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PERCHE' CE LO RITROVIAMO FRA I PIEDI (1)

by Gianluca Freda (13/04/2009 - 23:21)


Il cristianesimo, quale oggi lo conosciamo, è una religione sincretica. Come una specie di polpettone mistico, riunisce in sé gli elementi di una quantità di culti anteriori e li mescola insieme fino ad ottenere un cocktail di mirabolante, benché imbevibile, peculiarità. La sua tendenza al sincretismo, cioè ad attirare nella propria orbita ogni credenza e superstizione popolare, non si arrestò alla definizione originaria del suo immaginario, una definizione peraltro laboriosa, costata almeno quattro secoli di controversie religiose. Tale tendenza proseguì nei secoli successivi, arricchendo questo culto-contenitore di un’infinità di altri elementi: santi, martiri, asceti, rosari, icone votive, superstizioni locali e ogni mirabilia che potesse servire ad incanalare l’immaginario popolare verso la religione dei papi.

Perché il cristianesimo è una religione sincretica? Quando gli imperatori romani, all’alba del IV secolo, si resero conto che una religione unitaria poteva essere utile a dare compattezza ad un impero che andava sfaldandosi e che comprendeva al proprio interno un’infinità di culture diverse, capirono anche che non sarebbe stato sufficiente imporre la nuova religione con la legge e le persecuzioni. L’immaginario dei popoli non può essere sostituito da un giorno all’altro, per decreto,  con qualcosa di totalmente nuovo. Se si voleva che un’operazione politica come questa generasse coesione identitaria anziché rivolte e ribellioni, occorreva proporre un culto che riassumesse in sé tutto l’immaginario precedente. Esso doveva integrare nel proprio statuto i rituali, le festività, le aspettative mistiche, i luoghi di culto delle religioni già diffuse. Solo così la nuova religione avrebbe potuto sostituirsi gradualmente e senza scossoni insurrezionali alla miriade di culti che il mondo romano praticava tra il I e il III secolo. Ma quali erano questi culti?

E’ noto che i cittadini romani, ed entro certi limiti i loro stessi governanti, erano assai tolleranti verso le divinità importate dall’estero. Oltre ad una naturale curiosità verso ogni manifestazione culturale esotica, c’era l’idea che osteggiare un culto religioso, perseguitandone gli adepti, avrebbe potuto scatenare la vendetta delle divinità oltraggiate contro la civiltà romana. Nell’incertezza, i romani preferivano accogliere nel proprio grembo culturale le altre religioni, sperando che le rispettive divinità li avrebbero così risparmiati dalle ritorsioni per le nefandezze compiute contro i popoli conquistati, che quelle divinità proteggevano. Così, ad esempio, dopo la conquista della Grecia, l’intero pantheon della mitologia ellenistica si trasferì in massa sulle sponde latine. I culti di Giove (Zeus), Apollo, Diana (Artemide), Venere (Afrodite), Bacco (Dioniso), Demetra, ecc. non sono altro come si sa, che trasposizioni romane dei culti pagani recepiti dalla cultura greca. Tra le divinità greche, un posto di rilievo, nella genesi del cristianesimo, spetta sicuramente a quelle collegate al culto del sole: Helios e Apollo. In tutte le religioni antiche, il sole, quale portatore di vita, luce e fertilità delle messi, era la divinità più venerata e universale. Il suo culto era diffuso in tutto il mondo e in tutte le civiltà, anche le più lontane: dai Persiani agli Inca, dagli Africani ai Celti, dai Giapponesi agli Indiani d'America, dagli Egiziani agli abitanti dell'Oceania. I miracoli compiuti dal sole, a differenza di quelli attribuiti ad altre divinità, erano quotidiani, tangibili, osservabili, periodici. Il che, come direbbe George Carlin, ha un certo peso nel momento in cui si decide a quale divinità rivolgersi per chiedere un intervento risolutore. Nella Grecia antica, Helios era il sole stesso, mentre Apollo era una divinità a sé, ma comunque collegata al sole. Nella zona del Mediterraneo il sole colpisce la terra con raggi che diventavano, nell’immaginario collettivo, frecce di vita e fertilità; Apollo è rappresentato dunque come un dio arciere, le cui frecce potevano portare ferite o guarigione. Egli era anche il dio del canto e della lira, nonché della divinazione e della profezia. Il suo santuario a Delfi era uno dei luoghi più sacri dell’antica Grecia e in esso, tramite la sacerdotessa chiamata Pizia, si tenevano i riti di rivelazione e interpretazione degli eventi che avrebbero dovuto fornire al popolo greco e ai suoi sovrani le informazioni indispensabili per condurre a buon fine le guerre, gli interventi istituzionali e l’attività politica.

           Apollo con aureola (mosaico romano). Ricorda nessuno?

Un’altra religione praticata nella Roma imperiale, e che il cristianesimo non mancò di fagocitare, era quella riferita alle figure degli imperatori. I vangeli ci spiegano (Matteo, 2: 1-2) che alla nascita di Gesù una stella guidò alcuni uomini saggi fino a Betlemme affinché potessero adorare il bambino appena nato. Nei vangeli Gesù opera guarigioni miracolose e riporta in vita i morti, tutte cose che a noi sembrano straordinarie e strabilianti. Per i romani lo erano molto meno. I portenti celesti, le prerogative taumaturgiche, le resurrezioni e le visioni mistiche erano infatti ordinaria amministrazione per gli imperatori, almeno secondo l’immagine che di essi fornivano la storiografia e la propaganda. Svetonio, nelle “Vite dei Cesari”, riferisce che durante i ludi funerari tenuti in occasione della morte di Giulio Cesare “una cometa brillò per sette giorni consecutivi, sorgendo intorno all’undicesima ora, e si ritenne che essa fosse l’anima di Cesare che veniva trasportata nel cielo”. Da questo momento l’apoteosi degli imperatori (cioè la loro trasformazione in divinità dopo la morte, altro elemento che il cristianesimo riprende a piene mani) diverrà una costante del culto imperiale. Naturalmente fu l’imperatore Augusto a generare il maggior numero di leggende intorno alla sua persona, stante anche la sua permanenza al soglio imperiale ben più lunga rispetto a quella del povero Giulio. Sempre Svetonio, parla di una sorta di “immacolata concezione” dell’imperatore Augusto. Egli narra che la madre di Augusto si trovava in adorazione presso il tempio di Apollo, quando all’improvviso cadde addormentata e fu fecondata dal dio. Augusto sarebbe stato dunque figlio del dio Apollo e per accreditare questo suo legame con la divinità solare della profezia, Svetonio afferma che l’imperatore sarebbe stato in grado di prevedere in anticipo gli esiti di tutte le sue battaglie (Svetonio, De vita Caesarum: Augustus, 96). Anche l’imperatore Vespasiano possedeva capacità prodigiose. Secondo Dione Cassio, Vespasiano avrebbe compiuto diversi miracoli nel corso di una sua visita al santuario di Serapis in Egitto. Tra gli altri miracoli (stando a quanto riferisce Tacito in Historiae, 4.81) vi sarebbe stata la restituzione della vista a un cieco e la guarigione di uno storpio.

