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Categorie Economia

IL SECOLO DEL DRAGO

by Gianluca Freda (18/08/2009 - 22:44)


IL SEGRETO DEL MIRACOLO ECONOMICO CINESE: IL GOVERNO POSSIEDE LE BANCHE ANZICHE’ IL CONTRARIO.

di Ellen Brown

dal sito www.webofdebt.com

traduzione di Gianluca Freda

 

“Le banche – cosa difficile da credere in un momento in cui abbiamo di fronte una crisi economica che sono state le banche stesse a creare – sono ancora la lobby più potente di Capitol Hill. Praticamente sono i proprietari del posto”.

(Dick Durbin, senatore USA, capogruppo del Partito Democratico, 30 aprile 2009)

Mentre gli Stati Uniti spendono trilioni di dollari per salvare il sistema bancario, lasciando languire l’economia, si parla della Cina come di un “miracolo economico” che è riuscito a sganciarsi dal resto del mondo. Mentre il resto del mondo affonda nella peggior recessione mai vista dagli anni ’30, la Cina ha mantenuto un fenomenale tasso di crescita annua dell’8%. Questo almeno secondo i rapporti, ma i commentatori nutrono dei dubbi. Si chiedono infatti come sia possibile una crescita simile in un momento in cui altri paesi la cui economia era fondata sulle esportazioni hanno sofferto vistosi cali e si trovano ancora in fase di depressione. L’economista Richard Wolff osserva con tono scettico:

“Oggi il mondo si trova in una situazione di crisi capitalistica globale. Dappertutto i consumi calano. Dappertutto la gente acquista meno beni, inclusi quelli cinesi. Com’è possibile che in una società così dipendente dall’economia mondiale si possa avere oggi una crescita esplosiva? Il loro mercato azionario si trova oggi ad un livello 100 volte più alto del suo minimo. Non esiste nulla di lontanamente paragonabile in nessuna altra parte del mondo, certamente non negli Stati Uniti e in Europa. Com’è possibile? Se dovessimo credere a ciò che dicono i cinesi, dovremmo anche credere che nell’arco di pochi mesi, al massimo un anno, non di più, essi sarebbero stati in grado di trasformare la loro economia da centrale fondata sulle esportazioni a meccanismo industriale basato sul consumo interno. In nessun paese del mondo una cosa del genere ha mai richiesto meno di alcuni decenni”.

Com’è possibile che il progetto cinese di ripresa economica funzioni così bene, mentre i nostri non funzionano per nulla? Forse la risposta è semplice: la Cina non ha mai permesso al proprio sistema bancario di sottomettere l’economia produttiva. Le banche cinesi lavorano per il popolo, anziché il contrario. Così afferma Samah El-Shahat, conduttrice del network inglese di Al Jazeera con una laurea in economia all’Università di Londra. In un articolo del 10 agosto intitolato “In Cina il popolo viene prima delle banche”, scrive:

“Quella cinese è l’unica grande economia in cui il fossato – la separazione tra il settore finanziario e il mondo abitato dalla gente comune e dalle loro imprese – non esiste. Entrambi i mondi stanno attraversando una nuova fase di boom economico e questo grazie al modo in cui il governo ha saputo gestire le proprie banche. La Cina non ha permesso al proprio settore bancario di diventare così potente, così influente, così enorme da poter dettare legge e poter imporre salvataggi. In parole povere, il governo ha preferito interessarsi del proprio popolo e anteporre le sue esigenze a quelle di qualsiasi altro gruppo d’interessi. E’ per questo che le banche cinesi continuano a prestare denaro alle persone e alle loro imprese in quantità record”.

Ciò che Wolff chiama “crisi capitalista globale” è in realtà una crisi del credito: ma in Cina, a differenza che negli Stati Uniti, il credito continua a fluire liberamente, non solo verso il settore finanziario, ma verso l’industria e le amministrazioni locali. Le banche di proprietà dello Stato hanno massicciamente incrementato i prestiti, e le amministrazioni locali e le aziende di Stato li ricevono su larga scala. La Banca Popolare della Cina stima che l’ammontare complessivo dei prestiti nella prima metà del 2009 sia stato di 1,08 trilioni di dollari, il 50% in più dei prestiti erogati nel 2008. Anche la Federal Reserve americana ha erogato prestiti record, ma essi sono stati destinati principalmente al salvataggio del settore finanziario, lasciando Main Street all’asciutto. Scrive la El-Shahat:

“In Inghilterra e negli Stati Uniti il settore finanziario è in fase di boom, mentre il mondo della gente normale sembra andare di male in peggio, la disoccupazione cresce, gli affari ristagnano e i pignoramenti immobiliari non si fermano. Sembra quasi che Wall Street e Main Street esistano su diversi pianeti. E ciò dipende in larga parte dal fatto che le banche continuano a non prestare denaro alla gente comune. In Inghilterra e negli Stati Uniti le banche si sono appropriate del denaro dei contribuenti e del denaro facile proveniente dagli alleggerimenti quantitativi delle banche centrali. Lo utilizzano per sostenere se stesse e per ripulire i propri bilanci, piuttosto che per prestarlo alla gente. Le banche si sono appropriate di quel denaro e i nostri governi non hanno fatto assolutamente nulla per impedirlo. Anzi, sono stati complici nel consentire che ciò avvenisse”.

 

Crepe nella muraglia cinese?

L’economia cinese non è perfetta. La spinta verso il profitto, soprattutto ad opera di capitali d’investimento stranieri, ha incoraggiato gli azzardi speculativi, con investimento di grandi quantità di denaro in appartamenti di lusso e altri tipi di beni immobiliari che la maggior parte delle persone non può permettersi. I lavoratori cinesi si lamentano oggi del troppo capitalismo, visto che sono ora costretti a pagare per l’abitazione, per le cure sanitarie e per l’istruzione superiore, tutte cose che un tempo venivano fornite dallo Stato. E benché si stiano facendo degli sforzi per rendere disponibili una maggior quantità di prestiti alle piccole e medie aziende, le industrie di Stato e le grandi corporazioni ricevono ancora la maggior parte dei prestiti erogati. Questo perché alle banche è stato ordinato di restringere i propri standard per l’accesso al credito, e naturalmente le grandi aziende comportano rischi minori.

