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Categorie Medicina

ALL'INSEGNA DEL MAIALE CHE RIDE

by Gianluca Freda (12/10/2009 - 18:16)


RIVOLTA CONTRO IL VACCINO

di Mike Adams

dal sito Naturalnews

Traduzione di Gianluca Freda

 

Il sostegno dell’opinione pubblica al vaccino contro l’influenza suina sta evaporando giorno dopo giorno, via via che i fondamenti razionali della vaccinazione si rivelano sempre più ridicoli a chi sia in grado di prestare attenzione. Mamme, infermiere, operatori dell’assistenza sanitaria ed esponenti dell’opinione pubblica in generale comprendono in modo sempre più chiaro che le motivazioni addotte da Big Pharma a sostegno della vaccinazione contro l’influenza suina semplicemente non stanno in piedi.

Recenti sondaggi condotti dai principali mezzi d’informazione evidenziano che più del cinquanta per cento delle mamme rifiutano di sottoporre i propri bambini al vaccino; le infermiere e gli operatori sanitari di Stati Uniti e Inghilterra esprimono ormai ad alta voce la loro contrarietà alla vaccinazione.

E’ in dirittura d’arrivo un’azione legale contro il provvedimento con cui la FDA ha approvato il vaccino contro l’influenza suina (vedi qui) e le proteste aumentano man mano che cresce la consapevolezza delle più importanti obiezioni mosse alla vaccinazione. Le persone intelligenti e informate, in ogni luogo, stanno dicendo NO al vaccino!

Il sostegno popolare al vaccino si sgretola giorno per giorno e le autorità sanitarie sono ormai costrette ad esagerare con le storie terrificanti nel tentativo di incrementare le richieste di vaccinazione. Dove manca la credibilità scientifica, al suo posto si invoca la paura.

 

Perché la storia del vaccino non sta in piedi

Perché dunque le argomentazioni a favore del vaccino sono così deboli? Tutto si riduce a cinque ragioni cruciali spacciate dall’industria delle vaccinazioni... ma come potete vedere qui sotto, ciascuna di queste ragioni è dimostrabilmente falsa!

Ragione n. 1: L’epidemia di influenza suina (H1N1) è pericolosa e mortale!

Perché è ridicolo: sebbene il tasso di contagiosità dell’H1N1 sia attualmente piuttosto alto, il tasso di mortalità è invece notevolmente basso. Allo stato attuale, non è più alto di quello di una comune influenza stagionale.

Ragione n. 2: Il vaccino vi protegge dal virus!

Perché è ridicolo: Non esiste assolutamente nessuna prova scientifica che il vaccino offra una protezione efficace contro il virus H1N1. Per quanto vi siano prove che esso produce anticorpi, come ben sanno tutti coloro che hanno compiuto studi sull’efficacia dei vaccini, la mera esistenza di anticorpi indotti dal vaccino non implica affatto un’immunità funzionale ed effettiva! In realtà molto spesso i vaccini non sono altro che una falsa promessa di immunità che non fornisce alcuna difesa effettiva nel mondo reale.

Ragione n. 3: Il vaccino è assolutamente sicuro, anche per i bambini!

Perché è ridicolo: questa affermazione è veramente risibile. Nessuno di questi vaccini è stato testato in modo appropriato dalla FDA o dalle compagnie farmaceutiche. Sono stati approvati dalla FDA con una deroga, scavalcando completamente la normale procedura di sperimentazione che la gente si aspetterebbe di veder garantita dalla FDA. Anzi, secondo il procuratore Jim Turner, l’approvazione infondata di questi vaccini rappresenterebbe una violazione della legge federale.

Ragione n. 4: Non c’è nient’altro che possiate fare per proteggervi dall’influenza suina (perciò fatevi questa iniezione).

Perché è ridicolo: questa affermazione è una menzogna spudorata. Pur di vendere una maggior quantità di vaccini, l’industria farmaceutica (e le sue coorti come la CDC e l’Organizzazione Mondiale per la Salute) sta tenendo dolosamente nell’ignoranza la popolazione riguardo l’esistenza di opzioni di gran lunga più sicure ed efficaci, come la vitamina D e i rimedi anti-virali da erboristeria.

Ragione n. 5: Non sottoporsi alla vaccinazione è immorale, perché si lascia il fardello dell’iniezione sulle spalle degli altri senza attivarsi in prima persona.

Perché è ridicolo: Esilarante! Questo si chiama marketing colpevolizzante: si cerca di costringere la gente a farsi l’iniezione facendola sentire in colpa se sceglie di non farla. La verità è che è immorale chi l’iniezione LA FA, perché sostiene finanziariamente un’industria dei vaccini che è pericolosa ed altamente fraudolenta e che provoca danni terribili ai bambini, alle donne in gravidanza e ad altre innocenti vittime delle vaccinazioni.

Sperare di migliorare la vostra salute elargendo denaro all’industria farmaceutica tramite l’acquisto dei vaccini è come sperare di ottenere la pace nel mondo firmando un assegno ai fabbricanti d’armi.

Non c’è nessuna buona ragione per fare il vaccino

Esiste qualche buona ragione per vaccinarsi contro l’influenza suina? No, stando alla situazione attuale. A meno che non proviate un forte desiderio di giocare alla roulette russa con la vostra salute, naturalmente.

Ovviamente, se le cose cambiassero in modo drastico potrebbero esserci buone ragioni per prendere in considerazione il vaccino. Se il virus H1N1 mutasse in un virus con alto tasso di mortalità le cose sarebbero diverse. Se si provasse la sicurezza del vaccino attraverso una sperimentazione a lungo termine, ciò rappresenterebbe un punto a suo favore. Se fosse scientificamente provato che i vaccini proteggono davvero dai virus, anche in questo caso le cose sarebbero diverse.

Ma al momento attuale nessuna di queste cose è stata dimostrata! I vaccini non sono stati sperimentati per nulla. Non c’è nessuna prova attendibile che essi vi proteggano davvero dall’influenza suina. E l’influenza ha un tasso di mortalità così basso che non si capisce perché si sia sentita la necessità di intervenire con un vaccino.

Tenete presente che circa 2.000 persone muoiono ogni anno per aver preso un’aspirina. Più di 100.000 americani muoiono ogni anno per aver assunto farmaci prescritti dal medico e approvati dalla FDA. Se i tipi della CDC stanno cercando una pandemia, potrebbero concentrarsi sulla pandemia di malattie inventate e terrorismo farmaceutico che si sta diffondendo oggi in tutto il mondo sullo scenario dell’epidemia di influenza suina.

C’è davvero in giro un’epidemia. Un’epidemia di str%&zate, che impazza in tutta l’America e il Regno Unito. E’ una forma infettiva di ciarlataneria farmaceutica che passa da una persona all’altra alla velocità della propaganda. I sintomi dell’infezione contemplano la perdita di pensiero razionale, l’isteria da influenza suina e la fede irragionevole nei simboli dell’autorità.

Ciò di cui l’America ha realmente bisogno è un vaccino che protegga i cervelli dei consumatori dalla ciarlataneria farmaceutica infettiva. Purtroppo, se davvero iniettassimo alla gente una cosa simile, l’intera industria farmaceutica crollerebbe nell’arco di una notte. Questo perché il potere di Big Pharma è fondato sulla propaganda. E la propaganda a cui stiamo assistendo con questa trovata del vaccino contro l’influenza suina è così densa di ingiustificabili speculazioni da meritare un Premio Nobel per la Pace o qualcosa di simile.

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COMUNISMO? SI', GRAZIE.

by Gianluca Freda (22/09/2009 - 23:09)


L’AMERICA VEDE ROSSO

di Israel Shamir

dal sito www.israelshamir.net

Traduzione di Gianluca Freda

 

C’è un racconto ebraico in cui ad un uomo viene offerta la possibilità di vedere esaudito qualunque suo desiderio, a patto che al suo vicino spetti il doppio. Dopo averci pensato un po’, l’uomo esprime il suo desiderio: per favore, privami di un occhio! Questo è un atteggiamento tipicamente americano. Un americano rinuncia ad avere cure mediche gratuite se la condizione è quella di permettere anche ad altri di averle. Questo è ciò che possiamo dedurre dalle manifestazioni contro la riforma sanitaria proposta da Obama. Gli slogan e le idee dei dimostranti erano a dir poco curiosi!

Una bambina domanda come farà a pagare il conto se la riforma sanitaria verrà approvata. Questa bambina – o piuttosto i suoi genitori – non si è mai chiesta come avrebbe fatto a pagare il conto delle guerre in Iraq e Afghanistan, come avrebbe fatto a pagare il conto del coinvolgimento americano in Palestina, come avrebbe potuto ripagare i trilioni di dollari regalati ai banchieri. Fino ad ora il Grande Governo andava bene. Forniva miliardi alla AIG: ok. Miliardi per nuovi jet militari: fantastico. Miliardi alla Blackwater per ammazzare un altro po’ di irakeni e pakistani: splendido. Miliardi a Israele: perfetto. Ma finanziare la sanità? Che razza di idea comunista!

Il problema delle assicurazioni sanitarie americane è qualcosa che noi stranieri non riusciamo a capire. Tutti noi, che si viva in Inghilterra o in Russia, in Israele o in Francia, abbiamo un servizio sanitario nazionale; al massimo ci lamentiamo che non funziona bene come un tempo. Ma quale persona normale preferirebbe trasformare la propria salute in un bene di lusso e farla dipendere dal proprio conto in banca? Eppure questa strana attitudine è ben radicata nella mentalità contorta degli americani.

Gli Stati Uniti sono una specie di “progetto” sperimentale: vedere cosa succede quando un territorio semideserto viene colonizzato da persone di diversa cultura, di diversa etnia e con diverse affiliazioni, tutte mosse dal desiderio di arricchirsi e prive di inibizioni morali diverse da una Smith & Wesson. Dapprima distruggono i nativi del luogo e dei luoghi vicini, poi si danno al cannibalismo. Se gli americani non si divorano l’uno con l’altro è solo perché hanno trovato qualcun altro da mangiare tutti insieme.  

L’America è stata costruita sull’amore per il profitto e sull’odio verso il comunismo. Il suo anticomunismo è viscerale, brutale, istintivo, congenito. Gli Stati Uniti sono stati creati per essere lo sceriffo supremo, il bastione del sincero individualismo, dell’”homo homini lupus”, del rifiuto della nozione di solidarietà e aiuto reciproco. Questo era il piano dei loro progettisti.

Ma poiché la natura umana è quello che è, questo progetto satanico è parzialmente fallito grazie alla bontà spontanea degli uomini e delle donne. Esistono molti meravigliosi americani che si ribellano al crasso materialismo e all’avidità senza freni, pur essendo isolati nell’ambiente in cui vivono; i personaggi migliori della letteratura americana vivono e combattono da soli. Così fa Thoreau nella sua Walden. Così Ishmael sul Pequod. Così il Vecchio sul suo Mare. La solidarietà – l’agire insieme – brilla per la sua assenza nella letteratura americana.

Qualunque stato europeo, dall’Inghilterra alla Russia, possiede il suo sistema sanitario nazionale, perché ogni nazione considera se stessa un corpo vivente ed ogni membro della nazione è una parte importante di quel corpo. Tutte queste nazioni sono o sono state cristiane e solidariste. I loro cittadini appartenevano ad un’unica chiesa. Gli Stati Uniti sono differenti, a causa dello spirito anti-solidaristico e anti-cristiano dei loro fondatori. Il loro Destino Manifesto non è legato alla fede. I fondatori degli Stati Uniti negarono apertamente di appartenere ad una nazione cristiana quando conclusero il Trattato di Tripoli, e il loro rifiuto fu sincero, perché la solidarietà è una caratteristica della fede cristiana.    

Ogni settore della società americana – la destra, la sinistra, le chiese, i partiti – condivide questa assenza di compassione ingigantita dall’invidia. La destra americana è ossessionata dall’anticomunismo. Ciò è scontato nella destra imperialista dei Ronald Reagan e dei George Bush junior e senior. Quello che lascia sconcertati è che perfino la destra americana anti-imperialista e nazionalista per tradizione (i “paleocons”) sia altrettanto anticomunista e anti-cristiana. Io per primo avevo sperato che comprendessero i propri errori del passato e divenissero alleati di altre forze anti-imperialiste, come Cina, Russia e Iran. Ma ahimè, se costoro non amano i neocon, e questo è un bene, non riescono però ad essere migliori di loro: anziché combattere gli arabi, preferirebbero ammazzare un po’ di russi.

In un recente articolo, Patrick Buchanan canta le glorie della Germania di Adolf Hitler e maledice la Russia comunista. Si duole che gli Stati Uniti si siano alleati con i russi contro i tedeschi, anziché viceversa. Io non ho nulla contro le persone che ammirano Hitler per ragioni sentimentali: costoro apprezzano il suo solidarismo, la grandezza che seppe dare alla Germania, il suo vegetarianesimo, il modo in cui trattò le banche e i banchieri e la sua unificazione dei territori tedeschi. Esiste però una linea rossa: le persone che ammirano Hitler in virtù del suo attacco contro la Russia e/o dei suoi massacri contro i civili sono mie nemiche. Se parliamo della battaglia di Stalingrado, so bene da che parte stare. E Buchanan sta dalla parte opposta.

Simili commenti anti-comunisti e anti-russi spiccano in altri scritti dei nazionalisti bianchi di estrema destra. Cercate la parola chiave, che è “orde”. Per i neocon ci sono le “orde dei musulmani”, per i nazionalisti bianchi ci sono le “orde russe”, come nell’articolo di Buchanan: “Nel maggio 1945 le orde dell’Armata Rossa occupavano tutte le grandi capitali del centro Europa: Vienna, Praga, Budapest, Berlino”. Si dimentica però di dire che ciò avvenne perché i popoli di quelle grandi capitali avevano deciso di tentare la fortuna a Mosca sotto le bandiere di Hitler, cosa che potrebbe succedere di nuovo se questa lezione verrà dimenticata.

Tom Sunic, mio amico di vecchia data, muovendo alla ricerca di una Nuova Destra, è pervenuto alla scoperta del Vecchio Hitlerismo: “L’ultimo colpo nella capitale europea di Berlino fu sparato da un soldato sovietico ubriaco, che ammazzò un giovane volontario francese delle SS”. Beh, che Dio benedica quel soldato sovietico, ubriaco o sobrio che fosse, per la sua buona mira, e all’inferno l’uomo delle SS, giovane o di mezza età, soprattutto se si era offerto volontario per fare quel lavoro da macellai.

Buchanan parla de “la più barbara tirannia della storia: il regime bolscevico del più grande terrorista che si sia mai visto, Joseph Stalin”. L’odio verso Stalin, l’uomo che fermò Hitler, che creò la Russia moderna e fece rinascere la Chiesa Russa dopo gli eccessi trotzkisti, è il terreno comune di questi anticomunisti. Se davvero gli importasse qualcosa del popolo russo come dicono, potrebbero chiedere a loro e accorgersi che, nonostante decenni di propaganda anticomunista, Stalin è ancora molto amato dai russi. In un ampio sondaggio condotto di recente dalla TV russa, Stalin è stato scelto come “il più importante personaggio nella storia russa”, insieme a Sant'Alexander Nevsky. I russi ricordano bene che Stalin divenne leader di una nazione analfabeta devastata dalla guerra civile, una nazione senza un’industria, con un’agricoltura morente, senza denaro e con debiti immensi, circondata da nemici. Egli creò l’industria, costruì case e strade, creò un sistema sanitario gratuito e un eccellente sistema scolastico per tutti; rese la Russia il paese con la migliore istruzione del mondo.