I poteri miracolosi non erano limitati agli imperatori: anche i filosofi e gli uomini saggi in genere erano considerati in grado di compiere portenti. Ad esempio Apollonio di Tyana, che fu nel primo secolo d.C. uno dei principali seguaci di Pitagora, era considerato una vera e propria divinità. Egli aveva rinunciato ai propri beni e ai propri possedimenti per seguire la via della saggezza, vivendo lontano dal mondo in rigoroso ascetismo contemplativo. Il suo biografo, Filostrato, racconta che egli possedeva alcune straordinarie capacità, come il dono di comprendere tutti i linguaggi, l’abilità di prevedere il futuro e di scorgere gli oggetti a distanze grandissime. Era anche in grado di guarire gli infermi e i posseduti dai demoni e Filostrato racconta nel dettaglio alcuni degli esorcismi e delle guarigioni miracolose da lui operate [1].  

 

                                      Apollonio di Tyana 

Ma le religioni i cui lineamenti il cristianesimo dovette assorbire in proporzione più massiccia, furono quelle che con esso più apertamente rivaleggiavano; cioè quelle che si diffusero a Roma contestualmente all’espansione del cristianesimo stesso. Si trattava di culti provenienti dall’Egitto e dall’Oriente (come del resto lo stesso cristianesimo), assorbiti dalla cultura romana nel momento in cui queste regioni erano entrate stabilmente nell’orbita politica dell’Impero. Spicca tra esse il culto egiziano di Iside, del suo consorte Serapis, del loro figlio Horus (antica divinità solare egiziana, più volte “adattata” nel corso dei secoli alle esigenze politiche dei tempi; per i parallelismi Gesù-Horus vedi questo vecchio articolo) e di una quantità di divinità minori che erano migrate dall’Egitto prima verso la Grecia e poi verso Roma. In origine Iside, insieme al consorte Osiride, era considerata la personificazione del potere divino degli antichi faraoni. In Egitto la si adorava da migliaia di anni, prima che il suo culto, con le ripercussioni geopolitiche della battaglia di Azio, si trasferisse sui lidi latini. Secondo la leggenda egiziana, Osiride sarebbe salito al trono d’Egitto dopo che suo padre, Geb, era asceso al cielo. Avrebbe poi sposato sua sorella Iside, che sarebbe così divenuta la sua regina. Il saggio governo di Osiride avrebbe portato all’Egitto l’abbondanza e la civiltà, fino al giorno in cui egli fu ucciso con un inganno dal fratello Seth. “Seth costruì in segreto una bara preziosa fatta appositamente per il fratello”, si legge su Wikipedia, “e poi tenne un banchetto, nel quale annunciò che ne avrebbe fatto dono a colui al quale si fosse adattata. Dopo che alcuni ebbero provato senza successo, Seth incoraggiò il fratello a provarla. Appena Osiride vi si adagiò dentro il coperchio venne chiuso e sigillato. Seth e i suoi amici gettarono la bara nel Nilo, facendo annegare Osiride. Questo atto simboleggerebbe l’annuale inondazione del Nilo”. Comunque sia, Iside recuperò il corpo del marito-fratello e con l’aiuto di Thoth (personificazione della saggezza) e di Anubi (dio dei morti) riuscì a riportarlo in vita. Ma una volta resuscitato, Osiride non volle tornare al governo dell’Egitto, preferendo dedicarsi al dominio sul regno dei morti. Lasciò quindi il trono al figlio Horus. Già all’epoca della dominazione greca sull’Egitto, la figura di Osiride era stata rimpiazzata dai successori di Alessandro Magno con quella di Serapis, anch’egli divinità sincretica che amalgamava la figura di Osiride con quella di un’altra divinità egizia, Apis. I Greci si erano impadroniti dell’antico mito che legittimava il potere dei faraoni creandone uno a proprio uso e consumo. Iside era in origine un elemento accessorio al mito di Osiride, ma dopo la ricezione del mito presso il popolo romano essa acquisì una serie impressionante di attributi e prerogative che tributarono al suo culto un immenso successo. Il culto di Iside si diffuse rapidamente (esattamente come avvenne per il cristianesimo, altra religione orientale) dapprima nelle città portuali, seguendo il corso delle rotte di navigazione commerciale, poi a macchia d’olio in tutto l’impero. L’imperatore Augusto e i suoi immediati successori, che avrebbero voluto impedire il dilagare di questo culto alternativo a quello dell’imperatore, non ne furono e in grado e alla fine ci rinunciarono. Al termine del I secolo, Iside divenne addirittura divinità protettrice della famiglia imperiale. Assorbì in sé le prerogative e i poteri di molte divinità femminili, acquistando qualità divine pressoché illimitate. Era una dea salvatrice, portatrice di legge e giustizia nella società umana, protettrice dell’agricoltura e dei raccolti, patrona delle partorienti, regina di ogni terra abitata dall’uomo. A lei venivano rivolte preghiere di guarigione, di salvezza e di protezione dai pericoli dei viaggi per mare. Apuleio, suo seguace, nelle Metamorfosi, fa di lei il “deus ex machina” che riporta lo sventurato Lucio, trasformato in asino, alla sua natura umana.