Wolff è convinto che il “miracolo” cinese sia una bolla destinata a scoppiare con conseguenze catastrofiche. Storicamente, tuttavia, ogni volta che una bolla economica è scoppiata all’improvviso ciò è avvenuto perché era stata punta dagli speculatori. Quando nel 1990 scoppiò la bolla del mercato giapponese, e quando altri paesi asiatici seguirono lo stesso destino nel 1998, ciò avvenne perché gli speculatori stranieri riuscirono ad aggredire le loro valute con derivativi esotici. Le vittime tentarono di difendersi acquistando le proprie valute nazionali con le riserve in valuta estera, ma le riserve andarono ben presto esaurite. Oggi la Cina ha accumulato una tale quantità di riserve in dollari che sarebbe molto difficile agli speculatori fare la stessa cosa con il mercato azionario cinese. Un declino graduale del mercato azionario dovuto a forze naturali del mercato stesso è qualcosa che un’economia può agevolmente sopportare.

 

Inversione dei ruoli economici?

Almeno per il momento, il piano di ripresa cinese sta funzionando molto meglio di quello americano e inglese; e il principale motivo per cui sta funzionando meglio è il fatto che il governo tiene in pugno il proprio settore bancario. Il governo può manovrare il meccanismo del credito bancario in modo da favorire le imprese pubbliche e il commercio, poiché realmente possiede le banche o buona parte di esse. Ironicamente questa caratteristica dell’economia cinese avrebbe consentito alla Cina di avvicinarsi all’ideale capitalistico americano degli inizi ancor più degli stessi Stati Uniti. La Cina viene spesso definita comunista, ma non è mai stata comunista nel senso inteso dai libri di testo, e oggi lo è ancor meno di prima. Deng Xiaoping, leader del Partito Comunista Cinese, che dopo il 1978 aprì la Cina agli investimenti stranieri, disse una volta che non importa di che colore sia il gatto, purché riesca ad acchiappare i topi. Quale che sia la definizione appioppata all’economia cinese, resta il fatto che essa fornisce oggi un’impalcatura che incoraggia efficacemente l’imprenditoria.

Jim Rogers è un investitore e analista finanziario americano espatriato, che oggi ha la propria base a Singapore. Nel 2004 scrisse un articolo intitolato “L’ascesa del capitalismo rosso”:

“Alcuni dei migliori capitalisti del mondo vivono nella Cina comunista... Non importa per quanto tempo ancora i leader cinesi insisteranno a definirsi comunisti, essi sembrano assai indaffarati a creare l’economia capitalista che dominerà il mondo”.

Nel frattempo gli USA sono sprofondati in ciò che Rogers chiama “socialismo per ricchi”. Quando le normali aziende americane fanno bancarotta, esse vengono lasciate sole ad affrontare la giungla d’asfalto; ma se vanno in bancarotta banche considerate “troppo grosse per fallire”, allora siamo noi contribuenti a dover pagare le perdite, mentre ai proprietari delle banche viene consentito di tenersi i profitti e di continuare ad utilizzarli per le loro speculazioni. Il salvataggio di Wall Street con denaro dei contribuenti rappresenta una radicale violazione dei princìpi del capitalismo, una violazione che ha cambiato volto all’economia americana. Il capitalismo che ci insegnavano a scuola parlava di Mamma e Papà negozianti, di fattorie a conduzione familiare, di piccoli imprenditori che potevano competere su un livello di parità. Il ruolo del governo era quello di definire le regole e di assicurarsi che ognuno giocasse rispettandole. Ma non è questa la storia del capitalismo che vediamo oggi. Mamma e Papà negozianti sono stati stritolati da gigantesche catene di ipermercati e mega-industrie; le piccole fattorie a conduzione familiare sono state rilevate dalle multinazionali dell’agro-business; e le banche di Wall Street sono diventate così potenti che oggi i deputati si lamentano per il fatto che sono le banche ad essere proprietarie del Congresso. I colossi bancari e le corporazioni hanno riscritto le regole per i propri fini. La sana competizione è stata rimpiazzata da una forma di capitalismo predatorio in cui il pesce piccolo viene sistematicamente inghiottito dagli squali. Il risultato è un gap sempre più ampio tra ricchi e poveri che rappresenta il più colossale esempio di trasferimento della ricchezza della storia.

 

Il meglio di entrambi i mondi

La soluzione cinese, di fronte a un sistema bancario finito in bancarotta, sarebbe quella di nazionalizzare le banche stesse, non soltanto i loro debiti. Se anche gli USA adottassero un simile approccio, noi, il popolo, potremmo davvero ottenere qualcosa di valido in cambio del nostro investimento: un sistema bancario stabile e affidabile che appartenga alla gente. Se la parola “nazionalizzare” sembra poco americana, sostituitela con “di proprietà pubblica e operante nel pubblico interesse”, come le biblioteche pubbliche, i parchi pubblici e i pubblici tribunali. Dobbiamo togliere i nostri dollari a Wall Street e restituirli a Main Street e possiamo farlo solo spezzando questo monopolio bancario privato finito fuori controllo e riaffidando il controllo sul denaro e sul credito al popolo stesso. Se i cinesi possono avere il meglio dei due mondi, possiamo averlo anche noi.

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IL SECOLO BREVE

by Gianluca Freda (15/10/2008 - 01:04)


IL NUOVO SECOLO AMERICANO
(ACCORCIATO DI 92 ANNI)

di Mike Whitney
dal sito The Smirking Chimp
Traduzione di Gianluca Freda
 

L’era dell’America Superpotente sta per finire. La crisi finanziaria è stata l’ultima goccia. La poca fiducia di cui ancora godeva, dopo l’invasione dell’Iraq e il ripudio dei trattati internazionali, è ora esaurita. Gli Stati Uniti hanno inquinato il sistema economico globale con obbligazioni da mutuo senza valore e, facendo ciò, hanno spinto 6 miliardi di persone incontro ad una recessione lunga e dolorosa. Qualcosa che non sarà facile perdonare.

