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A "REPUBBLICA" IL PULITZER DELLA PANZANA

by Gianluca Freda (02/08/2008 - 23:51)


Che Repubblica fosse un giornale stracolmo di bufale era cosa nota da tempo. Ma questa volta siamo al capolavoro. Mi inchino umilmente  (GF)
 

GLI SCOOP DI JORDI – LA NOSTRA INVIDIA
di Maurizio Matteuzzi
da Il Manifesto del 20 luglio 2008
(visto sul blog di Annalisa Melandri)

Chapeau a la Repubblica, anzi al Venerdì di Repubblica.

In metà anno ha fatto una serie di scoop strabilianti. In sequenza: il 18 gennaio un incontro-intervista con Gabriel Garcia Marquez a Cartagena, notoriamente non facile da avvicinare; il 9 maggio un'intervista al venezuelano Hugo Chavez nel palazzo di Miraflores a Caracas; il 6 giugno un'intervista «in un luogo segreto della foresta amazzonica» con i due leader massimi delle Farc dopo la morte di Tirofijo, Alfonso Cano e Mono Jojoy; l'11 luglio incontro-intervista, in un luogo imprecisato di Bogotá, forse lo stesso palazzo presidenziale di Nariño, con il presidente colombiano Alvaro Uribe, l'eroe della cinematografica liberazione della Betancourt di qualche giorno prima (il 2 luglio), un altro che per avvicinarlo bisogna sputar sangue; il 18 luglio in un luogo imprecisato della selva forse in Colombia forse in Ecuador, un nuovo incontro-intervista con Alfonso Cano nel giro di un mese. Straordinario, considerato che mezzo mondo cerca Cano, a cominciare dagli efficientissimi reparti anti-guerriglia di Uribe. E che, a quanto si sa Cano sono (erano) 8 anni che non dava interviste.

Scoop che si devono tutti a un solo uomo. Jordi Valle si chiama, un ingegnere petrolifero che è nato in Catalogna ma vive sul lago di Como e «scrive per divertimento» (lo dice lui). Un amateur quindi, ma uno che, a quanto si legge nelle sue interviste, conosce ed è conosciuto. «Ti trovo sempre bene, don Gabriel», dice a Gabo. «Gli ricordo che...» fa a Uribe. Chavez «lo interrompiamo per chiedergli...». Il Mono Jojoy lo «aspetta davanti a una birra». Intimità e autorevolezza, capacità di trovare e avvicinare in qualsiasi momento gente che i giornalisti di mezzo mondo (e in qualche caso anche i servizi segreti) non si sognano nemmeno di poter localizzare e avvicinare.

Roba da rosicare dall'invidia.

Cappello. Anche se - a nostro modesto parere - la Repubblica non li ha sfruttati come avrebbe dovuto, visto il timing straordinario di quegli incontri-intervista con personaggi di cui tutto il mondo stava parlando in quel momento. Anziché «spararli» sul quotidiano, l'ammiraglia della flotta li ha relegati - quasi volesse nasconderli - sul Venerdì. Non solo ma su nessuno di loro, eccetto l'ultimo, ci ha fatto la copertina, «sprecandoli» nelle pagine interne.

I colombiani, invidiosi anche loro, non ci stanno. Caracol, forse la radio più autorevole dell'America latina, dice di aver parlato con Valle al telefono e di aver concluso che è «un mitomane». L'ambasciata colombiana a Roma ha smentito l'intervista a Uribe, precisando che il presidente non concede interviste a nessuno da molti mesi. La stessa presidenza della repubblica colombiana (www.presidencia.com.co) ha addirittura diffuso venerdì scorso un comunicato in cui sostiene di aver scritto una lettera alla direzione di Repubblica già l'11 luglio per precisare che «il Presidente Alvaro Uribe non ha mai fatto le false dichiarazioni» attribuitegli dal «giornalista Jordi Valle». Anzi Uribe sostiene «di non aver mai incontrato il signor Valle né di avergli concesso alcuna intervista» e intigna ancora affermando che «il signor Valle dal 2002 non ha mai messo piede alla presidenza della repubblica». E non solo a Palazzo Nariño: dai registri di migrazione del Das, il Dipartimento amministrativo di sicurezza, non risulta che qualcuno «che dice di chiamarsi Jordi Valle sia mai entrato in Colombia».