Gli americani senza pregiudizi potrebbero trovare di loro gradimento l’atteggiamento semplice di Stalin nei confronti della vita e degli affari. Egli avrebbe prontamente risolto l’attuale crisi finanziaria mandando i banchieri a tagliare legna da qualche parte nel profondo Oregon e cancellando tutti i debiti. Le fabbriche automobilistiche di Detroit sarebbero state salvate. Quando Stalin scoprì l’esistenza di una lobby sionista nel suo paese, la fece a pezzi seduta stante invece di arrendersi ad essa, mentre i normali ebrei fedeli alla Russia conservarono le proprie posizioni. Ecco perché il suo nome viene oggi infangato dagli anticomunisti.

Non è questo il luogo né il momento per parlare delle assurde esagerazioni relative ai presunti crimini sovietici. Basti dire che sono immaginari. Nessuno, neanche Stalin, avrebbe potuto uccidere cento milioni di persone su una popolazione di 160 milioni, vincere una guerra e ritrovarsi ancora con 250 milioni di persone a guerra finita.

L’odio malato verso il comunismo gronda anche dall’articolo di un altro anti-imperialista di destra, Chuck Baldwin. Questo “candidato alternativo” ha dato in escandescenze contro la bandiera cinese, che è rossa, quando essa è stata esposta nel Prato Sud della Casa Bianca in occasione della festa nazionale della Cina. Egli parla dell’ “estremo oltraggio di far sventolare la bandiera comunista cinese”. Ciò sarebbe “incredibile, irreale, orripilante, osceno, perfino da traditori... perché i leader comunisti della Cina di Mao sono i macellai di Pechino, e questo dimostra... le inclinazioni comuniste del presidente Obama”.  

Inoltre, Baldwin narra la straziante storia del povero popolo cinese sofferente sotto la crudele dittatura di Mao. Se la dittatura comunista fa così schifo, come mai gli Stati Uniti sono indebitati verso la Cina per la cifra di diversi trilioni? Prima di Mao, la Cina era una miserabile semi-colonia dell’Occidente, ‘i cinesi e i cani’ non erano ammessi in alcune zone di Shanghai, le carestie impazzavano tutti gli anni e le flotte anglo-americane fornivano premurosamente oppio alla popolazione quando non erano impegnate a dare alle fiamme il Palazzo di Pechino. Oggi, dopo tutti questi anni di tirannia comunista, i cinesi sono un fulgido esempio per il resto del mondo.

In ogni caso, esporre la bandiera cinese in queste circostanze non significa proclamare il comunismo dottrina di stato, è un semplice gesto di cortesia. Allo stesso modo esporre la bandiera israeliana sullo stesso prato non è mai stato considerato dalle persone sane di mente un segno di sottomissione ai Savi di Sion, né l’esposizione della bandiera britannica implica la cancellazione della Dichiarazione d’Indipendenza. E’ un peccato che l’amministrazione Obama se la sia fatta addosso e abbia deciso di cancellare l’evento. Questa mancanza di spina dorsale in Obama non è un buon segno, come abbiamo già imparato riguardo alla questione del Medio Oriente.

Anche la sinistra americana ha paura del comunismo. In molti, molti articoli e risposte alle manifestazioni anti-Obama, gli scrittori di sinistra sottolineano puntualmente il razzismo dei dimostranti. William Rivers Pitt ha parlato di “esponenti di destra bianchi, di mezza età, corpulenti e pieni di fifa... una manifestazione del Ku Klux Klan senza i cappucci e le torce”. Susie Day ritiene che le manifestazioni siano organizzate da bianchi infuriati per i rimproveri mossi da Obama a un poliziotto bianco.  

Io non credo molto al razzismo. La reputazione di questo fenomeno è ampiamente sopravvalutata, per quanto mi è dato vedere. I russi, che dovrebbero essere razzisti, hanno adorato Stalin, che era un georgiano. I francesi e i tedeschi, anche loro considerati razzisti, hanno avuto rispettivamente un primo ministro e un ministro degli esteri ebreo nell’ultimo secolo. Gli americani non hanno avuto problemi ad eleggere un nero come Obama. Perciò il razzismo è una fandonia. Gli esponenti della sinistra americana, che vorrebbero spiegare ogni cosa col razzismo, stanno abbaiando all’albero sbagliato e lo sanno bene, solo che non hanno il coraggio di parlare dei problemi reali.

La paura patologica della solidarietà fra gli uomini è ciò che fa tremare le ginocchia alla società americana. Essa è stata innescata dalla lobby per screditare il presidente Obama. Poiché egli si è opposto all’espansione israeliana, poiché ha osato menzionare i diritti e la sofferenza dei palestinesi, la lobby lo combatte in ogni occasione possibile, perfino sulla questione della sanità nazionale. Se Obama facesse tutto ciò che loro gli chiedono di fare in Medio Oriente, le sue iniziative interne passerebbero tanto facilmente quanto un vaporetto attraverso il Golden Gate.

Obama viene attaccato ad ogni passo che compie. Pensiamo al Medio Oriente: Israele vuole bombardare l’Iran. Il presidente ha rifiutato le richieste di Netanyahu di un attacco contro Teheran, ma la lobby non accetta un no come risposta. Sulla Voce della Lobby, meglio conosciuta come Wall Street Journal, Bret Stephens proclama assurdamente: Obama sta spingendo Israele verso la guerra. In che modo? Il rifiuto di attaccare l’Iran da parte di Obama “sta spingendo Israele verso un attacco militare preventivo contro l’Iran”. La Voce della Lobby non nasconde il fatto che una simile aggressione si tradurrebbe in “prezzo del petrolio a 300 dollari al barile, una guerra in Medio Oriente, con i militari americani presi nel mezzo”. Per un lettore normale, la conclusione è ovvia: è per questo che Obama ha proibito agli israeliani di attaccare l’Iran. Ma il sofista della Lobby presenta un’altra spiegazione: spetta all’America attaccare l’Iran, non a Israele. Il rifiuto di Obama di interferire con l’Iran equivale a dire che “Obama sta spingendo Israele verso la guerra”. Begorrah!

Mentre il nemico è in piena attività, nessun amico si fa avanti per aiutare il presidente americano sotto attacco. Molti di noi hanno ricevuto e diffuso una mail in cui si affermava che Obama ha appoggiato il colpo di stato in Honduras. Assai minore attenzione è stata dedicata al fatto che Obama ha in realtà tagliato le sovvenzioni all’Honduras come risposta al colpo di stato.

Considerando questa solitudine del presidente, Netanyahu può permettersi di ridicolizzare le sue miti e limitate richieste. Non c’è altra parola per definire la risposta di Israele: la promessa di ‘congelare’ la costruzione di qualche nuovo insediamento per qualche mese. Una risposta del genere è solo marginalmente migliore di “ma ficcatelo lì”. Ed è pure stata seguita dall’annuncio di cinquecento nuove abitazioni per gli ebrei alla faccia delle richieste di Obama. Obama non osa mettere ulteriormente alla prova l’intransigenza di Israele, perché Congresso e Senato sono sul libro paga degli ebrei e questi potenti ebrei preferiscono il sionismo al comunismo.

Che peccato! Un tempo gli ebrei erano tutti per il comunismo e nessuno per il sionismo, e questo aveva prodotto notevoli miglioramenti nelle sorti umane. In un interessante articolo, Winston Churchill scriveva negli anni 20: gli ebrei stanno scegliendo fra comunismo e sionismo, facciamo in modo di indirizzarli verso il sionismo così si isoleranno e la smetteranno di darci fastidio. Il suo progetto fu realizzato: gli ebrei si lasciarono sedurre dall’idea sionista, abbandonarono il comunismo e divennero suoi nemici. Il risultato fu piuttosto triste: il contributo degli ebrei israeliani al benessere dell’umanità è oggi pari a zero, a meno di non mettere in conto le nuove tecniche di tortura e sorveglianza. Anche negli altri paesi gli ebrei sprecano il loro tempo e le loro capacità sullo stesso sordido progetto sionista, anziché aiutare i loro connazionali a rendere migliori le loro vite. Winston Churchill accese una candela la cui luce continua ad attirare farfalle che muoiono sulla fiamma. Il coraggioso rapporto del giudice Richard Goldstone è il primo segnale di un cambiamento di rotta: nonostante le sue simpatie filoisraeliane, egli ha condannato le recenti atrocità compiute contro Gaza.     

E’ tempo che Obama si faccia avanti senza paura. Deve iniziare ad ascoltare la voce dei suoi concittadini americani. Se essi sono furiosi e preoccupati a causa dell’immigrazione, deve fermare l’immigrazione completamente. Mandare via gli stranieri illegali o legalizzare coloro che vivono in America da tempo sufficiente. Far vedere alle persone che si cura di loro.

Deve andare avanti con la riforma sanitaria. Questo settore è maturo per una rivoluzione. Solo in tempi di crisi un grande leader può porre in atto riforme radicali.

- Prendere a prestito le idee di Illich sulla Nemesi Medica e minimizzare il costo delle cure sanitarie. Alla maniera cubana.

- Equiparare la salute al corpo dei pompieri: i corpi umani non sono meno importanti degli edifici. Nessuno si meraviglia del fatto che i vigili del fuoco non siano un ente privato. Trasformare la sanità in un servizio pubblico e rendere i medici dei pubblici dipendenti.

- Mettere al bando la sanità privata.

- Offrire cure mediche a tutti, a spese dello Stato.

- Arrestare lo sviluppo di costosi congegni e procedure di supporto vitale. Basta trapianti, basta complicati trattamenti contro l’infertilità, basta tecnologie riproduttive, basta operazioni al cuore e al cervello, basta con gli aborti.

- Tagliare la ricerca. Che le malattie incurabili restino incurabili.

- Permettere alle persone di nascere e morire. Questo è normale, al contrario della paura morbosa della morte.

- Già che c’è, nazionalizzare le compagnie farmaceutiche. Costringerle a vendere i medicinali al servizio sanitario nazionale a costi di produzione.

In questo modo il servizio sanitario nazionale diverrà efficace, semplice, universale e poco costoso. Comunismo? Sì, grazie. Sarà un bene per voi? Certo, a meno che non siate un ricco ginecologo. E il compagno Stalin lo approverebbe!

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VACCINI CONTRO IL NULLA

by Gianluca Freda (06/09/2009 - 16:53)


LA TEORIA DELL’ORIGINE VIRALE DELLE MALATTIE

di Arthur M. Baker

Estratto da Exposing the Myth of the Germ Theory

a cura del College of Practical Homeopathy, 2005

Traduzione di Gianluca Freda

[…]

In origine la parola “virus” significava veleno e il termine “virulento” voleva dire velenoso. Oggi intendiamo per virus una entità submicroscopica e “virulento”, in generale, significa contagioso. La medicina moderna utilizza il termine “virus” per indicare una microscopica forma di vita capace di infettare le cellule e a cui viene pertanto attribuita la responsabilità di molte delle nostre malattie.

Nell’immaginario popolare, il virus è una forma di vita in grado di parassitare ogni altra forma di vita, inclusi gli animali, le piante e i saprofiti (funghi e batteri).

Nella descrizione delle infezioni virali, ai virus vengono attribuiti comportamenti quali “iniettarsi”, “incubare”, “essere in latenza”, “invadere”, avere uno “stadio attivo”, “impadronirsi”, “riattivarsi”, “mascherarsi”, “infettare”, “assediare” ed essere “devastanti” e “mortali”.

La teoria medica convenzionale sostiene che i virus nascono da cellule morte che essi stessi hanno infettato. Il virus “si inietta” nella cellula e le “ordina” di riprodurlo, fino al momento in cui la cellula esplode per lo sforzo. I virus sono a questo punto liberi di cercare altre cellule in cui ripetere il processo, infettando così l’intero organismo.

Tuttavia i virologi ammettono che i virus, pur avendo natura peculiarmente organica, non possiedono metabolismo, non possono essere replicati in laboratorio, non possiedono alcuna caratteristica degli esseri viventi e, in realtà, non sono mai stati osservati vivi!!

 

I “virus vivi” sono sempre morti                                                                                                                                              

Il termine “virus vivo” indica semplicemente quei virus creati dalla coltura di tessuti viventi in vitro (cioè in laboratorio), dai quali si possono ottenere trilioni di virus. Ma proprio qui sta il punto: anche se alcune colture da laboratorio vengono tenute vive, nel corso del processo si verifica un massiccio ricambio cellulare ed è dalle cellule morenti che vengono ottenuti i “virus”. Essi sono comunque morti o inattivi, poiché non possiedono né metabolismo né vita e non sono altro che molecole di DNA e proteine.

I virus contengono acido nucleico e proteine, ma mancano di enzimi e non possiedono una vita propria poiché mancano dei prerequisiti fondamentali della vita, e cioè dei meccanismi di controllo metabolico (che perfino i batteri “inferiori” possiedono). Il Guyton’s Medical Textbook riconosce che i virus non hanno nessun sistema riproduttivo, nessuna capacità di locomozione, nessun metabolismo e non possono essere riprodotti in vitro come entità viventi.

 

Il legame con i mitocondri 

Poiché i “virus” non sono vivi, essi non possono agire in nessuno dei modi che vengono loro attribuiti dalle autorità mediche, tranne che come unità funzionali del nostro normale materiale genetico all’interno del nucleo cellulare o del nucleo mitocondriale interno alla cellula.  

I mitocondri sono organismi viventi, uno dei molti diversi organelli (piccoli organi) presenti all’interno delle cellule del nostro corpo. I mitocondri hanno grosso modo la dimensione dei batteri e sia gli uni che gli altri possiedono un proprio DNA e un proprio metabolismo.

I mitocondri metabolizzano glucosio ricavandone molecole di ATP, che sono energia pronta per l’uso a cui il corpo può attingere quando ce n’è bisogno. Cosa ha a che fare questo con i “virus” in quanto tali? Tutto, come capirete fra un momento.  

Chiunque abbia studiato citologia (struttura delle cellule) sa bene che la stragrande maggioranza delle forme di vita presenti all’interno della cellula è rappresentata dai mitocondri, i creatori della nostra energia.

I semplici protozoi monocellulari possiedono al proprio interno fino a mezzo milione di mitocondri. Le cellule umane ne hanno meno: dalle poche centinaia presenti nelle cellule sanguigne ai 30.000 e più delle cellule dei tessuti muscolari maggiori. Poiché l’intero corpo umano possiede dai 75 ai 100 trilioni di cellule, ciascuna delle quali contiene, mediamente, migliaia di mitocondri, devono esserci quadrilioni o quintilioni di mitocondri all’interno del nostro sistema.

Quando una cellula muore, essa viene rimpiazzata da una cellula figlia nata dal processo della mitosi, mentre la cellula esausta viene disintegrata dai lisosomi, i potenti enzimi intracellulari autodistruggenti e autodigerenti, che frammentano i componenti cellulari in particelle ultra-minute affinché il corpo possa prontamente riciclarle o espellerle come scarti.

Ogni giorno, da 300 milioni fino a oltre mezzo trilione di cellule del nostro corpo muoiono (a seconda del nostro livello di tossicità) e ognuna di esse contiene in media dai 5.000 ai 20.000 mitocondri. Quando le cellule muoiono esse vengono autodistrutte dai loro stessi lisosomi, ma i nuclei e i genomi dei mitocondri sono protetti assai meglio rispetto ad altri organelli e protoplasmi cellulari e spesso non si decompongono completamente.

Genomi e nuclei sono microscopici contenitori di informazioni genetiche, consistenti in DNA o RNA che agisce come centro di controllo e immagazzinamento del “progetto” stesso della cellula. In quanto tali essi sono per i mitocondri e le cellule ciò che il cervello è per il nostro corpo. Ogni cellula e ogni mitocondrio contengono questo materiale genetico che è la zona più protetta della cellula (grazie alla sua guaina proteica a doppi lipidi), proprio come il nostro sistema nervoso è la parte più vitale e protetta della nostra fisiologia (grazie alla colonna vertebrale e al cranio). Alla morte della cellula i mitocondri vengono frammentati dai lisosomi, ma non sempre in modo completo, a causa della loro doppia membrana protettiva. Ed è qui che la spiegazione diventa interessante.