La rabbia verso gli Stati Uniti sembra affiorare dappertutto allo stesso tempo. Era particolarmente visibile durante la recente apertura dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Normalmente, questo è un evento noioso, pieno di vuote ciance politiche e di cerimoniali pretenziosi. Non questa volta. Mentre il mondo scivola verso una recessione che sono stati gli USA a creare, i leader stranieri hanno iniziato a fustigare gli Stati Uniti in modo sempre più violento. I discorsi sono stati taglienti e pieni di rancore; nessuno vuole più “trattenere i pugni”. Hugo Chavez, in Venezuela, ha così riassunto il clima di incontri come questo:

“Io penso che, più prima che poi, questo impero cadrà, con vantaggio del mondo intero, permettendo di creare un equilibrio: un mondo policentrico e multipolare. Questo garantirà la pace nel mondo. Alla creazione di questo mondo multipolare noi stiamo offrendo il nostro piccolo contributo”.

Ciò che Chavez condanna è il modello “unipolare” di governo globale voluto da Bush, dove tutte le decisioni di importanza cruciale per il mondo – dal riscaldamento globale alla proliferazione nucleare – vengono prese da Washington. A nessuno piace prendere ordini, così come a nessuno piace vedere gli Stati Uniti impicciarsi perennemente dei suoi affari interni. Ecco perché nessuno dei notabili dell’ONU sembrava particolarmente dispiaciuto nel vedere i mercati finanziari statunitensi in caduta libera. Si chiama schadenfreude, l’atto di trarre piacere dalle sventure altrui, e ce n’era un bel po’ la settimana scorsa alle Nazioni Unite.

Molti dignitari sembrano convinti che l’improvviso crollo economico americano offra una possibilità di cambiamento. Ed è quello che tutti vogliono: un cambiamento concreto. Nessuno vuole altri 8 anni come quelli appena trascorsi. Ecco perché il tema centrale del discorso di Chavez è stato ripetuto fino alla noia dai leader degli altri paesi. Essi ripudiano l’attuale sistema e vogliono avere un ruolo maggiore nella progettazione del futuro.

Questo non significa che il mondo detesti l’America. Significa che tutti vorrebbero un attimo di respiro dalle torture, dai rapimenti, dai bombardamenti di civili, e ora dal contagio finanziario che si è esteso a tutto il sistema globale. La mancanza di regole e di politiche monetarie negli USA hanno alimentato l’inflazione, scatenato rivolte per il cibo, mandato alle stelle il prezzo del petrolio. Gli Stati Uniti sono come un commensale che non capisce quando è ora di tornarsene a casa. Forse un tocco di recessione servirà a riequilibrare l’approccio di Washington e renderà i suoi leader più sensibili ai bisogni del resto del mondo.

Il giornalista John Gray ha riassunto tutto ciò in un suo articolo sull’Observer, “Un momento catastrofico del crollo del potere americano”:

“La capacità di controllare gli eventi non è più nelle mani dell’America... dopo aver creato le condizioni che hanno prodotto la più grande bolla finanziaria della storia, i leader politici americani sembrano ora incapaci di comprendere le dimensioni dei pericoli di fronte ai quali si trova il paese. Impantanati nelle loro rabbiose guerre culturali e in continua lite gli uni con gli altri, sembrano non rendersi conto del fatto che la leadership politica dell’America sta rapidamente tramontando. Sta sorgendo, quasi inavvertito, un nuovo mondo in cui l’America è solo una fra molte grandi potenze, destinata a fronteggiare un futuro incerto che non è più in grado di forgiare”.

Gli Stati Uniti dovranno imparare ad unirsi alla famiglia delle nazioni e ad andare d’accordo con i loro vicini, che lo vogliano o no. Semplicemente, non esiste altra scelta: il dollaro sta crollando, i deficit sono alle stelle, il mercato finanziario è a pezzi. L’America dovrà imparare a cooperare o restare isolata in un mondo che va rapidamente integrandosi. “Collabora o arrangiati da solo”: un messaggio che Washington dovrà imparare in fretta per adeguarsi ai nuovi paradigmi di potere.

Certo, un mucchio di soldi continueranno a confluire nelle operazioni segrete e negli sporchi trucchi della CIA, tanto per tenere viva la speranza che lo status di Superpotenza venga ripristinato. Questo è prevedibile. Perfino gli inamovibili farabutti della famiglia reale britannica sognano ancora di ricostruire l’Impero. Ma i realisti sanno che si tratta solo di un’innocua fantasticheria. Non avverrà nulla di tutto questo. Gli Imperi hanno una data di scadenza assai limitata ed è impossibile rimetterli insieme. Di solito finiscono su un campo di battaglia costellato di cadaveri o in un torreggiante falò finanziario che non lascia dietro di sé altro che mucchi di cenere e schegge di vetro. Possiamo solo sperare che l’abisso finanziario spalancato di fronte a noi sia meno terribile di quanto prevediamo. Ma quando una nazione semina denti di drago, non può aspettarsi di raccogliere dolci frutti.

Il giornalista Steve Watson riferisce su Infowars:

“Un membro del Council on Foreign Relations, ex consigliere politico del noto membro del Bilderberg Henry Kissinger, ha scritto un pezzo sul Financial Times londinese in cui si invoca una “nuova autorità monetaria globale” col potere di monitorare tutte le autorità finanziarie nazionali e tutte le grandi compagnie finanziarie.

“Anche se il massiccio piano di salvataggio progettato dagli USA avesse successo, ad esso dovrebbe far seguito qualcosa di ancora più drastico: la creazione di una Autorità Monetaria Globale in grado di controllare mercati divenuti ormai senza confini”, scrive Jeffrey Garten, anch’egli ex managing director della Lehman Brothers”. (Infowar.com)

Il sogno di un “governo unico” mondiale è duro a morire, ma è comunque già morto. La Federal Reserve è al centro dell’attuale sistema finanziario globale. Le sue diramazioni includono il Council on Foreign Relations, il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Mondiale, il cartello bancario del G-7 e migliaia di rapaci ONG che hanno esteso la morsa della cabala bancaria di Washington e del suo sistema dollarizzato su tutto il pianeta. Il neoliberismo sta crollando. Ciò a cui stiamo assistendo sono gli spasmi scomposti di un paziente infartuato che entra nelle ultime fasi dell’arresto cardiaco. Non esistono né farmaci né procedure mediche che potranno riportare il paziente in buona salute.

