affare” dell'emergenza rifiuti poi non è gestito esclusivamente dalla criminalità organizzata, ma in modo sempre più invasivo anche da soggetti esterni a questo mondo.

A questa dichiarazione però sembra non essere dato seguito nel corso dell'audizione. Poi poco più sotto Grasso dice qualcos'altro che merita attenzione:

«Un breve accenno va fatto ai termovalorizzatori (...). La questione dei termovalorizzatori è molto dibattuta. In merito, ci sono molte pressioni da parte di Legambiente che non considera la soluzione scelta la migliore che si potesse adottare, soprattutto – e questo forse è il punto – senza prevedere una selezione dei rifiuti a monte e un riciclaggio degli stessi. In quest’ottica, il termovalorizzatore dovrebbe essere usato solo per il residuo. Si tratta, comunque, di scelte discrezionali su cui non possiamo intervenire, dovendo limitarci ad accertare se si verificano reati nel momento in cui si pongono in essere queste soluzioni.»

La dice in modo che sembrerebbe casuale e ribadendo che queste sono scelte discrezionali, sulle quali non si può intervenire giuridicamente. Eppure se la esprime in questi termini legandola alla raccolta differenziata (ed aggiungendo un rafforzativo “e questo è forse il punto”) vuol dire che la considera parte integrante del discorso. Una divagazione che avrebbe dovuto suscitare curiosità nella commissione. E forse Grasso divaga sperando di suscitare quella curiosità. Ma il discorso cade, e nessuno della commissione crede di dovere approfondire.

Ma mentre a Napoli esplode la protesta dei cittadini, spunta fuori una notizia che potrebbe spiegare il motivo di “quel breve accenno su scelte su cui non possiamo intervenire”. La magistratura di Terni sequestra l'inceneritore cittadino. Motivo? Pare che lì si bruciassero rifiuti tossici:

«La magistratura tuttavia vuole verificare se tra i rifiuti inceneriti possano essere capitate sostanze nocive o [addirittura, ndr] radioattive»

A questo punto la volontà di costruire inceneritori che brucino tutto senza selezione dei rifiuti a monte (come ad esempio si vorrebbe fare in Sicilia...) diventa ancora più sospetta.

Nascondere i rifiuti tossici in una discarica in mezzo a rifiuti normali non vuol dire farli sparire. Sono sempre lì. Sarebbe semplicissimo analizzarli e risalire all'origine di quei rifiuti. Anzi è stato già fatto. Il “seppellimento” non è più un metodo così sicuro.

Si potrebbero mandare nei paesi nel terzo mondo, come fa TUTTO l'occidente. Ma questa via, anch'essa non più tanto sicura essendo il trucco oramai svelato (e Grasso ne parla nella stessa audizione), potrebbe rivelarsi comunque più costosa dell'incenerimento quasi in loco.

Inoltre i volumi di rifiuti tossici da fare scomparire in Italia ed in Europa aumenteranno esponenzialmente nei prossimi anni. Se fino a poco tempo fà questo (insieme al traffico di clandestini da destinare al lavoro nero nelle fabbriche) era un affare per pochi imprenditori senza scrupoli con le giuste connessioni, ora a causa dell'avanzata cinese e del crollo economico occidentale è diventato la discriminante a seconda della quale un'azienda veneta (tanto per fare un esempio tra quelli riportati sempre nella stessa audizione...) potrà sopravvivere ovvero dichiarare fallimento.

Gli interessi dietro all'emergenza rifiuti e di conseguenza dietro la costruzione degli inceneritori sono così più chiari di quello che potrebbe sembrare. In mezzo ci sono non solo le grosse imprese che dovrebbero costruirli (Impregilo su tutte), ma anche l'intero sistema produttivo del nostro paese e non solo, visto che pare in Campania si siano trovati anche rifiuti provenienti dall'estero (Vedi che furbi i tedeschi? Scambiano i loro rifiuti nocivi con le nostre ecoballe, e per giunta li paghiamo per questo. Un doppio guadagno: “trasi munnizza e nesci oro”, staranno dicendosi in teutonico dialetto...).

E la criminalità organizzata locale e già pronta al salto, come deduciamo sempre dalla stessa audizione:

«Si tratta quasi sempre di imprese che in passato si occupavano di trasporto terra e che si sono riciclate nel più remunerativo settore della gestione dei rifiuti.»

Se ora la criminalità si occupa di gestione complessiva dei rifiuti, la destinazione finale di questi rifiuti non è più decisiva, anche perchè la “camorra” potrebbe arrivare ad ottenere la gestione stessa degli inceneritori. E dopo l'incenerimento niente più tracce: anche quando si dovessero registrare anomalie nelle emissioni sarebbe impossibile risalire all'origine del rifiuto tossico.

L'affare dell'emergenza rifiuti nasce da lontano: il campo le è stato preparato pazientemente.

Ed ora interpretiamo la crisi campana in base a quanto detto.

Per capire quello che sta succedendo basta notare che Bassolino è ancora al suo posto. Nessuno ne parla più sui giornali, di Bassolino. E nessuno fa caso al fatto che la soluzione proposta dal governo Berlusconi è la stessa identica di quella proposta dal governo Prodi. Quindi tutti gli interessi di cui sopra sono ancora al loro posto e di conseguenza al suo posto rimane lo stesso Bassolino, che la “crisi” ha magistralmente provocato tramite ritardi e calibratissime inefficienze.

Ed allora, visto che le proteste continuano, non ci vengano più a raccontare balle dicendo che è la camorra che soffia sul fuoco della rivolta popolare. Sarebbe come dire che lo stato sta combattendo la mafia. Per giunta tutto lo stato compatto, da destra a sinistra, e con tutte le sue istituzioni. Per la prima volta da 150 anni a questa parte. Ma chi vogliono fare fessi?

L'interesse della camorra è proprio nella costruzione degli inceneritori, e momentaneamente nella riapertura delle discariche (dove li staranno gettando i rifiuti tossici in questo periodo?) come sempre coincidente con quello di certi “poteri forti” esterni al territorio da essa controllato.

Rimane solo una cosa da capire. Forse la più importante. Vorremmo tanto credere che le rivolte del napoletano siano pura e semplice rabbia popolare. Fino alle elezioni si poteva pensare che dietro ci fossero elementi di centro-destra. Ma ora non possiamo pensarlo più. Eppure ci sembrano troppo forti e troppo bene organizzate per dire che sia il “popolo” ad autogestirsi.

E se tutti i poteri “occidentali” si sono raggruppati preoccupati dallo stesso lato (come detto, al punto da mettere da parte le sacrosante critiche a Bassolino) vuole forse dire che qualcun altro è entrato in gioco? Ma chi? Chi è che “aizza la massa”, nelle parole di Gasparri, se tutti la stanno combattendo?

La situazione campana è in qualche modo da mettere in relazione con i pesanti dissidi occorsi in questi giorni in Sicilia tra l'MPA-UDC e Berlusconi? La chiusura forzata (ed illegale) della discarica di Bellolampo vicino Palermo oltre ad essere una minaccia per Lombardo, serve anche a confermare ai diretti interessati che le due cose sono in qualche modo collegate?

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MONNEZZA DI STATO

by Gianluca Freda (25/05/2008 - 23:07)


LA DEMOCRAZIA DEI MANGANELLI
di Florizel
dal sito www.luogocomune.net
 

“Hanno sfasciato la testa a mio fratello!” “Hanno manganellato mia madre!” "Ci vogliono massacrare tutti!" “Si sono portati via papà!”

No, non sono gli incubi di un rifugiato cileno, ma sono le frasi, angosciate e incredule, che hanno accolto chi come me ieri sera è accorsa a Chiaiano, dopo che si era diffusa la notizia di un improvviso assalto ai presidianti da parte delle forze dell’ordine.

Bertolaso lo aveva detto: "Non guarderemo in faccia a nessuno". E così è stato: non ha guardato in faccia nemmeno la legge, facendo intervenire i poliziotti prima ancora che entrasse in vigore il già discutibile decreto legge che lo autorizzava a farlo.

Giungendo al presidio, molta gente che tornava indietro dopo le cariche ha raccontato di una violenza gratuita ed immotivata; andando avanti, lo scenario che si è aperto ai nostri occhi è stato quello di Genova e di Napoli del 2001: un enorme cordone di agenti in tenuta antisommossa che fronteggiava cittadini a mani alzate, ed un autobus messo di traverso, affiancato alle barricate, ad impedire l’avanzata delle forze armate verso le cave.

Le cariche di ieri sera hanno colto praticamente di sorpresa tutti i presidianti, che da settimane hanno il loro punto di incontro in un angolo della rotonda "Titanic". Come ogni sera, alle 18 di ieri era prevista un'assemblea del comitato per discutere il da farsi, mentre si aspettavano notizie del decreto firmato in serata dal presidente Napolitano.

Invece sono arrivate le botte. Cieche, violente e indiscriminate, per tutti.

Ovunque le popolazioni hanno difeso il proprio territorio dai veleni del potere, ovunque gente comune di ogni età ed estrazione sociale ha denunciato illegalità e soprusi e mostrato determinazione e conoscenza di come stiano realmente le cose (con l’accusa di “disfattismo” nonostante siano state avanzate valide proposte alternative) i manganelli dello "stato democratico" si sono abbattuti violentemente su donne, anziani, e perfino bambini, inermi.

Di fronte a quelle centinaia di “divise”, vi assicuro, non si sa mai bene dove comincia la rabbia e dove finisce la paura. Ma si resiste. Il coraggio ti viene dalla consapevolezza che la “vita” non è lì, tra il fumo dei lacrimogeni e le menzogne di una politica che falsifica ed infetta ogni attimo delle nostre esistenze; ma nelle storie, una ad una, di persone che si è imparato a conoscere e ad amare.

Molti i contusi fra la popolazione, alcune persone portate in ospedale per malore, 6 arrestati. Per tre di loro ci sarà in mattinata un processo per direttissima.

Il decreto però è scattato solo dopo la mezzanotte di ieri, per cui gli unici reati contestati sono “resistenza e lesioni a pubblico ufficiale”: qualche giovane “agente” bardato di tutto punto, armato di manganello e lacrimogeni, protetto da casco e corredo da robocop, spintonato da un uomo di 60 anni e dal figlio. Tre ragazzi, ed un attivista dei centri sociali.

C’è poi la notizia del giornalista di Rai3, Romolo Sticchi, al quale è stata sottratta la telecamera dopo essere stato aggredito dalla polizia: "Un agente mi ha chiesto di non riprendere quello che stava accadendo poi mi ha dato una manganellata dietro la nuca e sulle mani - dice ad Apcom Sticchi - dopo mi hanno sottratto la telecamera che ancora non ho riavuto. Spero che non sia danneggiata e soprattutto che non mi sia sottratto quello che abbiamo ripreso perché sarebbe davvero inaccettabile". La questura parla invece di “una telecamera caduta durante la ressa. Da fonti della Questura si apprende, invece, che si sono verificati degli spintoni tra manifestanti e agenti e che c'è stata una carica di alleggerimento, ma che non sono mai stati usati manganelli."

Al di là degli eventi particolari, il messaggio politico sembra chiaro ed inequivocabile: nessuno si permetta più di protestare. Chiaiano rappresenta lo zoccolo duro della “resistenza”, e la strategia è chiaramente quella di colpire lì per scoraggiare altrove altre barricate ed altri presidi.

Se si considera infatti che un’altra grande strada che conduce alle cave era completamente sguarnita da mezzi della polizia, si deduce che l’intento non fosse affatto quello di preparare il terreno all’arrivo dell’esercito. Si confermerebbe invece l’azione delle forze dell’ordine come puramente dimostrativa del potere delle istituzioni: discarica o non discarica, qui la comandiamo noi. Noi siamo lo “stato”, ed il popolo è “sovrano” solo quando deve darci il “mandato”.

Naturalmente, i giornali danno già informazioni distorte, e non perchè parziali, come quella secondo cui le cariche sarebbero iniziate dopo le sassaiole: dovrebbero altrimenti giustificare i motivi del rafforzamento delle barricate.

Anche Berlusconi, in qualche modo, aveva avvertito: “Dobbiamo arrivare prima noi”.

“Sappiamo - dice Berlusconi - di poter contare sulla parte sana della popolazione campana”. Quella meno sana dovrà vedersela con le nuove norme.

Il provvedimento prevede, infatti, che chiunque si renderà promotore di disordini contro la realizzazione di discariche in Campania rischia fino a 5 anni di carcere. Chi invece tenterà di impedire la realizzazione delle discariche, o le violerà, rischia da tre mesi a un anno di detenzione. Per garantire la sicurezza dei siti di stoccaggio, i nomi dei luoghi individuati sono stati secretati: «Saranno conosciuti - spiega il Cavaliere - quando il decreto sarà pubblico in Gazzetta ufficiale, per garantirci la possibilità di operare, cioè arrivare prima di occupazioni di questi luoghi: con le occupazioni i problemi non saranno risolti».”

Certo, con i manganelli e i carri armati sono capaci tutti a “governare”. Persino Pinochet ci riusciva.

F.S. (Florizel)

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SLIDING DOORS

by Gianluca Freda (25/05/2008 - 20:23)



COME FUNZIONA L’IMMORTALITA’
QUANTICA

di Josh Clark
dal sito science.howstuffworks.com
Traduzione di Gianluca Freda  (Parte 2)


La Teoria dei Molti Mondi

L’esperimento teorico del “suicidio quantico” è un tentativo di dimostrare quella che è divenuta col tempo l’interpretazione più accettata della fisica quantistica, la “Teoria dei Molti Mondi”. Questa teoria fu proposta per la prima volta nel 1957 da un ricercatore dell’Università di Princeton, di nome Hugh Everett III. La sua teoria venne derisa per decenni, fino a quando uno studente della stessa università, Max Tegman, elaborò l’esperimento del suicidio quantico, che offriva sostegno a questa interpretazione [fonte: The Guardian].

Secondo la Teoria dei Molti Mondi, per ogni possibile risultato di un’azione, il mondo si divide in altrettante copie di se stesso. Si tratta di un processo istantaneo che Everett chiamava decoesione. E’ un po’ come in quei libri “scegli la tua avventura”, solo che invece di scegliere se esplorare la caverna o andare dritti al tesoro, l’universo si divide in due così che ciascuna delle due azioni viene compiuta.