Ma il culto che maggiormente rivaleggiò con il cristianesimo e che ne costituì il principale avversario da abbattere fu senza dubbio quello di Mitra. Il culto di Mitra aveva iniziato a diffondersi a Roma dopo il 67 a.C., quando le armate di Pompeo avevano invaso la Cilicia per sterminare i pirati che la infestavano. Molti dei pirati, narra Plutarco, celebravano strane cerimonie in onore del dio Mitra, che avrebbe dovuto rappresentare il garante divino della loro reciproca solidarietà nella lotta contro l’espansione della civiltà romana. Per una prevedibile forma di contagio, la religione mitraica attecchì presso i soldati romani, che la diffusero poi in tutto l’Impero. Le similitudini tra mitraismo e cristianesimo sono impressionanti, tanto da far pensare ad alcuni storici che si tratti in realtà della stessa religione recepita in due accezioni differenti durante il trapianto in Occidente. Mitra era nato il 25 dicembre, come divinità legata al sole, in occasione del solstizio d’inverno, cioè del periodo dell’anno in cui il sole “rinasce” e le giornate tornano ad allungarsi. Il 25 dicembre diverrà, anche presso i romani, giorno dedicato al culto del sole, di cui si celebrava la nascita con il “Dies Natalis Solis Invicti”, il giorno della nascita del sole invitto, festività molto sentita e partecipata dalla popolazione dell’Urbe. Il cristianesimo, dopo essersi affermato, non riuscirà a proibire la celebrazione di questa festa di così antica tradizione e non potrà far altro che conferirle nuove fattezze, reinventandola come “Dies Natalis” (Natale, appunto) della nuova divinità. Mitra era nato, secondo il mito originale, da una roccia, ma l’accezione posteriore della leggenda parlava della sua nascita in una grotta da una madre rimasta vergine dopo il parto. Le stesse celebrazioni del culto si tenevano in grotte oppure in edifici artificiali (di solito i sotterranei di abitazioni private) che imitavano una caverna. Nei riti del mitraismo l’acqua svolgeva un importante ruolo purificatorio (similmente a quello di una fonte battesimale) tanto che nei templi mitraici era sempre presente una fonte d’acqua naturale o artificiale. Nelle immagini ancora visibili nei mitrei, Mitra è raffigurato nell’atto di uccidere un toro, dal cui sangue sarebbero nati il grano e la vite, ragione per cui il pane e il vino avevano un ruolo chiave nelle celebrazioni religiose. Morì per crocifissione dopo aver celebrato un’”ultima cena” insieme a dodici discepoli che simboleggiavano i dodici segni dello zodiaco. Dopo la morte fu deposto in un sepolcro di roccia da cui resuscitò, per ascendere al cielo, in un periodo vicino all’equinozio di primavera (più o meno in prossimità del periodo in cui si festeggia la Pasqua cristiana). “Nelle iconografie”, si legge su Wikipedia, “la divinità viene spesso rappresentata insieme a due personaggi, detti dadofori o portatori di fiaccole: i loro nomi erano Cautes e Cautopates. Il primo dei due porta la fiaccola alzata, l'altro abbassata: rappresenterebbero il ciclo solare, dall'alba al tramonto, e allo stesso tempo il ciclo vitale: il calore luminoso della vita e il freddo gelido della morte”. L’iconografia cristiana potrebbe aver attinto all’iconografia dei dadofori per la descrizione dei due ladroni in mezzo ai quali fu crocifisso Gesù.

     

Affresco del Mitreo di Marino: notare in basso i due dadòfori (portatori di torce), Càutes, a sinistra sotto il sole e con la fiaccola alzata e accesa, Cautòpates a destra sotto la Luna con la fiaccola abbassata e spenta in rappresentazione della notte.

Mitra, quale divinità legata al Sol Invictus, era spesso raffigurato con una corona di raggi solari sulla testa, poi trasfigurata in “corona di spine” e successivamente in aureola luminosa nell’iconografia cristiana.

                  Sol Invictus con corona di raggi solari 

L’appellativo Sol Invictus era utilizzato nel tardo impero romano per almeno tre divinità legate al Sole: Mitra, Eliogabalo e Sol. Tra gli altri, anche gli imperatori Aureliano e Marco Aurelio Probo (seconda metà del III secolo) si fecero raffigurare sulle monete da loro fatte coniare con una corona radiata, attributo del dio.

 

Moneta di Marco Aurelio Probo con corona radiata (ca. 280 d.C.). Sull'altra faccia, il Sol Invictus conduce una quadriga che trasporta il sole attraverso il cielo. 

Quando il cristianesimo verrà elevato al rango di religione ufficiale dell’Impero, i seguaci di Mitra verranno perseguitati e sterminati, i templi mitraici distrutti e su di essi verranno edificate (per garantire la continuità del culto) le chiese cristiane. Un esempio tipico è la chiesa di S. Clemente a Roma, sull’Esquilino, nei cui sotterranei si possono ancora oggi visitare i resti di un tempio mitraico. 

                               Il Mitreo di San Clemente 

Il mitraismo veniva dall’Impero Persiano, nemico giurato dell’Impero Romano, motivo per cui gli imperatori sentivano sempre più la necessità di dar vita ad un’ideologia religiosa autonoma che contrastasse gli influssi culturali provenienti dalla Persia e le ideologie orientali. Nel mitraismo gli imperatori romani vedevano il trionfo dell’ideologia del nemico all’interno del loro territorio. Fu perciò in questo periodo che si operò il filtraggio dalle religioni dell’impero di tutti gli elementi di sapore orientaleggiante. Le stesse canzoni religiose in lingua persiana, che i cristiani intonavano durante i rituali e che predicevano la nascita e il battesimo di Cristo, vennero proibite. Costantino era convinto che solo un’unificazione religiosa avrebbe potuto garantire la forza e la compattezza dell’impero. Il mitraismo, oltre a rappresentare la religione del “nemico”, non era in grado di garantire questa coesione. Si trattava di un culto fondato su una disciplina assai rigida, su una gerarchia che richiedeva il sacrificio personale, su una struttura nella quale l’accesso ai gradi più alti della scala gerarchica era molto difficoltoso. Sul lungo periodo, una religione similmente strutturata avrebbe finito per perdere proseliti. Il cristianesimo, al contrario, era molto più popolare e più elastico. Ogni sacerdote poteva crearsi una propria comunità usando semplicemente il proprio carisma, gli insegnamenti religiosi e il bisogno di misticismo dei suoi seguaci, senza che fosse necessario attenersi rigorosamente agli insegnamenti di Cristo, lasciando ampio spazio all’interpretazione personale. La storia del cristianesimo è piena di innovazioni e revisioni della mitologia ufficiale, che nella rigidità ideologica del mitraismo non sarebbero state possibili. Il cristianesimo permetteva anche a persone con visioni del mondo antitetiche di riunirsi sotto l’egida di un unico credo e questa duttilità dogmatica era essenziale perché la nuova religione ufficiale ottenesse la massima diffusione possibile.

(1 – continua)

[1] Filostrato, Vita di Apollonio di Tiana, Biblioteca Adelphi, 82.

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IL MATRIMONIO IN UNA SOCIETA' FEMMINISTA

by Gianluca Freda (13/04/2009 - 21:09)


di AntiFeminist

dal blog FeMatrix

 

Mi scrive Icarus, collaboratore di questo blog e autore di SonoAttila, che ha ricevuto questa email da un suo lettore:

“Ciao sono un ragazzo di 23 anni che per ora non ha decisamente intenzione di sposarsi, ma dato che sento ogni giorno di padri mandati in sciagura da divorzi con figli, cioè casa persa auto etc etc., mi domandavo se ci fosse un metodo per far si che ciò non accada? e se questo che sto per proporvi sia un buon metodo:

prima del matrimonio dichiarare la casa in cui si andrà ad abitare(qualora fosse di mia proprietà) ad uso ufficio di una SRL e di prendere sempre prima del matrimonio un’auto aziendale sempre della stessa srl.