Secondo il Guyton’s Textbook of Medical Physiology un virus può definirsi come una parte minuta di materiale genetico (detto genoma) le cui dimensioni equivalgono a circa un miliardesimo di quelle della cellula. Il genoma è circondato da una protettura detta capside che è di solito una guaina proteica a doppi lipidi ed è composta di due membrane (quasi identiche alla membrana cellulare) che, per inciso, rappresentano l’ossatura stessa del nucleo mitocondriale.

Le foto dei “virus” scattate col microscopio elettronico mostrano che le loro membrane sono irregolari e frastagliate, a volte semplici porzioni di uno strato, a volte di uno strato e di parte del secondo, il che concorda con l’azione autodigerente dei lisosomi, nel momento in cui il loro lavoro di frammentazione delle scorie cellulari è ancora parziale e incompleto. Pertanto, questa descrizione di un “virus” è virtualmente identica a quella di ciò che resta dei genomi dei mitocondri cellulari.

In breve, i virus sono resti di materiale vivente e alcuni testi di fisiologia ipotizzano che essi siano il residuo di cellule esauste. I lisosomi che disintegrano la cellula morta a volte non riescono a frammentare questi “virus”, circondati dalla membrana protettiva a doppi lipidi.

E’ sorprendente che i ricercatori non riescano a riconoscere questi corpi per ciò che sono in realtà: generico materiale mitocondriale esausto, soprattutto frammenti di DNA e RNA.

 

I “virus” non sono microrganismi

Anche se le autorità mediche attribuiscono erroneamente a questi inerti residui cellulari il carattere della vita e della malignità, i microbiologi riconoscono che i virus sono in realtà frammenti morti di DNA rivestiti di una membrana lipido-proteica, pur non riuscendo a comprendere la loro origine.

In realtà i genomi sono meccanismi di controllo, ma non microrganismi come l’establishment medico vorrebbe farci credere, e questi cosiddetti “virus” non sono altro che frammenti senza vita di generico materiale mitocondriale. Per questo motivo i virus non possono provocare malattie, a meno che non si accumulino come impurità che inquinino le cellule, i tessuti e la circolazione nel corso del ricambio cellulare.

I virus sono quindi genomi morti, provenienti da cellule disintegrate, la cui membrana cellulare non è stata completamente frammentata dai lisosomi. I genomi non presentano alcuna caratteristica di vita e sono semplici particelle di materiale acido nucleico, di norma riciclati attraverso la fagocitosi o espulsi come scorie.

Le fotografie dei presunti virus che “si iniettano” all’interno della cellula mostrano in realtà la cellula che letteralmente inghiotte il virus o scoria proteinacea. Si forma allora un’incavatura, detta invaginario, e il materiale organico viene circondato dalla sostanza cellulare che poi si richiude, formando uno “stomaco” improvvisato, in cui il virus scompare. Lo “stomaco” si riempie allora di potenti enzimi lisosomici che digeriscono il materiale organico, frammentandolo in amminoacidi o acidi grassi per il riciclaggio o l’eliminazione. 

Questo processo è una caratteristica della fisiologia cellulare nota come fagocitosi (letteralmente “divorazione di cellule”); è un normale processo di ingestione cellulare e digestione enzimatica di batteri, scorie di tessuti e altre cellule erratiche.

I virus non sono altro che materiale organico inerte, completamente privo di qualsiasi caratteristica di vita e che nessuno ha mai visto in azione. Le fotografie che asseriscono di mostrare i virus in azione sono vere e proprie frodi: ciò che mostrano in realtà è un ordinario processo fisiologico di fagocitosi che avviene innumerevoli volte ogni giorno all’interno del corpo.

E’ da ricordare che secondo i testi di virologia e microbiologia i virus presentano le seguenti caratteristiche, che sono incompatibili con la vita:

1) I virus non possiedono metabolismo. Non possono elaborare il cibo o il nutrimento e dunque non possiedono strumenti per formare energia. Sono solo un contenitore, o schema di informazioni, come lo sono i genomi.

2) I virus non possiedono alcun tipo di capacità di movimento. Non hanno un sistema nervoso, né un apparato sensorio, né un’intelligenza che possa in qualche modo coordinare movimenti o  “invasioni del corpo” di qualsiasi natura.

3) I virus non possono replicarsi: essi dipenderebbero interamente dalla “riproduzione obbligata”, vale a dire la riproduzione attraverso un organismo ospite, cosa assolutamente inaudita in ogni altro campo della biologia.

 

Riproduzione Obbligata

Nelle spiegazioni che i medici forniscono sulle cause delle infezioni virali, ci viene chiesto di credere alla riproduzione obbligata, in cui un organismo (la cellula) viene costretto a riprodurre un organismo alieno (il “virus”). Tuttavia non esiste in natura nessun esempio di esseri viventi che riproducano qualcosa di non appartenente alla propria specie.

Non dimentichiamo che il rapporto tra le dimensioni del virus e quelle della cellula è di circa un miliardesimo. La spiegazione offerta dalla teoria virale delle malattie ci domanda di credere che il virus si inietti all’interno della cellula e le ordini di riprodurre il virus centinaia di migliaia di volte, finché la cellula esplode. Ma anche nel momento in cui il virus “si riproduce” la sua massa complessiva rimane comunque meno di 1/100 dell’uno per cento della massa della cellula. E’ come dire che se voi vi iniettaste mezzo grammo di una sostanza, essa potrebbe provocare una tale pressione interna da farvi esplodere!

Solo i microrganismi viventi sono in grado di agire e di riprodursi, e ciò avviene sotto il diretto controllo del nucleo, genoma o “cervello”. I cosiddetti “virus” non sono che residui di entità un tempo organicamente funzionanti, la cui struttura genetica ha con esse la stessa relazione che una testa ha col corpo; attribuire ai virus una qualsiasi attività è più o meno come attribuire delle azioni alla testa decapitata di un cadavere!

 

I virus sono dannosi solo se si accumulano come scorie

Il nostro sangue e i nostri tessuti possono venire saturati da questi materiali di scarto generati internamente, proprio come avviene con le sostanze inquinanti ingerite dall’esterno. L’intossicazione si verifica nel momento in cui queste scorie sovraccaricano il corpo al di là delle sue capacità di espellerle. E’ vero che i virus provocano malattie, ma solo in quanto scorie tossiche. In questo senso i “virus” sono sì responsabili di varie patologie, ma non certo in quanto agenti di contagio. Ricordiamo che batteri, germi e virus non comunicano tra loro né possono agire di concerto e sono del tutto incapaci di condurre operazioni congiunte come quelle di un esercito o di un gruppo di assalitori. Essi sono privi dell’intelligenza e delle risorse richieste per governare il processo patologico. Solo il corpo è in grado di dare inizio a un tale processo risanante, poiché il corpo è la sola entità intelligente unificata in grado di condurre quei processi fisiologici che vengono chiamati “malattie”.

 

Evitare le infezioni attraverso una vita sana

Il Boyd’s Medical Textbook afferma che molte persone sane avrebbero in incubazione il virus senza sviluppare le particolari patologie di cui il virus dovrebbe essere causa, e che questo influsso debilitante sarebbe in grado di sopraffare le funzioni protettive del corpo “permettendo ai virus di usurpare le attività biologiche all’interno della cellula”.

Più specificamente, secondo la teoria medica, affinché un parassita o virus possa essere patogeno esso deve rispondere a tre criteri:

1) Deve essere biochimicamente attivo, cioè deve possedere una capacità metabolica per poter condurre un’azione;

2) Dovrebbe poter intossicare o infettare più cellule ospite di quanto il corpo di un animale o di un uomo sia in grado di proteggere o rigenerare. Ad esempio, potrete prendervi l’influenza solo se il virus uccide o infetta una porzione significativa delle vostre cellule polmonari; la poliomelite se il virus infetta un numero sufficiente delle vostre cellule nervose; o l’epatite se il virus assume il controllo di una larga porzione delle cellule del vostro fegato (le infezioni latenti sono invece quelle che coinvolgono una piccola percentuale delle nostre cellule, com’è il caso della tubercolosi, che molti di noi hanno senza neppure accorgersi di averla).

3) L’ospite deve essere geneticamente e immunologicamente permissivo. Deve accettare l’elemento patogeno e non deve esserne “immune”. In altre parole, deve “lasciar fare”.

Gli esseri umani sono sempre “infetti” di “virus” e batteri, poiché essi sono presenti nel nostro corpo in qualsiasi momento. Per questo motivo non si può affermare che essi “invadano” l’ospite. Le malattie non sono infezioni; sono piuttosto processi di purificazione del corpo e non sono provocate da batteri o da “virus”.

Né i “virus” né i batteri possono causare la malattia/processo risanante. Il vero responsabile è lo stile di vita biologicamente scorretto dell’ammalato. Quando le abitudini debilitanti vengono abbandonate, non vi sarà ulteriore accumulo di scorie tossiche e il corpo non avrà più bisogno di mettere in moto i processi di guarigione/malattia. La buona salute ne sarà il naturale risultato.

 

I farmaci sono controproducenti

Per uccidere virus e batteri e dare al corpo la possibilità di rimettersi, i medici credono di dover somministrare dei farmaci. Credono anche che la medicina sia d’aiuto nella guarigione. I farmaci, in effetti, uccidono i batteri, ma sono altrettanto dannosi ad ogni altra forma di vita metabolica, cellule umane incluse.

L’utilizzo di farmaci e di medicine alle erbe ostacola gli sforzi di detossificazione che il corpo conduce, rappresentando per il sistema una minaccia addizionale oltre alle sostanze nocive che il corpo va espellendo attraverso il processo di malattia. Eliminare le nuove sostanze dannose che vengono ingerite assume la precedenza sull’eliminazione di quelle che stanno alla base della crisi risanante. La prassi medica di uccidere i germi con farmaci, antibiotici, antinfiammatori o di sopprimerne l’attività con appositi sieri è la causa della crescente degenerazione della popolazione e di malattie iatrogeniche. Le malattie acute sono in grado di auto-limitarsi, commisuratamente allo sforzo necessario per liberare l’organismo dalle sostanze dannose. Il lavoro condotto dai batteri-spazzini durante il processo della malattia è al tempo stesso debilitante e fastidioso per l’ospite, ma è di vitale necessità per la preservazione della vita e della salute.

Quando il processo di detossificazione è stato completato, i sintomi della malattia scompaiono e l’organismo torna ad utilizzare le proprie energie per i compiti ordinari. La forza, allora, torna a fluire nelle estremità. Il corpo, benché indebolito dallo sforzo reso necessario per contrastare le sue condizioni di tossicità, riacquista le proprie energie e la vitalità funzionale e si riprende senza che sia necessario alcun trattamento. Quando la crisi risanante è stata completata, il recupero ha inizio.

 

L’illusione del contagio

La gente è stata educata ad essere terrorizzata dai batteri e dai virus e a credere implicitamente nell’idea del contagio: e cioè che specifiche entità patogene, aggressive e maligne, siano in grado di passare da un ospite all’altro. “Contagio”, nella definizione medica, è la trasmissione della malattia per contatto: una malattia infettiva può essere comunicata per contatto da una persona che ne è affetta o attraverso un oggetto che essa ha toccato. Il dizionario a questo proposito parla di “virus o altri agenti infettivi” o di “qualcosa che funga da tramite per la trasmissione della malattia con mezzi diretti o indiretti”.

Il “contagio”, tuttavia, è uno dei miti della medicina, poiché le scorie tossiche non possono essere trasmesse da un corpo all’altro attraverso il normale contatto. Le malattie contagiose sono un’invenzione, poiché nessuno può passare ad altri la sua malattia, non più di quanto possa trasmettere la propria salute. Qualcosa di simile al contagio sembra avvenire quando una persona in condizioni gravemente tossemiche viene messa a contatto con un’altra che si trovi in una situazione similare, attivando in questo modo una crisi risanante.

 

Ciò che accade in realtà

I batteri o i germi di questi individui vengono stimolati ad agire da quegli elementi devitalizzati su cui i batteri prosperano. Quando vengono trasferiti alle membrane mucose o ai tessuti di un’altra persona egualmente tossemica, è possibile che i batteri inizino immediatamente ad agire come fanno nell’organismo portatore, se vi è una quantità adeguata di prodotti della decomposizione su cui le colonie batteriche possano impiantarsi e prosperare.

Ma l’esistenza di un ambiente inquinato è prerequisito affinché tale azione batterica possa verificarsi.  

Un individuo in salute, con un flusso sanguigno incontaminato e relativamente puro, non avrà quindi alcun motivo di temere le “malattie contagiose”.

Di norma, non è possibile trasmettere ad altri il proprio carico di tossicità, a meno che esso non venga estratto dal nostro corpo (come accade nelle donazioni di sangue) e poi iniettato ad un’altra persona (ad esempio con una trasfusione). In questo caso può verificarsi un contagio medicamente indotto o malattia iatrogenica, che non ha però nulla a che fare con quelli che si verificano nell’ambito dei naturali processi biologici della vita. E’ questa la reale spiegazione di ciò che chiamiamo “contagio”. Il germe attiva, affretta o sollecita il processo di malattia in coloro che sono già tossemici. Ma per coloro che non lo sono, il contagio non funziona e non può verificarsi finché il corpo si mantiene puro, poiché è la contaminazione del sistema che prepara l’organismo per le “epidemie”, a causa della nostra incapacità di mantenere fluidi e tessuti corporei puliti e non inquinati.

 

Le vere cause e i veri fattori del “contagio”

In realtà il cosiddetto “contagio” non esiste, poiché gli unici agenti in grado di produrre malattie sono le abitudini nocive come l’abuso di alcool, caffè, sigarette, farmaci, cibi-spazzatura, cibi raffinati, scarsità di riposo, mancanza di esercizio e di luce solare, ecc.

Sono le abitudini di vita sbagliate che generano le malattie che vediamo diffuse tra la popolazione. Non c’è nessun “insetto che gira”: è ciò che facciamo al nostro corpo che distrugge le sue necessità sistemiche.

 

La “predisposizione” rivisitata

Il concetto di “contagio” è strettamente correlato a quello egualmente erroneo di “predisposizione”: si crede infatti che un’”epidemia” risulti “contagiosa” solo se l’individuo vi è “predisposto”. Questa affermazione medica è in realtà un’ammissione che non sono i germi a provocare le malattie. Se così fosse, chiunque venisse esposto ad essi si ammalerebbe della stessa malattia.

In realtà una persona “predisposta” è una persona che possiede un alto livello di tossicità dell’organismo, insieme alla vitalità sufficiente a condurre il processo di malattia/purificazione. Tali individui possono ammalarsi in qualsiasi momento, che vengano o no esposti al “contagio”.

Se individui sani riescono a conservare la loro salute anche nel bel mezzo di “malattie epidemiche”, risulta evidente che la teoria del contagio è sbagliata. La parte dell’organismo più sovraccarica di tossine è quella in cui si manifestano per primi i sintomi della malattia, ma l’effetto complessivo è sistemico, poiché tutti gli organi e le ghiandole del sistema subiscono danni a differenti livelli.

 

Quali sono le vere “epidemie”?

Inoltre, le malattie più comunemente diffuse non sono neppure contagiose. Oltre il 90% degli americani soffre di placche arteriose, ma questa non è considerata una malattia contagiosa (mentre l’AIDS, che viene considerato epidemico, interessa solo 1/10.000 della popolazione!!!). L’obesità è forse considerata contagiosa? Eppure affligge una persona su tre. E la costipazione? Affligge il 90% della nostra popolazione.