Nessuno guarda più agli Stati Uniti o ai suoi “mercenari della domanda” per tracciare una rotta del futuro economico del proprio paese. Quei giorni sono finiti. Gli Stati Uniti dovranno risollevarsi dalle macerie e ricominciare daccapo senza le massicce iniezioni di capitali a basso interesse da parte di Cina, Giappone e Stati del Golfo. I rubinetti del denaro sono stati chiusi. Abbiamo lacrime e sangue davanti a noi. E’ il prezzo che si paga per aver truffato il mondo intero con obbligazioni da mutuo senza valore e altra immondizia “illiquida”.

Il presidente russo Vladimir Putin ha sintetizzato in questo modo i recenti avvenimenti nei mercati finanziari:  

“Tutto ciò che sta accadendo nella sfera economica e finanziaria ha avuto origine negli Stati Uniti. E’ una crisi vera quella che abbiamo di fronte e ciò che preoccupa è assistere all’incapacità di prendere decisioni appropriate. Questa non è più un’irresponsabilità limitata ad alcuni individui, è un’irresponsabilità dell’intero sistema, lo stesso sistema che – come sapete – avrebbe pretese di leadership globale”.

Sempre alle Nazioni Unite, il Ministro delle Finanze tedesco, Peer Steinbuck, ha esposto sentimenti molto simili, dicendo:

“Gli Stati Uniti sono gli unici responsabili di questa crisi finanziaria. Sono loro la causa della crisi, non l’Europa, né la Repubblica Federale di Germania. La passione anglosassone per i profitti stratosferici e per le massicce gratificazioni a banchieri e amministratori delle compagnie ha provocato questa crisi finanziaria”.

Ha poi aggiunto: “Le conseguenze a lungo termine della crisi non sono chiare, ma una cosa mi sembra verosimile: gli USA perderanno il proprio status di superpotenza nel sistema finanziario globale. Il sistema finanziario del mondo sta diventando multipolare”.

Steinbuck non ha fatto altro che dare eco ai sentimenti del cancelliere Angela Merkel, che nella sua critica ha utilizzato un linguaggio più diplomatico:

“L’attuale crisi dimostra che a livello nazionale si possono fare alcune cose, ma che la stragrande maggioranza degli interventi deve essere decisa a livello internazionale. Dobbiamo premere per l’introduzione di regole più chiare, affinché una crisi come quella attuale non possa più ripetersi”.

La Merkel sa che l’Europa è stata aggredita dalla deregulation del sistema americano, che permette a imbroglioni ed artisti della truffa di spadroneggiare. Perfino adesso – nel bel mezzo del più grave scandalo finanziario della storia – non un solo amministratore delegato o finanziario delle principali banche d’investimento è stato incriminato o trascinato in prigione. I mercati americani sono una “terra di nessuno” priva di legge, dove nessuno è ritenuto responsabile di nulla, non importa quanto grande sia il suo crimine o quante persone siano state danneggiate. Ma c’è un prezzo da pagare per aver imbrogliato gli investitori e gli Stati Uniti lo pagheranno. Già ora, l’acquisto di buoni del Tesoro americani è rallentato fino quasi a strisciare. Nei prossimi mesi, al sistema di supporto vitale dell’America sarà staccata la spina e la tenda a ossigeno verrà portata via. I protetti di Kissinger non ne sono preoccupati; ma la classe lavoratrice americana dovrebbe esserlo. Abbiamo di fronte una catastrofe ferroviaria e molte persone soffriranno senza motivo.

Così lo Spiegel Online descrive la situazione:

“La crisi bancaria sta ponendo fine al dominio americano sui mercati finanziari e sulla politica mondiale. I paesi industrializzati stanno scivolando nella recessione, l’era del turbocapitalismo sta giungendo alla fine e la potenza militare degli Stati Uniti si sta dissolvendo... Questi non sono più gli Stati Uniti muscolari e arroganti che il mondo conosceva, la superpotenza che dettava le regole a tutti gli altri e considerava il suo modo di pensare e fare gli affari come l’unica strada per il successo.

Oggi è in vetrina una nuova America, un paese che non ha più fiducia nei suoi antichi valori e ancor meno nelle sue elite; né nei politici, che non sono stati capaci di scorgere i problemi all’orizzonte, né nei leader economici, che hanno cercato di vendere agli americani un mondo fasullo di prosperità... E’ in vetrina anche la fine dell’arroganza. Gli americani pagano adesso il prezzo della loro superbia”. (Spiegel Online, “L’America perde la posizione di dominio sull’economia”).

Entrambi i candidati alla presidenza hanno giurato di proseguire la dottrina unilateralista di Bush. Obama è pronto, tanto quanto McCain, a violare i confini di stati sovrani, invadere paesi che non rappresentano una minaccia immediata alla sicurezza degli Stati Uniti, a proseguire con le sfacciate violazioni del diritto internazionale quando ciò serve agli interessi dei mandarini occidentali. Ma il cambiamento arriverà comunque. Il momento unipolare è passato. Man mano che si aggrava la crisi finanziaria, la capacità bellica americana risulterà erosa a causa del prosciugamento dei capitali e delle risorse. E’ solo questione di tempo prima che la macchina bellica si fermi scoppiettando e le truppe ritornino in patria. Quando i massacri avranno fine, inizierà il vero nuovo ordine mondiale. 

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by Gianluca Freda (09/10/2008 - 23:17)



Com’era bello il fascismo! Quando c’era il mascellone le crisi finanziarie e borsistiche avevano sull’economia italiana lo stesso effetto di un terremoto in Giappone. Tante pagine di giornali dedicate alla catastrofe, interventi pensosi di insigni naturalisti, un sacco di chiacchiere sul tram tra impiegati morti di sonno. Ma alla fine dei conti, le conseguenze pratiche sulla vita quotidiana si riducevano, per l’italiano medio, ad uno spettacolo pirotecnico a cui assistere incuriositi tenendosi a debita distanza. Questa beata strafottenza verso le crisi internazionali non era dovuta, in realtà, alle doti del mascellone, né ad una posizione internazionale dell’Italia particolarmente solida in economia. Al contrario, era proprio la povertà dell’Italia di allora, la sua struttura ancora semirurale, il suo isolamento commerciale ed economico, a permetterle di guardare alle crisi globali con la stessa curiosità disinteressata con cui si assisterebbe ad una lontana eruzione solare. Il Duce non era che l’espressione ruspante di questo felice provincialismo, che teneva l’Italia lontana dai luculliani banchetti del capitale, ma anche dalle dolorose indigestioni.