Fissare come residenza della mia famiglia una casa affittata oppure facendo una dichiarazione di ospitalità , anche se in teoria non ci abiterò.

So che è brutto pensare ciò prima del matrimonio, ma sentendo certi casi penso che vedermi sottratto le mie proprietà in modo quasi incondizionato mi faccia sentire usurpato. Addirittura in casi in cui la mia cara ex porta in casa un nuovo tizio e non lo sposa, pagando vitto e alloggio per tutti e due. Per non parlare di un senso di inferiorità che spesso gli uomini sono costretti a subire durante il matrimonio, dato che un passo falso gli potrebbe sconvolgere la vita. Ciao“.

L’unico metodo certo per evitare di perdere casa, figli, soldi, auto e salute psicofisica è non sposarsi. Ogni strategia, piano d’azione e precauzioni varie, per quanto ben architettate possano essere, non risolvono i due problemi principali legati al matrimonio in una società femminista come la nostra.

Il primo di questi due problemi principali sorge appena ci si sposa: la moglie da quel preciso momento prende il coltello dalla parte del manico. Il secondo problema è che, in caso di separazione, nella stragrande maggioranza dei casi è l’uomo a rimetterci.

Per quanto riguarda il Primo Problema, la tua ragazza appena diventa “moglie” viene automaticamente investita di un potere che prima, durante la relazione normale, non aveva.

E’ il potere di ricattarti usando come arma lo Stato (Femminista), cioè minacciando la separazione con tutto ciò che ne consegue (il Secondo Problema). Tutte le grane del Primo Problema possono manifestarsi in un’infinità di modi. Un esempio: avete dei figli, tu vuoi mandarli alla scuola privata, tua moglie alla scuola pubblica. Discutete, litigate, e non arrivate ad un compromesso. La sera, o le sere, dopo il litigio, tua moglie decide di “ammorbidirti” un pò: non te la dà. E non te la dà nemmeno il giorno dopo, quello dopo ancora, e magari non si concede per settimane o addirittura mesi. Quest’arma, quella cioè del ricatto sessuale, l’aveva anche prima del matrimonio, ma era spuntata, perchè tu le potevi opporre altre armi: ti lascio, vado con un’altra, vado a prostitute, etc.etc. Tutte queste armi, adesso, non le hai più. O meglio, le hai ma potenzialmente ti si possono ritorcere contro: se la lasci, vai con un’altra, vai a prostitute o altro tua moglie potrà utilizzare il suo Nuovo Potere, che prima non aveva, e invocare lo Stato (Femminista) per chiedere la separazione e punirti con tutto ciò che ne consegue.

Durante la vita coniugale tua moglie può fare il bello e il cattivo tempo, e dovrai sempre aver presente che per quanto “terreno” tu possa guadagnare, lei avrà sempre e comunque il controllo dell’intero campo di gioco. E’ questa una di quelle situazioni in cui, l’unico modo per non perdere, è non giocare. Non sposarsi. Non si può e non si deve affidare il proprio destino esclusivamente al “buon cuore” della persona con cui si sta insieme. Per gli uomini mancano tutta una serie di garanzie che rendono il matrimonio l’equivalente della roulette russa.

Una volta che si prende coscienza di questo, bisogna valutare il problema a monte, e prima di chiedersi “mi conviene sposarmi?“, sarebbe meglio chiedersi “perchè voglio sposarmi?“.

Per i credenti, potrebbe sorgere il bisogno di realizzare il sacramento del matrimonio. Ma ha senso realizzare questo sacramento in una società corrotta, in cui il matrimonio sembra esser diventato una scusa per fare baldoria in chiesa per un giorno, e poi spassarsela per una settimana nella “luna di miele” alle Maldive, salvo poi dissolvere questo “legame sacro” quando Lei decide che è tempo di “liberarsi dalle catene del marito” (ma non dal suo conto in banca)? Non è forse questa, per i credenti, una grave offesa al sacramento del matrimonio?

Così come in una chiesa adibita per le messe nere e l’adorazione del demonio non si dovrebbe celebrar messa, così in una società corrotta dal tumore femminista non si dovrebbe far uso di tradizioni che di pulito gli è rimasto solo il guscio, ma il cui interno è in putrefazione.

Chi compra una mela perchè attratto dalla buccia lucente e apparentemente sana, per poi scoprire che al suo interno è marcia e con i vermi, non ha certo colpa. E’ stato ingannato. Ma chi ha capito, sa, e ha visto che la mela è marcia, e nonostante ciò decide ugualmente di comprarla, ha solo se stesso da biasimare quando poi verificherà quel che già sapeva prima.

Per i non credenti, invece, la questione è molto più semplice, e decidere di non sposarsi prende un significato di indipendenza dal potere sempre più oppressivo dello Stato.

Perchè regalare allo Stato ulteriori libertà di entrare fin dentro le nostre stanze da letto, dandogli in mano ancora più strumenti per punirci nel caso in cui Lei decidesse che è giusto così ?

Questo potere, che lo Stato ha usato e continua ad usare per trasferire soldi dalle tasche degli uomini alle tasche delle donne, e per allargare a dismisura la libertà delle donne a discapito di quella degli uomini, vede oggi la sua più grande espressione proprio nel Matrimonio. Ed è per questo che, proprio mentre si ha il crollo del numero dei matrimoni [1], cioè mentre si va ad indebolire uno degli strumenti che lo Stato usa per allargare il proprio potere sui cittadini, si inizia a parlare di “nuove soluzioni” per sostituire questa tradizione ormai marcescente. Ecco dunque l’entrata in scena di “matrimoni moderni”, cioè i DICO, i PACS, e altre diavolerie simili, che vorrebbero -con la scusa dei diritti degli omosessuali- far cadere nel calderone femminista proprio quegli uomini eterosessuali che iniziano a guardare con diffidenza il matrimonio tradizionale [2].

Se questi uomini non si sposano, come farà poi lo Stato a trasferire parte dei loro soldi ad altrettante donne? E come farà a restringere ulteriormente le loro libertà, impoverendoli, se questi non sposandosi hanno deciso di privare lo Stato di quest’arma?

L’unica soluzione è non sposarsi. Se si vuole vivere l’esperienza della vita coniugale, si può sempre sperimentare con delle convivenze più o meno lunghe [3], sempre a patto che non vengano fatte leggi insidiose e ingannevoli per equiparare la convivenza al matrimonio.