Chissà che prima o poi non si faccia vivo anche Alfonso Cano.

                                                          *  *  *
Dal sito della Presidenza della Repubblica di Colombia (traduzione di Gianluca Freda):

COMUNICATO

Il giornale italiano Repubblica, sul suo supplemento Il Venerdì, ha pubblicato lo scorso 11 luglio un articolo contenente false dichiarazioni che il giornalista Jordi Valle attribuisce al presidente colombiano Álvaro Uribe Vélez.

Lo stesso giorno il Governo ha smentito questa intervista in una lettera inviata alla direzione del periodico, nella quale segnala che: “Il presidente Alvaro Uribe non ha mai rilasciato tali dichiarazioni. Il Mandatario non si è mai incontrato con il signor Valle né gli ha mai concesso alcuna intervista. Il signor Valle non ha più contattato la Presidenza della Repubblica fin dal 2002, come risulta dai registri di questo ufficio”.

Secondo il registro degli ingressi del Dipartimento Amministrativo di Sicurezza (DAS), colui che afferma di chiamarsi Jordi Valle – che secondo la versione dei mezzi di comunicazione sarebbe di nazionalità italiana e si sarebbe incontrato col presidente Uribe lo scorso 26 giugno – non è neppure entrato in Colombia.

Le false affermazioni attribuite al presidente colombiano – la settimana scorsa sul dibattito politico negli Stati Uniti e oggi sulla ‘Operación Jaque’ – contravvengono al corretto esercizio del giornalismo e provocano un grave danno alla Colombia.

                                                             *  *  *

FALSE INTERVISTE SU REPUBBLICA, LA CONTROSMENTITA NON CONTROSMENTISCE
di Gennaro Carotenuto

Il caso delle interviste impossibili pubblicate dal supplemento Il Venerdì, di La Repubblica, a personalità come Gabriel García Márquez, Álvaro Uribe, Alfonso Cano, Fidel Castro e Hugo Chávez, e denunciate come inventate dal quotidiano il Manifesto, con la firma di Maurizio Matteuzzi, non solo non si chiarisce, ma anzi getta una luce ancora più vergognosa su La Repubblica, che a questo punto sarebbe pienamente complice dell’autore dei presunti scoop a firma Jordi Valle.

In questi giorni si era scomodato addirittura il Caporedattore de Il Venerdì, Attilio Giordano, per preannunciare un documento inoppugnabile sul supplemento Il Venerdì di ieri. Ieri era il gran giorno e la delusione è stata cocente.

A p. 128, c’è una letterina firmata dal discusso ambasciatore di Colombia a Roma, Sabas Pretelt (nella foto), di recente inquisito per lo scandalo di corruzione che portò alla rielezione di Álvaro Uribe, noto come Yidispolitica, dal nome della parlamentare Yidis Medina, condannata per essere stata corrotta da Pretelt stesso.

Ebbene Sabas Pretelt nella lettera non legittima in nessun modo l’articolo di Jordi Valle, che non viene neanche nominato, né smentisce in alcun modo la smentita del proprio governo che afferma esplicitamente che l’articolo sia falso. Si limita a dire che, in riferimento ad alcune affermazioni offensive contro Barak Obama attribuite al presidente colombiano, “il Signor Presidente Alvaro Uribe Vélez giammai si è riferito in termini squalificanti verso nessun candidato alla Casa Bianca.”

Quindi nella lettera, non disponibile online e pubblicata in un angolo marginale del supplemento, non c’è nessun documento inoppugnabile, nessuna pezza di appoggio, nulla che dimostri che l’intervista ad Uribe e tantomeno le altre siano vere. L’unica cosa che resta è il comunicato ufficiale del governo colombiano che afferma testualmente: “El Mandatario jamás se reunió con el señor Valle ni le concedió entrevista alguna”, ovvero, “Il presidente non ha mai incontrato il signor Valle né gli ha mai concesso un’intervista”. Ovvero Sabas Pretelt fa un magro favore a La Repubblica: contribuisce appena a creare una piccola cortina di fumo. Non può smentire il suo governo sul fatto che l’intervista sia falsa e allora, contestando un dettaglio di questa e senza fare riferimento alla smentita generale, fa credere che essendo un dettaglio falso, il resto possa essere vero.

La Repubblica, Jordi Valle, Attilio Giordano, dalla controsmentita tanto attesa escono ancora peggio di prima.

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