E i problemi alla vista, che affliggono due persone su tre, sono forse considerati contagiosi? Lo stesso si può dire delle patologie dentarie, della pressione sanguigna anomala, delle emicranie, dei problemi alla schiena, ecc., tutte patologie estremamente diffuse. Più di metà degli americani soffre di problemi cardiovascolari, ma sono forse considerati contagiosi? La malattia più temuta in assoluto è il cancro. E’ forse contagiosa? L’artrite colpisce più persone che non l’herpes. E’ forse contagiosa? E che dire dell’asma o dell’acne?

Prendiamo come esempio i raffreddori. Come mai i bambini prendono fino a otto raffreddori all’anno, mentre i genitori molti di meno? Come mai le persone che si trovano isolate negli osservatori al Polo Nord o Sud “si prendono” lo stesso il raffreddore durante la loro permanenza? Come mai negli anni 1965-67 i laboratori del National Institute of Health di Bethesda, nel Maryland, condussero sperimentazioni sulle influenze che non mostrarono alcuna prova che esse fossero dovute a contagio?

Ad alcuni volontari vennero iniettati ogni giorno i presunti “virus” dell’influenza, prelevati a coloro che ne soffrivano, ma nessuno di essi si ammalò. Ci furono più casi di influenza nel gruppo di controllo. Contemporaneamente, subito dopo la tradizionale Festa del Ringraziamento, il numero di ammalati in entrambi i gruppi ebbe un picco improvviso, come è lecito aspettarsi quando vengono consumati cibi e bevande eccessive durante una festività.

Anche le malattie veneree sono considerate contagiose. Ma in realtà i cosiddetti fattori di contagio (batteri) sono presenti in quanto effetto della malattia, senza esserne né la causa né il presupposto (il 20% di coloro che soffrono di malattie veneree non rivelano presenza né del gonococco né degli spirocheti che dovrebbero provocarla).

La Marina degli Stati Uniti condusse esperimenti in cui si evidenziava che le cosiddette “persone infette” non potevano infettare chi era definito “in salute”. In Giappone prostitute “infettate” hanno avuto relazioni sessuali con molti militari senza che nessuno di essi contraesse la malattia. Allo stesso modo molti individui presentano “infezioni” nella zona genitale senza mai aver avuto contatti con nessuno (ad esempio nei casi che riguardano i bambini). Il concetto di “contagio” è medicamente indimostrato, nonostante le apparenze del contrario.

 

Conclusione

Le cosiddette “malattie contagiose” come l’AIDS, le malattie veneree, il piede dell’atleta, non sono più contagiose di qualsiasi altra malattia. Ma ad alcuni interessi commerciali è utile che la gente creda che lo siano.

Fondamentalmente, l’accettazione della teoria del contagio presuppone l’accettazione della teoria dei germi come causa delle malattie: e cioè che specifici batteri o “virus” possano produrre i sintomi di malattie specifiche. Questa teoria è stata più volte dimostrata erronea in campo scientifico, e perfino Pasteur ammise la sua insostenibilità.

Nonostante ciò, la teoria dei germi e la teoria del contagio continuano ad essere propagandate dal moderno sistema medico, il cui prestigio, i cui profitti e il cui potere dipendono largamente dalla fiducia in questa assurda teoria.

In sostanza, la popolazione crede a ciò che l’establishment medico vuole che creda. La teoria del contagio serve a tenere alta la domanda di farmaci e di cure mediche e ospedaliere.

Se conducete una vita sana, probabilmente non vi ammalerete mai. Le malattie sono provocate solo da abitudini di vita improprie. Non dimenticate che solo le industrie mediche, ospedaliere e farmacologiche sostengono che la salute si possa recuperare somministrando farmaci velenosi. Questo è probabilmente uno dei più spaventosi semi delle malattie “contagiose”. In conclusione, se i germi hanno un qualche ruolo nel provocare malattie, esso non è un ruolo primario, ma solo secondario, in subordine a quei fattori che abbassano la nostra resistenza o mettono a rischio la nostra salute. Una vita sana è, in ogni caso, la migliore assicurazione contro qualsiasi malattia.

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PROFILASSI ANTI-BABBEI

by Gianluca Freda (02/08/2009 - 16:31)


10 COSE CHE NON VOGLIONO FARVI SAPERE SUL VACCINO CONTRO L’INFLUENZA SUINA

di Mike Adams

dal sito Natural News

traduzione di Gianluca Freda


La febbre suina la empiva di terrore

Così chiese il da farsi al suo dottore.

Lui di nascosto un vaccino le iniettò

Stronfiando: “Cara, proprio non lo so”.

(di Mike Adams, Guardiano della Salute)

Non girerò troppo intorno all’argomento: i vaccini per l’influenza suina attualmente in preparazione per essere inoculati in massa a neonati, bambini, giovani e adulti non sono mai stati testati e non lo saranno fino all’inizio delle vaccinazioni. In Europa, dove i vaccini contro l’influenza vengono di solito sperimentati su centinaia (o migliaia) di persone prima di essere distribuiti alle masse, l’Agenzia Europea per i Medicinali sta adesso permettendo alle compagnie farmaceutiche di saltare a piè pari la fase di sperimentazione.

Nonostante ciò, incredibilmente, la gente si mette in fila lo stesso per farsi vaccinare, in assenza di qualunque test preventivo. Quando il National Institutes of Health degli Stati Uniti ha comunicato che le vaccinazioni di prova contro l’influenza suina inizieranno ai primi di agosto, è stato inondato di telefonate e messaggi mail di persone disperate che supplicavano di poter svolgere il ruolo di cavie. Il potere della paura nel guidare il gregge di pecore verso la vaccinazione è davvero stupefacente...

Per tornare all’Europa, qui naturalmente tutti saranno cavie, visto che sul vaccino non verrà eseguito nessun tipo di test. Peggio ancora, i vaccini europei saranno addizionati di adiuvanti: sostanze chimiche utilizzate per moltiplicare la potenza degli ingredienti attivi dei vaccini.

Da notare che non esiste assolutamente nessun dato di sicurezza sull’utilizzo di adiuvanti su bambini e donne in gravidanza: questi due gruppi sono quelli presi di mira in modo più aggressivo dagli spacciatori di vaccini contro l’influenza suina. Il che ci porta alla drammatica conclusione che il vaccino contro l’influenza suina potrebbe diventare una moderna catastrofe sanitaria. Non è stato testato né sperimentato. I suoi ingredienti sono potenzialmente pericolosi e gli adiuvanti aggiunti nei vaccini europei sono sospettati di produrre scompensi neurologici.

 

PARALIZZATI DAI VACCINI

Probabilmente non c’è bisogno di rammentarvi che nel 1976 le vaccinazioni contro l’influenza suina provocarono danni irreparabili al sistema nervoso di centinaia di persone, lasciandone molte paralizzate. Naturalmente i dottori trovarono subito un nome per questo fenomeno, per far sembrare che sapessero di cosa stavano parlando: Sindrome di Guillain-Barre. (Da notare che non la chiamarono mai “Sindrome da Vaccini Velenosi”, perché si sarebbe trattato di una denominazione troppo informativa).

Ma resta il fatto che i dottori non capirono mai come i vaccini avessero causato questi gravi problemi e se la stessa cosa dovesse accadere oggi, tutti i dottori e gli spacciatori di vaccini negherebbero senza dubbio qualsiasi legame tra i vaccini e la paralisi. (E’ quello che sta già accadendo nel dibattito sul rapporto tra vaccinazioni e autismo: negazione totale).

In realtà ci sono un mucchio di cose che le autorità sanitarie non vi diranno mai riguardo l’imminente vaccinazione contro l’influenza suina. Per il vostro divertimento ho buttato giù un elenco delle dieci cose più ovvie e le ho pubblicate qui di seguito.

 

DIECI COSE CHE NON VI DIRANNO SUL VACCINO CONTRO L’INFLUENZA SUINA

(o almeno non ve le dirà nessuna autorità pubblica...)

#1 – Il vaccino è stato prodotto “in fretta e furia” e non è mai stato testato su esseri umani. Vi divertite a fare da cavie per Big Pharma? Se è così, quest’autunno mettetevi pure in fila per farvi vaccinare...

#2 – I vaccini contro l’influenza suina contengono pericolosi adiuvanti che possono produrre infiammazioni nell’organismo. Per questo motivo sono sospettati di provocare l’autismo e altri scompensi neurologici.

#3 – Il vaccino contro l’influenza suina potrebbe in realtà accrescere il vostro rischio di morire per questo tipo d’influenza, poiché esso altera (o sopprime) le risposte del sistema immunitario. Le prove che gli stessi vaccini contro le influenze stagionali offrano protezione significativa alle persone che vanno a farseli iniettare, sono pari a zero. I vaccini sono le “pozioni miracolose” della medicina moderna.

#4 – I dottori non sono ancora riusciti a capire come mai le vaccinazioni del 1976 provocarono la paralisi a così tante persone. Ciò vuol dire che se anche il nuovo vaccino dovesse produrre questi devastanti effetti collaterali, non saprebbero cosa farci (del resto non stanno facendo nemmeno la sperimentazione...).

#5 – Se il vaccino contro l’influenza suina dovesse uccidervi, le compagnie farmaceutiche non ne sarebbero responsabili. Il governo degli Stati Uniti ha garantito alle compagnie farmaceutiche totale immunità contro i danni eventualmente provocati dal vaccino. Grazie a questa immunità assoluta, le compagnie farmaceutiche non hanno alcun incentivo a produrre vaccini sicuri, perché i loro profitti dipendono dalle quantità vendute, non dalla sicurezza (responsabilità zero).

#6 – Nessun vaccino contro la febbre suina potrà mai proteggervi tanto a fondo quanto la semplice vitamina D può proteggervi dall’influenza. Si tratta di una spiacevole evidenza scientifica che il governo degli Stati Uniti, la FDA e Big Pharma sperano che la gente non venga mai a sapere.

#7 – Se anche il vaccino contro l’influenza suina funzionasse davvero, in termini statistici sarebbe sufficiente che tutte le persone intorno a voi si vaccinassero e voi non avreste bisogno di farlo! (Perché il contagio non potrebbe più diffondersi tra le persone che frequentate). Perciò, anche se credete nel vaccino, tutto ciò che dovete fare è convincere i vostri amici a farsi vaccinare...  

#8 – Le compagnie farmaceutiche stanno guadagnando miliardi di dollari con la produzione del vaccino contro l’influenza suina. Questi soldi vengono dal vostro portafogli anche se non fate l’iniezione, perché sono tutti a carico dei contribuenti.

#9 – Quando aumenterà il numero delle persone morte a causa dell’influenza suina, state pur certi che molti di loro saranno le stesse persone che erano andate a farsi vaccinare. I dottori lo giustificheranno con la tipica logica di Big Pharma: “Il numero delle persone salvate è assai maggiore di quello delle persone decedute”. Naturalmente il numero delle persone “salvate” è puramente fittizio... immaginario... ed esiste solo nelle loro menti contorte.

#10 – I centri per la vaccinazione che sbocceranno in tutto il mondo nei prossimi mesi non sono completamente inutili: ci forniranno un semplice sistema per identificare ampi gruppi di persone completamente imbecilli (peccato non produca qualche tipo di luminescenza azzurra che possa servire a segnalarli a futuro monito).

Si dice che le lotterie siano una tassa applicata alle persone che non conoscono la matematica. Allo stesso modo, i vaccini contro l’influenza sono una tassa applicata alle persone che non capiscono niente di salute.

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AIDS: LA GRANDE BUFALA

by Gianluca Freda (08/01/2009 - 10:36)


Ricevo da www.disinformazione.it:

Leggiamo con molto interesse il tuo blog, ti mandiamo questo materiale per chiederti cosa ne pensi,  noi abbiamo due amici omosessuali ultimamente uno dei due è risultato sieropositivo, ci hanno chiesto aiuto, perchè all'ospedale dicevano che la cura doveva essere subito iniziata, noi con l'aiuto  di un nostro amico medico in pensione abbiamo sconsigliato di iniziare qualsiasi cura, ma prendere  semplicemente del glutatione e aloe, adesso il ragazzo sta bene tanto che non è neppure  sieropositivo, tutto questo non fà pensare?
Spero in una tua risposta, complimenti per i tuoi articoli, che però mi destano solo rabbia e senso di  impotenza, vorrei tanto che questa specie di robot che si chiamano uomini (l'unica cosa di cui sono certi) tornassero un giorno ad usare le loro menti atrofizzate, e fare qualcosa insieme per mandare a  casa queste amebe che non servono a nessuno.
Grazie
Novella

 

Ciao. Ovviamente penso che abbiate tutte le ragioni del mondo ed estendo la diffidenza anche alle cosiddette “cure contro il cancro” (chemioterapia, radioterapia e altre simili inutili porcherie esistenti al solo scopo di arricchire l’industria farmaceutica), al cancro stesso (malattia d’origine ignota, che riunisce sotto la propria denominazione patologie infinite e molto differenti) e a tutte le nuove “malattie” che i signori della salute inventano e propagandano di anno in anno per poter smerciare a prezzi esorbitanti le proprie cure miracolose. Non è mai troppo tardi per guarire dalle malattie inesistenti ed evitare di farsi assassinare dietro compenso in un centro specializzato.

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..Sappiamo che errare è umano, ma l'ipotesi Hiv-Aids è un errore macroscopico. Lo dico forte e chiaro per mettere in guardia la gente.."

(Kary B. Mullis, Premio Nobel per la Chimica nel 1993 per aver scoperto la PCR (Polymerase  Chain Reaction) reazione a catena della polimerase).
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Oggi il movimento del dissenso raccoglie oltre 700 firme tra virologi, infettivologi, epidemiologi ed altri specialisti di 23 nazioni tra cui 3 premi Nobel, tutti indignati dalla colossale mistificazione e speculazione imbastita intorno all'AIDS. Sono passati oltre 12 anni da quando le autorità sanitarie hanno cominciato ad annunciare al mondo intero che l'umanità era minacciata da una nuova terribile peste, la cosiddetta "peste del 2000" che nell'arco di pochi anni avrebbe colpito decine e decine di milioni di persone continuando ad espandersi a macchia d'olio fino a diventare veramente il flagello del secolo che sta per finire e di quello che sta per cominciare.

Nonostante questi allarmi spaventosi, però, l'AIDS continua a restare una epidemia molto più piccola di quel che si vuol far credere, confinata in Occidente ad alcuni gruppi a rischio ben precisi; ed in Africa gonfiata da una definizione artificiosa, capace di riunire sotto il suo largo ombrello malattie antiche cambiandone il nome.

La teoria ufficiale non è tuttora in grado di spiegare in quale modo il virus HIV possa provocare le malattie che gli vengono imputate. Tale teoria descrive l'AIDS come una malattia infettiva provocata dal virus HIV che distrugge pian piano le cellule del sistema immunitario, lasciando l'organismo indifeso di fronte a malattie "opportunistiche". Il virus penetra nell'organismo di un dato soggetto attraverso un contatto con sangue o sperma infetto. Questa infezione virale provoca una reazione anticorpale inefficace, utile solo ad essere registrata con i cosiddetti test dell'AIDS (o anti-HIV). La sieropositività costituirebbe il segnale di una malattia subdola, progressiva,  inesorabile nella gran parte dei casi.

Dunque AIDS è un termine calderone che raccoglie condizioni eterogenee e disparate. Si tratta di condizioni che vengono tra loro associate solo quando il risultato del test dell'AIDS è positivo. Se il  risultato è negativo, le stesse malattie vengono chiamate con il loro vecchio nome.

1) Assenza di correlazione tra risultati del test e malattia: Una peculiarità delle malattie infettive virali è che hanno una causa unica (il virus), e ovviamente non possono verificarsi in sua assenza.  Così non c'è varicella senza il virus della varicella, non c'è morbillo senza il virus del morbillo e così via. La letteratura medica ha registrato migliaia di casi di AIDS sieronegativi (cioè  presentavano i sintomi ma il test era negativo), e sieropositività (test positivo) in assenza di AIDS. La reazione al test, evidentemente capricciosa, può legarsi alla salute come alla malattia, è spesso associata ad un aumento aspecifico delle immunoglobuline, il che si verifica in molte situazioni, come nel corso di malattie autoimmuni, di infezioni croniche, di malaria, di parassitosi, talvolta anche per motivi banali come una vaccinazione antinfluenzale.

