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PRIGIONIERI DELLA "DEMOCRAZIA"

by Gianluca Freda (05/07/2009 - 15:37)


OGGI NEGLI STATI UNITI SIAMO TUTTI PRIGIONIERI

dal sito www.global-elite.org

traduzione di Gianluca Freda

 

Da oggi, 1 giugno 2009, anche i cittadini americani sono ufficialmente prigionieri negli Stati Uniti, oppure esuli a cui viene impedito di tornare nel nostro paese senza il permesso del governo. Le norme federali ci vietano adesso di uscire dagli Stati Uniti o di entrarvi, da qualunque luogo e con qualsiasi mezzo (per via aerea, per mare, per terra, da e verso qualunque altro paese o spazi aerei o acque internazionali), a meno che il governo non accetti di rilasciarci una passport-card o una patente di guida “speciale” (ognuno di questi documenti contiene dei chip transponder RFID che possono essere letti via radio da remoto) o a meno che il Dipartimento della Homeland Security scelga di esercitare la sua non meglio precisata “discrezionalità” per decidere – in segreto, senza che noi si possa sapere chi prende la decisione e su quali basi – di rilasciarci una “deroga” (che vale per una volta sola e va decisa caso per caso) alle nuove prescrizioni relative ai documenti di viaggio.

Se vi trovate negli Stati Uniti e siete privi di questi documenti – anche se siete nati lì oppure siete uno straniero entrato legalmente negli USA in passato senza questi documenti (ad esempio un canadese entrato negli USA per via terra ieri, quando questi documenti non erano ancora richiesti), oppure se i vostri documenti sono scaduti, sono stati perduti o rubati – vi sarà proibito lasciare il paese finché non riuscirete a procurarveli nuovamente, oppure fino a quando la Homeland Security non vi darà un permesso di uscita, nella forma di una “deroga” discrezionale e valida per una sola volta, per lasciare il paese. Ma non necessariamente per ritornare indietro, a meno che non decidano di esercitare ancora la loro discrezionalità per fornirvi un’altra “deroga”.

Se siete un cittadino USA all’estero e siete privo di uno di questi documenti (ad esempio se siete entrati legalmente via terra in Canada ieri, quando questi documenti non erano richiesti, oppure se essi sono scaduti, sono andati smarriti o sono stati rubati) vi sarà proibito tornare in patria finché non riuscirete a procurarvi un nuovo documento che la Homeland Security accetti, o finché la Homeland Security non vi darà il permesso di tornare in patria nella forma di una “deroga” valida per un’unica volta.

La Homeland Security ammette, nel suo sito informativo GetYouHome.gov, che potrebbero essere necessarie “diverse settimane” per ottenere un altro documento se non ne avete già uno o se esso è scaduto, smarrito o rubato. Una normale patente di guida provvisoria senza foto, o anche una patente standard con foto o una carta d’identità non saranno più sufficienti. Occorrerà procurarsi con un esborso extra una EDL (Enhanced Drivers License, cioè patente di guida speciale), dotata di chip RFID, la quale richiede diverse settimane per essere rilasciata anche in quei paesi che sono in grado di stamparla. Il rilascio  anticipato di passaporti “rapidi”, come abbiamo fatto presente nei nostri commenti alla Homeland Security, potrebbe richiedere ancora più tempo. Non importa se un vostro parente sta morendo in Canada o in Messico. Immaginate che un vostro parente si ammali o rimanga ferito all’estero e abbia bisogno di voi per prendere decisioni mediche o per essere accompagnato a casa, ma voi non siete andato in viaggio con lui e non avete un passaporto. Non potrete partire finché il governo americano non approverà la vostra richiesta di documenti o vi concederà una non meglio precisata “deroga” discrezionale per lasciare gli USA (il che non garantisce che vi lascino tornare indietro).

Si tratta dello stadio finale, in vigore dal 1 giugno 2009, dell’introduzione del cosiddetto “Western Hemisphere Travel Initiative” (WHTI).