Un aspetto fondamentale della Teoria dei Molti Mondi è che ogni volta che l’universo si divide, la persona resta inconsapevole dell’esistenza di un'altra versione di se stesso nell’altro universo. Ciò significa che il ragazzo che corre dritto al tesoro e vive per sempre felice e contento non è consapevole della versione di se stesso che è entrata nella caverna e si trova ora di fronte a un grave pericolo, e viceversa.

La stessa cosa avviene nel suicidio quantico. Quando l’uomo preme il grilletto, vi sono due possibili risultati: la pistola spara oppure non spara. In questo caso, l’uomo sopravvive oppure muore. Ogni volta che viene premuto il grilletto, l’universo si divide per realizzare ciascuno dei due possibili risultati. Quando l’uomo muore, l’universo non è più in grado di dividersi attraverso l’azionamento del grilletto. I possibili risultati della morte si riducono a uno soltanto: morte continuata. Ma dove l’uomo resta vivo, vi sono ancora due possibilità: l’uomo continua a vivere oppure muore.

Tuttavia, quando l’uomo aziona il grilletto e l’universo si divide in due, l’uomo che resta vivo sarà inconsapevole del fatto che, nell’altra versione dell’universo, egli è morto. Perciò continuerà a vivere e avrà ancora la possibilità di azionare il grilletto. E ogni volta che preme il grilletto, l’universo si dividerà ancora e la versione dell’uomo che sopravvive sarà inconsapevole della propria morte in tutti gli altri universi paralleli. In questo senso, egli sarà in grado di esistere per l’eternità. Questo fenomeno viene chiamato immortalità quantica.

Ma allora perché tutte le persone che hanno cercato di uccidersi non sono diventate immortali? Ciò che è interessante nella Teoria dei Molti Mondi è il fatto che, in qualche universo parallelo, essi lo sono davvero. Noi non ci accorgiamo di questo, perché la divisione degli universi non dipende dalla nostra vita o dalla nostra morte. Noi siamo solo spettatori o osservatori del suicidio di un’altra persona e in quanto osservatori siamo soggetti alla probabilità. Quando la pistola ha sparato nell’universo – o nella versione di esso – in cui ci troviamo, siamo inchiodati ai risultati. Anche se raccogliamo la pistola e continuiamo a sparare contro l’uomo, l’universo resterà in un singolo stato. Dopo tutto, una volta che una persona è morta, il numero dei possibili risultati ottenibili sparando contro il suo cadavere si riduce a uno solo.

Ma la Teoria dei Molti Mondi contraddice un’altra interpretazione della meccanica quantistica, la Teoria di Copenaghen. Nel prossimo paragrafo parleremo di questa teoria e vedremo perché essa modifica le regole del suicidio quantico.

L’interpretazione di Copenaghen

 


 

La Teoria dei Molti Mondi della meccanica quantistica presume che, per ogni data azione, l’universo si divida in tante versioni di se stesso in modo da realizzare ogni possibile risultato. Questa teoria mette l’osservatore al di fuori dell’equazione. In tale teoria, noi non siamo in grado di influire sui risultati di un evento attraverso la semplice osservazione, come teorizzato dal Principio d’Indeterminazione di Heisenberg.

La Teoria dei Molti Mondi ha ribaltato da capo a piedi un’altra teoria della meccanica quantistica, un tempo largamente accettata. E nell’imprevedibile universo quantistico, questo significa davvero qualcosa.

Per la maggior parte del secolo scorso, la spiegazione più accettata del fatto che una stessa particella quantica si comportasse in modi differenti era la cosiddetta interpretazione di Copenaghen. Benché l’interpretazione dei Molti Mondi abbia recentemente guadagnato enorme credito, molti fisici quantistici continuano a ritenere che l’interpretazione corretta sia quella di Copenaghen. L’interpretazione di Copenaghen fu proposta per la prima volta nel 1920 dal fisico Niels Bohr.  Secondo tale interpretazione, una particella quantica non esiste in uno stato oppure in un altro, ma contemporaneamente in tutti gli stati possibili. E’ solo quando osserviamo il suo stato che la particella quantica è essenzialmente costretta a scegliere una fra le tante possibilità, ed è questo lo stato che noi osserviamo. Poiché potrebbe essere costretta ad assumere uno stato diverso ad ogni osservazione, ciò spiegherebbe il motivo del comportamento così imprevedibile di queste particelle.  

Lo stato di un oggetto che esiste in tutti gli stati possibili viene chiamato superposizione. Il complesso di tutti i possibili stati in cui un oggetto può esistere – ad esempio, nel caso dei fotoni che si muovono in due diverse direzioni allo stesso tempo, in forma di onda o di particella – costituisce la funzione d’onda di quell’oggetto.

L’Interpretazione di Copenaghen della meccanica quantistica data da Bohr era stata dimostrata in via ipotetica da un celebre esperimento teorico fondato su un gatto e su una scatola. Si tratta del cosiddetto “gatto di Schrödinger”, proposto per la prima volta dal fisico viennese Erwin Schroedinger nel 1935.

In questo esperimento teorico, Schrödinger immaginava di mettere un gatto all’interno di una scatola insieme a un frammento di materiale radioattivo e a un contatore Geiger (un congegno per la rilevazione delle radiazioni). Il contatore Geiger era regolato in modo tale che, quando esso rilevava il decadimento del materiale radioattivo, azionava un martello che rompeva una fiala di acido cianidrico il quale, una volta diffusosi nella scatola, avrebbe ucciso il gatto.

Per eliminare ogni possibile certezza sul destino del gatto, l’esperimento doveva svolgersi entro un’ora, un periodo lungo abbastanza perché parte del materiale radioattivo potesse decadere, ma anche sufficientemente breve perché ciò potesse non accadere.

Nell’esperimento di Schrödinger, il gatto veniva chiuso all’interno della scatola. Durante la sua permanenza all’interno di essa, il gatto veniva ad esistere in uno stato inconoscibile. Non potendo essere osservato, non era possibile dire se fosse vivo o se fosse morto. Esso esisteva in uno stato che era contemporaneamente di vita e di morte. E’ come se la fisica quantistica avesse voluto dare una risposta alla vecchia domanda Zen: se un albero cade nella foresta e non c’è nessuno a sentirlo, fa davvero rumore?    

Poiché l’interpretazione di Copenaghen sostiene che un oggetto, nel momento in cui viene osservato, è costretto ad assumere uno stato ben preciso, l’esperimento del suicidio quantico è inconciliabile con questa teoria. Infatti, poiché la direzione dello spin del quark una volta misurata dal grilletto diviene osservabile, prima o poi il quark sarà costretto ad assumere la direzione oraria che farà sparare la pistola e ucciderà l’uomo.

Ma non sembra sciocco tutto questo? Davvero questi esperimenti teorici e queste interpretazioni quantistiche possono insegnarci qualcosa? Nel prossimo paragrafo daremo un’occhiata alle possibili implicazioni di queste idee.

Le implicazioni della fisica quantistica

Se paragonate alle teorie della scienza classica e alla fisica newtoniana, le teorie proposte per spiegare la fisica dei quanti sembrano folli. Lo stesso Erwin Schrödinger diceva che il suo esperimento era “piuttosto ridicolo” [fonte: Goldstein, Sheldon]. Ma da ciò che la scienza è riuscita ad osservare, le leggi che governano il mondo che vediamo tutti i giorni cessano di avere valore a livello quantico.

La fisica quantistica è una disciplina relativamente nuova, elaborata soltanto nel 1900. Le teorie che sono state sviluppate in merito ai problemi che pone sono solo teorie. Inoltre, esistono teorie contrastanti che danno differenti spiegazioni dei peculiari eventi che si verificano a livello quantico. Quale di esse si rivelerà, nel corso della storia, essere quella giusta? Forse la teoria che offrirà una corretta spiegazione dei fenomeni quantistici non è stata ancora neppure elaborata. La persona che la proporrà forse non è ancora nata. Ma visto il tipo di logica introdotto da questo particolare campo di studio, è possibile che tutte le teorie che cercano di dare spiegazione alla fisica quantistica siano egualmente vere allo stesso tempo, anche se si contraddicono l’un l’altra?

L’interpretazione di Copenaghen della fisica quantistica data da Neils Bohr è forse fra le varie teorie la più confortante. Se si ritiene che le particelle esistano contemporaneamente in tutti i possibili stati – in superposizione – la nostra visione dell’universo ne esce fuori un po’ scossa, ma resta comunque comprensibile. La teoria di Bohr, inoltre, è confortante anche perché afferma che siamo noi umani la causa per cui un oggetto assume una forma determinata. Per quanto gli studiosi trovino frustrante la capacità delle particelle di esistere in più di uno stato, la nostra osservazione ha effetto su di esse. Perlomeno non continuano a esistere in tutti gli stati possibili anche mentre le guardiamo.

L’interpretazione dei Molti Mondi offerta da Everett è molto meno confortante. Questa teoria toglie dalle nostre mani ogni potere sull’universo quantico. Al contrario, ci ritroviamo a essere semplici passeggeri di una serie di divisioni che si verificano producendo ogni possibile risultato. In sostanza, con la Teoria dei Molti Mondi la nostra idea dei rapporti causa-effetto andrebbe a farsi benedire.

Ciò rende in qualche modo scioccante la Teoria dei Molti Mondi. Se essa è vera, allora in uno degli universi paralleli a quello in cui viviamo attualmente Adolf Hitler è riuscito ad attuare il suo piano di conquista del mondo. Ma allo stesso tempo, in un altro universo, gli Stati Uniti non hanno mai lanciato le atomiche su Hiroshima e Nagasaki.

La Teoria dei Molti Mondi contraddice certamente anche la postulazione del Rasoio di Occam, secondo la quale la spiegazione più semplice è di solito quella corretta. Anche più strano è il corollario della Teoria dei Molti Mondi, secondo il quale il tempo non avrebbe un moto coerente e lineare. Al contrario, si muoverebbe per salti e partenze, esistendo non come una linea retta, ma come una serie di ramificazioni. Queste ramificazioni sono tanto più numerose quanto maggiore è il numero di possibili conseguenze a tutte le azioni che vengono compiute.

E’ difficile immaginare quali potranno essere le conseguenze della nostra comprensione del mondo quantico. Il campo teorico ha già compiuto immensi progressi dall’epoca dei suoi esordi, oltre un secolo fa. Benché possedesse una propria interpretazione personale del mondo quantico, Bohr avrebbe probabilmente accettato la Teoria dei Molti Mondi introdotta in seguito da Hugh Everett. In fondo era stato proprio Bohr a dire: “Se qualcuno non resta sconvolto dalla teoria dei quanti, evidentemente non l’ha capita”.
 

Fonti

    * "Hugh Everett III and the Many Worlds Theory." Everything Forever. http://everythingforever.com/everett.htm

    * "Hugh Everett III and the Many Worlds Theory." Everything Forever. http://everythingforever.com/everett.htm

    * Brooks, Michael. "Enlightenment in the Barrel of a Gun." The Guardian. October 15, 1997. 
http://space.mit.edu/home/tegmark/everett_guardian.html

    * Budnik, Paul. "Schrödinger's Cat." Mountain Math Software. http://www.mtnmath.com/faq/meas-qm-3.html

    * Goldstein, Sheldon. "Quantum Theory Without Observers." July 23, 1997. Department of Mathematics, Rutgers University. http://www.math.rutgers.edu/~oldstein/papers/qts/qts/html.

    * Higgo, James. "Does the 'many-worlds' interpretation of quantum mechanics imply immortality?" Nov. 10, 1998. http://www.higgo.com/quantum/qti.htm

    * Horgan, John. "Quantum Philosophy." Fortune City. http://www.fortunecity.com/emachines/e11/86/qphil.html

    * Price, Michael Clive. "The Everett FAQ." BLTC Research. Februrary 1995. http://www.hedweb.com/manworld.htm#decoherence

    * Tegmark, Max. "The Interpretation of Quantum Mechanics: Many Worlds or Many Words?" Princeton University. September 15, 1997. http://xxx.lanl.gov/PS_cache/quant-ph/pdf/9709/9709032v1.pdf

    * "Quantum Mechanics." Fusion Anomaly. http://fusionanomaly.net/quantummechanics.html

    * "Schrödinger's Cat for a 6th Grader." Mountain Math Software. http://www.mtnmath.com/cat.html

    * "The Many-World Interpretation of Quantum Mechanics." Station1. http://www.station1.net/DouglasJones/many.htm

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VITA ETERNA? NE HO GIA' UNA, GRAZIE

by Gianluca Freda (23/05/2008 - 14:42)


COME FUNZIONA L’IMMORTALITA’
QUANTICA

di Josh Clark
dal sito science.howstuffworks.com
Traduzione di Gianluca Freda  (Parte 1)

 

Introduzione al funzionamento del Suicidio Quantico

Un uomo è seduto davanti a una pistola, puntata contro la sua testa. Non è una pistola normale; è collegata ad un apparecchio che misura lo spin di una particella quantica. Ogni volta che si preme il grilletto, l’apparecchio misura lo spin della particella quantica (o quark). A seconda della rilevazione, la pistola sparerà un proiettile oppure no. Se lo spin della particella quantica misurata è in senso orario, la pistola farà fuoco. Se lo spin del quark è in senso antiorario, la pistola non sparerà. Ci sarà solo un “click”.

Nervosamente, l’uomo fa un profondo respiro e preme il grilletto. La pistola fa “click”. L’uomo preme di nuovo il grilletto. Click. E poi di nuovo: click. L’uomo continuerà a premere il grilletto, ancora e ancora, ottenendo sempre lo stesso risultato. La pistola non farà fuoco. Benché sia perfettamente funzionante e carica di proiettili, per quante volte egli possa tirare il grilletto, la pistola non sparerà mai. Egli potrà continuare questo esperimento all’infinito, diventando immortale.

Torniamo indietro all’inizio dell’esperimento. L’uomo preme il grilletto per la prima volta e l’apparecchio rileva che lo spin del quark è in senso orario. La pistola spara. L’uomo muore.