Una cosa, infine, va detta con grande chiarezza: chi compera una mela avvelenata, sapendo che è avvelenata, non si aspetti poi alcuna “solidarietà” da parte dei suoi simili quando l’effetto letale del veleno inizierà a farsi sentire.

Chi è causa del suo mal pianga se stesso.

Note:

[1] Negli ultimi trent’anni sono diminuiti del 32,4%, dati ISTAT 2006.

[2] Secondo recenti statistiche dell’ISTAT, le coppie di fatto eterosessuali sono attualmente circa 555.000, mentre 10 anni fa erano meno della metà: 227.000. Lo Stato (Femminista) sta cercando, e trovando, nuovi metodi creativi per continuare a saccheggiare le proprietà degli uomini, bloccando di fatto ogni possibile convivenza fra uomo e donna che non sia sanzionata, controllata, e circoscritta in un campo minato con ordigni anti-uomo che garantisca la punizione della parte maschile della coppia in caso di separazione. In questo scenario, un uomo che decide di sposarsi non ha tutte le rotelle a posto.

[3] Sulla questione della convivenza, vedere questo link.

 

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L'AQUILA E GLI AVVOLTOI

by Gianluca Freda (11/04/2009 - 22:14)


Naturalmente le cifre che i media vi stanno fornendo sulle vittime del terremoto in Abruzzo sono fasulle. Fasulle come l’intero sistema dell’informazione. Altrettanto naturalmente, non ho le prove di quello che dico, né potrebbe essere altrimenti. Però ho le testimonianze di chi in Abruzzo ci vive, testimonianze che i TG e i giornali di regime si guardano bene dal fornire. Per esempio la testimonianza di Anna Pacifica Colasacco, cittadina de L’Aquila, che scrive sul suo blog: “Vi dico solo una cosa: Onna conta all'incirca 600 abitanti e danno 48 morti (più o meno) L'Aquila ha 42.000 abitanti e vi dicono che i morti sono, compresi quelli di Onna, poco più di 200. A voi le conclusioni. I morti sono quasi mille”. Oppure il video pubblicato qua sopra, tratto dal blog www.byoblu.com , nel quale gli operatori della protezione civile dicono a chiare lettere ciò che tutti noi (tranne i pennivendoli dell’informazione di Stato) riusciamo a immaginare: “Gli scantinati e i seminterrati del 90% del centro storico erano stati affittati. In nero. Dentro c'erano clandestini, immigrati, extracomunitari, come italiani qualsiasi. Spesso ammassati. Ci sono ancora. Centinaia di persone che non risultano all'anagrafe, che non compaiono nelle liste dei dispersi, che non esistono. I proprietari delle case che si sono messi in salvo non ne denunciano la presenza. Non gli conviene. Nessuno li cerca. Nessuno li piange. Da vivi non esistevano, non esistono neppure da morti. Spazzati via di nascosto, come la polvere sotto al tappeto. In fondo, perchè darsi tanta pena per loro? Una tomba ce l'hanno già. E questa volta non gli è costata niente. Gliel'abbiamo data gratis”.

Non ho le prove di quello che dico, né le hanno i blogger appena citati, quindi perché dovreste credere a me o a loro piuttosto che al TG1? Risposta: non dovete. Scegliete pure liberamente se fidarvi di chi vi fornisce notizie scrivendo tra le macerie delle proprie vite oppure dell’informazione di regime. La quale, di fronte alla distruzione, alla morte, al dolore dei sopravvissuti, alla devastazione del patrimonio artistico e culturale di un’intera regione, si preoccupa soprattutto di fornire dati di share ai suoi investitori pubblicitari, come nell’oscena apertura del TG1 che vedete qui sotto. I terremoti, si sa, sono una manna per la politica (che intasca il denaro della ricostruzione), per il business degli appalti  e per l’informazione agonizzante (che con qualche centinaio di morti da sbattere sul muso degli spettatori riesce sempre a rassicurare i suoi finanziatori sul permanere dell’egemonia di questa o quella testata). Sarà per questo che Giampaolo Giuliani, che aveva previsto il sisma con largo anticipo, non solo non è stato ascoltato, ma è stato perfino incriminato per procurato allarme? Rischiava di impedire il banchetto che politici e media allestiscono per festeggiare ogni catastrofe naturale che porta oro nelle loro casse? Sarà per questo che il TG1, così esultante nell’offrire ai suoi finanziatori lo spettacolo del cataclisma, dopo la prima scossa delle 23.30 ha detto che il fenomeno si era verificato a Forlì e non ha allertato nessuno? Se i morti non fossero stati almeno nell’ordine delle centinaia, come avrebbe fatto la RAI a vendere spot miliardari ai suoi magnaccia?

        

Sono stufo di invitarvi a spegnere la televisione e non lo farò più. Guardatela pure, se il voyeurismo dà gioia alle vostre esistenze. Sappiate solo che di fronte alla televisione o ai giornali di questo paese in decomposizione, cessate di essere uomini o donne, per diventare cifre auditel. Le vostre vite e – meglio ancora – le vostre morti, diventano moneta di scambio tra Mediaset e la Yomo, tra la RAI e la Barilla, in presenza della quale c’è casa, ma non necessariamente la vostra, soprattutto se vivete in Abruzzo. Il vostro dolore, la vostra disperazione, la morte dei vostri familiari verranno venduti alle multinazionali in cambio di succulenti spazi pubblicitari, senza che a voi venga corrisposto nulla in cambio, a parte una comoda tenda da campo. Esistete per servire questi sciacalli, per essere loro prede, per foraggiare con le vostre sciagure il loro lucroso teatrino di menzogne. Di fronte alla TV e ai giornali siete solo roba, bestiame che, una volta ridotto a carcassa, funge da foraggio ad altro bestiame, non persone, e magari siete contenti così. O magari no. C’è una cosa che si chiama dignità umana che è difficile da spiegare a un telespettatore. Però esiste e molti esseri umani, rimasti tali a dispetto della “civiltà” mediatica, sanno cos’è senza che io debba scervellarmi a darne una definizione. Senza sprecarmi troppo, penso che una buona definizione di dignità umana sarebbe la seguente: è degno di far parte del genere umano chiunque, di fronte ad un’apertura del TG1 come quella testè presentata, provi il desiderio di tagliare la gola alla conduttrice e a chi le ha fornito la scaletta, o si accinga a farlo senza perder tempo in chiacchiere. Si chiama anche “autodifesa” ed è un’attività che gli esseri umani praticano fin dall’epoca in cui vivevano sulle palafitte. Ovini e bovini non ne sono mai stati capaci.                