Oggi tutti i giornali parlano di una crisi economica “simile a quella del 1929”. Sta arrivando il 1929! Il 1929 è già qui! E’ la nuova Grande Depressione! A questi inguaribili ottimisti vorrei dire che non sanno di cosa stanno parlando. Nessun italiano lo sa. Una crisi come quella del ’29 qui da noi non c’è mai stata. Ci sarà adesso, per la prima volta nella nostra storia e nessuno sembra avere un’idea chiara di ciò che ci aspetta. Nel 1929 la nostra produzione industriale non poteva crollare, essendo pressoché inesistente. La disoccupazione era diffusa, ma endemica e connaturata. Nessuno si stupiva di vedere un povero né essere poveri era cagione di particolare discredito sociale. Siccità e grandinate erano pericoli più temuti della recessione e la stessa parola “recessione”, in un paesetto come l’Italia fascista, non aveva un gran significato. Nessuno temeva di perdere la casa, perché le case, per chi le aveva, erano da generazioni un bene appartenente alla famiglia, non ad una banca creditrice di mutui quarantennali. Chi non possedeva una casa, aveva comunque una scelta: poteva imparare l’arte edilizia e costruirsela da solo, dove trovava spazio; oppure poteva restare a dormire sotto uno di quegli splendidi ponti edificati dal programma di sviluppo urbano del Ministero dei Lavori Pubblici. A tutti coloro che si sono battuti per entrare ad ogni costo nella rutilante giostra del capitalismo globalizzato – perché l’economia rurale, si sa, era una cosa brutta e antiquata – faccio i miei migliori auguri di buona e duratura crisi economica. Sarà una nuova esperienza d’apprendimento, che permetterà ai nostri dotti economisti della domenica di parlare di argomenti sperimentati sul campo, anziché proferire teoretici vaticini fondati sul nulla negli inserti borsistici dei rotocalchi.

In un certo senso, siamo stati, ancora una volta, relativamente fortunati. La nostra economia è declinata a poco a poco negli ultimi vent’anni ed è rimasto ormai ben poco che crollando possa fare rumore. Le grandi aziende sono state svendute, i piccoli imprenditori lottano già da anni contro il fisco vampirico e lo spettro del fallimento, i nostri servizi pubblici sono già una fogna e lo sono sempre stati, la disoccupazione è un concetto relativo per chi ha un lavoro precario, un lavoro a progetto, un mezzo lavoro pagato a ore. Sarò incosciente, ma mi aspetto solo cose buone da questa crisi. Come cantava Bob Dylan: “When you’ve got nothing, you’ve got nothing to lose”. L’esplosione del bubbone immobiliare, annunciata da anni, è l’inizio di un processo di guarigione del corpo sociale, che – se siamo fortunati – potrebbe perfino passare, non dico per la morte del capitalismo in sé, ma almeno per il decesso doloroso e meritatamente orrendo, di questo capitalismo farlocco; un capitalismo che non ha più alcun capitale alla sua base, ma solo cartaccia moltiplicata all’infinito per produrre e acquistare altra cartaccia. Tonnellate e tonnellate di immondizia azionaria che si riverseranno, all’improvviso, sulle nostre teste ignare. Ma guardate il lato positivo: potremo finalmente dare una ripulita e più radicale sarà la pulizia, meglio sarà per tutti. Da oggi in poi – se siamo saggi – accoglieremo ogni spacciatore di fetenzie finanziarie con gli onori che si merita: mezzo chilo di pallettoni dritto nella zona pelvica. Le banche, quelle che sopravviveranno, torneranno a essere banche, non puzzolenti suq di spazzatura azionaria venduta come investimento.

Questo disastro finanziario globale è la fine di un incubo. L’economia globale era, da anni, un cadavere vivente, morto e marcito, tenuto in piedi, come fosse vivo, da continue iniezioni di liquidità. Si prendeva il corpaccione decomposto, lo si puntellava con miserabili tagli di mezzo punto ai tassi d’interesse, se ne liftava alla meno peggio il volto scarnificato e scheletrito con profluvi di chiacchiere sulla crescita e sul liberismo, poi gli si faceva fare “ciao” al popolo bue muovendogli con i fili la manina ossuta. E tutti lo riverivano, si sdilinquivano, rispondevano al saluto con un sorriso fino alle orecchie: “Ciao, simpaticone, ciao”. La fine di questo accanimento necrofilo sui resti mortali della Grande Bufala è una notizia che infonde speranza. Significa che dovremo metterci insieme, spremere le meningi, inventare nuovi modelli economici, liberarci una volta per tutte delle nozioni preconcette – la Crescita del Pil! La Moneta Unica! Il Rispetto dei Parametri di Maastricht! – che ci hanno trascinato giù per lo scarico insieme alla merda cartacea a cui avevamo affidato i nostri destini. Dovremo liberarci del dollaro, dovremo fare piazza pulita del liberismo opprimente che ci ha asfissiato per trent’anni, dovremo – qui ci vorrà coraggio – lasciare affondare i capitani americani con la loro nave di cartone e appropriarci, a pistolettate, di tutte le scialuppe disponibili. Oppure dovremo, semplicemente, sparire nel consueto buco nero della storia. Lì dentro, saremo in compagnia delle innumerevoli civiltà che non hanno saputo reagire, per sopravvenuta decerebrazione, ad una banale crisi economica e potremo attendere, con fiduciosa pazienza, i buoni barbari che arriveranno puntuali, ancora una volta, a sostituire gli imperi caduti nella trappola della loro stessa stupidità terminale. Anche questa non sarebbe una prospettiva disprezzabile. Come ci si sente a restare da soli? Come ci si sente a non avere una casa a cui tornare, come un perfetto sconosciuto, come una pietra che rotola?

Ragazzi, ci si sente da dio.