2) L'AIDS non si comporta come una malattia infettiva contagiosa: Nonostante l'allarmismo, l'AIDS è rimasto confinato a gruppi in cui sono presenti fattori di rischio ben precisi:

a) tossicodipendenti: (circa il 32% dei malati in USA e il 60% in Italia) si tratta di individui che oltre a subire gli effetti negativi dell'eroina, della cocaina, dell'alcool, delle anfetamine e di altre sostanze psicotrope, si alimentano in maniera scorretta ed insufficiente e sono colpiti in modo più o meno continuo da infezioni multiple. In queste condizioni di immunodepressione (molte droghe hanno  effetto depressivo sul sistema immunitario). Anche i figli di madri tossicodipendenti ricevendo per via uterina tossine dalla madre possono presentare una sieropositività alla nascita.

b) omosessuali: (circa il 62% in USA e il 48% in Europa) il problema riguarda gli utilizzatori  sistematici di droghe multiple, cocaina, extasy, alcool, nitriti assunti per via inalatoria a forti dosi (i nitriti sono sostanze molto reattive, causano immunodepressione, e vengono utilizzati per il loro effetto afrodisiaco e rilassante per la muscolatura sfinterica).

c) emofiliaci (circa l'1% in USA e il 3% in Europa). I carichi di proteine estranee sono essi stessi immunodepressivi sia in emofiliaci sieropositivi che sieronegativi.

3) Non esistono studi che dimostrino che l'AIDS è causato dall'HIV: Kary Mullis Premio Nobel per la chimica nel 1993 per aver inventato la PCR (Reazione Polimerasica a Catena) interpellò svariati virologi ed epidemiologi su dove trovare il riferimento bibliografico che spiegasse come l'HIV provochi l'AIDS. Ma nessuno dei colleghi fu in grado di precisarlo.

4) La definizione della malattia: Essa comprende un alto numero di malattie già conosciute, attualmente esse sono ben 29! Queste malattie non sono affatto associate sempre ad  immunodeficienza, sono definite AIDS se associate ad un test positivo. Se una persona ha la tubercolosi e risulta sieropositiva allora "ha l'AIDS". Se invece ha la tubercolosi ed il test è negativo, allora ha "soltanto la tubercolosi".

5) Incubazione misteriosa: Tutte le malattie infettive virali, salvo rare eccezioni, hanno una incubazione breve, di pochi giorni o settimane. L'incubazione del virus dell'AIDS è stata calcolata inizialmente attorno ai 18 mesi, per aumentare poi di anno in anno, fino a raggiungere nel 1992, i 10/14 anni. A questo super-virus viene attribuito di tutto. Di volta in volta può essere furbissimo, tanto da sfuggire ad ogni tentativo di controllo da parte dei ricercatori, o viceversa, completamente "scemo".

6) L'allarme prostitute: Le prostitute non potevano non diventare le vittime designate delle campagne propagandistiche dei tutori della nostra salute fisica e morale. Sennonché, via via che passavano i mesi, si è visto che il tasso di sieropositività era estremamente basso tra le prostitute. Al 31 Marzo 1995, su 27.043 casi solo 22 riguardavano prostitute non tossicodipendenti (non dipende dalla maggior protezione, perché quelle stesse prostitute presentavano un alto tasso di infezioni sessuali).

7) La terapia con AZT: Sintetizzato nel 1964 come farmaco antitumorale. Rimase inutilizzato per 20 anni, poiché si constatò sperimentalmente che i topi leucemici trattati morivano in numero maggiore di quelli non trattati. Ma perché questo farmaco così tossico, cancerogeno e privo di  effetti benefici continua ad essere somministrato? La Wellcome (casa farmaceutica produttrice) ha venduto 0.9 tonnellate nel 1987, ed è passata a 44.7 tonnellate nel 1992. Il costo dell'AZT per malato è di circa 450.000 lire al mese. Il profitto lordo per la Wellcome nel 1993 è stato di 586 miliardi di lire l'anno.

Da tempo i settori più reazionari del mondo politico e religioso occidentale erano alla ricerca di pretesti scientifici cui ancorare le loro offensive puritane e restauratrici. Un primo tentativo fu compiuto alla fine degli anni '70, con una raffica di informazioni più o meno terroristiche sulle malattie veneree. Ma l'AIDS sembrò l'occasione d'oro. Qui si delineava una malattia non solo sessuale ma mortale e invulnerabile agli arsenali medici esistenti. Insomma una malattia inventata su misura per i sessuofobi di ogni stampo e di ogni paese.

Kary B. Mullis (Premio Nobel per la Chimica): “Il mistero che circonda quel dannato virus è il frutto inevitabile di quei due miliardi di dollari che ci spendono sopra ogni anno. Se prendessimo un qualsiasi altro virus e spendessimo due miliardi di dollari ogni anno per studiarlo, state certi che anche quel virus produrrebbe misteri a bizzeffe”.

Tratto da: "AIDS la grande truffa" di Luigi De Marchi e Franco Franchi, NEXUS NEW TIME edizione italiana n°5.
 

AZT
Tratto dal sito http://digilander.iol.it/anok4u/Doc/aidsmm.htm

L’AZT, sostanza contenuta nello sperma delle aringhe. Data la sua elevatissima tossicità è impiegato come base per il veleno per topi.

Quindi, per anni, la medicina ha sperimentato sugli esseri umani un potentissimo topicida, e  continua a farlo tuttora.

Non staremo qui a scendere nel “tecnico” su come agisce (per chi volesse saperne di più: “AIDS Gate”), comunque l’AZT era stato utilizzato in medicina per distruggere le cellule malate, cancerose, ed impedirne la riproduzione. Fu un fiasco clamoroso. Innanzi tutto si scoprì subito che causava altri cancri, e successivamente che tutti i pazienti trattati con AZT morivano molto prima rispetto a quelli che non avevano ricevuto il trattamento (infatti, ripetiamo, si tratta di VELENO PER TOPI). Anzi, impediva anche di studiare l’evoluzione dei tumori, perché i pazienti morivano precocemente di avvelenamento da AZT. E la ragione è proprio abbastanza semplice: l’AZT non è come i moderni missili “intelligenti” americani, che lanciati contro obiettivi militari, vanno a colpire infallibilmente gli asili e gli ospedali iracheni. Esso non sa quali sono le cellule buone e quelle cattive, le attacca tutte quante e basta. Ovviamente la spiegazione scientifica è ben più complessa e articolata, ma più o meno questo è quello che succede con l’AZT.

Si disse allora che era una questione di dosaggi. Alte dosi uccidevano in breve tempo, ma dosaggi più bassi erano presumibilmente “benefici”. Così vennero fatte altre sperimentazioni su svariate patologie, fra cui soprattutto psoriasi e malattie della pelle. Roba da matti. Inutile dire che fu ben presto accantonato.

Va detto che le case farmaceutiche, siccome ricevono parecchi finanziamenti anche in denaro pubblico per le ricerche, spendono ogni anno montagne di soldi nella ricerca e creazione di nuovi farmaci. Ma molti di questi sono puramente speculativi. Il composto chimico magari funziona, produce alterazioni a vari livelli, e viene anche sperimentato su uomini (carcerati, malati di mente …) e animali, ma non ha malattie specifiche da curare, non si sa a cosa possa servire, così viene messo nel cassetto, in attesa che salti fuori la malattia o la scusa buona per tirarlo fuori.

Così è stato per l’AZT.

Vent’anni dopo, con l’avvento di una malattia così “mortifera e terrificante” come l’AIDS, la Wellcome rimise prontamente mano alla sua mirabile invenzione, affermando teorie folli, per cui l’AZT, prima di ammazzare le cellule, ammazzava i virus, ed essendo la recentissima scoperta di Gallo causata da un virus (l’HIV), terapie brevi e mirate sarebbero state efficacissime. La FDA (Food and Drug Administration, l'ente statunitense che verifica l'efficacia dei farmaci) lo approvò ufficialmente solo nel 1987, ma ne consentì l’uso in via sperimentale fin dalla “scoperta” dell’HIV (1984), anche in associazione con altri farmaci, come del resto, aveva già fatto in precedenza autorizzandone l’uso per altre patologie (cancri, ecc.), sin dal 1964.

Ricomincia la storia. La gente trattata con AZT sebbene in alcuni casi sembri avere un temporaneo, brevissimo miglioramento, si ammala definitivamente e muore.

Ma invece di sospenderne l’uso, arriva la teoria più demenziale: non bisogna usarlo da solo, ma associato ad altri farmaci che ne limitino i danni e ne integrino l’azione.

Chissà quanti malcapitati si sono ritrovati a dover prendere dosi incredibili di farmaci di ogni genere, fra cui l’AZT, nella speranza di curare una malattia che neanche esiste nei termini in cui viene presentata, morendo di intossicazione da farmaci.

L’AZT è stato usato indiscriminatamente su soggetti già debilitati, donne in gravidanza, neonati.

Moltissimi sono i casi di persone che accortesi del rapido peggioramento con l’AZT, hanno smesso di prendere ogni farmaco, salvandosi dalla morte, e creando quella casistica che la medicina ufficiale non sa spiegare, di soggetti che pur essendo sieropositivi non si ammalano e non muoiono.

Come cresce la voce del dissenso e l’informazione (controinformazione), sempre di più sono le persone che si salvano da una morte imminente annunciata come inevitabile.

A Londra, i superstiti pubblicano la rivista “Continuum”. In Olanda collaborano con la Fondazione per la Ricerca Alternativa sull'AIDS (SAAO), in Svizzera da anni sono attivi gruppi di auto aiuto e  controinformazione sull’AIDS che hanno preso piede un po’ in tutta Europa.

La maggioranza delle persone colpite dall'AIDS che sono sopravvissute alla malattia lo hanno fatto grazie a grandi dosi di volontà e di senso critico, assumendo costumi di vita coscienti e responsabili, e perché no, anche antagonisti.

Il famoso campione Earvin "Magic" Johnson, risultato sieropositivo nel 1991, pare abbia assunto AZT per pochi giorni, risultandone debilitato, e che abbia subito smesso.

La sua salute migliorò subito, tanto che vinse alle Olimpiadi del 1992. In una recente conferenza stampa Magic ha dichiarato di non essere più malato di AIDS.

Un altro dei tanti misteri dell’AIDS.

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LE CITTA' INVISIBILI

by Gianluca Freda (19/12/2008 - 21:12)

BENVENUTI NELLA CITTA’ DI ALLOPATIA
di Mike Adams
dal sito NaturalNews
Traduzione di Gianluca Freda
 

C’era una volta una città chiamata Allopatia. Aveva molta gente, strade ed automobili, ma a causa di limitazioni di budget non c’erano segnali stradali né semafori in nessuna zona di Allopatia.

Non c’è da stupirsi che gli incidenti stradali fossero molto diffusi. Le auto sbattevano l’una contro l’altra quasi ad ogni incrocio. Ma gli affari andavano alla grande per le officine meccaniche e per gli ospedali locali, che dominavano l’economia di Allopatia.

Man mano che la popolazione di Allopatia cresceva, gli incidenti crebbero fino a raggiungere un livello allarmante. Disperato, il consiglio cittadino assunse il dottor West, esperto della Divisione Motori (M.D.), affinché trovasse una soluzione.

Il dottor West trascorse intere giornate a studiare gli incidenti stradali. Aveva portato con sé una quantità di strumenti tecnici, microscopi, materiali per l’analisi chimica, apparati di laboratorio, e li mise tutti al lavoro per la sua indagine. La popolazione di Allopatia osservava con grande curiosità il Dr. West mentre svolgeva il suo lavoro, documentando ed analizzando meticolosamente ogni incidente stradale, e attendeva con grande interesse il suo responso conclusivo.

Dopo settimane d’indagini, il Dr. West invitò la popolazione di Allopatia ad una conferenza cittadina per rendere note le sue conclusioni. Qui, dinanzi al consiglio cittadino e a molti degli abitanti, annunciò le sue scoperte: “Gli incidenti stradali sono provocati dalle tracce di frenata”.

Il Dr. West spiegò di aver trovato e documentato una correlazione prossima al 100% tra gli incidenti stradali e le tracce di frenata. “Dovunque vi siano automobili che si scontrano”, spiegò, “troviamo anche tracce di frenata”.

La città soffriva di un “Morbo da Tracce di Frenata”, spiegò il dottore, e per sconfiggere l’epidemia cittadina di incidenti stradali sarebbe bastato “semplicemente curare il Morbo da Tracce di Frenata rendendo le strade a prova di frenata”, esclamò il Dr. West ricevendo un grande applauso dalla popolazione.

La città pagò al Dr. West il suo onorario, poi chiese al buon dottore di proporre un metodo per curare questo Morbo da Tracce di Frenata. Per pura coincidenza, il Dr. West era tornato da poco da un viaggio alle Hawaii pagato da un’azienda chimica che fabbricava prodotti stradaceutici: cioè speciali prodotti chimici utilizzati per trattare le strade in situazioni come questa. Egli raccomandò al consiglio cittadino un particolare tipo di copertura chimica: il teflon.

“Possiamo curare il Morbo da Tracce di Frenata ricoprendo le strade di teflon”, spiegò il Dr. West. “Così le strade saranno a prova di frenata e tutti gli incidenti cesseranno!”. Egli proseguì descrivendo le proprietà fisiche del teflon e spiegando come questo materiale a prova d’attrito avrebbe impedito ai veicoli qualunque frenata.

Il consiglio cittadino fu pienamente d’accordo col Dr. West e rilasciò nuovi titoli pubblici per raccogliere il denaro necessario ad acquistare teflon sufficiente per ricoprire tutte le strade della città. In poche settimane le strade furono completamente ricoperte e le tracce di frenata scomparvero del tutto.

Il consiglio cittadino pagò al Dr. West un nuovo onorario e lo ringraziò per la sua consulenza. Il problema degli incidenti stradali ad Allopatia era risolto, essi pensavano. La cura era stata costosa, ma erano convinti che ne fosse valsa la pena.

Ma le cose non andavano bene ad Allopatia. Gli incidenti stradali erano quadruplicati. I letti d’ospedale straripavano di cittadini feriti. Il business delle autoriparazioni era esploso ad un livello tale che gran parte dei membri del consiglio cittadino avevano deciso di aprire un’officina meccanica per conto proprio o di investire in quelle già esistenti.

Settimana dopo settimana, un numero sempre maggiore di cittadini di Allopatia rimaneva ferito e le loro macchine subivano danni continui. Il denaro si ammassava nei portafogli dei meccanici, degli ospedali, delle ditte di soccorso stradale e dei commercianti di autoricambi.

Il consigliere economico della città, osservando questo poderoso incremento dell’attività economica, annunciò che Allopatia stava vivendo un momento di boom. La sua economia era più prospera che mai e la città poteva attendersi un anno di grande benessere economico!

Le officine meccaniche offrivano posti di lavoro. Agli ospedali servivano sempre più infermiere. Cartelli con la scritta “cercasi personale” comparivano in tutta la città presso i centri paramedici, le aziende di soccorso stradale e i fabbricanti di parabrezza. La disoccupazione era scesa a livelli prossimi allo zero.

Ma gli incidenti stradali continuavano a crescere. Eppure non c’erano più tracce di frenata.

Il consiglio cittadino era deluso. Era convinto di aver risolto questo problema. Il Morbo da Tracce di Frenata era stato sradicato dalla cura di teflon. Perché mai gli incidenti stradali continuavano a verificarsi?