Ma...un momento. L’uomo aveva già premuto il grilletto la prima volta e poi, in seguito, un’infinità di altre volte e noi sappiamo che la pistola non ha sparato. Com’è possibile che l’uomo sia morto? L’uomo non può rendersene conto, ma egli è allo stesso tempo vivo e morto. Ogni volta che preme il grilletto, l’universo si divide in due. E continuerà a dividersi, ancora e ancora, ogni volta che viene premuto il grilletto (fonte: Tegmark).

Questo “esperimento teorico” viene chiamato suicidio quantico. Fu proposto per la prima volta nel 1997 da Max Tegmark, all’epoca ricercatore all’Università di Princeton (oggi ha una cattedra al MIT). Un “esperimento teorico” è un esperimento che avviene solo a livello mentale. Il livello quantico è fino ad oggi il più piccolo livello di materia mai rilevato nell’universo. A questo livello la materia ha dimensioni infinitesimali ed è praticamente impossibile per gli scienziati compiere rilevazioni empiriche utilizzando i tradizionali metodi della ricerca scientifica.

Perciò anziché utilizzare il metodo scientifico – cioè investigare l’evidenza empirica – per studiare il livello quantico i fisici devono utilizzare gli esperimenti teorici. Benché tali esperimenti vengano condotti solo in via ipotetica, essi trovano le proprie basi nei dati rilevati dai fisici quantistici.

Ciò che la scienza ha potuto osservare a livello quantico ha prodotto più domande che risposte. Il comportamento delle particelle quantiche è imprevedibile e la nostra comprensione delle probabilità diviene aleatoria. Ad esempio è stato dimostrato che i fotoni – le particelle elementari della luce – esistono contemporaneamente allo stato di particelle e di onde. E sembra che queste particelle non si muovano in un senso o nell’altro, ma in entrambe le direzioni contemporaneamente. Perciò quando esaminiamo il mondo quantico, la conoscenza che esso contiene ci è incomprensibile. Di conseguenza, la nostra comprensione dell’universo come lo conosciamo viene messa a dura prova.

Ciò ha portato alcuni a pensare che la nostra conoscenza della fisica quantistica sia rudimentale quanto le conoscenze degli antichi astronomi egizi, che credevano che il sole fosse un dio. Alcuni studiosi pensano che ulteriori ricerche sul sistema quantistico riusciranno ad individuare ordine e prevedibilità laddove oggi non vediamo che caos. Ma è possibile che i sistemi quantistici non possano essere compresi attraverso i tradizionali modelli scientifici?

In questo articolo daremo un’occhiata a ciò che il suicidio quantico ci rivela sul nostro universo, nonché ad altre teorie che lo confermano o lo contraddicono.

Ma prima di tutto: perché uno scienziato non può semplicemente misurare le particelle che tenta di studiare? Nel prossimo paragrafo parleremo di questo fondamentale limite dell’osservazione quantica così come è stato spiegato dal Principio d’Indeterminazione di Heisenberg.

Il Principio d’Indeterminazione di Heisenberg

 

 

Uno dei problemi più grossi con gli esperimenti quantistici è l’apparentemente inevitabile tendenza degli esseri umani a influire sullo stato e sulla velocità delle particelle infinitesimali. Ciò accade con la semplice osservazione delle particelle e genera frustrazione negli studiosi di fisica quantistica. Per ovviare a questo problema, gli studiosi hanno creato macchinari enormi ed elaborati come gli acceleratori di particelle, che eliminano ogni interferenza fisica di natura umana dal processo di accelerazione del moto delle particelle.

Nonostante ciò, i risultati comparati delle rilevazioni ottenute dai fisici quantistici esaminando una stessa particella, rivelano che non si può fare a meno di interferire con il comportamento dei quanti (o particelle quantiche). Perfino la luce che gli studiosi utilizzano per vedere meglio gli oggetti che stanno osservando può influenzare il comportamento dei quanti. I fotoni, per esempio – cioè le particelle minime di luce che non hanno massa né carica elettrica – riescono comunque ad interferire con le particelle, modificando la loro accelerazione e velocità.

Questo viene chiamato Principio di Indeterminazione di Heisenberg. Werner Heisenberg, un fisico tedesco, aveva capito che l’atto stesso dell’osservazione produce un effetto sul comportamento dei quanti. Il Principio di Indeterminazione di Heisenberg può sembrare difficile da comprendere, perfino il nome è un po’ intimidatorio. Ma si tratta in realtà di un principio facile da capire e una volta che lo avrete capito riuscirete anche ad afferrare i principi fondamentali della meccanica quantistica.

Immaginate di essere ciechi e di aver sviluppato, col tempo, una tecnica per stabilire quanto è lontano da voi un oggetto lanciandoci contro una palla da bowling. Se lanciate la palla da bowling contro uno sgabello che si trova vicino a voi, la palla rimbalzerà verso di voi rapidamente e voi saprete che l’oggetto è vicino. Se lanciate la palla contro qualcosa che si trova dall’altra parte della strada, essa ci metterà più tempo a ritornare e voi saprete che l’oggetto è lontano.

Il problema è che quando lanciate la palla – specialmente se è una palla pesante come quella da bowling – contro un oggetto come uno sgabello, la palla farà rotolare lo sgabello per tutta la stanza e potrebbe comunque mantenere inerzia sufficiente per tornare indietro. A quel punto voi potrete sapere dove si trovava prima lo sgabello, ma non dove si trova adesso. Inoltre, sarete in grado di determinare la velocità dello sgabello dopo che lo avete colpito con la palla, ma non quale fosse la sua velocità prima che lo colpiste.

Questo è il problema espresso dal Principio di Indeterminazione di Heisenberg. Per conoscere la velocità di un quark dobbiamo misurarla e non c’è modo di misurarla senza influire su di essa in qualche modo. La stessa cosa vale per l’osservazione della posizione di un oggetto. L’incertezza sulla posizione e sulla velocità di un oggetto rende difficile, per un fisico, apprendere qualcosa su quell’oggetto.

Naturalmente non è che i fisici lancino palle da bowling contro le particelle per eseguire le misurazioni, ma anche l’interferenza più infinitesima può spingere queste particelle incredibilmente piccole a comportarsi in maniera diversa.

Ecco perché gli studiosi di fisica quantistica sono costretti a fare esperimenti teorici, fondati sull’osservazione di esperimenti reali condotti a livello quantico. Questi esperimenti teorici hanno lo scopo di confermare o di smentire le interpretazioni, cioè le possibili spiegazioni dell’intera teoria quantistica.

Nel prossimo paragrafo parleremo dei fondamenti del suicidio quantico, cioè di quella interpretazione della meccanica quantistica chiamata “Teoria dei Molti Mondi”.

(continua)

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SCEMO & PIU' SCEMO

by Gianluca Freda (22/05/2008 - 18:32)

Come scrivevo l’altro giorno, l’establishment economico-militare che gestisce il governo degli Stati Uniti ha bisogno di un presidente che sia il più possibile manipolabile. La malleabilità di un presidente è strettamente legata al suo quoziente intellettivo. Un presidente completamente deficiente è l’ideale per gestire il corso degli eventi da dietro le quinte, senza dover mettere in conto intralci o ammutinamenti. George Bush II, da questo punto di vista, è stato un presidente quasi perfetto. Ma con John McCain si può fare di meglio.

Contro McCain, Barack Obama non ha molte chance. Obama, purtroppo per lui, non è deficiente, solo servile e dei servi non sai mai fino a che punto puoi fidarti. Nonostante i suoi ripetuti salamelecchi allo Stato giudaico, quando crede che nessuno lo guardi Obama si lascia andare ad affermazioni quasi sensate che destano preoccupazione e sfiducia nei controllori. Ad esempio, in un’intervista sulla rivista The Atlantic, citata alcuni giorni fa da Maurizio Blondet, Obama così rispondeva al giornalista Jeff Goldberg, che gli chiedeva se Israele fosse una palla al piede per la reputazione americana nel mondo:   

«No, no, no. Ma ciò che penso è che questa ferita sempre aperta, questa piaga costante, infetta tutta la nostra politica estera. La mancata soluzione di questo problema dà il pretesto a militanti islamisti anti-americani di commettere atti inescusabili, sicchè abbiamo un interesse di sicurezza nazionale per risolvere questo... E anche Israele, credo, ha un interesse di sicurezza a risolvere questo, perchè ritengo che lo status quo sia insostenibile. Sono assolutamente convinto di questo, e certe tensioni che possono  nascere tra me e  alcuni degli elementi più falchi nella comunità ebraica degli USA  può venire dal fatto che io non aderirò ciecamente alla più estrema delle posizioni solo perchè mi copre le spalle politicamente».

Dichiarazioni del genere, che fanno balenare tra una genuflessione e l’altra sconcertanti scintille di pensiero, fanno di Obama un personaggio assolutamente inadeguato a ricoprire il ruolo di docile scendiletto del sionismo. Dunque penso non ci siano dubbi su chi sarà il “vincitore” delle prossime, democraticissime elezioni presidenziali americane. Guardatevi il video qui sopra e ditemi se non siete disposti a scommettere su McCain ogni centesimo che possedete.  

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SUNSET BOULEVARD

by Gianluca Freda (20/05/2008 - 21:13)

Non è che io ami particolarmente Keith Olbermann. Dagli schermi della MSNBC inveisce da anni contro Bush e la sua amministrazione, con parole di fuoco, straripanti di comprensibile indignazione. Questo è positivo. Ma non dice, e non può dire, tutta la verità. Non può parlare dell’11 settembre nei termini in cui occorrerebbe farlo, cioè di una mostruosità progettata dalla stessa amministrazione israelo-americana dei neocon contro il popolo americano. Non può denunciare il ruolo che i servizi segreti israeliani e americani hanno avuto nella progettazione e nell’esecuzione dell’attentato. Non può spiegare perché il presidente, che egli considera giustamente il punto più basso mai raggiunto non solo dalla politica, ma dalla stessa presentabilità umana dell’America, sia così imbelle e ignorante. Non può dire che solo un presidente alcoolizzato e analfabeta presentava le caratteristiche di docilità e remissività necessarie a portare avanti il progetto di ristrutturazione del mondo attraverso la guerra che abbiamo visto svilupparsi negli ultimi otto anni e che non è stato certo un presidente mezzo sbronzo ad elaborare. Non può dire che Bush è stato messo nella posizione in cui si trova, attraverso brogli ripetuti e di una platealità mai vista, soltanto per ubbidire senza far domande alle forze economiche e militari che hanno progettato la globalizzazione e la fine della sovranità degli Stati nazionali. Non può dirlo perché gli toccherebbe dire le stesse cose della parte politica che egli difende, quella democratica, altrettanto asservita agli interessi economici e militari di Israele, come si è visto nella recente campagna presidenziale dominata dai proclami di solidarietà e di eterna fedeltà per quel feroce paese che insanguina e corrompe il mondo da anni con una determinazione mai vista nella storia. Olbermann è uno di quegli intellettuali che i regimi, di tanto in tanto, lasciano liberi di strillare al vento – purché il vento sia forte e copra almeno in parte la loro voce – affinché svolgano l’utile funzione di alibi e valvola di sfogo. Il fascismo aveva affidato a Croce questo ruolo; quello di dissidente lasciato libero di strillare invano affinché il popolo possa sentirsi vendicato e i gerarchi possano additarlo, ghignando: “Visto come siamo tolleranti? Permettiamo perfino che si parli male di noi!”. L’importante è che i dissidenti non siano più di un paio e che non tocchino mai certi argomenti tabù. Se mai si arrischiassero a farlo, il potere sarebbe costretto a cercarsi, con rammarico, altri dissidenti strilloni. Questo però di solito non accade. I dissidenti di regime non sono stupidi e sanno benissimo a quali porte è indispensabile non avvicinarsi mai se si vuole continuare a moraleggiare respirando.

Ho tradotto e sottotitolato questo video di Olbermann soltanto perché il declino politico, fisico e psichico dell’imperatore Giorgio Buscio II è ormai terribile, e pertanto delizioso, a vedersi. Giorgio II ci aveva abituati da tempo a una fiumana di affermazioni inverosimili, ridicole, demenziali, capaci di suscitare sbigottimento perfino in chi è abituato alle performance arcoriane di casa nostra. Basta andare su Google e digitare “Bush quotes” per rendersi conto di quali e quante ebetudini argomentative e sintattiche siano uscite di bocca allo svitato imperatore nei suoi otto anni di regno. Ma recentemente Bush non sembra più soltanto un burattino demente. E’ un uomo perduto, che cammina chino e farneticante verso il suo tramonto. La fisiognomica tradisce la devastante recrudescenza degli effetti dell’alcol sull’organismo, le baggianate che proferisce non sono più soltanto insensate, ma penose e autolesioniste. Abbandonato da Cheney, orfano di Condoleeza, parricida di Rumsfeld e di Karl Rove – l’organizzatore dei brogli elettorali che aprirono a Giorgio le porte della Casa Bianca – il presidente si presenta ormai, in ogni pubblico dibattito, come l’ombra del giulivo e straparlante cazzone dei tempi felici. Le sue stronzate non hanno più l’appeal leggero e sbarazzino dell’analfabetismo di potere. Sono stronzate tristi, incomprensibili, dolorose, come i deliri di certi ubriachi dei vicoli newyorkesi che rammentano, balbettando e ruttando, i tempi in cui erano direttori e ingegneri, quando la vita e la gioventù erano nelle loro mani. La demenza di Bush, nel finale della rappresentazione, esce bruscamente dalla farsa per entrare nel dramma. E’ un finale denso di vigorosa e dolente umanità. Io adoro questi momenti. 

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PROVACI ANCORA, SION

by Gianluca Freda (17/05/2008 - 00:40)


HEZBOLLAH HA SVENTATO
UN ATTACCO DI BUSH/OLMERT?

di Franklin Lamb
dal sito Counterpunch
Traduzione di Gianluca Freda
 

Questa settimana il capo dei servizi segreti militari israeliani, Maggiore Generale Amos Yadlin, ha dichiarato al quotidiano israeliano Ha’aretz che “Hezbollah ha dimostrato di essere la forza più potente presente in Libano... più forte del governo libanese; se avesse voluto rovesciare il governo, avrebbe potuto farlo”. Ha detto che Hezbollah continua a rappresentare una “significativa minaccia per Israele, poiché i suoi razzi possono colpire gran parte del territorio israeliano”.