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MONEY FROM NOTHING

by Gianluca Freda (05/10/2008 - 13:26)


IL MOLTIPLICATORE BANCARIO
dal blog Il Linguaggio Dimenticato
(grazie ad @lex per la segnalazione)
 

Ah, ah, ah, parbleu, anche voi avete sempre creduto che la più grande invenzione sulla terra fosse la fesse, vero?

Anche voi pensavate che i miracoli potesse farli solo Gesù Cristo, e a catechismo restavate impressionati dal racconto della Resurrezione di Lazzaro (e la cosa vi faceva anche un po schifo), n' est-pas?

Beh, esiste un'invenzione che vi farà cambiare completamente idea: il "Moltiplicatore Bancario".  

Quest-ce que c'est le "moltiplicatore bancario" ?

Lo spiega bene una nota pubblicità che recita "La tua banca è tutta attorno a te"... splendido esempio di lapsus freudiano che volendo far intendere altro, finisce invece per "smarronare" (come si dice qui nel Granducato) una grande verità... per scoprirlo non hai che da guardarti attorno, parbleu!

In parole povere è quel fattore per cui entrare in banca a chiedere un mutuo regala lo stesso brivido che far l'amore con un palo del telegrafo (sì, ai miei tempi c'era ancora), solo che non siete esattamente voi a maneggiarlo...

Da qui un' altra pubblicità, svizzera ovviamente, che dice che "non di tutti i buchi ci si può fidare"...    altra stupenda rivelazione, che rafforza l'idea vaga che ci eravamo già fatti su pubblicitari e banchieri...

Ora, unendo i due postulati matematici, ne avremo come conseguenza diretta e necessaria che a prenderlo in quel posto saremo sempre noi (non che ne avessimo qualche dubbio peraltro, ma è una di quelle splendide conferme scientifiche alla saggezza popolare, che ci fanno sempre molto piacere).

Così che, avendo abusato di buchi "inaffidabili" (poi vedremo anche perchè) e trovandosi ora nella più grave crisi speculativa della globalizzazione (ma sarà poi così?) i banchieri, che evidentemente pasteggiano a viagra, ora pensano bene di far l'amore con tutto il popolo americano, e si sa, l'amore a pagamento costa... qualcosa come 700 miliardi di dollari, ma attenzione, è l'ennesimo "servizio" che "Lo Stato" ti porta direttamente a casa, senza nemmeno bisogno che tu ti debba recare in banca... (o in comune...? al tempio, dal rabbino ebreo dite...? che confusione, questa globalizzazione...).    "Fate l'amore col Sapore, parbleu !!!" e senza muovervi da casa... vi fa un po' male? ma cosa volete che sia, pensate ai poveri J.P. Morgan, Goldman Sachs, e compagnia bella, che devono fare il servizietto a domicilio a non so quanti milioni di cittadini americani... (Yankie, si dice? Sarà, ma si scrive "coyons", parbleu !!!)... hai voglia a uova sbattute e zabaioni...

Fuor di metafora (ma fa male come se fosse dentro tutto, parbleu...) fuor di metà-fora, dicevo, mi sto riferendo al piano di sodomizzz... ehm, di "risanamento" varato dal ministro Paulson, un altro che fa colazione col viagra... piano che prevede che ora, dopo che i "Bankster" hanno fatto tutte le loro cazzate, dopo che le avvisaglie a fermarsi erano già state fortissime, dopo che tutte le spie rosse si erano accese e tutte le sirene, inascoltate, si erano messe a suonare da tempo ora, dopo tutto questo, pensano bene di "Nazionalizzare il debito" (splendida parola, senti come suona dolce, prova a ripeterla... na-zio-na-liz-za-re) l'enorme buco ("Virtuale", badate bene, solo virtuale...) creato dalle loro azioni farlocche... e come, secondo voi??? indebitando il popolo.... (e sono 3!... a buon intenditor poche parole!)

A cattivo intenditor: debito da signoraggio, debito da speculazione virtuale, debito da risarcimento finale.

Ora, come dovrebbe reagire il popolo, se avesse un minimo di "coyons"???

Direbbe: cari i miei Bankster, a parte che avete rotto i suddetti già un po' troppo oltre qualsiasi normale sopportazione, giochiamo almeno con lo stesso mazzo di carte! E siccome sappiamo benissimo che il 98% di tale cifra è "PURA INVENZIONE SPECULATIVA", vi dò il 2% (ossia il corrispondente della riserva frazionaria) e poi vi spedisco sull'isola di Sumoa, dove potrete divertirvi a fare il gioco del "teloficcosempreio" con gli Iguana Giganti, che guarda un po', "stanno tutti attorno a te", per il tuo sommo divertimento...

Cos'è infatti il "moltiplicatore bancario"? La causa di tutto ciò, Parbleu...

E come funziona, dite?

Ma insomma, ancora così sprovveduti...

Quando decidete di sposarvi, per esempio, voi avete la mente annebbiata dalla fesse, e con la mente annebbiata dalla fesse entrate in Banca, perchè volete una casa dove dedicarvi in pace alla fesse senza tutte quelle acrobazie in macchina... desiderio più che legittimo, parbleu... ma i furbi non vivono e prosperano forse proprio sfruttando le nostre più legittime e naturali aspirazioni???

"Buongiorno, quanto volete, 100.000 Euri???"

Bene, la banca fa un po' di scena, vi chiede le garanzie (e che sia solo scena lo testimonia proprio la facilità con cui si sono concessi i mutui americani, parbleu, fate funzionare un po' il cervello, invece di dare sempre la colpa alla Cina, o all'Iran, o a vostra suocera che quando vorreste farvi una scopatina non dorme mai...)... fa un po' di scena, dicevamo, e poi digita 100.000 sulla tastiera del terminale... Ecco, sentite le campane?? In questo preciso momento si è verificato il più grande miracolo sulla faccia della terra... Gesù Cristo coi suoi pani e coi suoi pesci era una mezza sega al confronto del vostro Direttore di Filiale, che proprio ora sotto il vostro naso ha compiuto il miracolo della moltiplicazione degli euri...

Osanna nell'alto dei cieli, ed euri in tasca alle persone di dubbia volontà...

Infatti QUEI SOLDI NON ESISTONO!

Ma come, dite?