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IL LASCITO DI HORST MAHLER

by Gianluca Freda (11/04/2009 - 01:02)


Il celebre avvocato tedesco Horst Mahler, 73 anni, è stato condannato dal tribunale di Monaco, il 25 Febbraio, a 6 anni di carcere per negazione dell’Olocausto e rinchiuso dopo l’annuncio della sentenza. Mahler appartiene al crescente movimento di disobbedienza civile in Germania che rifiuta di sottomettersi alla nuova religione con cui il potere economico ebraico tiene ideologicamente in pugno l’Europa e il mondo. Quelle che seguono sono le sue ultime parole prima del verdetto.

 

Invio il presente all’ultimo momento. Sta per essere emesso il verdetto e verrò rinchiuso immediatamente. Dopodichè non avrò più alcuna possibilità di esprimermi pubblicamente, quindi colgo questa occasione per spiegare brevemente, ancora una volta, che cosa veramente c’è in gioco.

Molti miei sostenitori disapprovano ciò che ho fatto. Mi chiedono: “perché lo fai ?“. Alcuni di loro sottolineano che sarei stato più utile fuori dalla prigione e non dentro. Dicono che adesso il governo si sbarazzerà di me e non ne verrà tratto alcun vantaggio.

Io rispondo a loro che essi considerano la questione dal punto di vista sbagliato.

La cosa più importante non è più il fatto che l’attuale regime ci ha tolto il nostro diritto di libertà di parola. Questo Stato ha sempre avuto il potere di farlo, in molti modi, indipendentemente dal fatto che si voglia esprimere un opinione o meno. Qui c’è in gioco qualcosa di più che il diritto di divulgare idee non conformi. Se ci si accorge, come è avvenuto per me, che la Religione dell’Olocausto è l’arma principale per la distruzione morale e culturale della nazione tedesca, allora è chiaro che ciò che è in gioco non è altro che il diritto collettivo all’auto-difesa, cioè il diritto della Germania a sopravvivere. La sopravvivenza interessa tutti quanti! Il mondo crede veramente che noi Tedeschi ci lasceremo passivamente distruggere come Popolo, che permetteremo altrettanto passivamente che il nostro spirito nazionale venga estinto senza lottare? Quale tipo di uomo di legge ritiene che l’auto-difesa è un atto criminale?

In qualità di Popolo ed entità collettiva vivente abbiamo una natura nazionale e spirituale. Il mezzo più sicuro per estinguere la Germania come entità spirituale è distruggere la nostra identità ed anima nazionale, in modo da non sapere più chi o cosa siamo. Distruggere il nostro spirito nazionale è esattamente lo scopo del nostro nemico, chiedendo di accettare senza domande il suo estraneo Dogma dell’Olocausto, rinunciando a mettere in evidenza che il suo fantastico “Olocausto” non è mai avvenuto. Non c’è alcuna prova di esso.

Quando ci accorgiamo di essere minacciati di annientamento, allora non abbiamo più dubbi su chi è il nostro nemico: è il vecchio assassino di nazioni. Una volta capito questo, non ascoltiamo più passivamente le menzogne e i travisamenti del nemico. Cerchiamo un’arma ed un modo per proteggere la Germania, privare il nemico del potere che ha su di noi. Ma ecco che abbiamo l’unica arma di cui abbiamo bisogno per proteggerci dall’annientamento. Abbiamo la verità. “La verità, tutta la verità, nient’altro che la verità.“

Un aspetto piuttosto insolito della storia della mia vita è la mia entrata da sinistra nell’ambito politico, tramite la Rote Armee Fraktion (RAF). Per farla breve, la RAF prese la via della lotta armata contro “ Il Sistema “, così come veniva chiamato in quei giorni. L’idea che ci motivò a prendere la via della lotta armata era la nostra credenza nell’Olocausto. Credevamo effettivamente in ciò che “Il Sistema“ ci aveva insegnato a scuola e in ciò che veniva costantemente affermato dai media controllati dal nemico. Come altri nella RAF, io credevo in questa propaganda anti-tedesca. Ci credevo veramente e cercavo un modo per infrangere quell’insopportabile complesso di colpa associato “all’assassinio di sei milioni di ebrei“. Non intendo entrare nei dettagli di quel periodo della mia vita; il punto è che, quando ero giovane, ero un “ fervido credente “ dell’Olocausto.

Nel 2001, nel corso della mia carriera come avvocato, mi fu chiesto di difendere un patriota musicista. Si trattava del cantante Frank Rennicke che fu condannato dal tribunale per “Negazione dell’Olocausto“. La mia risposta a questa richiesta fu: “Naturalmente lo difenderò!“. Il compito di difendere Frank rese necessario che indagassi sui fatti, prove e accuse collegati all’Olocausto. Ecco cosa hanno rivelato le mie inchieste: non c’è nessuna prova al riguardo delle fantastiche asserzioni inerenti l’Olocausto. Ci sono soltanto dichiarazioni rilasciate dal tribunale dei vincitori a Norimberga che dicono che ciò avvenne e che in merito si è già sufficientemente “investigato“.

Con la sua proverbiale faccia tosta il nostro nemico ci dice: “nessun altro evento in tutta la storia è stato così attentamente esaminato come l’Olocausto“. (La stessa faccia tosta che porta il nemico ad asserire che le enormi quantità di insetticida che la Germania usò per proteggere la salute dei prigionieri durante la Seconda Guerra Mondiale, fu usato per uccidere gli ebrei).

Se esaminiamo i fatti attuali, scopriamo che tutto ciò è una menzogna. E’ una propaganda di atrocità che viene tuttora seminata, 65 anni dopo la sconfitta della Germania. Quando il servile Bundesgericht (Corte Suprema tedesca) dichiara che un migliaio di “ testimoni oculari “ sostengono “l’evento provato“, si tratta di un’altra sfacciata menzogna. La nostra cosìdetta Corte Suprema sa perfettamente che la nostra cosìdetta Bundesrepublik (Repubblica Federale) non è uno stato sovrano e quindi non è un governo legittimo. Il Prof. Carlo Schmid, l’esperto di diritto internazionale riconosciuto a livello mondiale e autore della nostra Grundgesetz (Legge Fondamentale), affermò chiaramente che la Repubblica Federale non è uno stato valido. In una conferenza che diede in occasione della sua creazione nel 1949, egli la descrive specificatamente come una “Organisationsform einer Modalitaet der Fremdherrschaft“ (Forma Organizzativa di una Modalità del Dominio Straniero), in altre parole, un mezzo di dominio dei nostri nemici. Il Prof. Carlo Schmid compose questa descrizione diplomatica per evitare di usare il termine “governo fantoccio“.