Yadlin ha usato degli eufemismi.

Ciò che il capo dell’intelligence non ha rivelato al pubblico israeliano è che la minaccia incarnata da Hezbollah l’11 maggio scorso era non solo “significativa” ma anche “immediata”. Né egli ha voluto rendere noto il fatto che, secondo le informazioni ricevute dai canali francesi, se davvero il progettato attacco contro la capitale libanese avesse avuto luogo, Tel Aviv sarebbe stata colpita – secondo stime dell’intelligence USA – da “circa 600 razzi di Hezbollah lanciati per rappresaglia nelle prime 24 ore e da almeno un egual numero di razzi il giorno successivo”.

Il capo dell’intelligence israeliana ha anche evitato di rivelare che, nonostante la recente guerra psicologica secondo la quale “lo Stato di Israele starebbe perfezionando diversi sistemi di scudo antimissile”, questa affermazione è stata in realtà ridicolizzata dal Pentagono. “Israele non otterrà uno scudo efficace contro l’attuale generazione di razzi per almeno altri 20 anni, sempre ammesso che i razzi usati attualmente non subiscano un’evoluzione tecnologica. E sempre ammesso che il Pentagono e gli USA continuino a finanziare la ricerca e lo sviluppo dei loro scudi”. Lo affermano il Pentagono, la Commissione d’Intelligence del Senato USA e alcune ben informate fonti libanesi.

Il programmato attacco su Beirut

Secondo fonti della Commissione d’Intelligence del Senato americano, l’amministrazione Bush aveva inizialmente dato il semaforo verde alla “manifestazione di solidarietà verso le milizie filo-Bush” (organizzata l’11 maggio da Israele), milizie con le quali Israele ha mantenuto stretti legami fin dai tempi di Bashir Gemayal e Ariel Sharon.

Alla fine, secondo una fonte del Congresso, “l’amministrazione Bush è rimasta con un palmo di naso”. E Israele pure.

Israele ha deciso di non procedere con il piano originale dell’amministrazione Bush, secondo il quale Bush avrebbe dovuto partecipare il 15 maggio alle celebrazioni per la nascita di Israele, subito dopo l’attacco che avrebbe dovuto infliggere un duro colpo a Hezbollah, conferendo a Bush un vantaggio d’immagine per essersi recato in quella regione pericolosa. Il messaggio doveva essere: Bush arriva in soccorso guidando una carica di cavalleria uscita da un western di serie B, suona la tromba, sventolano le bandiere e i bravi ragazzi col cappello bianco fanno vedere a tutti cosa sanno fare prima di tornare in Texas cavalcando verso l’alba e lasciando la probabile futura amministrazione Obama a vedersela con le conseguenze.

Il piano prevedeva attacchi aerei israeliani sulle zone sud e ovest di Beirut, in appoggio alle forze di terra che – si assicurava – sarebbero state in grado di prendere di sorpresa Hezbollah, offrire resistenza e sostenere una massiccia offensiva per 48 ore.

Probabilmente per Israele è stato altrettanto sconcertante il rapporto secondo il quale Hezbollah avrebbe “con ogni probabilità violato ancora una volta i suoi “sicuri” sistemi di comunicazione militare” e la paura che potesse condividere con altri queste informazioni.

La superiorità di Hezbollah sulle milizie mostrata a Beirut ovest unita alla paura di una ritorsione contro Tel Aviv che rovinasse la celebrazione dei 60 anni di Israele, ha portato alla cancellazione dell’attacco di supporto.

Israele ha limitato la propria azione all’invio di due F-15 e di due F-16 fino A Tiro, ennesima delle centinaia di violazioni dello spazio aereo del Libano, della sua sovranità e della Risoluzione 1701.

Visibilmente frustrato, il ministro Meir Sheetrit ha detto che Israele non avrebbe intrapreso alcuna azione per adesso, ma ha avvertito che “le cose potrebbero cambiare se Hezbollah prendesse possesso del Libano”, pochi minuti prima di dichiarare che Hezbollah aveva fatto proprio questo e aveva trattato l’esercito libanese come uno zerbino.

Nella riunione di governo di domenica, il ministro Ami Ayalon ha chiesto una riunione d’emergenza della commissione di sicurezza per discutere “la crisi in corso nel Libano e il motivo per cui Israele non fornisce appoggio alle forze alleate”.

Il ministro Yitzhak Cohen ha detto che “Israele deve chiedere immediatamente al Consiglio di Sicurezza [delle Nazioni Unite] di ridiscutere la Risoluzione 1701”. Il ministro si riferiva alla Risoluzione che ha bloccato l’azione israeliana contro il Libano nella guerra di 34 giorni del 2006, mantenendo un fragile cessate il fuoco.

Infine il primo ministro israeliano Ehud Olmert ha informato i sostenitori di Israele in Libano, attraverso i media e probabilmente anche altri mezzi, che “Israele sta seguendo da vicino le violenze in Libano, ma si astiene dall’intervenire. Il viceministro della Difesa Matan Vilnai ha detto domenica alla radio dell’esercito che Israele è preparato alla possibilità che la situazione in Libano degeneri in una nuova guerra civile (il che significherebbe nuove opportunità per Israele di influenzare il Libano e di intervenire al suo interno) e che gli attuali combattimenti potrebbero concludersi con un rovesciamento del governo da parte di Hezbollah. “Dobbiamo tenere gli occhi aperti ed essere particolarmente attenti a ciò che accade laggiù” ha detto Vilnai alla radio dell’esercito.

L’amministrazione Bush, delusa anch’essa, ha cambiato tattica, optando per la distorsione narrativa dei complessi eventi dell’ultima settimana e utilizzando i suoi mezzi d’informazione per lanciare un blitz mediatico (con l’eccezione, per alcuni giorni, di Future TV) e riempire l’etere di notizie tipo:

- Hezbollah ha compiuto un colpo di stato. In realtà perfino Israele, se non la stessa amministrazione Bush, ammette che Hezbollah non ha alcun interesse a rovesciare il governo. (Un osservatore, parafrasando un commento di Winston Churchill, ha affermato: “Bel colpo di Hezbollah! Bello Stato di Hezbollah!”).

- Hezbollah ha portato forze dal Sud del paese per occupare Beirut ovest. In realtà Hezbollah non ha portato forze dal Sud verso Beirut, è solo rimasto in allerta per un eventuale attacco israeliano contro il sud.

- Hezbollah ha infranto la promessa di non usare le armi della Resistenza contro le milizie libanesi e ha assalito Beirut ovest.

I fatti sono molti diversi visti dalle strade di qui.

Quando la Resistenza libanese, nelle prime ore della mattina di venerdì, ha deciso di mettere in atto la disobbedienza civile, ha rinviato la propria azione per non interferire con lo sciopero per l’aumento dei salari, indetto dalle associazioni sindacali, che essa stessa sosteneva. Quando agli scioperanti è stato impedito di spostarsi verso Beirut ovest, l’Opposizione ha esteso le proprie manifestazioni di disobbedienza civile.

Varie milizie, inclusa la “Secure Plus” di Hariri, con le sue caratteristiche T-shirt marroni e pantaloni beige (ora soprannominata dai locali “Secure Minus”), speranza delle future operazioni Blackwater in Libano, si sono disintegrate con sorprendente rapidità, visto che molte delle reclute più giovani provenienti da Tripoli si sono sentite ingannate e tradite quando hanno scoperto che le armi che gli erano state fornite dovevano servire a combattere Hezbollah. Alcuni cecchini appartenenti a fazioni anti-Opposizione hanno ucciso diversi civili sparando dai tetti di Beirut, cercando di scatenare la guerra civile.

Hezbollah, agendo per autodifesa, è ben presto riuscito, stando ad alcuni funzionari, ad avere ragione degli agitatori, prendendo il controllo delle strade e consegnandoli all’esercito; si è poi virtualmente ritirata da Beirut ovest, mantenendo un’unica posizione vicino Bay Rocks, presidiata da uomini non armati.

Nel frattempo l’influenza di Hariri è stata fortemente indebolita ad Akkar, in prossimità del campo profughi palestinese di Nahr al Bared e nella zona di Tripoli. Secondo alcuni analisti politici, compreso Fida’a Ittani, opinionista del giornale indipendente Al-Akhbar, vicino all’Opposizione, il Movimento per il Futuro, sconfitto a Beirut, non possiede più alcuna influenza nel nord del paese.

In Libano sono presenti vari movimenti salafiti che simpatizzano per Al Qaeda e – come Fatah Islam, che ha dichiarato questa settimana il proprio appoggio ai sunniti – tengono un comportamento che va dall’opposizione silenziosa al leader del Movimento per il Futuro, Saad Al-Hariri, al pieno appoggio a quest’ultimo come leader dei sunniti. Questi gruppi sono tenuti in seria considerazione da certi “leader” libanesi, perché sono i soli a possedere strutture solide a livello ideologico, politico, tecnico e di addestramento.

A giudicare dalle confuse dichiarazioni di Saad Hariri alla successiva conferenza e dalle dichiarazioni degli altri partiti, l’amarezza per l’appoggio promesso e mai arrivato deve essere stata forte.

Per due giorni dopo il disastro dell’implosione delle sue milizie, il capo del Movimento per il Futuro non ha rilasciato dichiarazioni. Finalmente, il giorno 14, ha rotto il silenzio. Il massacro di Halba, perpetrato dai miliziani Mustakbal di Hariri, in cui sono stati brutalmente e barbaramente assassinati 11 membri dell’opposizione, non gli è sembrato degno di menzione durante il suo discorso. In una conferenza stampa tenuta martedì, Hariri ha semplicemente ignorato ciò che tutti i libanesi hanno visto alla TV - le armi, le munizioni e l’alcool trovati nelle sedi del Movimento per il Futuro – e ha invece elencato una serie di fandonie. “Ci aspettavano una guerra aperta con Israele, ed ecco invece una guerra aperta contro Beirut e la sua gente”, ha dichiarato. Alcuni hanno interpretato questa curiosa affermazione come un lapsus inconscio con cui Hariri ha palesato la propria frustrazione per il mancato arrivo degli aiuti israeliani o forse come una persistenza del suo stato confusionale.

Il discorso originale di Hariri era così confuso che il canale saudita al-Arabyya ha smesso di mandarlo in onda, trasmettendo solo la lettura di estratti delle sue affermazioni, ma senza far ascoltare il discorso registrato.

Quando le critiche degli americani si sono fatte sentire e i combattenti Hezbollah si sono ritirati dai vicoli intorno alla sua casa, Hariri è stato costretto ad alzarsi e a parlare di nuovo, stavolta con un tono più deciso, affermando: “Tutto questo è stato deciso dai regimi iraniano e siriano, che volevano giocare una gara politica nelle strade del Libano. Per noi nulla è cambiato. Non scenderemo a compromessi con qualcuno che tiene una pistola puntata alla nostra testa”.

La rabbia di certi signori della guerra libanesi verso l’amministrazione Bush e Israele dev’essere simile alla frustrazione del personale della Secure Minus che è arrivato da Tripoli solo per sentirsi buggerato, abbandonato e tradito.

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NASRALLAH FOR PRESIDENT

by Gianluca Freda (13/05/2008 - 19:44)


BEIRUT SULL’ORLO DELLA GUERRA
di Rannie Amiri
dal sito Counterpunch
Traduzione di Gianluca Freda

 

“Se avessimo voluto realizzare un colpo di stato, vi sareste svegliati questa mattina in una prigione o in mezzo al mare. Noi non vogliamo questo. Si tratta di un problema politico, che ha una soluzione politica nelle elezioni anticipate”

(Sayyid Hassan Nasrallah, in un commento indirizzato al governo filoamericano del Libano, Al-Manar TV, 8 maggio 2008)

 

Quando gli uomini di Hezbollah sono tornati ai loro quartieri dopo la dimostrazione di forza di venerdì scorso, allorché la loro autorità si era estesa all’intera zona occidentale di Beirut, molti cittadini hanno iniziato a capire quanto il loro paese sia prossimo al precipizio della guerra civile. E questa paura non è ancora scomparsa.

Con gli eventi degli ultimi giorni l’opposizione libanese ha voluto inviare un chiaro messaggio al governo di coalizione, in carica dal 14 marzo, guidato dal primo ministro Fouad Siniora e dai suoi alleati Walid Jumblatt, Rafiq Hariri e Samir Geagea: la nostra pazienza verso di voi si sta esaurendo.

La situazione ha iniziato a precipitare la mattina del 6 maggio, quando il Consiglio dei Ministri di Siniora ha deciso di licenziare il capo della sicurezza dell’Aeroporto Internazionale di Beirut, il brigadiere Wafiq Shukair – sospetto simpatizzante di Hezbollah – per aver autorizzato l’installazione all’interno dell’aeroporto di un sistema di telecamere ritenuto in grado di monitorare gli spostamenti dei membri del governo (il Dr. Franklin Lamb ha in seguito smontato queste affermazioni. Egli ha intervistato Qassim Allaq, direttore della compagnia privata Jihad al-Bina, il quale ha rivelato che le telecamere si trovano lì da più di 20 anni. I contenitori che le nascondono e il suolo su cui sono installate appartengono alla compagnia di Allaq e finora non sono stati oggetto di contenzioso).

Allo stesso tempo, il governo ha dichiarato che il sistema di telecomunicazioni gestito da Hezbollah rappresentava una minaccia per la sicurezza nazionale e lo ha bollato come “illegale e incostituzionale”. E’ da notare che durante l’invasione israeliana del Libano del luglio 2006, questo network era rimasto impenetrabile all’intelligence israeliana ed era stato fondamentale per la difesa del paese, fornendo alla resistenza l’unico mezzo di comunicazione sicuro.

Il giorno seguente il Sindacato Generale del Lavoro ha organizzato uno sciopero generale per protestare contro il rifiuto del governo di alzare i salari minimi, nonostante il rincaro dei generi alimentari e dei beni di prima necessità. Hezbollah e Amal, due dei principali partiti che si oppongono al governo, hanno appoggiato lo sciopero, ma le proteste sono presto degenerate in guerriglia, con i dimostranti che bruciavano copertoni, erigevano barricate e bloccavano le strade, costringendo l’aeroporto alla chiusura e la capitale all’isolamento.