Non esistono, Parbleu, non ci sono, il n'y-a rien, sono solo un numero battuto sul terminale... esiste però il VOSTRO IMPEGNO A RIFONDERE IL DEBITO CONTRATTO, impegno che in quel preciso momento si è trasformato in un "capitale" di 100.000 Euri... (e poi, piano, perchè così sembrerebbe giustamente un guadagno per la banca... che invece è più astuta di Mandrake, e lo mette tra le "voci in uscita"... secondo la logica sibillina che "è lei che vi ha concesso il prestito..."  e così non solo non ci paga le tasse, ma vi chiede anche gli interessi...)

Ora con gli interessi, che voi credete siano la percentuale di guadagno del lavoro (?) della banca, quella ci compra le sigarette (oltre che il viagra, ovvio)... perchè sta guadagnando, SUL NIENTE, il 98%... Ossia, di quella "promessa" di 100.000 con la quale vi ha messo in catene, lei dovrà trattenere in cassa solo il 2% (si chiama "Riserva Frazionaria"... sì, lo so che vi viene in mente un termine più adeguato...) mentre potrà "capitalizzare" il restante 98%... ossia CREARE ULTERIORE DEBITO, SUL NIENTE... Potrà aprire altri 98 : 2 = 49 mutui di cui dovrà trattenere solo il 2%, e col restante 98% aprire altri 49 mutui di cui... ecc, ecc... vi rendete conto della stupenda bellezza del moltiplicatore bancario?!?

Ora, anche un bambino dell'asilo capisce che questo sistema truffaldino alla fine dovrà implodere, perchè si sta semplicemente "vendendo la pelle di un orso che non c'è... " ed è proprio quello che sta succedendo: sta esplodendo la baracca.

Ma Paulson ha i coglioni duri, parbleu, volete che dica "Beh, adesso vediamo di darci una regolata???" E quando mai ...

No, si deve continuare a giocare questa ruolette russa, tanto lui ci mette la pistola, la testa ce la mette il popolo.

E poi, che vi aspettate da un politico... il politico è quella persona per cui la differenza tra una donna e un campo da golf... sono 15 buchi in più dove poterlo infilare, parbleu !!!

A' la prochaine fois...

(Bonjour, Monsieur Giovanni, mon ami...  ca va mieux, avec le coeur?)

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REDDE RATIONEM

by Gianluca Freda (28/09/2008 - 04:09)


IMPICCALI PIU’ IN ALTO!
di Israel Shamir
dal sito www.israelshamir.net
Traduzione di Gianluca Freda
 

Sette anni dopo l’11 settembre, assistiamo ad un altro, più grande e ancor più godibile crollo, quello della piramide finanziaria americana. Ci sono voluti circa vent’anni per costruirla; ma il suo crollo ha richiesto solo poche settimane. Lasciamo da parte le chiacchiere ipocrite: è uno spettacolo meraviglioso, senza se e senza ma. I mercati azionari americani vivevano il loro boom durante i bombardamenti di Baghdad e Belgrado, prosperavano mentre derubavano Mosca e strizzavano sudore da Pechino. Quando le cose andavano bene, avevano un sacco di soldi per invadere l’Iraq, minacciare l’Iran e strangolare la Palestina. In parole povere, quando andava bene per loro, andava male per noi. Che ora assaggino un po’ della loro medicina!

“Loro” non sono gli americani e “noi” non siamo il resto del pianeta. “Loro” sono un piccolo frammento della popolazione americana, la folla di “arricchisciti in fretta” che viene dalla parte est di Manhattan o da zone similari. Negli ultimi vent’anni abbiamo assistito ad un enorme spostamento di denaro verso l’alto, verso un branco sempre più piccolo di avide bestie. Mentre la maggioranza degli americani perdeva la possibilità di mandare all’università i propri figli, questi pasciuti felini si compravano ville in Florida e case a Tel Aviv. Peggio ancora, spendevano i loro miliardi nell’acquisto dei media, allo scopo di sovvertire la democrazia americana e di mandare i soldati americani a combattere guerre in luoghi lontani. Una buona parte del denaro rubato è stata pompata verso Israele, dove i prezzi degli appartamenti sono arrivati alle stelle e sono tuttora in crescita.

Se la passavano bene; erano fieri del fatto che le mappe finanziarie degli Stati Uniti e del mondo venissero disegnate in una stanzetta da Henry Paulson del Tesoro, da Ben Bernanke e Alan Greenspan della Federal Reserve, da Maurice Greenberg della A.I.G. Costruivano il loro mondo circondandosi di Lehman Brothers, Merrill Lynch, Goldman Sachs, Marc Rich, Michael Milken, Andrew Fastow, George Soros, e tutti gli altri. Il loro eccitante nuovo mondo di Lexus e Nexus veniva glorificato da Tom Friedman sul New York Times. Conferivano il Premio Nobel per l’Economia a Myron Scholes e Robert C. Merton, orgogliosi direttori dell’ormai tristemente celebre hedge fund denominato Long Term Capital Management, appena salvato dalla Federal Reserve Bank di New York per la cifra di 3,6 miliardi di dollari. Il presidente Bush li ha ricompensati per la loro inattendibilità liberandoli dal fardello della tassazione. Che ora paghino per tutto il divertimento che hanno avuto.

Hanno preso i vostri dollari veri e li hanno trasformati in moneta giocattolo: “Cambiali della Fed non redimibili e non portatrici di interesse, non sostenute da nient’altro che la fiducia dei creduloni”, per usare le parole dell’umorismo internettaro. La rovina della classe lavoratrice americana e della stessa classe media è ormai inevitabile. Le paure che il Large Hadron Collider sostituisse la Terra con un buco nero erano fondate su questa sensazione di affondamento, che vede le incredibili ricchezze degli Stati Uniti svanire nel buco nero da esse creato.

Non è certo la prima truffa nella storia degli USA: Jay Gould e Joseph Seligman, alla fine del 19° secolo, provocarono il crollo del mercato azionario del “venerdì nero”, mentre Jacob Schiff provocò il famoso panico del “giovedì nero” che portò alla depressione economica nazionale [1]. Seligman fu anche l’artefice dell’”affare Panama”, un imbroglio azionario che in Francia divenne proverbiale. L’imbroglio fu orchestrato da due ebrei di origine tedesca, Jacques Reinach e Cornelius Herz, che corruppero alcuni parlamentari. Mentre Reinach si lavorava l’ala destra, i “Repubblicani” dei suoi tempi, Herz si lavorava i “Democratici”. Wikipedia cita una frase di Hannah Arendt, la quale scriveva che i mediatori tra il mondo degli affari e lo Stato erano quasi esclusivamente ebrei. Questo caloroso abbraccio fra lo Stato e gli affari è stata la ricetta per il disastro.