La nostra Legge Fondamentale non è stata scritta da un’assemblea di rappresentanti eletti e non è stata approvata plebiscitariamente. I nemici occupanti ce la imposero e non risponde ai requisiti di uno stato legittimo. Poiché la Repubblica Federale non è uno stato legittimo, le istituzioni e le condizioni che i nostri nemici ci obbligano ad accettare, sono altrettanto illegittime sulla base del diritto internazionale. E’ chiaro che i vincitori o il vincitore della Seconda Guerra Mondiale (il vero unico vincitore fu l’ebraismo mondiale) si diede un gran da fare per assicurare che le basi del dominio ebraico, di fatto il culto religioso dell’Olocausto, fossero legalmente inattaccabili. Questo fu il loro intento quando crearono la Repubblica Federale ed è chiaro che la Corte Suprema a quel tempo adottò un ordinamento giudiziario destinato a perpetuare “l’Olocausto“. La missione di proteggere l’Olocausto è insita  sia nella Repubblica Federale che nella Legge Fondamentale. Questa è la base della dominazione della Germania da parte dei suoi nemici. Il ministro degli esteri Joschka Fischer lo ha spiegato molto chiaramente quando si riferì all’Olocausto ed alla sponsorizzazione di Israele come la ragione di essere della Repubblica Federale.

Ciò che sta accadendo ora, altro non è che la distruzione del fondamento morale del nostro Popolo tramite un assalto genocidi alla nostra anima nazionale. In questo non c’è niente di sorprendente. Dovremmo considerare i nostri nemici veramente stupidi, specialmente il nostro più potente e più pericoloso nemico, se non avessero preso le misure idonee a mantenere il dominio su di noi. I nostri nemici non scatenarono la Seconda Guerra Mondiale contro di noi semplicemente per abbandonare i loro scopi bellici dopo l’inevitabile vittoria delle loro risorse soverchianti in uomini e mezzi. Andarono ben oltre,  evitando di darci la possibilità di esonerarci dalla Grande Menzogna, tramite autentici processi condotti da un potere giudiziario indipendente e professionale.

Il nostro peggior nemico non è stupido! Egli prese scrupolose precauzioni e conosce fin troppo bene i metodi da elaborare per assicurare la compiacenza al suo modo di intendere la “ giustizia “. Chiunque non si accorga che il nostro nemico continua a perpetrare il genocidio contro di noi, come parte dei suoi scopi bellici, può aspettarsi che un Tedesco obbedisca al divieto di mettere in dubbio l’Olocausto. Nessuno può aspettarsi che un Tedesco che voglia essere Tedesco non si ribelli a questo assalto contro la nostra nazione. Questo assalto non è altro che un genocidio culturale e ci minaccia tutti.

Se è possibile, vi chiedo di osare immaginare che cosa necessariamente ne seguirà, se ne sarà il caso. Che disgraziato essere umano sarei se, conoscendo questa minaccia per la nostra nazione e tutte le sue implicazioni, me ne stessi tranquillo seduto sulla mia comoda poltrona in attesa del giorno nel quale la verità verrà alla luce per conto suo! Ogni Tedesco ha l’obbligo di fare il suo dovere per la Patria. Abbiamo il sacrosanto diritto di difenderci, preservare la nostra nazione ed il nostro Popolo. In ogni paese civilizzato c’è un obbligo legale di venire in aiuto di coloro che sono in pericolo. Infatti la legge prescrive delle pene per coloro che non portano soccorso. La mancanza di aiutare e soccorrere è una grave violazione della legge, costituisce in se stessa un corpus delicti. Sarei colpevole di un grave crimine se io non venissi in aiuto del mio Popolo, se me ne stessi tranquillo senza venirne in soccorso, sapendo che quella mostruosa impostura chiamata “Olocausto“non è mai avvenuta. In tal caso sarei veramente un criminale depravato!

Nell’attuale situazione non avrebbe senso per me tirare avanti a stento e cercare di guadagnare una maggioranza in questo o quel partito politico, oppure fondare un nuovo ed indipendente partito che si farebbe in un qualche modo strada attraverso il nostro intricato e corrotto parlamento per abrogare le leggi liberticide anti-tedesche. Lavorando da solo, la mia linea d’azione è quella di continuare a fare ciò che ho sempre fatto. Confidando su me stesso, non posso fare altro che ripetere la verità, sempre e di più. Ho fatto un sacro giuramento che può essere letto su Internet, la nostra unica fonte informativa non censurata, che non desisterò mai dal ripetere questa verità: “L’Olocausto è una menzogna e lo è anche l’affermazione che ritiene sia stato provato“. Non c’è nessuna prova che lo sostenga. Nella sua intrepida difesa della fede cattolica, il Vescovo tradizionalista Richard Williamson ha recentemente affermato la stessa verità che io scoprii molto tempo fa.

Nel caso di Frank Rennicke fui professionalmente obbligato ad indagare le prove dell’Olocausto ed arrivai alla conclusione che tali prove non esistono. Dopo aver riesaminato diversi processi simili, fummo in grado di esibire una lettera scritta da un professore di storia contemporanea, il Prof. Gerhard Jagschitz, di Vienna, le cui ricerche avevano anch’esse portato alla conclusione che non c’è alcuna prova a difesa dell’Olocausto. Quando lo contattai, egli mi disse: “Si certo, lo sappiamo già“.

Il Prof. Jagschitz era stato incaricato dal tribunale come perito testimone onde determinare se l’Olocausto fosse “evidentemente ovvio“ come evento della storia contemporanea. Passò tre anni ad esaminare la letteratura disponibile riguardante l’Olocausto in modo da determinare la verità. Trascorsi questi tre anni informò il tribunale che non poteva più difendere la sua iniziale ipotesi a difesa della validità dell’Olocausto. Arrivò alla netta conclusione che, nell’ambito delle direttive di una società di diritto, non è ammissibile usare la “ manifesta ovvietà “ dell’Olocausto come base per condannare coloro  ritenuti colpevoli di metterla in dubbio. In quei giorni era il Prof. Jagschitz ed ora è la volta del Vescovo Williamson ma presto ci saranno molte altre personalità prominenti che arriveranno alla stessa conclusione.

L’auto-difesa è un diritto inalienabile. Come Tedesco che vuole essere Tedesco mi sento personalmente coinvolto da questo assalto contro il mio Popolo. La nazione Tedesca non ha solo il diritto di difendersi, in effetti essa è obbligata a difendersi. A causa della nostra sostanza culturale, noi come nazione nell’Europa centrale abbiamo il dovere e l’obbligo di resistere ai tentativi di distruggerci culturalmente, di annientarci come Popolo e come entità spirituale. Ecco la posta in gioco!