L’8 maggio il Segretario Generale di Hezbollah, Sayyid Hassan Nasrallah, ha tenuto un’insolita videoconferenza per rispondere alle accuse contro Hezbollah, parlare del licenziamento di Shukair, della presunta illegalità del sistema di telecomunicazioni del gruppo e della crisi in corso.

Ha detto: “Il nostro sistema di comunicazioni è un normale network telefonico e rappresenta l’arma più importante per qualsiasi resistenza. Durante la Guerra di Luglio, il nostro punto di forza fu appunto il suo controllo, poiché essa assicurò le comunicazioni tra la dirigenza militare e le zone di battaglia, e questo è stato ammesso anche dal nemico... è così che abbiamo ottenuto il successo. (Il nostro network) serve a difendere il paese contro Israele”.

Dopo aver definito l’ordine di smantellamento dato dal governo come “...equivalente a una dichiarazione di guerra e all’inizio di una guerra contro la resistenza e le sue armi nell’interesse dell’America e di Israele”, Nasrallah non ha lanciato nessuna chiamata alle armi.

Nonostante ciò, nelle strade sono ben presto scoppiati scontri tra fazioni, con gli sciiti che sostenevano l’opposizione e i sunniti che appoggiavano il governo. Secondo i rapporti, diciotto persone sono rimaste uccise negli scontri. Si tratta del peggior episodio di violenza settaria che il Libano abbia visto dalla sanguinosa guerra civile del 1975-1990.

Non si può sorvolare sull’ironia del fatto che il Consiglio dei Ministri di Siniora abbia definito “incostituzionale” il sistema telefonico di Hezbollah. Da quando nel novembre 2006 cinque ministri sciiti si dimisero dall’esecutivo di Siniora, è il governo stesso a dover essere considerato incostituzionale. La Costituzione libanese richiede che tutti i gruppi confessionali siano rappresentati nell’esecutivo. Ciò continua a essere fonte di controversie tra i partiti.

E non dimentichiamo gli atti che questo “esecutivo”, privo di cinque ministri, ha posto in essere negli ultimi anni.

Il corrispondente di Ha’aretz, Avi Issacharoff, autore di Spider Webs - The Story of the Second Lebanon War, scrive:

“Per la prima volta, possiamo rivelare... che gli stati arabi moderati e i paesi vicini al governo libanese hanno inviato da più parti messaggi al governo israeliano, chiedendo che Israele continui la guerra fino alla totale sconfitta di Hezbollah”.

Fu Saad Hariri, leader della maggioranza parlamentare, capo del Movimento per il Futuro e figlio dell’ultimo primo ministro Rafiq Hariri, a far rilasciare molti militanti radicali salafiti o a garantire loro l’amnistia per scatenarli contro Hezbollah. La stessa cosa avvenne con Fatah al-Islam. Ciò si trasformò in un boomerang e produsse nel 2007 il fiasco del campo profughi di Nahr al-Barad, a Tripoli.

Seymour Hersh scrive nell’articolo “The Redirection” (The New Yorker, 3 marzo 2007): “In un intervista rilasciata a Beirut, un membro del governo Siniora ha ammesso la presenza di jihadisti sunniti operanti in Libano. “Abbiamo un atteggiamento liberale che consente a membri di Al Qaeda di essere presenti in Libano”.

Nella sua conferenza stampa, Nasrallah ha appropriatamente commentato: “Questo non è un governo, è una banda”.

L’opposizione preme per un accordo di divisione del potere con la coalizione in carica, attraverso la quale i propri ministri possano vedersi riconoscere il potere di veto sulle decisioni dell’esecutivo. Ciò appare ragionevole alla luce delle azioni compiute dal primo ministro, che stringeva accordi con gli israeliani mentre essi uccidevano e mutilavano i cittadini del suo paese. Questa richiesta è diventata l’ostacolo principale all’elezione di un nuovo presidente e alla creazione di un governo funzionale in Libano.

Com’era prevedibile, Arabia Saudita, Egitto e Giordania hanno convocato una riunione d’emergenza della Lega Araba per questa settimana. Sono questi paesi – tutti monarchie o dittature – che si sentono più minacciati dalla crisi libanese. La radice della loro paura è incarnata nella dichiarazione di Nasrallah, riportata all’inizio di questo articolo, con la quale si chiede una soluzione politica: responsabilità del governo, controllo sul suo operato ed elezioni. Ciò è un anatema per re Abdullah d’Arabia Saudita, per re Abdullah di Giordania e per l’egiziano Hosni Mubarak, perché essi temono che anche i loro popoli possano un giorno avanzare simili richieste.

Nonostante questo conflitto venga spesso rappresentato in termini settari – sunniti contro sciiti – ciò è solo un travestimento. Esso riguarda invece rivendicazioni di legittima rappresentanza politica e il desiderio di coloro che si oppongono ai progetti di USA e Israele sulla regione di non essere più marginalizzati.

Sarebbe opportuno che il primo ministro Siniora e la sua coalizione del 14 marzo, dopo aver visto non solo di cosa Hezbollah è capace ma anche quanto sia in grado di tenersi a freno, accettassero seri ed autentici negoziati per formare un governo unitario e basato sulla condivisione del potere. Hezbollah e l’opposizione si sono trattenuti fino ad ora, benché la false accuse mosse contro di loro abbiano messo alla prova i loro limiti e la loro pazienza e siano servite solo a portare Beirut sull’orlo del disastro.

Come ha avvertito lo stesso Nasrallah: “Ho detto, di fronte a Jumblatt, che chiunque alzi la mano contro la resistenza si vedrà tagliare le braccia. Israele ci ha provato con la Guerra di Luglio e gli abbiamo tagliato le braccia. Non vi consiglio di metterci alla prova”.

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MR. GOD, I SUPPOSE...

by Gianluca Freda (13/05/2008 - 00:26)

“E’ così che a forza di correr dietro a quelle immagini, io le raggiunsi. Ora so di averle inventate. Ma inventare è una creazione, non già una menzogna”.

(Italo Svevo, La coscienza di Zeno)
 

La prima cosa che mi viene da dire sull’analisi fatta da Marco Travaglio a “Che tempo che fa” sulla situazione politica e dell’informazione in Italia è: Travaglio è Dio. Non è un complimento e nemmeno un modo di dire. E’ una banale constatazione del settore di attività in cui si è trovato a operare l’altro giorno, per circa mezz’ora, il simpatico giornalista. “Quante querele hai ricevuto per il tuo nuovo libro?”, gli ha chiesto Fazio. “Nemmeno una, perché chi querela non legge libri. In televisione, invece, basta che li nomini”. Le collusioni di Schifani con Nino Mandalà, futuro boss di Villabate, erano state descritte nel dettaglio nel nuovo libro di Travaglio e Gomez “Se li conosci li eviti” (ed. Chiarelettere, € 14,60), senza che questo provocasse non dico il putiferio istituzional-mediatico visto negli ultimi giorni, ma neppure una sommessa protesta. Travaglio aveva scritto, tra l’altro:

“Secondo il pentito Francesco Campanella, negli anni Novanta il piano regolatore di Villabate, strumento di programmazione fondamentale in funzione del centro commerciale che si voleva realizzare e attorno al quale ruotavano gli interessi di mafiosi e politici, sarebbe stato concordato da Antonino Mandalà con [Enrico] La Loggia. L’operazione avrebbe previsto l’assegnazione dell’incarico ad un loro progettista di fiducia, l’ingegner Guzzardo, e l’incarico di esperto del sindaco in materia urbanistica allo stesso Schifani, che avrebbe coordinato con il Guzzardo tutte le richieste che lo stesso Mandalà avesse voluto inserire in materia di urbanistica. In cambio, La Loggia, Schifani e Guzzardo avrebbero diviso gli importi relativi alle parcelle di progettazione Prg e consulenza. Il piano regolatore di Villabate si formò sulle indicazioni che vennero costruite dagli stessi Antonino e Nicola Mandalà [il figlio di Antonino, nda], in funzione alle indicazioni dei componenti della famiglia mafiosa e alle tangenti concordate”.

Le stesse cose aveva detto Lirio Abbate, giornalista che oggi vive sotto scorta, senza che foglia mediatico-istituzionale si muovesse. Il motivo è evidente. Quanti di voi erano al corrente dei trascorsi di Schifani con Mandalà & C. prima che Travaglio ne parlasse in diretta TV? Quanti si erano presi la briga di leggersi da cima a fondo il pesante tomo di Travaglio-Gomez o gli articoli di Abbate? Il giornalismo scritto non impensierisce il potere. Pochi in Italia leggono e quei pochi, prima di accettare per buono ciò che hanno appreso, aspettano che sia la TV a darne conferma. La TV è l’auctoritas certificatrice della realtà, è il tasto che invia il bias di conferma alle nostre coscienze titubanti. La nostra percezione del mondo non dipende da ciò che apprendiamo, vediamo o leggiamo come singoli, ma dall’avallo fornito alla nostra esperienza dalla comunità in cui viviamo. Se tutto il condominio dice che la signora del terzo piano tradisce il marito, questa è la realtà, e non conta nulla che la signora in questione sappia, dentro di sé, di essere uno specchio di fedeltà. Se vuole rendere “realtà” la sua virtù, dovrà trovare una comunità di riferimento più ampia che la certifichi, o rassegnarsi non alla “nomea”, ma alla concretezza della propria infedeltà. Perché, se non lo si fosse capito, la realtà non è altro che un’opinione condivisa. Quando una comunità non sa che pesci prendere riguardo la “realtà” di una determinata questione, rimette ad un’auctoritas - considerata attendibile per tacito accordo da tutti i membri, sia pure con diversi gradi di fiducia - la decisione su ciò che è o non è reale. La funzione di “auctoritas” – funzione demiurgica e letteralmente generatrice del mondo – è stata assegnata dalle comunità umane a diversi soggetti nel corso della storia. Il sacerdote, il sovrano, la Chiesa, la stampa, la radio e infine la TV. Se la TV dice che gli uomini vanno a passeggio sulla Luna e che il mondo è minacciato da un non meglio definito “terrorismo”, c’è poco da fare: è questa la realtà, almeno fino a quando a una nuova auctoritas, più agguerrita e stimata, non verrà conferito il mandato di scalzare la precedente. Il prossimo passaggio di consegne potrebbe essere quello (lo dico toccando ferro) tra la TV e internet, mutazione apocalittica che avrebbe l’immenso vantaggio di restituire il potere di controllo sulla realtà ad ampie collettività umane interattive, anziché lasciarlo nelle mani di una ristrettissima casta di sacerdoti dell’etere. Ma per ora ciò che passa il convento è la realtà ristretta, asfittica, miserabile dei “reality show” (cioè “auctoritates” che conferiscono lo status di “reality” al lato più bieco e osceno della natura umana) e dei “programmi d’informazione” (cioè programmi che impongono alle collettività umane versioni di realtà via via differenti, a seconda del ghiribizzo e delle contingenti esigenze di potere della casta demiurgica).

Trascinandola in TV, Travaglio ha donato alla malandrineria di Schifani il soffio della vita. La collusione intrallazziera e canagliesca della seconda carica dello Stato, sospesa fino a ieri nel limbo dell’irrealtà, tra luce ed ombra, è oggi una realtà che vive, respira e cammina tra di noi. Schifani e i suoi protettori di destra e di sinistra non possono più sopprimere questa sgradevole creatura senza prima avere accesso alla fucina catodica da cui ha origine il mondo che vediamo. E’ per questo che invocano piagnucolando il “contraddittorio”. E’ per questo che s’incazzano.

Prima che ci arrivassero anche Ungaretti e Heidegger, già i maghi della remota antichità avevano capito che la realtà è un atto di nominazione. Esiste solo ciò che possiede un nome, ciò che non siamo in grado di nominare non siamo neppure in grado di pensarlo, tantomeno di vederlo. Nella parola risiede – e vi giuro che non è soltanto una contorta elucubrazione filosofica – il potere della creazione. “In principio era il Verbo ed il Verbo era Dio”.  E’ per questo che ogni impoverimento del lessico è anche – letteralmente – un evento di rarefazione della realtà. E’ per questo che il potere catodico punta alla devastazione culturale e all’impoverimento espressivo. Una realtà rarefatta è più facilmente controllabile. Ciò che non ha un nome, non esiste. Viceversa, la creazione di una parola, la nominazione, è sempre creazione di una nuova realtà materiale. Ungaretti portava alla luce, con poesie fatte di brevissimi e intensi atti di nominazione, realtà immense che sembravano emergere dal nulla della pagina bianca. Gadda, che nella “Meditazione milanese” si riproponeva di indagare il meccanismo di funzionamento della realtà, creò a questo scopo il suo lessico immenso, barocco, sperimentale che genera ancora oggi potenti emicranie negli studenti di letteratura. Quel che Ungaretti, Gadda, Heidegger non avevano capito (ma che gli antichi sciamani già sapevano benissimo) è che la nominazione generatrice non va compiuta in un luogo qualsiasi, ma in un luogo magico o sacro, da ministri del culto che abbiano il privilegio di accedervi. Travaglio, a “Che tempo che fa”, era uno di quei sacerdoti in uno di quei luoghi. In TV, come lui stesso ha detto, “basta la nomination”, ed ecco che le collusioni mafiose e le soperchierie dei potenti emergono dalla prigione del nulla in cui il silenzio sacerdotale le aveva relegate, prendono vita e fuggono, nude come vermi e piene di vergogna, a nascondersi nel mondo degli uomini.

L’intervento di Travaglio-Dio, su uno sfondo di cielo azzurro solcato dalle nuvole d’inquietante valore simbolico, è stato così produttivo sul piano della modellazione cosmica da rivelare la pochezza degli stessi sacerdoti mediatici, scatenandone l’ira. Non credo si tratti soltanto di preoccupazione per le possibili ritorsioni dei loro protettori politici. E’ invidia. Fazio si è dissociato dalle creature generate nel corso del suo rito, terrorizzato e umiliato dall’idea di aver perso il controllo sulla celebrazione. Curzi ha accusato Travaglio di “voler creare un altro scandalo”, cioè di volersi sostituire a Curzi nell’opera di creazione quotidiana di mostri da sbattere in prima pagina. Sacrilegio! Claudio Cappon ha definito “deprecabile e ingiustificabile” il comportamento di Travaglio, recatosi alla liturgia della creazione per assistervi e finendo, invece, per celebrarla. I decrepiti lucumoni se la fanno addosso al pensiero di essere presto rimpiazzati da divinità più fantasiose e fertili di loro.