Così convocarono un incontro cittadino per discutere il problema e dopo una breve discussione un vecchio eremita che viveva in una foresta appena fuori dalla città di Allopatia si rivolse agli abitanti. “Non esiste nessun Morbo da Tracce di Frenata”, spiegò. “Questa malattia è stata inventata dalle compagnie stradaceutiche per potervi vendere le coperture in teflon”.

A questa dichiarazione i cittadini rimasero inorriditi. Loro sapevano che il Morbo da Tracce di Frenata esisteva. Gliel’aveva detto il dottore. Come si permetteva questo eremita, che non aveva nessuna laurea in Motorizzazione, di affermare il contrario? Come osava mettere in dubbio in questo modo la saggezza collettiva dell’intera città?

“Il problema è semplice”, continuò l’eremita. “Tutto ciò che dobbiamo fare è costruire segnali di stop e semafori. Dopodiché gli incidenti cesseranno”.

Interrompendolo, un membro del consiglio cittadino osservò: “Ma come possiamo permetterci dei segnali stradali? Abbiamo speso tutto il nostro denaro nelle cure di teflon!”.

I cittadini annuirono. Non avevano soldi per comprare segnali di stop.

Un altro membro del consiglio aggiunse: “E in ogni caso, come potremmo fermarci? Le strade sono ricoperte di teflon. Se costruiamo dei segnali di stop avremo sprecato tutto il denaro che abbiamo speso per il teflon!”.

Di nuovo, i cittadini furono d’accordo. A che servivano dei segnali di stop se le loro automobili non potevano comunque fermarsi?

L’eremita rispose: “Ma i segnali di stop elimineranno la necessità del teflon. La gente sarà in grado di fermare la propria automobile e gli incidenti cesseranno. La soluzione è semplice”.

Ma cosa sarebbe successo se i segnali di stop avessero funzionato davvero, si chiese la popolazione della città? Quale effetto si sarebbe avuto sul boom economico di Allopatia? Comprendendo le conseguenze, un corpulento e anziano signore che gestiva un’officina di riparazioni locale saltò in piedi e disse: “Se costruiamo questi segnali di stop e gli incidenti cessano, sarò costretto a licenziare la maggior parte dei miei operai!”.

Fu in quel momento che gran parte della cittadinanza comprese che erano in gioco i suoi posti di lavoro. Se i segnali di stop fossero stati realizzati, quasi ogni persona sarebbe rimasta disoccupata. Tutti lavoravano presso i servizi d’emergenza, le officine di riparazioni, gli ospedali e le aziende per la manutenzione delle coperture in teflon. Alcuni erano diventati rappresentanti delle compagnie stradaceutiche. Altri erano importatori di parabrezza, pneumatici, acciaio e altri ricambi per automobili. I più intelligenti guadagnavano una fortuna vendendo sedie a rotelle e stampelle per le vittime degli incidenti.

Un intraprendente giovanotto diede vita a un giornale scientifico che pubblicava articoli in cui venivano descritti tutti i diversi tipi di Morbo da Tracce di Frenata che erano stati osservati e documentati. Un altro tizio, un fanatico del salutismo, organizzò una corsa annuale per raccogliere fondi per la cura del Morbo da Tracce di Frenata. Fu un evento di grande successo e i cittadini vi parteciparono al meglio che potevano: correndo, camminando o semplicemente spingendosi lungo il percorso sulla loro sedia a rotelle.

In un modo o nell’altro, quasi tutti ad Allopatia dipendevano economicamente dal Morbo da Tracce di Frenata.

Spaventati dalla prospettiva di perdere il proprio benessere economico, i cittadini stabilirono di creare un nuovo ente per la pubblica sicurezza: la Frequent Drivers Association (FDA), cioè Associazione Guidatori Abituali. La FDA avrebbe avuto il compito di approvare o respingere tutta la segnaletica, la tecnologia e le coperture chimiche relative alle strade cittadine.

I dirigenti della FDA vennero scelti fra le persone economicamente più in vista della comunità: proprietari di officine meccaniche, proprietari delle compagnie di ambulanze e naturalmente il Dr. West.

Poco dopo la sua fondazione, la FDA annunciò che il Morbo da Tracce di Frenata era, invero, assai reale, come accuratamente documentato da un insigne luminare e recentemente pubblicato sul giornale cittadino che si occupava del Morbo da Tracce di Frenata. Poiché non vi erano studi attendibili che dimostrassero l’efficacia dei segnali di stop nella riduzione degli incidenti stradali, la FDA annunciò che i segnali di stop sarebbero stati messi fuori legge e che chiunque avesse tentato di vendere tali segnali sarebbe stato accusato di frode e rinchiuso nella prigione cittadina.

Questo fece molto piacere ai cittadini di Allopatia. Grazie alla FDA, essi ora sapevano che i loro posti di lavoro erano al sicuro. Potevano continuare a vivere le proprie vite nella prosperità economica, con un lavoro sicuro, nella consapevolezza che la FDA avrebbe messo fuori legge ogni tentativo di strappargli il loro tenore di vita. Avevano ancora un sacco di incidenti stradali, ma almeno i loro posti di lavoro erano al sicuro.

E così la vita continuò ad Allopatia. Per qualche tempo, almeno. Man mano che gli incidenti stradali continuavano ad un ritmo devastante, sempre più residenti di Allopatia rimasero feriti o uccisi. Molti restarono inchiodati al letto, impossibilitati a lavorare a causa delle loro menomazioni.

A un certo punto, la popolazione iniziò a decrescere. La città di Allopatia, un tempo economicamente prospera, divenne alla fine poco più che una città fantasma. Gli ospedali chiusero i battenti, la FDA fu smantellata e il giornale sul Morbo da Tracce di Frenata cessò le pubblicazioni.

I pochi residenti rimasti capirono alla fine che nulla di buono era venuto dal Morbo da Tracce di Frenata, dalle coperture in teflon e dalla FDA. Nessuno stava meglio perché tutto il denaro della città era stato speso per far fronte alla malattia: in coperture in teflon, ricambi per auto e servizi d’emergenza. Nessuno era più in salute, né più felice, né viveva più a lungo. Anzi, molti avevano perduto tutta la propria famiglia a causa del Morbo da Tracce di Frenata.

E l’eremita? Egli continuò a vivere ai margini della città, in fondo a una tortuosa strada cittadina, dove visse una vita semplice senza automobili, senza strade, senza coperture in teflon e senza FDA.

Visse più a lungo di tutti gli altri abitanti di Allopatia. Si dedicò al giardinaggio, fece lunghe passeggiate nella foresta, raccogliendo radici, foglie e bacche per cibarsi. Nel tempo libero si dedicò alla costruzione di segnali stradali, aspettando l’arrivo di una nuova popolazione e sperando che questa si decidesse ad ascoltare un vecchio eremita con una folle idea: che la risposta è nella prevenzione, non nella cura dei sintomi.     

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LA MEDICINA: IL MALE DEL XXI SECOLO

by Gianluca Freda (11/08/2008 - 16:28)


POTETE FIDARVI DELLA CHEMIOTERAPIA PER CURARE IL CANCRO?
di Andreas Moritz
dal sito Naturalnews
traduzione di Gianluca Freda
 

L’ex addetto stampa della Casa Bianca, Tony Snow, è morto nel luglio 2008 all’età di 53 anni a seguito di una serie di trattamenti di chemioterapia per il cancro al colon. Nel 2005 Snow, dopo una diagnosi di cancro, aveva subito l’asportazione del colon ed era stato sottoposto a sei mesi di chemioterapia. Due anni dopo (2007), Snow fu sottoposto ad operazione chirurgica per rimuovere una crescita cancerosa nella zona addominale, in prossimità del punto in cui il cancro si era manifestato in origine. “Si tratta di una patologia del tutto curabile”, gli aveva detto il Dr. Allyson Ocean, oncologo gastrointestinale del Weill Cornell Medical College. “Molti pazienti, grazie alle nostre terapie, riescono a lavorare e a vivere una vita qualitativamente normale dopo essere stati curati. Chiunque veda questa situazione come una condanna a morte, si sbaglia”. Ma naturalmente oggi sappiamo che era il Dr. Ocean ad essere mortalmente in errore.

I titoli dei giornali hanno proclamato che Snow è morto di cancro al colon, pur sapendo che egli non aveva più il colon. A quanto pare, il cancro maligno era “tornato” (da dove?) e si era “esteso” al fegato e ad altre parti del corpo. La verità è che la chirurgia al colon aveva gravemente pregiudicato le normali funzioni di eliminazione delle scorie, sovraccaricando il fegato e i tessuti di materiali tossici. La precedente serie di trattamenti chemioterapici aveva infiammato e danneggiato in modo irreversibile una gran quantità di cellule del suo corpo, oltre a distruggere il suo sistema immunitario. Una ricetta perfetta per creare nuove forme di cancro. Ormai incapace di far fronte alle cause del cancro originario (in aggiunta a quelli creati in seguito), il corpo di Snow sviluppò nuove forme di cancro al fegato e ad altre parti del corpo.

I media, ovviamente, insistono nell’affermare che Snow è morto di cancro al colon, perpetuando così il mito per cui sarebbe solo il cancro, e non la cura, ad ammazzare le persone. Pare che nessuno osi sollevare l’importante obiezione che per un ammalato di cancro la guarigione diventa estremamente difficile se si viene sottoposti al sistematico avvelenamento della chemioterapia e a radiazioni letali. Se venite morsi da un serpente velenoso e non prendete un antidoto, non è forse probabile che il vostro corpo venga sopraffatto dal veleno e non riesca più a funzionare?

Prima che Tony Snow iniziasse i trattamenti di chemioterapia per il secondo cancro al colon, egli appariva ancora forte e in salute. Ma dopo poche settimane di trattamento iniziò a perdere la voce, il suo aspetto divenne fragile, il colorito diventò grigio e perse tutti i capelli. Era stato il cancro a fargli questo? Certamente no. Il cancro non produce nessuno di questi effetti, è l’avvelenamento chimico a produrli. Egli sembrava ora più malato di una persona morsa da un serpente velenoso.

I media mainstream parlano mai delle schiaccianti prove scientifiche che dimostrano che la chemioterapia produce zero benefici nei cinque anni medi di sopravvivenza dei pazienti malati di cancro al colon? O di quanti oncologi lottino per i propri pazienti e li difendano contro un trattamento chemioterapico che – loro lo sanno bene – li farebbe morire più in fretta che se non ricevessero nessuna cura? Vi fidereste a mettere la vostra vita nelle loro mani sapendo che la maggior parte di loro non prenderebbe neppure in considerazione la chemioterapia se il cancro fosse diagnosticato a loro? Cosa sanno, loro, che voi non sapete? La notizia si sta diffondendo rapidamente negli Stati Uniti: i decessi provocati dai medici hanno ormai superato i 750.000 all’anno. Probabilmente molti dottori non hanno più fiducia in ciò che fanno, e per ottime ragioni.

“Molti malati di cancro in questo paese muoiono di chemioterapia... La chemioterapia non elimina il cancro al seno, al colon o ai polmoni. Questo fatto è documentato da oltre un decennio. Nonostante ciò i dottori ricorrono ancora alla chemioterapia contro questi tumori... Le donne ammalate di cancro al seno moriranno probabilmente più in fretta con la chemioterapia che senza”. (Alan Levin, Dottore in Medicina).

Un’indagine del Dipartimento di Oncologia Radiologica del Northern Sydney Cancer Centre, in Australia, sul contributo della chemioterapia ai 5 anni di sopravvivenza di 22 adulti affetti da tumori maligni, ha mostrato risultati stupefacenti: il contributo complessivo della chemioterapia citotossica ai 5 anni di sopravvivenza di questi adulti è stata stimata in percentuale del 2,3 % in Australia e del 2,1 % negli USA. [Royal North Shore Hospital Clin Oncol (R Coll Radiol) 2005 Jun;17(4):294.]

La ricerca è fondata su dati del 1998 del Cancer Registry australiano e dello statunitense Surveillance Epidemiology and End Results. L’attuale tasso medio di sopravvivenza al cancro degli adulti, della durata di 5 anni, è riscontrato in oltre il 60% dei casi in Australia e in misura non inferiore negli USA. A paragone, il contributo della chemioterapia alla sopravvivenza (un mero 2,3 %) non è sufficiente a giustificare le enormi spese che essa richiede e le terribili sofferenze a cui i pazienti vanno incontro a causa dei gravi e tossici effetti collaterali risultanti da questo tipo di trattamento. Con una miserevole percentuale di successo del 2,3 %, vendere la chemioterapia come trattamento medico (anziché come una truffa) è una delle più gravi azioni fraudolente che si possano commettere. Una normale chemioterapia fa guadagnare all’establishment medico una cifra sbalorditiva, che va dai 300.000 al milione di dollari all’anno; fino ad oggi ha fruttato a coloro che promuovono questa pseudo-cura (che in realtà è veleno) oltre 1 trilione di dollari. Non c’è da stupirsi che l’establishment medico cerchi di tenere in vita questa truffa il più a lungo possibile.

Nel 1990 il noto epidemiologo tedesco Ulrich Abel, della Clinica dei Tumori dell’Università di Heidelberg, condusse la ricerca più completa mai eseguita sui farmaci chemioterapici. Abel contattò 350 centri medici, chiedendo che gli inviassero tutto ciò che avevano pubblicato sulla chemioterapia nel corso degli anni. Egli esaminò ed analizzò migliaia di articoli scientifici pubblicati sulle riviste mediche più prestigiose. Ad Abel occorsero diversi anni per raccogliere e valutare i dati. Il suo studio epidemiologico, che fu pubblicato il 10 agosto 1991 su The Lancet, avrebbe dovuto mettere in allarme tutti i dottori e gli ammalati di cancro sui rischi di una delle terapie più comuni utilizzate contro il cancro e altre malattie. Nel suo saggio, Abel giungeva alla conclusione che il tasso complessivo di successo della chemioterapia “lasciava allibiti”. Secondo la sua ricerca, non esisteva alcuna prova scientifica reperibile in nessuno degli studi esistenti che dimostrasse che la chemioterapia “fosse in grado di estendere in misura apprezzabile la vita dei pazienti affetti dalle forme più comuni di cancro”.

Abel sottolinea che raramente la chemioterapia migliora la qualità della vita. Descrive la chemioterapia come una “devastazione scientifica” e dichiara che nonostante l’inesistenza di prove scientifiche della sua efficacia, né i dottori né i pazienti vogliono abbandonarla. I principali media non hanno mai parlato di questo studio di immensa importanza, il che non è sorprendente visti gli enormi interessi nel settore dei gruppi che sponsorizzano i media, cioè delle compagnie farmaceutiche. Una recente ricerca ha trovato zero recensioni del lavoro di Abel sulle riviste americane, benché esso sia stato pubblicato nel 1990. Credo che ciò non dipenda dal fatto che il suo lavoro sia poco importante, ma dal fatto che è irrefutabile.

La verità su questo problema sarebbe troppo costosa per le compagnie farmaceutiche ed è divenuta perciò inaccettabile. Se i mass media riferissero la verità, e cioè che i farmaci, inclusi quelli chemioterapici, vengono utilizzati per compiere un autentico genocidio negli Stati Uniti e nel mondo, i loro principali finanziatori (le compagnie farmaceutiche) sarebbero costretti a ritirare la loro pubblicità ingannevole dalle TV, dalle radio, dalle riviste e dai giornali. Ma nessuno di questi gruppi ha voglia di fare bancarotta.