Non scelgo di aspettare che siano altri a difendere la nazione Tedesca, scelgo di farlo io stesso. Sto dicendo la verità così come la percepisco e la verità è quella che il cosiddetto “Olocausto“ non c’è mai stato. E’ questa l’ovvia ragione per la quale non vi sono prove in merito. Non c’è niente che difenda l’Olocausto, tranne i verdetti dei processi farsa in stile moscovita. Questi verdetti ci vengono costantemente martellati nel cervello dai media giudaici come “prova“ che l’Olocausto fu reale e che c’è un’abbondanza di prove che lo dimostrano. Coloro che applicano e perpetuano quest’etichetta sanguinaria sono colpevoli di tradimento contro la nazione Tedesca. I più famosi fra questi traditori sono i giudici della Corte Suprema che santificano e rafforzano le decisioni dei tribunali minori riguardanti l’assurda “manifesta ovvietà“ dell’Olocausto. Ciò è peggio che travisare la giustizia, significa portare avanti un deliberato genocidio contro il popolo Tedesco. Ho dimostrato la colpa dei traditori togati di Karlsruhe numerose volte e continuerò a sottolinearlo anche dalla prigione.

Dovrò farmi 12 anni di carcere. Come andrà a finire? Ho 73 anni e quindi questa è una condanna all’ergastolo per me. La mia sentenza prova che nella Germania di oggi il carcere a vita può essere comminato a chiunque si rifiuti di fare atto di sottomissione alla Grande Menzogna. Naturalmente gli ebrei sono sempre disposti a “trattare“. Il dissidente viene prima punito in maniera leggera, magari con un’ammenda pecuniaria. Oppure ci può essere una condanna al carcere di qualche mese che può tramutarsi in libertà vigilata. C’è sempre la possibilità di uscirne facilmente inchinandosi servilmente davanti alla Grande Menzogna e dando assicurazioni che non ci saranno più difficoltà in futuro. Questo è ciò che il nemico vuole. Chiunque sia convinto che la vita sotto la Grande Menzogna non valga la pena essere vissuta, deve essere tenuto dietro le sbarre per sempre. Siccome io ho apertamente espresso questo sentimento innumerevoli volte, sapendo molto bene che la clava si sarebbe abbattuta, il nemico mi terrà sicuramente in prigione per il resto della mia vita. Il nemico deve dimostrare al pubblico intimorito che cosa è veramente in gioco.

Chiaramente noi Tedeschi ci troviamo in una situazione nella quale dobbiamo mandare a monte le nostre vite se non ci sottomettiamo alla Grande Menzogna. Qualunque cosa mi accada, posso solo dire, così come il nostro Salvatore dice nel Vangelo di San Matteo: “chiunque non è disposto a portare la sua croce non è degno di me“. Non siamo degni di chiamarci Tedeschi se, invece di alzarci in piedi per la verità, ci sottomettiamo supinamente alla Grande Menzogna.

Credo comunque che la situazione storica della Germania stia per cambiare. La lotta sull’autenticità dell’Olocausto e sul dominio del dogma olocaustico sta ora imperversando nell’ambito della Chiesa Cattolica. La Chiesa ha ancora un grande potere, anche se la sua gerarchia è stata corrotta ed erosa dagli ebrei. Con la sua grande ricchezza e centinaia di milioni di devoti seguaci, la Chiesa è la roccia sulla quale la nave della Grande Menzogna si andrà ad infrangere per poi affondare. Gli ebrei stanno per avere la loro Waterloo. Una volta che l’Olocausto potrà essere apertamente discusso, la conoscenza della sua vera natura non potrà più essere soppressa. Quando l’affare del Vescovo Williamson raggiunge il punto in cui un papa è obbligato a scomunicarlo un’altra volta, come richiesto dall’ADL (Anti-Defamation League: organizzazione attivista dell’ebraismo mondiale), oppure se, sotto la pressione dei media ebraici e di corrotti politici, Papa Benedetto XVI° dovesse abdicare dal Trono di San Pietro, ciò sarebbe un atroce shock per il mondo cattolico, allora la verità si farebbe strada. La fede cristiana è basata sulla Verità, la Roccia dei Tempi. La Verità ci renderà liberi e la volontà di essere liberi crescerà sempre più forte fino ad essere irresistibile, dopodichè avremo vinto.

Per quel che mi riguarda, io ho fatto tutto quello che potevo. Ho dato un esempio. Ho detto spesso che la nostra è la più facile rivoluzione che sia mai stata portata avanti. Abbiamo soltanto bisogno che alcune migliaia di persone si alzino e dicano la verità chiaramente ed apertamente come ha fatto Richard Williamson ed io ho cercato di farlo, assieme ad altri che si sono autodenunciati per aver detto la verità e per aver distribuito “Conferenze sull’Olocausto“ di Germar Rudolf . La vittoria finale della verità è inevitabile, così come lo è la sconfitta dell’ Impero Sionista globale. Tuttavia, non abbiamo modo di sapere quanto tempo dovrà passare ancora, o le esatte circostanze che porteranno la verità alla vittoria. Aspettiamo e vediamo.

Al momento stiamo assistendo ad un altro crollo del sistema finanziario globale ebraico. La base del potere ebraico, il tempio del loro dio Jahweh-Mammona, è stato colpito al cuore dal crollo del loro sistema bancario predatore. Il potere ebraico è basato sul potere del denaro col quale comperano il controllo dei politici e dei media. Al momento stanno perdendo questo controllo del denaro. Una volta che lo hanno perso, perderanno anche il controllo del governo e dell’opinione pubblica. Il loro controllo sull’opinione pubblica è già stato indebolito dalla nascita del non censurato Internet che non sono in grado di sopprimere. Appena perderanno il controllo dei media, si troveranno in una situazione pietosa. Quando ciò accadrà, gli ebrei ci saranno riconoscenti per aver capito e accettato il loro storico ruolo nella redenzione del mondo. Noi riconosciamo la loro tirannia distruttiva come una rivelazione del sentiero di Dio attraverso il mondo verso se stesso, come spiegò il filosofo Hegel. Noi rispettiamo gli ebrei come i seguaci di Satana e li accettiamo nella certezza che potremo redimere loro e noi stessi portando la Verità nel mondo con le nostre azioni. Gli ebrei hanno un pressante bisogno di redenzione e un giorno essi ci saranno grati.

(nota di Gianluca: vorrei dedicare questo articolo a Erwin e a Thule-Toscana, il cui indirizzo web compare da tempo nell'elenco dei miei preferiti. Il sito è stato chiuso l'altroieri dall'autorità giudiziaria, su richiesta di alcuni sconci siti web sionisti come Informazione Corretta (un sito che esemplifica benissimo ciò che in certi ambienti s'intende per correttezza dell'informazione). Aspetto la prossima riapertura di Thule-Toscana e so che non aspetterò a lungo. Magari su un server estero che lo ponga  una volta per tutte al riparo dalla censura europea).

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