“La gerarchia delle notizie”, ha spiegato Travaglio, “la decidono i politici. Intanto perché comandano sulla televisione. Stanno cercando di far fuori Anno Zero mettendo insieme Consiglio d’Amministrazione, Commissione di Vigilanza e Authority. Sono tre organismi politici che tappano la libertà d’informazione... i giornalisti lo sanno e si regolano di conseguenza. La notizia diventa tale quando i politici iniziano a parlare di quella notizia. L’ANSA dirama quaranta esternazioni dei politici e quella diventa una notizia”. E’ la rivelazione al volgo del sommo segreto rituale, fatta dagli stessi gradini del tempio. Suprema empietà, non tanto per i contenuti – già trattati fino alla noia dai siti internet di mezzo mondo – quanto per il luogo in cui è stata compiuta, un luogo di potere negromantico che ha trasformato in realtà viva e scalciante ciò che prima era solo una lamentevole tiritera da blogger segaioli.

E ancora: “Il commissariato alla monnezza di Napoli non serve a smaltire la monnezza, ma a smaltire rifiuti tossici politici; non sapendo dove metterli, li si manda lì”.

“Il clima politico induce a un rapporto, diciamo, di distensione tra l’opposizione e la maggioranza. Non si può scrivere che Schifani ha avuto delle amicizie con i mafiosi perché non lo vuole né la destra né la sinistra”. I lettori di questo e altri blog avranno sentito dire queste cose fino a farsele uscire dalle orecchie e non riusciranno a coglierne, per assuefazione, la valenza sovvertitrice. Ma noi blogger non siamo (per ora) Dio e non abbiamo accesso al tempio della creazione. Travaglio sì. Le parole pronunciate durante la funzione televisiva hanno preso vita, generato nuovi pensieri in milioni di fedeli, corrotto le fondamenta stesse dell’autorità della casta sacerdotale, originato nuove realtà. Hanno scatenato il panico tra i sacerdoti strappando dalle loro mani il monopolio della creazione del mondo. Nessun tardivo anatema potrà porvi rimedio. Tanto più – e qui un blogger fa fatica a non sprofondare negli abissi della superbia – che l’opera demiurgica di Travaglio è stata largamente ispirata dalle discussioni politiche su internet e sempre da esse ha ricevuto avallo, diffusione e legittimazione. I blogger non saranno déi, né preti, ma rivestono già il ruolo di ispiratori e propagandisti della divinità. Non saremo Dio, ma siamo in missione per conto di Dio. Ahò, scusate se è poco. 

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QUALCOSA DI SINISTRA (!)

by Gianluca Freda (12/05/2008 - 14:25)


IL “COMPAGNO” TREMONTI
di G.P.
dal sito Ripensare Marx
 

Succede, ad un tratto, che le rappresentazioni del mondo con le quali pretendevamo di ricostruire la realtà nella nostra testa non ci spieghino più nulla di quello che avviene sotto i nostri occhi.

A dir la verità, non proprio di una cosa di oggi si tratta, in quanto sono ormai “secoli” che andiamo sostenendo l’inservibilità della dicotomia destra-sinistra su questo primo spicchio di secolo XXI e su buona parte di quello che è già passato. Si prende coscienza, allora, di uno stravolgimento degli schemi e della inutilità delle vecchie categorie, dei paradigmi ossificati con i quali avevamo diviso manicheamente i buoni dai cattivi, i colti dagli arroganti, i generosi dagli altruisti, i servi dai valorosi.

La “chambre introuvable”, formatasi dopo le elezioni del 13 e 14 aprile, avrebbe dovuto essere un coacervo di reazionari fedeli al "ducetto", al re ed a Santa Romana Chiesa, ed in parte lo è. Ma dove si collocano ancora i peggiori servi del sistema, seppur piegati e spossati dal peso della sconfitta?

A sentire i nuovi membri del governo, che possono contare su una larga maggioranza parlamentare, il bivacco di manipoli è logisticamente posto a sinistra di questa camera, poiché (e come dargli torto!) in due anni, sotto la guida del banditore di corte Sir Romano Prodi, l’alta finanza e l’industria fallita, hanno liberamente approfittato delle pubbliche risorse come mai era avvenuto prima.

Eppure, programmaticamente e storicamente da lì, dagli uomini di sinistra, dovevano risuonare parole di fuoco e di condanna contro i saprofiti della Grande Finanza e Industria Decotta. Almeno, si pensava che quello fosse il luogo naturale da dove i paladini della giustizia sociale avrebbero denunciato il sacco nazionale messo in atto dai poteri forti.

Invece, in due anni abbiamo sentito spargere miele sulle istituzioni finanziarie europee e nazionali, tutte controllate dal potente apparato banco-industriale d’oltre Atlantico (l’alleato caritatevole che nel suo braccio armato insegna al mondo come si sta al mondo), e abbiamo ascoltato, a menadito, le prediche dei sacerdoti che fanno uso della sacralità contabile per ingarbugliare il mistero della fede mercatista che tutto regola attraverso la fantomatica mano invisibile.

Chi perorava queste tesi (la sovranità del mercato), se la prendeva con il popolo bue, recalcitrante alla spremitura e al morso di Dracula, se la prendeva con la rozza e incolta plebaglia riottosa ad accogliere la loi naturelle de l’economie, e mentre questa agiva sotto i vessilli della sinistra, gli ignoranti popolani pretendevano pure di divincolarsi dall’azzanno dei cani in doppiopetto col doppio cognome.

Oggi, invece, in una delle sue prime uscite pubbliche, il Ministro dell’economia Tremonti, dice solennemente che i sacrifici andranno distribuiti e che non saranno le classi meno abbienti a portare il peso delle difficoltà di tutto il paese. Motivo per cui, petrolieri e banchieri dovranno aprire il portafoglio e ridare, più o meno, il maltolto. E se non lo faranno, abbassando i mutui con i quali dissanguano la gente, dovranno caricarsi il fardello della maggiore pressione fiscale. Ben detto! Avremmo voluto di più, ma si sa che i conventi sono austeri e passano quello che passano. Ma ora ditemi, o voi tutti semicolti di sinistra che impallidite al crescere del crepitio portato dai passi delle orde mongole berlusconiane: quante volte avete sentito pronunciare queste parole ad un Padoa-Schioppa, ad un Visco, ad un Bersani ecc. ecc.?

Forse Tremonti sarà presto costretto a retrocedere su ben altre posizioni, forse lo butteranno fuori come già successo precedentemente, ma riconosciamo a Cesare (Giulio) quel che era di Cesare (imperatore): il coraggio del cambiamento. Qualcuno, nella compagine governativa ha già messo le mani avanti dicendo che sono parole e opinioni personali del Ministro che dovranno essere discusse (o, meglio, calmierate e forse anche azzerate) dall’intero esecutivo. Probabilmente è quello che avverrà. Ma gli uomini della finanza e dell’industria parassitaria sono molto preoccupati e per bocca di alcuni insigni rappresentanti (come Faissola presidente dell’ABI) ammettono che con questo governo dovranno scendere a nuovi patti; è finita l’era della cuccagna prodiana, quando la finanza dettava legge, il governo eseguiva e Montezemolo incassava.

Siamo uomini di mondo e sappiamo, dapprincipio, che quasi nulla andrà come sperato, tuttavia rendiamo onore a chi sceglie almeno di cominciare per il verso giusto.

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I LADRI DI BAMBINI

by Gianluca Freda (09/05/2008 - 18:36)


I SEQUESTRATORI DEL TEXAS
di Israel Shamir
dal sito thetruthseeker
Traduzione di Gianluca Freda

La Bibbia non si sarebbe mai diffusa se i corpi di polizia americani fossero esistiti a quell’epoca. Essi avrebbero soffocato in tenera età la sublime ricerca del genere umano, mandando in affidamento a Sodoma i dodici figli di Giacobbe, poiché il loro vecchio padre aveva quattro mogli e le amava tutte. Anzi, a pensarci bene, la Bibbia non sarebbe nemmeno arrivata fino a quel punto, visto che il loro progenitore Abramo, fonte della nostra fede, sarebbe stato messo in carcere per lo stesso peccato. E questo sempre che non fosse stato incarcerato prima per aver fatto studiare i propri figli a domicilio anziché mandarli alle scuole del Faraone, o per averli fatti nascere in casa. Ogni forma di normale comportamento a cui il genere umano era abituato da secoli, è stato criminalizzato dalla nuova legalità americana.

All’inizio di aprile, alcuni poliziotti texani armati fino ai denti hanno assalito un remoto ranch dei Mormoni, hanno arrestato gli uomini e portato via le donne, i loro bambini e i loro neonati, separando questi ultimi dalle madri. Un giudice ha perfino consentito la separazione dei neonati in fase d’allattamento, affidandoli a genitori adottivi.

Questo caso di sequestro di persona, in cui la polizia ha strappato 437 tra bambini e neonati ai loro genitori che preferivano condurre una vita familiare alternativa in comune, ha portato gli Stati Uniti ben oltre qualsiasi tetra visione totalitaria mai prospettata dal realismo politico. Gli americani sono già entrati nel regno dell’ingegneria sociale estrema prevista dallo scrittore lisergico Aldous Huxley. In quel regno degli Stati Totalitari Uniti, le famiglie felici vengono distrutte e neonati e bambini vengono dati in adozione a coppie monogame. Lo Stato si impossessa dei figli di quegli individui che rifiutino di esporli al potere rimbecillente della TV [1] o che rifiutino di mandarli in scuole di stato. Alcuni hanno perfino perduto la vita: nello Utah un tal John Singer è stato ucciso a colpi d’arma da fuoco per aver tentato di tenere il proprio figlio lontano dalla scuola. L’olocausto di Waco, con dozzine di genitori e bambini assassinati senza aver commesso altro peccato che quello di voler essere ostinatamente indipendenti, è stata solo la prima fase dell’eliminazione della vita privata in America.

La polizia del Texas ha giustificato la propria azione con false dichiarazioni. Ha affermato che un membro della famiglia, tale Sarah Barlow, avrebbe sporto denuncia. Ben presto è però risultato chiaro che la denuncia era stata presentata da un’anonima donna esterna alla comunità, con un curriculum di false testimonianze, probabilmente in combutta con la polizia. Non era mai esistita nessuna Sarah Barlow. Le brave mogli e figlie dei dissidenti texani sono state sottoposte ad una terribile pressione psicologica, paragonabile alla tortura: non è stato loro permesso neppure di dar da mangiare ai loro figli, a meno che non rilasciassero false testimonianze contro i loro padri e mariti. E’ stupefacente che tutte loro abbiano resistito alla tortura e siano rimaste fedeli. Cosa ha spinto la polizia texana ad usare misure così estreme contro persone che conducevano pacificamente le loro vite?

C’è una buona ragione per questo sterminio della privacy: la politica di Dominio Totale promossa dai neocon non si applica solo a remoti paesi, come l’Afghanistan senza regole o la Francia disobbediente. Si applica a voi. Siete voi, gli americani, che essi vogliono dominare totalmente; controllando il vostro stile di vita e punendo ogni atto e ogni pensiero libero. E per ottenere il dominio, hanno bisogno di smantellare ogni settore; prima di tutto la famiglia. Nulla deve frapporsi tra l’individuo e lo Stato. Con metodo programmato, i vostri ideologi ascrivono quest’attitudine ai vostri atavici nemici, Hitler e Stalin, ma nella realtà dei fatti entrambi questi arci-criminali erano strenui sostenitori della famiglia. Stalin pose fine all’impazzare delle femministe dagli occhi selvaggi che aveva ereditato dai giorni della Rivoluzione; e ancora oggi ogni riferimento ai valori della famiglia viene considerato “filonazista” nella Germania sotto occupazione sionista della Merkel. E’ alla terza forza del totalitarismo liberale che dobbiamo quest’ultimo e definitivo attacco alla famiglia.

In un mondo normale, i sequestri di persona del Texas verrebbero condannati da ogni voce esistente fino alla liberazione dei bambini e alla loro restituzione alla tutela dei genitori, fino all’incarcerazione dei rapitori in una sicura prigione. Invece, i giornali e i siti internet americani si preoccupano dell’inalienabile diritto dei monaci tibetani a possedere schiavi e dei malvagi cinesi che interferiscono con questo diritto. Discutono se i giapponesi possano o no mangiare le balene (no, non potrebbero) e se le corporazioni USA possano affamare milioni di persone trasformando il loro cibo in carburante (sì, potrebbero farlo). Allo stesso tempo, consentono che la più antica e più naturale delle libertà, quella di crearsi una vita familiare, venga erosa e spazzata via. Perché i candidati alla presidenza come Obama, Clinton e McCain non chiedono l’immediato rilascio dei prigionieri del Texas, prima che il regime di Bush cavalchi verso l’alba per imporre al genere umano il proprio prontuario di relazioni consentite?

I nemici della vostra libertà, i proprietari dei vostri media, hanno preparato già da tempo questo massacro. Diffondono voci maligne di frequenti abusi parentali sui bambini per spezzare il legame naturale tra genitori e figli. Hanno costruito dal nulla il crimine di corteggiamento di una ragazza e lo hanno chiamato “molestia”. Si sono inventati la “peste del 20° secolo”, l’AIDS, nonostante questa malattia occupi una posizione infinitesima nella lista delle patologie pericolose, superata di gran lunga dall’obesità. Hanno promosso ed elevato l’attività omosessuale sui loro canali televisivi e nella propaganda ufficiale, il tutto allo scopo di eliminare la famiglia e trasformarvi in obbedienti utensili nelle loro mani.