Non c’è bisogno di spiegarvi cosa ci sia di sbagliato in questa situazione. Ma se proprio volete lo spelling, potete leggere i commenti che avevamo inviato alla Homeland Security quando essa varò le norme del WHTI che imponevano questi documenti e questi permessi d’entrata e d’uscita, prima per porti e aeroporti e poi per l’attraversamento dei confini via terra.

Non avrebbe dovuto essere necessario far notare alla Homeland Security che i documenti di viaggio richiesti dal WHTI rappresentano una flagrante violazione del Trattato sui Diritti Civili e Politici (ICCPR), uno dei più importanti accordi sui diritti umani, che gli Stati Uniti hanno firmato e ratificato. L’art. 12 dell’ICCPR stabilisce che “ogni persona deve essere libera di lasciare qualunque paese, compreso il proprio” e che “nessuno può essere arbitrariamente privato del diritto di entrare nel proprio paese”.

Questo articolo è stato interpretato dalla Commissione per i Diritti Umani dell’ONU (e anche dagli Stati Uniti, all’epoca in cui criticavano le restrizioni imposte da paesi come Cuba ai viaggi all’estero dei loro cittadini) nel senso di rendere tali diritti pressoché assoluti. Le regole imposte dal WHTI sono anche una violazione del NAFTA (North American Free Trade Agreement) e del NAFTA Implemdentation Act, visto che impongono a canadesi e messicani, che desiderino venire negli Stati Uniti per competere in attività commerciali, una barriera - la richiesta di un passaporto o di una patente di guida speciale (EDL) – che non esiste per i cittadini americani operanti all’interno degli Stati Uniti.

E questo per non parlare dell’incompatibilità di queste restrizioni con gli articoli della Costituzione Americana che parlano di viaggio, spostamento e riunione.

I regolamenti APIS della Homeland Security già richiedono alle linee aeree di ricevere permessi preventivi individuali dalla stessa HS prima di consentire a chiunque (anche a un cittadino americano) di entrare, uscire o transitare negli Stati Uniti per via aerea; e il piano di Secure Flight richiederà la stessa cosa per i voli interni non appena l’industria dei trasporti sarà in grado di fornire l’elaborata e costosa infrastruttura necessaria per questo programma di sorveglianza e controllo in tempo reale. Nel frattempo la HS sta espandendo la richiesta di simili e sempre più intrusivi poteri di ricerca, detenzione, interrogazione e soprattutto sorveglianza (monitoraggio e raccolta dati) e il controllo degli spostamenti all’interno degli Stati Uniti attraverso checkpoint insospettabili e non autorizzati su strade che non attraversano alcun confine e si trovano fino a 100 miglia di distanza da coste e confini, nonché sui passeggeri dei voli interni agli Stati Uniti.

Le precedenti decisioni dei tribunali relative alla discrezionalità del governo nel concedere i passaporti erano fondate sull’assunto che i passaporti dovessero servire a facilitare il viaggio, non richiesti per autorizzarlo o per esercitare qualsiasi altro diritto. Queste decisioni dovranno ovviamente essere riviste alla luce del fatto che i documenti governativi vengono ora esplicitamente richiesti come condizioni per l’esercizio di certi aspetti della libertà di movimento – il diritto di ogni persona di lasciare gli Stati Uniti o di tornare nel proprio paese – che sono esplicitamente garantiti da trattati internazionali ratificati dagli USA e che nella Costituzione degli Stati Uniti rappresentano “la legge suprema del territorio”. La HS afferma, con una certa astuzia, che all’inizio essa si limiterà ad emettere avvertimenti e a concedere le deroghe, nella maggior parte dei casi, per quei cittadini che cerchino di entrare o uscire dagli Stati Uniti senza i nuovi documenti. Probabilmente essa spera che il nuovo regime di controllo degli spostamenti, fondato sui nuovi permessi e documenti d’identità, si trasformi in fatto compiuto prima che qualcuno riesca a portare dinanzi a una corte questa decisione di impedire alle persone di lasciare gli Stati Uniti o di proibire a cittadini americani di rientrare nel paese.

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