Molti medici si spingono fino al punto di prescrivere farmaci chemioterapici a pazienti con tumori maligni troppo avanzati per un intervento chirurgico, ben sapendo che non ne risulterà alcun beneficio. Eppure essi definiscono la chemioterapia un trattamento efficace contro il cancro, e i loro inconsapevoli pazienti credono che “efficace” sia sinonimo di “curativo”. In realtà i medici si riferiscono alla definizione di farmaco “efficace” data dalla FDA, cioè un farmaco che nell’arco di 28 giorni sia in grado di produrre una riduzione del 50% o più della massa tumorale. Ma dimenticano di dire ai loro pazienti che non esiste alcuna correlazione tra il ridurre un tumore in 28 giorni e il curare il cancro o l’allungare la vita. In altre parole, si può vivere con un tumore non curato altrettanto a lungo di quanto si potrebbe farlo con un tumore ridotto o eliminato dalla chemioterapia (o dalle radiazioni).

La chemioterapia non ha mai dimostrato di avere effetti curativi contro il cancro. Per contro, il corpo è in grado di curarsi da solo, ed è proprio quello che fa sviluppando il cancro. Il cancro è più un meccanismo di guarigione che una malattia. La “malattia” è il tentativo del corpo di curarsi da uno squilibrio sopravvenuto. E in alcuni casi questo meccanismo di guarigione continua a funzionare anche dopo che una persona è stata sottoposta a chemioterapia (e/o radiazioni). Sfortunatamente, come è stato dimostrato dalle ricerche summenzionate, le possibilità di una completa guarigione si riducono enormemente quando i pazienti vengono trattati con farmaci chemioterapici.

Gli effetti collaterali dei trattamenti sono spesso orribili e fonte di grande sofferenza per i pazienti e per i loro cari, il tutto in nome del trattamento medico affidabile. Benché la cura farmacologica sia somministrata con la promessa di migliorare la qualità della vita dei pazienti, il buon senso ci dice che una medicina che li fa vomitare e perdere i capelli, distruggendo allo stesso tempo il loro sistema immunitario, fa in realtà l’esatto contrario. La chemioterapia può produrre nei pazienti ulcerazioni alla bocca che mettono a rischio la loro vita. Aggredisce il sistema immunitario, distruggendone miliardi di cellule (globuli bianchi). I suoi mortali veleni producono infiammazioni in ogni parte del corpo. I farmaci possono produrre ulcerazioni in tutto l’apparato intestinale. L’effetto collaterale più comune sperimentato dai pazienti in chemioterapia è la completa mancanza di energie. I nuovi farmaci addizionali che vengono somministrati oggi a molti pazienti possono impedire la percezione di alcuni effetti collaterali, ma non riducono affatto gli effetti spaventosamente distruttivi e soppressivi della chemioterapia in sé. Ricordate che il motivo per cui la chemioterapia riesce a ridurre la massa di alcuni tumori sta nell’immensa distruzione che provoca nel corpo.

Se siete ammalati di cancro, forse penserete che il sentirsi stanchi sia un effetto della malattia. In realtà raramente è così. Il sentirsi insolitamente stanchi è più spesso dovuto all’anemia, che è un comune effetto collaterale di molti farmaci chemioterapici. Tali farmaci possono ridurre drammaticamente i vostri globuli rossi, e ciò riduce la disponibilità di ossigeno a 60-100 trilioni di cellule del vostro corpo. Potete sentire letteralmente l’energia che viene risucchiata da ogni vostra cellula, una specie di morte fisica senza morte. L’affaticamento da chemio  ha un impatto negativo sulle attività quotidiane dei pazienti nell’89% dei casi. Senza energia non può esservi gioia né speranza e tutte le funzioni corporee ne risentono.

Un effetto collaterale a lungo termine è che i corpi di questi pazienti finiscono per non rispondere più nemmeno ad approcci curativi nutrizionali o di rafforzamento immunologico. Tutto questo contribuisce a spiegare il motivo per cui gli ammalati di cancro che non si sottopongono a nessun trattamento hanno un tasso di guarigione quattro volte più alto di coloro che si sottopongono a cura. La cosa triste è che la chemioterapia non è curativa per il 96-98% delle tipologie di cancro. Prove certe (per la maggioranza delle casistiche di cancro) che la chemioterapia abbia una qualsiasi influenza positiva sulla sopravvivenza o sulla qualità della vita, semplicemente non esistono.

Presentare la chemioterapia come una cura contro il cancro è a dir poco ingannevole. Con i danni permanenti che produce al sistema immunitario e ad altre importanti parti del corpo, la chemioterapia è diventata una delle principali cause di malattie da trattamento, come malattie cardiache, epatiche, intestinali, immunitarie, infezioni, danni cerebrali, disturbi da stress doloroso e invecchiamento precoce.

Prima di rassegnarsi ad essere avvelenati, gli ammalati di cancro dovrebbero porre domande precise ai loro medici e chiedere che gli vengano mostrate ricerche o prove in grado di dimostrare che una riduzione della massa tumorale si traduca realmente in aumento della speranza di sopravvivenza. Se vi diranno che la chemioterapia è la vostra migliore chance di sopravvivenza, saprete che vi stanno mentendo o che sono semplicemente disinformati. Come è chiaramente dimostrato dalla ricerca di Abel, non esiste nessuna prova di questo genere in tutta la letteratura medica. Assoggettare i pazienti a chemioterapia li priva della possibilità di cercare o di rispondere ad una cura reale ed è un atto meritevole di azione penale.
 

(Il libro di Andreas Moritz Il cancro non è una malattia – è un meccanismo di sopravvivenza spiega quali siano le vere cause del cancro e come eliminarle. E’ reperibile presso www.ener-chi.com e www.amazon.com ).

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LA MEDICINA CHE UCCIDE

by Gianluca Freda (06/06/2008 - 22:03)


IL CANCRO NON E’ UNA MALATTIA
Estratto dal libro Cancer is not a disease di Andreas Moritz
Traduzione di Gianluca Freda
 

Ciò che state per leggere potrebbe sconvolgere o smantellare dalle fondamenta tutto ciò che credete di sapere sul vostro corpo, sulla salute e sulla guarigione. Il titolo [di questo libro], Il cancro non è una malattia, potrà essere spiazzante per molti, provocatorio per alcuni, certo incoraggiante per tutti. Questo libro rappresenterà una rivelazione per coloro che possiedano una mente sufficientemente aperta da prendere in considerazione la possibilità che il cancro e altri disturbi debilitanti non siano vere e proprie malattie, bensì un ultimo disperato tentativo del corpo di restare in vita finché le circostanze lo permettono.

Forse resterete stupiti nell’apprendere che una persona affetta dalle principali cause del cancro (che sono poi la vera malattia) morirebbe probabilmente molto in fretta se non sviluppasse cellule cancerose. In quest’opera, cercherò di fornire le prove di questo fatto.

Affermo anche che il cancro compare soltanto dopo che tutte le altre difese e tutti gli altri meccanismi di guarigione dell’organismo hanno fallito. In circostanze estreme, l’esposizione a quantità massicce di agenti in grado di causare il cancro (carcinogeni) può provocare un collasso delle difese dell’organismo nell’arco di qualche settimana o qualche mese e permettere la crescita rapida e aggressiva di un tumore. Normalmente, però, ci vogliono molti anni, o perfino decenni, perché questi cosiddetti “tumori maligni” si formino.

Sfortunatamente, l’incomprensione di base o l’assoluta mancanza di conoscenza sulle ragioni che stanno dietro alla crescita dei tumori hanno trasformato i tumori “maligni” in mostri spaventosi senza altro scopo che quello di ucciderci per punirci dei nostri peccati o di aver abusato del nostro corpo. Invece, come state per scoprire, il cancro è dalla nostra parte, non contro di noi. Se non modifichiamo la nostra percezione di ciò che il cancro è realmente, esso continuerà a resistere alle cure, soprattutto ai metodi più “avanzati”. Se avete il cancro, e se il cancro è davvero parte di un complesso meccanismo di sopravvivenza del corpo e non una malattia – come io sostengo – dovrete trovare delle risposte alle seguenti, pressanti domande:

- Quali ragioni spingono il vostro corpo a sviluppare cellule cancerose?

- Una volta identificate queste ragioni, sarete in grado di modificarle? Che cos’è che determina la tipologia e la gravità del cancro da cui siete affetti?

- Se il cancro è davvero un meccanismo di sopravvivenza, cosa bisogna fare per impedire al corpo di ricorrere a questa drastica misura difensiva?

- Poiché il design genetico originale del corpo favorisce sempre la preservazione della vita e la protezione contro le avversità di ogni tipo, perché il corpo dovrebbe permettere l’autodistruzione?

- Perché quasi tutti i tipi di cancro tendono a scomparire da soli, senza bisogno di interventi   medici?

- Le radiazioni, la chemioterapia, la chirurgia, servono davvero a curare il cancro oppure coloro che sopravvivono al cancro guariscono per altre ragioni, NONOSTANTE questi trattamenti radicali e pieni di effetti collaterali?

- Che ruolo giocano la paura, la frustrazione, l’autocommiserazione e la rabbia repressa nell’origine e negli esiti del cancro?

 - Qual è la lezione di crescita spirituale che viene dal cancro?

Per affrontare le cause che stanno alla radice del cancro, dovrete trovare risposte concrete e soddisfacenti alle domande suddette. Se sentite in voi l’urgenza di dare un senso a questo evento in grado di cambiare la vita (il cancro è appunto questo), probabilmente ne guarirete. Il cancro può essere la vostra più grande opportunità di ripristinare l’equilibrio in tutti gli aspetti della vostra vita, ma può anche essere messaggero di traumi e sofferenze di enormi proporzioni. In un caso o nell’altro, siete sempre voi che controllate il vostro corpo.

Per vivere in un corpo umano, dovete avere accesso a una certa quantità di energia in grado di sostenere la vita. Potete usare questa energia per nutrirvi e sostenervi, oppure per debilitarvi e autodistruggervi. Nel caso in cui, consciamente o inconsciamente, scegliate la negligenza e l’abuso, anziché l’attenzione e il rispetto per voi stessi, il vostro corpo si troverà probabilmente a lottare per sopravvivere.

Il cancro è solo uno dei molti sistemi con cui il corpo cerca di modificare il modo in cui vedete e trattate voi stessi, compreso il vostro corpo. Questo ci porta inevitabilmente a parlare della salute spirituale, che gioca nel cancro un ruolo importante almeno quanto quello delle cause fisiche ed emotive.

Il cancro sembra essere una patologia confusa e imprevedibile. Sembra colpire chi è molto felice e chi è molto triste, ricchi e poveri, fumatori e non fumatori, persone in salute e persone meno in salute. Il cancro può colpire persone di ogni occupazione ed estrazione sociale. Tuttavia, se osate dare uno sguardo dietro la maschera dei suoi sintomi fisici, come la tipologia, l’aspetto e il comportamento delle cellule cancerose, scoprirete che il cancro non è poi così casuale e imprevedibile come sembra.

Cos’è che rende il 50% della popolazione americana così propensa ad ammalarsi di cancro, mentre l’altra metà della popolazione non corre alcun rischio? Incolpare la genetica non è che un pretesto che copre l’ignoranza delle cause reali. Del resto, qualsiasi bravo ricercatore genetico potrebbe dirvi che una simile convinzione è priva di ogni logica e del tutto antiscientifica (come spiegato nel libro).

Il cancro è sempre stato una malattia estremamente rara, tranne che nelle nazioni industrializzate degli ultimi 40-50 anni. I geni umani non hanno subito cambiamenti significativi per migliaia di anni. Perché avrebbero dovuto cambiare soltanto adesso in modo così drastico e decidere improvvisamente di uccidere moltitudini di persone? La risposta a questa domanda è straordinariamente semplice: i geni danneggiati o difettosi non uccidono nessuno. Il cancro non uccide la persona che ne è affetta! Ciò che uccide un paziente non è il tumore, ma le numerose ragioni che stanno dietro la mutazione delle cellule e la crescita tumorale. Queste cause dovrebbero essere il punto nodale di ogni trattamento contro il cancro, eppure la maggior parte degli oncologi è abituata ad ignorarle. Conflitti costanti, senso di colpa e di vergogna, ad esempio, possono facilmente paralizzare le più importanti funzioni del corpo e portare alla crescita di un tumore.

Dopo aver visitato migliaia di pazienti ammalati di cancro nell’arco di tre decenni, ho iniziato a riconoscere certi caratteristici modi di pensare, di credere e di sentire che sono comuni a molti di loro. Per essere più specifico, devo ancora incontrare un ammalato di cancro che non si senta gravato da una pessima immagine di se stesso, da conflitti irrisolti, da preoccupazioni, da traumi emotivi del passato ancora presenti nel suo subconscio. Il cancro, come malattia fisica, non si presenta se non di fronte a un forte disagio emotivo sottostante e ad una frustrazione profondamente radicata.

I pazienti ammalati di cancro soffrono tipicamente di mancanza di autostima e di autoconsiderazione e presentano spesso ciò che io chiamo un “problema irrisolto” nella loro vita. Il cancro può essere la spia di un conflitto interno di questo tipo. In più, il cancro può aiutarli ad affrontare questo conflitto e contemporaneamente a guarire. Per estirpare le erbacce, bisogna strapparle insieme alle loro radici. E’ così che dobbiamo affrontare il cancro, altrimenti, prima o poi, tornerà.

La seguente proposizione è molto importante nel nostro approccio al cancro: “Non è il cancro che fa stare male una persona; è il suo stare male che provoca il cancro”. Perché il cancro venga curato con successo, occorre che una persona ricostruisca l’interezza di ogni livello del proprio corpo, della propria mente, del proprio spirito. Una volta che le cause del cancro saranno state identificate, risulterà evidente che cosa è necessario fare per ottenere una guarigione completa.

E’ noto in medicina che ogni persona, in qualunque momento, ha nel proprio corpo delle cellule cancerose. Queste cellule non possono essere rilevate dai normali test fino a quando non si moltiplicano, diventando diversi miliardi. Quando i dottori annunciano ai loro pazienti che le cure prescritte hanno eliminato con successo tutte le cellule cancerose, si riferiscono solo alla quantità di cellule rilevabile dagli appositi test. Le normali cure contro il cancro possono abbassare il numero di cellule cancerose fino a livelli non più rilevabili, ma questo non significa che siano state completamente sradicate. Finché le cause della crescita tumorale restano intatte, il cancro può svilupparsi nuovamente in qualunque momento e con qualunque rapidità.

Curare il cancro ha ben poco a che fare con il liberarsi di un gruppo di cellule cancerose rilevabili. Trattamenti come la chemioterapia e le radiazioni sono certamente in grado di avvelenare o distruggere molte cellule cancerose, ma distruggono anche cellule sane nel midollo spinale, nel tratto gastrointestinale, nel fegato, nei reni, nel cuore, nei polmoni, ecc. il che porta spesso a danni permanenti e irreparabili di interi organi e sistemi dell’organismo. Una vera cura contro il cancro non può aver luogo a costo di distruggere altre parti vitali del corpo.

Ogni anno, centinaia di migliaia di persone curate “con successo” dal cancro, muoiono di infezioni, attacchi cardiaci, disfunzioni epatiche, renali e altre patologie, poiché i trattamenti anticancro producono una grande quantità di infiammazioni e devastazioni negli organi e nei sistemi del corpo. Ovviamente queste cause di morte non vengono imputate al cancro. Tale omissione statistica fa sembrare che si stiano facendo progressi nella lotta contro il cancro. In realtà, muoiono molte più persone a causa delle cure contro il cancro che per il cancro in sé. Una vera cura contro il cancro si potrà ottenere solo quando le cause della crescita eccessiva delle cellule cancerose saranno state rimosse o arrestate.

Il potere della parola

Il cancro è la seconda causa di morte in America. Secondo l’American Cancer Society, circa 1,2 milioni di casi di cancro verranno diagnosticati negli USA nel 2008. Più di 552.000 americani moriranno per questo motivo. Tra gli uomini, le tre diagnosi di cancro che si prevedono più diffuse sono quelle di cancro alla prostata (180.400 casi), cancro ai polmoni (89.500 casi) e cancro al retto (63.600). I tipi di cancro più diffusi tra le donne sono il cancro al seno (182.800 casi), cancro ai polmoni (74.600) e cancro al retto (66.600).