Hanno predicato a un’umanità furibonda che chiunque si opponga alla loro apoteosi dell’amore gay è solo un bigotto che interferisce con una questione di scelta individuale tra adulti consenzienti. Ora, questo sofisma in Texas non conta un bel niente: un gruppo di adulti consenzienti è stato arrestato e imprigionato a causa di una scelta personale; non per aver praticato il sesso selvaggio o per aver organizzato orge o per aver turbato la quiete pubblica, ma per aver creato relazioni solide e affettive attraverso un matrimonio poligamo, simile a quello approvato dagli ebrei dell’antichità e dall’intero Oriente – musulmani, indù, buddisti – dei nostri giorni, in parole povere, dalla stragrande maggioranza del genere umano. Se c’è una ristrettezza mentale bigotta, essa consiste proprio in questa persecuzione dell’America contro le famiglie alternative. La presunta persecuzione dei pederasti in Iran è una nocciolina se paragonata a questo attacco al modo più tradizionale di intendere la vita familiare in America.

Poligamia o monogamia? Questo, in fondo, è un problema di usanze locali e preferenze personali. L’Oriente permette la poligamia, l’Occidente permette la sodomia. L’Oriente non si preoccupa della differenza di età, l’Occidente vive nella paura dei matrimoni minorili. Apparentemente, il giovanotto dell’est preferisce godersi la beatitudine maritale con più fanciulle nubili allo stesso tempo; l’anglo-americano ama invece farsi sodomizzare da gentiluomini più anziani di lui. Per questo motivo, l’uomo anglo-americano cerca in continuazione di spostarsi verso est, di fuggire nel regno della libertà sessuale, oppure – se è un uomo contento della sua condizione -  di conquistare ed eliminare questo regno. Questa potrebbe essere una buona spiegazione delle guerre mediorientali, la Guerra dei Pederasti contro i Poligami, di certo non una spiegazione peggiore di quelle che tirano in ballo il petrolio o gli ebrei. Nelle indimenticabili parole di George W. Bush: “Loro [gli americani] ci aggrediscono [l’Oriente] perché odiano e invidiano la nostra libertà”, cioè la libertà degli orientali di sposare allo stesso tempo molte donne bellissime senza doversi preoccupare del divorzio.

Gli indomiti abitatori dei villaggi della mia Palestina praticano la poligamia, come ho già detto altrove: “Sono stato ospite della confortevole casa di Hassan, costruita sulla sua terra, a Yanoun. Hassan ha più di ottant’anni, è un vecchio forte e maestoso, indossa una galabiye grigia e un abaya, una specie di lunga veste con un mantello sulla sommità. La sua galabiye è stretta da una larga cintura di cuoio a cui è appeso un pugnale corto e affilato. Le sue mani hanno una forma gradevole e sono dure come se fossero state cesellate nella pietra locale quando mi stringe la mano. L’anno scorso Haji Hassan è andato in pellegrinaggio alla Mecca, ma resta in primo luogo ed essenzialmente un uomo di paese. Nostro Signore e Nostra Signora di Palestina hanno benedetto Hassan. Si è sposato, ha avuto diversi figli e figlie, poi ha preso una seconda moglie e ne ha avuto degli altri, finché è stato circondato da dodici ragazzi, maschi forti e fanciulle graziose. La sua spaziosa casa a tre piani, con altre più piccole dipendenze esterne, potrebbe competere con il maniero di Beg. Vi sono molti alberi di ulivo, che egli ha piantato sulle colline, e davanti alla sua casa c’è una vigna, con grappoli gialli e pesanti. Al mattino la seconda moglie di Hassan, una donna alta e solenne sui sessant’anni, mi ha portato un succo d’oliva, verde e denso, insieme ad un pane di campagna grande e rotondo, lo hubz baladi, cotto da lei appena mezz’ora prima. Formaggio di capra bianco e duro, timo salato, un grappolo d’uva e un bicchiere di tè dolce con foglie di maramiye (salvia) completano il pasto. La prima e più anziana moglie di Hassan sedeva insieme a noi, scaldandosi al tepore del sole invernale” [2].

E’ normale avere due mogli, è normale averne una sola, è normale anche non averne nessuna, come scelgono di fare molti monaci. E’ anche normale avere due mariti, come accade sulle montagne del Tibet, del Ladakh e del Nepal. (In Occidente lo chiamano ménage a trois, ed è un espediente che consentì a Lily Brick di vivere felice insieme a Vladimir Mayakovsky e Osip Brick). Ogni situazione di questo tipo è normale, se vi è il consenso delle parti coinvolte. Ciò che è anormale è l’interferenza dello Stato nell’unione di uomini e donne.

Lo Stato americano dedica troppa attenzione alla vita sessuale dei suoi sudditi. In circostanze normali, le macchie sul vestito di M.lle Levinsky susciterebbero apprensione solo nella sua lavanderia; le scappatelle di Mr. Spitzler sarebbero seccanti solo per sua moglie e lo stile di vita familiare “allargato” della comunità texana sarebbe solo affar suo. Fino al 1960, la polizia e l’FBI erano soliti arrestare uomini e donne di razze diverse che osassero darsi appuntamento a letto. E’ un sentimento ancora radicato nella coscienza americana. Recentemente, un giovane nero americano è stato condannato a dieci anni di carcere per aver avuto sesso orale con una ragazza bianca.

Un’altra ossessione sessuale delle autorità americane è la “pornografia infantile”, interpretata nel senso più ampio possibile. Agenti provocatori dell’FBI inviano mail contenenti immagini di anime giapponesi e poi assaltano felicemente i ricevitori delle mail. Spesso ciò avviene con precise finalità politiche: Kevin Strom, dissidente americano e oppositore della guerra in Iraq, è stato recentemente condannato a due anni di carcere per aver conservato sul suo computer una mail con la foto di una ragazzina (in realtà si trattava di una foto dell’attrice Brooke Shields). La Gestapo americana sarebbe capace di mettere in carcere Benvenuto Cellini, il grande fiorentino, per aver adescato un fanciullo ermafrodito e probabilmente anche i visitatori del Louvre, dove è esposta la sua statua, solo per averla guardata.

Nell’eterna ricerca della “mano nascosta”, gli uomini hanno creato molte figure improbabili, dai Massoni, ai Savi di Sion, agli Alieni Grigi, ai Rettiliani, o perfino – come propose per scherzo l’esoterista russo Alexandre Dougin – a un antico ordine segreto di sacerdotesse che tira i fili del mondo da dietro le quinte. Sulla stessa falsariga, con un po’ di fantasia, si potrebbe immaginare una cabala di vecchi rimbambiti infuriati con i maschi, o perfino di eunuchi (come nella Cina medievale o a Bisanzio), che costituiscano un governo USA sotterraneo, che ordinino all’FBI di rapire bambini e distruggere le famiglie del Texas, che spingano Bush a sottomettere il Medio Oriente e a sopire negli uomini – tanto orientali quanto americani – la naturale tendenza a competere per la conquista delle grazie femminili.

Noi israeliani siamo stati dominati dalle nostre Savie Streghe di Sion, da Golda Meir fino all’attuale presidente della Corte Suprema, Dorit Beinish, e ciò che noi facciamo oggi, gli americani lo ripetono domani, come ha notato Steve Niva nel suo ottimo saggio I muri di Baghdad, sottotitolo Il modello israeliano arriva in Iraq. “Ciò che vediamo oggi in Iraq ha molto a che fare con una profonda e capillare “israelizzazione” della strategia e delle tattiche militari USA. L’Iraq è stato virtualmente ingabbiato in un carapace di muri di cemento e filo spinato, rinforzato dall’occupazione aerea dei cieli, proprio come a Gaza, dove 1,5 milioni di palestinesi vivono oggi in una gabbia senza uscita, mentre Israele controlla l’ingresso di beni essenziali alla sopravvivenza attraverso terminali ad alta tecnologia posti ai confini e scatena “raid di profondità” e “omicidi mirati” dal cielo ogni volta che qualcuno offre resistenza”.

Queste immaginarie arpie del potere non riescono a comprendere che le donne sono attratte per natura dagli uomini.

Esiste una nuova legge israeliana in base alla quale ogni atto relazionale tra uomo e donna è da considerarsi coercitivo, e se i due lavorano nella stessa azienda, rappresenta sempre una molestia. In parole povere, non deve più esistere il corteggiamento, e neppure il sesso. Una coppia israeliana aveva avuto una lunga e tumultuosa relazione per alcuni anni; facevano l’amore dappertutto, dalla camera blindata dell’azienda fino alla sala dei computer, ma quando la relazione fu scoperta, la donna sporse denuncia per molestie e coercizione, uscendone con un bel risarcimento di qualche centinaia di migliaia di dollari. Un più recente e perfino migliore disegno di legge israeliano propone di multare i clienti delle prostitute con una somma forfettaria di diecimila dollari a favore della prostituta.

D’altronde, gli imitatori americani del modello israeliano non riescono a capire perché certe donne preferiscano dividere un uomo con altre donne, o perché alcuni uomini decidano di condividere una donna con altri, come l’Abbé Prevost scrisse di Manon Lescaut. Essi rovineranno per sempre le vostre vite, spingendovi verso la distopia di Huxley, in cui non c’è più distinzione tra i sessi.

Per quanto dolore suscitino la prigionia della Palestina, la devastazione dell’Iraq e le minacce all’Iran, io non posso fare a meno di provare dolore per voi, americani, che siete le prime vittime e i primi schiavi del Nuovo Ordine Mondiale che il vostro paese vuole imporre al resto del mondo. Siamo coinvolti insieme in questa lotta, abbiamo un nemico comune, e questo nemico non si trova in Corea del Nord, ma a Washington DC.

 

[1]  I giudici che si sono occupati del caso di sequestro di persona in Texas e di altri casi simili, hanno addotto la circostanza che i bambini fossero tenuti lontano dalla TV come giustificazione per dare i bambini in affidamento.

[2]  Tratto da Leggendo Douglas Adams a Yanoun

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LA FIERA DELL'IGNOMINIA

by Gianluca Freda (06/05/2008 - 16:20)


IL SALONE DI TORINO CONTESTATO
di Valerio Evangelisti
dal sito www.carmillaonline.com
 

Il 10 maggio ci sarà, a Torino, una manifestazione nazionale contro il Salone del Libro di Torino. Credo che sia la prima volta che viene indetto un corteo contro una fiera letteraria. Eppure, prima di chiedersi se ciò abbia un senso, ci si dovrebbe domandare quanto di effettivamente letterario ci sia nel Salone del Libro, e quanto invece vi sia di politico.

La scelta della Salone del Libro di Torino di celebrare la nascita dello Stato di Israele, alla base della protesta, ha origini sospette e contenuti ambigui.

Non è normale che a proporre (imporre?) l'evento alla Fiera del Libro di Torino e al Salone del Libro di Parigi sia stato lo stesso governo israeliano. Di solito, eventi del genere sono proposti dal Ministero della Cultura di un paese, dall'associazione degli editori o da organi simili.

Non è normale che gli autori invitati, per partecipare al Salone di Parigi, abbiano dovuto sottoscrivere una dichiarazione con la quale si impegnavano a non criticare il loro governo (vedi qui).

Non è normale fingere di ignorare che la data del 1948 celebra sia la nascita di Israele che la cacciata di centinaia di migliaia di palestinesi, con il terrore, dai luoghi in cui vivevano da secoli. Ciò è stato ampiamente documentato, tra gli altri, dallo storico Benny Morris (per inciso, israeliano e nazionalista) nel suo libro The Birth of the Palestinian Refugee Problem, Cambridge University Press, 2004, sulla base di una massa di documenti (si veda anche E.L. Rogan, A. Shlahim ed., The War for Palestine. Rewriting the History of 1948, Cambridge University Press, 2001). Celebrare un evento significa celebrare anche l'altro, concomitante.

Non è normale che la celebrazione della nascita di uno Stato - cosa abbastanza incongrua in una manifestazione letteraria - avvenga proprio mentre quello Stato, reduce dai bombardamenti sul Libano che nessuno ha dimenticato, attua su Gaza la più feroce delle sue azioni di strangolamento, tagliando l’elettricità, i rifornimenti alimentari, i medicinali e impedendo persino il transito delle ambulanze (già 130 palestinesi di ogni età, ammalati gravi, sono morti per questo).

Si dirà che a Gaza predomina Hamas. E' vero, ma proprio Israele ha incoraggiato la crescita di Hamas, quando le serviva per logorare le altre forze palestinesi. Si veda J. Dray, D. Sieffert, La guerre israélienne de l'information. Désinformation et fausses symétries dans le conflit israélo-palestinien, La Découverte, Paris, 2002, pp. 53 ss. La stessa azione ha svolto l'assieme dell'Occidente. Lo ha documentato, tra molti altri, Alain Gresh, in una serie di articoli su Le Monde Diplomatique - per esempio questo. Gresh, sia detto per inciso, è di origine ebraica.

Non è normale, anche se rientra nel novero della mera goffaggine, tirare uno schiaffo all'Egitto, ritirando all’ultimo momento l’invito che gli era stato rivolto, sia pure informalmente.

La storia dei governi di Israele successiva al 1948 non è tanto più gloriosa, malgrado l'epica che le è stata costruita sopra.

Da ragazzino fui ingannato anch'io, e credetti che la "guerra dei sei giorni" fosse stata combattuta dal Davide Israele contro un Golia rappresentato dai paesi arabi aggressori. Persino questa realtà un tempo certa appare dubbia, dopo il libro di Benny Morris Vittime. Storia del conflitto arabo-sionista 1881-2001. Ed. Rizzoli, 2001. Ciò che seguì è noto e non sto a riassumerlo. Una serie ininterrotta di espansioni territoriali giustificate con l’invocazione di un perenne “diritto all’autodifesa”.

Mi preme solo sottolineare, perché poco nota, l’azione internazionale svolta dallo Stato di Israele in quadranti del mondo estranei ai conflitti in cui era coinvolto.

Israele ha sempre sostenuto i Duvalier di Haiti, padre e figlio. Ha inviato armi e consulenti in Guatemala, in Honduras e tra i contras che attaccavano il Nicaragua sandinista. Ha tuttora forze consistenti impiegate nella sanguinosa antiguerriglia del presidente colombiano Uribe. Per non parlare del costante sostegno israeliano al Sudafrica pre-Mandela e ad altri regimi reazionari africani.