Ovviamente da allora le cose sono cambiate e oggi i seguaci di Mammona appartengono a varie scuole di pensiero, perfino cristiane, come Hank Paulson, il cui patrimonio è stimato intorno ai 700 milioni di dollari e la cui carriera nella Goldman Sachs (presidente dal 1998 al 2006) lo ha reso la scelta più ovvia per la posizione di ministro del Tesoro. Solo la loro devozione al dio dell’Avidità è rimasta costante. Nel mondo del capitalismo ideale (“economia di mercato”) che costoro hanno tanto glorificato, oggi dovrebbero pagare un prezzo. Nel divertentissimo romanzo Carter Beats the Devil di Glen David Gold, il loro antenato spirituale veniva ricoperto di catrame e di piume da alcuni determinati popolani del Connecticut (intorno al 1670) per aver acquistato un intero carico di prodotti importati per arricchirsi in fretta, facendo crollare il mercato e defraudando i suoi simili. Oggi un criminale del genere riceverebbe una medaglia dal neoliberale Milton Friedman Fund, una citazione del JINSA e verrebbe additato come esempio da seguire dalla Harvard Business School.

Oggi costoro vogliono sfruttare il loro controllo sul governo per scaricare le loro perdite sui comuni cittadini americani. Che quest’atto venga chiamato “nazionalizzazione”, “privatizzazione” o “salvataggio”, il succo è che molti americani si ritroveranno in miseria e che tutti gli americani dovranno sopportare un enorme fardello fiscale. Ma i fondatori della piramide la faranno franca; si ritireranno nei loro castelli e nei loro investimenti sicuri e protetti, come hanno sempre fatto in precedenza.

Gli americani sono stati fatti fessi: sono stati ripuliti tanto facilmente quanto lo furono i rozzi albanesi pochi anni or sono. Peggio ancora: gli albanesi, almeno, presero le armi e diedero la caccia ai rapinatori; gli americani hanno deciso di subire in silenzio. Ma il meccanismo è sempre lo stesso.

Gli americani hanno il diritto di sapere chi ha derubato loro e i loro figli: sono stati gli uomini che sono diventati così vergognosamente ricchi durante gli ultimi due decenni. Costoro dovrebbero pagare il prezzo dei loro crimini. E se il governo, il Presidente, il Congresso e il Senato, i Democratici e i Repubblicani sono riluttanti a sostenerli, i comuni cittadini americani dovrebbero fare ciò che fecero i loro antenati del Connecticut: applicare catrame e piume in grande libertà. E se non basta, impiccare quei bastardi ai lampioni.

Questo è il momento più opportuno per ricordarsi perché i Padri Fondatori dell’America inserirono il diritto del popolo a possedere e portare armi nel Secondo Emendamento della Costituzione. Grazie a Dio, l’ADL non lo ha ancora abrogato. Queste armi non servono a difendere i rapinatori: servono a fare giustizia quando tutti gli altri mezzi hanno fallito. Alle armi, alle armi, come dissero i francesi mentre davano ai loro truffatori ciò che si meritavano. L’America ha una grande tradizione di giustizia diretta e immediata, il richiamo occidentale dell’Impiccalo Più in Alto. E’ ora di ascoltarlo!

Che i soldati americani vengano richiamati dalle guerre inutili e dalle remote basi sparse in tutto il mondo: il vero nemico si trova all’interno del loro paese. Per usare le squillanti e ancora attuali parole di Lenin, trasformiamo la guerra imperiale in una guerra civile, contro questi avidi bastardi. Invece di dissanguare i contribuenti, trasformiamo gli Stati Uniti in una zona libera da miliardari! I miliardari, questi avidi topi di fogna, hanno guadagnato molto con la Grande Piramide: impoveriamoli! Annulliamo i loro conti in banca. La sparizione di trilioni di dollari dai loro depositi elettronici riporterà in alto il valore del dollaro; il vostro stipendio tornerà ad essere denaro vero!

Se poi teniamo conto del fatto che oltre la metà dei miliardari sono fieri esponenti della Lobby Ebraica, questo potrebbe risolvere anche il problema del Medio Oriente. Per andare sul sicuro, confischiamo tutti i beni dei costruttori di Piramidi; di Paulson e Bernanke, degli amministratori di Merril Lynch e Goldman Sachs, e del presidente Bush, che ha permesso che avvenisse tutto questo. Otterremo la pace in Palestina, Afghanistan e Iraq; gli americani potranno tornare a essere fieri del loro paese. Questa confisca di massa ripristinerà la democrazia negli USA: i prossimi candidati alla presidenza non dovranno più andare dall’AIPAC col cappello in mano a dichiarare la propria fedeltà. La sconfitta dell’Avidità volgerà nuovamente le persone verso Dio; l’eliminazione della zavorra permetterà che vi siano un servizio medico nazionale, una pensione e un’educazione gratuita per tutti. Più che un disastro, il collasso finanziario è un’opportunità unica per guarire i mali dell’America. Non sprecatela!

Parlando invece al vasto mondo che è al di fuori dell’America, dirò questo: non scambiate una buona moneta con una cattiva. Rifiutate le seducenti moine di Washington. Considerate già perduti i vostri investimenti negli USA. Se riuscite a recuperare qualcosa, bene: ma non sprecate denaro ed energie nel tentativo di recuperare ciò che è perso. C’è un bene di assai maggior valore che potrete ottenere in cambio di quelli perduti: la vostra libertà e la vostra indipendenza. La distruzione del dollaro significa che la vostra economia sarà al sicuro. Il crollo della Piramide vi renderà liberi!
 

[1] Benjamin Ginsberg, The Fatal Embrace: Jews and the State (L’abbraccio fatale: gli ebrei e lo Stato), University of Chicago Pres, Chicago 1993, p 73

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