“Cancro” non è solo una parola, ma anche la definizione di un comportamento insolito o anomalo delle cellule del corpo. Tuttavia, in un contesto completamente differente, “cancro” è anche il nome di un segno zodiacale. Se qualcuno vi dice che siete del “cancro”, inizierete forse a tremare per paura di morire? Improbabile, visto che essere del segno zodiacale “cancro” non implica avere il cancro nel senso di malattia. Ma se il vostro dottore vi chiamasse nel suo ufficio e vi dicesse che avete il cancro, probabilmente vi sentireste paralizzato, confuso, terrorizzato, disperato o tutte queste cose insieme.

La parola “cancro” possiede il potenziale per giocare un ruolo assai inquietante e sgradevole, quello di emettere una sentenza di condanna a morte. Sembra quasi che l’essere ammalati di cancro inizi con una diagnosi di cancro, quando invece le cause potrebbero essere già presenti da molti anni prima che iniziassero i malori. Nell’arco di un breve momento, la parola “cancro” può capovolgere completamente il mondo di una persona.

Chi o che cosa ha mai concesso a questa semplice parola o definizione il potere di decidere della vita e della morte? Ed è poi davvero così? Non potrebbe darsi che la nostra convinzione sociale, collettiva che il cancro sia una malattia che uccide, congiunta ai trattamenti aggressivi che seguono la diagnosi, sia la vera responsabile dell’attuale, drammatica espansione del cancro nell’emisfero occidentale? Troppo azzardato, direte! In questo libro, comunque, io sostengo che il cancro non può avere alcun potere né alcun controllo su di noi se non gli permettiamo di crescere in risposta a convinzioni, percezioni, attitudini, pensieri, sentimenti che possediamo e alle scelte di vita che facciamo.

Avremmo ancora tanta paura del cancro se sapessimo cosa lo provoca o almeno capissimo qual è il suo scopo basilare? Probabilmente no. Se conoscessimo la verità, faremmo di tutto per rimuovere le cause e, quindi, creare le precondizioni perché il corpo guarisca da solo.

Avere scarsa conoscenza (che è ciò che chiamiamo ignoranza) è, in effetti, una cosa pericolosa. Quasi ogni persona, almeno nel mondo industrializzato, sa bene che bere acqua da una palude o da un lago inquinato può provocare diarrea e far rischiare la vita, eppure sono in pochi a capire che covare risentimento, rabbia e paura, mangiare “fast food”, additivi chimici e dolcificanti artificiali, non è meno pericoloso che bere acqua inquinata; ci vuole solo un po’ più tempo per uccidere una persona di quanto ne richieda un piccolo batterio.

Valutazione errata

Tutti noi sappiamo che se una casa ha solide fondamenta potrà resistere meglio ad agenti esterni, come ad esempio una tempesta. Come vedremo, il cancro non è altro che un indicatore del fatto che c’è qualcosa che manca nel nostro corpo e nella nostra vita intesa nella sua interezza. Il cancro è indice che la vita nel suo complesso (fisica, mentale e spirituale) poggia su fondamenta incerte ed è, a dir poco, piuttosto fragile. Sarebbe sciocco, da parte di un giardiniere, innaffiare le foglie appassite di un albero, pur sapendo benissimo che il vero problema non è dove sembra essere, cioè a livello di sintomi (le foglie secche). Innaffiando le radici della pianta, egli si rivolgerà direttamente alla causa del fenomeno e di conseguenza la pianta potrà riprendersi in modo rapido ed automatico.

Per l’occhio esperto di un giardiniere, le foglie appassite sono solo un sintomo, non certo mortale. Egli capisce che la deidratazione delle foglie non è che la conseguenza di una mancanza del nutrimento di cui hanno bisogno per sostentare se stesse e il resto della pianta.

Per quanto questa metafora naturalistica possa sembrare banale, essa ci consente di comprendere in profondità i complicati processi patologici dell’organismo umano. Essa descrive con precisione uno dei più potenti e fondamentali princìpi che stanno alla base di ogni forma di vita sul pianeta. Per quanta abilità possiamo aver sviluppato nel manipolare le funzioni del nostro corpo attraverso gli strumenti della medicina allopatica, il principio basilare dell’evoluzione non può essere violato senza dover pagare, come prezzo, quello di sofferenza e dolore – fisico, emotivo e spirituale – come effetto accessorio.

Io contesto con forza l’affermazione secondo la quale il cancro è una malattia che uccide. Al contrario, dimostrerò che il cancro non è affatto una malattia. Molte persone, che si erano viste diagnosticare un cancro “terminale”, hanno sfidato questa prognosi e ottenuto una totale guarigione.

Il bisogno di risposte

Non esiste tipologia di cancro, non importa quanto avanzata, a cui qualcuno non sia sopravvissuto. Se anche una sola persona è riuscita a guarire dal cancro, deve esistere un meccanismo che lo consente, proprio come esiste un meccanismo che genera il cancro. Ogni persona su questo pianeta ha la capacità di fare entrambe le cose. Se vi è stato diagnosticato il cancro, forse non sarete in grado di modificare la diagnosi, ma avete certamente il potere per agire sulle devastanti conseguenze che essa (la diagnosi) può avere su di voi. Il modo in cui guarderete al cancro e i passi che compirete dopo la diagnosi saranno gli elementi determinanti della vostra futura guarigione (o non guarigione).

Il riferirsi indiscriminatamente al cancro come a una “malattia mortale”, da parte di specialisti e gente comune, ha trasformato il cancro in una patologia dalle tragiche conseguenze per la maggioranza dei pazienti e delle loro famiglie. “Cancro” è divenuto sinonimo di immensa sofferenza, dolore e morte. E questo nonostante il fatto che il 90-95% di tutte le tipologie di cancro appaia e scompaia per conto proprio. Non passa giorno senza che il corpo produca milioni di cellule cancerose. Certe persone, se sottoposte temporaneamente a forte stress, producono più cellule cancerose del normale, che si raggruppano in ammassi e che poi spariscono quando la persona si sente meglio. La secrezione della sostanza anticancro contenuta nel DNA, l’interleuchina II, si abbassa in condizioni di stress fisico e mentale, per poi tornare alla normalità in condizioni di gioia e rilassamento. Per questo motivo, accade spesso che il cancro scompaia senza bisogno di alcun intervento medico e senza produrre danni concreti.

Proprio in questo momento, milioni di persone vanno tranquillamente in giro pur avendo dentro di sé il cancro, perché non hanno la minima consapevolezza di averlo. Vale a dire, milioni di persone guariscono dal cancro senza neanche saperlo. Infine, esistono molte più guarigioni spontanee dal cancro di quanti siano i casi di cancro diagnosticati e curati.

La verità è che sono assai pochi i casi di cancro che diventano “terminali”. Inoltre, una volta diagnosticate, alla maggior parte di queste patologie non viene lasciata la minima possibilità di guarire spontaneamente. Vengono immediatamente bersagliate con un arsenale di armi letali miranti alla distruzione delle cellule, come farmaci chemioterapici, radiazioni e bisturi da chirurgo. Il problema dei malati di cancro è che, terrorizzati dalla diagnosi, sottopongono i propri corpi a queste procedure che tagliano, bruciano, avvelenano e con ogni probabilità li conducono alla sentenza finale: “Dobbiamo dirle, con il più profondo dispiacere, che non c’è più nulla che si possa fare per lei”.

La domanda più importante non è quanto sia avanzata o pericolosa una tipologia di cancro, ma cosa sia necessario fare per non morirne. Perché certe persone superano il cancro come se fosse un raffreddore? Sono solo fortunate o esiste un meccanismo che mette in moto la guarigione? In altre parole, quali sono gli elementi che impediscono al corpo di guarire dal cancro in modo naturale, quali elementi nascosti rendono il cancro così pericoloso, se poi è pericoloso davvero?

La risposta a queste domande sta nella reazione della persona che si ammala di cancro e non nel livello di “malignità” o nello stadio più o meno avanzato a cui sembra essere progredito. Pensate che il cancro sia una malattia? Probabilmente risponderete di sì, vista l’opinione “autorevole” che l’industria farmaceutica e i mass media hanno inculcato alle masse per molti decenni. Eppure, la domanda più importante, quella che ci si pone di rado, rimane: “Perché credete che il cancro sia una malattia?”. Potreste rispondere: “Perché io so che il cancro uccide tutti i giorni qualche persona”. Vi chiedo: “E come fate a sapere che è il cancro che le uccide?”. Obietterete che molte persone che hanno il cancro, muoiono, quindi dev’essere per forza il cancro che le uccide. Del resto, vi direte, tutti i medici più esperti ci dicono così.

Lasciate che vi ponga un’altra domanda, una domanda piuttosto strana. “Come fate a essere certi di essere figli di vostro padre e non di un altro uomo?”. Perché vostra madre vi ha detto così? Cosa vi fa pensare che vostra madre vi abbia detto la verità? Probabilmente il fatto che voi le credete e non avete alcuna ragione di non farlo. In fondo è vostra madre e le mamme non mentono su queste cose. O forse sì? Anche se non saprete mai se la persona che credete essere vostro padre lo sia davvero, avete comunque trasformato ciò che credete a livello soggettivo in qualcosa che “sapete”, una verità irrefutabile.

Benché non esista alcuna prova scientifica che il cancro sia una malattia (anziché un meccanismo di sopravvivenza), molte persone continueranno a credere che sia una malattia perché così gli è stato detto di credere. Ma la loro convinzione è solo un sentito dire, fondato sulle opinioni di altre persone. Queste altre persone lo hanno sentito dire da qualcun altro. Alla fine, la “verità” secondo la quale il cancro sarebbe una malattia può essere ricondotta a pochi medici che hanno espresso le loro personali convinzioni e sensazioni su ciò che avevano osservato e le hanno riportate in articoli e saggi di medicina. Altri dottori si sono trovati d’accordo con la loro opinione e così, in breve tempo, è diventato un fatto “assodato” che il cancro sia una terribile malattia che in qualche modo si impadronisce delle persone per ucciderle. In realtà, la verità potrebbe essere molto diversa.

Saggezza delle cellule cancerose

Le cellule cancerose non sono parte di un processo patologico nocivo. Quando tali cellule si diffondono (metastatizzano) nel corpo, il loro scopo e obiettivo non è quello di distruggere funzioni corporee vitali, infettare cellule sane e annichilire il proprio ospite (il corpo). L’autodistruzione non fa parte del comportamento di nessuna cellula, a meno che, ovviamente, non si tratti di una cellula vecchia e pronta per essere sostituita. Le cellule cancerose, come ogni altra cellula, sanno che se il corpo muore anche loro moriranno. Solo perché tanta gente immagina che funzione delle cellule cancerose sia quella di distruggere il corpo, ciò non vuol dire che esse abbiano davvero lo scopo o la capacità di farlo.

Un tumore non è la causa della distruzione graduale del corpo, né lo porta davvero alla morte. Non c’è nulla in una cellula cancerosa che abbia anche solo remotamente la capacità di uccidere. Ciò che conduce alla disfunzione di un organo o dell’intero organismo è il depauperamento di tessuto cellulare provocato dalla privazione prolungata di elementi nutritivi e forza vitale. La drastica riduzione o l’interruzione dell’apporto di sostanze nutrienti vitali alle cellule di un organo non è in realtà una conseguenza del tumore, bensì la sua causa principale.

Per definizione, una cellula cancerosa è una cellula normale e sana che ha subìto una mutazione genetica tale da consentirle di vivere in un ambiente anaerobico (cioè privo di ossigeno). In altre parole, se si priva un gruppo di cellule dell’ossigeno (loro principale fonte d’energia), alcune di esse moriranno, ma altre riusciranno ad alterare la propria programmazione genetica e a mutare in modo piuttosto ingegnoso: riusciranno a vivere senza ossigeno e a ricavare parte del loro fabbisogno energetico dai prodotti di scarto del metabolismo cellulare.

Sarà più semplice comprendere il fenomeno delle cellule cancerose attraverso un paragone con i comuni microrganismi. I batteri, ad esempio, si dividono in due principali gruppi, aerobici e anaerobici, cioè batteri che hanno bisogno di ossigeno e batteri che non ne hanno bisogno. E’ importante capire questo punto, poiché nel nostro corpo vi sono più batteri che cellule. I batteri aerobici prosperano negli ambienti ossigenati. Essi contribuiscono alla digestione dei cibi e alla produzione di importanti elementi nutritivi, come la vitamina B. I batteri anaerobici, al contrario, possono comparire e crescere in ambienti non raggiunti dall’ossigeno. Essi provvedono ad eliminare le scorie, i depositi di sostanze tossiche e le cellule morte.

Il corpo considera il cancro una difesa dell’organismo, al punto tale che favorisce perfino la crescita di nuovi vasi sanguigni per garantire l’indispensabile apporto di glucosio e, dunque, la sopravvivenza e la diffusione delle cellule cancerose. L’organismo sa che le cellule cancerose non provocano, ma impediscono la morte; almeno per un certo tempo, cioè fino a quando la debilitazione di un organo porta al collasso dell’intero organismo. Se il meccanismo che mette in moto il cancro (fattori causali) viene affrontato nel modo appropriato, è possibile scongiurare tale risultato.

Si crede, di norma, che il nostro sistema immunitario ci protegga contro il cancro. Questo è vero solo in parte. Da un lato, il sistema immunitario distrugge con efficacia i milioni di cellule cancerose che un organismo sano produce come parte del quotidiano ricambio di 30 miliardi di cellule. Ma da un altro lato, il sistema immunitario non intraprende alcuna azione per eliminare le cellule cancerose che si sviluppano a seguito di accumulo di tossine, congestione e stress emotivo.

Tutti i tessuti del corpo, compresi quelli cancerosi, sono ricchi di globuli bianchi che dovrebbero eliminare il cancro, come le cellule T. Ad esempio, in caso di cancro al rene o di melanoma, i globuli bianchi possono costituire fino al 50% della massa cancerosa. Poiché queste cellule T riconoscono con facilità tessuti cellulari estranei o mutati come quelli delle cellule cancerose, ci si aspetterebbe che queste ultime venissero attaccate dalle cellule immunitarie. Invece il sistema immunitario permette alle cellule cancerose di servirsi delle sue funzioni per incrementare ed espandere il cancro ad altre parti del corpo. Le cellule cancerose producono specifiche proteine che dicono alle cellule immunitarie di non intralciarle e di aiutarle a crescere.

Perché il sistema immunitario dovrebbe collaborare con le cellule cancerose per l’estensione dei tumori? Perché il cancro è un meccanismo di sopravvivenza, non una malattia. Il corpo si serve del cancro per tenere lontane dal sistema circolatorio e linfatico – quindi dal cuore, dal cervello e da altri organi vitali - alcune letali sostanze carcinogeniche e altre scorie metaboliche dannose. Uccidere le cellule cancerose metterebbe a rischio la sua stessa sopravvivenza. Ripulire il corpo dalle tossine e dalle scorie accumulate con i metodi descritti nel mio libro Timeless Secrets of Health and Rejuvenation elimina la necessità delle cellule del cancro.

Il cancro non è una malattia; è l’ultimo e più disperato meccanismo di sopravvivenza che il corpo abbia a disposizione. Prende il controllo dell’organismo solo quando tutte le altre misure di autoconservazione sono fallite. Per guarire davvero il cancro e ciò che esso rappresenta nella vita di una persona, dobbiamo arrivare a capire che il motivo per cui il corpo consente ad alcune delle sue cellule di moltiplicarsi in modo anormale è di perseguire il proprio interesse, non di autodistruggersi. Il cancro è un tentativo di guarigione che il corpo compie a favore del corpo. Bloccare questo tentativo di guarigione, può distruggere l’organismo. Sostenere il corpo nel suo tentativo di guarigione, potrebbe salvarlo.

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