Del resto il regime interno israeliano, malgrado le apparenti forme democratiche, somiglia tantissimo all'apartheid del vecchio Sudafrica. Nessun arabo palestinese inglobato fin dal 1948, pur avendo cittadinanza israeliana da decenni, è ammesso nell'esercito, per dirne una. Il resto lo lascio alla testimonianza di un israeliano coraggioso, Yoram Binur, che si finse palestinese e in un libro, Il mio nemico, ed. Leonardo, 1981, narrò la sua esperienza terrificante. Binur non è affatto un filo-palestinese, tutt'altro. Si limitò a raccontare la verità.

Una verità che non ha fatto che peggiorare. E' sotto gli occhi di tutti lo scandalo degli insediamenti di coloni ebraici in Gaza e Cisgiordania. Quanto più Israele si impegnava ufficialmente ad abbatterne, tanto più se ne costruivano. Ciò in nome del sempiterno richiamo al "diritto di Israele alla sopravvivenza", alibi per commettere crimini d'ogni tipo chiamati “autodifesa”.

E' vero che frazioni di palestinesi, nella loro storia, si sono macchiate e si macchiano di eccessi sanguinosi, però non è superflua la domanda: chi ha cominciato? La Seconda Intifada iniziò con ragazzini che tiravano sassi. Solo dopo che quasi cento palestinesi erano morti, inclusi molti bambini, cadde il primo israeliano.

Analogamente, il "terrorismo palestinese" su larga scala nacque verso il 1968, venti anni dopo il terrorismo israeliano sui palestinesi e lo svuotamento della Palestina dalla sua popolazione originaria.

Attualmente, oltre a strangolare Gaza e Cisgiordania, il governo di Israele ha cominciato a infierire anche sui palestinesi che hanno la sua cittadinanza.

Creato il nemico, spintolo all'integralismo islamico, riaffiorano i propositi di cancellarlo per sempre, proprio come etnia. Persino alcuni ministri israeliani ne parlano senza riserve.

E questo lo Stato cui il Salone del Libro di Torino intende rendere onore, celebrandone la nascita: una specie di apologia del colonialismo moderno.

E ora veniamo al tema degli scrittori. La protesta contro il Salone del Libro di Torino equivale a una condanna al rogo di autori e opere?

Già una selezione di scrittori imposta dal governo Olmert, dalle sue ambasciate e dai suoi uffici di propaganda, dietro sottoscrizione (almeno a Parigi) di un impegno a non criticare le proprie autorità nazionali, risulta sospetta.

Si obietterà che gli scrittori israeliani popolari in Europa sono notoriamente “dissidenti”. Grande abbaglio. I nomi più illustri circondati da tale fama, Grossman, Oz, Yehoshua, si sono pronunciati a favore dei bombardamenti sul Libano (Grossman con tardivi ripensamenti) e, nel caso di Yehoshua, a favore del "muro della vergogna". Quest'ultimo ha anzi dichiarato a un quotidiano italiano che non vorrebbe mai avere un arabo per vicino di casa. La loro indipendenza dal potere è una leggenda che circola solo dalle nostre parti. Non è un caso se altri importanti scrittori israeliani, come Benny Ziffer, responsabile del supplemento culturale del quotidiano Haaretz, non solo hanno denunciato l’atteggiamento di Grossman e compari, ma, per primi, hanno incitato a boicottare i Saloni di Parigi e Torino (vedi qui). Lo scrittore Jamil Hilal, di cui Ernesto Ferrero aveva preannunciato la presenza a Torino, ha replicato molto seccamente: “Non parteciperei in alcun modo a un evento che legittima l'occupazione coloniale di Israele e lo strangolamento dei palestinesi della Striscia di Gaza, e in un'occasione che segna la sottrazione della terra e la pulizia etnica del popolo palestinese.”

La cultura ebraica in tutto ciò non c'entra nulla. L'ebraismo non è una razza, bensì una religione con la serie di tradizioni che l'accompagnano. Se vogliamo “un popolo”, però alla luce di quelle tradizioni, non di connotazioni etniche. Gli ebrei, nel mondo, hanno posizioni molto diverse. Tanti israeliani spesso non hanno religione alcuna, e sono classificati come tali per via delle credenze dei genitori. Tel Aviv è una delle città più laiche al mondo.

Qui non si parla di ebraismo, bensì di geopolitica. Certo, contro chi critichi la politica del governo israeliano scatta regolarmente l’accusa di antisemitismo. Accusa che ha smontato con molta efficacia l’ebreo americano Norman G. Finkelstein in uno studio molto accurato: Beyond Chutzpah. On the Misuse of Anti-Semitism and the Abuse of History, University of California Press, 2005.

Al di là delle singole personalità partecipanti, la protesta che investe il Salone del Libro di Torino non è contro autori e opere, né tantomeno contro "gli ebrei", ma contro un'operazione propagandistica concordata tra governi.

Aggiungo alcuni elementi.

Di recente, lo storico e scrittore israeliano Ilan Pappé (di lui si veda, tra l’altro, A History of Modern Palestine, Cambridge University Press, 2004) è stato costretto, per le minacce che riceveva in Israele, a lasciare la cattedra che occupava presso l'università di Haifa e a trasferirsi in Inghilterra.

Propugnava la convivenza pacifica tra israeliani e palestinesi.

Potremmo dirlo fortunato. Se non altro si è salvato la vita. I vari governi israeliani hanno assassinato moltissimi scrittori, poeti, intellettuali palestinesi, da Ghassan Kanafani, a Wael Zwaiter, traduttore in italiano de Le mille e una notte (Alberto Moravia, che gli era amico, dedicò alla sua scomparsa uno dei suoi articoli migliori), a Naïm Khader, che era solo un uomo di pace. Più decine di altri, uniti dal torto di dare alla causa palestinese un’intelligenza.

Domanda: è giusto glorificare in un Salone del Libro uno Stato (non una "cultura", ma una successione di governi ispirati alle stesse linee) che esilia scrittori propri ed elimina, tramite sicari, scrittori appartenenti a una diversa etnia che si intende cancellare?

Io lo trovo disgustoso.

PS. Tutti gli autori citati nel mio pezzo, nessuno escluso, sono israeliani oppure ebrei, a volte di nascita e a volte di religione.

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ZAPPATORE

by Gianluca Freda (05/05/2008 - 21:53)

“Musica, musicante!
Fatevi mórdo onore...
Stasera, 'mmiez'a st'uommene aligante,
abballa un contadino zappatore!”
(Mario Merola)

 

“Zapping” è una trasmissione radiofonica di Rai1 condotta, da circa 14 anni, da tal Aldo Forbice. Ho sentito con le mie orecchie alcune persone definire questo ponderoso scialacquio di megahertz un “programma d’informazione”. A queste persone vorrei manifestare la mia più profonda solidarietà umana e porgere i miei auguri di pronta e completa guarigione. Supplico gli infermieri di non stringere troppo le cinghie di cuoio del lettino ai loro polsi e di portargli ogni tanto qualche sigaretta. Nel programma di Forbice la maggior parte delle telefonate degli ascoltatori ricevono repliche del seguente tenore: Ascoltatore: «Dottor Forbice io le riconosco di avere condotto nella sua trasmissione molte battaglie civili. Che cosa penserebbe di condurre un’altra battaglia per la raccolta di firme per la reintegrazione dei tre giornalisti che sono stati esclusi dal fare trasmissioni come sa lei?» Forbice: «Come si permette? Questa è una trasmissione Rai. E in Rai di queste cose non si discute. Buonasera e grazie» (butta giù il telefono). Oppure: all’epoca dell’elaborazione del porcellum, un ascoltatore telefona affermando che non gli pare corretto modificare la legge elettorale a pochi mesi dal voto. Forbice lo zittisce: "Ma tutte le leggi elettorali si fanno negli ultimi mesi della legislatura, questo è normale...". L’ascoltatore ribadisce che sarà anche normale, ma non gli sembra accettabile. Forbice sbraita: “... Ho detto che è normale, dunque è anche accettabile, se non fosse normale non sarebbe accettabile, se la lingua italiana ha ancora un senso. Buonasera". E butta giù il telefono. E’ difficile definire questo ardito innovatore della lingua italiana, questo demiurgo d’audaci sinonimi, in termini non querelabili. Si potrebbe definirlo il Bokassa del suo miserabile palinsesto, ma questo non aiuterebbe a distinguerlo dagli innumerevoli imbrattatori italiani di frequenze meritevoli dello stesso titolo. Lo definirò dunque semplicemente “zappatore”, in ossequio al titolo della sua trasmissione e alla sua impareggiabile cultura umanistica e giornalistica.

Come ogni sotto-beneficiario di microscopico feudo, Zappatore non ama i nemici dell’economia curtense. Fra costoro c’è anche Beppe Grillo, che Zappatore ama attaccare con lo humour e la proprietà di linguaggio tipiche del calloso e nerboruto piantator di barbabietole. Vero è che Grillo, in virtù delle baggianate che ogni tanto non riesce a fare a meno di proferire, offre il fianco agli attacchi con una frequenza sempre più preoccupante. Ma finché avrà contro zotici armati soltanto di zappe e forconi, non corre pericolo di vita e può tranquillamente permettersi, semel in anno, qualche frescaccia, che, opportunamente assolta da repliche argomentate, fa solo bene alla salute.

Per esempio: Grillo, sul suo blog, si è adirato per la pubblicazione online, da parte dell’agenzia delle entrate, dei redditi dichiarati dai cittadini italiani nel 2005. Ha scritto:  

“I rapimenti di persone saranno facilitati, il pizzo potrà essere proporzionato al reddito dichiarato. La criminalità organizzata non dovrà più indagare, presumere. Potrà andare a colpo sicuro collegandosi al sito dell’agenzia delle entrate. I nullatenenti e gli evasori non avranno comunque nulla da temere. Chi paga le tasse sarà punito, chi ne paga molte potrà essere sequestrato, taglieggiato, rapinato. Le rapine in villa si faranno finalmente in tutta Italia e non saranno concentrate nel Lombardo Veneto.”

Ora, è chiaro che in queste poche righe c’è una tale concentrazione di frescacce da alimentare una piccola centrale nucleare. Le dichiarazioni dei redditi di cittadini e aziende sono pubblici per legge fin dal 1973. E’ dovere dell’agenzia delle entrate rendere pubblici questi dati, come è diritto di ogni cittadino conoscerli. E’ semmai stupefacente che a poche ore dalla pubblicazione le autorità minaccino di arresto i cittadini che esercitano questo loro diritto (senza peraltro neppure contestare l’operato di chi ha messo i dati su internet). La criminalità organizzata non ha certo bisogno di vedere i dati online per andare a colpo sicuro. E se mai ne avesse bisogno, povera criminalità organizzata! Finirebbe per sequestrare bidelli e operai, i quali, stando alle dichiarazioni dei redditi, guadagnano più di commercialisti e gioiellieri. Inoltre, con questa improvvida sfuriata, Grillo ha mostrato di nutrire preoccupazioni da magnate, che ben poco interessano la moltitudine di precari e profughi della globalizzazione che rappresentano lo stuolo dei suoi seguaci. Essere rapiti dall’anonima sarda non è esattamente la paura principale di cassintegrati e operatori di call center. Insomma, Grillo ha toppato stavolta così alla grande che qualsiasi avversario dotato di minima intelligenza dialettica avrebbe potuto agevolmente ridurlo in fettuccine. Fortunatamente per lui – e per chi come il sottoscritto nutre per Grillo, nonostante tutto, una certa simpatia – aveva contro lo Zappatore.

Il bifolco a onde medie, provocato da un ascoltatore, non ha trovato di meglio - prima di sbattergli il consueto telefono in faccia – che rammentare al popolo i 4 milioni e passa di euro percepiti da Grillo nel 2005. Immagino che nell’idioma rurale dei nostri progenitori ciò voglia dire: “Ahò, sete straccioni e ve strusciate ai damerini, ma nun ve vergognate? Nun lo vedete che questo predica bene e razzola male?”.

Torni pure alle sue succose melanzane, buon dottor Forbice. Grillo, in realtà – se queste sono le accuse – predica bene e razzola bene, nonostante qualche occasionale sproloquio. I suoi soldi vengono dal suo lavoro, non dalle tasse dei cittadini. I milioni che guadagna vengono dal contante che molti cittadini, per scelta e non per imposizione fiscale dello Stato, sborsano per assistere ai suoi spettacoli e acquistare i suoi DVD. Non come certi conduttori radiofonici, che sbafano a ufo i soldi dei contribuenti – provenienti dal canone RAI – offrendo come contropartita solo gutturalità sintattiche, bestialità argomentative e cornette sbattute nel muso. Grillo utilizza parte del denaro che guadagna per fare spesso (non sempre, ma nessuno è perfetto) ottima informazione, anziché per trasformare in melanzane i suoi ascoltatori e trattarli di conseguenza. Grillo non ha mai fatto mistero dei suoi corposi introiti, a differenza di certi coltivatori diretti dal reddito imprecisato. “Io sono il contribuente numero 30 dello Stato italiano”, ha dichiarato egli stesso in molti spettacoli. Su quei soldi paga regolarmente le tasse, il che è raro per un italiano e per un genovese è quasi eroico.

Dice Zappatore che si regalano soldi a Grillo ogni volta che si clicca sul suo sito. Io questo mese ci avrò cliccato un migliaio di volte. Mamma mia, chissà che salasso la prossima bolletta di Fastweb! Del resto anche i soldi che ogni cittadino, volente o nolente, deve donare a Zappatore sono regalati, soprattutto per coloro che, avendo traslocato in un quartiere dotato di rivendita ortofrutticola, non hanno più bisogno di usufruire del servizio pubblico offerto dagli zappatori di Stato.

La buffa esibizione campestre si conclude a sputazzate, con l’Uomo del Monte che, contestualmente all’attesa censura dell’ascoltatore eretico, inveisce contro “le migliaia di allocchi che ancora credono alle cretinate di Grillo”. Migliaia di allocchi che, per inciso, non pagano una lira a Grillo se non volontariamente, mentre sono costretti a pagare, contro la loro volontà, lo stipendio dello Zappatore per essere trattati a pomodori nel muso. In questo lo Zappatore ha ragione: sono allocchi. A quando uno sciopero dei consumi di melanzane – e delle retribuzioni obbligatorie ai braccianti analfabeti – che ci consenta di recuperare un po’ di saggezza? 

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